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Concluso il progetto europeo “Green-GEAR”: UniTS contribuisce alla riduzione delle emissioni del traffico aereo in Europa

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Si è concluso dopo due anni e mezzo il progetto Horizon Europe Green-GEAR, che aveva come tema di studio la riduzione dell’impatto ambientale del traffico aereo. Tra i partner del progetto anche l’Università di Trieste con il gruppo di ricerca del prof. Lorenzo Castelli del Dipartimento di Ingegneria e Architettura (DIA).

Attualmente, ogni volo che attraversa lo spazio aereo europeo è soggetto a tariffe proporzionali alla distanza percorsa e al peso dell’aeromobile, con importi variabili a seconda del Paese sorvolato. Attraversare lo spazio aereo della Svizzera o dei Paesi Bassi, ad esempio, comporta costi significativamente superiori rispetto a Irlanda o Croazia.

Queste differenze possono indurre le compagnie aeree a scegliere rotte più lunghe pur di evitare le aree più onerose: una strategia che comporta un maggiore consumo di carburante e, di conseguenza, emissioni aggiuntive e non necessarie di anidride carbonica (CO₂).

Con l’obiettivo di correggere tali distorsioni e ridurre l’impatto ambientale del settore, il contributo dell’ateneo triestino si è concentrato sulla definizione di nuovi modelli di tariffazione coerenti con la normativa europea vigente, capaci di attenuare le disparità tra Stati e incentivare traiettorie più dirette. I modelli teorici sono stati formalizzati attraverso strumenti di programmazione matematica e validati su dati reali di traffico forniti da EUROCONTROL, partner del progetto.

I test su larga scala hanno evidenziato risultati concreti: una diminuzione fino all’1,46% della distanza volata e una riduzione fino all’1,44% delle emissioni di CO₂. Considerando che in Europa si effettuano ogni anno oltre 10 milioni di voli, anche percentuali apparentemente contenute si traducono in milioni di tonnellate di CO₂ evitate. Le stime più recenti indicano infatti che solo i voli in partenza dagli aeroporti europei generano complessivamente tra 130 e 140 milioni di tonnellate di CO₂ all’anno.

«Lavorare su meccanismi tariffari apparentemente tecnici significa in realtà intervenire in modo strutturale sul sistema» sottolinea il prof. Castelli. «Riducendo le disparità economiche tra gli spazi aerei nazionali si possono incentivare rotte più dirette e ottenere benefici ambientali significativi senza compromettere l’efficienza operativa».

Il docente ha inoltre voluto ricordare il contributo determinante di Andrea Gasparin, post-doc, e Fulvio Vascotto, dottorando, che hanno lavorato al progetto insieme a lui.

Green-GEAR rappresenta il decimo progetto europeo sviluppato dal gruppo di ricerca UniTS negli ultimi vent’anni, sempre in collaborazione con i principali stakeholder continentali del settore, focalizzato sull’ottimizzazione matematica della gestione del traffico aereo.

Il neo direttore del Dipartimento di Ingegneria e Architettura, Giorgio Sulligoi, evidenzia l’importanza strategica di queste ricerche, strettamente connesse agli obiettivi della Commissione europea per la riduzione dell’impatto climatico delle attività industriali, incluso il trasporto aereo: “«Si tratta di un ambito di ricerca cruciale per la transizione ecologica del settore aeronautico. Siamo particolarmente soddisfatti del forte inserimento del nostro gruppo nel panorama europeo, confermato dal recente finanziamento di un nuovo progetto Horizon Europe che estenderà l’analisi anche agli effetti non legati alla sola CO₂, come le scie di condensazione e le emissioni di ossidi di azoto».

È infatti recentissima la notizia dell’approvazione di FairSky, il progetto che amplierà l’analisi agli impatti climatici complessivi del traffico aereo e consoliderà ulteriormente il ruolo UniTS nella ricerca europea sull’ottimizzazione e la sostenibilità del sistema di gestione del traffico aereo.

 

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Il Dipartimento DIA proseguirà gli studi sul tema entrando nel nuovo progetto Horizon FairSky
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Davide Rossi accompagna il Presidente Mattarella alla Mostra degli Esuli al Vittoriano

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Davide Rossi, docente del Dipartimento di Scienze Giuridiche, del Linguaggio, dell’Interpretazione e della Traduzione (IUSLIT) dell’Università di Trieste, ha accompagnato il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella in visita privata alla MEDIF – Mostra degli Esuli Fiumani, Dalmati e Istriani, allestita al Vittoriano, a Roma, nella Sala del Grottone. La visita si è svolta il 10 febbraio, in concomitanza con il Giorno del Ricordo, e ha visto il Capo dello Stato dedicare un’attenzione non formale al percorso espositivo, soffermandosi anche oltre i tempi protocollari per approfondire contenuti, fonti e scelte narrative.

