Due anelli di gas attorno a una stella morta Per saperne di più su Due anelli di gas attorno a una stella morta Immagine Fortuna_Gentile_Fusillo_2026.jpg Data notizia Mar, 27/10/2026 - 12:00 Categoria notizia Ateneo ateneo Ricerca Destinatari canale Ateneo Ricerca Testo notizia Due anelli concentrici di gas, separati da una zona in cui il gas sembra essere assente e immersi in un più ampio disco di polveri, circondano la nana bianca WD J1328−1450, a circa 1.600 anni luce dalla Terra. È una struttura mai osservata prima attorno a una stella di questo tipo. Secondo gli autori, a generare il gas nei due anelli potrebbero essere due corpi planetari ancora integri, sopravvissuti alla distruzione del loro sistema.La scoperta è al centro dello studio A double debris disc around a white dwarf sculpted by two planetary bodies, pubblicato su Nature Astronomy, una delle principali riviste internazionali dedicate all’astronomia, all’astrofisica e alle scienze planetarie. Il gruppo internazionale è guidato da Nicola Pietro Gentile Fusillo, docente di Astronomia del Dipartimento di Fisica dell’Università di Trieste e associato all’INAF-Osservatorio Astronomico di Trieste.Quando una stella come il Sole esaurisce il proprio “carburante”, si trasforma in una nana bianca: un residuo stellare molto denso. Attorno a essa possono però continuare a orbitare per miliardi di anni frammenti di pianeti e asteroidi, che si scontrano e si disgregano lentamente. Studiare questi resti permette agli astronomi di ricostruire la composizione e la storia di sistemi planetari ormai giunti alla loro fase finale.Una scoperta inaspettataWD J1328−1450 era già nota per emettere più radiazione infrarossa del previsto, un segnale che spesso indica la presenza di polvere in orbita. Gentile Fusillo ha quindi osservato la stella con X-shooter, lo spettrografo del Very Large Telescope dell’European Southern Observatory (ESO), nel deserto dell’Atacama in Cile.I dati hanno rivelato qualcosa di mai visto prima. Nei 21 sistemi con dischi gassosi conosciuti finora, il gas in rotazione produce sempre un segnale con due picchi. Attorno a WD J1328−1450, invece, i picchi sono quattro: il segno che il gas è organizzato in due anelli concentrici distinti, separati da una zona in cui il gas non è stato rilevato.L’anello più interno si estende da circa 100.000 a 240.000 chilometri dalla nana bianca; quello esterno va da circa 375.000 chilometri a oltre 1,3 milioni di chilometri. Osservazioni ripetute tra il 2021 e il 2023 mostrano che questa struttura è rimasta stabile per oltre due anni.Cosa potrebbe averla creata«Non vediamo direttamente i due corpi planetari, ma possiamo riconoscere la loro probabile presenza dalla forma e dalla composizione del gas», spiega Gentile Fusillo. «È come ricostruire l’architettura di un sistema planetario distrutto a partire dalle tracce lasciate dai suoi ultimi pezzi. Per la prima volta vediamo che, anche attorno a una stella morta, può sopravvivere una configurazione così complessa».Un indizio importante viene dalla composizione chimica: nell’anello interno il magnesio è presente in abbondanza, mentre in quello esterno è molto più scarso rispetto al calcio. Questo suggerisce che il materiale provenga da due corpi diversi, formatisi in condizioni differenti, oppure da parti diverse di uno stesso corpo, come la crosta e il mantello di un pianeta.Secondo gli autori, due corpi planetari ancora integri orbiterebbero ciascuno all’interno del proprio anello. Interagendo con la polvere circostante, genererebbero il gas osservato; il gas, raffreddandosi, tornerebbe solido prima di potersi espandere, mantenendo così separati i due anelli.Per non essere disgregati dalle cosiddette forze mareali esercitate dalla nana bianca, i due corpi devono essere molto compatti e resistenti. Non è possibile misurarne direttamente le dimensioni, ma i modelli suggeriscono che il corpo più interno sia grande al massimo quanto un asteroide, mentre quello esterno potrebbe raggiungere, come dimensione massima, quella di Cerere, Plutone o persino della Luna.Perché è importanteLa scoperta mette in discussione le attuali teorie su come si formano ed evolvono i dischi di detriti e sull’origine del gas attorno alle nane bianche. Il lavoro apre nuove domande su come i sistemi planetari si trasformano dopo la morte della loro stella e su quale sarà il destino del nostro Sistema Solare.Boris Gänsicke, professore di Fisica all’Università di Warwick, ricorda: «Quando, vent’anni fa, il nostro gruppo scoprì il primo disco gassoso di detriti attorno a una nana bianca, non immaginavamo quanto questi sistemi ci avrebbero rivelato sul destino dei sistemi planetari. Tutti i dischi gassosi noti finora mostravano la stessa firma: trovarne due distinti attorno a una stessa nana bianca è quindi una vera sorpresa. Non vedo l’ora di avere osservazioni più dettagliate per capire quali corpi planetari possano aver modellato questo insolito sistema».Allo studio hanno