Giornata nazionale SLA: UniTS si illumina di verde e rilancia l’impegno nella ricerca Read more about Giornata nazionale SLA: UniTS si illumina di verde e rilancia l’impegno nella ricerca Immagine WhatsApp Image 2026-09-17 at 15.47.44.jpeg Data notizia Fri, 18/09/2026 - 12:00 Categoria notizia Ateneo ateneo Ricerca Destinatari canale Ateneo Destinatari target Territorio e società Testo notizia Una luce verde per testimoniare la vicinanza alle persone con SLA e alle loro famiglie, insieme all’impegno quotidiano della ricerca. Nella serata di venerdì 18 settembre l’Università di Trieste illuminerà di verde la facciata dell’edificio A, partecipando alla mobilitazione promossa da AISLA in occasione della Giornata nazionale SLA.Giunta nel 2026 alla diciannovesima edizione, l’iniziativa richiama l’attenzione sui bisogni e sui diritti delle persone con sclerosi laterale amiotrofica: dall’assistenza domiciliare all’accesso alle cure e all'importanza della ricerca per trovare nuove forme di contrasto nei confronti della patologia.La sclerosi laterale amiotrofica è una malattia neurodegenerativa progressiva che colpisce i motoneuroni, le cellule nervose del cervello e del midollo spinale che controllano i muscoli volontari. La loro degenerazione comporta una perdita progressiva della forza e della capacità di movimento e può compromettere anche la parola, la deglutizione e la respirazione.Secondo le stime riportate da AISLA, in Italia oltre 6.000 persone convivono con la malattia, con circa 2.000 nuovi casi ogni anno. «La Giornata Nazionale SLA trova quest’anno la ricerca triestina impegnata su due fronti particolarmente innovativi» , spiega Alberto Benussi, docente di Neurologia dell’Università di Trieste. «Abbiamo corso uno studio clinico randomizzato che sperimenta una forma di stimolazione cerebrale non invasiva con l’obiettivo di modulare i circuiti motori coinvolti nella malattia e contrastarne la progressiva perdita di funzione.In parallelo, insieme all’ICGEB, il gruppo studia nelle piastrine del sangue la proteina TDP-43, la cui alterazione rappresenta uno dei principali meccanismi biologici della SLA e della demenza frontotemporale. L’obiettivo è sviluppare un esame del sangue capace di riconoscere questa alterazione nella persona vivente e, in futuro, di seguirne l’evoluzione e la risposta alle terapie». Abstract L'Ateneo aderisce alla mobilitazione promossa da AISLA. Allo studio la stimolazione cerebrale non invasiva e nuovi possibili strumenti di diagnosi Mostra nel diario Off
Sette anni in formalina: il DNA del plancton si può ancora leggere Read more about Sette anni in formalina: il DNA del plancton si può ancora leggere Immagine formalina.png Data notizia Wed, 16/09/2026 - 12:00 Categoria notizia Ateneo Comunicati stampa Ricerca Destinatari canale Ateneo Ricerca Destinatari target Enti e aziende Territorio e società Testo notizia È possibile recuperare informazioni genetiche da campioni di plancton conservati in formalina per sette anni? La risposta è sì. Lo dimostra un nuovo studio nato dalla collaborazione tra UniTS e Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale (OGS), appena pubblicato sul Journal of Plankton Research.La ricerca ha analizzato campioni di mesozooplancton raccolti nel Golfo di Trieste nel 2017 e conservati in formalina per circa sette anni.Cos'è il mesozooplancton? È l'insieme di piccoli organismi animali che vivono nell'acqua di mare e che, pur essendo spesso invisibili a occhio nudo, svolgono un ruolo fondamentale negli ecosistemi marini. Comprende, per esempio, piccoli crostacei, larve e altri organismi che costituiscono una componente essenziale della rete alimentare marina.Normalmente questi organismi vengono identificati al microscopio. Questo studio ha invece applicato il metabarcoding del DNA, estraendo e sequenziando il materiale genetico dai campioni di zooplancton raccolti e fissati in formalina. In pratica, invece di cercare e identificare gli organismi uno alla volta, si analizza il “codice genetico” presente nel campione per ricostruire quali specie o gruppi di organismi sono presenti.La formalina danneggia il DNA e rende queste analisi particolarmente difficili. Nonostante questo ostacolo, i ricercatori sono riusciti a recuperare una quantità significativa di informazioni biologiche. Il confronto con l'identificazione al microscopio ha mostrato che il metodo molecolare può riconoscere una parte consistente degli organismi presenti.Le collezioni storiche come archivi della biodiversitàIl risultato più importante dello studio riguarda le prospettive future. In istituti di ricerca e musei di tutto il mondo sono conservate enormi collezioni storiche di plancton, raccolte nel corso di decenni e spesso conservate in formalina.Questi campioni potrebbero quindi rappresentare non soltanto archivi della biodiversità osservabile al microscopio, ma anche archivi genetici della vita marina del passato.Analizzarli potrebbe permettere di ricostruire come le comunità marine sono cambiate nel corso del tempo, confrontando la biodiversità di oggi con quella di decenni fa. Potrebbe inoltre aiutare a individuare retrospettivamente la presenza di specie non indigene, anche nelle fasi iniziali della loro comparsa in un'area.Lo studio è stato sostenuto dall'Interconnected Nord-Est Innovation Ecosystem (iNEST) e dal National Biodiversity Future Center (NBFC), entrambi finanziati dall'Unione Europea – NextGenerationEU nell'ambito del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR). Abstract Uno studio di UniTS e OGS apre straordinarie possibilità per studiare la biodiversità marina del passato Mostra nel diario Off
