Casa dei Putti Danzanti ad Aquileia: dagli scavi archeologici 2026 nuove ipotesi Per saperne di più su Casa dei Putti Danzanti ad Aquileia: dagli scavi archeologici 2026 nuove ipotesi Immagine WhatsApp Image 2026-10-06 at 09.56.52.jpeg Data notizia Mar, 06/10/2026 - 12:00 Categoria notizia Ateneo Comunicati stampa Ricerca Società e territorio Destinatari canale Ateneo Ricerca Destinatari target Enti e aziende Territorio e società Testo notizia Una nuova traccia potrebbe aiutare a ricostruire l’organizzazione di uno dei più importanti complessi residenziali dell’antica Aquileia. È quanto emerge dalla campagna di scavo 2026 condotta in concessione ministeriale dal Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università di Trieste nella Casa dei Putti danzanti, una delle più estese e lussuose residenze tardoantiche della città.Le indagini hanno portato all’individuazione di quello che sembra essere il muro di chiusura perimetrale della Casa Ritter-Zàhony, struttura individuata negli anni Trenta da Giovanni Brusin e successivamente reinterrata. Si tratta, al momento, di un’ipotesi che dovrà essere verificata nelle prossime campagne, ma che potrebbe chiarire il rapporto tra le abitazioni precedenti e la grande residenza costruita a partire dalla metà del IV secolo d.C.Le ricerche dell’Università di Trieste, avviate oltre vent’anni fa su concessione del Ministero della Cultura, per il tramite della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per il Friuli Venezia Giulia, in collaborazione con Fondazione Aquileia, hanno progressivamente restituito l’immagine di una residenza di dimensioni eccezionali. Le evidenze oggi disponibili permettono di stimarne l’estensione in circa 10.000 metri quadrati.La monumentalità della Casa e la ricchezza dei suoi apparati decorativi – dai mosaici alle pitture, fino all’ampio impiego di marmi e al rinvenimento di una preziosa coppa diatreta in vetro dicroico, ovvero decorata con una tecnica molto raffinata che riproduce un motivo “a rete” – indicano una committenza di altissimo livello.Le campagne 2024-2026 hanno avuto tra i principali obiettivi la ricostruzione dell’organizzazione dell’insula prima e dopo la costruzione della Casa dei Putti danzanti e la definizione delle diverse fasi edilizie. In questo quadro si inserisce anche una recente importante riscoperta, finanziata da Fondazione Aquileia, sotto la direzione scientifica della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per il Friuli Venezia Giulia: alla fine del 2025, nelle adiacenze dell’area archeologica dei fondi Cassis e della Casa dei Putti danzanti è stato rimesso in luce il mosaico del “Tappeto Fiorito”, la cui collocazione nel IV secolo d.C. sembra confermare l’ipotesi di una possibile relazione con la medesima committenza della Casa.La campagna di quest’anno dell’Università di Trieste ha coinvolto 15 studentesse e studenti, tra cui due dell’Università di Rijeka, con la quale UniTS collabora da tempo. Il cantiere rappresenta un importante momento di formazione per studenti, specializzandi e dottorandi, chiamati a confrontarsi direttamente con metodi e strumenti della ricerca archeologica.“È stata una prova faticosa, ma alla fine del tutto ripagata dalla curiosità che alimentava ogni picconata e dall’emozione di trovarsi davanti a una realtà nascosta da lunghissimo tempo”, commenta Irene Padova, studentessa di Lettere antiche a UniTS che ha partecipato alla campagna di scavi. Abstract Coinvolti 15 studenti Mostra nel diario Off
Al via il follow-up del progetto Parco Genetico FVG Per saperne di più su Al via il follow-up del progetto Parco Genetico FVG Immagine Progetto senza titolo (85).png Data notizia Lun, 05/10/2026 - 12:00 Categoria notizia Ateneo Comunicati stampa Ricerca Società e territorio Destinatari canale Ateneo Destinatari target Enti e aziende Territorio e società Testo notizia Dopo 18 anni dal primo studio, prende avvio il follow-up del progetto Parco Genetico del Friuli Venezia Giulia, che coinvolgerà i paesi di Erto e Casso, Sauris, San Martino del Carso, Resia, Illegio e Clauzetto. Le attività inizieranno a Sauris a partire dal 12 ottobre e proseguiranno poi con Illegio nel mese di novembre, San Martino del Carso a gennaio e, successivamente, negli altri comuni coinvolti.Il progetto, nato per