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Valutazione qualità della Ricerca 2020-2024: UniTS prima in Italia in 5 discipline

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Il Rapporto Finale della Valutazione della Qualità della Ricerca 2020-2024 (VQR4) di ANVUR (Agenzia nazionale di valutazione del sistema universitario e della ricerca) colloca l’Università di Trieste prima tra gli atenei italiani nei seguenti settori scientifici disciplinari:

- Composizione architettonica e urbana
- Chimica generale e inorganica
- Genetica medica
- Fisica per le scienze della vita, l'ambiente e i beni culturali
- Psicologia sociale

UniTS risulta inoltre seconda nei settori:

- Chimica fisica
- Geologia stratigrafica e sedimentologia
- Anatomia patologica
- Malattie dell'apparato cardiovascolare 

“Il risultato dell’ultima indagine ANVUR fotografa un Ateneo con una valutazione complessiva delle pubblicazioni al di sopra della media nazionale, dove si promuovono i ricercatori meritevoli e, soprattutto, fucina di ricerca con un forte impatto sulla società – commenta Paolo Fornasiero, Prorettore alla Ricerca – gli ultimi dati presentati potrebbero anche essere sottostimati in quanto discipline che impiegano pochi ricercatori, o che non hanno presentato almeno 10 lavori scientifici, per privacy non sono considerate nel rapporto”.

Il rapporto finale conferma i dati diffusi da ANVUR lo scorso 16 aprile: non solo la valutazione media delle 1.789 pubblicazioni sottoposte alla valutazione è superiore a quella nazionale, ma per quanto riguarda la valorizzazione delle conoscenze, ossia l'impatto della ricerca sul territorio e la società, l'Ateneo si posiziona al sesto posto.

La VQR4 fotografa i risultati della produzione scientifica, delle attività di valorizzazione delle conoscenze, della capacità di attrarre progetti competitivi internazionali e, per la prima volta in via sperimentale e limitatamente agli enti di ricerca e alle istituzioni volontarie, delle infrastrutture di ricerca

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Anvur colloca l’Ateneo ai vertici nazionali
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Trovato il granato su Marte: è un nuovo tassello nella storia geologica del pianeta rosso

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Uno studio internazionale ha svelato un nuovo tassello del puzzle geologico di Marte. La ricerca guidata da Brock University (St. Catharines, ON, Canada), in collaborazione con il Royal Ontario Museum (Toronto, ON, Canada) e con il contributo dell’Università di Trieste, ha identificato per la prima volta la presenza di granato in una meteorite marziana, aprendo nuove prospettive sulla complessità dei processi che hanno modellato il pianeta rosso.

Allo studio, pubblicato sulla rivista internazionale peer-reviewed Geochemical Perspectives Letters della European Association of Geochemistry, ha partecipato la ricercatrice dell'ateneo triestino Ana Černok.

Il granato è un minerale molto comune sulla Terra, spesso associato a rocce metamorfiche e a processi che avvengono in condizioni di alte temperature, pressioni elevate o in presenza di fluidi caldi. Finora, tuttavia, non era mai stato riconosciuto in campioni provenienti da Marte né direttamente sulla superficie marziana. La sua identificazione amplia quindi la diversità mineralogica nota del pianeta e suggerisce la possibilità che Marte abbia conosciuto processi geologici più complessi di quanto documentato finora.

Il campione analizzato è un frammento della meteorite marziana NWA 8171, conservata nelle collezioni del Royal Ontario Museum. Durante le analisi mineralogiche e chimiche, il gruppo di ricerca ha individuato una composizione inattesa, inizialmente ricondotta a un minerale più comune come il pirosseno. Ulteriori verifiche, condotte con strumentazioni specialistiche, hanno invece permesso di riconoscere la presenza del granato.

La scoperta potrebbe indicare l’esistenza di una tipologia di roccia marziana finora sconosciuta, formatasi attraverso processi metamorfici, metasomatici o nuove forme di differenziazione magmatica. Gli autori dello studio mantengono tuttavia una posizione cauta: saranno necessarie ulteriori indagini, in particolare sulle firme isotopiche del campione, per stabilire se il granato si sia formato effettivamente su Marte o se abbia un’origine “extra-marziana”, legata a un corpo celeste successivamente incorporato nella superficie del pianeta.

Il contributo di Ana Černok si è concentrato sull’interpretazione mineralogica e geochimica del campione, valorizzando la sua esperienza nello studio delle meteoriti e dei materiali planetari. La collaborazione scientifica nasce nell’ambito del percorso di dottorato della prima autrice, Tanya Kizovski, allora al Royal Ontario Museum di Toronto e oggi docente a Brock University, al quale Černok ha contribuito come componente del team di supervisione e mentor scientifico.