Aneta Aleksova nel Board ACVC: incarico europeo nella formazione in cardiologia acuta Read more about Aneta Aleksova nel Board ACVC: incarico europeo nella formazione in cardiologia acuta Immagine aneta 1280 x 720.png Data notizia Fri, 04/09/2026 - 12:00 Categoria notizia Ateneo ateneo Ricerca Destinatari canale Ateneo Testo notizia Aneta Aleksova, professoressa associata di Malattie dell’apparato cardiovascolare dell’Università di Trieste, è stata eletta nel Board dell’Association for Acute CardioVascular Care (ACVC) della European Society of Cardiology (ESC) per il biennio 2026-2028 e nominata co-chair Education, con un ruolo di coordinamento nelle attività formative dell’associazione europea dedicate alla cardiologia acuta.Le nuove cariche sono state ufficializzate in occasione dell’ESC Congress 2026, svoltosi a Monaco di Baviera dal 28 al 31 agosto. Aneta Aleksova è una dei sette componenti eletti come Ordinary Board Members dell’ACVC, l’associazione della European Society of Cardiology dedicata alla cura dei pazienti con patologie cardiovascolari acute.A seguito dell’elezione nel Board, il presidente dell’ACVC Alessandro Sionis ha affidato ad Aneta Aleksova l’incarico di co-chair Education. Nell’ambito del mandato la docente UniTS contribuirà al coordinamento delle attività di formazione specialistica promosse dall’associazione, comprese iniziative basate sulla simulazione e sull’addestramento pratico come la ACVC Simulation School e la ACVC-EAPCI Cardiogenic Shock School, il programma dedicato alla gestione dello shock cardiogeno articolato su differenti livelli di formazione. L’attività prevede inoltre la collaborazione con i gruppi ACVC impegnati nei settori dell’accreditamento, dell’intelligenza artificiale e della ricerca.Il nuovo incarico si inserisce in particolare nel percorso sviluppato da Aneta Aleksova all’Università di Trieste nel campo della formazione medica attraverso la simulazione. La docente è infatti responsabile scientifica del Centro di Simulazione Medica e di Addestramento Avanzato (CSMAA) dell’Ateneo, struttura nella quale studenti e professionisti sanitari possono esercitarsi in scenari clinici ad alta fedeltà attraverso tecnologie avanzate e attività di simulazione. Aneta Aleksova è inoltre istruttrice certificata in Medicina simulata, Basic Life Support (BLS) e Advanced Cardiovascular Life Support (ACLS).Inoltre, Aneta Aleksova è entrata anche nel gruppo di ricerca dell’ACVC coordinato da Prof. Karl Huber dell’Università di Vienna per le sue attività di studio sull’infarto miocardico e sull’arresto cardiaco. Negli ultimi anni aveva già ottenuto riconoscimenti scientifici dell’associazione per studi sui biomarcatori dell’infarto miocardico e sulla prognosi, sviluppati nell’ambito del Laboratorio di Cardiologia Molecolare della Struttura Complessa di Cardiologia di ASUGI, di cui è responsabile, attraverso collaborazioni nazionali e internazionali.I ruoli conferiti alla prof.ssa Aleksova nell'ambito delle reti europee consolidano la reputazione della formazione in cardiologia dell'Università di Trieste e della SC di Cardiologia ASUGI diretta dal Prof. Gianfranco Sinagra. Abstract La docente UniTS, responsabile scientifica del Centro di Simulazione Medica e di Addestramento Avanzato, eletta nel Board dell’Association for Acute CardioVascular Care e nominata co-chair Education Mostra nel diario Off
Presentato ufficialmente il programma di Trieste Next 2026 Read more about Presentato ufficialmente il programma di Trieste Next 2026 Immagine Titolo.png Data notizia Thu, 03/09/2026 - 12:00 Categoria notizia Ateneo ateneo Comunicati stampa Ricerca Società e territorio Destinatari canale Ateneo Ricerca Impegno pubblico e sociale Destinatari target Territorio e società Testo notizia Presentata a Milano l’edizione 2026 di Trieste Next: il Festival della ricerca scientifica, di cui l’Università di Trieste è co-promotrice fin dal suo avvio, si svolgerà da venerdì 25 a domenica 27 settembre.UniTS contribuisce alla quindicesima edizione, intitolata La forma del pensiero. Interazioni tra cervelli e intelligenze, con un programma molto ampio, costruito attorno all’idea che il pensiero non sia un fenomeno isolato, ma frutto di interazioni tra cervelli, corpi, tecnologie, saperi e contesti.Gli eventi speciali di UniTSSaranno tutti a cura di UniTS i grandi appuntamenti di Trieste Next 2006: venerdì 25 settembre, dalle 20.30 alle 22.30 al Teatro Verdi, la serata speciale «La forma del pensiero» vedrà protagonisti Lambros Malafouris, professore di Cognitive and Anthropological Archaeology all’Università di Oxford, con la lectio «Strange people. How things make us who we are», moderata da Gabriele Beccaria, e, a seguire, alle 21.30, il filosofo, saggista e psicoanalista Umberto Galimberti con «Le disavventure della verità».. Sabato 26 settembre l’evento speciale “Essere e pensiero” vedrà l’intervento dello psichiatra e scrittore Vittorino Andreoli, mentre la nota sociolinguista Vera Gheno, nel panel “Il sapere non è solitario”, finanziato dalla Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, dialogherà con l’assessora regionale Alessia Rosolen e la rettrice UniTS Donata Vianelli intorno all’idea di un sapere condiviso costruito attraverso relazioni e contaminazioni. Sempre sabato, in serata, la scienza incontrerà la musica: l’evoluzionista e filosofo della scienza Telmo Pievani dialogherà con i Deproducers – Vittorio Cosma, Gianni Maroccolo e