studiare i fattori genetici e ambientali delle patologie e dei tratti complessi, nella sua prima edizione aveva coinvolto oltre 2.200 persone nei sei territori. Grazie ai dati raccolti, in questi anni i ricercatori sono stati in grado di avviare numerosi studi che hanno portato alla pubblicazione di oltre 60 articoli su prestigiose riviste scientifiche e ad instaurare collaborazioni con importanti consorzi internazionali.Il follow-up consolida la collaborazione tra IRCCS Burlo Garofolo e Università degli Studi di Trieste, con il prezioso supporto delle Fondazioni Casali e di BeneficentiaStiftung, e coinvolge numerosi giovani medici specializzandi e ricercatori, impegnati nelle attività di studio, raccolta dati e confronto con le comunità locali.Gli incontri rappresenteranno un’importante occasione per condividere i risultati raggiunti, raccogliere nuove informazioni e mantenere vivo il dialogo con le popolazioni. Il coinvolgimento diretto dei cittadini consentirà di approfondire gli aspetti legati alla storia, alla cultura e alle caratteristiche genetiche dei residenti di ogni territorio. Il follow-up permetterà, inoltre, di aggiornare i dati raccolti, verificare l’evoluzione del progetto e rafforzare la collaborazione tra ricercatori, amministrazioni locali e abitanti.“Tornare nei paesi coinvolti dopo tanti anni è un passaggio fondamentale per dare continuità al progetto e restituire alle comunità il valore delle informazioni raccolte”, sottolineano i promotori. “La partecipazione dei cittadini resta al centro di questo percorso”.Il calendario completo degli appuntamenti e le modalità di partecipazione saranno comunicati attraverso i canali ufficiali delle Amministrazioni coinvolte. Abstract A distanza di 18 anni, medici e ricercatori sono pronti a raccogliere nuove informazioni Mostra nel diario Off
Fegato e AI: diagnosi più veloce e non invasiva delle complicanze delle malattie croniche Per saperne di più su Fegato e AI: diagnosi più veloce e non invasiva delle complicanze delle malattie croniche Immagine FOTO CAMICE (1).png Data notizia Ven, 02/10/2026 - 12:00 Categoria notizia Ateneo ateneo Comunicati stampa Ricerca Destinatari canale Ateneo Ricerca Destinatari target Territorio e società Testo notizia Ridurre da quasi un paziente su due a poco più di uno su dieci i casi in cui gli esami non invasivi non permettono di stabilire con sufficiente certezza la presenza di ipertensione portale clinicamente significativa. È il principale risultato dell'ELM Score (pan-ELastography Machine-learning Score), un modello di intelligenza artificiale sviluppato e validato da un gruppo internazionale coordinato da Mauro Giuffrè, ricercatore in Gastroenterologia dell'Università di Trieste, Antonio Colecchia, docente dell’Università di Modena e Reggio Emilia e da Elton Dajti dell’Università di Bologna.Lo studio è stato pubblicato sul Journal of Hepatology, organo ufficiale della European Association for the Study of the Liver (EASL) e una delle riviste a più alto impatto a livello internazionale nel campo delle malattie del fegato, dove trovano spazio i lavori destinati a orientare la pratica clinica e la ricerca in epatologia. La ricerca è stata condotta nell'ambito della Baveno Cooperation – EASL Consortium: la comunità scientifica dei Baveno Consensus Workshops, ossia il consesso internazionale che dai primi anni Novanta elabora e aggiorna le linee guida di riferimento sull'ipertensione portale — attualmente il consenso Baveno VII (ed il più recente Baveno VIII), adottato nella pratica clinica di tutto il mondo. Il fatto che l'ELM Score nasca all'interno di questo stesso network, e sia stato misurato proprio contro i criteri Baveno VII, colloca il modello nel solco della cornice metodologica che oggi definisce lo standard diagnostico per questa condizione.Lo studio ha coinvolto centri clinici e di ricerca in Europa, Asia e Stati Uniti e ha incluso complessivamente 1.435 pazienti con malattia epatica cronica avanzata compensata, tutti sottoposti alla misurazione del gradiente pressorio venoso epatico (HVPG) e a esami elastografici di fegato e milza.L'ipertensione portale è una condizione in cui aumenta la pressione nelle vene che convogliano il sangue al fegato, tipicamente a causa di un danno epatico cronico che ostacola il normale