collaborato anche ricercatori dell’Università di Warwick, della Universidad Técnica Federico Santa María, dell’Imperial College London e dell’Università di Kiel. Il lavoro è stato finanziato dal Programma “Rita Levi Montalcini” del Ministero dell’Università e della Ricerca e dallo European Research Council, nell’ambito del programma Horizon 2020.Nell'immagine, una rappresentazione artistica della nana bianca WD J1328−1450, circondata dai due dischi di detriti e dai corpi planetari ipotizzati nello studio. Crediti: Maria Cristina Fortuna e Nicola Gentile Fusillo, 2026 – CC BY-NC-SA 4.0. Abstract Lo studio guidato dall’Università di Trieste e pubblicato su Nature Astronomy descrive una struttura mai osservata prima, che potrebbe essere stata modellata da due corpi planetari sopravvissuti alla distruzione del sistema Mostra nel diario Off
Giurisprudenza apre l’anno accademico con una riflessione sul ruolo del Parlamento Per saperne di più su Giurisprudenza apre l’anno accademico con una riflessione sul ruolo del Parlamento Immagine Titolo (72).jpg Data notizia Lun, 26/10/2026 - 12:00 Categoria notizia Ateneo ateneo Destinatari canale Ateneo Destinatari target Studenti iscritti Testo notizia Il Parlamento come luogo d’incontro, nel quale legge, diritto e giustizia sono chiamati a riconoscersi reciprocamente. È stato il tema al centro della lectio di Federico Silvio Toniato, segretario generale del Senato della Repubblica, che ha inaugurato l’anno accademico 2026/2027 del corso di laurea magistrale in Giurisprudenza dell’Università di Trieste, nell’Aula Magna dell’edificio centrale.«Una legge contro il diritto non è legge; un diritto senza legge è arbitrio; una legge senza parlamento non è legge». Attorno a queste tre riflessioni Toniato ha sviluppato il suo intervento, intitolato «Il Parlamento tra Legge, Giustizia e Diritto», proponendo una riflessione sulla responsabilità delle istituzioni rappresentative e sul significato della funzione legislativa.Tre concetti distinti, quelli richiamati nel titolo. La legge è un atto, con un autore, una procedura e un testo. Il diritto è l’insieme di principi, istituti e tradizioni entro cui quell’atto acquista significato. La giustizia è invece un’esigenza mai del tutto soddisfatta, una domanda che interroga tanto le leggi quanto l’ordinamento. Il compito del Parlamento, nella lettura proposta da Toniato, è tenere aperto il confronto fra queste dimensioni, pur nella consapevolezza che non potranno mai coincidere pienamente.Attraverso un percorso dal diritto romano alla Costituzione, il segretario generale del Senato ha sottolineato come la legge debba essere coerente con i principi dell’ordinamento in cui si inserisce. Al tempo stesso, il diritto non può rinunciare alla legge senza perdere prevedibilità, uguaglianza e legittimazione democratica.Da qui la centralità del confronto parlamentare. Nelle democrazie contemporanee i cittadini deliberano attraverso i propri rappresentanti, riuniti in un’assemblea che discute, modifica i testi ed esercita il controllo. Per Toniato, il passaggio di una legge nelle Camere deve quindi corrispondere a una discussione effettiva: è attraverso questo lavoro che la legge può diventare un commune praeceptum, «un impegno comune della repubblica».La cerimonia si è aperta con i saluti di Gian Paolo Dolso, direttore del Dipartimento di Scienze Giuridiche, del Linguaggio, dell’Interpretazione e della Traduzione, e di Nicola Muffato, coordinatore del corso di laurea in Giurisprudenza. La presentazione è stata affidata a Guido Rivosecchi, professore ordinario di Diritto costituzionale e pubblico all’Università di Padova. Abstract Il rapporto tra legge, diritto e giustizia e il valore del confronto democratico al centro della lectio inaugurale di Federico Silvio Toniato, segretario generale del Senato Mostra nel diario Off
Eolico offshore, UniTS nel progetto per una sottostazione elettrica galleggiante Per saperne di più su Eolico offshore, UniTS nel progetto per una sottostazione elettrica galleggiante Immagine Tre ricercatori osservano Trieste dall’alto.png Data notizia Lun, 26/10/2026 - 12:00 Categoria notizia Ateneo ateneo Ricerca Destinatari canale Ateneo Ricerca Destinatari target Enti e aziende Testo notizia Raccogliere l’energia prodotta dagli impianti eolici in mare aperto e trasferirla alla reteelettrica nazionale attraverso una sottostazione galleggiante. È l’obiettivo di PROFOSS, il progetto al quale partecipa l’Università di Trieste con il Dipartimento di Ingegneria e Architettura (DIA), beneficiario di un contributo di 495 mila euro per attività di integrazione tecnologica, gestione e controllo dei parchi eolici nel sistema elettrico nazionale.Promossa dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica nell’ambito di Mission Innovation 2.0, l’iniziativa è guidata da Fincantieri e coinvolge RINA Consulting e il Dipartimento di Ingegneria Industriale dell’Università di Napoli Federico II, oltre all’Ateneo giuliano. Alle