Riccardo Sinigallia – in uno spettacolo, intitolato “DNA – Lo spettacolo che fa suonare la scienza”, che intreccia divulgazione scientifica e linguaggi musicali.Incontri con la scienzaUno dei nuclei principali del programma di talk riguarderà il funzionamento del cervello e i processi attraverso cui impariamo, percepiamo e costruiamo conoscenza. “Cervelli che imparano. Percepire, pensare, immaginare” affronterà l’apprendimento mettendo in dialogo neuroscienze cognitive, anatomia, neurodiversità e pedagogia, per esplorare come il pensiero emerga dall’interazione dinamica tra cervelli, corpi e ambienti. A questo tema si collegherà il confronto internazionale “What is scientific learning today?”, dedicato all’evoluzione dell’apprendimento scientifico con particolare attenzione al ruolo dell’intelligenza artificiale nell’educazione.Il tema educativo sarà presente anche in “Insegnare nell’era delle intelligenze plurali”, che mette a confronto scuola, università e formazione manageriale per interrogarsi sulle competenze necessarie ai cittadini di domani. La riflessione sull’intelligenza artificiale, centrale in questa edizione, sarà affrontata non soltanto come tecnologia, ma come questione culturale, economica, politica ed etica. Il programma dedicato a questa tematica è arricchito dalle collaborazioni tra UniTS, società ed enti.La partnership tra l’ateneo e AgorAI Innovation Hub s.p.a. delinea due approfondimenti: “AI per chi? Innovazione, responsabilità e competitività: il modello AGORAI tra pubblico e privato” esplorerà il rapporto tra ricerca, imprese e istituzioni, chiedendosi come trasformare l’IA in una leva di sviluppo che tenga insieme competitività, fiducia, responsabilità e tutela dei valori democratici. “Does AI Think? How?” sarà un dialogo tra filosofia, scienza cognitiva e ricerca sull’IA dedicato alla domanda se le macchine possano realmente pensare o se simulino i processi del pensiero. Anche dalla collaborazione tra UniTS e Data Science & Artificial Intelligence Foundation ETS nascono due talk. Durante “Rethinking Sustainable AI: Cost or Source of Value?” si proporrà di superare l’idea di etica e sostenibilità come semplici vincoli all’innovazione, per valutarle come possibili fonti di valore economico e vantaggio competitivo. L’intelligenza artificiale come strumento di supporto sarà analizzata nel panel “Gestione dei rischi naturali tra intelligenza artificiale e umana”: previsione, modellazione e valutazione della pericolosità potranno beneficiare delle nuove metodologie di IA, senza però prescindere dall’esperienza, dall’interpretazione e dalla responsabilità umana.Sul versante della società e delle identità, “Ripensare il corpo femminile nell’ecosistema digitale” indagherà invece il ruolo degli ambienti digitali nella costruzione degli stereotipi di genere, nelle rappresentazioni dei corpi e nelle forme di violenza e resistenza mediate dalla tecnologia.Il confronto con il cervello umano sarà ripreso in “Dentro la mente: macchine intelligenti e cervelli umani a confronto”, che porterà sul palco giovani ricercatrici e ricercatori impegnati su grandi modelli linguistici, neuroscienze, IA simbolica e calcolo ad alte prestazioni.Un altro asse del programma riguarda le applicazioni dell’intelligenza nel campo della salute e della gestione dei problemi complessi. “Tra mente e algoritmo: la medicina che cambia” analizzerà il modo in cui l’IA sta entrando nei processi decisionali clinici, dalla diagnosi alla terapia, mettendo a fuoco benefici, limiti, bias e questioni etiche.Su un piano complementare, “Science that tells its story: stories that make Innovation in medicine Possible” metterà al centro il rapporto tra ricerca scientifica, pazienti e fiducia. Il racconto della ricerca diventa così parte dell’innovazione stessa, anche attraverso la presentazione del fumetto The restored heart.Il programma affronta anche il rapporto tra intelligenza e mondo naturale. “Piante intelligenti: un equivoco semantico?” propone una riflessione scientifica su percezione, adattamento e comunicazione delle piante, interrogando criticamente l’uso di concetti come “comportamento”, “apprendimento” e “cognizione” quando vengono applicati agli organismi vegetali.Il tema della conoscenza si apre inoltre alle fonti e alla loro affidabilità in “La maieutica del sapere: come il cervello scopre. Dialogo tra fonti storiche e nuove sorgenti artificiali”, che mette in relazione archeologia, statistica, bioinformatica e IA per discutere il valore delle fonti, la verifica delle informazioni e i processi attraverso cui il cervello costruisce e valida il sapere.Le attività per le scuole Le attività per le scuole trasformano l’apprendimento in esperienza attraverso partecipazione, gioco e confronto. “Pensiero divergente: l’inedito senza età” propone un percorso ispirato alla Philosophy for Children, mentre “Pensare giocando. Cervelli, regole e intelligenze in azione” utilizza giochi da tavolo e game design per esplorare strategie, decisioni, collaborazione e differenze tra intelligenza umana e artificiale.Gli spazi espositivi: la ricerca da vivere e sperimentareDal 25 al 27 settembre, UniTS offre come ogni anno lo spazio interattivo più ampio di Trieste NEXT. Otto le proposte, tra cui “Cheers to Science”, “Indovina il Paese!”, “La mente in gioco”, “Dal Sole al movimento” e “gECO podcast”.Uno spazio sarà dedicato ai 50 anni dal terremoto del Friuli, attraverso la storia del monitoraggio sismico e della ricerca dell’Ateneo, mentre un altro presenterà l’Impegno pubblico e sociale e il