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UniTS si illumina di verde: domani è la Giornata mondiale della salute mentale

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Sabato 10 ottobre 2026 la facciata dell'edificio A dell'Università di Trieste si accenderà di verde per la Giornata mondiale della salute mentale. L'iniziativa fa parte della campagna nazionale promossa dalla Società Italiana di Psichiatria (SIP), che coinvolge monumenti, edifici pubblici e luoghi simbolici per sensibilizzare la cittadinanza e contrastare lo stigma e le discriminazioni legati al disagio psichico.

Il tema della Giornata: ascoltare le esperienze vissute     
La Giornata, promossa dalla World Federation for Mental Health, ha per tema «Lived experiences heard: real voices, real change», tradotto dalla SIP in «Ascoltare le esperienze vissute: voci vere, vero cambiamento». Il tema invita a riconoscere il valore del vissuto delle persone che convivono con un disturbo mentale e dei loro familiari, coinvolgendoli nella costruzione di servizi e percorsi di cura più rispondenti ai bisogni reali.

Un'idea vicina alla tradizione psichiatrica triestina 
È un'idea vicina alla tradizione psichiatrica triestina, che ha messo al centro la dignità e i diritti della persona e ha sviluppato una cura radicata nella comunità. Ascoltare chi vive il disturbo significa partire dalla sua storia e dalle sue relazioni e considerarlo protagonista delle scelte che lo riguardano. L'ascolto dei familiari aiuta inoltre a capire le difficoltà della vita quotidiana e a impostare insieme le cure.         

Lo studio UniTS: le ricadute sui familiari      
Ai familiari è dedicata una ricerca pubblicata nel 2025 sull'Asian Journal of Psychiatry, coordinata dal prof. Umberto Albert. La metanalisi ha riunito i risultati di 39 studi sul disturbo ossessivo-compulsivo, che coinvolgono in tutto 2.750 persone con diagnosi e 3.666 caregiver, in prevalenza familiari.

Il lavoro riguarda il cosiddetto «accomodamento familiare»: l'insieme dei comportamenti con cui chi sta accanto alla persona si adatta ai suoi sintomi. Può significare fornire rassicurazioni, aspettare che vengano completati i rituali compulsivi, aiutare a evitare situazioni che suscitano ansia o modificare le proprie abitudini e quelle della famiglia.

Secondo le stime aggregate, almeno uno di questi comportamenti ricorre ogni settimana nella quasi totalità dei caregiver e ogni giorno in uno su due. I più frequenti sono le rassicurazioni e l'attesa che la persona concluda i rituali. Gli autori sottolineano il peso che questa partecipazione ha su chi assiste e l'importanza di tenere conto anche dei suoi bisogni.

Il commento 
«Il disturbo ossessivo-compulsivo può condizionare profondamente anche la vita di chi sta accanto alla persona che ne soffre», osserva Umberto Albert, docente di Psichiatria del Dipartimento di Scienze Mediche, Chirurgiche e della Salute di UniTS. «I familiari possono trovarsi a riorganizzare le proprie giornate intorno ai sintomi. Il nostro studio indica che le loro difficoltà vanno ascoltate e sostenute, senza colpevolizzarli per le risposte che mettono in atto. Lo ricorda anche il tema della Giornata: le esperienze delle persone e delle loro famiglie devono poter orientare le cure».

«Questo impegno passa anche dalla formazione», aggiunge Albert. «Quest’anno il corso di laurea in Tecnica della riabilitazione psichiatrica ha registrato la maggiore crescita percentuale delle candidature al test di ammissione tra i corsi delle professioni sanitarie di UniTS, con un aumento del 69% rispetto al 2025. Sempre quest’anno riaprirà la Scuola di specializzazione in Psichiatria. L’obiettivo è formare professionisti capaci di unire competenze cliniche e ascolto, tenendo conto dei bisogni delle persone e delle loro famiglie».

Abstract
La ricorrenza di quest'anno richiama l'attenzione sull'ascolto delle persone con disagio psichico e dei loro familiari, tema ripreso da una ricerca UniTS
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Fegato e AI: diagnosi più veloce e non invasiva delle complicanze delle malattie croniche

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Ridurre da quasi un paziente su due a poco più di uno su dieci i casi in cui gli esami non invasivi non permettono di stabilire con sufficiente certezza la presenza di ipertensione portale clinicamente significativa. È il principale risultato dell'ELM Score (pan-ELastography Machine-learning Score), un modello di intelligenza artificiale sviluppato e validato da un gruppo internazionale coordinato da Mauro Giuffrè, ricercatore in Gastroenterologia dell'Università di Trieste, Antonio Colecchia, docente dell’Università di Modena e Reggio Emilia e da Elton Dajti dell’Università di Bologna.

