Salta al contenuto principale

“Ingenio al femminile”: il premio per la migliore tesi di Dottorato va a Giulia Saccomano

Immagine
Data notizia
Categoria notizia
Destinatari canale
Destinatari target
Testo notizia

La quinta edizione del Premio “Ingenio al femminile”, nella categoria “Migliore tesi di Dottorato”, va quest’anno alla dottoranda UniTS Giulia Saccomano per il suo lavoro «From pixels to diagnosis: applications of X-ray Virtual Histology (XVH) in clinical pathology».

Promosso dal Consiglio Nazionale degli Ingegneri per contribuire alla valorizzazione dei talenti e delle professionalità femminili dell’ingegneria, il Premio è quest’anno ispirato al tema «Intelligenza Artificiale per le nuove sfide del 2050».

Questa la motivazione:

“L’esame istopatologico tradizionale fornisce immagini bidimensionali vincolate al piano di taglio del campione istologico. La XVH è invece una tecnica che consente osservazioni tridimensionali ad alta risoluzione, in modo non distruttivo, preservando la struttura dell’organo sottoposto ad esame. Il lavoro di ricerca ha previsto l'integrazione di algoritmi avanzati di deep learning per gestire e analizzare i grandi insiemi di dati XVH. Con una segmentazione automatizzata dell’organo nelle immagini XVH si migliora l'identificazione di caratteristiche critiche come l'architettura cellulare e i margini di una massa tumorale, potendo anche calcolare con esattezza i valori dei marcatori prognostici senza bisogno di sezionare fisicamente la parte interessata. Il lavoro di ricerca ha portato all'integrazione tra imaging clinicodiagnostico del Dip. di Anatomia patologica dell’Ospedale di Trieste e imaging fisico-sperimentale del Sincrotrone Elettra di Trieste, e all’applicazione di algoritmi di IA, in collaborazione con il Computational Pathology Group presso Radboud UMC (Paesi Bassi), per migliorare la segmentazione automatica delle masse tumorali e superare i limiti dell’istopatologia tradizionale”.

Abstract
La dottoranda UniTS ha presentato la migliore tesi ispirata al tema «Intelligenza Artificiale per le nuove sfide del 2050»
Mostra nel diario
Off

Economia del mare, UniTS presenta “Leap to blue”: quasi 3 mln in voucher per le PMI

Immagine
Data notizia
Destinatari canale
Destinatari target
Testo notizia

Rafforzare la competitività delle PMI attraverso lo sviluppo di competenze strategiche, l’accesso a servizi qualificati e la costruzione di collaborazioni transfrontaliere lungo la filiera dell’economia del mare. Sono questi gli obiettivi di LEAP TO BLUE – Unleash the potential for joint transition in the blue economy, progetto del Programma Interreg Italia–Croazia 2021–2027 presentato oggi all’Università di Trieste, che è partner dell’iniziativa attraverso il Dipartimento di Scienze Economiche, Aziendali, Matematiche e Statistiche (DEAMS).

L’Ateneo triestino partecipa al progetto all’interno di un partenariato guidato dall’Università di Zara (Lead partner) e composto anche da Unioncamere del Veneto, ARTI Puglia – Agenzia Regionale per la Tecnologia, il Trasferimento tecnologico e l'Innovazione, Università di Zagabria – FER e Croatian Chamber of Economy.

LEAP TO BLUE è un progetto OSI – Operation of Strategic Importance, cioè un’operazione di cooperazione transfrontaliera a valenza strategica individuata dal Programma Interreg Italia–Croazia 2021–2027 per rispondere a bisogni comuni dei territori che si affacciano sull’Adriatico con soluzioni condivise e ad alto impatto. Con una durata di 36 mesi fino a giugno 2028 e un budget complessivo di circa 6,1 milioni di euro, il progetto sostiene la doppia transizione digitale e verde delle imprese della blue economy attraverso un modello integrato che combina capacity building, cioè formazione e rafforzamento delle competenze e delle capacità organizzative, e matchmaking e networking, ovvero l’incontro tra domanda e offerta e la costruzione di reti di collaborazione tra imprese e attori dell’ecosistema dell’innovazione. 

«L’Università di Trieste – spiega Rubina Romanello, docente di Economia e Gestione delle Imprese e responsabile scientifica del progetto per l’Ateneo – si focalizza in particolare su attività di upskilling, cioè il potenziamento delle competenze già presenti, e di reskilling, la riqualificazione verso nuove competenze, per sostenere lo sviluppo del capitale umano e favorire innovazione, sostenibilità e crescita».

«In qualità di capofila l’Università di Zara sarà il cuore scientifico del progetto – sostiene Andrea Vitlov dell’Università di Zara, communication manager di LEAP TO BLUE -. Il nostro obiettivo è tradurre i risultati della ricerca in soluzioni pratiche che aiutino a far crescere la blue economy, tutelando al contempo la salute del nostro ambiente. Ci auguriamo che il progetto possa diventare un modello per il futuro, dimostrando che successo economico e sostenibilità ambientale possano procedere di pari passo».

In quanto OSI, LEAP TO BLUE rientra tra i progetti più strutturati e finanziariamente rilevanti del Programma, realizzati da partenariati altamente qualificati e orientati a risultati concreti, come la sperimentazione di nuovi servizi e soluzioni e lo sviluppo di percorsi congiunti in settori strategici per l’area adriatica.

I sei partner del progetto definiranno un catalogo di servizi rivolto alle aziende: l’accesso sarà regolato da un sistema di voucher che saranno disponibili attraverso due call in programma rispettivamente nell’autunno 2026 e nell’estate 2027. I servizi che il progetto intende offrire alle PMI riguardano l’internazionalizzazione, l’offerta di alta formazione (su digitale e ESG) e aggiornamento delle competenze (upskilling) e la capacità di innovazione e trasferimento tecnologico, con l’obiettivo di accompagnare le imprese nelle transizioni in corso e rafforzarne la capacità di competere.

«LEAP TO BLUE – afferma Jelena Grancarić Milin, responsabile del Dipartimento di Trasferimento Tecnologico dell’Università di Zara - intende offrire alle PMI della blue economy, attraverso una combinazione di voucher e iniziative dedicate, un accesso rapido a competenze specialistiche, capacità e partnership transfrontaliere in grado di promuovere innovazione e crescita dei mercati».

