Federico D’Atri si distingue nella Challenge del Center for Open Science Read more about Federico D’Atri si distingue nella Challenge del Center for Open Science Immagine foto_1280x720.jpg Data notizia Wed, 19/08/2026 - 12:00 Categoria notizia Ateneo ateneo Ricerca Destinatari canale Ateneo Ricerca Destinatari target Post lauream Testo notizia Può l’intelligenza artificiale aiutarci a capire quanto sia solido un risultato scientifico? È la domanda al centro della Predicting Replicability Challenge, competizione internazionale promossa dal Center for Open Science, nella quale Federico D’Atri, dottorando dell’Università di Trieste, ha ottenuto il terzo posto, accompagnato da un premio di 3.375 dollari.La competizione del COS ha messo alla prova sistemi automatici in grado di stimare la probabilità che un risultato scientifico venga confermato quando uno studio viene ripetuto in modo indipendente. In altre parole, gli algoritmi devono “prevedere” se, ripetendo lo studio con nuovi dati e nuovi campioni, si possano ottenere risultati analoghi. La replicabilità rappresenta infatti un elemento importante per valutare l’affidabilità di un lavoro scientifico, perché contribuisce a capire quanto un risultato sia solido e possa essere confermato anche utilizzando nuovi dati.Per formulare le sue previsioni, D’Atri ha sviluppato un sistema basato principalmente su un Large Language Model (LLM) adattato e addestrato appositamente per questo compito. Il modello ha analizzato il testo completo degli articoli scientifici, utilizzandone le informazioni per stimare la probabilità che i risultati potessero essere confermati da una replica indipendente.In una delle soluzioni presentate, le valutazioni dell’LLM sono state inoltre combinate con quelle di un modello di machine learning più tradizionale, che utilizzava anche dati strutturati dello studio come il numero di partecipanti, la significatività statistica dei risultati, la dimensione dell’effetto, l’anno di pubblicazione e la disciplina di provenienza.Nell’ultimo round della competizione i partecipanti hanno lavorato su studi provenienti dal Replicability Project: Health Behavior, dedicato ai comportamenti legati alla salute. Per ciascun risultato dovevano stimare la probabilità che venisse confermato da una replica indipendente, prima di conoscerne l’esito effettivo.«Questo tema – spiega D’Atri – ma nasce da un interesse che coltivo da tempo per la replicabilità e l’affidabilità delle scoperte scientifiche, soprattutto nell’ambito della psicologia e delle scienze sociali. Il lavoro mi ha permesso di esplorare in che modo gli strumenti di intelligenza artificiale possano essere applicati all’analisi della letteratura scientifica».Replicare direttamente uno studio può richiedere molto tempo e risorse. È proprio qui che sistemi di questo tipo potrebbero trovare in futuro una delle loro applicazioni più interessanti. Una previsione automatica non può sostituire una vera replica, ma può fornire una prima indicazione utile, ottenibile in tempi più brevi e a costi inferiori, aiutando a individuare gli studi sui quali può essere più utile concentrare nuove verifiche.«Il risultato ottenuto dal dottorando Federico D’Atri dimostra ancora una volta la centralità della curiosità nella formazione dottorale», sottolinea il prof. Francesco Longo, delegato UniTS ai dottorati di ricerca. «Una curiosità che si applica anche a temi trasversali o non strettamente legati al proprio progetto di ricerca, come in questo caso, ma che si dimostra fondamentale nella costruzione del proprio profilo di ricercatore». Abstract Il dottorando UniTS terzo classificato: il suo sistema analizza articoli scientifici per stimare la probabilità che i risultati vengano confermati da nuovi studi Mostra nel diario Off
Report AlmaLaurea 2026: l'occupazione dei dottori di ricerca UniTS sale al 96% Read more about Report AlmaLaurea 2026: l'occupazione dei dottori di ricerca UniTS sale al 96% Immagine ChatGPT Image 3 ago 2026, 16_48_47.png Data notizia Wed, 05/08/2026 - 12:00 Categoria notizia Ateneo ateneo Destinatari canale Ateneo Destinatari target Post lauream Testo notizia L'Università di Trieste conferma l'elevata qualità dei propri percorsi di dottorato di ricerca. Il Report AlmaLaurea 2026, che analizza gli esiti occupazionali a un anno dal conseguimento del titolo, evidenzia risultati particolarmente positivi per i dottori di ricerca dell'Ateneo, con tutti i principali indicatori superiori alla media nazionale.Il dato più significativo riguarda il tasso di occupazione, che raggiunge il 96%, confermando l'elevata capacità dei percorsi di dottorato UniTS di favorire un rapido e qualificato inserimento nel mondo del lavoro.Anche la coerenza tra formazione e attività professionale risulta elevata: il 77,5% degli intervistati dichiara infatti di svolgere consistente attività di ricerca nel proprio lavoro, segno della piena valorizzazione delle competenze acquisite durante il percorso dottorale.Particolarmente significativo è anche il dato relativo all'efficacia del titolo: per l'80,7% dei dottori di ricerca il dottorato si rivela molto efficace nello svolgimento dell'attività lavorativa, a conferma del valore della formazione avanzata offerta dall'Ateneo.La retribuzione mensile netta media si attesta infine a 1.963 euro.I risultati del Report AlmaLaurea 2026 confermano la capacità dell'Università di Trieste di formare ricercatrici e ricercatori altamente qualificati, in grado di inserirsi rapidamente nel mercato del lavoro e di mettere a frutto le competenze sviluppate durante il percorso di dottorato. Il posizionamento dell'Ateneo al di sopra della media nazionale in tutti gli indicatori analizzati testimonia l'efficacia della formazione dottorale e la crescente riconoscibilità del titolo nei contesti della ricerca, dell'innovazione e delle professioni ad alta qualificazione. Abstract A un anno dal titolo, i principali indicatori si attestano al di sopra della media nazionale Mostra nel diario Off