flusso. Quando la pressione diventa troppo elevata cresce il rischio di complicanze anche gravi, come emorragie o accumulo di liquidi nell'addome: riconoscerla per tempo consente di avviare terapie preventive. Il metodo di riferimento per la diagnosi è la misurazione dell'HVPG, un esame invasivo che richiede competenze e strutture specialistiche e non è disponibile in tutti i centri. Le strategie non invasive oggi più diffuse, basate soprattutto su rigidità del fegato e conta piastrinica (criteri Baveno VII), lasciano tuttavia il 40–50% dei pazienti in una "zona grigia" nella quale la patologia non può essere né esclusa né confermata con sufficiente sicurezza.Per superare questo limite, i ricercatori hanno addestrato e validato un modello di machine learning che integra le misurazioni armonizzate di rigidità di fegato e milza con la conta piastrinica e alcune variabili cliniche (età, genere, eziologia della malattia epatica e classe di Child-Pugh). Il modello è stato inizialmente sviluppato su 943 pazienti e sottoposto a validazione interna su ulteriori 150 (provenienti da diciassette centri). La verifica decisiva è stata poi compiuta su un campione esterno e indipendente di 342 pazienti provenienti da sette centri, con caratteristiche cliniche differenti rispetto alla popolazione di sviluppo. In questa validazione esterna l'ELM Score ha ridotto al 12,3% la percentuale di pazienti con risultato indeterminato, rispetto al 47,9% dei criteri Baveno VII, mantenendo un valore predittivo negativo del 91% nell'esclusione e un valore predittivo positivo del 96% nella conferma dell'ipertensione portale clinicamente significativa. Uno degli elementi innovativi dello studio è la possibilità di utilizzare il modello con le tre principali tecniche elastografiche oggi disponibili (transient elastography, elastografia shear-wave bidimensionale e point shear-wave). Poiché apparecchiature diverse producono misurazioni non direttamente confrontabili, il gruppo ha elaborato un sistema di armonizzazione dei dati che consente all'ELM Score di operare indipendentemente dalla tecnologia impiegata. Il modello è stato inoltre associato a un'interfaccia web sperimentale dotata di strumenti di explainable artificial intelligence: oltre al risultato, la piattaforma mostra il contributo di ciascun parametro alla previsione e segnala quando le caratteristiche di un paziente si discostano marcatamente da quelle della popolazione di sviluppo, evitando un funzionamento da "scatola nera" e mantenendo centrale la valutazione del medico.«Oggi una quota molto elevata di pazienti resta in una zona di incertezza diagnostica, che può rendere necessario ricorrere a esami invasivi o ritardare l'avvio di una terapia preventiva – spiega Mauro Giuffrè –. Con l'ELM Score siamo riusciti a ridurre questa zona grigia a poco più di un paziente su dieci, mantenendo un'elevata capacità di escludere o confermare la presenza dell'ipertensione portale clinicamente significativa. L'obiettivo è offrire al medico uno strumento più preciso, trasparente e compatibile con le tecnologie già presenti nei diversi centri».Il lavoro evidenzia il contributo interdisciplinare dell'Università di Trieste: Mauro Giuffrè e Simone Kresevic, bioingegnere del Dipartimento di Ingegneria e Architettura di UniTS, condividono la prima firma dell'articolo, avendo partecipato a progettazione, sviluppo metodologico, analisi dei dati e stesura. In particolare, Kresevic ha contribuito attivamente alla pare analitica e di sviluppo e di validazione del modello di intelligenza artificiale. Tra gli autori senior figurano inoltre Saveria Lory Crocè, professoressa associata di Gastroenterologia, e Miloš Ajčević, professore associato di Bioingegneria.Secondo i ricercatori, l'ELM Score potrebbe in prospettiva contribuire a identificare più precocemente i pazienti candidabili alla terapia con beta-bloccanti non selettivi, utilizzata per ridurre il rischio di scompenso epatico, e a un ricorso più mirato agli accertamenti invasivi nei casi che restano indeterminati. Il modello è attualmente destinato esclusivamente alla ricerca e non può ancora essere impiegato autonomamente per assumere decisioni cliniche: prima di un'eventuale introduzione nella pratica assistenziale saranno necessarie ulteriori validazioni prospettiche e il completamento del percorso autorizzativo previsto per i dispositivi medici basati sull'intelligenza artificiale. Abstract Studio internazionale coordinato da UniTS ha sviluppato e validato l'ELM Score, un modello di machine learning che integra dati clinici ed esami elastografici di fegato e milza. Nella validazione esterna la quota di diagnosi indeterminate scende dal 47,9% al 12,3% Mostra nel diario Off