ruolo della Terza Missione all’Università di Trieste.La Notte dei RicercatoriNell’ambito della Notte dei Ricercatori SHARPER, “Moda sostenibile: ma come ti vesti?! Scoprilo giocando” affronterà il tema della sostenibilità attraverso quiz, simulazioni e attività interattive sul ciclo di vita degli abiti e sulle scelte di consumo. Sempre nel programma della manifestazione, la sezione “Un’ora con il ricercatore” vedrà Marco Franceschi (MIGe) protagonista dell’incontro “Il respiro della Terra: le Dolomiti come testimoni del ciclo del carbonio”, rivolto alle scuole. Sotto i portici del Municipio torna anche Street Science, ciclo di brevi conferenze “di strada” pensate per avvicinare il pubblico ai temi della ricerca in modo semplice e accessibile. Marko Mihajlović (Università di Trieste) interverrà sul tema “Dare una mano al cuore: materiali intelligenti per aiutare le sue cellule”.Trieste Next è promosso da Comune di Trieste, Università degli Studi di Trieste, Gruppo NEM Nord-Est Multimedia/Il NordEst/Il Piccolo, Area Science Park, OGS-Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale, SISSA-Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati. Co-promotrice è la Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia. Curato da Eventi NEM, il festival è un progetto di Trieste Città della Conoscenza e si avvale della collaborazione con l’Ufficio del Parlamento Europeo a Milano. È realizzato con la collaborazione di Fondazione CRTrieste, con il patrocinio di Consiglio Nazionale delle Ricerche, INAF - Istituto Nazionale di Astrofisica, INFN - Istituto Nazionale di Fisica Nucleare. Main partner della manifestazione è Generali. Partner sono AcegasApsAmga, AgorAI Innovation Hub spa, Data Science and Artificial Intelligence Foundation ETS, EstEnergy, Gruppo Hera, Insiel. Content Partner sono Fondazione AIRC, Eurobiohightech, Fondazione Telethon. Partner tecnico è APLEONA.Tutti gli incontri sono accessibili gratuitamente, su prenotazioneAnche quest’anno la maggior parte degli incontri di Trieste Next si potrà seguire anche in diretta streaming sul canale YouTube del festival.Il programma completo e aggiornato è disponibile sul sito www.triestenext.itIl programma UniTS a Trieste Next 2026Gli appuntamenti UniTS di venerdì 25 settembreGli appuntamenti UniTS di sabato 26 settembreGli appuntamenti UniTS di domenica 27 settembreLe attività UniTS in piazza Unità Abstract UniTS, co-promotrice della manifestazione, fa incontrare la scienza e la cittadinanza attraverso quattro grandi eventi, 15 incontri divulgativi e 8 spazi espositivi in piazza Mostra nel diario Off
Dalle profondità della Norvegia, la Geofisica al servizio della transizione energetica Read more about Dalle profondità della Norvegia, la Geofisica al servizio della transizione energetica Immagine Progetto senza titolo - 2026-08-31T100640.005.png Data notizia Mon, 31/08/2026 - 12:00 Categoria notizia Ateneo Comunicati stampa Ricerca Società e territorio Destinatari canale Ateneo Destinatari target Enti e aziende Territorio e società Testo notizia Come seguire il comportamento di un gas una volta iniettato nelle profondità della Terra? È questa la sfida al centro di SBEM (Svelvik Borehole Electromagnetic Monitoring), la campagna sperimentale condotta in Norvegia da un team del Gruppo di Geofisica d’Esplorazione del Dipartimento di Matematica, Informatica e Geoscienze (MIGE) dell’Università di Trieste.L’esperimento si è svolto presso lo Svelvik CO₂ Field Lab, vicino a Oslo, una struttura di ricerca gestita dal centro norvegese SINTEF e progettata per testare, in condizioni controllate ma realistiche, tecnologie destinate al monitoraggio dello stoccaggio sotterraneo dei gas.Al centro della campagna SBEM c’è il monitoraggio elettromagnetico in pozzo, una tecnica geofisica sperimentata per ricostruire la distribuzione e l’evoluzione del gas iniettato nel sottosuolo. Una capacità cruciale per lo sviluppo sicuro ed economicamente sostenibile sia della cattura, utilizzo e stoccaggio della CO₂ (CCUS), sia dello stoccaggio sotterraneo dell’idrogeno.Un laboratorio internazionale per portare la ricerca “sul campo”Lo Svelvik CO₂ Field Lab rappresenta un ponte tra la ricerca di laboratorio e le future applicazioni su scala industriale. La possibilità per il gruppo dell’Università di Trieste di accedere alla struttura e realizzare la campagna sperimentale è stata resa possibile da Geo-INQUIRE (Geosphere INfrastructures for QUestions into Integrated REsearch), progetto finanziato nell’ambito di Horizon Europe che favorisce l’accesso transnazionale alle principali infrastrutture di ricerca geoscientifica europee.La proposta presentata dal team triestino è stata selezionata attraverso una procedura competitiva nell’ambito del bando Geo-INQUIRE, consentendo ai ricercatori di progettare e realizzare direttamente sul campo l’attività sperimentale.Dalla proposta alla ricerca sul campo: la formazione passa dall’esperienzaUn elemento distintivo del progetto è stato il coinvolgimento diretto dei dottorandi Elisa Ligas e Giovanni Pantaleo, che hanno seguito l’intero percorso della ricerca: dalla preparazione della proposta alla progettazione dell’acquisizione geofisica, dalla messa a punto della strumentazione alle attività sul campo, fino all’elaborazione, all’analisi e all’interpretazione dei dati.