«Il progetto – riprende Romanello – dispone infatti di quasi tre milioni di euro destinati al finanziamento di 162 voucher, per servizi di valore medio pari a 18 mila euro per impresa. L’Università di Trieste potrà stanziare oltre 400 mila euro per sostenere percorsi di formazione e sviluppo di competenze in chiave digitale e ambientale».        
I voucher saranno assegnati a coppie di imprese composte da un’azienda italiana e da una croata, con l’obiettivo di attivare 81 partnership transfrontaliere e favorire collaborazioni stabili lungo la filiera adriatica della blue economy. I servizi finanziati saranno erogati gratuitamente alle imprese, nel rispetto del quadro regolatorio applicabile, compreso quello relativo agli aiuti di Stato, secondo le modalità previste dal Programma.

Dopo la presentazione ufficiale alla stampa, l’Università di Trieste ospita nel pomeriggio il workshop regionale “LEAP TO BLUE: Opportunità e Servizi per le PMI nella Blue Economy” per approfondire strumenti, servizi e opportunità del progetto e contribuire alla definizione di un’offerta realmente coerente con i bisogni delle imprese.        

L’appuntamento è rivolto al target del progetto: le piccole e medie imprese attive nei settori dell’economia del mare e gli attori della formazione, della ricerca e del supporto all’innovazione. «Il workshop  chiarisce Guido Bortoluzzi, prorettore ai rapporti con le imprese e il territorio, Università di Trieste  è pensato per mettere a confronto PMI e stakeholder del territorio e raccogliere feedback attivi utili a definire un catalogo di servizi adeguato alle necessità delle aziende, sia nei contenuti sia nelle modalità di accesso». 

L’incontro ha in programma anche una sessione di approfondimento dedicata alle principali sfide per le PMI con gli interventi tra gli altri di Francesco Venier, docente UniTS e MiB ed esperto di innovazione organizzativa, Carlo Poloni docente UNITS e Presidente di ESTECO, Luca Braidotti, docente UniTS e CEO di Sipeom Srl, e Bostjan Lozer, advisor strategico su modelli di business. 

 

Abstract
Il progetto del programma Interreg ITA-CRO sostiene la doppia transizione verde e digitale. L’Università di Trieste si occuperà di formazione e capacity building delle imprese
Mostra nel diario
Off

Porti, popolazioni, società in un'area di frontiera: sette incontri per leggere la storia giuliana tra migrazioni, identità e memorie

Data notizia
Categoria notizia
Destinatari canale
Destinatari target
Testo notizia

Dai porti romani di Aquileia e Tergeste alla cantieristica di Monfalcone, dalla Trieste “multiculturale” alle memorie delle due guerre mondiali a Gorizia, fino alla storia della Regione Friuli Venezia Giulia: sette tappe per attraversare duemila anni di trasformazioni, frontiere e convivenze nell’area giuliana. 

Intorno a questi ed altri temi si svilupperà “Porti, popolazioni, società in un’area di frontiera”, il ciclo di seminari divulgativi promosso dall’Università di Trieste attraverso il Dipartimento di Studi Umanistici (DiSU), con il fondamentale contributo della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia. Il percorso, che prende il via mercoledì 21 gennaio, legge la storia giuliana tra migrazioni, identità e memorie.

L’iniziativa è concepita come itinerante e si articolerà in sei incontri aperti al pubblico che toccheranno quattro città del Friuli Venezia Giulia - TriesteGorizia, Grado e Ronchi dei Legionari - con l’obiettivo di coinvolgere un pubblico ampio, interessato ad approfondire alcuni aspetti cruciali della storia giuliana di lungo periodo nella nostra regione. 

«I sei incontri - spiega Tullia Catalan, docente di Storia contemporanea dell'Università di Trieste e coordinatrice scientifica del progetto - vedranno storici ed esperti confrontarsi in una prospettiva interdisciplinare, su temi quali la portualità dell'area dalle origini romane ai suoi sviluppi odierni, i confini sociali, nazionali e linguistici propri di un'area di frontiera, le memorie dei due conflitti mondiali, le trasformazioni economiche e i flussi migratori di ieri e di oggi». 

Si tratta di tematiche su cui l'Università di Trieste è impegnata anche in una prospettiva internazionale attraverso Transform4Europe, l'Alleanza europea di atenei che UniTS ha contribuito a fondare e che valorizza l'importanza del ruolo delle università nei territori di confine.

All'organizzazione degli incontri hanno collaborato attivamente le istituzioni del territorio. «A Trieste, Grado, Ronchi e Gorizia si sono offerte di ospitare e di promuovere gli eventi - sottolinea Catalan - a testimonianza dei buoni rapporti che l'Ateneo triestino ha stretto negli anni con le realtà culturali dell'area giuliana». 

L'evento conclusivo, dedicato alla nascita e allo sviluppo della Regione Friuli Venezia Giulia, avrà luogo a Trieste il 17 aprile 2026 e sarà organizzato in collaborazione con il Dipartimento di Studi Umanistici e del patrimonio culturale dell'Università di Udine.


Programma

21 gennaio, ore 16.30, Sala Costantinides del Civico Museo Sartorio (Largo Papa Giovanni XXIII, 1), Trieste
Alla scoperta del mondo antico: i due porti romani e le popolazioni di Aquileia e Tergeste
con Fulvia Mainardis (UniTS), Emanuela Murgia (UniTS), Monica Chiabà (UniTS) e Tullia Catalan (UniTS)

Le origini romane dei due porti e la loro vocazione commerciale verranno ripercorse attraverso le testimonianze archeologiche di Trieste ed Aquileia. Gli esperti ci racconteranno la società nei due porti, ci parleranno dei commerci marittimi e delle varie genti che sono transitate attraverso la regione portando nuove lingue, culture e saperi.


25 febbraio, ore 16.30, Sala Costantinides del Civico Museo Sartorio (Largo Papa Giovanni XXIII, 1), Trieste
Ricchi e poveri a Trieste dal Medioevo all'età contemporanea
con Miriam Davide (UniTS), Andrea Scartabellati (ricercatore indipendente), Antonio Trampus (Università Ca' Foscari Venezia) e Tullia Catalan (UniTS)

La società locale e la sua popolazione verranno analizzate dagli esperti delle varie epoche attraverso le lenti della giustizia sociale; della filantropia e della beneficenza, con uno sguardo sulla vita quotidiana e sui bisogni di una popolazione multi-etnica e multi-religiosa. Ci si soffermerà su istituzioni importanti come l'Istituto Generale del Poveri visto nelle sue trasformazioni dal periodo asburgico a quello fascista per arrivare al suo ruolo importante odierno in un'ottica di welfare contemporaneo.