attività concorrono anche ENR - Ente Nazionale di Ricerca e promozione per la standardizzazione, Hitachi Energy e Meccano Engineering.La sottostazione costituisce il punto di raccordo tra gli aerogeneratori e la rete a terra: raccoglie l’elettricità generata dalle turbine e ne adegua la tensione per consentirne la trasmissione attraverso i cavi sottomarini. In una struttura galleggiante, queste funzioni devono essere assicurate anche in presenza dei movimenti provocati da vento e onde, che interessano sia le apparecchiature sia i collegamenti elettrici.PROFOSS punta a definire un concept modulare, adattabile a esigenze di potenza comprese tra 500 e 1.000 megawatt e capace di operare in mare con profondità sino a 1500 m, integrando la piattaforma e il sistema di ancoraggio con la parte superiore della struttura, il topside, che ospita gli impianti. Attenzione particolare è dedicata alla gestione coordinata dell’intero parco eolico, come elemento controllato che può fornire non solo energia, ma anche altri servizi alla rete elettrica nazionale.UniTS contribuisce al progetto tramite docenti e ricercatori afferenti al gruppo di ingegneria dell’energia elettrica del DIA, sotto la responsabilità scientifica dell’ing. Andrea Vicenzutti, ricercatore in sistemi elettrici per l’energia.«Il nostro contributo riguarda l’integrazione tecnologica, la gestione e il controllo dei sistemi elettrici per la produzione e il trasporto dell’energia eolica al largo delle coste italiane – spiega Vicenzutti –. Studiamo gli aerogeneratori e la sottostazione come parti di un unico sistema, concentrandoci sugli aspetti che ne determinano la fattibilità e l’efficienza: i requisiti tecnici dei collegamenti, gli impatti delle soluzioni adottate e il funzionamento coordinato dell’intero parco».Una prima attività riguarda l’analisi dello stato dell’arte scientifico e tecnologico e della normativa tecnica sulle interfacce tra sottostazione e Rete di Trasmissione Nazionale e tra sottostazione e aerogeneratori. In concreto, significa ricostruire le soluzioni disponibili e i requisiti che i diversi elementi devono rispettare per essere collegati e funzionare insieme. Su questo ambito il gruppo triestino ha già completato uno studio, raccolto in un rapporto dedicato.Il secondo ambito è l’analisi e la quantificazione degli impatti tecnico-economici e ambientali legati all’impiego su grande scala dei sistemi eolici offshore. Il lavoro considera congiuntamente aerogeneratori e sottostazione, valutando le prestazioni delle soluzioni tecnologiche in relazione ai costi e agli effetti sull’ambiente. Gli sviluppi riguardano anche l’impatto dell’interconnessione sottomarina in alta tensione, sia in corrente alternata (HVAC), che in corrente continua (HVDC).Il gruppo di ricerca si occupa inoltre della definizione e dello sviluppo del concept di un sistema automatico di gestione e controllo in tempo reale dell’intero campo eolico. L’obiettivo è individuare come coordinare il funzionamento delle diverse componenti (aerogeneratori, sottostazione, interconnessione alla rete elettrica nazionale) affinché operino come un unico impianto, contribuendo alla stabilità del sistema e alla continuità della trasmissione dell’energia verso terra, fornendo al contempo servizi di regolazione utili alla rete elettrica nazionale.«Attraverso la partecipazione a questo progetto – sottolinea il Prof. Giorgio Sulligoi, Direttore del DIA – l’Università di Trieste contribuisce a superare le attuali sfide tecnologiche e normative, favorendo la transizione verso sistemi energetici sostenibili e di nuova generazione nelle acque del Mediterraneo». Abstract All’Ateneo 495 mila euro per PROFOSS, l’iniziativa guidata da Fincantieri che studia come collegare i parchi eolici in mare aperto alla rete nazionale Mostra nel diario Off
Intitolato a Giovanni Sicuranza l’Image Processing Laboratory (IPL) di UniTS Per saperne di più su Intitolato a Giovanni Sicuranza l’Image Processing Laboratory (IPL) di UniTS Immagine Titolo (71).jpg Data notizia Ven, 23/10/2026 - 12:00 Categoria notizia Ateneo ateneo Destinatari canale Ateneo Testo notizia L’Università di Trieste rende omaggio al professor Giovanni L. Sicuranza, recentemente scomparso, intitolandogli il laboratorio IPL (Image Processing Laboratory), che aveva fondato nel 1980 e diretto fino al 2005. Un riconoscimento che celebra una carriera scientifica ai massimi livelli internazionali e il contributo determinante allo sviluppo della ricerca e alla formazione di nuove generazioni di studiosi.Il laboratorio IPL, del Dipartimento di Ingegneria e Architettura, si occupa dello studio e dello sviluppo di metodi per elaborare segnali e immagini attraverso strumenti matematici e dell’ingegneria dell’informazione. Si tratta di un ambito di ricerca che trova applicazione in numerose tecnologie di uso quotidiano: dall’analisi e dal miglioramento delle immagini digitali all’elaborazione dei segnali audio, fino all’analisi automatica di