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Sindrome di Rett: iniziata la somministrazione di Mirtazapina alla prima paziente

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Dopo 15 anni di ricerca, di cui tre dedicati alla raccolta di finanziamenti no profit, il progetto MirtaRett coordinato da Enrico Tongiorgi (Dipartimento Scienze della Vita di UniTS), entra finalmente nella pratica clinica con la somministrazione della prima terapia a una piccola paziente dell’Ospedale Gaslini di Genova.

A febbraio 2025 l’Agenzia italiana del farmaco - AIFA, ricevuto il parere positivo del comitato etico nazionale per gli studi pediatrici, aveva dato il disco verde alla prima sperimentazione a livello mondiale del farmaco Mirtazapina nella Sindrome di Rett, una grave patologia neurologica che colpisce quasi esclusivamente le bambine.

Lo studio clinico, coordinato dall’Università di Trieste, si estenderà nella sua prima fase a 15 piccole pazienti e si svolgerà nei principali ospedali italiani di riferimento per la Sindrome di Rett. La sperimentazione è interamente sostenuta da sovvenzioni senza scopo di lucro.

Oltre alla sperimentazione farmacologica, il progetto (sostenuto dal contributo incondizionato di Angelini Pharma SpA, Fondazione Canali Onlus, Fondazione Ico Falck e della Fondazione Ente Filantropico del terso settore Amadei e Setti) prevede anche il monitoraggio continuo dei parametri vitali delle pazienti, come respirazione, frequenza cardiaca e ossigenazione del sangue. A questo scopo vengono utilizzate T-shirt intelligenti, già distribuite agli ospedali di Genova, Siena, Messina e Milano. Originariamente sviluppate per il monitoraggio degli sportivi, queste magliette sono realizzate in cotone intrecciato con nanofibre capaci di rilevare i deboli segnali elettrici del corpo umano e vengono confezionate su misura per ciascuna paziente dall’azienda italiana AccYouRate Group.

Cos’è la Mirtazapina?

La mirtazapina è un farmaco già disponibile in commercio, quindi più facilmente accessibile e sostenibile. Per agevolarne l’assunzione, è stata individuata un’azienda europea in grado di produrlo in formulazione liquida, una soluzione poco diffusa poiché a livello globale il farmaco è normalmente commercializzato in compresse. «Il nostro laboratorio, presso il Dipartimento di Scienze della Vita all’Università di Trieste, è stato il primo al mondo a dimostrare che la mirtazapina, pur essendo un antidepressivo, agisce su meccanismi più ampi e può migliorare respirazione, controllo motorio, qualità del sonno e comunicazione sociale nelle pazienti con sindrome di Rett», spiega Tongiorgi.

L’accesso alla sperimentazione è aperto a nuove pazienti

In Friuli Venezia Giulia si stima la presenza di tre o quattro bambine affette dalla sindrome che al momento non sono incluse nello studio, ma le prospettive restano incoraggianti. «Ci auguriamo che anche le strutture sanitarie della regione possano aderire alla sperimentazione», sottolinea Tongiorgi.

Per garantire la validità scientifica dello studio, è necessario raggiungere un totale di 54 pazienti di età compresa tra i 5 e i 40 anni, suddivise nelle fasce 5-10, 11-17 e 18-40 anni. Attualmente ne è stato reclutato circa un terzo, pertanto la ricerca di nuove partecipanti è ancora aperta.

 

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Al Gaslini di Genova il via al progetto MirtaRett, prima sperimentazione al mondo su un farmaco contro questa grave patologia neurologica. Lo studio è coordinato da Enrico Tongiorgi di UniTS
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Contrasto a discriminazione, promozione delle pari opportunità e del benessere nei luoghi di studio e lavoro: conferiti i Premi CUG

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Si è tenuta la cerimonia di conferimento dei premi alle migliori tesi di laurea e dottorato promossi dal CUG sui temi del contrasto a ogni forma di discriminazione, la promozione delle pari opportunità e del benessere nei luoghi di studio e di lavoro.

Il premio per la migliore tesi di laurea triennale è andato a Michela Predonzani con l'elaborato su “Lo sport inclusivo come intervento complementare all'interno dei progetti riabilitativi rivolti a soggetti con disabilità intellettiva”.

Il premio per le due migliori tesi di laurea magistrale è stato vinto da Jessica Baldassi per la tesi “La certificazione di genere: il caso di studio Irisiacqua” e da Chiara Granato per l’elaborato “Una scuola elastica: lo spazio che crea inclusione”.

Costanza Ziani vince invece il premio per la migliore tesi di Dottorato di ricerca dal titolo “Dal benessere organizzativo all'organizzazione del benessere nella pubblica amministrazione”.

La varietà dei temi trattati nelle tesi e la numerosità degli elaborati pervenuti, dimostrano come la sensibilità per queste tematiche sia cresciuta notevolmente e la strategicità della strada intrapresa dal CUG e dall’Ateneo in termini di azioni di informazione e formazione.

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Il Comitato Unico di Garanzia premia le migliori tesi di laurea su questi temi
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Dall’emergenza sanitaria alla mobilità internazionale: premiati i migliori progetti imprenditoriali dell'ICL

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Dall’emergenza sanitaria alla sostenibilità degli acquisti quotidiani, dal supporto agli studenti fuorisede al benessere degli animali domestici, fino alla mobilità formativa internazionale: sono i temi dei cinque progetti imprenditoriali premiati alla finale dell’Innovators Community Lab 2025 (ICL), che si è svolta nella Sala Cappella dell’ex Ospedale Militare di via Fabio Severo.