Paolo Fornasiero eletto socio dell'Accademia dei Lincei Per saperne di più su Paolo Fornasiero eletto socio dell'Accademia dei Lincei Immagine 2026_09_15_Fornasiero_007.jpg Data notizia Lun, 28/09/2026 - 12:00 Categoria notizia Ateneo ateneo Ricerca Destinatari canale Ateneo Ricerca Destinatari target Territorio e società Testo notizia Paolo Fornasiero, docente di Chimica Inorganica al Dipartimento di Scienze Chimiche e Farmaceutiche di UniTS e Prorettore alla Ricerca, è stato eletto Socio Corrispondente dell'Accademia Nazionale dei Lincei nella Classe di Scienze Fisiche, Matematiche e Naturali.L'elezione rappresenta uno dei più prestigiosi riconoscimenti nel panorama scientifico italiano e internazionale e premia il contributo del professor Fornasiero alla ricerca nel campo della catalisi, dei materiali avanzati e della chimica per la transizione energetica.Entrare a far parte dell'Accademia dei Lincei è un grande onore e una responsabilità», afferma il prof. Fornasiero. «Questo riconoscimento valorizza un percorso costruito insieme ai tanti colleghi, ricercatrici, ricercatori e studenti con cui ho avuto il privilegio di lavorare. Credo che oggi più che mai la ricerca debba contribuire non solo al progresso scientifico, ma anche alla crescita culturale e sociale del Paese, affrontando le grandi sfide della sostenibilità, dell'energia e dell'innovazione con rigore scientifico e spirito di collaborazione.Fondata nel 1603, l'Accademia Nazionale dei Lincei è la più antica accademia scientifica del mondo ancora attiva. Nel corso della sua storia ha annoverato tra i propri soci figure come Galileo Galilei, Stanislao Cannizzaro, Quintino Sella, Benedetto Croce e Albert Einstein. Oggi rappresenta il massimo organismo scientifico e culturale italiano e svolge il ruolo di consulente scientifico del Presidente della Repubblica.La carriera scientifica del prof. Fornasiero è riconosciuta a livello internazionale. I suoi studi riguardano principalmente la chimica dei materiali, la catalisi eterogenea, i processi per la conversione dell'energia e lo sviluppo di tecnologie sostenibili per la riduzione delle emissioni e la produzione di combustibili e prodotti chimici a basso impatto ambientale.Autore di oltre 370 pubblicazioni scientifiche sulle principali riviste internazionali, Fornasiero figura tra i ricercatori più citati nel proprio settore ed è coordinatore e partner di numerosi progetti di ricerca finanziati dall'Unione Europea e da enti nazionali e internazionali. Nel corso della sua carriera ha ricevuto importanti riconoscimenti scientifici ed è membro di prestigiose società scientifiche internazionali.L'elezione all'Accademia Nazionale dei Lincei rappresenta anche un riconoscimento dell'eccellenza scientifica dell'Università degli Studi di Trieste, confermandone il ruolo di protagonista nella ricerca nazionale e internazionale. Abstract Professore del Dipartimento di Scienze Chimiche e Farmaceutiche e Prorettore alla Ricerca è Socio Corrispondente nella Classe di Scienze Fisiche, Matematiche e Naturali Mostra nel diario Off
Trieste Next 2026: taglio del nastro venerdì 25 settembre Per saperne di più su Trieste Next 2026: taglio del nastro venerdì 25 settembre Immagine WhatsApp Image 2026-09-23 at 10.40.55.jpeg Data notizia Mer, 23/09/2026 - 12:00 Categoria notizia Ateneo Comunicati stampa Ricerca Società e territorio Destinatari canale Ateneo Ricerca Destinatari target Enti e aziende Territorio e società Testo notizia Appuntamento venerdì 25 settembre, alle 11.30 nell’Area Talk di Piazza Unità d’Italia, per il taglio del nastro della 15° edizione di Trieste NEXT.Dopo l’inaugurazione, tutti invitati nella tensostruttura UniTS che offre gli spazi espositivi per vivere e sperimentare la ricerca più ricchi del Festival.Otto le proposte, tra cui “Cheers to Science”, “Indovina il Paese!”, “La mente in gioco”, “Dal Sole al