Lo studio è stato pubblicato sul Journal of Hepatology, organo ufficiale della European Association for the Study of the Liver (EASL) e una delle riviste a più alto impatto a livello internazionale nel campo delle malattie del fegato, dove trovano spazio i lavori destinati a orientare la pratica clinica e la ricerca in epatologia. La ricerca è stata condotta nell'ambito della Baveno Cooperation – EASL Consortium: la comunità scientifica dei Baveno Consensus Workshops, ossia il consesso internazionale che dai primi anni Novanta elabora e aggiorna le linee guida di riferimento sull'ipertensione portale — attualmente il consenso Baveno VII (ed il più recente Baveno VIII), adottato nella pratica clinica di tutto il mondo. Il fatto che l'ELM Score nasca all'interno di questo stesso network, e sia stato misurato proprio contro i criteri Baveno VII, colloca il modello nel solco della cornice metodologica che oggi definisce lo standard diagnostico per questa condizione.

Lo studio ha coinvolto centri clinici e di ricerca in Europa, Asia e Stati Uniti e ha incluso complessivamente 1.435 pazienti con malattia epatica cronica avanzata compensata, tutti sottoposti alla misurazione del gradiente pressorio venoso epatico (HVPG) e a esami elastografici di fegato e milza.

L'ipertensione portale è una condizione in cui aumenta la pressione nelle vene che convogliano il sangue al fegato, tipicamente a causa di un danno epatico cronico che ostacola il normale flusso. Quando la pressione diventa troppo elevata cresce il rischio di complicanze anche gravi, come emorragie o accumulo di liquidi nell'addome: riconoscerla per tempo consente di avviare terapie preventive. Il metodo di riferimento per la diagnosi è la misurazione dell'HVPG, un esame invasivo che richiede competenze e strutture specialistiche e non è disponibile in tutti i centri. Le strategie non invasive oggi più diffuse, basate soprattutto su rigidità del fegato e conta piastrinica (criteri Baveno VII), lasciano tuttavia il 40–50% dei pazienti in una "zona grigia" nella quale la patologia non può essere né esclusa né confermata con sufficiente sicurezza.

Per superare questo limite, i ricercatori hanno addestrato e validato un modello di machine learning che integra le misurazioni armonizzate di rigidità di fegato e milza con la conta piastrinica e alcune variabili cliniche (età, genere, eziologia della malattia epatica e classe di Child-Pugh). Il modello è stato inizialmente sviluppato su 943 pazienti e sottoposto a validazione interna su ulteriori 150 (provenienti da diciassette centri). La verifica decisiva è stata poi compiuta su un campione esterno e indipendente di 342 pazienti provenienti da sette centri, con caratteristiche cliniche differenti rispetto alla popolazione di sviluppo. In questa validazione esterna l'ELM Score ha ridotto al 12,3% la percentuale di pazienti con risultato indeterminato, rispetto al 47,9% dei criteri Baveno VII, mantenendo un valore predittivo negativo del 91% nell'esclusione e un valore predittivo positivo del 96% nella conferma dell'ipertensione portale clinicamente significativa. 

Uno degli elementi innovativi dello studio è la possibilità di utilizzare il modello con le tre principali tecniche elastografiche oggi disponibili (transient elastography, elastografia shear-wave bidimensionale e point shear-wave). Poiché apparecchiature diverse producono misurazioni non direttamente confrontabili, il gruppo ha elaborato un sistema di armonizzazione dei dati che consente all'ELM Score di operare indipendentemente dalla tecnologia impiegata. Il modello è stato inoltre associato a un'interfaccia web sperimentale dotata di strumenti di explainable artificial intelligence: oltre al risultato, la piattaforma mostra il contributo di ciascun parametro alla previsione e segnala quando le caratteristiche di un paziente si discostano marcatamente da quelle della popolazione di sviluppo, evitando un funzionamento da "scatola nera" e mantenendo centrale la valutazione del medico.