L’evento ha concluso la prima edizione dell’ICL, evoluzione dell’esperienza del Contamination Lab dell’Università di Trieste.

Nel corso della finale sono stati presentati i 20 progetti finalisti sviluppati durante questa edizione del percorso formativo. Le cinque borse di studio da 5mila euro per i migliori progetti imprenditoriali sono stati attribuiti a ResQ di Francesco Sulli, studente di Fisica, che intende realizzare una valigetta smart di primo soccorso per aziende, scuole e spazi pubblici; SiVale di Valentina Malijevic, studentessa di Giurisprudenza, delinea un supermercato sostenibile plastic-free basato su contenitori riutilizzabili e tracciabili; inU di Jovana Obradovic, studentessa di Psicologia, è invece una piattaforma digitale che accompagna gli studenti nella scelta universitaria e nella vita da fuorisede in Friuli Venezia Giulia; Aura di Asja Feruglio, PhD in Design for Made in Italy – in collaborazione con Siminozar Bahram, studentessa in Business Management – prevede una soluzione avanzata per la riduzione degli odori nei cani che unisce metodo scientifico e design; Kansje di Chiara Doga’, studentessa di Filosofia, crea un’app raccoglie e rende accessibili opportunità di formazione e mobilità internazionale per i giovani.

Sono stati inoltre assegnati a Francesco Sulli e Valentina Maljevic, quali migliori studenti del corso, i due viaggi di formazione che li porteranno a visitare ecosistemi internazionali dell’innovazione. L’insieme dei progetti e dei profili premiati conferma il carattere eterogeneo, multidisciplinare e cosmopolita che ha arricchito la classe ICL, in cui lo scambio di esperienze e di idee ha coinvolto studenti e studentesse di corsi di studio e livelli diversi – dalla Fisica alla Giurisprudenza, dalla Psicologia al Design, al Business Management e alla Filosofia – e di provenienze diverse.

La finale ha inoltre ospitato la tavola rotonda “Formare per innovare: il driver dell’imprenditività giovanile”, che ha messo a confronto università, istituzioni e mondo produttivo sul ruolo della formazione come motore dell’innovazione. Nel dibattito, moderato dal giornalista Paolo Pichierri, la rettrice Donata Vianelli ha sottolineato l’importanza di creare occasioni strutturate di dialogo tra giovani impegnati in percorsi universitari diversi, indicando come fondamentale la contaminazione di competenze e punti di vista per accompagnare il passaggio dall’idea al progetto imprenditoriale ed evidenziando la necessità di un’apertura a contesti e reti internazionali. Alla tavola rotonda hanno partecipato inoltre Francesca Ros, Presidente Confindustria Giovani Alto Adriatico, e Giacomo Andolfato, Presidente Confindustria Giovani Udine.

Erik Vesselli, delegato al Trasferimento Tecnologico di UniTS, ha precisato che «l’Innovators Community Lab racchiude le tre missioni dell’università: formazione, ricerca e impegno sociale. Il trasferimento tecnologico diventa concreto quando i risultati della ricerca entrano nei territori, nelle imprese, nelle istituzioni, anche attraverso la nascita di nuove start up. Questo è possibile solo lavorando fianco a fianco, in un percorso di contaminazione tra docenti, ricercatori, studentesse, studenti ed esponenti del tessuto imprenditoriale».

Il percorso formativo dell’Innovators Community Lab, nella sua nuova struttura che riconosce 6 crediti formativi a chi lo completa, in questa edizione ha ulteriormente intensificato le occasioni di role modeling, offrendo esempi, esperienze e contatti utili per comprendere da vicino le dinamiche dell’innovazione, dell’impresa e del lavoro attraverso il confronto diretto con i protagonisti del sistema produttivo. Accanto alle attività seminariali e di networking, gli ICLabbers hanno visitato la sede del Gruppo Marcegaglia, dove hanno incontrato i vertici aziendali e si sono recati a Casa Marcegaglia, il museo d’impresa che racconta la storia, i valori e la visione di una grande realtà industriale.

Nel corso della serata è stato presentato anche il bando ICL 2025/2026 per la nuova edizione del percorso, con candidature aperte fino al 12 gennaio 2026. Tutte le informazioni e il testo del bando sono disponibili sul portale di Ateneo.

 

I progetti premiati (schede di approfondimento)

Francesco Sulli, studente di Fisica – “ResQ”          
ResQ è una valigetta smart di primo soccorso pensata per rivoluzionare la gestione delle emergenze in azienda, a scuola e negli spazi pubblici.
Combina materiale sanitario certificato con sensori integrati e un’interfaccia digitale che guida passo-passo anche chi non ha formazione sanitaria.
Tramite l’app ResQ Connect monitora lo stato del kit, le scadenze dei materiali e lo storico degli interventi, semplificando il lavoro di RSPP e responsabili della sicurezza.
Il progetto prevede una famiglia di prodotti (Lite, Standard, Pro, Extreme) per contesti che vanno dall’ambito domestico ai cantieri e agli scenari outdoor più estremi.