Multilinguismo e intelligenza artificiale: conclusa la 32ª Summer School di Bovec Read more about Multilinguismo e intelligenza artificiale: conclusa la 32ª Summer School di Bovec Immagine ca2a4c74-0acf-4524-9e10-bc70ad2c8f93.png Data notizia Tue, 04/08/2026 - 12:00 Categoria notizia Ateneo ateneo Destinatari canale Ateneo Studiare Internazionale Destinatari target Studenti iscritti Testo notizia Si è conclusa il 25 luglio la 32ª edizione della Summer School internazionale di Bovec, che ha riunito per due settimane 32 studentesse e studenti provenienti da Austria, Italia, Slovenia e Croazia, cinque dei quali dell’Università di Trieste. Al centro dell’edizione 2026 il rapporto tra intelligenza artificiale, comunicazione multilingue e trasformazioni culturali e digitali. La scuola si è svolta dal 12 al 25 luglio nella località slovena, nel cuore dell’area Alpe-Adria. Il programma ha combinato corsi intensivi di italiano, sloveno, croato, tedesco e friulano con conferenze e workshop dedicati alle opportunità e alle criticità dell’intelligenza artificiale applicata alle lingue. Le attività hanno approfondito, in particolare, il contributo delle nuove tecnologie alla traduzione e all’apprendimento linguistico, alla tutela delle lingue meno diffuse e all’inclusione digitale, senza trascurare i rischi legati ai pregiudizi degli algoritmi e alla scarsa rappresentazione delle comunità linguistiche minoritarie. Organizzata dall’Università di Klagenfurt, la Summer School è realizzata insieme alle Università di Trieste, Udine, Lubiana, Primorska-Capodistria, Fiume e Osijek. L’iniziativa costituisce uno degli esempi più consolidati di cooperazione universitaria nell’area Alpe-Adria, mettendo in relazione formazione linguistica, approfondimento scientifico e dialogo tra giovani provenienti da contesti culturali differenti. Accanto alle lezioni, il programma ha previsto momenti di incontro con il territorio, attività culturali e un’escursione di una giornata a Lubiana, durante la quale i partecipanti hanno visitato l’Istituto Jožef Stefan e il suo reattore nucleare di ricerca. L’esperienza ha permesso alle studentesse e agli studenti di sviluppare competenze linguistiche, digitali e interculturali e di costruire relazioni capaci di superare i confini nazionali. Abstract 32 partecipanti da quattro Paesi, tra cui cinque studenti UniTS, per due settimane di formazione linguistica, workshop e confronto interculturale Mostra nel diario Off
International business, al via l’evento mondiale di X-Culture Read more about International business, al via l’evento mondiale di X-Culture Immagine ChatGPT Image 3 ago 2026, 12_37_01.png Data notizia Mon, 03/08/2026 - 12:00 Categoria notizia Ateneo ateneo Comunicati stampa Società e territorio Destinatari canale Ateneo Internazionale Destinatari target Studenti iscritti Enti e aziende Testo notizia È iniziata a Trieste la X-Culture Global Business Week, la settimana internazionale che fino all’8 agosto trasforma la città in un laboratorio globale di international business. L’Università di Trieste ospita e organizza per la prima volta l’evento conclusivo del programma che mette in relazione università, studenti e imprese attraverso un’esperienza diretta di sviluppo di progetti aziendali e collaborazione multiculturale.L’edizione triestina, organizzata dal Dipartimento di Scienze Economiche, Aziendali, Matematiche e Statistiche “Bruno de Finetti” – DEAMS insieme al comitato internazionale di X-Culture, riunisce quasi 150 studenti selezionati provenienti da 36 Paesi, insieme a docenti, ricercatori, manager e professionisti di diversi continenti.Le sessioni plenarie si svolgono nella sede di MIB Trieste School of Management, partner dell’evento, mentre le premiazioni avranno luogo venerdì 7 agosto, durante la serata conclusiva, che comprenderà anche la cena di gala in piazzale Europa.L’evento rappresenta il momento culminante di un percorso formativo internazionale unico per dimensioni e struttura. Nato nel 2010, X-Culture ha coinvolto complessivamente oltre 130.000 studenti di 701 università e 115 Paesi, riuniti in più di 16.000 team internazionali. I partecipanti lavorano a distanza, comunicando in inglese attraverso fusi orari, culture e percorsi accademici differenti, per elaborare soluzioni a problemi reali presentati da aziende di tutto il mondo.A Trieste sono arrivati alcuni dei migliori studenti dell’edizione 2026, selezionati sulla base dei risultati ottenuti durante la fase internazionale online. Tra loro ci sono anche sette studentesse e studenti dell’Università di Trieste, la cui partecipazione è sostenuta dal DEAMS e dalla Fondazione Pietro Pittini, da tempo impegnata nel promuovere opportunità di formazione e internazionalizzazione rivolte ai giovani.Lead Host dell’iniziativa è la rettrice Donata Vianelli, docente di Marketing internazionale e Cross Cultural, che negli ultimi quindici anni ha coinvolto nel progetto più di 700 studentesse e studenti dell’Università di Trieste.