4 marzo, ore 16.30, Sala conferenze del Consorzio Culturale del Monfalconese (Piazza Unità d'Italia, 24), Ronchi dei Legionari
La cantieristica e la città. Il "cantiere" Monfalcone dall'Ottocento a oggi
con Massimo Degrassi (UniTS), Giuseppe Grimaldi (UniTS), Giulio Mellinato (Università degli Studi di Milano-Bicocca) e Tullia Catalan (UniTS) 

L'incontro mira a ripercorrere la storia del rapporto fra il cantiere navale e la città dal periodo asburgico ad oggi. Attraverso la storia del lavoro, la storia dei mutamenti degli spazi urbani legati al cantiere (la factory town) e la storia delle migrazioni verranno ricostruite le tappe della trasformazione di Monfalcone in un odierno laboratorio della globalizzazione del lavoro.


5 marzo, ore 16.30, Sala del Consiglio Comunale di Grado, (Municipio, Piazza Biagio Marin, 4), Grado
Grado fra Austria e Italia. La vocazione turistica di una città di mare
con Massimo Degrassi (UniTS), Luciano Cicogna (Comune di Grado), Paride Camuffo (ricercatore indipendente) e Tullia Catalan (UniTS)

L'attrattività turistica di Grado va fatta risalire all'Ottocento, quando essa divenne luogo di cure marine e di riposo estivo per la borghesia austriaca. Ciò portò alla trasformazione architettonica dei suoi spazi urbani, all'organizzazione di una sociabilità stagionale destinata a durare nel tempo e al suo trasformarsi con il trascorrere del tempo in un luogo di cura particolarmente apprezzato dal turismo fino a oggi. Grado può essere infatti vista come un laboratorio del turismo sostenibile contemporaneo, grazie a questa sua vocazione di lungo periodo.


30 marzo, ore 16.30, Sala conferenze dei Musei provinciali di Gorizia, (Borgo castello, 13), Gorizia
Monumenti, musei e memorie delle due guerre mondiali a Gorizia
con Massimo Baioni (Università Statale di Milano), Massimo Degrassi (UniTS); Alessandro Cattunar (Associazione Quarantasettezeroquattro) e Tullia Catalan (UniTS)

Gorizia è stata pesantemente segnata dalle violenze delle due guerre mondiali, che hanno lasciato i loro segni e testimonianze di memoria materiali e immateriali. Essa rappresenta oggi la città simbolo dei proficui e pacifici rapporti fra Italia e Slovenia e il confine è diventato un luogo di attraversamenti di culture, anche attraverso la sua musealizzazione da entrambe le parti. L'incontro si incentrerà attraverso voci diverse su tutti questi aspetti.


1° aprile, ore 16.30, Sala Costantinides del Civico Museo Sartorio (Largo Papa Giovanni XXIII, 1), Trieste
Città multiculturale; "Città italianissima"; Città della scienza: Trieste fra Ottocento e Novecento
con Luca Giuseppe Manenti (Società internazionale di divulgazione Manlio Cecovini per gli studi storici sociali ed etici), Tullia Catalan (UniTS), Elisabetta Vezzosi (UniTS) e Alessandro Carrieri (UniTS)

Il grande porto asburgico, crocevia di culture e religioni, dopo la I guerra mondiale subì una profonda trasformazione, subendo ingenti trasformazioni nella sua popolazione in seguito a migrazioni e immigrazioni e a una politica di nazionalizzazione delle masse voluta dall'Italia. Il confine con l'Europa dell'Est divenne per lungo tempo un muro, contrapponendo violentemente fra loro sloveni ed italiani. Tale clima perdurò anche dopo la seconda guerra mondiale, per allentarsi con la generale distensione avvenuta fra gli anni Sessanta e Settanta del Novecento, grazie anche al ruolo svolto in città dalla cultura e dalla scienza, veri e propri ponti verso l'Est anche durante la Guerra fredda.

 

17 aprile, ore 16.30, Sala multimediale Tessitori del Palazzo della Regione FVG, (Piazza Guglielmo Oberdan, 5), Trieste
Friuli-Venezia Giulia 1963-2025. Istituzione e storia di una regione a statuto speciale
con Raoul Pupo (UniTS), Igor Guardiancich (Università degli Studi di Padova), Patrick Karlsen (UniTS), Tullia Catalan (UniTS), Elena D’Orlando (Università degli Studi di Udine), Andrea Tilatti (Università degli Studi di Udine) e Andrea Zannini (Università degli Studi di Udine).

L'evento conclusivo si svolgerà in collaborazione tra le Università di Trieste e di Udine sulla tematica della costituzione e del successivo sviluppo della Regione Friuli Venezia Giulia, come regione a statuto speciale, istituita con legge costituzionale 31 gennaio 1963. L’incontro terrà in considerazione sia gli aspetti giuridici della costituzione della Regione, ma anche le motivazioni storiche fondative della medesima.

 

Abstract
Al via il 21 gennaio la rassegna promossa dal Dipartimento di Studi Umanistici che toccherà quattro città del Friuli Venezia Giulia
Mostra nel diario
Off

Un nuovo anticorpo monoclonale contro i linfociti per trattare la piastrinopenia immune

Immagine
Data notizia
Categoria notizia
Destinatari canale
Testo notizia

Un anticorpo monoclonale aggiunto alla terapia standard può offrire maggiori chance di risposta stabile nel tempo ai pazienti con piastrinopenia immune (ITP). È quanto emerge da uno studio internazionale pubblicato sul New England Journal of Medicine, che vede come autore senior il prof. Francesco Zaja, docente di Ematologia dell’Università di Trieste e direttore della Struttura Complessa di Ematologia dell’Azienda Sanitaria Universitaria Giuliano Isontina.

La piastrinopenia immune (ITP) è una malattia autoimmune che comporta una riduzione nel sangue delle piastrine (frammenti cellulari essenziali per la coagulazione) e un aumentato rischio emorragico a livello di cute, mucose e nei casi più gravi di organi e tessuti profondi. A questi sintomi spesso si associano stanchezza e limitazioni nello svolgimento delle attività quotidiane, con un impatto significativo sulla qualità di vita. 

In Europa si contano circa 3 nuovi casi ogni 100.000 persone/anno. La piastrinopenia immune può colpire in ogni fase della vita: in età pediatrica è più spesso secondaria ad alcune infezioni virali e tende ad autorisolversi; negli adulti, invece, questa malattia più frequentemente insorge in modo insidioso senza una un’apparente causa. 
Il trattamento cortisonico che rappresenta la terapia di attacco per i pazienti sintomatici risulta molto spesso inefficace nel lungo termine, cosicchè la malattia tende a cronicizzare e a richiedere trattamenti continuativi per poter mantenere valori di piastrine di sicurezza. Specie in questi casi la disponibilità di terapie alternative non tossiche ed in grado di determinare risposte durature appare molto importante. 