Valentina Malijevic, studentessa di Giurisprudenza – “SiVale”       
SiVale, un supermercato sostenibile        
Ogni anno, milioni di tonnellate di rifiuti da imballaggio provengono dal carrello della spesa. Il riciclo migliora, ma non basta: il vero problema sta nel modello del monouso.
SiVale nasce per cambiare questo sistema, proponendosi come supermercato di nuova generazione. Qui i prodotti sono venduti sfusi e alla spina, offrendo gratuitamente l’uso di contenitori riutilizzabili dotati di tecnologia RFID che ne consente la tracciabilità. La presenza delle reverse vending machine permette di ritirare i contenitori usati, rimetterli in circolazione e allo stesso tempo ricompensare il cliente.
La spesa così non produce più scarti, ma diventa un gesto di innovazione e di responsabilità verso l’ambiente. SiVale dimostra che un modello circolare, plastic-free e tecnologicamente avanzato può diventare normale, desiderabile e adattabile su larga scala.

Jovana Obradovic, studentessa di Psicologia – “inU”      
inU è una piattaforma digitale indipendente che accompagna gli studenti nella scelta universitaria e nella vita da fuorisede nel Friuli Venezia Giulia.
inU integra in un unico ecosistema recensioni autentiche dei corsi, supporto peer-to-peer, informazioni territoriali dettagliate e una partnership strutturata con il Centro di Orientamento Regionale (COR) per offrire supporto professionale gratuito.
Con un modello freemium e una strategia B2B con partner locali, inU mira a diventare il punto di riferimento regionale per l’orientamento universitario consapevole e vicino agli studenti, contribuendo a ridurre il dropout universitario e valorizzare il territorio.

Asja Feruglio, PhD in Design for Made in Italy – “Aura”          
progetto sviluppato con Siminozar Bahram, studentessa in Business Management
Aura è un progetto di ricerca che sviluppa una soluzione avanzata per la riduzione degli odori nei cani, garantendo efficacia, sicurezza cutanea e biocompatibilità.
Unendo metodo scientifico e design, offre un prodotto pensato per migliorare l’igiene quotidiana e il benessere dell’animale. La sua essenza non è solo una fragranza: è la rappresentazione del legame tra cane ed essere umano, un design che traduce quella relazione in un valore emotivo e identitario.

Chiara Doga’, studentessa di Filosofia – “Kansje”  
Kansje – che in olandese significa “piccola opportunità” – è un’app pensata per giovani che desiderano vivere esperienze di formazione o mobilità all’estero, anche con risorse economiche o di tempo limitate.  
Molte opportunità gratuite, perché finanziate dall’UE o perché community-based, restano poco conosciute e difficili da trovare: Kansje è il primo database unificato che le rende accessibili grazie a un sistema di matchmaking intelligente, capace di individuare le esperienze più adatte a ciascun utente.  
L’app offre anche consulenze personalizzate prima e dopo la partenza, un percorso educativo e formativo per prepararsi al viaggio e un forum dedicato per confrontarsi con altri giovani.

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La finale dell'Innovators Community Lab ha assegnato 5 borse di studio da 5mila euro e due viaggi di formazione. Aperto fino al 12 gennaio 2026 il bando per la prossima edizione
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IEUTS Award 2025: ecco i vincitori

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Il Corso di Laurea Magistrale in Ingegneria dell'Energia Elettrica e dei Sistemi – IEUTS e la Laurea Triennale in Ingegneria Industriale (curriculum Energia Elettrica) hanno premiato gli studenti più meritevoli durante gli IEUTS Awards 2025.

Questi i vincitori:

 

Coppa IEUTS Award - Samuele Sbuelz

Coppa IEUTS Award NextGen - Giuliano Francesco Sorci

Future Awards - Andrea Vicenzutti

 

Master IEUTS Awards 2025:

1° LM Alessandro Cernigoi

2° LM Alberto Trevisan

 

NextGen IEUTS Awards 2025:

1° LT Vladimiro Zacchigna

2° LT Giorgio Dolce

3° LT Giuliano Francesco Sorci

 

Hanno partecipato all’evento numerose aziende:  SynapsTechnology, Ananda srl, Consorzio Energia Confindustria AltoAdriatico, LINEA, Acegas Aps Amga, Fabryca, Danieli AutomationDIGI  &MET, Typhoon HIL, Inc.

 

Abstract
La Magistrale in Ingegneria dell'Energia Elettrica e dei Sistemi e la Triennale in Ingegneria Industriale (curriculum Energia Elettrica) ogni anno premiano i loro migliori studenti
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Melanoma, uno sguardo “in profondità” per prevedere il rischio di metastasi

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Capire in anticipo se un melanoma tenderà a diffondersi ad altri organi potrebbe diventare più semplice grazie a ciò che i dermatologi vedono con una lente speciale sulla pelle: il dermatoscopio. 

È quanto emerge da uno studio internazionale appena pubblicato su Nature Communications, una delle riviste scientifiche più prestigiose a livello mondiale, a cui ha partecipato la prof.ssa Iris Zalaudek (Dipartimento di Scienze Mediche, Chirurgiche e della Salute) con un team di ricerca dell’Università di Trieste.

Oggi il rischio che un melanoma dia metastasi viene valutato soprattutto dopo l’asportazione del tumore, analizzando al microscopio alcune caratteristiche come lo spessore e la presenza di ulcerazione. Questi parametri restano fondamentali, ma non sempre permettono di individuare con precisione i pazienti che avranno una recidiva o svilupperanno metastasi.

Per questo il gruppo di ricerca internazionale, coordinato dall’Università Aristotele di Salonicco, ha deciso di guardare a un’altra fonte di informazioni: le immagini dermatoscopiche, ovvero le “foto ingrandite” del melanoma scattate prima dell’intervento. Lo studio, che ha coinvolto dieci centri specializzati in tre continenti e oltre 500 pazienti, ha raccolto quasi 800 immagini. Trenta dermatologi esperti le hanno esaminate, descrivendo in modo standardizzato colori, strutture e altri segni visibili sulla lesione.