oggetti nei video o di dialoghi nell’audio. In pratica, è il “motore” dei sistemi multimediali che tutti oggi usiamo. Nel corso degli anni, sotto la guida del professor Sicuranza, il laboratorio è diventato un centro di ricerca di primo piano nell’elaborazione non lineare dei segnali e delle immagini, acquisendo una riconosciuta dimensione internazionale.Professore di Elaborazione dei segnali e delle immagini e, successivamente, professore emerito dell’Università di Trieste, Sicuranza è stato tra i pionieri di un settore che ha contribuito a trasformare profondamente le tecnologie digitali. Le sue ricerche hanno affrontato temi diversi, dal filtraggio digitale all’elaborazione delle immagini, fino agli algoritmi per l’identificazione dei sistemi, la cancellazione dell’eco e il controllo attivo del rumore. Nel corso della sua carriera ha pubblicato oltre 200 lavori scientifici su riviste internazionali e atti di conferenze, ed è stato l’autore o curatore di quattro libri.Il suo impegno si è esteso ben oltre l’attività di ricerca. Attraverso il lavoro svolto all’interno del laboratorio, ha contribuito alla crescita di una comunità scientifica internazionale: molti studiosi formatisi in questo contesto ricoprono oggi ruoli di responsabilità in università, centri di ricerca e strutture di ricerca e sviluppo industriale in diversi Paesi. Abstract Omaggio a un pioniere dell’elaborazione digitale dei segnali e delle immagini, che ha contribuito a fare di Trieste un centro di riferimento internazionale Mostra nel diario Off
Transizione energetica, i primi tre laureati del corso magistrale UniTS Per saperne di più su Transizione energetica, i primi tre laureati del corso magistrale UniTS Immagine Laureati_EET_mezzobusto_1280x720.jpg Data notizia Gio, 22/10/2026 - 12:00 Categoria notizia Ateneo ateneo Destinatari canale Ateneo Studiare Destinatari target Studenti iscritti Testo notizia Marta Longo, Alberto Zamolo e Pavel Gardin sono i primi tre laureati del corso magistrale in Engineering for the Energy Transition dell’Università di Trieste. I loro lavori affrontano la trasformazione dei sistemi energetici su scale diverse: dalla pianificazione regionale alla gestione di una rete locale, fino all’analisi dei prezzi dell’elettricità.Marta Longo, con la tesi Modeling the Energy Transition in Friuli-Venezia Giulia – Scenario Analysis and Perspectives, ha studiato uno scenario al 2045 attraverso una simulazione oraria dell’intero sistema energetico regionale. I risultati indicano la possibilità di ridurre sensibilmente le emissioni puntando su fotovoltaico, idroelettrico, sistemi di accumulo e idrogeno verde. Resta aperta la sfida di un sistema alimentato interamente da fonti rinnovabili, per il quale lo studio individua margini di ulteriore sviluppo.Alberto Zamolo, con la tesi Performance Optimization of a Rural Microgrid Under Future Demand Scenarios Using Metaheuristic Algorithms, ha studiato l’ottimizzazione di una microrete fotovoltaica isolata a El Santuario, una comunità dell’Honduras. Dopo aver modellato l’impianto, ha applicato algoritmi di ottimizzazione per pianificare l’attivazione di nuove utenze destinate ad attività produttive e servizi alla comunità, individuate insieme agli abitanti. Il lavoro punta a sfruttare meglio l’energia solare disponibile mantenendo l’affidabilità della fornitura, così da accompagnare lo sviluppo locale.Pavel Gardin, nella tesi Wholesale Electricity Prices in Italy: Market Analysis, Price Drivers, Cross-Country Comparison and PUN Forecasting, ha analizzato le ragioni per cui i prezzi italiani dell’elettricità sono strutturalmente più elevati rispetto a quelli dei principali mercati europei, approfondendo il ruolo del gas naturale e delle fonti rinnovabili. Ha inoltre sviluppato un modello di apprendimento automatico, o machine learning, per prevedere il PUN, il Prezzo Unico Nazionale, cioè il prezzo all’ingrosso dell’elettricità sulla borsa italiana: il modello è trasparente, riproducibile e usa soltanto dati pubblici.Avviato nell’anno accademico 2024/2025, il corso del Dipartimento di Ingegneria e Architettura si svolge interamente in inglese e offre una preparazione avanzata sulla transizione energetica in ambito edilizio e industriale. Forma professionisti capaci di progettare sistemi più efficienti e sostenibili, valutando il rapporto tra le singole tecnologie e le infrastrutture nelle quali vengono impiegate.La formazione comprende la scelta di tecnologie, materiali, fonti e vettori energetici. Una parte centrale riguarda l’integrazione dei sistemi energetici ed edilizi con le reti elettriche, i dispositivi di accumulo e la mobilità sostenibile: ambiti che richiedono di coordinare produzione, disponibilità e consumo dell’energia.Alla preparazione ingegneristica si affiancano gli strumenti per valutare la fattibilità economica dei progetti, gli aspetti normativi e gestionali e le ricadute ambientali e sociali. L’obiettivo è fornire ai laureati le competenze per