«Oggi una quota molto elevata di pazienti resta in una zona di incertezza diagnostica, che può rendere necessario ricorrere a esami invasivi o ritardare l'avvio di una terapia preventiva – spiega Mauro Giuffrè –. Con l'ELM Score siamo riusciti a ridurre questa zona grigia a poco più di un paziente su dieci, mantenendo un'elevata capacità di escludere o confermare la presenza dell'ipertensione portale clinicamente significativa. L'obiettivo è offrire al medico uno strumento più preciso, trasparente e compatibile con le tecnologie già presenti nei diversi centri».

Il lavoro evidenzia il contributo interdisciplinare dell'Università di Trieste: Mauro Giuffrè e Simone Kresevic, bioingegnere del Dipartimento di Ingegneria e Architettura di UniTS, condividono la prima firma dell'articolo, avendo partecipato a progettazione, sviluppo metodologico, analisi dei dati e stesura. In particolare, Kresevic ha contribuito attivamente alla pare analitica e di sviluppo e di validazione del modello di intelligenza artificiale. Tra gli autori senior figurano inoltre Saveria Lory Crocè, professoressa associata di Gastroenterologia, e Miloš Ajčević, professore associato di Bioingegneria.

Secondo i ricercatori, l'ELM Score potrebbe in prospettiva contribuire a identificare più precocemente i pazienti candidabili alla terapia con beta-bloccanti non selettivi, utilizzata per ridurre il rischio di scompenso epatico, e a un ricorso più mirato agli accertamenti invasivi nei casi che restano indeterminati. Il modello è attualmente destinato esclusivamente alla ricerca e non può ancora essere impiegato autonomamente per assumere decisioni cliniche: prima di un'eventuale introduzione nella pratica assistenziale saranno necessarie ulteriori validazioni prospettiche e il completamento del percorso autorizzativo previsto per i dispositivi medici basati sull'intelligenza artificiale.

Abstract
Studio internazionale coordinato da UniTS ha sviluppato e validato l'ELM Score, un modello di machine learning che integra dati clinici ed esami elastografici di fegato e milza. Nella validazione esterna la quota di diagnosi indeterminate scende dal 47,9% al 12,3%
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L’Università di Trieste ricorda il professor Franco Cucchi

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Con profondo cordoglio, l’Università degli Studi di Trieste ricorda il Prof. Franco Cucchi, stimato docente e ricercatore, che ha dedicato la sua lunga e intensa carriera accademica allo studio della geomorfologia e della geologia applicata, con una particolare e appassionata attenzione ai fenomeni e ai processi carsici.

Laureatosi in Geologia nel 1972, Franco Cucchi ha intrapreso fin dagli inizi il percorso della ricerca scientifica, dapprima come borsista e contrattista e, dal 1981, come ricercatore presso la Facoltà di Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali dell’Università degli Studi di Trieste. Nel 1988 divenne professore associato presso l’Istituto di Geografia e Oceanografia dell’Università di Messina, per poi rientrare nel 1991 a Trieste, dove dal 2002 ha ricoperto il ruolo di professore ordinario per il settore scientifico-disciplinare GEO/04 – Geografia Fisica e Geomorfologia. 

Nel corso della sua attività scientifica ha dedicato particolare impegno allo studio del carsismo, un ambito di ricerca che ha coltivato con rigore, entusiasmo e profonda passione, contribuendo alla conoscenza dei processi geomorfologici e dei paesaggi carsici. Padre della cartografia geologico-tecnica, ha saputo cogliere pionieristicamente l'importanza della conoscenza dettagliata del territorio spronando la condivisione e la diffusione dei dati pubblici.

Stimato docente, internazionalmente conosciuto, ha saputo trasmettere agli studenti il proprio entusiasmo per lo studio e per la ricerca, accompagnandoli nel percorso di formazione con competenza e disponibilità. Allo stesso modo, ha condiviso con generosità conoscenze ed esperienze con i numerosi colleghi con i quali ha collaborato, contribuendo alla formazione di intere generazioni di professionisti e ricercatori.

Per molti Franco Cucchi è stato non soltanto un autorevole studioso e un punto di riferimento nel campo della geomorfologia e del carsismo, ma anche un maestro di studi e di vita. La sua passione per la ricerca, la sua curiosità scientifica e la capacità di coinvolgere chi gli stava accanto hanno lasciato un segno profondo nella comunità accademica. Il suo insegnamento e il suo contributo alla ricerca rimarranno parte del patrimonio scientifico e umano dell’Università degli Studi di Trieste.

Alla sua memoria va il nostro più sincero e affettuoso ricordo.