A questo punto i ricercatori hanno messo insieme tutte le osservazioni e le hanno analizzate in relazione all’andamento della malattia nel tempo. È emerso che alcuni dettagli ricorrenti nelle immagini fanno davvero la differenza. Quando il melanoma presenta un’estesa ulcerazione – cioè zone in cui la superficie della pelle appare “rotta” – e il cosiddetto “velo bianco-bluastro”, il rischio che compaiano metastasi è più alto e la probabilità di rimanere liberi da recidiva nel tempo risulta minore.

Al contrario, nei casi in cui la lesione mostra una pigmentazione molto intensa e segni di regressione – piccole aree cicatriziali che indicano una reazione del sistema immunitario contro il tumore – il comportamento della malattia tende a essere meno aggressivo, con una minore probabilità di diffusione ad altri organi.

Sulla base di questi segni, il gruppo internazionale ha costruito tre strumenti per stimare il rischio di metastasi: uno che utilizza solo le immagini dermatoscopiche, uno che si basa sui dati istologici tradizionali e uno che combina entrambe le informazioni. Il risultato più interessante è che il modello fondato solo sul dermatoscopio ha mostrato una capacità di previsione paragonabile a quella dei parametri istologici; l’unione dei due approcci è quella che offre le prestazioni migliori.

In prospettiva, questo significa che il dermatoscopio – già oggi indispensabile per la diagnosi precoce del melanoma – potrebbe diventare anche uno strumento per stimare in anticipo l’aggressività del tumore, prima ancora dell’intervento chirurgico. Questo permetterebbe un monitoraggio più mirato e scelte terapeutiche più personalizzate, ad esempio per decidere chi avrà bisogno di trattamenti aggiuntivi o di controlli più ravvicinati.

Gli autori ricordano però che si tratta di uno studio retrospettivo e che i risultati dovranno essere confermati da nuove ricerche su numeri ancora maggiori di pazienti prima di entrare nella pratica clinica.

La prof.ssa Iris Zalaudek, docente di Malattie Cutanee e Veneree di UniTS e direttrice della UCO di Dermatologia e Centri Malattie Sessualmente Trasmesse e HIV di ASUGI, sostiene che “i risultati dello studio supportano la nozione che lo standard nel percorso di melanoma deve essere una accurata documentazione clinica e dermoscopica del primitivo. La dermatoscopia ha il potenziale di fungere come da ulteriore strumento prognostico non invasivo del melanoma, offrendo informazioni preziose sul comportamento biologico del tumore prima dell’escissione.

Questo approccio – conclude Zalaudek - potrebbe migliorare la stratificazione del rischio dei pazienti e supportare il processo decisionale riguardo ai trattamenti adiuvanti e neoadiuvanti”.

Abstract
La prof.ssa Zalaudek (DSM) all’interno del team che ha curato uno studio internazionale pubblicato su Nature Communications
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Navi più silenziose e sostenibili: il DIA nel progetto "Acoustic Black Holes - SilentShip"

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Migliorare il comfort a bordo, azzerando l'impronta vibro-acustica per proteggere l'ambiente marino e garantire il benessere di passeggeri ed equipaggio. Questi sono gli ambiziosi obiettivi che hanno dato il via al progetto di ricerca e sviluppo “SilentShip - Acoustic Black Holes, nuova frontiera per navi silenziose”.

L'iniziativa, strategica e co-finanziata dal Programma Regionale FESR della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, vede il Dipartimento di Ingegneria e Architettura (DIA) dell'Università di Trieste partner scientifico, al fianco di leader industriali come Fincantieri ed Esteco, con il supporto gestionale di MareFVG. Capofila del progetto è il Consorzio Servizi Navali e Industriali - CSNI.

La chiave dell’innovazione risiede negli Acoustic Black Holes (ABH), dispositivi basati su una particolare geometria ed applicati a porzioni delle strutture. In pratica, queste geometrie fanno sì che le vibrazioni si “concentrino” in esse: qui l’energia meccanica rallenta e viene dissipata più facilmente da materiali o trattamenti dedicati. È per questo che gli ABH sono descritti come veri e propri “pozzi” di energia vibrazionale. L’uso di questa tecnologia permette di progettare soluzioni leggere e sostenibili per limitare la propagazione delle vibrazioni generate dai macchinari principali e, di conseguenza, contenere il rumore percepito a bordo ed irradiato verso l’esterno.

All’interno del progetto il Dipartimento di Ingegneria e Architettura ricoprirà un ruolo cruciale che spazia dalla teoria alla sperimentazione. Il team di ricerca è guidato dall’ing. PhD Giada Kyaw Oo D'Amore, RTD-A del DIA, in qualità di responsabile scientifico del progetto e coordinatrice UniTS e comprende il prof. Marco Biot, il prof. Mitja Morgut e l'ing. PhD Giovanni Rognoni, assegnista di ricerca del DIA.

I ricercatori UniTS si concentreranno sullo sviluppo di modelli numerici avanzati e sull'esecuzione di complesse simulazioni volte a individuare le geometrie ABH più efficaci e i parametri essenziali per ottimizzarle. Queste analisi produrranno anche le linee guida utili a stabilire dove collocare i prototipi sulle strutture navali per ottenere il massimo contributo.