confrontare soluzioni alternative e orientare le scelte in funzione delle esigenze dei contesti in cui operano.Il percorso nasce dalla necessità di accompagnare con nuove professionalità una trasformazione che coinvolge imprese, amministrazioni e cittadini. Secondo l’Agenzia internazionale dell’energia, il settore energetico è responsabile di circa il 75% delle emissioni globali di gas serra. Ridurre questo impatto richiede interventi sulle fonti utilizzate e sull’efficienza dei sistemi, mantenendo al centro l’accessibilità dell’energia e la sostenibilità dei costi.Alla progettazione del corso hanno contribuito organizzazioni pubbliche e private, che hanno segnalato la domanda di figure capaci di affiancare alle competenze specialistiche una conoscenza complessiva dei processi energetici.Gli ambiti professionali di impiego comprendono gli studi di progettazione e consulenza, le imprese del settore energetico, le aziende e gli enti impegnati nell’adeguamento di edifici e impianti, oltre alle attività di ricerca e sviluppo. Abstract Dagli scenari del Friuli Venezia Giulia alle microreti e ai mercati elettrici Mostra nel diario Off
Sicurezza sul lavoro, premiati quattro laureati dell’Università di Trieste Per saperne di più su Sicurezza sul lavoro, premiati quattro laureati dell’Università di Trieste Immagine Foto di gruppo con Relatori (1).jpeg Data notizia Mer, 21/10/2026 - 12:00 Categoria notizia Ateneo ateneo Società e territorio Destinatari canale Ateneo Destinatari target Territorio e società Testo notizia Dai rischi del trasporto marittimo di veicoli elettrici alla tutela di chi lavora nei vigneti, esposto al caldo e al sole: la ricerca sulla sicurezza sul lavoro ha portato tre premi di laurea e un riconoscimento a quattro laureati dell’Università di Trieste.A Jacopo Boschian, laureato in Ingegneria meccanica, è andato il premio in memoria di Francesco Pinna, studente dell’Università di Trieste che perse la vita il 12 dicembre 2011 nel crollo del palco per il concerto di Jovanotti, mentre lavorava al suo allestimento. Il premio, dedicato alla prevenzione dei rischi nei luoghi di lavoro, è stato consegnato da Maurizio De Blasio, assessore alle Politiche dell’educazione e della famiglia del Comune di Trieste.Gaetano Restuccia, laureato in Ingegneria navale, ha ottenuto il premio FirEst-AiFOS per la tesi sulla gestione dei rischi legati al trasporto marittimo dei veicoli elettrici. Il premio è stato consegnato da Davide Degrassi, in rappresentanza di FirEst-AiFOS. Lo studio sui rischi dell’esposizione al calore e alla radiazione solare per i lavoratori vitivinicoli del Collio è valso invece ad Andrea Graba, laureato in Tecniche della prevenzione nell’ambiente e nei luoghi di lavoro, il premio della Fondazione Roberto Visintin, consegnato da Peter Tanghetti.A Flavia Angheluta, laureata in Scienze e tecniche psicologiche, Giorgio Sclip ha consegnato il riconoscimento della Nazionale Italiana Sicurezza sul Lavoro.La cerimonia si è svolta lunedì 12 ottobre nell’Aula Magna dell’Ateneo, durante SicurezzAccessibile, la giornata di studi promossa dall’Università di Trieste e dedicata quest’anno alla sicurezza stradale e alla mobilità. Abstract Tre premi di laurea e un riconoscimento per gli studi sulla salute e sulla prevenzione Mostra nel diario Off
Ottobre Rosa: UniTS per la prevenzione e la salute delle donne Per saperne di più su Ottobre Rosa: UniTS per la prevenzione e la salute delle donne Immagine WhatsApp Image 2026-10-12 at 16.44.31.jpeg Data notizia Lun, 12/10/2026 - 12:00 Categoria notizia Ateneo ateneo Società e territorio Destinatari canale Ateneo Destinatari target Territorio e società Testo notizia L’Università di Trieste aderisce all’Ottobre Rosa, il mese dedicato alla sensibilizzazione sulla prevenzione del tumore al seno, con l’obiettivo di coinvolgere la comunità universitaria e promuovere una maggiore attenzione alla salute, a partire dalle generazioni più giovani.«Promuovere il benessere in università significa anche offrire alle persone gli strumenti per compiere scelte consapevoli sulla propria salute – sottolinea Vanessa Nicolin, delegata al Benessere studentesco e inclusione –. Vogliamo coinvolgere soprattutto la comunità studentesca, creando occasioni in cui porre domande, chiarire dubbi e avvicinarsi alla prevenzione attraverso informazioni scientifiche e cliniche accessibili».A questo scopo, giovedì 15 ottobre, dalle 14.30 alle 16.30, l’Aula Magna di piazzale Europa ospiterà l’incontro «Prevenzione al femminile: conoscere il proprio corpo, proteggere il proprio futuro», promosso da UniTS con LILT, ASUGI e IRCCS Burlo Garofolo. Rivolto a studentesse, studenti, docenti e personale tecnico-amministrativo, l’appuntamento permetterà di confrontarsi con le specialiste sui temi della prevenzione oncologica, della diagnosi e della familiarità, attraverso quiz, domande anonime e discussioni di casi clinici.Da lunedì 12 a venerdì 16 ottobre la facciata dell’Ateneo sarà illuminata di rosa, come segno di adesione alla campagna e di vicinanza alle donne che affrontano la malattia. Abstract Un incontro con LILT, ASUGI e IRCCS Burlo Garofolo e la facciata illuminata di rosa dal 12 al 16 ottobre Mostra nel diario Off