Lo studio pubblicato da NEJM ha rivelato che ianalumab, un anticorpo monoclonale che agisce sul recettore BAFF dei linfociti B (alcune cellule del sistema immunitario responsabili della produzione di anticorpi), aggiunto alla terapia con eltrombopag (farmaco orale già impiegato per aumentare la produzione di piastrine) può migliorare il controllo della malattia. 

Un elemento di forte interesse è la breve durata del trattamento previsto dal protocollo: quattro infusioni mensili di ianalumab, con l’obiettivo di ottenere un beneficio che si mantenga anche oltre la fase di somministrazione. In termini pratici, il traguardo è chiaro: intervenire in una fase precoce di malattia con farmaci di nuova generazione selettivi su alcune componenti del sistema immunitario in grado di incrementare la conta delle piastrine, ridurre il rischio di ricaduta e la necessità di terapie di salvataggio.

I risultati provengono da un trial clinico internazionale di fase 3, quella più avanzata che conferma efficacia e sicurezza prima dell’eventuale autorizzazione, in cui sono stati coinvolti 152 pazienti adulti in 73 centri di 24 Paesi. I pazienti, precedentemente trattati con cortisonici con risposta insufficiente o recidiva, hanno ricevuto quattro infusioni mensili di ianalumab (a due diversi dosaggi) oppure placebo; in entrambi i gruppi era prevista la terapia di combinazione con eltrombopag, con un percorso di riduzione graduale nei pazienti che raggiungevano e mantenevano una risposta adeguata.

I risultati indicano un vantaggio clinico per i gruppi trattati con ianalumab: a 12 mesi la quota di pazienti che resta in controllo senza necessità di cambiare strategia terapeutica arriva al 51–54%, rispetto al 30% nel gruppo placebo. In termini di durata, il tempo mediano al fallimento del trattamento è stato di 13 mesi con ianalumab (al dosaggio più elevato) più eltrombopag, rispetto a 4,7 mesi con placebo più eltrombopag.

Tra gli esiti valutati, lo studio ha osservato anche un miglioramento della stanchezza riferita dai pazienti. Sul piano della sicurezza, gli eventi avversi registrati sono risultati in generale simili tra i gruppi e nella grande maggioranza di grado lieve o moderato. 

«Il contributo dell’Università di Trieste e della SC di Ematologia di ASUGI - sottolinea il prof. Francesco Zaja del Dipartimento di Scienze Mediche, Chirurgiche e della Salute (DSM) - è risultato rilevante nelle fasi di pianificazione, coordinamento e disegno dello studio e nell’arruolamento di alcuni dei pazienti. 

Ianalumab – prosegue Zaja - si prospetta come una nuova opportunità terapeutica in grado di determinare risposte durature in pazienti affetti da piastrinopenia immune: alta efficacia di azione, buon profilo di sicurezza e breve durata del trattamento caratterizzano questo nuovo trattamento. La valutazione dei risultati dello studio nel lungo termine offrirà ulteriori importanti informazioni sulle potenzialità di ianalumab».

Abstract
Il prof. Zaja autore senior dello studio pubblicato su New England Journal of Medicine. Un trial clinico internazionale di fase 3 ha testato una nuova immunoterapia: più pazienti mantengono le piastrine a livelli di sicurezza e diminuiscono le ricadute
Mostra nel diario
Off

Marco Porzionato nuovo DG dell'Università di Trieste per il triennio 2026-28

Data notizia
Categoria notizia
Destinatari canale
Testo notizia

Dal 1° gennaio 2026 l'Università di Trieste ha un nuovo Direttore Generale: il dottor Marco Porzionato.

Già dirigente di ruolo all’Università di Padova e Direttore Generale dell’Università della Basilicata dal novembre 2023 fino al 31 dicembre 2025, Porzionato assume la direzione generale di UniTS per il triennio 2026-2028

Nel corso della sua carriera ha lavorato in precedenza al Ministero del Tesoro, al MEF/Ragioneria generale dello Stato e all’Università Ca’ Foscari di Venezia. Laureato in Scienze politiche, ha conseguito un Master di II livello in Management delle Università e della Ricerca e un Diploma di Specializzazione in Diritto ed Economia delle Comunità europee.

Porzionato succede alla dott.ssa Luciana Rozzini, che resta nell'organico dell'Ateneo con l'incarico di dirigente dell'Area dei Servizi economico finanziari.

Abstract
Dirigente di ruolo all’Università di Padova, è stato Direttore Generale dell’Università della Basilicata
Mostra nel diario
Off

FVG Digitale 2025: cresce il settore ICT, ma l’internazionalizzazione resta la sfida

Data notizia
Categoria notizia
Destinatari canale
Destinatari target
Testo notizia

Il comparto digitale del Friuli Venezia Giulia continua a espandersi e a cambiare pelle. Lo fotografa il Report FVG Digitale 2025 – La dimensione internazionale delle imprese digitali del Friuli Venezia Giulia, presentato da DITEDI – Distretto Industriale delle Tecnologie Digitali con il contributo della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia e in collaborazione con i partner scientifici Università di Trieste, Università di Udine e Area Science Park.

Il report – giunto alla quinta edizione – propone l’analisi annuale sullo stato dell’arte e sulle prospettive delle imprese ICT regionali, dedicando l’approfondimento 2025 a un tema strategico: la dimensione internazionale del settore, tra opportunità di crescita e nodi strutturali ancora da sciogliere.

I numeri chiave del digitale in regione

Nel 2025 le imprese ICT attive in Friuli Venezia Giulia sono 2.281 e gli insediamenti complessivi raggiungono quota 3.127, con una crescita +8% rispetto al 2024. Software e servizi restano il cuore dell’ecosistema (oltre il 95% del settore), mentre la componente hardware – pur su valori assoluti più contenuti – è quella che registra la dinamica più marcata in termini di numerosità.

Sul piano territoriale, Udine si conferma il principale polo del digitale regionale, seguita da Pordenone, che mantiene un profilo rilevante anche grazie al legame con manifattura avanzata e automazione. Trieste consolida una posizione strategica, sostenuta dal suo sistema di ricerca e dalla specializzazione in ambiti come data science e tecnologie avanzate. Più contenuto il polo di Gorizia, con potenzialità legate allo sviluppo delle attività transfrontaliere connesse a GO!2025.

L’analisi segnala inoltre un andamento economico positivo ma non privo di pressioni: i ricavi crescono, ma i margini risultano più compressi, con costi operativi e investimenti in aumento. Anche sul fronte dell’innovazione emerge una traiettoria in evoluzione, con segnali di crescita che indicano un potenziale ancora in consolidamento.