Rossi coordina il Comitato tecnico-scientifico che ha curato l’allestimento della mostra dopo la scomparsa del prof. Giuseppe Parlato. In questa veste, ha accompagnato il Presidente lungo un itinerario costruito per raccontare le vicende degli esuli fiumani, dalmati e istriani e, più in generale, la complessa vicenda del confine adriatico nel secondo dopoguerra. Il progetto si fonda su un lavoro di selezione e organizzazione di documenti, fotografie, oggetti e testimonianze dirette, frutto di un comitato multidisciplinare, e nasce da un’iniziativa della Federazione delle Associazioni degli Esuli Istriani, Fiumani e Dalmati con il sostegno dei Ministeri competenti e del Museo Vittoriano e Palazzo Venezia (VIVE).

La MEDIF è pensata come luogo vivo, aperto e accogliente, rivolto in particolare a giovani e studenti, e invita a dialogare con il passato per costruire una coscienza storica condivisa dentro un orizzonte europeo. Anche l’allestimento concorre a questo obiettivo attraverso un impianto narrativo dinamico, giocato su variazioni di geometrie e prospettive, guidato da due elementi simbolici — un involucro scuro e materico, che richiama la densità della storia, e un nastro in acciaio corten, continuo e sospeso, come viaggio nel tempo. Ricco il percorso multimediale, con installazioni interattive che raccolgono eventi, testimonianze, nomi e volti; di forte impatto emotivo, l’installazione simbolica dedicata alla memoria degli infoibati e di Norma Cossetto

La presenza del Presidente Mattarella al Vittoriano si lega a un filo già intrecciato con l’Università di Trieste. Due anni fa, infatti, l’Ateneo giuliano ha conferito al Capo dello Stato - insieme all’ex Presidente della Repubblica di Slovenia Borut Pahor - la laurea honoris causa in Giurisprudenza, riconoscendo il valore di una sensibilità istituzionale volta a "perseguire una politica di riconciliazione, retta sulla creazione e sul consolidamento di spazi e di simboli dedicati alla memoria collettiva, quale fondamento di autentica pace tra i popoli", come recita la motivazione del conferimento. In quell'occasione, tra l'altro, proprio Rossi ebbe l'onore di leggere la laudatio. La visita alla MEDIF, nel Giorno del Ricordo, diventa così anche un segno concreto di continuità: la memoria non come gesto rituale, ma come esercizio civile di riflessione sul presente e di impegno al dialogo.

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Il docente UniTS coordina il Comitato tecnico-scientifico della MEDIF, dedicata alla storia dell’esodo istriano, fiumano e dalmata
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UniTS a Mogadiscio per un percorso di capacity building su pace, sicurezza e processi elettorali

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Federico Donelli e Federico Battera, docenti del Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali (DiSPeS) dell’Università di Trieste, sono da poco rientrati da Mogadiscio, dove, hanno partecipato come relatori al corso “Formazione e Capacity Building per la Pace e la Sicurezza in Somalia”

Il percorso, articolato in sette moduli tematici, ha coinvolto 40 giovani somali tra i 18 e i 24 anni – studenti di Scienze politiche e attivi in organizzazioni della società civile – selezionati per l’impegno nei processi di dialogo, sviluppo e costruzione della pace. Il progetto è stato finanziato dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale (MAECI) e promosso da ANOLF Regionale FVG APS in partnership con Associazione SAGAL APS, con la collaborazione del partner locale Rawdah Youth Organization

Ospitati dal Centro giovanile Rawdah, guidato da Ahmed Faghi Elmi, Donelli e Battera hanno accompagnato i partecipanti in un percorso di capacity building sui temi della sicurezza, delle dinamiche dei conflitti e dei processi elettorali, con una prospettiva che intreccia analisi internazionale e lettura del contesto regionale del Corno d’Africa. Le lezioni, impostate in modo partecipativo, hanno alternato momenti di inquadramento teorico e strumenti di lettura delle trasformazioni dell’ordine internazionale con discussioni e dialoghi aperti, favorendo lo sviluppo di capacità critiche e analitiche utili al contesto somalo. 