«La Global Business Week offre agli studenti un’esperienza che riproduce in modo molto concreto la complessità del lavoro internazionale: persone con lingue, culture e percorsi differenti chiamate a costruire insieme soluzioni per imprese reali. Allo stesso tempo, iniziative di questo tipo rafforzano il ruolo di Trieste come piattaforma internazionale di formazione e innovazione, capace di attrarre talenti, generare connessioni con il sistema produttivo e contribuire allo sviluppo economico del territorio attraverso l’apertura globale dell’Università», sottolinea Donata Vianelli.L’organizzazione coinvolge direttamente i docenti UniTS Guido Bortoluzzi, anche direttore accademico dell’MBA in International Business di MIB, Andrea Tracogna, che riveste anche il ruolo di Dean al MIB, e Rubina Romanello, oltre alla ricercatrice Chiara Marinelli, al docente del MIB Stefano Pilotto, allo staff amministrativo dell’Ateneo e a una decina di studenti impegnati nella preparazione e nella gestione dell’evento.Università e aziende insieme su sfide concreteElemento centrale della Global Business Week è la collaborazione tra l’Università e le aziende e organizzazioni partner, alcune delle quali rappresentative del sistema economico e culturale del Friuli Venezia Giulia: Assicurazioni Generali, Barilla, Modiano, Fondazione ITS – International Talent Support, Associazione Caffè Trieste e Genuino.Gli studenti si confrontano con manager e professionisti e sono chiamati a sviluppare analisi, strategie e possibili soluzioni per i casi e i problemi concreti proposti dalle organizzazioni partner.La collaborazione consente agli studenti internazionali di conoscere imprese, filiere produttive e realtà del territorio, offrendo allo stesso tempo alle organizzazioni coinvolte l’opportunità di raccogliere idee e prospettive elaborate da giovani talenti provenienti da contesti culturali e universitari molto diversi.Docenti di riferimento internazionaleTra le figure accademiche più influenti presenti a Trieste c’è Vasyl “Vas” Taras, professore di International Business alla University of North Carolina at Greensboro, fondatore di X-Culture e tra i massimi esperti di team multiculturali e di gruppi di lavoro globali che collaborano a distanza.Coinvolti inoltre 22 docenti ed esperti internazionali di business, provenienti da università e istituzioni di diversi Paesi. Tra questi Richard Griffith, professore di Psicologia industriale e organizzativa al Florida Institute of Technology e direttore dell’Institute for Culture, Collaboration and Management, con competenze che spaziano dall’international management alla collaborazione interculturale e allo sviluppo delle capacità necessarie per lavorare in contesti internazionali complessi.Una settimana di lavoro come consulenti internazionaliNel corso della Global Business Week i partecipanti incontrano i referenti delle aziende, analizzano le sfide assegnate, visitano sedi e realtà produttive e prendono parte a workshop, sessioni formative e attività di mentoring con docenti internazionali.I gruppi elaboreranno le proprie proposte, sottoponendole a una prima valutazione della faculty per perfezionarle. Al termine della settimana presenteranno le raccomandazioni strategiche ai rappresentanti delle aziende e a una giuria internazionale di docenti. Le soluzioni migliori saranno premiate durante la cerimonia conclusiva.Il programma comprende anche momenti dedicati alla conoscenza di Trieste, del suo sistema scientifico e della sua storia economica e internazionale.L'evento è sostenuto da ARDiS – Agenzia regionale per il diritto allo studio, Fondazione Pietro Pittini, illycaffè, MIB Trieste School of Management, Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia e Trieste Trasporti. Il gruppo internazionale di studenti e docenti ha ricevuto al suo arrivo a Trieste anche il benvenuto di Confcommercio Trieste e FIPE. Abstract UniTS ospita la Global Business Week dell’iniziativa nata negli USA: oltre 120 studenti provenienti da università di 29 Paesi e sei continenti al lavoro in team multiculturali sulle sfide proposte dalle aziende del territorio Mostra nel diario Off Fotogallery