“Questo progetto dimostra ciò che l’Università di Trieste offre ai suoi studenti e dottorandi: la possibilità di progettare e condurre un’attività di ricerca originale all’avanguardia della tecnologia attuale, in stretta collaborazione con organizzazioni internazionali di ricerca e industriali”, sottolinea Michele Pipan, coordinatore del Gruppo di Geofisica d’Esplorazione e del Corso di Laurea Magistrale in Geofisica e Geodati “Esperienze come questa a Svelvik trasformano i dottorandi in ricercatori indipendenti, pronti a contribuire alle tecnologie necessarie per la transizione energetica.”Le attività in Norvegia sono condotte nell'ambito del Progetto FUSE.Progetto FUSE (UNITS-UNIUD-OGS)Lo stoccaggio sotterraneo di idrogeno (UHS) e le riserve di idrogeno naturale ("bianco") si stanno affermando come componenti chiave della strategia europea di transizione energetica, offrendo soluzioni su larga scala, flessibili e a basse emissioni di carbonio che possono contribuire a mitigare l'intermittenza di alcune energie rinnovabili e a rafforzare la sicurezza energetica.Il raggiungimento degli obiettivi della Strategia europea per l'idrogeno e delle roadmap globali per le emissioni nette zero richiede solide prove geoscientifiche e capacità tecnologiche avanzate per identificare, caratterizzare e monitorare i giacimenti geologici idonei. La riduzione dei rischi delle operazioni nel sottosuolo – dal punto di vista tecnico, ambientale e dei rischi geologici – richiede nuove infrastrutture di ricerca integrate.Il progetto FUSE, avviato nell'aprile 2025, risponde a questa esigenza. Sviluppato attraverso una partnership strategica tra OGS, l'Università di Trieste e l'Università di Udine, FUSE sta costruendo un'infrastruttura aperta e distribuita che combina strumentazione geofisica all'avanguardia, strutture di laboratorio e ambienti di modellazione multiscala. L'infrastruttura integra sistemi di registrazione geofisica di pozzo, dispositivi sismici, geoelettrici ed elettromagnetici, soluzioni di monitoraggio a fibra ottica e con vibratori orbitali, nonché capacità di rilevamento magnetico e gravimetrico aereo/tramite droni, insieme a piattaforme di laboratorio avanzate per la petrofisica e la fluidodinamica. L'insieme di questi componenti consentirà una migliore visualizzazione, sperimentazione e simulazione delle interazioni idrogeno-roccia-fluido in Italia e altrove. Abstract Team UniTS sperimenta a Svelvik nuove tecniche per monitorare lo stoccaggio sotterraneo di CO₂ e idrogeno Mostra nel diario Off
Mortalità infantile in Paesi a basso reddito: studio UniTS su PLOS Medicine Read more about Mortalità infantile in Paesi a basso reddito: studio UniTS su PLOS Medicine Immagine Progetto senza titolo (83).png Data notizia Fri, 28/08/2026 - 12:00 Categoria notizia Ateneo Comunicati stampa Ricerca Destinatari canale Ateneo Ricerca Destinatari target Territorio e società Testo notizia Pubblicato sulla rivista internazionale PLOS Medicine uno studio che documenta la progressiva riduzione, tra il 1990 e il 2023, della natimortalità e mortalità infantile precoce in 17 paesi a basso-medio reddito (Ghana, Kenya, Malawi, Mali, Nigeria, Rwanda, Senegal, Tanzania, Uganda, Zambia, Zimbabwe, Egitto, Giordania, Bangladesh, Indonesia, Colombia e Perù).Lo studio è stato condotto dal dr. Mohammed Ali (World Health Organization, Geneva) e dal prof. Saverio Bellizzi (United Nations University Institute for Water, Environment and Health, Ontario, Canada) in collaborazione con il prof. Luca Cegolon, docente di Igiene e Medicina Preventiva all’Università di Trieste.La minore mortalità perinatale risulta associata alla residenza in aree urbane, ad un livello di istruzione materna più elevato, al maggiore livello socio-economico delle famiglie e a un migliore welfare nel Paese. Un'età materna pari o superiore a 30 anni aumenta invece il rischio. Natimortalità e mortalità neonatale precoce rappresentano ancora una sfida sanitaria globale prioritaria, con la stragrande maggioranza dei casi che si verifica in Paesi a basso e medio reddito che si affidano a indagini familiari (Demographic and Health Surveys, DHS) per le rispettive stime, dato che le anagrafi civili risultano spesso incomplete.Tuttavia, le DHS tendono a sottostimare il problema e a misclassificare i casi di natimortalità e morte neonatale precoce, il che ne limita l'utilità ai fini della pianificazione di interventi materno-infantili.“Sebbene la maggior parte dei Paesi abbia registrato una riduzione della mortalità perinatale, i progressi rimangono disomogenei e persistono significative disparità socioeconomiche. Rafforzare i servizi di salute materna e neonatale e potenziare i sistemi di raccolta dati in Paesi a medio e basso reddito rimane fondamentale per accelerare i progressi verso l’obiettivo sostenibile (SDG) di riduzione della mortalità perinatale” - affermano il prof. Cegolon e il dr. Bellizzi.Lo studio appena pubblicato su PLOS Medicine ha indagato 93 DHS condotte tra il 1990 e il 2023 in 17 Paesi a basso e medio reddito, per un totale di 1.019.253 gravidanze dichiarate da 733.181 donne diverse. Sono state incluse gravidanze con una durata di almeno 7 mesi per conformarsi alla definizione standard di natimortalità. I rischi specifici per età di natimortalità e morte neonatale precoce sono stati stimati utilizzando metodi basati sulle tavole di mortalità e un modello Gompertz-Makeham modificato, in grado di correggere comuni problemi di qualità dei dati delle DHS, tra cui la sottostima, la mis-classificazione tra natimortalità e decessi nei giorni 0-1 dalla nascita e l'accumulo di dati sull'età al decesso (“heaping”), ovvero la tendenza a riportare sistematicamente l'età della morte neonatale a 7 giorni a scapito dei giorni adiacenti. Abstract I dati serviranno a una migliore pianificazione delle azioni di sostegno alla maternità Mostra nel diario Off