movimento” e “gECO podcast”. Uno spazio sarà dedicato inoltre ai 50 anni dal terremoto del Friuli, attraverso la storia del monitoraggio sismico e della ricerca sul tema dell’Ateneo, mentre un altro presenterà l’Impegno pubblico e sociale e il ruolo della Terza Missione a UniTS.Gli eventi speciali Saranno tutti a cura di UniTS i grandi appuntamenti di Trieste Next 2006.Alla serata inaugurale del Festival, finora annunciata attorno al keynote dell’archeoantropologo Lambros Malafouris, si aggiunge un secondo protagonista: Umberto Galimberti.L'appuntamento è con "La forma del pensiero", venerdì 25 settembre dalle 20:30 al Teatro Verdi di Trieste, a ingresso libero su prenotazione.Si partirà con la keynote lecture di Malafouris, professore di Archeologia cognitiva e antropologica all'University of Oxford, introdotto e condotto da Gabriele Beccaria, responsabile di Tuttoscienze de La Stampa. Malafouris propone di cercare l'origine della coscienza non dentro il cervello, ma nello spazio in cui corpo, ambiente e cultura materiale si intrecciano: un'idea che lo studioso chiama STRANGE, Situated TRANsactional GEnesis, e che applica anche alla domanda più urgente del presente, quali persone stiano facendo di noi gli algoritmi.A seguire, l'intervento di Umberto Galimberti, filosofo, saggista e psicoanalista tra i più letti in Italia, dal titolo «Le disavventure della verità». Galimberti ripercorre una genealogia della verità che attraversa la storia del pensiero occidentale, dall'alétheia greca all'emet ebraico, da Platone alla scienza moderna, dalla fede cristiana alla tecnica contemporanea, fino a interrogarsi su ciò in cui la verità sembra essersi trasformata oggi: l'efficacia. Se la verità è solo ciò che funziona, si chiede, che spazio resta al pensiero critico, e chi decide cosa è vero? Un'indagine che tocca la crisi della democrazia, la retorica del populismo e il dominio dell'intelligenza artificiale, muovendo da una convinzione di fondo: rinunciare alla verità significa rinunciare all'umanità stessa.Sabato 26 settembre l’evento speciale “Essere e pensiero” vedrà l’intervento dello psichiatra e scrittore Vittorino Andreoli, mentre la nota sociolinguista Vera Gheno, nel panel “Il sapere non è solitario”, finanziato dalla Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, dialogherà con l’assessora regionale Alessia Rosolen e la rettrice UniTS Donata Vianelli intorno all’idea di un sapere condiviso costruito attraverso relazioni e contaminazioni.Sempre sabato, in serata, la scienza incontrerà la musica: l’evoluzionista e filosofo della scienza Telmo Pievani dialogherà con i Deproducers – Vittorio Cosma, Gianni Maroccolo e Riccardo Sinigallia – in uno spettacolo intitolato “DNA – Lo spettacolo che fa suonare la scienza”, che intreccia divulgazione scientifica e linguaggi musicali.Consulta il programma completo di UniTS a Trieste Next 2026:Venerdì 25 settembre Sabato 26 settembreDomenica 27 settembre Abstract Attesa per i grandi eventi UniTS al Festival della ricerca scientifica Mostra nel diario Off
Cardiologia UniTS: riconoscimenti europei per Marco Merlo e la ricerca sulle cardiomiopatie Per saperne di più su Cardiologia UniTS: riconoscimenti europei per Marco Merlo e la ricerca sulle cardiomiopatie Immagine ChatGPT Image 22 set 2026, 09_56_36.png Data notizia Mar, 22/09/2026 - 12:00 Categoria notizia Ateneo ateneo Ricerca Destinatari canale Ateneo Testo notizia La Cardiologia dell’Università di Trieste conferma il suo status internazionale attraverso due riconoscimenti ottenuti in occasione del Congresso della Società Europea di Cardiologia (ESC), svoltosi a Monaco di Baviera.Marco Merlo, professore associato di Cardiologia e coordinatore del corso di laurea magistrale in Medicina e Chirurgia di UniTS, è stato eletto Chairperson del Working Group ESC sulle Malattie del Miocardio e Pericardio. Merlo è inoltre responsabile dell’Ambulatorio Scompenso Cardiaco e Cardiomiopatie e della ricerca clinica della Struttura complessa di Cardiologia dell’Ospedale di Cattinara di ASUGI, diretta da Gianfranco Sinagra. L’elezione si inserisce nell’attività di ricerca sulle cardiomiopatie e sullo scompenso cardiaco sviluppata dal gruppo triestino, che integra lavoro universitario e assistenza clinica.Al congresso è stato inoltre premiato