«Se gli elementi chimici sono le lettere dell’alfabeto, allora i minerali sono le parole con cui i pianeti raccontano la loro storia – spiega Ana Černok –. Scoprire un nuovo minerale su un altro mondo è come ritrovare una parola perduta di un’antica lingua. Il granato ci racconta che Marte ha vissuto processi geologici più complessi di quanto pensassimo e aggiunge un nuovo tassello alla storia della sua evoluzione».

Il lavoro rappresenta il risultato di una collaborazione internazionale che coinvolge istituzioni di Canada, Regno Unito e Italia, tra cui Brock University, Royal Ontario Museum, University of Toronto, University of Portsmouth, The Open University e Università di Trieste.

******************

Lo studio Expanding Mars’ lithologic diversity: discovery of a garnet-bearing clast in NWA 8171 è stato pubblicato su Geochemical Perspectives Letters.

Publication link https://doi.org/10.7185/geochemlet.2619

Abstract
Identificato per la prima volta il minerale in una meteorite marziana, grazie a uno studio internazionale guidato da Brock University e Royal Ontario Museum con la collaborazione dell'Università di Trieste
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Oltre l’effetto calmante: nuovo studio rivela come il movimento ritmico può suscitare stati piacevoli nei pulcini

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Uno studio pubblicato su Annals of the New York Academy of Sciences ha rilevato, in modo inatteso, che i movimenti ritmici passivi, come il dondolio o le oscillazioni simili al trasporto, possono modificare lo stato emotivo dei pulcini domestici, inducendo sia risposte di calma sia risposte piacevoli. La ricerca, condotta da Cinzia Chiandetti, Andrea Dissegna e Paolo Gallina dell’Università di Trieste e Lorenzo Scalera dell’Università di Udine, indaga gli effetti del movimento ritmico in animali non appartenenti alla classe dei mammiferi.

Nei mammiferi, il movimento passivo ritmico lento è da tempo riconosciuto come una componente rilevante delle cure parentali: può ridurre il pianto, abbassare la frequenza cardiaca e favorire l’addormentamento. Nell’essere umano, inoltre, osservazioni di carattere aneddotico suggeriscono che movimenti ritmici più rapidi nei neonati e nei bambini piccoli, come il lancio giocoso in aria, il dondolio sull’altalena o le giostre come le montagne russe, possano suscitare piacere ed eccitazione.

Per verificare se questi effetti siano presenti anche al di fuori dei mammiferi, e per comprendere quando il movimento passi da una funzione prevalentemente calmante a una potenzialmente piacevole, il gruppo di ricerca ha osservato pulcini domestici mentre venivano sottoposti a dondolio. L’impiego dei pulcini per studiare questo fenomeno rappresenta un elemento inedito: questi animali, infatti, sono in grado di camminare subito dopo la schiusa e, a differenza dei piccoli dei mammiferi, non vengono trasportati dalla madre.

Nel corso dell’esperimento, i singoli pulcini sono stati collocati all’interno di una scatola opaca collegata a un braccio robotico di precisione, programmato per riprodurre movimenti di dondolio e oscillazioni simili al trasporto, variandone frequenza lenta o rapida e direzione orizzontale o verticale. Lo stato emotivo degli animali è stato monitorato in modo non invasivo attraverso la registrazione delle vocalizzazioni.

I risultati mostrano che il dondolio lento e i movimenti lenti simili al trasporto determinano una riduzione dei cosiddetti “richiami di contatto”, vocalizzazioni associate a condizioni di disagio, isolamento o separazione. Questo dato richiama gli effetti calmanti del trasporto materno già documentati nei mammiferi.

Un risultato particolarmente significativo riguarda però la possibilità che specifiche forme di movimento ritmico inducano anche una risposta positiva. Quando i pulcini venivano esposti a un dondolio orizzontale rapido o a movimenti rapidi simili al trasporto, emettevano infatti un numero significativamente maggiore di vocalizzazioni affiliative i cosiddetti brood calls normalmente prodotte in contesti sicuri e socialmente favorevoli, e considerate indicatori di uno stato piacevole.

Nel loro insieme, i risultati suggeriscono che gli effetti calmanti del trasporto e del dondolio osservati nei mammiferi possano derivare da una sensibilità diffusa degli animali al ritmo e al movimento.

Come osservano gli autori dello studio: “I nostri risultati ampliano l’ambito funzionale della stimolazione ritmica, configurandola come un regolatore dello stato affettivo, capace di produrre sia effetti calmanti sia esperienze piacevoli lungo diverse linee evolutive dei vertebrati”.