Internazionalizzazione: il divario e le traiettorie possibili

Il focus 2025 evidenzia come l’internazionalizzazione rappresenti una traiettoria di sviluppo ancora ampiamente inespressa per il comparto ICT: solo una quota limitata di imprese mostra una presenza continuativa sui mercati esteri.

Durante l’evento di presentazione, Guido Bortoluzzi, docente di Innovation Management and Entrepreneurship all’Università di Trieste e Prorettore ai rapporti con le imprese e il territorio, ha moderato la tavola rotonda con imprenditori e manager del settore, con la partecipazione di Alfa Sistemi, Beantech, EMC Gems, Esteco, MOLO17 e Video Systems.

Riprendendo i contenuti emersi nel confronto – dedicato all’internazionalizzazione – Bortoluzzi ha sottolineato come il settore IT presenti una dinamica “a due velocità”: fortemente globale a monte, sul fronte delle piattaforme e delle tecnologie abilitanti (prevalentemente statunitensi), e molto più locale a valle, nel mercato dei provider e dei system integrator, spesso concentrati sulla customizzazione di soluzioni sviluppate da grandi player. La tavola rotonda, ha osservato, ha però confermato che esistono modelli concreti di apertura internazionale: da imprese con prodotti e business model molto verticali – che nascono già con una proiezione globale – fino all’internazionalizzazione “piggyback”, quando il fornitore segue l’espansione all’estero dei propri clienti (ad esempio aprendo una sede vicino a un nuovo stabilimento). Nel complesso, ha concluso, la propensione internazionale del comparto resta moderata sul mercato, ma più spinta sul versante di fornitori e piattaforme.

Tra gli ospiti della tavola rotonda anche Carlo Poloni, CEO di Esteco. Per il primo spin-off accademico dell'Università di Trieste “l’internazionalizzazione rappresenta una necessità e un modo di essere”. “Il nostro mercato – ha spiegato Poloni - è da sempre stato quello di chi sviluppa prodotti industriali sofisticati indipendentemente da dove questo avvenga. Pur mantenendo il nucleo centrale dello sviluppo a Trieste il supporto ai clienti è da sempre globale”.

Il report completo è disponibile su fvgdigitale.ditedi.it

Abstract
Guido Bortoluzzi (DEAMS): «Nel digitale l’internazionalizzazione viaggia su due piani: filiera globale a monte, mercato spesso locale a valle. Ma esistono modelli concreti per aprirsi ai mercati esteri»
Mostra nel diario
Off

UniTS tra gli atenei di eccellenza in Italia: l’ANVUR conferma la prima fascia

Immagine
Data notizia
Categoria notizia
Destinatari canale
Testo notizia

L’Università di Trieste si avvia alla conclusione dell’anno con un risultato che la conferma nella ristretta eccellenza degli atenei italiani: è stata collocata nella fascia più alta dell’accreditamento periodico, con un giudizio di sede “pienamente soddisfacente” dall’Agenzia Nazionale di Valutazione del Sistema Universitario e della Ricerca (ANVUR).

Nelle valutazioni fino ad oggi disponibili, il giudizio massimo è stato assegnato dall’ANVUR solo ad altri quattro atenei italiani su 33 esaminati, ovvero Pavia, Unimore, Politecnico di Torino e Bocconi.

«È con grande orgoglio che condivido questo esito: UniTS viene collocata nella fascia più alta di valutazione. È un giudizio terzo e oggettivo che guarda al complesso delle nostre attività: didattica, ricerca, impegno pubblico e sociale, attività assistenziale in ambito sanitario, risorse e servizi. È il riconoscimento della qualità di un lavoro di squadra che ha coinvolto tutta la comunità universitaria», sottolinea la rettrice Donata Vianelli.

Nel rapporto finale dell’Agenzia, l’Università di Trieste ottiene la valutazione top nell’86,7% dei punti di attenzione (20 su 23), rispetto a un massimo del 78,3% (18 su 23), finora registrato dagli altri atenei collocati nella medesima fascia di giudizio.     

Che cos’è l’accreditamento periodico
L’accreditamento periodico è la verifica con cui ANVUR valuta, a intervalli regolari, la qualità complessiva di un Ateneo: non solo i risultati, ma anche processi, procedure e organizzazione che sostengono le attività di formazione, ricerca e terza missione/impatto sociale, insieme alla gestione delle risorse e ai servizi.

I punti di forza riconosciuti
Nel Rapporto e nelle buone prassi richiamate nel percorso di accreditamento emergono, in particolare, alcuni elementi distintivi. Tra i più significativi spicca l’internazionalizzazione, a partire dalla rilevante quota di studenti provenienti da Paesi esteri (8% degli iscritti totali nei corsi di laurea e laurea magistrale nell’a.a. 2024/25, percentuale tra le più alte in Italia) per proseguire con l’offerta didattica che propone percorsi di doppio titolo e titoli congiunti attraverso accordi con università europee. La valutazione valorizza inoltre il coinvolgimento attivo di studentesse e studenti nei processi decisionali e nel sistema di assicurazione della qualità, insieme al contributo riconosciuto del personale tecnico-amministrativo.

Accanto a questi aspetti, viene evidenziato l’impegno nell’innovazione didattica, anche attraverso il Teaching and Learning Centre (TLC) e il potenziamento delle dotazioni tecnologiche nelle aule. Sul versante della ricerca, UniTS ha introdotto un sostegno dedicato all’avvio dell’attività dei ricercatori neoassunti: uno starting grant di 10mila euro per chi non dispone di fondi propri.

Il percorso di valutazione 
La valutazione si è svolta attraverso un’analisi documentale e una fase di visita in loco condotta da una Commissione di Esperti per la Valutazione (CEV) nominata da ANVUR e composta da docenti e studenti. I corsi di laurea e i dottorati di ricerca sono stati inizialmente esaminati a distanza dal 5 al 7 maggio 2025; la Commissione è poi stata in Ateneo dal 20 al 23 maggio 2025 per estendere le proprie valutazioni.

Sono stati sottoposti a valutazione l’Ateneo nel suo complesso, un campione di 3 dipartimenti (Matematica, Informatica e Geoscienze; Scienze Mediche, Chirurgiche e della Salute; Studi Umanistici),10 corsi di studio di primo e secondo livello (Economia Internazionale e Mercati Finanziari, Fisica, Geologia, Lingue e Letterature Straniere, Giurisprudenza, Medicina e Chirurgia, Farmacia, Diplomazia e Cooperazione Internazionale – LM, Computer Engineering – LM, Neuroscienze – LM) e 3 corsi di dottorato (Medicina personalizzata e terapie innovative, Scienze della terra, fluidodinamica e matematica. Interazioni e metodiche, Studi storici, filosofici e politico-sociali).