Cancro: il numero di copie mutate di un gene aiuta a prevedere sia la prognosi, sia la probabilità che si diffondano metastasi Read more about Cancro: il numero di copie mutate di un gene aiuta a prevedere sia la prognosi, sia la probabilità che si diffondano metastasi Immagine Titolo (66).jpg Data notizia Fri, 31/07/2026 - 12:00 Categoria notizia Ateneo ateneo Comunicati stampa Ricerca Destinatari canale Ateneo Ricerca Destinatari target Territorio e società Testo notizia Capire se in un tumore un gene è mutato può non essere sufficiente. In molti casi, infatti, conta anche sapere quante copie di tale gene mutato sono presenti nelle cellule tumorali e quanto questa alterazione incida sul comportamento della malattia.È questo il punto di partenza dello studio coordinato da Giulio Caravagna, docente di Informatica dell’Università di Trieste e responsabile del Cancer Data Science Laboratory, pubblicato su Nature Genetics. Nel corso dello studio i ricercatori hanno proposto un nuovo modo di leggere il DNA tumorale, più vicino alla complessità reale del cancro, in cui le mutazioni non vengono considerate soltanto in quanto presenti o assenti, ma anche in relazione all’assetto genomico complessivo del tumore.Nelle cellule tumorali le mutazioni somatiche, ovvero quelle che compaiono nel corso della vita in cellule diverse da quelle germinali, possono combinarsi con alterazioni del numero di copie del DNA. Anche per questo alcune regioni del genoma possono essere amplificate e altre perse. Dall’insieme di mutazioni, amplificazioni e perdite di regioni del genoma nasce il concetto di “dosaggio mutazionale di un gene” (in inglese gene mutant dosage). Il fine è dunque stimare quante copie mutate di un gene siano effettivamente presenti in un tumore e di valutare se questa informazione abbia un peso sulla prognosi e sulla diffusione di metastasi.Per affrontare il problema, il gruppo di ricerca ha sviluppato INCOMMON – INference of COpy number and Mutation Multiplicity in ONcology –, un metodo computazionale “open source” che consente di stimare il numero di copie mutate di un gene e la molteplicità delle mutazioni a partire dai pannelli di sequenziamento mirato comunemente utilizzati nella pratica clinica oncologica.Uno degli aspetti più rilevanti è proprio la possibilità di ricavare nuove informazioni da dati già prodotti nei percorsi diagnostici. INCOMMON utilizza modelli avanzati di inferenza statistica e machine learning per interpretare i risultati dei test molecolari clinici alla luce di grandi collezioni di tumori sequenziati a livello di genoma intero.“INCOMMON – spiega Giulio Caravagna – rappresenta un nuovo approccio per ottenere analisi a risoluzione superiore rispetto allo standard, anche senza modificare la tipologia di dato generato. Questa nuova opportunità svela alcune peculiarità dei processi oncogenici che possono rivelarsi interessanti dal punto di vista prognostico e predittivo”.Nello studio, sostenuto anche da Fondazione AIRC, i ricercatori hanno analizzato oltre 60.000 campioni clinici di pazienti, relativi a 39 diversi tipi di tumore e più di 500.000 mutazioni. Stratificando oltre 20.000 pazienti in base al dosaggio mutazionale di diversi oncogeni e geni oncosoppressori, i ricercatori hanno individuato 46 biomarcatori specifici per tumore e associati alla sopravvivenza complessiva.Il dato più significativo è che 13 di questi biomarcatori, distribuiti in 12 tipi di tumore, non sarebbero stati rilevati con i modelli tradizionali basati sulla sola distinzione tra gene mutato e gene non mutato. Il dosaggio mutazionale permette quindi di far emergere segnali prognostici che una lettura più semplice del DNA tumorale può non intercettare.I risultati ottenuti offrono inoltre nuove indicazioni sul comportamento metastatico dei tumori. I ricercatori hanno in particolare identificato 26 biomarcatori associati in maniera ricorrente alla diffusione metastatica in 10 tipi di cancro e 20 biomarcatori la cui presenza permette di predire la tendenza del tumore a diffondersi verso specifici organi in cinque tipi di tumore.“I dati raccolti in questo studio – afferma Nicola Calonaci, postdoc sostenuto da AIRC all’Università di Trieste e primo autore dell’articolo – mostrano come informazioni genomiche già presenti nelle analisi molecolari regolarmente svolte in clinica possano essere reinterpretate con molta maggiore precisione grazie a sistemi avanzati di inferenza statistica e di ‘machine learning’”. “Un aspetto particolarmente interessante è che il dosaggio mutazionale sembra catturare proprietà biologiche dei tumori che non emergono quando le mutazioni vengono considerate solo come presenti o assenti” - aggiunge Eriseld Krasniqi, medico oncologo presso l’IRCCS Istituto Nazionale Tumori Regina Elena di Roma, dottorando UniTS e anch’esso primo autore dell’articolo. “Questo è particolarmente rilevante nello studio delle metastasi, in cui è storicamente molto difficile identificare caratteristiche genomiche che distinguano i tumori primari da quelli metastatici”. “La ricerca rappresenta un bell’esempio di come la collaborazione tra centri clinici di alta specializzazione e gruppi di ricerca computazionale possa tradursi in conoscenza utile per il paziente oncologico – sostiene Giovanni Blandino, Direttore Scientifico dell’IRRCS Istituto Nazionale Tumori Regina Elena (IRE) di Roma –. La partecipazione dell’IRE a un lavoro di questa portata testimonia la nostra vocazione a presidiare la frontiera della ricerca traslazionale, dove le competenze cliniche incontrano le tecnologie più avanzate di analisi dei dati genomici. Estrarre nuova informazione da test molecolari già disponibili nella pratica clinica è una delle direzioni più promettenti per la medicina oncologica di precisione, e un terreno su cui intendiamo continuare a investire”.Il lavoro apre inoltre la strada a studi futuri in cui integrare le informazioni sui trattamenti ricevuti dai pazienti, per capire se il dosaggio mutazionale possa avere non solo valore prognostico, ma anche valore predittivo della risposta alle terapie specifiche.Prima di una possibile applicazione clinica saranno necessari ulteriori passaggi di validazione. La prospettiva indicata dalla ricerca è però chiara: usare meglio le informazioni già disponibili nei dati molecolari per comprendere l’evoluzione della malattia e contribuire allo sviluppo di nuovi biomarcatori per la medicina oncologica di precisione.