A rendere particolarmente significativa l’iniziativa è stata soprattutto la qualità dello scambio con i giovani partecipanti: domande, riflessioni e dibattiti hanno trasformato la formazione in un processo capace di restituire profondità e sfumature che nessuna lettura esterna o desk analysis può offrire pienamente. Nel corso della settimana, inoltre, Federico Donelli è intervenuto in un collegamento con BBC News Africa per discutere alcune delle dinamiche regionali in evoluzione nel Corno d’Africa. 

Il corso si inserisce in un quadro più ampio di cooperazione e dialogo accademico che coinvolge soggetti italiani e somali, tra cui Università Nazionale Somala, ministeri somali competenti, Ambasciata d’Italia a Mogadiscio e Ambasciata della Somalia a Roma, oltre all’Associazione Nazionale Oltre Le Frontiere ETS – ANOLF e all’Osservatorio Internazionale sulla Legalità di Trieste

Nei prossimi mesi è prevista una seconda settimana di attività, per dare continuità al percorso avviato e rafforzare ulteriormente il dialogo tra competenze accademiche, prospettive locali e impegno delle nuove generazioni nei processi di pace, sicurezza e governance in Somalia.

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Il progetto, finanziato dal MAECI, ha visto i docenti del DiSPeS Donelli e Battera relatori di un workshop rivolto a 40 studenti somali
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Premio Fermeglia 2025: vince una tesi magistrale sulla prevenzione del rischio di incendi forestali

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E’ Linda Favero la vincitrice della seconda edizione del Premio Fermeglia, il riconoscimento che premia le migliori tesi magistrali UniTS sui temi dell’energia, ambiente e trasporti.

Il premio di 1000 euro è stato consegnato dalla prof.ssa Sabrina Pricl in rappresentanza della famiglia di Maurizio Fermeglia, già Rettore dell’Università degli Studi di Trieste, prematuramente scomparso nel 2024. 

Seconda classificata è Alessia Oliva, terza Erica Zotti.

La tesi vincitrice “Contenuto d'acqua della vegetazione e rischio di incendio nel Carso: valutazione sperimentale e monitoraggio tramite telerilevamento iperspettrale” affronta una delle sfide ambientali più urgenti del nostro tempo alla luce dei cambiamenti climatici. 

Lo studio si concentra sull'area del Carso, regione particolarmente vulnerabile come dimostrato dai devastanti incendi del 2022. 

La tesi di Linda Favero ha contribuito ad approfondire la risposta al fuoco delle 13 specie vegetali più rappresentative del Carso, offrendo nuove prospettive e spunti per un possibile miglioramento dei sistemi di monitoraggio idrico tramite telerilevamento.

L'individuazione di specie più resistenti alla combustione (Quercus pubescens, Prunus mahaleb e Ailanthus altissima) può essere utile per una costruzione mirata di barriere tagliafuoco, specialmente nelle zone ad alto rischio come lungo strade, ferrovie e nelle interfacce urbano-forestali. I sistemi di telerilevamento iperspettrale offrirebbero invece strumenti per il monitoraggio continuo dello stato idrico della vegetazione su vasta scala, consentendo l'identificazione precoce di condizioni di stress idrico che aumentano il rischio di innesco di incendi, favorendo interventi tempestivi. 

Hanno partecipato alla cerimonia la rettrice Donata Vianelli, i proff. Alessandro Massi Pavan, Sabrina Pricl, Andrea Nardini e i rappresentanti dei Dipartimenti presso il Centro Interdipartimentale Giacomo Ciamician.

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Linda Favero si è laureata nel 2025 ed ha ricevuto il premio da Sabrina Pricl in rappresentanza della famiglia di Maurizio Fermeglia  
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Aperte le iscrizioni per FameLab Trieste 2026

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Quindicesima edizione per il talent show della comunicazione scientifica. Appuntamento al Teatro Miela il prossimo 23 aprile

Torna a Trieste FameLab, il talent show internazionale della comunicazione scientifica per giovani ricercatori e ricercatrici, ma anche per studentesse e studenti universitari. La selezione locale si terrà il 23 aprile 2026 alle ore 18 al Teatro Miela. Come sempre la sfida sarà raccontare in soli 3 minuti un argomento scientifico in modo chiaro e coinvolgente anche a un pubblico di non esperti, senza l’ausilio di proiezioni, grafici o video. Le iscrizioni andranno effettuate entro giovedì 16 aprile tramite form online 

Saranno ammessi ricercatori/ricercatrici o assegnisti/e di ricerca, persone operanti nel settore ricerca e sviluppo in possesso di laurea magistrale o a ciclo unico, studenti/studentesse di una scuola di dottorato, di specializzazione o di un master post-laurea, purché nati/e dopo il 1° gennaio 1991. I/le concorrenti possono provenire sia da ambiti STEM che da medicina o studiare materie umanistiche (antropologia, archeologia, economia, filosofia, geografia, giurisprudenza, linguistica, letteratura, psicologia, scienze politiche, sociologia, storia e storia dell’arte).