Abstract
Docente e studioso di riferimento nel campo della geomorfologia e del carsismo, ha dedicato la sua carriera alla ricerca, alla conoscenza del territorio e alla formazione di generazioni di studenti e ricercatori
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Paolo Fornasiero eletto socio dell'Accademia dei Lincei

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Paolo Fornasiero, docente di Chimica Inorganica al Dipartimento di Scienze Chimiche e Farmaceutiche di UniTS e Prorettore alla Ricerca, è stato eletto Socio Corrispondente dell'Accademia Nazionale dei Lincei nella Classe di Scienze Fisiche, Matematiche e Naturali.

L'elezione rappresenta uno dei più prestigiosi riconoscimenti nel panorama scientifico italiano e internazionale e premia il contributo del professor Fornasiero alla ricerca nel campo della catalisi, dei materiali avanzati e della chimica per la transizione energetica.

Entrare a far parte dell'Accademia dei Lincei è un grande onore e una responsabilità», afferma il prof. Fornasiero. «Questo riconoscimento valorizza un percorso costruito insieme ai tanti colleghi, ricercatrici, ricercatori e studenti con cui ho avuto il privilegio di lavorare. Credo che oggi più che mai la ricerca debba contribuire non solo al progresso scientifico, ma anche alla crescita culturale e sociale del Paese, affrontando le grandi sfide della sostenibilità, dell'energia e dell'innovazione con rigore scientifico e spirito di collaborazione.

Fondata nel 1603, l'Accademia Nazionale dei Lincei è la più antica accademia scientifica del mondo ancora attiva. Nel corso della sua storia ha annoverato tra i propri soci figure come Galileo Galilei, Stanislao Cannizzaro, Quintino Sella, Benedetto Croce e Albert Einstein. Oggi rappresenta il massimo organismo scientifico e culturale italiano e svolge il ruolo di consulente scientifico del Presidente della Repubblica.

La carriera scientifica del prof. Fornasiero è riconosciuta a livello internazionale. I suoi studi riguardano principalmente la chimica dei materiali, la catalisi eterogenea, i processi per la conversione dell'energia e lo sviluppo di tecnologie sostenibili per la riduzione delle emissioni e la produzione di combustibili e prodotti chimici a basso impatto ambientale.

Autore di oltre 370 pubblicazioni scientifiche sulle principali riviste internazionali, Fornasiero figura tra i ricercatori più citati nel proprio settore ed è coordinatore e partner di numerosi progetti di ricerca finanziati dall'Unione Europea e da enti nazionali e internazionali. Nel corso della sua carriera ha ricevuto importanti riconoscimenti scientifici ed è membro di prestigiose società scientifiche internazionali.

L'elezione all'Accademia Nazionale dei Lincei rappresenta anche un riconoscimento dell'eccellenza scientifica dell'Università degli Studi di Trieste, confermandone il ruolo di protagonista nella ricerca nazionale e internazionale.

Abstract
Professore del Dipartimento di Scienze Chimiche e Farmaceutiche e Prorettore alla Ricerca è Socio Corrispondente nella Classe di Scienze Fisiche, Matematiche e Naturali
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Settembre d’Oro: Burlo e Università di Trieste insieme per la ricerca sui tumori pediatrici

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Il Burlo e l’Università di Trieste scendono in campo in occasione della campagna “Accendi d’Oro, Accendi la Speranza”, promossa da FIAGOP – Federazione Italiana Associazioni Genitori e Guariti Oncoematologia Pediatrica – dal 21 al 28 settembre 2026, per richiamare l’attenzione sulle problematiche dei tumori nei bambini e sull’importanza della ricerca nel campo dell’Oncoematologia pediatrica.

L’iniziativa si inserisce nel Settembre d’Oro, il mese internazionale di sensibilizzazione sui tumori pediatrici promosso dalla rete Childhood Cancer International.

Dal 1984, la struttura dell’IRCCS triestino ha curato più di mille bimbi e ragazzi e ha eseguito 480 trapianti di cellule staminali ematopoietiche. Grazie ai progressi nelle terapie, le speranze di guarigione oggi si attestano attorno all’80%.

Il crescente miglioramento dei risultati in termini di guarigione è determinato da molteplici fattori, tra i quali protocolli chemioterapici sempre più efficaci, anche con farmaci innovativi (come gli anticorpi monoclonali e le terapie target), e i progressi in ambito di diagnostica molecolare e genetica.