Federico D’Atri si distingue nella Challenge del Center for Open Science Read more about Federico D’Atri si distingue nella Challenge del Center for Open Science Immagine foto_1280x720.jpg Data notizia Wed, 19/08/2026 - 12:00 Categoria notizia Ateneo ateneo Ricerca Destinatari canale Ateneo Ricerca Destinatari target Post lauream Testo notizia Può l’intelligenza artificiale aiutarci a capire quanto sia solido un risultato scientifico? È la domanda al centro della Predicting Replicability Challenge, competizione internazionale promossa dal Center for Open Science, nella quale Federico D’Atri, dottorando dell’Università di Trieste, ha ottenuto il terzo posto, accompagnato da un premio di 3.375 dollari.La competizione del COS ha messo alla prova sistemi automatici in grado di stimare la probabilità che un risultato scientifico venga confermato quando uno studio viene ripetuto in modo indipendente. In altre parole, gli algoritmi devono “prevedere” se, ripetendo lo studio con nuovi dati e nuovi campioni, si possano ottenere risultati analoghi. La replicabilità rappresenta infatti un elemento importante per valutare l’affidabilità di un lavoro scientifico, perché contribuisce a capire quanto un risultato sia solido e possa essere confermato anche utilizzando nuovi dati.Per formulare le sue previsioni, D’Atri ha sviluppato un sistema basato principalmente su un Large Language Model (LLM) adattato e addestrato appositamente per questo compito. Il modello ha analizzato il testo completo degli articoli scientifici, utilizzandone le informazioni per stimare la probabilità che i risultati potessero essere confermati da una replica indipendente.In una delle soluzioni presentate, le valutazioni dell’LLM sono state inoltre combinate con quelle di un modello di machine learning più tradizionale, che utilizzava anche dati strutturati dello studio come il numero di partecipanti, la significatività statistica dei risultati, la dimensione dell’effetto, l’anno di pubblicazione e la disciplina di provenienza.Nell’ultimo round della competizione i partecipanti hanno lavorato su studi provenienti dal Replicability Project: Health Behavior, dedicato ai comportamenti legati alla salute. Per ciascun risultato dovevano stimare la probabilità che venisse confermato da una replica indipendente, prima di conoscerne l’esito effettivo.«Questo tema – spiega D’Atri – ma nasce da un interesse che coltivo da tempo per la replicabilità e l’affidabilità delle scoperte scientifiche, soprattutto nell’ambito della psicologia e delle scienze sociali. Il lavoro mi ha permesso di esplorare in che modo gli strumenti di intelligenza artificiale possano essere applicati all’analisi della letteratura scientifica».Replicare direttamente uno studio può richiedere molto tempo e risorse. È proprio qui che sistemi di questo tipo potrebbero trovare in futuro una delle loro applicazioni più interessanti. Una previsione automatica non può sostituire una vera replica, ma può fornire una prima indicazione utile, ottenibile in tempi più brevi e a costi inferiori, aiutando a individuare gli studi sui quali può essere più utile concentrare nuove verifiche.«Il risultato ottenuto dal dottorando Federico D’Atri dimostra ancora una volta la centralità della curiosità nella formazione dottorale», sottolinea il prof. Francesco Longo, delegato UniTS ai dottorati di ricerca. «Una curiosità che si applica anche a temi trasversali o non strettamente legati al proprio progetto di ricerca, come in questo caso, ma che si dimostra fondamentale nella costruzione del proprio profilo di ricercatore». Abstract Il dottorando UniTS terzo classificato: il suo sistema analizza articoli scientifici per stimare la probabilità che i risultati vengano confermati da nuovi studi Mostra nel diario Off
Cancro: il numero di copie mutate di un gene aiuta a prevedere sia la prognosi, sia la probabilità che si diffondano metastasi Read more about Cancro: il numero di copie mutate di un gene aiuta a prevedere sia la prognosi, sia la probabilità che si diffondano metastasi Immagine Titolo (66).jpg Data notizia Fri, 31/07/2026 - 12:00 Categoria notizia Ateneo ateneo Comunicati stampa Ricerca Destinatari canale Ateneo Ricerca Destinatari target Territorio e società Testo notizia Capire se in un tumore un gene è mutato può non essere sufficiente. In molti casi, infatti, conta anche sapere quante copie di tale gene mutato sono presenti nelle cellule tumorali e quanto questa alterazione incida sul comportamento della malattia.È questo il punto di partenza dello studio coordinato da Giulio Caravagna, docente di Informatica dell’Università di Trieste e responsabile del Cancer Data Science Laboratory, pubblicato su Nature Genetics. Nel corso dello studio i ricercatori hanno proposto un nuovo modo di leggere il DNA tumorale, più vicino alla complessità reale del cancro, in cui le mutazioni non vengono considerate soltanto in quanto presenti o assenti, ma anche in relazione all’assetto genomico complessivo del tumore.Nelle cellule tumorali le mutazioni somatiche, ovvero quelle che compaiono nel corso della vita in cellule diverse da quelle germinali, possono combinarsi con alterazioni del numero di copie del DNA. Anche per questo alcune regioni del genoma possono essere amplificate e altre perse. Dall’insieme di mutazioni, amplificazioni e perdite di regioni del genoma nasce il concetto di “dosaggio mutazionale di un gene” (in inglese gene mutant