*********************************STUDIO PUBBLICATO SU NATURE GENETICS, 31 LUGLIO 2026Gene mutant dosage is associated with prognosis and metastatic tropism in 60,000 clinical cancer samples Nicola Calonaci1,†, Eriseld Krasniqi2,†, Daniel Colic3, Stefano Scalera4, Giorgia Gandolfi1, Salvatore Milite5, Konstantin Bräutigam6,7, Andrea Sottoriva5, Trevor A. Graham6, Leonardo Egidi8, Biagio Ricciuti9, Marcello Maugeri-Saccà10 and Giulio Caravagna1,111 Department of Mathematics, Informatics and Geosciences, University of Trieste, Italy2 Phase IV Clinical Studies Unit, IRCCS Regina Elena National Cancer Institute, 00144 Rome, Italy3 Institute for Research in Biomedicine, Barcelona, Spain4 Clinical Trial Center, Biostatistics and Bioinformatics Division, IRCCS Regina Elena National Cancer Institute, Rome, Italy5 Computational Biology Research Centre, Human Technopole, Milan, Italy6 Centre for Evolution and Cancer, Institute of Cancer Research, London, United Kingdom7 Institute of Medical Genetics and Pathology, University Hospital Basel, Basel, Switzerland8 Department of Economics, Business, Mathematics and Statistics “Bruno de Finetti”, University of Trieste, Italy9 Lowe Center for Thoracic Oncology, Dana-Farber Cancer Institute, Harvard Medical School, Boston, MA, USA10 Division of Medical Oncology 2, IRCCS Regina Elena National Cancer Institute, Rome, Italy11 Area Science Park, Trieste, Italy† These authors contributed equally.DOI: 10.1038/s41588-026-02666-z Abstract Lo studio coordinato da UniTS ha sviluppato INCOMMON, uno strumento di analisi computazionale per estrarre più informazioni dai test molecolari già utilizzati in oncologia. Analizzati oltre 60mila campioni e più di 500mila mutazioni in 39 tipi di tumore Mostra nel diario Off
XIV Summer School Ciamician: giovani ricercatori a confronto sulla transizione energetica Read more about XIV Summer School Ciamician: giovani ricercatori a confronto sulla transizione energetica Immagine Titolo (65).jpg Data notizia Thu, 30/07/2026 - 12:00 Categoria notizia Ateneo ateneo Ricerca Società e territorio Destinatari canale Ateneo Ricerca Destinatari target Studenti iscritti Testo notizia Si è conclusa la XIV edizione della Summer School Ciamician, promossa dal Dipartimento di Ingegneria e Architettura di UniTS. Diciannove studenti e dottorandi da sette Paesi si sono ritrovati al Passo Monte Croce Comelico, nel cuore delle Dolomiti, per approfondire i temi della transizione energetica insieme ad alcuni tra i maggiori esperti del settore.I partecipanti, selezionati tra circa quaranta candidature provenienti da università italiane ed europee, hanno seguito un percorso interdisciplinare dedicato alle principali sfide della decarbonizzazione: materiali sostenibili per l'edilizia, fonti rinnovabili, evoluzione del sistema elettrico, mobilità sostenibile, materie prime critiche e implicazioni economiche, sociali, geopolitiche e normative della transizione energetica.La scuola ha riunito 22 docenti provenienti da università, enti di ricerca e aziende italiane ed europee, tra cui University College London, Technische Universität München, Hasselt University, Politecnico di Milano, Università di Padova, Università di Salerno, Area Science Park e CNR-INM. Ad aprire i lavori il climatologo Filippo Giorgi, tra gli autori premiati con il Nobel per la Pace 2007 assegnato all'Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC). Tra i relatori anche Paul Ekins (UCL) e Carlo Bottasso (TUM), figure di riferimento a livello internazionale.Sei partecipanti hanno potuto beneficiare di una borsa a copertura della quota di iscrizione grazie al sostegno di Edilgroup, holding impegnata nello sviluppo di soluzioni sostenibili per il settore delle costruzioni, comparto strategico per la riduzione delle emissioni di CO₂ e il raggiungimento degli obiettivi della transizione energetica.Intitolata al chimico triestino Giacomo Ciamician, tra i primi studiosi a intuire il potenziale dell'energia solare, la Summer School è nata nel 2010 ed è stata co-fondata dal Rettore emerito dell'Università di Trieste Maurizio Fermeglia, recentemente scomparso, al quale questa edizione è stata dedicata. Abstract Nel cuore delle Dolomiti, studenti ed esperti internazionali hanno analizzato le sfide del settore Mostra nel diario Off