Dottorati: primo phd UniTS del Genio Navale della Marina Militare Per saperne di più su Dottorati: primo phd UniTS del Genio Navale della Marina Militare Immagine Titolo (2).png Data notizia Sab, 10/10/2026 - 12:00 Categoria notizia Ateneo ateneo Comunicati stampa Destinatari canale Ateneo Studiare Destinatari target Territorio e società Testo notizia L’Università degli Studi di Trieste ha ospitato il 9 ottobre 2026 la discussione finale di dottorato del Tenente di Vascello (GN) Nicola Norcia, primo Ufficiale del Genio Navale della Marina Militare a conseguire il titolo di Dottore di Ricerca nell’ambito del Dottorato in Ingegneria Industriale e dell’Informazione presso l’Ateneo giuliano.Nato ad Avellino, il Tenente di Vascello Norcia rappresenta un significativo esempio di eccellenza accademica e professionale. Dopo aver frequentato la Scuola Navale Militare “Francesco Morosini”, ha proseguito la propria formazione presso l’Accademia Navale, conseguendo successivamente con lode la Laurea Magistrale in Ingegneria Navale presso l’Università degli Studi di Trieste. Nel corso della sua carriera ha prestato servizio su alcune delle più prestigiose unità della Marina Militare, tra cui Nave Cavour e Nave Andrea Doria, fino ad assumere l’incarico di Direttore di Macchina di Nave Amerigo Vespucci.La tesi di dottorato, dal titolo “Innovative Methodologies for Mission-based Concept Design of Future Naval Vessels”, affronta temi di particolare rilevanza strategica e scientifica nel campo della progettazione navale, proponendo metodologie innovative per la definizione concettuale delle future unità militari, in uno scenario caratterizzato da requisiti operativi sempre più articolati ed in continua evoluzione.L’attività di ricerca è stata svolta sotto la supervisione del Prof. Ing. Alberto Marinò, con la co-supervisione del Prof. Ing. Vittorio Bucci e del Prof. Ing. Luca Braidotti, nell’ambito delle attività di ricerca sviluppate dal settore dell’Ingegneria Navale dell’Università di Trieste.«Per il Corso di Studi in Ingegneria Navale e per l’intera comunità accademica», sottolineano i docenti coinvolti, «si tratta di un momento di particolare orgoglio e soddisfazione. Il conseguimento del titolo di Dottore di Ricerca da parte del Tenente di Vascello Nicola Norcia costituisce un importante riconoscimento del valore della collaborazione tra Università e Marina Militare e testimonia la capacità del nostro Ateneo di contribuire alla formazione avanzata di professionisti chiamati ad affrontare le sfide della progettazione e della gestione delle navi del futuro. Auspichiamo che questo prestigioso traguardo rappresenti soltanto la prima di una lunga serie di analoghe affermazioni».L’evento assume un significato particolarmente rilevante per l’Università di Trieste e per il Corso di Studi in Ingegneria Navale, rafforzando ulteriormente il solido legame che unisce l’Ateneo, la città e il mondo marittimo e navale. La discussione del Tenente di Vascello Nicola Norcia rappresenta infatti non solo il successo di un brillante percorso individuale, ma anche un esempio concreto di integrazione tra alta formazione, ricerca scientifica e servizio al Paese. Abstract Il Tenente di Vascello Nicola Norcia ha discusso una tesi sulle metodologie innovative per la progettazione delle unità navali del futuro, in collaborazione tra Ateneo e Marina Militare Mostra nel diario Off
UniTS si illumina di verde: domani è la Giornata mondiale della salute mentale Per saperne di più su UniTS si illumina di verde: domani è la Giornata mondiale della salute mentale Immagine WhatsApp Image 2026-10-09 at 10.58.40.jpeg Data notizia Ven, 09/10/2026 - 12:00 Categoria notizia Ateneo ateneo Destinatari canale Ateneo Testo notizia Sabato 10 ottobre 2026 la facciata dell'edificio A dell'Università di Trieste si accenderà di verde per la Giornata mondiale della salute mentale. L'iniziativa fa parte della campagna nazionale promossa dalla Società Italiana di Psichiatria (SIP), che coinvolge monumenti, edifici pubblici e luoghi simbolici per sensibilizzare la cittadinanza e contrastare lo stigma e le discriminazioni legati al disagio psichico.Il tema della Giornata: ascoltare le esperienze vissute La Giornata, promossa dalla World Federation for Mental Health, ha per tema «Lived experiences heard: real voices, real change», tradotto dalla SIP in «Ascoltare le esperienze vissute: voci vere, vero cambiamento». Il tema invita a riconoscere il valore del vissuto delle persone che convivono con un disturbo mentale e dei loro familiari, coinvolgendoli nella costruzione di servizi e percorsi di cura più rispondenti ai bisogni reali.Un'idea vicina alla tradizione psichiatrica triestina È un'idea vicina alla tradizione psichiatrica