dosage). Il fine è dunque stimare quante copie mutate di un gene siano effettivamente presenti in un tumore e di valutare se questa informazione abbia un peso sulla prognosi e sulla diffusione di metastasi.Per affrontare il problema, il gruppo di ricerca ha sviluppato INCOMMON – INference of COpy number and Mutation Multiplicity in ONcology –, un metodo computazionale “open source” che consente di stimare il numero di copie mutate di un gene e la molteplicità delle mutazioni a partire dai pannelli di sequenziamento mirato comunemente utilizzati nella pratica clinica oncologica.Uno degli aspetti più rilevanti è proprio la possibilità di ricavare nuove informazioni da dati già prodotti nei percorsi diagnostici. INCOMMON utilizza modelli avanzati di inferenza statistica e machine learning per interpretare i risultati dei test molecolari clinici alla luce di grandi collezioni di tumori sequenziati a livello di genoma intero.“INCOMMON – spiega Giulio Caravagna – rappresenta un nuovo approccio per ottenere analisi a risoluzione superiore rispetto allo standard, anche senza modificare la tipologia di dato generato. Questa nuova opportunità svela alcune peculiarità dei processi oncogenici che possono rivelarsi interessanti dal punto di vista prognostico e predittivo”.Nello studio, sostenuto anche da Fondazione AIRC, i ricercatori hanno analizzato oltre 60.000 campioni clinici di pazienti, relativi a 39 diversi tipi di tumore e più di 500.000 mutazioni. Stratificando oltre 20.000 pazienti in base al dosaggio mutazionale di diversi oncogeni e geni oncosoppressori, i ricercatori hanno individuato 46 biomarcatori specifici per tumore e associati alla sopravvivenza complessiva.Il dato più significativo è che 13 di questi biomarcatori, distribuiti in 12 tipi di tumore, non sarebbero stati rilevati con i modelli tradizionali basati sulla sola distinzione tra gene mutato e gene non mutato. Il dosaggio mutazionale permette quindi di far emergere segnali prognostici che una lettura più semplice del DNA tumorale può non intercettare.I risultati ottenuti offrono inoltre nuove indicazioni sul comportamento metastatico dei tumori. I ricercatori hanno in particolare identificato 26 biomarcatori associati in maniera ricorrente alla diffusione metastatica in 10 tipi di cancro e 20 biomarcatori la cui presenza permette di predire la tendenza del tumore a diffondersi verso specifici organi in cinque tipi di tumore.“I dati raccolti in questo studio – afferma Nicola Calonaci, postdoc sostenuto da AIRC all’Università di Trieste e primo autore dell’articolo – mostrano come informazioni genomiche già presenti nelle analisi molecolari regolarmente svolte in clinica possano essere reinterpretate con molta maggiore precisione grazie a sistemi avanzati di inferenza statistica e di ‘machine learning’”. “Un aspetto particolarmente interessante è che il dosaggio mutazionale sembra catturare proprietà biologiche dei tumori che non emergono quando le mutazioni vengono considerate solo come presenti o assenti” - aggiunge Eriseld Krasniqi, medico oncologo presso l’IRCCS Istituto Nazionale Tumori Regina Elena di Roma, dottorando UniTS e anch’esso primo autore dell’articolo. “Questo è particolarmente rilevante nello studio delle metastasi, in cui è storicamente molto difficile identificare caratteristiche genomiche che distinguano i tumori primari da quelli metastatici”. “La ricerca rappresenta un bell’esempio di come la collaborazione tra centri clinici di alta specializzazione e gruppi di ricerca computazionale possa tradursi in conoscenza utile per il paziente oncologico – sostiene Giovanni Blandino, Direttore Scientifico dell’IRRCS Istituto Nazionale Tumori Regina Elena (IRE) di Roma –. La partecipazione dell’IRE a un lavoro di questa portata testimonia la nostra vocazione a presidiare la frontiera della ricerca traslazionale, dove le competenze cliniche incontrano le tecnologie più avanzate di analisi dei dati genomici. Estrarre nuova informazione da test molecolari già disponibili nella pratica clinica è una delle direzioni più promettenti per la medicina oncologica di precisione, e un terreno su cui intendiamo continuare a investire”.Il lavoro apre inoltre la strada a studi futuri in cui integrare le informazioni sui trattamenti ricevuti dai pazienti, per capire se il dosaggio mutazionale possa avere non solo valore prognostico, ma anche valore predittivo della risposta alle terapie specifiche.Prima di una possibile applicazione clinica saranno necessari ulteriori passaggi di validazione. La prospettiva indicata dalla ricerca è però chiara: usare meglio le informazioni già disponibili nei dati molecolari per comprendere l’evoluzione della malattia e contribuire allo sviluppo di nuovi biomarcatori per la medicina oncologica di precisione.