Fabrizio Sors eletto nel consiglio direttivo della Federazione Europea di Psicologia dello Sport Read more about Fabrizio Sors eletto nel consiglio direttivo della Federazione Europea di Psicologia dello Sport Immagine ChatGPT Image 29 lug 2026, 10_03_41.png Data notizia Wed, 29/07/2026 - 12:00 Categoria notizia Ateneo ateneo Ricerca Destinatari canale Ateneo Ricerca Testo notizia Fabrizio Sors, ricercatore in tenure track di Psicologia generale presso il Dipartimento di Scienze della Vita dell’Università di Trieste, è stato eletto nel Consiglio Direttivo della Federazione Europea di Psicologia dello Sport (European Federation of Sport Psychology – FEPSAC).Fondata nel 1969, la FEPSAC riunisce studiosi, professionisti e istituzioni attivi nella ricerca, nella formazione e nelle applicazioni della psicologia dello sport, dell’attività fisica e della prestazione umana. Attraverso congressi, gruppi di lavoro, pubblicazioni e iniziative formative favorisce il confronto scientifico e la collaborazione tra i diversi ambiti del settore.Nel corso del mandato Sors parteciperà alle attività del Consiglio Direttivo e alle iniziative della Federazione, contribuendo in particolare alla collaborazione tra ricercatori e professionisti, al confronto interdisciplinare e alla diffusione delle conoscenze scientifiche.L’incarico si collega all’attività già svolta da Sors nella comunità scientifica europea. Al momento dell’elezione ricopriva per il secondo mandato il ruolo di coordinatore del Dipartimento di ricerca dello European Network of Young Specialists in Sport Psychology (ENYSSP), rete europea di giovani ricercatori e professionisti che collabora con la FEPSAC sui temi della ricerca e della formazione. Il nuovo incarico potrà inoltre favorire il raccordo tra le attività della Federazione e le linee di ricerca sviluppate a Trieste nell’ambito della psicologia dello sport. Abstract Il ricercatore del Dipartimento di Scienze della Vita entrerà nell’organo di governo della FEPSAC Mostra nel diario Off
Leggere i cambiamenti climatici e lo stato della biodiversità attraverso i licheni: UniTS ospita i principali studiosi mondiali Read more about Leggere i cambiamenti climatici e lo stato della biodiversità attraverso i licheni: UniTS ospita i principali studiosi mondiali Immagine IMG_8121 (1).JPG Data notizia Mon, 27/07/2026 - 12:00 Categoria notizia Ateneo ateneo Ricerca Destinatari canale Ateneo Ricerca Testo notizia Ha preso il via oggi, lunedì 27 luglio, all’Università di Trieste il 10th Symposium of the International Association for Lichenology – IAL10, il maggiore appuntamento scientifico internazionale dedicato alla lichenologia. Il congresso, organizzato ogni quattro anni dall’International Association for Lichenology, si svolge per la prima volta in Italia e riunisce nel campus di Piazzale Europa studiose e studiosi provenienti da tutto il mondo.La lichenologia studia i licheni, organismi complessi che si sviluppano attraverso l’associazione stabile tra un fungo e uno o più partner capaci di svolgere la fotosintesi. Presenti negli ambienti più diversi, comprese alcune delle regioni più estreme del pianeta, i licheni rappresentano un importante modello per comprendere i meccanismi della simbiosi, dell’adattamento e dell’evoluzione. La loro sensibilità alle condizioni ambientali ne consente inoltre l’impiego nel monitoraggio della qualità dell’aria e degli ecosistemi, mentre la loro interazione con rocce, edifici e monumenti è oggetto di studio nell’ambito della conservazione del patrimonio culturale.I lavori scientifici, inaugurati oggi nell’edificio H3, proseguiranno fino a venerdì 31 luglio. Il programma comprende cinque conferenze plenarie, oltre venti sessioni tematiche, quattro workshop, comunicazioni scientifiche e sessioni poster. Gli interventi affrontano le più recenti acquisizioni nel campo della genomica e delle scienze “omiche”, della tassonomia e della sistematica, della biologia delle simbiosi, dell’ecofisiologia e della biodiversità. Ampio spazio è riservato anche alle conseguenze dei cambiamenti climatici, alla conservazione degli ecosistemi, al monitoraggio delle città e degli ambienti naturali e al rapporto tra licheni e beni storico-monumentali.Le conferenze plenarie sono affidate a Nina Gunde-Cimerman dell’Università di Lubiana, Pavel Škaloud della Charles University di Praga, Theo Llewellyn dell’Imperial College London, Daniel Stanton dell’Università del Minnesota e Gulnara Tagirdzhanova dell’Università di Stoccolma. Tra i temi affrontati figurano le simbiosi capaci di svilupparsi negli ambienti estremi, le analogie ecologiche ed evolutive tra licheni e coralli, i meccanismi genetici alla base della produzione di sostanze protettive, le risposte dei licheni al cambiamento climatico e le interazioni molecolari tra i diversi organismi che compongono la simbiosi.L’organizzazione locale è coordinata da docenti del Dipartimento di Scienze della Vita dell’Università di Trieste. La presidente del congresso è Lucia Muggia, docente di Botanica sistematica; il vicepresidente è Mauro Tretiach, docente di Botanica generale. Fanno parte della segreteria scientifica e organizzativa Stefano Martellos, docente di Botanica sistematica, e Fabio Candotto Carniel, docente di Botanica generale. Al gruppo triestino si affiancano un comitato organizzatore nazionale e un comitato scientifico composto da esperte ed esperti provenienti da Europa, Asia, Australia e Stati Uniti.La candidatura di Trieste era stata scelta nel 2021, durante la precedente edizione del congresso, organizzata online. La designazione ha riconosciuto il ruolo svolto nel tempo dal gruppo di ricerca dell’Ateneo nell’ambito della lichenologia italiana e internazionale, insieme alla posizione geografica della città, alla sua dimensione