Il gruppo di ricerca fornirà un apporto fondamentale anche nella fase di validazione, infatti progetterà e condurrà test progressivi, dal laboratorio, a mock-up navali, fino alle prove a bordo nave. Queste attività serviranno, da un lato, a rilevare le sollecitazioni reali che generano le vibrazioni, così da inserirle con precisione nei modelli numerici; dall’altro, a verificare l’efficacia delle soluzioni individuate al computer e a rifinire i prototipi, assicurando che le prestazioni previste in simulazione siano confermate anche in condizioni operative.

L’impegno del DIA si estenderà infine agli aspetti di sostenibilità e innovazione aperta. Il team effettuerà valutazioni LCA (Life Cycle Assessment) del prodotto sviluppato e condurrà studi per applicare soluzioni di Open Innovation coerenti con la filosofia della Società 5.0, in cui l’avanzamento tecnologico è orientato sia al miglioramento della qualità della vita sia alla riduzione degli impatti ambientali. Il Dipartimento contribuirà inoltre alla definizione delle specifiche tecniche del prodotto e del processo produttivo.

Il progetto "SilentShip" può contare su un finanziamento complessivo di 1.366.685,17 euro, con un contributo regionale di 822.016,20 euro e un cofinanziamento UE di 328.806,48 euro. Il budget a disposizione del team UniTS ammonta a 418.130,20 euro, a conferma dell'importanza del lavoro di ricerca svolto dai ricercatori dell’Ateneo triestino.

Con una durata di 42 mesi, il progetto punta a fissare una nuova frontiera tecnologica nel settore navale, rendendo le imbarcazioni non solo più confortevoli per l’uomo, ma anche più rispettose dell'ambiente marino.

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Il team UniTS è partner di CSNI, Fincantieri ed Esteco: svilupperà modelli numerici e test sperimentali per ridurre vibrazioni e rumore a bordo, con attenzione a sostenibilità e open innovation
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Ecosistema dell'innovazione iNest: presentati i risultati dello spoke coordinato da UniTS

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Sviluppo di tecnologie marittime, marine e delle acque interne, convergendo verso la creazione di un Gemello Digitale del Mare Adriatico settentrionale: questo in sintesi l’obiettivo dello Spoke 8 dell’Ecosistema dell’Innovazione iNEST – Interconnected Nord-Est Innovation Ecosystem, coordinato dall’Università di Trieste, i cui risultati sono stati presentati nel corso dell’evento finale del progetto – promosso dal Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) – organizzato al Castello di San Giusto di Trieste, insieme ai partner, tra cui l’Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale (OGS), l’Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Orientale (PNAEAS) e il Polo Tecnologico Alto Adriatico Andrea Galvani (PTAA).
“Le attività dello Spoke 8” – ha sottolineato il prof. Pierluigi Barbieri, Coordinatore di iNEST per Università degli Studi di Trieste ­ “si ispirano alle priorità Europee, e all’ambizioso Programma denominato “Missione Starfish” finalizzato a conoscere, tutelare e restaurare le nostre acque entro il 2030. La missione indica cinque obiettivi generali: colmare il divario di conoscenze, rinnovare la governance legata alla gestione degli ambienti marini e costieri, rigenerare gli ecosistemi marini e di acqua dolce, azzerare l'inquinamento, decarbonizzare le acque. Il tema della gestione delle acque e della Blue Economy” – ha detto Barbieri – “sta assumendo sempre maggiore interesse economico, politico e sociale e tocca molteplici settori, tra cui i trasporti, la logistica, la sicurezza, la pesca, il turismo, le attività sottomarine. L’iniziativa finanziata dal PNRR per una innovazione basata sulla ricerca porta contributi in termini di sistemi di acquisizione dati, integrazioni delle informazioni per una gestione sostenibile delle aree costiere, tecnologie per l’adattamento ai cambiamenti climatici”.

Dal titolo “Maritime, marine and inland water technologies: towards the Digital Twin of the Upper Adriatic”, l’evento ha rappresentato un'occasione di riflessione sui possibili sviluppi progettuali. “Dati, modelli e prodotti generati da attività specifiche e da convergenze tra ambiti contigui” – ha spiegato il prof. Pierluigi Barbieri – “sono stati sviluppati da ricercatori di enti pubblici e innovatori di aziende del territorio triveneto e del meridione d'Italia. Sono stati assegnati finanziamenti a 24 progetti di ricerca, sviluppo e innovazione, con 53 beneficiari, tra cui 39 enti privati e 9 enti pubblici di ricerca del Triveneto e del Sud Italia, per un valore di oltre sei milioni di euro. Sono state coinvolte 34 piccole imprese, 4 PMI e 6 grandi imprese, favorendo la R&I e la ricerca collaborativa nell'area tematica di Spoke 8”.
Le attività di Spoke 8 e quelle delle aziende contrattualizzate con Università di Trieste si sono concentrate sulla ricerca applicata, non trascurando aspetti organizzativi, economici e legali che 

regolano la transizione verso una visione e gestione più integrate e sostenibili dell'ambiente marino e acquatico in genere. La trasformazione digitale delle imprese operanti nei settori della Blue Economy è stata individuata come pilastro fondamentale della strategia di specializzazione intelligente per supportare la competitività delle PMI operanti nell'ecosistema iNEST, favorirne la conversione verso nuovi segmenti di prodotti e servizi a maggiore valore aggiunto, accrescendone il grado di internazionalizzazione. 