Poiché, nella loro storia naturale, i pulcini non sperimentano il trasporto materno, la loro sensibilità al movimento ritmico sembra riflettere un meccanismo profondamente conservato nei vertebrati, più che una risposta a specifiche strategie di cura parentale.

 

Annals of the New York Academy of Sciences è una rivista multidisciplinare con oltre due secoli di storia, che pubblica articoli di ricerca, rassegne e contributi prospettici ad alto impatto, dedicati a progressi significativi in tutti gli ambiti della conoscenza scientifica.

La rivista ha un profilo autenticamente multidisciplinare e accoglie contributi di ricercatori di tutto il mondo nelle scienze della vita, nelle scienze fisiche, nelle scienze sociali e comportamentali, nelle scienze ambientali e nelle aree di intersezione tra questi settori.

www.nyas.org.

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Pubblicata su Annals of the News York Academy of Sciences, la ricerca suggerisce l’esistenza di meccanismi profondamente conservati nei vertebrati
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Federico Donelli nominato Research Fellow del Wilson Center di Washington

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La ricerca dell’Università di Trieste entra nel cuore del dibattito internazionale sulle nuove geografie della sicurezza globale. Federico Donelli, docente di Relazioni Internazionali al Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali – DiSPeS, è stato nominato Research Fellow del Wilson Center di Washington per l’anno 2026-2027.

Il prestigioso centro statunitense, istituito dal Congresso degli Stati Uniti nel 1968 come memoriale nazionale dedicato al presidente Woodrow Wilson, è oggi uno dei principali luoghi di confronto tra ricerca, analisi geopolitica e politiche pubbliche. La sua missione è offrire a decisori istituzionali e opinione pubblica contributi indipendenti e non partisan sui grandi temi delle relazioni internazionali, favorendo il dialogo tra mondo accademico, istituzioni e policy making.

La nuova classe di Research Fellows, presentata ufficialmente a Washington il 9 giugno, riunisce studiosi, esperti, giornalisti e intellettuali pubblici selezionati attraverso una procedura competitiva internazionale. I fellows saranno impegnati in progetti di ricerca pensati per collegare la produzione scientifica alle principali sfide della politica estera contemporanea.

In questo contesto Donelli svilupperà il progetto “Great and Middle Power Competition in the Red Sea: Hybrid Security Orders and U.S. Strategic Interests”, dedicato alla competizione tra grandi e medie potenze nella regione del Mar Rosso e alle sue implicazioni per gli equilibri politici, economici e di sicurezza.

Il Mar Rosso è oggi uno dei passaggi più sensibili dello scenario globale: un corridoio marittimo essenziale tra Mediterraneo, Oceano Indiano e Indo-Pacifico, attraversato da interessi strategici, commerciali e militari sempre più intrecciati. La ricerca analizzerà il ruolo di attori come Stati Uniti, Cina, Turchia, Emirati Arabi Uniti e Arabia Saudita, osservando come la loro presenza interagisca con contesti locali frammentati e con forme ibride di governance della sicurezza.

Al centro del progetto ci sarà quindi non solo la competizione tra potenze, ma anche il modo in cui gli attori locali si adattano, reagiscono e talvolta sfruttano il coinvolgimento esterno, contribuendo a ridefinire gli assetti regionali. Il percorso di ricerca si baserà su analisi qualitativa, interviste, lavoro sul campo e studio della documentazione disponibile.

I risultati confluiranno in uno studio accademico e in una monografia del Wilson Center rivolta anche ai decisori pubblici, con l’obiettivo di offrire chiavi di lettura e raccomandazioni fondate su evidenze.

La nomina rappresenta un importante riconoscimento internazionale per l’attività scientifica di Donelli, in particolare rivolta allo studio delle trasformazioni degli equilibri globali. Le sue ricerche si concentrano sulla politica internazionale e sulla sicurezza del Medio Oriente e dell’Africa, con particolare attenzione alle strategie degli attori regionali ed extra-regionali.

Donelli è autore di articoli pubblicati su riviste internazionali come International Affairs, Third World Quarterly, Small Wars & Insurgencies e The International Spectator. Tra le sue pubblicazioni figurano inoltre i volumi Turkey in Africa: Turkey’s Strategic Involvement in Sub-Saharan Africa e Power Competition in the Red Sea: Testing the Post-Liberal International Order.

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Il docente UniTS svilupperà un progetto sulla competizione tra grandi e medie potenze nel Mar Rosso, area strategica per la sicurezza internazionale e i collegamenti tra Europa e Indo-Pacifico
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Bloomsday 2026 con la direzione scientifica di UniTS

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Dal 13 al 16 giugno Trieste celebra il genio letterario di James Joyce con la 17ª edizione di #BloomsdayTrieste, quest'anno focalizzata sul secondo capitolo dell'Ulisse, Nestore, e sui grandi dilemmi dell'identità e della storia.