multiculturale e alla presenza di una rete particolarmente articolata di istituzioni scientifiche.Il programma è completato da escursioni scientifiche dedicate all’osservazione dei licheni nei loro ambienti naturali. Due itinerari hanno preceduto il congresso, attraversando le Alpi sud-orientali e l’Italia centrale, mentre dal 1° al 3 agosto è prevista un’escursione nel Carso classico italiano e sloveno, con tappe nella Riserva naturale della Val Rosandra, nell’area delle Grotte di San Canziano, sull’altopiano di Trnovo e nel territorio di Duino.Il programma completo e tutte le informazioni sono disponibili sul sito ufficiale di IAL10. Abstract Al via IAL10, il più importante appuntamento scientifico internazionale dedicato allo studio dei licheni. Al centro del programma biodiversità, genomica, cambiamenti climatici, biomonitoraggio e conservazione del patrimonio culturale Mostra nel diario Off
EUT Edizioni Università di Trieste diventa socio di Fondazione LIA Read more about EUT Edizioni Università di Trieste diventa socio di Fondazione LIA Immagine Titolo (64).jpg Data notizia Fri, 24/07/2026 - 12:00 Categoria notizia Ateneo ateneo Destinatari canale Ateneo Testo notizia EUT Edizioni Università di Trieste diventa socio di Fondazione LIA. Un ingresso che è frutto di una scelta consapevole: rendere i propri testi fruibili a tutti i lettori non è soltanto un obbligo normativo, ma una scelta di responsabilità culturale e sociale.Fondazione LIA lavora ogni giorno da più di dieci anni per supportare gli editori nel processo di creazione di pubblicazioni digitali accessibili, collaborando con tutti gli attori della filiera (editori, distributori, aggregatori, librerie e biblioteche digitali) per rendere accessibile l’intera esperienza di lettura. L’adesione di EUT rafforza questa rete e porta con sé una prospettiva preziosa: quella di chi produce e diffonde conoscenza scientifica e accademica, e sceglie di farlo senza escludere nessuno.EUT Edizioni Università di Trieste nasce per valorizzare e diffondere i risultati dell’attività didattica e di ricerca dell’Ateneo in tutte le sue articolazioni disciplinari. Il suo ingresso tra i soci di Fondazione LIA è il segno di come anche il mondo accademico stia maturando una consapevolezza più concreta rispetto al tema dell’accessibilità.“L’adesione di EUT Edizioni Università di Trieste a Fondazione LIA è importante per consolidare la nostra visione dell’editoria accademica fondata sull’apertura, sulla condivisione e sull’accessibilità della conoscenza. La diffusione del sapere costituisce una delle missioni essenziali dell’Università degli Studi di Trieste e della sua editrice. Riteniamo che l’inclusività debba essere una condizione imprescindibile, non soltanto un requisito normativo, affinché i risultati della ricerca possano raggiungere il più ampio numero di persone, favorendo la circolazione culturale. La collaborazione con Fondazione LIA ci consentirà di contribuire attivamente alla costruzione di un ecosistema editoriale più equo e capace di valorizzare pienamente anche il ruolo sociale della comunicazione scientifica” ha dichiarato Elena Tonzar, Responsabile EUT Edizioni Università di Trieste.“Siamo molto felici di accogliere EUT tra i soci di Fondazione LIA. Una collaborazione che ha per noi un valore speciale per il suo ruolo nella diffusione della conoscenza, e che ci auguriamo possa essere di ispirazione per altre realtà editoriali nel mondo universitario nell’intraprendere lo stesso percorso” ha dichiarato Cristina Mussinelli, Segretario Generale di Fondazione LIA. Abstract Consolida la visione dell’editoria accademica fondata sull’apertura, sulla condivisione e sull’accessibilità della conoscenza Mostra nel diario Off
WASTEREDUCE, da UniTS nuovi strumenti per prevenire e monitorare l’abbandono dei rifiuti nelle aree protette Read more about WASTEREDUCE, da UniTS nuovi strumenti per prevenire e monitorare l’abbandono dei rifiuti nelle aree protette Immagine Titolo (63).jpg Data notizia Thu, 23/07/2026 - 12:00 Categoria notizia Ateneo ateneo Ricerca Destinatari canale Ateneo Ricerca Destinatari target Territorio e società Testo notizia Comprendere dove si accumulano i rifiuti, individuare le aree maggiormente esposte all’abbandono e intervenire sui comportamenti che alimentano il fenomeno. È il contributo scientifico portato dall’Università di Trieste a WASTEREDUCE – Integrated waste reduction strategies and solutions in protected and Natura 2000 areas, progetto europeo giunto alla conclusione dopo due anni e mezzo di attività transfrontaliere.Avviato nel febbraio 2024 e finanziato dal Programma Interreg Italia–Croazia 2021–2027, WASTEREDUCE ha avuto un valore complessivo di circa 1,66 milioni di euro, coperto per l’80% dal Fondo europeo di sviluppo regionale. Il progetto ha coinvolto otto partner italiani e croati e ha sperimentato soluzioni in tre aree pilota: il Medio Brenta, la costa occidentale dell’Istria e la baia di Sakarun, sull’isola croata di Dugi Otok.L’obiettivo era sviluppare un approccio integrato per prevenire l’abbandono dei rifiuti, individuarne le zone di accumulo, migliorare la raccolta e ridurne gli effetti sugli ecosistemi terrestri, fluviali e marini.Il contributo dell’Università di TriesteIl Dipartimento di Scienze della