come miglior abstract nell’ambito delle Malattie del Miocardio e Pericardio il lavoro “Impact of genetic testing on primary prevention ICD decision-making and clinical outcomes in dilated cardiomyopathy”, presentato da Annalisa Bernabei, specializzanda in Cardiologia a Trieste.La ricerca, svolta sotto la supervisione scientifica di Alessia Paldino, Matteo Dal Ferro e Marco Merlo, esamina l’impatto dei test genetici sulle decisioni relative all’impianto di un defibrillatore per la prevenzione primaria e sugli esiti clinici nei pazienti con cardiomiopatia dilatativa. Il lavoro rientra nell’attività del gruppo di ricerca clinica e traslazionale della Cardiologia triestina, orientata a tradurre le conoscenze scientifiche in strumenti per l’assistenza ai pazienti. Abstract Il docente eletto alla guida del gruppo ESC sulle malattie del miocardio e pericardio. Premiato il lavoro presentato dalla specializzanda Annalisa Bernabei Mostra nel diario Off
Giornata mondiale dell’Alzheimer: nuove terapie e diagnosi precoce aprono una nuova fase per la ricerca Per saperne di più su Giornata mondiale dell’Alzheimer: nuove terapie e diagnosi precoce aprono una nuova fase per la ricerca Immagine ChatGPT Image 21 set 2026, 11_42_09.png Data notizia Lun, 21/09/2026 - 12:00 Categoria notizia Ateneo ateneo Ricerca Destinatari canale Ateneo Destinatari target Territorio e società Testo notizia In occasione della Giornata mondiale dell’Alzheimer, che si celebra oggi 21 settembre, l’Università di Trieste illumina di viola la facciata dell’Edificio A e rinnova l’attenzione su una patologia che rappresenta una delle principali sfide sanitarie e sociali legate all’invecchiamento. La ricorrenza quest’anno intende quest'anno sottolineare una fase di particolare evoluzione della ricerca, segnata dall’arrivo di nuove possibilità terapeutiche e dalle prospettive di diagnosi precoce.Proprio alla diagnosi tempestiva è dedicata la campagna internazionale 2026 promossa da Alzheimer’s Disease International, con il tema The Earlier You Know, The More You Can Do: A Dementia Diagnosis Matters – “Prima lo sai, più puoi fare: la diagnosi di demenza conta”. L’obiettivo è richiamare l’attenzione sui benefici che una diagnosi può offrire alle persone con demenza e alle loro famiglie, favorendo l’accesso più precoce a cure, supporto e percorsi assistenziali e contribuendo al superamento dello stigma che ancora accompagna la malattia.«La Giornata mondiale dell'Alzheimer arriva in una fase di profondo cambiamento: per la prima volta sono disponibili farmaci capaci di rimuovere l’amiloide dal cervello e rallentare la progressione della malattia nelle sue fasi iniziali», sottolinea Alberto Benussi, docente di Neurologia dell’Università di Trieste. La clinica universitaria di Neurologica di ASUGI è tra i centri italiani impegnati nella loro somministrazione e nello studio del loro utilizzo nella pratica clinica.Proprio perché queste terapie sono tanto più efficaci quanto prima vengono iniziate, la ricerca triestina punta anche sulla diagnosi precoce, attraverso nuovi biomarcatori del sangue come la p-tau217, uno degli strumenti sui quali si concentra oggi la ricerca internazionale per rendere più tempestivo e accurato il riconoscimento della malattia.Un ulteriore filone, particolarmente significativo in una città e in un territorio naturalmente multilingue come Trieste, riguarda il bilinguismo: «Studiando oltre settecento persone - prosegue il prof. Benussi - il gruppo ha osservato che parlare più lingue si associa a una maggiore riserva cognitiva e a una migliore capacità del cervello di resistere agli effetti della neurodegenerazione». Abstract La Neurologia UniTS fa il punto sulle prospettive dei farmaci anti-amiloide e dei biomarcatori nel sangue e sul ruolo del bilinguismo. L’Edificio A si illuminerà di viola Mostra nel diario Off