Tra gli altri requisiti, bisognerà non essersi mai qualificati/e per la finale nazionale o la masterclass in precedenti edizioni di FameLab, in Italia o all’estero e non svolgere attività professionale nell’ambito della comunicazione o della comunicazione della scienza (se non marginalmente).

I/le primi/e due classificati/e della selezione locale riceveranno un premio in denaro, accederanno a una masterclass internazionale sulla comunicazione scientifica che si svolgerà a giugno a Perugia, e poi alla finale nazionale in programma in autunno. Il vincitore o la vincitrice di FameLab Italia 2026 avrà accesso alla finalissima di FameLab International, in programma a novembre, dove affronterà gli altri concorrenti provenienti da tutto il mondo. 

Per tutti i/le concorrenti della selezione di Trieste è previsto un incontro formativo gratuito, per affrontare la sfida al meglio e affinare la componente teatrale delle performance che verranno messe in scena. Questa breve formazione gratuita in passato si è rivelata fondamentale per i concorrenti di FameLab: quanti l'hanno seguita hanno infatti spesso vinto le selezioni regionali e talvolta anche quelle nazionali. 

L’incontro formativo si svolgerà al Polo Giovani Toti (via del Castello, 1, Trieste) lunedì 13 aprile 2026 (ore 17.30-20.30).

Donato Ramani, comunicatore scientifico della SISSA, spiegherà come costruire una struttura narrativa efficace, mentre l’attrice Daniela Gattorno porrà l’accento su diversi aspetti legati al modo di muoversi sul palco e all’uso della voce. 

La selezione locale è organizzata da Immaginario Scientifico, Università di Trieste, Università di Udine, SISSA – Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati e Comune di Trieste, nell’ambito del Protocollo d’intesa Trieste Città della Conoscenza.

Informazioni: info@immaginarioscientifico.it 

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Il termine per l'invio delle candidature è giovedì 16 aprile!
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Microplastiche anche nelle grotte mai toccate dall’uomo: studio UniTS sui sistemi sotterranei del Carso

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Uno studio pubblicato su Microplastics ha evidenziato la presenza di microplastiche in grotte carsiche profonde collegate al sistema del fiume Timavo, uno dei principali sistemi idrici sotterranei dell’area alpino-dinarica. La ricerca dimostra che anche ambienti estremi e mai frequentati dall’uomo non sono isolati dall’inquinamento antropico.

Le analisi confermano che la presenza di microplastiche nel sistema del Timavo era coerente con quanto già noto per ambienti fluviali connessi alla superficie: il contributo dello studio è aver chiarito come queste particelle si distribuiscano nei sistemi idrici sotterranei, evidenziando una marcata variabilità spaziale anche su brevi distanze.

Lo studio è stato realizzato dall’Università di Trieste, in collaborazione con la Società Adriatica di Speleologia, il Comune di Trieste e il Bioscience Research Center (BsRC), centro specializzato per le analisi sulle microplastiche. 

I campionamenti sono stati effettuati in contesti raramente accessibili, tra cui la Caverna Maucci, raggiungibile esclusivamente tramite speleosubacquea, e la grotta Luftloch, scoperta solo recentemente dopo decenni di esplorazioni. 

Lo studio è stato condotto da Raffaele Bruschi, ricercatore dell’Università di Trieste e responsabile dei campionamenti e delle analisi, assieme ai docenti del Dipartimento di Scienze della Vita di UniTS Manuela Piccardo, Monia Renzi, Stanislao Bevilacqua e Lucia Gardossi del Dipartimento Scienze chimiche e farmaceutiche. Per il BsRC coinvolti Tecla Bentivoglio e Serena Anselmi.

La ricerca è dedicata a Patrice Cabanel, 32 anni, (Fédération Française d’Études et de Sports Sous-Marins), speleosub esperto che ha effettuato i campionamenti alla Caverna Maucci.  Cabanel è purtroppo scomparso un mese dopo i rilevamenti. 

Un secondo lavoro, di carattere metodologico, pubblicato su Environmental Pollution e sviluppato in collaborazione con Manuela Piccardo, affronta invece le strategie necessarie per studiare correttamente ambienti sotterranei altamente eterogenei. 