triestina, che ha messo al centro la dignità e i diritti della persona e ha sviluppato una cura radicata nella comunità. Ascoltare chi vive il disturbo significa partire dalla sua storia e dalle sue relazioni e considerarlo protagonista delle scelte che lo riguardano. L'ascolto dei familiari aiuta inoltre a capire le difficoltà della vita quotidiana e a impostare insieme le cure. Lo studio UniTS: le ricadute sui familiari Ai familiari è dedicata una ricerca pubblicata nel 2025 sull'Asian Journal of Psychiatry, coordinata dal prof. Umberto Albert. La metanalisi ha riunito i risultati di 39 studi sul disturbo ossessivo-compulsivo, che coinvolgono in tutto 2.750 persone con diagnosi e 3.666 caregiver, in prevalenza familiari.Il lavoro riguarda il cosiddetto «accomodamento familiare»: l'insieme dei comportamenti con cui chi sta accanto alla persona si adatta ai suoi sintomi. Può significare fornire rassicurazioni, aspettare che vengano completati i rituali compulsivi, aiutare a evitare situazioni che suscitano ansia o modificare le proprie abitudini e quelle della famiglia.Secondo le stime aggregate, almeno uno di questi comportamenti ricorre ogni settimana nella quasi totalità dei caregiver e ogni giorno in uno su due. I più frequenti sono le rassicurazioni e l'attesa che la persona concluda i rituali. Gli autori sottolineano il peso che questa partecipazione ha su chi assiste e l'importanza di tenere conto anche dei suoi bisogni.Il commento «Il disturbo ossessivo-compulsivo può condizionare profondamente anche la vita di chi sta accanto alla persona che ne soffre», osserva Umberto Albert, docente di Psichiatria del Dipartimento di Scienze Mediche, Chirurgiche e della Salute di UniTS. «I familiari possono trovarsi a riorganizzare le proprie giornate intorno ai sintomi. Il nostro studio indica che le loro difficoltà vanno ascoltate e sostenute, senza colpevolizzarli per le risposte che mettono in atto. Lo ricorda anche il tema della Giornata: le esperienze delle persone e delle loro famiglie devono poter orientare le cure».«Questo impegno passa anche dalla formazione», aggiunge Albert. «Quest’anno il corso di laurea in Tecnica della riabilitazione psichiatrica ha registrato la maggiore crescita percentuale delle candidature al test di ammissione tra i corsi delle professioni sanitarie di UniTS, con un aumento del 69% rispetto al 2025. Sempre quest’anno riaprirà la Scuola di specializzazione in Psichiatria. L’obiettivo è formare professionisti capaci di unire competenze cliniche e ascolto, tenendo conto dei bisogni delle persone e delle loro famiglie». Abstract La ricorrenza di quest'anno richiama l'attenzione sull'ascolto delle persone con disagio psichico e dei loro familiari, tema ripreso da una ricerca UniTS Mostra nel diario Off
Fegato e AI: diagnosi più veloce e non invasiva delle complicanze delle malattie croniche Per saperne di più su Fegato e AI: diagnosi più veloce e non invasiva delle complicanze delle malattie croniche Immagine FOTO CAMICE (1).png Data notizia Ven, 02/10/2026 - 12:00 Categoria notizia Ateneo ateneo Comunicati stampa Ricerca Destinatari canale Ateneo Ricerca Destinatari target Territorio e società Testo notizia Ridurre da quasi un paziente su due a poco più di uno su dieci i casi in cui gli esami non invasivi non permettono di stabilire con sufficiente certezza la presenza di ipertensione portale clinicamente significativa. È il principale risultato dell'ELM Score (pan-ELastography Machine-learning Score), un modello di intelligenza artificiale sviluppato e validato da un gruppo internazionale coordinato da Mauro Giuffrè, ricercatore in Gastroenterologia dell'Università di Trieste, Antonio Colecchia, docente dell’Università di Modena e Reggio Emilia e da Elton Dajti dell’Università di Bologna.Lo studio è stato pubblicato sul Journal of Hepatology, organo ufficiale della European Association for the Study of the Liver (EASL) e una delle riviste a più alto impatto a livello internazionale nel campo delle malattie del fegato, dove trovano spazio i lavori destinati a orientare la pratica clinica e la ricerca in epatologia. La ricerca è stata condotta nell'ambito della Baveno Cooperation – EASL Consortium: la comunità scientifica dei Baveno Consensus Workshops, ossia il consesso internazionale che dai primi anni Novanta elabora e aggiorna le linee guida di riferimento sull'ipertensione portale — attualmente il consenso Baveno VII (ed il più recente Baveno VIII), adottato nella pratica clinica di tutto il mondo. Il fatto che l'ELM Score nasca all'interno di questo stesso network, e sia stato misurato proprio contro i criteri Baveno VII, colloca il modello nel solco della cornice metodologica che oggi definisce lo standard diagnostico per questa condizione.Lo studio ha coinvolto centri clinici e di ricerca in Europa, Asia e Stati Uniti e ha incluso complessivamente 1.435 pazienti con malattia epatica cronica avanzata compensata, tutti sottoposti alla misurazione del gradiente