“Curare un bambino con tumore oggi è possibile – spiega il dottor Marco Rabusin, direttore dell’Oncoematologia pediatrica del Burlo - e questo importante risultato è il frutto di notevoli progressi in ambito tecnologico, associati alla sinergia tra operatori sanitari, associazioni di pazienti e famiglie per creare un’alleanza terapeutica”.

Con la propria adesione alla campagna, l’Università di Trieste ribadisce l’importanza di sostenere la ricerca scientifica per sviluppare terapie sempre più efficaci e ampliare le possibilità di guarigione dei bambini e degli adolescenti colpiti da tumore. L’Ateneo illuminerà d’oro la facciata dell’edificio A, unendosi ai monumenti, agli edifici e ai luoghi simbolici che in tutta Italia si accenderanno del colore della campagna: un segno di vicinanza ai giovani pazienti e alle loro famiglie e un richiamo all’impegno comune per il futuro delle cure.

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La campagna “Accendi d’Oro, Accendi la Speranza” richiama l’attenzione sulle necessità dei giovani pazienti e delle loro famiglie e sull’importanza di sostenere nuove possibilità di cura
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Cardiologia UniTS: riconoscimenti europei per Marco Merlo e la ricerca sulle cardiomiopatie

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La Cardiologia dell’Università di Trieste conferma il suo status internazionale attraverso due riconoscimenti ottenuti in occasione del Congresso della Società Europea di Cardiologia (ESC), svoltosi a Monaco di Baviera.

Marco Merlo, professore associato di Cardiologia e coordinatore del corso di laurea magistrale in Medicina e Chirurgia di UniTS, è stato eletto Chairperson del Working Group ESC sulle Malattie del Miocardio e Pericardio. Merlo è inoltre responsabile dell’Ambulatorio Scompenso Cardiaco e Cardiomiopatie e della ricerca clinica della Struttura complessa di Cardiologia dell’Ospedale di Cattinara di ASUGI, diretta da Gianfranco Sinagra. L’elezione si inserisce nell’attività di ricerca sulle cardiomiopatie e sullo scompenso cardiaco sviluppata dal gruppo triestino, che integra lavoro universitario e assistenza clinica.

Al congresso è stato inoltre premiato come miglior abstract nell’ambito delle Malattie del Miocardio e Pericardio il lavoro “Impact of genetic testing on primary prevention ICD decision-making and clinical outcomes in dilated cardiomyopathy”, presentato da Annalisa Bernabei, specializzanda in Cardiologia a Trieste.

La ricerca, svolta sotto la supervisione scientifica di Alessia Paldino, Matteo Dal Ferro e Marco Merlo, esamina l’impatto dei test genetici sulle decisioni relative all’impianto di un defibrillatore per la prevenzione primaria e sugli esiti clinici nei pazienti con cardiomiopatia dilatativa. Il lavoro rientra nell’attività del gruppo di ricerca clinica e traslazionale della Cardiologia triestina, orientata a tradurre le conoscenze scientifiche in strumenti per l’assistenza ai pazienti.

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Il docente eletto alla guida del gruppo ESC sulle malattie del miocardio e pericardio. Premiato il lavoro presentato dalla specializzanda Annalisa Bernabei
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Giornata mondiale dell’Alzheimer: nuove terapie e diagnosi precoce aprono una nuova fase per la ricerca

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In occasione della Giornata mondiale dell’Alzheimer, che si celebra oggi 21 settembre, l’Università di Trieste illumina di viola la facciata dell’Edificio A e rinnova l’attenzione su una patologia che rappresenta una delle principali sfide sanitarie e sociali legate all’invecchiamento. La ricorrenza quest’anno intende quest'anno sottolineare una fase di particolare evoluzione della ricerca, segnata dall’arrivo di nuove possibilità terapeutiche e dalle prospettive di diagnosi precoce.

Proprio alla diagnosi tempestiva è dedicata la campagna internazionale 2026 promossa da Alzheimer’s Disease International, con il tema The Earlier You Know, The More You Can Do: A Dementia Diagnosis Matters – “Prima lo sai, più puoi fare: la diagnosi di demenza conta”. L’obiettivo è richiamare l’attenzione sui benefici che una diagnosi può offrire alle persone con demenza e alle loro famiglie, favorendo l’accesso più precoce a cure, supporto e percorsi assistenziali e contribuendo al superamento dello stigma che ancora accompagna la malattia.