Un percorso di continuità nell’eccellenza
La rettrice Vianelli ha evidenziato l’aspetto corale di questo brillante risultato e rivolto un ringraziamento particolare al rettore emerito Roberto Di Lenarda, sotto cui si è svolta la valutazione, alla sua governance, «in primis al prof. Gianpiero Adami», e all’Unità di Staff Qualità e Supporto Strategico, che hanno supportato l’Ateneo in questa fase.

«Il giudizio di eccellenza – osserva la rettrice Vianelli - certifica la solidità dei processi con cui UniTS programma, realizza e migliora nel tempo le proprie attività istituzionali: un risultato che rafforza la capacità dell’Università di Trieste di essere un punto di riferimento per la formazione di studentesse e studenti che hanno in Italia i più alti tassi di occupazione, per la ricerca che sta portando risultati di eccellenza internazionale, e per l’impatto sociale, attraverso un dialogo costante con tutti gli attori del territorio, in particolare aziende, imprese, enti e istituzioni. Inoltre, il successo nei bandi europei è garanzia di continua innovazione delle nostre infrastrutture.

Siamo molto soddisfatti per il giudizio ANVUR – conclude Vianelli, che guida l’Ateneo triestino dallo scorso 1° agosto -, in tempi di Olimpiadi mi sento di dire che abbiamo vinto la nostra medaglia d’oro».

Abstract
L’accreditamento periodico assegna il massimo risultato al giudizio di sede, assegnato finora solo a 4 atenei su 33. UniTS prima a ottenere il giudizio massimo nell’86,7% dei punti di attenzione. La rettrice Vianelli: “Grande risultato corale. È come vincere una medaglia d'oro"
Mostra nel diario
On
Periodo di permanenza in Magazine
-

Dall’emergenza sanitaria alla mobilità internazionale: premiati i migliori progetti imprenditoriali dell'ICL

Data notizia
Destinatari canale
Destinatari target
Testo notizia

Dall’emergenza sanitaria alla sostenibilità degli acquisti quotidiani, dal supporto agli studenti fuorisede al benessere degli animali domestici, fino alla mobilità formativa internazionale: sono i temi dei cinque progetti imprenditoriali premiati alla finale dell’Innovators Community Lab 2025 (ICL), che si è svolta nella Sala Cappella dell’ex Ospedale Militare di via Fabio Severo.

L’evento ha concluso la prima edizione dell’ICL, evoluzione dell’esperienza del Contamination Lab dell’Università di Trieste.

Nel corso della finale sono stati presentati i 20 progetti finalisti sviluppati durante questa edizione del percorso formativo. Le cinque borse di studio da 5mila euro per i migliori progetti imprenditoriali sono stati attribuiti a ResQ di Francesco Sulli, studente di Fisica, che intende realizzare una valigetta smart di primo soccorso per aziende, scuole e spazi pubblici; SiVale di Valentina Malijevic, studentessa di Giurisprudenza, delinea un supermercato sostenibile plastic-free basato su contenitori riutilizzabili e tracciabili; inU di Jovana Obradovic, studentessa di Psicologia, è invece una piattaforma digitale che accompagna gli studenti nella scelta universitaria e nella vita da fuorisede in Friuli Venezia Giulia; Aura di Asja Feruglio, PhD in Design for Made in Italy – in collaborazione con Siminozar Bahram, studentessa in Business Management – prevede una soluzione avanzata per la riduzione degli odori nei cani che unisce metodo scientifico e design; Kansje di Chiara Doga’, studentessa di Filosofia, crea un’app raccoglie e rende accessibili opportunità di formazione e mobilità internazionale per i giovani.

Sono stati inoltre assegnati a Francesco Sulli e Valentina Maljevic, quali migliori studenti del corso, i due viaggi di formazione che li porteranno a visitare ecosistemi internazionali dell’innovazione. L’insieme dei progetti e dei profili premiati conferma il carattere eterogeneo, multidisciplinare e cosmopolita che ha arricchito la classe ICL, in cui lo scambio di esperienze e di idee ha coinvolto studenti e studentesse di corsi di studio e livelli diversi – dalla Fisica alla Giurisprudenza, dalla Psicologia al Design, al Business Management e alla Filosofia – e di provenienze diverse.

La finale ha inoltre ospitato la tavola rotonda “Formare per innovare: il driver dell’imprenditività giovanile”, che ha messo a confronto università, istituzioni e mondo produttivo sul ruolo della formazione come motore dell’innovazione. Nel dibattito, moderato dal giornalista Paolo Pichierri, la rettrice Donata Vianelli ha sottolineato l’importanza di creare occasioni strutturate di dialogo tra giovani impegnati in percorsi universitari diversi, indicando come fondamentale la contaminazione di competenze e punti di vista per accompagnare il passaggio dall’idea al progetto imprenditoriale ed evidenziando la necessità di un’apertura a contesti e reti internazionali. Alla tavola rotonda hanno partecipato inoltre Francesca Ros, Presidente Confindustria Giovani Alto Adriatico, e Giacomo Andolfato, Presidente Confindustria Giovani Udine.

Erik Vesselli, delegato al Trasferimento Tecnologico di UniTS, ha precisato che «l’Innovators Community Lab racchiude le tre missioni dell’università: formazione, ricerca e impegno sociale. Il trasferimento tecnologico diventa concreto quando i risultati della ricerca entrano nei territori, nelle imprese, nelle istituzioni, anche attraverso la nascita di nuove start up. Questo è possibile solo lavorando fianco a fianco, in un percorso di contaminazione tra docenti, ricercatori, studentesse, studenti ed esponenti del tessuto imprenditoriale».

Il percorso formativo dell’Innovators Community Lab, nella sua nuova struttura che riconosce 6 crediti formativi a chi lo completa, in questa edizione ha ulteriormente intensificato le occasioni di role modeling, offrendo esempi, esperienze e contatti utili per comprendere da vicino le dinamiche dell’innovazione, dell’impresa e del lavoro attraverso il confronto diretto con i protagonisti del sistema produttivo. Accanto alle attività seminariali e di networking, gli ICLabbers hanno visitato la sede del Gruppo Marcegaglia, dove hanno incontrato i vertici aziendali e si sono recati a Casa Marcegaglia, il museo d’impresa che racconta la storia, i valori e la visione di una grande realtà industriale.