I cinque obiettivi generali

Biologia degli ecosistemi marini
Avviata la digitalizzazione della vita marina, inclusa quella ancora inesplorata, grazie a strumenti capaci di mappare la dimensione fisica e genetica: i data base ottenuti aprono nuove prospettive per settori innovativi, dalla biotecnologia alla pesca sostenibile, fino al turismo. Un mare vivo è una risorsa produttiva in grado di generare valore, ricchezza e futuro.

Innovazione nella gestione dei rischi fisici e chimici e del loro impatto sull’idrosfera
Le Università di Trieste, Trento e l’OGS collaborano in un progetto che studia i rischi chimici e acustici del mare, simula eventi climatici estremi e analizza gli effetti delle mareggiate. Si sviluppano anche metodi per ridurre l’impatto dei reflui e monitorare gli inquinanti, creando un gemello digitale per prevedere e gestire l’equilibrio ambientale.

Innovazione nel trasporto marittimo sostenibile 
È in sviluppo un nuovo mezzo per il trasporto turistico lungo la costiera Triestina. Grazie alla propulsione ibrido-elettrica potrà essere usato anche per gli spostamenti quotidiani. Sono state anche ridefinite rotte strategiche e progettate infrastrutture di ricerca per un sistema di mobilità sostenibile.

Pianificazione marittima e spaziale integrata terra-mare 
L’attività di ricerca si concentra sulle aree costiere del Triveneto, in particolare del Friuli Venezia Giulia, caratterizzate dall’alternanza di acque dolci e salate, zone umide e aree asciutte. Il progetto analizza tali dinamiche da una prospettiva poco esplorata: guardare dal mare verso la terra, ponendo l’accento su una mobilità sostenibile e integrata tra mare, acque interne e terra.

Un gemello digitale dell’Alto Adriatico
Si tratta di una rappresentazione virtuale di un sistema fisico che permette di esplorare scenari e ottenere risposte applicabili alla realtà. L’obiettivo è creare un Digital Twin del nord Adriatico integrando osservazioni e modelli. Questo strumento, prevedendo le proprietà fisiche e biogeochimiche dell’ecosistema marino, supporterà sia le attività umane che la tutela dell’ambiente.

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53 beneficiari, tra cui 39 enti privati e 9 enti pubblici di ricerca del Triveneto e del Sud Italia, per un valore di oltre sei milioni di euro, 34 piccole imprese, 4 PMI e 6 grandi imprese coinvolte, favorendo la R&I e la ricerca collaborativa
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Un assistente di Intelligenza Artificiale Generativa per la gestione clinica dell’epatite C

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Un’intelligenza artificiale che traduce le linee guida internazionali per il trattamento dell’epatite C in risposte cliniche chiare e coerenti con gli standard più aggiornati: è il focus di uno studio internazionale guidato da Mauro Giuffrè, ricercatore dell’Università di Trieste (Dipartimento di Scienze Mediche, Chirurgiche e della Salute) e  della Yale University School of Medicine, validato dagli stessi autori delle linee guida europee per il trattamento della patologia.

L’epatite C è un’infezione causata dal virus HCV (Hepatitis C Virus), che colpisce il fegato e può evolvere in forme croniche con gravi complicanze, come cirrosi e carcinoma epatocellulare. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, circa 58 milioni di persone nel mondo convivono con l’infezione cronica e ogni anno si registrano oltre 1,5 milioni di nuovi casi. L'OMS ha fissato l'obiettivo ambizioso di eliminare l'epatite C come minaccia per la salute pubblica entro il 2030, puntando a ridurre le nuove infezioni del 90% e i decessi del 65%. 

Lo sviluppo di strumenti innovativi basati sull’intelligenza artificiale, come quello presentato nello studio dell’Università di Trieste, svolge un ruolo fondamentale nel perseguimento di questi obiettivi: migliorare l’aderenza alle linee guida terapeutiche e facilitare l’accesso a cure appropriate anche in contesti con risorse limitate sono passi concreti che possono contribuire al raggiungimento dei target globali.

Miglioramenti significativi nell’accuratezza clinica

Il team ha sviluppato e testato due approcci innovativi per specializzare GPT-4 nella gestione dell'HCV: da un lato un sistema di recupero di informazioni (retrieval-augmented generation, RAG) che integra in tempo reale le linee guida europee - testati in due varianti (RAG-Top1, che recupera il singolo paragrafo più rilevante, e RAG-Top10, che recupera i dieci paragrafi più pertinenti) - dall'altro un addestramento specifico (supervised fine-tuning, SFT) del modello linguistico sui contenuti delle stesse linee guida. 

I risultati hanno superato ogni aspettativa: rispetto al 36,6% del modello base GPT-4 il modello RAG-Top10 ha raggiunto un'accuratezza del 91,7% nelle valutazioni degli esperti, RAG-Top1 l'81,7% e il modello SFT il 71,7%, raggiungendo quindi miglioramenti significativi rispetto al modello standard.

Un sistema di validazione inedito che comprende gli estensori delle linee guida e gli esperti clinici

A rendere particolarmente rilevante questo studio è la metodologia di validazione applicata, inedita finora nella letteratura scientifica di settore. Sono stati reclutati due gruppi distinti di valutatori. Il primo gruppo era composto da quattro epatologi esperti, selezionati tra gli autori principali e i presidenti delle linee guida HCV della European Association for the Study of the Liver (EASL), ovvero i maggiori esperti europei nel trattamento dell’epatite C e gli estensori delle linee guida internazionali. 