«La Giornata mondiale dell'Alzheimer arriva in una fase di profondo cambiamento: per la prima volta sono disponibili farmaci capaci di rimuovere l’amiloide dal cervello e rallentare la progressione della malattia nelle sue fasi iniziali», sottolinea Alberto Benussi, docente di Neurologia dell’Università di Trieste. La clinica universitaria di Neurologica di ASUGI è tra i centri italiani impegnati nella loro somministrazione e nello studio del loro utilizzo nella pratica clinica.

Proprio perché queste terapie sono tanto più efficaci quanto prima vengono iniziate, la ricerca triestina punta anche sulla diagnosi precoce, attraverso nuovi biomarcatori del sangue come la p-tau217, uno degli strumenti sui quali si concentra oggi la ricerca internazionale per rendere più tempestivo e accurato il riconoscimento della malattia.

Un ulteriore filone, particolarmente significativo in una città e in un territorio naturalmente multilingue come Trieste, riguarda il bilinguismo: «Studiando oltre settecento persone - prosegue il prof. Benussi - il gruppo ha osservato che parlare più lingue si associa a una maggiore riserva cognitiva e a una migliore capacità del cervello di resistere agli effetti della neurodegenerazione».

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La Neurologia UniTS fa il punto sulle prospettive dei farmaci anti-amiloide e dei biomarcatori nel sangue e sul ruolo del bilinguismo. L’Edificio A si illuminerà di viola
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Giornata nazionale SLA: UniTS si illumina di verde e rilancia l’impegno nella ricerca

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Una luce verde per testimoniare la vicinanza alle persone con SLA e alle loro famiglie, insieme all’impegno quotidiano della ricerca. Nella serata di venerdì 18 settembre l’Università di Trieste illuminerà di verde la facciata dell’edificio A, partecipando alla mobilitazione promossa da AISLA in occasione della Giornata nazionale SLA.

Giunta nel 2026 alla diciannovesima edizione, l’iniziativa richiama l’attenzione sui bisogni e sui diritti delle persone con sclerosi laterale amiotrofica: dall’assistenza domiciliare all’accesso alle cure e all'importanza della ricerca per trovare nuove forme di contrasto nei confronti della patologia.

La sclerosi laterale amiotrofica è una malattia neurodegenerativa progressiva che colpisce i motoneuroni, le cellule nervose del cervello e del midollo spinale che controllano i muscoli volontari. La loro degenerazione comporta una perdita progressiva della forza e della capacità di movimento e può compromettere anche la parola, la deglutizione e la respirazione.

Secondo le stime riportate da AISLA, in Italia oltre 6.000 persone convivono con la malattia, con circa 2.000 nuovi casi ogni anno. 

«La Giornata Nazionale SLA trova quest’anno la ricerca triestina impegnata su due fronti particolarmente innovativi» , spiega Alberto Benussi, docente di Neurologia dell’Università di Trieste. «Abbiamo corso uno studio clinico randomizzato che sperimenta una forma di stimolazione cerebrale non invasiva con l’obiettivo di modulare i circuiti motori coinvolti nella malattia e contrastarne la progressiva perdita di funzione.

In parallelo, insieme all’ICGEB, il gruppo studia nelle piastrine del sangue la proteina TDP-43, la cui alterazione rappresenta uno dei principali meccanismi biologici della SLA e della demenza frontotemporale. L’obiettivo è sviluppare un esame del sangue capace di riconoscere questa alterazione nella persona vivente e, in futuro, di seguirne l’evoluzione e la risposta alle terapie».

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L'Ateneo aderisce alla mobilitazione promossa da AISLA. Allo studio la stimolazione cerebrale non invasiva e nuovi possibili strumenti di diagnosi
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Professioni sanitarie: 875 iscritti alla selezione, numero record per UniTS

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Si è svolta oggi la prova di ammissione ai corsi di laurea delle professioni sanitarie dell’Università di Trieste. Sono stati 875 gli iscritti alla selezione per 525 posti disponibili, distribuiti in undici corsi con sedi a Trieste, Gorizia e Pordenone. Le candidature hanno raggiunto il numero più alto di sempre, con una crescita del 31% rispetto al 2025.

L’interesse ha coinvolto l’intera offerta formativa: considerando insieme le prime, seconde e terze scelte, tutti i corsi raccolgono un numero di preferenze superiore ai posti disponibili. Ogni candidato ha infatti potuto indicare fino a tre corsi di laurea, in ordine di preferenza, per concorrere alle rispettive graduatorie.