Giornata nazionale SLA: UniTS si illumina di verde e rilancia l’impegno nella ricerca Per saperne di più su Giornata nazionale SLA: UniTS si illumina di verde e rilancia l’impegno nella ricerca Immagine WhatsApp Image 2026-09-17 at 15.47.44.jpeg Data notizia Ven, 18/09/2026 - 12:00 Categoria notizia Ateneo ateneo Ricerca Destinatari canale Ateneo Destinatari target Territorio e società Testo notizia Una luce verde per testimoniare la vicinanza alle persone con SLA e alle loro famiglie, insieme all’impegno quotidiano della ricerca. Nella serata di venerdì 18 settembre l’Università di Trieste illuminerà di verde la facciata dell’edificio A, partecipando alla mobilitazione promossa da AISLA in occasione della Giornata nazionale SLA.Giunta nel 2026 alla diciannovesima edizione, l’iniziativa richiama l’attenzione sui bisogni e sui diritti delle persone con sclerosi laterale amiotrofica: dall’assistenza domiciliare all’accesso alle cure e all'importanza della ricerca per trovare nuove forme di contrasto nei confronti della patologia.La sclerosi laterale amiotrofica è una malattia neurodegenerativa progressiva che colpisce i motoneuroni, le cellule nervose del cervello e del midollo spinale che controllano i muscoli volontari. La loro degenerazione comporta una perdita progressiva della forza e della capacità di movimento e può compromettere anche la parola, la deglutizione e la respirazione.Secondo le stime riportate da AISLA, in Italia oltre 6.000 persone convivono con la malattia, con circa 2.000 nuovi casi ogni anno. «La Giornata Nazionale SLA trova quest’anno la ricerca triestina impegnata su due fronti particolarmente innovativi» , spiega Alberto Benussi, docente di Neurologia dell’Università di Trieste. «Abbiamo corso uno studio clinico randomizzato che sperimenta una forma di stimolazione cerebrale non invasiva con l’obiettivo di modulare i circuiti motori coinvolti nella malattia e contrastarne la progressiva perdita di funzione.In parallelo, insieme all’ICGEB, il gruppo studia nelle piastrine del sangue la proteina TDP-43, la cui alterazione rappresenta uno dei principali meccanismi biologici della SLA e della demenza frontotemporale. L’obiettivo è sviluppare un esame del sangue capace di riconoscere questa alterazione nella persona vivente e, in futuro, di seguirne l’evoluzione e la risposta alle terapie». Abstract L'Ateneo aderisce alla mobilitazione promossa da AISLA. Allo studio la stimolazione cerebrale non invasiva e nuovi possibili strumenti di diagnosi Mostra nel diario Off
Sette anni in formalina: il DNA del plancton si può ancora leggere Per saperne di più su Sette anni in formalina: il DNA del plancton si può ancora leggere Immagine formalina.png Data notizia Mer, 16/09/2026 - 12:00 Categoria notizia Ateneo Comunicati stampa Ricerca Destinatari canale Ateneo Ricerca Destinatari target Enti e aziende Territorio e società Testo notizia È possibile recuperare informazioni genetiche da campioni di plancton conservati in formalina per sette anni? La risposta è sì. Lo dimostra un nuovo studio nato dalla collaborazione tra UniTS e Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale (OGS), appena pubblicato sul Journal of Plankton Research.La ricerca ha analizzato campioni di mesozooplancton raccolti nel Golfo di Trieste nel 2017 e conservati in formalina per circa sette anni.Cos'è il mesozooplancton? È l'insieme di piccoli organismi animali che vivono nell'acqua di mare e che, pur essendo spesso invisibili a occhio nudo, svolgono un ruolo fondamentale negli ecosistemi marini. Comprende, per esempio, piccoli crostacei, larve e altri organismi che costituiscono una componente essenziale della rete alimentare marina.Normalmente questi organismi vengono identificati al microscopio. Questo studio ha invece applicato il metabarcoding del DNA, estraendo e sequenziando il materiale genetico dai campioni di zooplancton raccolti e fissati in formalina. In pratica, invece di cercare e identificare gli organismi uno alla volta, si analizza il “codice genetico” presente nel campione per ricostruire quali specie o gruppi di organismi sono presenti.La formalina danneggia il DNA e rende queste analisi particolarmente difficili. Nonostante questo ostacolo, i ricercatori sono riusciti a recuperare una quantità significativa di informazioni biologiche. Il confronto con l'identificazione al microscopio ha mostrato che il metodo molecolare può riconoscere una parte consistente degli organismi presenti.Le collezioni storiche come archivi della biodiversitàIl risultato più importante dello studio riguarda le prospettive future. In istituti di ricerca e musei di tutto il mondo sono conservate enormi collezioni storiche di plancton, raccolte nel corso di decenni e spesso conservate