L’Università di Trieste, attraverso il Dipartimento di Studi Umanistici, resta una colonna della manifestazione, curandone non solo la solida intelaiatura scientifica e quella organizzativa, ma anche l'anima creativa, grazie ai contributi dei docenti Laura Pelaschiar e Paolo Quazzolo.

Attraverso approfondimenti esegetici nei caffè storici, visite guidate e una suggestiva trasposizione teatrale che vedrà salire sul palco del Rossetti docenti, laureati e dottorandi dell'Ateneo, UniTS traduce un capolavoro della letteratura del Novecento in un patrimonio vivo e condiviso con l'intera cittadinanza.

Gli appuntamenti promossi dall’Università di Trieste nel PROGRAMMA di questa edizione:

  • SABATO 13 GIUGNO

ore 11 | Antico Caffè San Marco (Via Cesare Battisti 18)
Nestore in mezz'ora

L'ormai tradizionale e atteso appuntamento di approfondimento flash sui singoli capitoli dell'Ulisse si concentra quest'anno su Nestore. L'incontro è pensato per svelare la struttura, i simboli e i significati del secondo capitolo del capolavoro joyciano in una formula agile e accessibile a tutti. La guida di questo percorso esegetico è affidata a Laura Pelaschiar, docente dell'Università degli Studi di Trieste e curatrice del Museo Joyce, nella storica cornice del Caffè San Marco.

ore 20 | Teatro Politeama Rossetti (Largo Giorgio Gaber 1)
Circe & Nestore – Trasposizione teatrale

Evento centrale della programmazione serale, lo spettacolo propone un'ambiziosa rielaborazione drammaturgica che unisce i capitoli *Circe* e *Nestore*. L'adattamento del testo e la regia sono firmati a quattro mani da Laura Pelaschiar e Paolo Quazzolo, docenti dell'Ateneo triestino. La produzione si distingue per una fortissima sinergia accademica: oltre alla direzione scientifica e registica, la messinscena vede salire sul palcoscenico del Rossetti un nucleo di dottorandi e laureati dell'Università degli Studi di Trieste, nello specifico Elisa Mariuz, Valeria Piraino, Federica Rufolo e Tommaso Piccolo, trasformando la ricerca letteraria in azione scenica.

  • DOMENICA 14 GIUGNO

ore 11 | Spazio Forum – Museo LETS (Piazza Hortis 4)
Museo Joyce Tour

Una visita guidata tematica all'interno delle sale del Museo Joyce per esplorare la fitta rete di relazioni, suggestioni e permanenze reali che hanno legato lo scrittore irlandese alla città di Trieste. L'itinerario tra i documenti e i materiali d'archivio è condotto da Laura Pelaschiar (Università degli Studi di Trieste), che illustrerà l'impatto decisivo degli anni triestini sulla genesi dell'Ulisse.

ore 12 | Spazio Forum – Museo LETS (Piazza Hortis 4)
JJ Walking Tour

Subito dopo la visita museale, prende il via l'itinerario a piedi attraverso i luoghi simbolo della Trieste di James Joyce. Le tappe cittadine, i palazzi e le strade frequentate dall'autore si trasformano nel palcoscenico di un racconto itinerante. La passeggiata culturale è guidata da Laura Pelaschiar con il contributo e la partecipazione del professor Paolo Quazzolo (Università degli Studi di Trieste), offrendo al pubblico un'analisi sul campo rigorosa e al contempo divulgativa.

ore 20 | Teatro Politeama Rossetti (Largo Giorgio Gaber 1)
Circe & Nestore – Trasposizione teatrale (Replica)

A chiusura delle giornate dedicate alle celebrazioni joyciane, viene proposta la replica serale della trasposizione teatrale. Un'ulteriore occasione per il pubblico di assistere allo spettacolo nato dalla collaborazione scientifico-artistica dei docenti, ricercatori e studenti dell'Ateneo giuliano.

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Dal 13 al 16 giugno torna la manifestazione dedicata all’Ulisse di Joyce. L’Ateneo cura letture esegetiche, una trasposizione teatrale e tour culturali
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AlmaLaurea 2026: exploit UniTS con le Lauree Magistrali in crescita su occupazione, attrattività e mobilità internazionale

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I laureati magistrali dell’Università di Trieste a cinque anni dalla laurea si collocano ai vertici regionali e nazionali in termini di occupazione, livello di stipendio e mobilità internazionale durante il percorso di studi. Risultati costruiti dall’ateneo con politiche di valorizzazione dei percorsi di secondo livello che hanno prodotto un ottimo 47% di studenti provenienti da altre regioni italiane e un quasi 7% dall’estero.