Crescono le candidature a Tecnica della riabilitazione psichiatrica (+69%), Igiene dentale a Trieste (+42,4%), Igiene dentale a Pordenone (+39,4%), Tecniche di radiologia medica, per immagini e radioterapia (+34,8%), Logopedia (+30,2%), Fisioterapia (+21,5%, con il record di richieste) e Assistenza sanitaria (+17,4%). 

Un segnale positivo arriva anche da Infermieristica, con un aumento del 21,2% delle prime scelte rispetto allo scorso anno: una ripresa che supera ampiamente la tendenza nazionale, ferma al +16,3% rilevato in Italia dalla FNOPI.

Fisioterapia si conferma il corso più richiesto, con 254 prime scelte, seguita da Infermieristica, con 143, e Logopedia, con 112.

L’offerta formativa anche per l’anno accademico 2026/27 si articola nelle tre sedi. A Trieste sono disponibili 220 posti per Infermieristica, 40 per Fisioterapia, 40 per Tecniche di laboratorio biomedico, 30 per Tecniche di radiologia medica, per immagini e radioterapia, 25 per Igiene dentale, 30 per Tecnica della riabilitazione psichiatrica e 30 per Logopedia.

A Gorizia sono attivati Assistenza sanitaria, con 40 posti, e Tecniche della prevenzione nell’ambiente e nei luoghi di lavoro, con 20 posti. A Pordenone l’offerta comprende Igiene dentale e Dietistica, ciascuna con 25 posti.

Consolidata la netta maggioranza femminile tra gli iscritti alla selezione: le candidate superano nuovamente il 70% del totale.

Anche le provenienze testimoniano l’attrattività dell’offerta oltre i confini regionali: un candidato su cinque risiede in un’altra regione italiana, con una netta prevalenza del Veneto, da cui arriva il 16,1% degli iscritti. Le province più rappresentate sono Treviso, Venezia e Belluno.

La prova si è svolta negli edifici H3 e C1 del campus di Piazzale Europa. Il test, della durata di 100 minuti, ha previsto 60 quesiti a risposta multipla: 23 di biologia, 15 di chimica, 13 di fisica e matematica, 5 di ragionamento logico e problemi, 4 di competenze di lettura e conoscenze acquisite negli studi. Le graduatorie saranno pubblicate entro 15 giorni dalla prova.

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Candidature in crescita del 31%, oltre il 20% degli aspiranti viene da fuori regione. 525 posti disponibili per 11 corsi di laurea
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Inclusione universitaria: Vanessa Nicolin coordinerà il tavolo nazionale CNUDD sui tirocini medico-sanitari

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Sarà l’Università di Trieste, con Vanessa Nicolin, delegata della Rettrice per il Benessere studentesco e l’Inclusione, a coordinare il nuovo tavolo di lavoro nazionale dedicato ai “Tirocini inclusivi nel percorso formativo medico-sanitario”. La costituzione del tavolo è stata promossa dal Direttivo della CNUDD, la Conferenza Nazionale Universitaria dei Delegati per la Disabilità, a seguito del Congresso nazionale svoltosi lo scorso maggio nell’Ateneo triestino.

Il tavolo coinvolgerà rappresentanti delle Conferenze nazionali dei corsi di laurea magistrale di Medicina e Chirurgia, e di Odontoiatria e Protesi dentaria e dei corsi di laurea delle professioni sanitarie. Affronterà le sfide dell’inclusione degli studenti con disabilità e disturbi specifici dell’apprendimento (DSA) nei tirocini medico-sanitari, valorizzando esperienze e buone pratiche già presenti negli atenei. L’obiettivo è promuovere modalità condivise che garantiscano inclusione e pieno raggiungimento degli obiettivi formativi.

Le prime attività saranno dedicate alla mappatura e alla stesura di linee guida da proporre alla CRUI, la Conferenza dei Rettori delle Università Italiane, e quindi da condividere con gli altri atenei.

La nomina di Nicolin, professoressa associata di Anatomia umana del Dipartimento di Scienze Mediche, Chirurgiche e della Salute, è stata comunicata il 9 settembre. 

Abstract
Mappatura e linee guida da proporre alla CRUI per l’inclusione degli studenti con disabilità e DSA, valorizzando esperienze e buone pratiche degli atenei
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