Vita di UniTS ha sviluppato due linee di ricerca complementari: l’analisi dei comportamenti umani e il monitoraggio ambientale mediante tecniche di osservazione da remoto.La componente relativa alle scienze comportamentali, coordinata dal professor Fabio Del Missier, ha approfondito i fattori cognitivi, motivazionali e contestuali che favoriscono oppure ostacolano il corretto conferimento dei rifiuti. Il gruppo UniTS ha anche predisposto due indagini rivolte ai visitatori delle aree protette e agli stakeholder territoriali, per analizzare abitudini, percezione del problema e possibili soluzioni.I risultati mostrano come la sola informazione non sia sufficiente a modificare i comportamenti. È necessario intervenire anche sull’organizzazione concreta degli spazi: posizione e riconoscibilità dei punti di raccolta, chiarezza delle indicazioni, accessibilità dei servizi e gestione delle aree ricreative.«Per contrastare efficacemente l’abbandono dei rifiuti è necessario operare sulla consapevolezza, sulla motivazione e sulla facilitazione dei comportamenti corretti», sottolinea Del Missier. «Le infrastrutture ambientali devono quindi essere progettate tenendo conto non soltanto delle esigenze tecniche della raccolta, ma anche del modo in cui le persone percepiscono gli spazi e prendono le proprie decisioni».Il professor Giovanni Bacaro ha coordinato le attività di analisi spaziale e monitoraggio degli accumuli negli ambienti terrestri e marini. Immagini satellitari, rilievi con droni, informazioni territoriali e verifiche sul campo sono stati integrati per individuare le aree più vulnerabili e indirizzare in maniera più efficace sopralluoghi e interventi. I rilievi con droni nel Medio Brenta sono stati condotti in collaborazione con ARPAV.L’approccio consente di passare da interventi prevalentemente reattivi, avviati dopo una segnalazione, a una sorveglianza più sistematica del territorio. In ambiente marino sono state inoltre sperimentate procedure per riconoscere nelle immagini satellitari anomalie potenzialmente associate alla presenza di rifiuti, eutrofizzazione o contaminazioni superficiali, da verificare successivamente attraverso osservazioni dirette.«La presenza dei rifiuti non è distribuita casualmente nello spazio», evidenzia Bacaro. «Gli accumuli riflettono le caratteristiche del paesaggio, l’accessibilità e la frequentazione delle aree, le attività ricreative e le dinamiche di trasporto terrestre e marino. Integrare telerilevamento, analisi spaziale e monitoraggio sul campo permette di indirizzare meglio le misure di prevenzione e gestione».Dalla ricerca agli interventi sul territorioWASTEREDUCE ha combinato ricerca scientifica, partecipazione degli enti locali e sperimentazione di soluzioni operative. Sono stati realizzati sopralluoghi, attività di videosorveglianza, raccolta e classificazione dei rifiuti, campagne di sensibilizzazione e incontri con amministrazioni, gestori delle aree protette, associazioni e operatori turistici.Nel Medio Brenta il monitoraggio ha rilevato sia rifiuti prodotti dalle attività ricreative, come picnic e bivacchi, sia abbandoni di materiali ingombranti o potenzialmente pericolosi. Le operazioni condotte sul territorio hanno consentito di recuperare, in un solo anno, circa 40 tonnellate di rifiuti. Il coinvolgimento dei dieci Comuni dell’area ha inoltre portato alla sottoscrizione del Brenta Mayors’ Agreement, con il quale le amministrazioni hanno formalizzato il proprio impegno nella tutela del sito Natura 2000.Sul versante croato è stato installato nella baia di Santa Marina, vicino a Parenzo, un sistema mobile per la raccolta dei rifiuti galleggianti. Le analisi condotte dai partner su oltre quaranta uccelli marini rinvenuti morti hanno inoltre rilevato plastica nell’apparato digerente della quasi totalità degli esemplari esaminati.Tra i risultati finali figurano piani di azione, metodologie di monitoraggio, strumenti educativi e soluzioni pratiche destinate agli enti gestori delle aree protette e alle amministrazioni locali. Il modello sviluppato integra analisi dei comportamenti, osservazione ambientale e collaborazione territoriale ed è stato progettato per poter essere adattato ad altri siti Natura 2000 e ad altre aree naturali dell’Adriatico.Un patrimonio di conoscenze per le aree protetteLa conclusione di WASTEREDUCE lascia agli enti gestori delle aree protette e alle amministrazioni locali un insieme di metodologie, piani di azione, strumenti educativi e indicazioni operative utilizzabili anche oltre la durata del progetto. Il modello sviluppato integra analisi dei comportamenti, osservazione ambientale e collaborazione con i soggetti del territorio, offrendo un approccio adattabile ad altri siti Natura 2000 e ad altre aree naturali dell’Adriatico. Un patrimonio di conoscenze che potrà contribuire a rendere più tempestive le attività di monitoraggio e più efficaci gli interventi di prevenzione, raccolta e gestione dei rifiuti. Abstract Si conclude il progetto Interreg dedicato alla gestione dei rifiuti nelle aree Natura 2000. Il DSV ha integrato scienze comportamentali, telerilevamento e monitoraggio negli ambienti terrestri e marini. Nel Medio Brenta recuperate 40 tonnellate di rifiuti Mostra nel diario Off Video notizia Fotogallery Wastereduce