*********************************STUDIO PUBBLICATO SU NATURE GENETICS, 31 LUGLIO 2026Gene mutant dosage is associated with prognosis and metastatic tropism in 60,000 clinical cancer samples Nicola Calonaci1,†, Eriseld Krasniqi2,†, Daniel Colic3, Stefano Scalera4, Giorgia Gandolfi1, Salvatore Milite5, Konstantin Bräutigam6,7, Andrea Sottoriva5, Trevor A. Graham6, Leonardo Egidi8, Biagio Ricciuti9, Marcello Maugeri-Saccà10 and Giulio Caravagna1,111 Department of Mathematics, Informatics and Geosciences, University of Trieste, Italy2 Phase IV Clinical Studies Unit, IRCCS Regina Elena National Cancer Institute, 00144 Rome, Italy3 Institute for Research in Biomedicine, Barcelona, Spain4 Clinical Trial Center, Biostatistics and Bioinformatics Division, IRCCS Regina Elena National Cancer Institute, Rome, Italy5 Computational Biology Research Centre, Human Technopole, Milan, Italy6 Centre for Evolution and Cancer, Institute of Cancer Research, London, United Kingdom7 Institute of Medical Genetics and Pathology, University Hospital Basel, Basel, Switzerland8 Department of Economics, Business, Mathematics and Statistics “Bruno de Finetti”, University of Trieste, Italy9 Lowe Center for Thoracic Oncology, Dana-Farber Cancer Institute, Harvard Medical School, Boston, MA, USA10 Division of Medical Oncology 2, IRCCS Regina Elena National Cancer Institute, Rome, Italy11 Area Science Park, Trieste, Italy† These authors contributed equally.DOI: 10.1038/s41588-026-02666-z Abstract Lo studio coordinato da UniTS ha sviluppato INCOMMON, uno strumento di analisi computazionale per estrarre più informazioni dai test molecolari già utilizzati in oncologia. Analizzati oltre 60mila campioni e più di 500mila mutazioni in 39 tipi di tumore Mostra nel diario Off
XIV Summer School Ciamician: giovani ricercatori a confronto sulla transizione energetica Read more about XIV Summer School Ciamician: giovani ricercatori a confronto sulla transizione energetica Immagine Titolo (65).jpg Data notizia Thu, 30/07/2026 - 12:00 Categoria notizia Ateneo ateneo Ricerca Società e territorio Destinatari canale Ateneo Ricerca Destinatari target Studenti iscritti Testo notizia Si è conclusa la XIV edizione della Summer School Ciamician, promossa dal Dipartimento di Ingegneria e Architettura di UniTS. Diciannove studenti e dottorandi da sette Paesi si sono ritrovati al Passo Monte Croce Comelico, nel cuore delle Dolomiti, per approfondire i temi della transizione energetica insieme ad alcuni tra i maggiori esperti del settore.I partecipanti, selezionati tra circa quaranta candidature provenienti da università italiane ed europee, hanno seguito un percorso interdisciplinare dedicato alle principali sfide della decarbonizzazione: materiali sostenibili per l'edilizia, fonti rinnovabili, evoluzione del sistema elettrico, mobilità sostenibile, materie prime critiche e implicazioni economiche, sociali, geopolitiche e normative della transizione energetica.La scuola ha riunito 22 docenti provenienti da università, enti di ricerca e aziende italiane ed europee, tra cui University College London, Technische Universität München, Hasselt University, Politecnico di Milano, Università di Padova, Università di Salerno, Area Science Park e CNR-INM. Ad aprire i lavori il climatologo Filippo Giorgi, tra gli autori premiati con il Nobel per la Pace 2007 assegnato all'Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC). Tra i relatori anche Paul Ekins (UCL) e Carlo Bottasso (TUM), figure di riferimento a livello internazionale.Sei partecipanti hanno potuto beneficiare di una borsa a copertura della quota di iscrizione grazie al sostegno di Edilgroup, holding impegnata nello sviluppo di soluzioni sostenibili per il settore delle costruzioni, comparto strategico per la riduzione delle emissioni di CO₂ e il raggiungimento degli obiettivi della transizione energetica.Intitolata al chimico triestino Giacomo Ciamician, tra i primi studiosi a intuire il potenziale dell'energia solare, la Summer School è nata nel 2010 ed è stata co-fondata dal Rettore emerito dell'Università di Trieste Maurizio Fermeglia, recentemente scomparso, al quale questa edizione è stata dedicata. Abstract Nel cuore delle Dolomiti, studenti ed esperti internazionali hanno analizzato le sfide del settore Mostra nel diario Off
Fabrizio Sors eletto nel consiglio direttivo della Federazione Europea di Psicologia dello Sport Read more about Fabrizio Sors eletto nel consiglio direttivo della Federazione Europea di Psicologia dello Sport Immagine ChatGPT Image 29 lug 2026, 10_03_41.png Data notizia Wed, 29/07/2026 - 12:00 Categoria notizia Ateneo ateneo Ricerca Destinatari canale Ateneo Ricerca Testo notizia Fabrizio Sors, ricercatore in tenure track di Psicologia generale presso il Dipartimento di Scienze della Vita dell’Università di Trieste, è stato eletto nel Consiglio Direttivo della Federazione Europea di Psicologia dello Sport (European Federation of Sport Psychology – FEPSAC).Fondata nel 1969, la FEPSAC riunisce studiosi, professionisti e istituzioni attivi nella ricerca, nella formazione e nelle applicazioni della psicologia dello sport, dell’attività fisica e della prestazione umana. Attraverso congressi, gruppi di lavoro, pubblicazioni e iniziative formative favorisce il confronto scientifico e la collaborazione tra i diversi ambiti del settore.Nel corso del mandato Sors parteciperà alle attività del Consiglio Direttivo e alle iniziative della Federazione, contribuendo in particolare alla collaborazione tra ricercatori e professionisti, al confronto interdisciplinare e alla diffusione delle conoscenze scientifiche.L’incarico si collega all’attività già svolta da Sors nella comunità scientifica europea. Al momento dell’elezione ricopriva per il secondo mandato il ruolo di coordinatore del Dipartimento di ricerca dello European Network of Young Specialists in Sport Psychology (ENYSSP), rete europea di giovani ricercatori e professionisti che collabora con la FEPSAC sui temi della ricerca e della formazione. Il nuovo incarico potrà inoltre favorire il raccordo tra le attività della Federazione e le linee di ricerca sviluppate a Trieste nell’ambito della psicologia dello sport. Abstract Il ricercatore del Dipartimento di Scienze della Vita entrerà nell’organo di governo della FEPSAC Mostra nel diario Off