È quanto emerge dal XXVII Rapporto AlmaLaurea, che ha analizzato le performance degli studenti laureati nel 2025.

In dettaglio, a cinque anni dalla Laurea, l’occupazione dei laureati magistrali raggiunge il 97,3%, superando il dato regionale (96,5%) e quello nazionale (94,4%), mentre la retribuzione mensile arriva in media a 2.023 euro (1.977 in FVG, 1.903 in Italia). Dati in netta crescita rispetto al 2025, quando l’occupazione di questa tipologia di laureati era stabile al 93%.

Le Lauree Magistrali UniTS si confermano attrattive: il 47% degli studenti arriva da altre regioni italiane, (la media nazionale non arriva al 30%), mentre il 6,7% da altri Paesi, con una crescita di quasi un punto percentuale rispetto all’anno scorso.

Sale anche la quota dei laureati magistrali che hanno partecipato a un’esperienza di studio all’estero riconosciuta dal proprio corso di Laurea: si sale dal 13% del 2025 al 16.1% odierno.

Ottime anche le performance dei laureati triennali.

A un anno dal conseguimento del titolo, l’87% dei laureati triennali che non proseguono gli studi risulta occupato (lo scorso anno si registrava l’84,8%), contro l’81,2% della media nazionale e l’85,4% del Friuli Venezia Giulia. La retribuzione netta mensile è di 1.543 euro, superiore alla media nazionale (1.491 euro).

A confermare l’elevata qualità dell’esperienza accademica a Trieste sono anche i giudizi generali degli studenti: l’89% si dichiara complessivamente soddisfatto del proprio percorso universitario, con valutazioni molto positive anche sul rapporto con i docenti (87%), sul carico di studio (83%) e sulle attività e infrastrutture didattiche (86,5%).

Il XXVII Rapporto AlmaLaurea ha analizzato le performance di oltre 335 mila laureati del 2025 in 81 atenei italiani, tra cui i 3.326 dell’Ateneo triestino: 1.917 di primo livello, 1.026 magistrali biennali e 383 a ciclo unico.

UniTS, con il suo Career Service, svolge attività di placement e orientamento al lavoro per studenti e studentesse, laureati e laureate e PhD: l’obiettivo è ridurre il più possibile i tempi di ingresso nel mercato del lavoro degli studenti https://amm.units.it/placement

Tutte le informazioni sull’offerta formativa UniTS su https://units.it/immatricolazioni26

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Dati sopra la media nazionale e regionale anche sulle Lauree Triennali
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T4EU Student Garden: nel Campus di Piazzale Europa nasce un laboratorio verde a cielo aperto

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Un piccolo spazio verde del campus trasformato in un laboratorio a cielo aperto, dove osservare da vicino come la natura possa adattarsi alle sfide del cambiamento climatico.

Nasce così il T4EU Student Garden dell’Università di Trieste, realizzato nell’ambito del Work Package 6 “Green Campus Life, Inclusion and Wellbeing” dell’Alleanza europea Transform4Europe – T4EU. L’iniziativa prevede che ogni Ateneo partner realizzi uno Student Garden attraverso un’azione collaborativa, con l’obiettivo di sensibilizzare la comunità universitaria sui temi della sostenibilità ecologica e della trasformazione ambientale.

A UniTS il progetto ha preso forma in un’area verde da tempo dismessa, situata a ridosso dell’Edificio H3, sul lato verso l’Orto Botanico dell’Ateneo. Lo spazio è stato ripensato e riqualificato come un’isola di biodiversità, con l’introduzione di specie vegetali prevalentemente native dell’area mediterranea e selezionate per la loro capacità di resistere a ondate di calore e periodi di siccità sempre più frequenti.

Il cuore dell’iniziativa è il tema della cosiddetta “migrazione assistita” di specie vegetali: un approccio già adottato in diverse città europee, che mira a favorire la sopravvivenza e la sostenibilità del verde urbano in uno scenario climatico in rapido cambiamento. Gli studenti e le studentesse coinvolti hanno partecipato alla progettazione dello spazio, alla scelta delle specie vegetali e alle attività di piantumazione. Nei primi mesi di attecchimento, saranno inoltre impegnati nell’irrigazione periodica e calendarizzata delle piante, contribuendo così alla cura diretta del nuovo giardino.