A questi si è aggiunto un secondo gruppo di epatologi di un centro di riferimento terziario (Humanitas Hospital, Rozzano), garantendo una doppia prospettiva di valutazione tra teorici delle linee guida e clinici sul campo. Questo approccio ha permesso di ottenere quella che gli stessi ricercatori definiscono "una valutazione che si avvicina al gold standard nella definizione dell'accuratezza degli output".

Verso l'integrazione responsabile dell'AI in medicina

I risultati aprono prospettive concrete per l'utilizzo dell'intelligenza artificiale nel supporto alle decisioni cliniche. "Sia RAG che SFT - spiegano gli autori - migliorano significativamente le prestazioni dei Modelli Linguistici di grandi dimensioni (LLM) nella gestione dell'epatitie C attraverso le linee guida, migliorando non solo l'accuratezza e la chiarezza delle risposte, ma anche la selezione dei regimi terapeutici negli scenari clinici". Lo studio rappresenta un passo significativo verso quello che gli autori definiscono "l'integrazione sicura dell’Intelligenza Artificiale Generativa nella pratica clinica", confermando il potenziale di modelli linguistici specializzati e validati da esperti come strumenti concreti di supporto decisionale in medicina, particolarmente preziosi in contesti ad alta complessità come la gestione delle malattie epatiche croniche.

La ricerca, presentata nell’articolo From Guidelines to Real-Time Conversation: Expert-Validated Retrieval-Augmented and Fine-Tuned GPT-4 for Hepatitis C Management, pubblicato su Liver International, si è avvalsa del contributo di Nicola Pugliese e Alessio Aghemo (Humanitas University), dei bioingegneri dell’Ateneo triestino Simone Kresevic e Milos Ajcevic (Dipartimento di Ingegneria e Architettura) e di un network internazionale di epatologi e specialisti di intelligenza artificiale, tra cui Dennis L. Shung (Yale), Francesco Negro (University Hospitals of Geneva), Massimo Puoti (ASST GOM Niguarda; Università di Milano Bicocca), Xavier Forns (Hospital Clínic Barcelona; IDIBAPS; CIBERehd) e Jean-Michel Pawlotsky (UPEC/INSERM; AP-HP Paul Brousse, Parigi).

Abstract
Allo studio coordinato da Mauro Giuffrè (DSM) hanno collaborato anche Simone Kresevic e Milos Ajcevic (DIA). Il modello RAG-Top10 fornisce risposte aderenti alle linee guida internazionali con un'accuratezza del 91,7%
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Allergia al Nickel: pubblicato studio UniTS – ASUGI

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Appena pubblicato sulla rivista scientifica internazionale Contact Dermatitis (Wiley) uno studio multicentrico dell’Università di Trieste condotto dai Proff. Luca Cegolon (UCO di Igiene e Medicina Preventiva di ASUGI) e Francesca Larese Filon (UCO di Medicina del Lavoro) sull’allergia da contatto al nickel solfato 5% in 31.948 pazienti sottoposti a patch test in Triveneto dal 1997 al 2023.

Il nickel è la causa più frequente di allergia da contatto, un’ ipersensibilità che si può sviluppare dopo ripetute e prolungate esposizioni cutanee ad allergeni.

Nel 1994, la direttiva europea UE 94/27/CE ha disposto la restrizione dell’ uso del nichel in bigiotteria ed altri prodotti da consumo che possono entrare a contatto con la cute umana.

Sebbene grazie a questo provvedimento si sia osservata una progressiva riduzione della sensibilizzazione al nichel in Europa, il beneficio si è riscontrato soprattutto nelle generazioni più giovani. I più anziani, invece, sensibilizzati prima dell’entrata in vigore della direttiva, contribuiscono alla prevalenza di allergia da contatto al nickel a livello globale.

In dettaglio, la distribuzione geografica della sensibilizzazione al nichel è eterogenea e tende ad essere superiore nei Paesi dell’area mediterranea rispetto a quelli del Nord Europa, probabilmente a causa di un'applicazione tardiva e meno rigorosa della direttiva europea.

Al di fuori dell’ Unione Europea, nello specifico in Nord America e Giappone, continua a registrarsi una prevalenza di sensibilizzazione al nichel superiore ed in aumento nel corso degli anni, a causa della mancanza di normative restrittive in materia.

Lo studio dell’Università di Trieste sottolinea che la prevalenza di sensibilizzazione al nichel era del 26,1% durante il periodo di studio (1997-2023), seguiva un trend temporale in progressiva riduzione ed era significativamente inferiore nei maschi. Il trend rivelava inoltre un andamento ad U invertita rispetto all'anno di nascita tra le donne, passando dal 35,70% in quelle nate tra il 1955 e il 1964 al 46,24% in quelle nate tra il 1965 e il 1974, per ridursi al 41,36% tra le nate negli anni 1975-1984.

L'andamento a U invertita delle reazioni positive ai patch test per anno di nascita riflette un’esposizione e sensibilizzazione al nichel in donne di età compresa tra 20 e 50 anni, prima dell'entrata in vigore della direttiva europea.

Per quanto riguarda l’attività lavorativa svolta dalle persone sottoposte all’indagine, si è riscontrata una prevalenza di reazioni positive al patch test significativamente superiore tra i commercianti, mentre era inferiore tra pensionati e casalinghe. Una maggiore prevalenza di reazioni positive tra i commercianti potrebbe riflettere un'esposizione prolungata in professioni che implicano manipolazione di monete, mentre un’ immunosenescenza legata all’ età potrebbe spiegare la minore prevalenza di sensibilizzazione in pensionati e casalinghe.