Nel corso della serata è stato presentato anche il bando ICL 2025/2026 per la nuova edizione del percorso, con candidature aperte fino al 12 gennaio 2026. Tutte le informazioni e il testo del bando sono disponibili sul portale di Ateneo.

 

I progetti premiati (schede di approfondimento)

Francesco Sulli, studente di Fisica – “ResQ”          
ResQ è una valigetta smart di primo soccorso pensata per rivoluzionare la gestione delle emergenze in azienda, a scuola e negli spazi pubblici.
Combina materiale sanitario certificato con sensori integrati e un’interfaccia digitale che guida passo-passo anche chi non ha formazione sanitaria.
Tramite l’app ResQ Connect monitora lo stato del kit, le scadenze dei materiali e lo storico degli interventi, semplificando il lavoro di RSPP e responsabili della sicurezza.
Il progetto prevede una famiglia di prodotti (Lite, Standard, Pro, Extreme) per contesti che vanno dall’ambito domestico ai cantieri e agli scenari outdoor più estremi.

Valentina Malijevic, studentessa di Giurisprudenza – “SiVale”       
SiVale, un supermercato sostenibile        
Ogni anno, milioni di tonnellate di rifiuti da imballaggio provengono dal carrello della spesa. Il riciclo migliora, ma non basta: il vero problema sta nel modello del monouso.
SiVale nasce per cambiare questo sistema, proponendosi come supermercato di nuova generazione. Qui i prodotti sono venduti sfusi e alla spina, offrendo gratuitamente l’uso di contenitori riutilizzabili dotati di tecnologia RFID che ne consente la tracciabilità. La presenza delle reverse vending machine permette di ritirare i contenitori usati, rimetterli in circolazione e allo stesso tempo ricompensare il cliente.
La spesa così non produce più scarti, ma diventa un gesto di innovazione e di responsabilità verso l’ambiente. SiVale dimostra che un modello circolare, plastic-free e tecnologicamente avanzato può diventare normale, desiderabile e adattabile su larga scala.

Jovana Obradovic, studentessa di Psicologia – “inU”      
inU è una piattaforma digitale indipendente che accompagna gli studenti nella scelta universitaria e nella vita da fuorisede nel Friuli Venezia Giulia.
inU integra in un unico ecosistema recensioni autentiche dei corsi, supporto peer-to-peer, informazioni territoriali dettagliate e una partnership strutturata con il Centro di Orientamento Regionale (COR) per offrire supporto professionale gratuito.
Con un modello freemium e una strategia B2B con partner locali, inU mira a diventare il punto di riferimento regionale per l’orientamento universitario consapevole e vicino agli studenti, contribuendo a ridurre il dropout universitario e valorizzare il territorio.

Asja Feruglio, PhD in Design for Made in Italy – “Aura”          
progetto sviluppato con Siminozar Bahram, studentessa in Business Management
Aura è un progetto di ricerca che sviluppa una soluzione avanzata per la riduzione degli odori nei cani, garantendo efficacia, sicurezza cutanea e biocompatibilità.
Unendo metodo scientifico e design, offre un prodotto pensato per migliorare l’igiene quotidiana e il benessere dell’animale. La sua essenza non è solo una fragranza: è la rappresentazione del legame tra cane ed essere umano, un design che traduce quella relazione in un valore emotivo e identitario.

Chiara Doga’, studentessa di Filosofia – “Kansje”  
Kansje – che in olandese significa “piccola opportunità” – è un’app pensata per giovani che desiderano vivere esperienze di formazione o mobilità all’estero, anche con risorse economiche o di tempo limitate.  
Molte opportunità gratuite, perché finanziate dall’UE o perché community-based, restano poco conosciute e difficili da trovare: Kansje è il primo database unificato che le rende accessibili grazie a un sistema di matchmaking intelligente, capace di individuare le esperienze più adatte a ciascun utente.  
L’app offre anche consulenze personalizzate prima e dopo la partenza, un percorso educativo e formativo per prepararsi al viaggio e un forum dedicato per confrontarsi con altri giovani.

Abstract
La finale dell'Innovators Community Lab ha assegnato 5 borse di studio da 5mila euro e due viaggi di formazione. Aperto fino al 12 gennaio 2026 il bando per la prossima edizione
Mostra nel diario
Off

Melanoma, uno sguardo “in profondità” per prevedere il rischio di metastasi

Immagine
Data notizia
Categoria notizia
Destinatari canale
Destinatari target
Testo notizia

Capire in anticipo se un melanoma tenderà a diffondersi ad altri organi potrebbe diventare più semplice grazie a ciò che i dermatologi vedono con una lente speciale sulla pelle: il dermatoscopio. 

È quanto emerge da uno studio internazionale appena pubblicato su Nature Communications, una delle riviste scientifiche più prestigiose a livello mondiale, a cui ha partecipato la prof.ssa Iris Zalaudek (Dipartimento di Scienze Mediche, Chirurgiche e della Salute) con un team di ricerca dell’Università di Trieste.

Oggi il rischio che un melanoma dia metastasi viene valutato soprattutto dopo l’asportazione del tumore, analizzando al microscopio alcune caratteristiche come lo spessore e la presenza di ulcerazione. Questi parametri restano fondamentali, ma non sempre permettono di individuare con precisione i pazienti che avranno una recidiva o svilupperanno metastasi.

Per questo il gruppo di ricerca internazionale, coordinato dall’Università Aristotele di Salonicco, ha deciso di guardare a un’altra fonte di informazioni: le immagini dermatoscopiche, ovvero le “foto ingrandite” del melanoma scattate prima dell’intervento. Lo studio, che ha coinvolto dieci centri specializzati in tre continenti e oltre 500 pazienti, ha raccolto quasi 800 immagini. Trenta dermatologi esperti le hanno esaminate, descrivendo in modo standardizzato colori, strutture e altri segni visibili sulla lesione.

A questo punto i ricercatori hanno messo insieme tutte le osservazioni e le hanno analizzate in relazione all’andamento della malattia nel tempo. È emerso che alcuni dettagli ricorrenti nelle immagini fanno davvero la differenza. Quando il melanoma presenta un’estesa ulcerazione – cioè zone in cui la superficie della pelle appare “rotta” – e il cosiddetto “velo bianco-bluastro”, il rischio che compaiano metastasi è più alto e la probabilità di rimanere liberi da recidiva nel tempo risulta minore.

Al contrario, nei casi in cui la lesione mostra una pigmentazione molto intensa e segni di regressione – piccole aree cicatriziali che indicano una reazione del sistema immunitario contro il tumore – il comportamento della malattia tende a essere meno aggressivo, con una minore probabilità di diffusione ad altri organi.