Il progetto è stato realizzato grazie alla collaborazione tra T4EU, il Dipartimento di Scienze della Vita e diversi uffici dell’amministrazione centrale, con il coinvolgimento diretto di studenti e studentesse del DSV. La progettazione e l’esecuzione dell’intervento sono state coordinate e supervisionate dal dott. Andrea Moro, Curatore dell’Orto Botanico dell’Ateneo, dal prof. Andrea Nardini, ordinario di Fisiologia Vegetale, e dalla dott.ssa Martina Tomasella, ricercatrice a tempo determinato in Fisiologia Vegetale.

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Un’area verde nei pressi dell’Edificio H3 è stata riqualificata grazie alla collaborazione tra T4EU, DSV, studenti e uffici dell’Ateneo
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UniTS in Tanzania per il lancio del progetto TNG sulla filiera sostenibile del caffè

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Una delegazione ufficiale dell’Università di Trieste ha partecipato a Mbeya, in Tanzania, all’evento di lancio del progetto di cooperazione internazionale allo sviluppo Towards the next generation of sustainable quality coffee producers in South Tanzania (TNG), finanziato dall’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo e coordinato dalla Regione Friuli Venezia Giulia.

La missione nelle Southern Highlands ha rappresentato un passaggio importante per l’avvio operativo del progetto, che avrà la durata di 36 mesi, e per il consolidamento delle relazioni istituzionali, scientifiche e formative tra l’Ateneo triestino e i partner locali. Il coinvolgimento di UniTS nel progetto interessa tre Dipartimenti dell’Ateneo – IUSLIT, DEAMS e DSV – e conferma il carattere interdisciplinare del contributo triestino. La delegazione ufficiale presente in Tanzania era composta dalla prof.ssa Ilaria Micheli, del Dipartimento di Scienze Giuridiche, del Linguaggio, dell’Interpretazione e della Traduzione, coordinatrice delle attività progettuali previste per l’Università, e dal dott. Matteo Carzedda, del Dipartimento di Scienze Economiche, Aziendali, Matematiche e Statistiche

Il progetto TNG nasce da un ampio partenariato che riunisce, oltre all’Università di Trieste, Illycaffè, la Fondazione Ernesto Illy, la sede di Bari del CIHEAM – Istituto Agronomico Mediterraneo, le Regioni di Mbeya, Songwe e Ruvuma e l’organizzazione della società civile Café Africa – Tanzanian Branch.

L’obiettivo è raggiungere almeno 12.000 produttori locali di caffè nel Sud della Tanzania, contribuendo al miglioramento della filiera produttiva e alla crescita di un modello di sviluppo più sostenibile, consapevole e resiliente. In questo quadro, il ruolo di UniTS è duplice e unisce in maniera indissolubile ricerca scientifica applicata e trasferimento della conoscenza. Obiettivi delle ricerche sono: la comprensione degli effetti del cambiamento climatico sul territorio e l’individuazione di possibili strategie di mitigazione (a cura dei colleghi Giovanni Bacaro e Alberto Pallavicini del DSV), la valorizzare delle pratiche locali e la facilitazione della comunicazione tra contadini e formatori attraverso la realizzazione di vocabolari e manuali tecnico-culturali multilingue (a cura di Ilaria Micheli) e l’individuazione di strategie economiche e gestionali funzionali al rafforzamento degli agricoltori e a una migliore valorizzazione della materia prima nelle fasi iniziali della catena del valore (a cura di Matteo Carzedda, Gianluigi Gallenti, Giuseppe Borruso e Barbara Campisi). Sulla base delle evidenze che emergeranno nel quadro delle ricerche, saranno definiti i contenuti e le modalità più adatte per la formazione degli stakeholder e dei beneificiari locali.

Il lancio ufficiale del progetto si è svolto nella sala conferenze dell’Eden Highlands Hotel di Mbeya, alla presenza dell’Ambasciatore d’Italia in Tanzania Giuseppe Sean Coppola, alumnus UniTS, del responsabile AICS in Tanzania Paolo Razzini, dell’Assessore regionale alle Risorse agroalimentari, forestali, ittiche e montagna Stefano Zannier, delle massime autorità dei governi delle tre Regioni del Sud della Tanzania coinvolte nel progetto e dei rappresentanti della Mbeya University of Science and Technology (MUST) e della Catholic University of Mbeya (CUoM), che supporteranno l’Ateneo triestino nelle attività in loco.

Nel corso dell’incontro, l’Ambasciatore Giuseppe Sean Coppola e Paolo Razzini hanno sottolineato il valore di un partenariato particolarmente esteso e diversificato, in cui enti pubblici, università, enti di ricerca, imprese e organizzazioni della società civile collaborano per raggiungere obiettivi comuni. Ricerca, trasferimento tecnologico e formazione rappresentano i tre assi su cui costruire un percorso di sviluppo condiviso, capace di generare ricadute concrete per le comunità locali e per l’intera filiera del caffè.