pressorio venoso epatico (HVPG) e a esami elastografici di fegato e milza.L'ipertensione portale è una condizione in cui aumenta la pressione nelle vene che convogliano il sangue al fegato, tipicamente a causa di un danno epatico cronico che ostacola il normale flusso. Quando la pressione diventa troppo elevata cresce il rischio di complicanze anche gravi, come emorragie o accumulo di liquidi nell'addome: riconoscerla per tempo consente di avviare terapie preventive. Il metodo di riferimento per la diagnosi è la misurazione dell'HVPG, un esame invasivo che richiede competenze e strutture specialistiche e non è disponibile in tutti i centri. Le strategie non invasive oggi più diffuse, basate soprattutto su rigidità del fegato e conta piastrinica (criteri Baveno VII), lasciano tuttavia il 40–50% dei pazienti in una "zona grigia" nella quale la patologia non può essere né esclusa né confermata con sufficiente sicurezza.Per superare questo limite, i ricercatori hanno addestrato e validato un modello di machine learning che integra le misurazioni armonizzate di rigidità di fegato e milza con la conta piastrinica e alcune variabili cliniche (età, genere, eziologia della malattia epatica e classe di Child-Pugh). Il modello è stato inizialmente sviluppato su 943 pazienti e sottoposto a validazione interna su ulteriori 150 (provenienti da diciassette centri). La verifica decisiva è stata poi compiuta su un campione esterno e indipendente di 342 pazienti provenienti da sette centri, con caratteristiche cliniche differenti rispetto alla popolazione di sviluppo. In questa validazione esterna l'ELM Score ha ridotto al 12,3% la percentuale di pazienti con risultato indeterminato, rispetto al 47,9% dei criteri Baveno VII, mantenendo un valore predittivo negativo del 91% nell'esclusione e un valore predittivo positivo del 96% nella conferma dell'ipertensione portale clinicamente significativa. Uno degli elementi innovativi dello studio è la possibilità di utilizzare il modello con le tre principali tecniche elastografiche oggi disponibili (transient elastography, elastografia shear-wave bidimensionale e point shear-wave). Poiché apparecchiature diverse producono misurazioni non direttamente confrontabili, il gruppo ha elaborato un sistema di armonizzazione dei dati che consente all'ELM Score di operare indipendentemente dalla tecnologia impiegata. Il modello è stato inoltre associato a un'interfaccia web sperimentale dotata di strumenti di explainable artificial intelligence: oltre al risultato, la piattaforma mostra il contributo di ciascun parametro alla previsione e segnala quando le caratteristiche di un paziente si discostano marcatamente da quelle della popolazione di sviluppo, evitando un funzionamento da "scatola nera" e mantenendo centrale la valutazione del medico.«Oggi una quota molto elevata di pazienti resta in una zona di incertezza diagnostica, che può rendere necessario ricorrere a esami invasivi o ritardare l'avvio di una terapia preventiva – spiega Mauro Giuffrè –. Con l'ELM Score siamo riusciti a ridurre questa zona grigia a poco più di un paziente su dieci, mantenendo un'elevata capacità di escludere o confermare la presenza dell'ipertensione portale clinicamente significativa. L'obiettivo è offrire al medico uno strumento più preciso, trasparente e compatibile con le tecnologie già presenti nei diversi centri».Il lavoro evidenzia il contributo interdisciplinare dell'Università di Trieste: Mauro Giuffrè e Simone Kresevic, bioingegnere del Dipartimento di Ingegneria e Architettura di UniTS, condividono la prima firma dell'articolo, avendo partecipato a progettazione, sviluppo metodologico, analisi dei dati e stesura. In particolare, Kresevic ha contribuito attivamente alla pare analitica e di sviluppo e di validazione del modello di intelligenza artificiale. Tra gli autori senior figurano inoltre Saveria Lory Crocè, professoressa associata di Gastroenterologia, e Miloš Ajčević, professore associato di Bioingegneria.Secondo i ricercatori, l'ELM Score potrebbe in prospettiva contribuire a identificare più precocemente i pazienti candidabili alla terapia con beta-bloccanti non selettivi, utilizzata per ridurre il rischio di scompenso epatico, e a un ricorso più mirato agli accertamenti invasivi nei casi che restano indeterminati. Il modello è attualmente destinato esclusivamente alla ricerca e non può ancora essere impiegato autonomamente per assumere decisioni cliniche: prima di un'eventuale introduzione nella pratica assistenziale saranno necessarie ulteriori validazioni prospettiche e il completamento del percorso autorizzativo previsto per i dispositivi medici basati sull'intelligenza artificiale. Abstract Studio internazionale coordinato da UniTS ha sviluppato e validato l'ELM Score, un modello di machine learning che integra dati clinici ed esami elastografici di fegato e milza. Nella validazione esterna la quota di diagnosi indeterminate scende dal 47,9% al 12,3% Mostra nel diario Off