Sulla base di questi segni, il gruppo internazionale ha costruito tre strumenti per stimare il rischio di metastasi: uno che utilizza solo le immagini dermatoscopiche, uno che si basa sui dati istologici tradizionali e uno che combina entrambe le informazioni. Il risultato più interessante è che il modello fondato solo sul dermatoscopio ha mostrato una capacità di previsione paragonabile a quella dei parametri istologici; l’unione dei due approcci è quella che offre le prestazioni migliori.

In prospettiva, questo significa che il dermatoscopio – già oggi indispensabile per la diagnosi precoce del melanoma – potrebbe diventare anche uno strumento per stimare in anticipo l’aggressività del tumore, prima ancora dell’intervento chirurgico. Questo permetterebbe un monitoraggio più mirato e scelte terapeutiche più personalizzate, ad esempio per decidere chi avrà bisogno di trattamenti aggiuntivi o di controlli più ravvicinati.

Gli autori ricordano però che si tratta di uno studio retrospettivo e che i risultati dovranno essere confermati da nuove ricerche su numeri ancora maggiori di pazienti prima di entrare nella pratica clinica.

La prof.ssa Iris Zalaudek, docente di Malattie Cutanee e Veneree di UniTS e direttrice della UCO di Dermatologia e Centri Malattie Sessualmente Trasmesse e HIV di ASUGI, sostiene che “i risultati dello studio supportano la nozione che lo standard nel percorso di melanoma deve essere una accurata documentazione clinica e dermoscopica del primitivo. La dermatoscopia ha il potenziale di fungere come da ulteriore strumento prognostico non invasivo del melanoma, offrendo informazioni preziose sul comportamento biologico del tumore prima dell’escissione.

Questo approccio – conclude Zalaudek - potrebbe migliorare la stratificazione del rischio dei pazienti e supportare il processo decisionale riguardo ai trattamenti adiuvanti e neoadiuvanti”.

Abstract
La prof.ssa Zalaudek (DSM) all’interno del team che ha curato uno studio internazionale pubblicato su Nature Communications
Mostra nel diario
Off

Navi più silenziose e sostenibili: il DIA nel progetto "Acoustic Black Holes - SilentShip"

Immagine
Data notizia
Categoria notizia
Destinatari canale
Destinatari target
Testo notizia

Migliorare il comfort a bordo, azzerando l'impronta vibro-acustica per proteggere l'ambiente marino e garantire il benessere di passeggeri ed equipaggio. Questi sono gli ambiziosi obiettivi che hanno dato il via al progetto di ricerca e sviluppo “SilentShip - Acoustic Black Holes, nuova frontiera per navi silenziose”.

L'iniziativa, strategica e co-finanziata dal Programma Regionale FESR della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, vede il Dipartimento di Ingegneria e Architettura (DIA) dell'Università di Trieste partner scientifico, al fianco di leader industriali come Fincantieri ed Esteco, con il supporto gestionale di MareFVG. Capofila del progetto è il Consorzio Servizi Navali e Industriali - CSNI.

La chiave dell’innovazione risiede negli Acoustic Black Holes (ABH), dispositivi basati su una particolare geometria ed applicati a porzioni delle strutture. In pratica, queste geometrie fanno sì che le vibrazioni si “concentrino” in esse: qui l’energia meccanica rallenta e viene dissipata più facilmente da materiali o trattamenti dedicati. È per questo che gli ABH sono descritti come veri e propri “pozzi” di energia vibrazionale. L’uso di questa tecnologia permette di progettare soluzioni leggere e sostenibili per limitare la propagazione delle vibrazioni generate dai macchinari principali e, di conseguenza, contenere il rumore percepito a bordo ed irradiato verso l’esterno.

All’interno del progetto il Dipartimento di Ingegneria e Architettura ricoprirà un ruolo cruciale che spazia dalla teoria alla sperimentazione. Il team di ricerca è guidato dall’ing. PhD Giada Kyaw Oo D'Amore, RTD-A del DIA, in qualità di responsabile scientifico del progetto e coordinatrice UniTS e comprende il prof. Marco Biot, il prof. Mitja Morgut e l'ing. PhD Giovanni Rognoni, assegnista di ricerca del DIA.

I ricercatori UniTS si concentreranno sullo sviluppo di modelli numerici avanzati e sull'esecuzione di complesse simulazioni volte a individuare le geometrie ABH più efficaci e i parametri essenziali per ottimizzarle. Queste analisi produrranno anche le linee guida utili a stabilire dove collocare i prototipi sulle strutture navali per ottenere il massimo contributo.

Il gruppo di ricerca fornirà un apporto fondamentale anche nella fase di validazione, infatti progetterà e condurrà test progressivi, dal laboratorio, a mock-up navali, fino alle prove a bordo nave. Queste attività serviranno, da un lato, a rilevare le sollecitazioni reali che generano le vibrazioni, così da inserirle con precisione nei modelli numerici; dall’altro, a verificare l’efficacia delle soluzioni individuate al computer e a rifinire i prototipi, assicurando che le prestazioni previste in simulazione siano confermate anche in condizioni operative.

L’impegno del DIA si estenderà infine agli aspetti di sostenibilità e innovazione aperta. Il team effettuerà valutazioni LCA (Life Cycle Assessment) del prodotto sviluppato e condurrà studi per applicare soluzioni di Open Innovation coerenti con la filosofia della Società 5.0, in cui l’avanzamento tecnologico è orientato sia al miglioramento della qualità della vita sia alla riduzione degli impatti ambientali. Il Dipartimento contribuirà inoltre alla definizione delle specifiche tecniche del prodotto e del processo produttivo.

Il progetto "SilentShip" può contare su un finanziamento complessivo di 1.366.685,17 euro, con un contributo regionale di 822.016,20 euro e un cofinanziamento UE di 328.806,48 euro. Il budget a disposizione del team UniTS ammonta a 418.130,20 euro, a conferma dell'importanza del lavoro di ricerca svolto dai ricercatori dell’Ateneo triestino.

Con una durata di 42 mesi, il progetto punta a fissare una nuova frontiera tecnologica nel settore navale, rendendo le imbarcazioni non solo più confortevoli per l’uomo, ma anche più rispettose dell'ambiente marino.

Abstract
Il team UniTS è partner di CSNI, Fincantieri ed Esteco: svilupperà modelli numerici e test sperimentali per ridurre vibrazioni e rumore a bordo, con attenzione a sostenibilità e open innovation
Mostra nel diario
Off