La presenza della delegazione UniTS in Tanzania ha permesso anche di rafforzare la collaborazione con le istituzioni accademiche locali. I docenti dell’Ateneo hanno incontrato i colleghi della MUST e della CUoM per definire le modalità di supporto al progetto e per porre le basi di future iniziative congiunte nell’ambito della cooperazione allo sviluppo, della ricerca e dello scambio internazionale di docenti, personale tecnico-amministrativo e studenti.

Queste collaborazioni saranno sviluppate all’interno di Memorandum of Understanding riferiti all’intero Ateneo. Il primo accordo, quello con la Catholic University of Mbeya, è stato firmato proprio in occasione del lancio del progetto, alla presenza dell’Ambasciatore d’Italia, dell’Assessore regionale e del Vescovo di Mbeya, Wolfgang Pisa. È inoltre in fase conclusiva il percorso per la stipula dell’accordo con la Mbeya University of Science and Technology.

La missione ha consentito alla delegazione triestina di entrare in contatto anche con altre esperienze di cooperazione internazionale finanziate da AICS nella regione di Mbeya, promosse da organizzazioni della società civile e da volontarie e volontari italiani, con particolare attenzione ai progetti dedicati alla disabilità infantile. In questo quadro si inserisce anche la visita alla Utengule Coffee Plantation, una delle realtà locali più avanzate nella coltivazione e nella selezione del caffè, con la quale sono state individuate possibili sinergie per le successive fasi del progetto.

Una parte significativa della missione è stata inoltre dedicata all’osservazione delle attività di formazione sul campo rivolte agli operatori delle unità centrali di depolpazione del caffè e ai responsabili delle cooperative locali AMCOS delle regioni di Mbeya e Songwe. La formazione, curata da Francesca Pellis e Gianluca Malvicini di Illycaffè, ha offerto un primo momento di confronto operativo sulle esigenze della filiera e sulle modalità più efficaci per accompagnare i produttori locali nel miglioramento della qualità e della sostenibilità del processo produttivo.

Il prossimo passaggio per l’Università di Trieste sarà la selezione di tre borsisti di ricerca che affiancheranno i docenti nelle attività sul terreno. I borsisti potranno acquisire competenze specifiche e lavorare a stretto contatto con le reti locali, contribuendo alla continuità delle azioni previste dal progetto e al loro radicamento nel territorio.

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IUSLIT, DEAMS e DSV nel progetto finaziato da AICS e coordinato da Regione FVG. Tra i partner anche Illycaffè e Fondazione Ernesto Illy
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UniTS e Africa: didattica digitale e science diplomacy nella conferenza internazionale STACK in Trieste 2026

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Al MiGE si è tenuta la conferenza internazionale “STACK in Trieste 2026”, dedicata all’uso di strumenti digitali open source per migliorare la didattica nei corsi STEM e sostenere la cooperazione scientifica con le università africane.

L’iniziativa si inserisce in un percorso avviato nel 2022, quando l’Ateneo è stato il primo in Italia a installare STACK, software per l’insegnamento e la valutazione automatica nelle discipline scientifiche. Da allora UniTS ha sviluppato una propria banca di domande per i corsi di base, oggi utilizzata da circa 1000 studenti ogni anno.

STACK (System for Teaching and Assessment using a Computer algebra Kernel) consente agli studenti di esercitarsi in autonomia attraverso esercizi interattivi, generati in modo parametrico e corretti automaticamente. Il sistema fornisce feedback mirati e soluzioni guidate, permettendo ai docenti di introdurre forme di valutazione continua anche in classi numerose.

Questo aspetto è particolarmente rilevante nei corsi STEM di base e nei contesti universitari in forte crescita: in alcune università africane, per esempio, l’aumento della popolazione studentesca ha portato a classi molto ampie, con un rapporto tra studenti e docenti difficile da sostenere con strumenti tradizionali.

“La crescita demografica in Africa ha portato, insieme ad altri fattori, a classi universitarie STEM estremamente numerose, in alcuni casi di oltre 1000 studenti per singolo docente. Le risorse delle università non sono cresciute in modo proporzionale, nonostante lo studio delle materie STEM sia sempre più centrale per il mondo del lavoro e per lo sviluppo. D’altro canto, nel contesto italiano la valutazione continua STEM è pressoché assente, in quanto comporta ingenti risorse per i docenti. Il software open source STACK aiuta ad affrontare entrambe queste sfide, simultaneamente e con uno sforzo congiunto”, sottolinea il professor Lewanski (MiGE).