in formalina.Questi campioni potrebbero quindi rappresentare non soltanto archivi della biodiversità osservabile al microscopio, ma anche archivi genetici della vita marina del passato.Analizzarli potrebbe permettere di ricostruire come le comunità marine sono cambiate nel corso del tempo, confrontando la biodiversità di oggi con quella di decenni fa. Potrebbe inoltre aiutare a individuare retrospettivamente la presenza di specie non indigene, anche nelle fasi iniziali della loro comparsa in un'area.Lo studio è stato sostenuto dall'Interconnected Nord-Est Innovation Ecosystem (iNEST) e dal National Biodiversity Future Center (NBFC), entrambi finanziati dall'Unione Europea – NextGenerationEU nell'ambito del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR). Abstract Uno studio di UniTS e OGS apre straordinarie possibilità per studiare la biodiversità marina del passato Mostra nel diario Off
Aneta Aleksova nel Board ACVC: incarico europeo nella formazione in cardiologia acuta Per saperne di più su Aneta Aleksova nel Board ACVC: incarico europeo nella formazione in cardiologia acuta Immagine aneta 1280 x 720.png Data notizia Ven, 04/09/2026 - 12:00 Categoria notizia Ateneo ateneo Ricerca Destinatari canale Ateneo Testo notizia Aneta Aleksova, professoressa associata di Malattie dell’apparato cardiovascolare dell’Università di Trieste, è stata eletta nel Board dell’Association for Acute CardioVascular Care (ACVC) della European Society of Cardiology (ESC) per il biennio 2026-2028 e nominata co-chair Education, con un ruolo di coordinamento nelle attività formative dell’associazione europea dedicate alla cardiologia acuta.Le nuove cariche sono state ufficializzate in occasione dell’ESC Congress 2026, svoltosi a Monaco di Baviera dal 28 al 31 agosto. Aneta Aleksova è una dei sette componenti eletti come Ordinary Board Members dell’ACVC, l’associazione della European Society of Cardiology dedicata alla cura dei pazienti con patologie cardiovascolari acute.A seguito dell’elezione nel Board, il presidente dell’ACVC Alessandro Sionis ha affidato ad Aneta Aleksova l’incarico di co-chair Education. Nell’ambito del mandato la docente UniTS contribuirà al coordinamento delle attività di formazione specialistica promosse dall’associazione, comprese iniziative basate sulla simulazione e sull’addestramento pratico come la ACVC Simulation School e la ACVC-EAPCI Cardiogenic Shock School, il programma dedicato alla gestione dello shock cardiogeno articolato su differenti livelli di formazione. L’attività prevede inoltre la collaborazione con i gruppi ACVC impegnati nei settori dell’accreditamento, dell’intelligenza artificiale e della ricerca.Il nuovo incarico si inserisce in particolare nel percorso sviluppato da Aneta Aleksova all’Università di Trieste nel campo della formazione medica attraverso la simulazione. La docente è infatti responsabile scientifica del Centro di Simulazione Medica e di Addestramento Avanzato (CSMAA) dell’Ateneo, struttura nella quale studenti e professionisti sanitari possono esercitarsi in scenari clinici ad alta fedeltà attraverso tecnologie avanzate e attività di simulazione. Aneta Aleksova è inoltre istruttrice certificata in Medicina simulata, Basic Life Support (BLS) e Advanced Cardiovascular Life Support (ACLS).Inoltre, Aneta Aleksova è entrata anche nel gruppo di ricerca dell’ACVC coordinato da Prof. Karl Huber dell’Università di Vienna per le sue attività di studio sull’infarto miocardico e sull’arresto cardiaco. Negli ultimi anni aveva già ottenuto riconoscimenti scientifici dell’associazione per studi sui biomarcatori dell’infarto miocardico e sulla prognosi, sviluppati nell’ambito del Laboratorio di Cardiologia Molecolare della Struttura Complessa di Cardiologia di ASUGI, di cui è responsabile, attraverso collaborazioni nazionali e internazionali.I ruoli conferiti alla prof.ssa Aleksova nell'ambito delle reti europee consolidano la reputazione della formazione in cardiologia dell'Università di Trieste e della SC di Cardiologia ASUGI diretta dal Prof. Gianfranco Sinagra. Abstract La docente UniTS, responsabile scientifica del Centro di Simulazione Medica e di Addestramento Avanzato, eletta nel Board dell’Association for Acute CardioVascular Care e nominata co-chair Education Mostra nel diario Off