Sebbene in riduzione nel corso degli anni, la prevalenza di reazioni positive al nichel si è confermata comunque superiore rispetto a quella dei paesi nord-europei, probabilmente per un'applicazione tardiva e meno rigorosa della suddetta direttiva europea. Altri fattori che possono contribuire alla maggiore prevalenza di sensibilizzazione nei paesi dell’ area mediterranea rispetto a quelli del Nord Europa includono trend sociali che hanno spinto le donne italiane ad utilizzare precocemente prodotti di bigiotteria contenenti nickel e temperature ambientali più elevate che facilitano rilascio e penetrazione di allergeni nella cute umana da prodotti contenenti nichel.

Abstract
Luca Cegolon e Francesca Larese Filon hanno condotto uno studio cha ha coinvolto circa 32.000 pazienti del Triveneto tra il 1997 e il 2023
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"Combattere la violenza di genere con la cultura e la formazione", la giudice Paola Di Nicola Travaglini ospite di UniTS

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Libertà, controllo, possesso, ma anche stereotipi e vittimizzazione secondaria: alla vigilia dell’entrata in vigore della legge sul femminicidio, l’Università di Trieste ha scelto di chiamare la propria comunità a un confronto diretto sugli elementi culturali che la nuova norma intende scardinare. La conferenza “La violenza di genere tra norme e realtà”, promossa dal Comitato Unico di Garanzia (CUG), ha messo al centro una domanda essenziale: quale impatto avrà questa legge, non solo nel diritto, ma nel modo in cui il Paese riconosce e interpreta la violenza sulle donne.

Protagonista della conferenza è stata la dott.ssa Paola Di Nicola Travaglini, consigliera della Corte di Cassazione e consulente giuridica della Commissione sul femminicidio del Senato, intervistata dalle docenti UniTS Natalina Folla e Patrizia Romito.

Ad aprire i lavori sono stati i saluti istituzionali della Magnifica Rettrice Donata Vianelli, della prof.ssa Maria Dolores Ferrara, Presidente del CUG, e del Consiglio degli Studenti. La Rettrice ha richiamato l’attenzione dell’Università sul riequilibrio di genere e sul contrasto alla violenza, sottolineando che “non è un impegno sulla carta”, ma un’azione concreta che coinvolge studenti, personale docente e tecnico-amministrativo e che si traduce in iniziative capaci di incidere nella comunità interna e nel dialogo con la società, anche grazie al lavoro del CUG.

La giudice Di Nicola Travaglini ha definito la nuova norma “una delle leggi più importanti che il nostro Paese abbia mai approvato”, ricordando che è stata approvata “all’unanimità” e che rappresenta un passaggio cruciale perché “dà un nome a quello che fino ad oggi non ha avuto un nome”: l’uccisione delle donne in quanto donne. Un cambio di passo, ha sottolineato, che introduce anche nel linguaggio giuridico categorie decisive per comprendere la violenza: “controllo”, “libertà”, “possesso”, fino al peso che può avere la scelta di interrompere una relazione violenta.

La magistrata ha evidenziato che UniTS "è la prima università” a raccogliere la propria comunità, “studenti e studentesse”, per interrogarsi sul significato della legge e sul suo impatto culturale oltre che giuridico. Un passaggio che ha dato senso all’incontro come momento di formazione pubblica, coerente con la responsabilità educativa dell’Ateneo.

Entrando nel merito, la giudice ha affrontato i nodi che ancora limitano l’efficacia del sistema di tutela: non tanto l’assenza di norme, quanto la difficoltà di applicarle in modo adeguato e omogeneo, anche a causa di stereotipi radicati. Il punto, ha spiegato, è la formazione: “Il blocco non è legislativo, ma culturale e formativo”. Da qui l’accento sull’esigenza di percorsi strutturati per tutti gli operatori coinvolti – dalla magistratura ai servizi sanitari, dalle forze di polizia alla scuola – perché la legge possa esprimere davvero la sua “capacità trasformativa”.

Un passaggio centrale ha riguardato la vittimizzazione secondaria, cioè quel insieme di atteggiamenti, linguaggi e domande che possono trasformare la persona offesa in un’“imputata” di fatto. In questo quadro, la magistrata ha richiamato anche il tema dei “miti dello stupro”, ancora diffusi nella società e capaci di influenzare le narrazioni: “La donna provoca”, “se l’è cercata”, “denuncia strumentalmente”. Miti che alimentano una lettura distorta della violenza sessuale come impulso, mentre – ha ribadito – la violenza è “atto di potere e di dominio”.

A rafforzare la dimensione partecipativa e comunitaria dell’iniziativa, la lettura di brani da parte di studentesse e studenti delle scuole superiori ha affiancato all’analisi giuridica un momento di sensibilizzazione dal forte impatto evocativo.

L’evento è stato organizzato in collaborazione con Mimma Dreams APS e ha visto l’adesione dell’INPS – Direzione Regionale Friuli Venezia Giulia e dei Comitati Unici di Garanzia del Comune di Trieste, di OGS, IRCCS Burlo Garofolo, ASUGI, Area Science Park e ARPA FVG: una rete che conferma come il contrasto alla violenza di genere richieda un lavoro integrato tra università, istituzioni e servizi, e come il luogo della formazione possa diventare spazio di consapevolezza e responsabilità collettiva.

Abstract
Iniziativa del CUG che ha coinvolto studenti universitari e delle scuole, alla viglia dell'entrata in vigore della legge sul femminicidio
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