La conferenza ha riunito 46 partecipanti provenienti da 12 Paesi. Hanno preso parte ai lavori delegazioni da Kenya, Rwanda e Somalia, con 12 docenti africani in rappresentanza di Masinde Muliro University for Science and Technology, Maseno University, INES Ruhengeri e Somali National University.

All’apertura sono intervenute Roberta Altin, Delegata della Rettrice alla Cooperazione e Sviluppo, Silvia Pallaver per il Teaching and Learning Center UniTS e per il progetto DEH Alma, e Federica Gori per l’Ufficio Progettazione Internazionale e Recruitment. Tra gli ospiti anche Marcelo Knobel, Direttore di UNESCO - The World Academy of Science, Christopher Sangwin, professore dell’Università di Edimburgo e creatore di STACK, e David Stern, Direttore di IDEMS International.

Lo sviluppo di STACK a UniTS, la ricerca sul suo impatto nella didattica e il supporto alla African STACK Community sono stati sostenuti da Swiss National Science Foundation, progetti Erasmus+ KA171, borse di dottorato PNRR per la pubblica amministrazione, progetti UniTS di cooperazione allo sviluppo e progetto DEH Alma.

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Il MiGE ha ospitato l’evento dedicato alla cooperazione scientifica con l’Africa e all’innovazione nella didattica digitale per i corsi STEM
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Salone Nautico di Venezia 2026: UniTS presente per valorizzare formazione, ricerca e progettazione navale

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Dalla progettazione in aula alle imbarcazioni in acqua: UniTS ha preso parte all’inaugurazione del Salone Nautico di Venezia 2026 con una delegazione del Dipartimento di Ingegneria e Architettura composta dal direttore Giorgio Sulligoi, da Vittorio Bucci, recentemente nominato coordinatore del corso di studi in Ingegneria Navale, e da Serena Bertagna, insieme a dottorandi e studenti della laurea magistrale in Ingegneria Navale.

La presenza dell’Ateneo ha messo in evidenza il legame tra formazione ingegneristica, progettazione nautica e dialogo con il settore industriale del mare. Un ambito in cui UniTS ha radici storiche profonde e che oggi continua a svilupparsi attraverso didattica, ricerca applicata e progetti con il coinvolgimento diretto degli studenti. 

Tra i momenti centrali della giornata, l’esibizione della nuova imbarcazione dell’Audace Sailing Team, recentemente presentata e pronta a gareggiare alla SuMoth Challenge 2026. Il progetto testimonia il valore dell’esperienza sviluppata all’interno del team, che per gli studenti rappresenta un vero laboratorio formativo sul campo: un percorso in cui competenze teoriche, progettazione e sperimentazione si intrecciano in tutte le fasi di lavoro, dallo studio dello scafo alla verifica delle strutture, fino alla costruzione e alla partecipazione a competizioni universitarie.

Nel corso della giornata si è svolta anche la cerimonia di premiazione del MUVE Yacht Projects 2026 – Academy Lab, iniziativa promossa nell’ambito del Salone Nautico di Venezia e dedicata al rapporto tra università, giovani progettisti, imprese e cultura del mare. Al progetto hanno partecipato anche studenti del corso di Ingegneria Navale di UniTS, impegnati nello sviluppo di proposte progettuali per la nautica contemporanea.

Durante la premiazione, il professor Vittorio Bucci è intervenuto sulle trasformazioni del settore nautico e sulle competenze richieste ai futuri ingegneri navali. Navi e yacht sono sistemi complessi, che integrano fisica, materiali, esigenze armatoriali, comfort e tecnologie avanzate. Per questo, la formazione universitaria parte da solide basi ingegneristiche e accompagna gli studenti verso una progettazione sempre più integrata, anche grazie al confronto con il mondo produttivo.

Sottolinea il prof. Sulligoi: “Forse non tutti sanno che la nostra Facoltà di Ingegneria nacque proprio con il corso di laurea in Ingegneria Navale. Oggi come allora, e sempre più, è un’ingegneria che si apre e abbraccia i territori, gli stakeholder, ed è onorata di potersi presentare, e di ritrovarvi premiati i propri studenti, anche a Venezia, oggi definita da autorevoli relatori “la più antica città del futuro”.

La partecipazione al Salone è stata anche un’occasione di formazione diretta per studenti e dottorandi, che hanno potuto approfondire temi legati all’innovazione tecnologica, alla progettazione nautica e allo sviluppo del settore marittimo attraverso il contatto con realtà industriali, progettuali e istituzionali del comparto.

Abstract
Studenti, dottorandi e docenti del DIA per esporre il nuovo foiling moth dell’Audace Sailing Team e partecipare al MUVE Yacht Projects Academy Lab
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