 

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Pubblicato su Microplastics in collaborazione con la Società Adriatica di Speleologia, Comune di Trieste e Bioscience Research Center
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Su Analytical Scientist intervista UniTS su "Quanto possono incidere le scelte metodologiche sull’interpretazione dei dati scientifici?

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Una recente intervista pubblicata su The Analytical Scientist approfondisce questo tema attraverso il lavoro dei nostri ricercatori Valter Sergo, Alois Bonifacio, Stefano Fornasaro e Roberto Gobbato, impegnati nello studio della spettroscopia SERS applicata al siero sanguigno.

L’articolo racconta come una revisione critica della letteratura e nuove verifiche sperimentali abbiano contribuito a chiarire l’origine dei segnali spettrali, riaprendo la discussione su interpretazioni consolidate e sul ruolo del rigore metodologico nello sviluppo di tecniche diagnostiche spettroscopiche.

Leggi l'intervista

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Protagonisti Valter Sergo, Alois Bonifacio, Stefano Fornasaro e Roberto Gobbato
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Sommergibile Scirè: UniTS analizzerà il DNA dei caduti per indentificarli

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Firmato il Protocollo d’intesa tra l’Ufficio per la tutela della cultura e della memoria della Difesa, l’Università di Trieste e l’Università "Aldo Moro" di Bari per l’analisi dei resti mortali dei caduti dell’equipaggio del sommergibile Scirè, sepolti nel Sacrario Militare dei Caduti d'Oltremare di Bari. 

L’accordo segna una nuova fase nelle attività di recupero e valorizzazione del patrimonio storico e umano legato alla Seconda Guerra Mondiale e si inserisce nel più ampio progetto di conservazione e tutela della memoria dei soldati italiani caduti in guerra.

Lo studio multidisciplinare fornirà un contributo scientifico fondamentale per restituire ai caduti del Sommergibile Scirè un nome: l’Istituto di Medicina Legale dell’Università di Bari si occuperà degli esami antropometrici, mentre l’Istituto di Medicina Legale dell’Università di Trieste condurrà l'analisi del DNA. 

I due Atenei riceveranno in consegna 14 delle 42 cassette ossario contenenti i resti mortali dei caduti per effettuare lo studio di fattibilità per appurare la possibilità di identificare i caduti. 

Il Sommergibile Scirè, costruito nei cantieri di Muggiano (MI), venne varato il 6 gennaio del 1938. Entrò in servizio il 25 aprile dell’anno successivo e ricevette la bandiera di combattimento il 19 giugno dello stesso anno. Si rese protagonista di azioni culminate il 18 dicembre 1941 con l’incursione nel porto di Alessandria d’Egitto e il danneggiamento delle corazzate inglesi Queen Elizabeth e Valiant.  Il 6 agosto del 1942 lo Scirè andò incontro al suo tragico destino. Salpò da Lero con destinazione porto di Haifa. I britannici però riuscirono a decrittare i messaggi cifrati grazie alla codifica del sistema Enigma e, alle 10.30 del 10 agosto, attaccarono il sommergibile italiano con bombe di profondità della corvetta Islay. Gravemente danneggiato lo Scirè emerse ma venne nuovamente colpito e affondò portando con sé tutti i 60 membri dell’equipaggio. Il 14 agosto, sulla spiaggia di Haifa, vennero trovati i corpi di due incursori: il Capitano Commissario Egil Chersi e del Secondo Capo Eugenio Dal Ben. Furono sepolti dagli inglesi, con l’onore delle armi, nel cimitero di Haifa. Furono rimpatriati nel 1965. Gli altri membri dell’equipaggio rimasero intrappolati a 35 metri di profondità. Il 31 agosto del 1942 lo Scirè fu dichiarato scomparso in mare in una azione di guerra. Il 28 aprile del 1943 gli venne attribuita la Medaglia d’Oro al Valor Militare. Con il contributo di Nave Anteo della Marina Militare si sono svolte le operazioni di recupero di 42 salme. Il 15 ottobre del 1984 il rientro in patria, nel porto di Bari. L’equipaggio riposa ora presso il Sacrario Militare dei Caduti d’Oltremare di Bari in un sacello comune. 

La mancanza di segni distintivi o di elementi di riconoscimento non ha consentito l’identificazione dei Caduti che pertanto furono tutti classificati come “ignoti”. 16 marinai riposano ancora in fondo al mare. Il sommergibile è stato sigillato nel 2002. Nel maggio del 2025 lo Scirè è divenuto Sacrario Militare.  

Presenti alla firma dell’intesa il Capo dell’Ufficio per la tutela della cultura e della memoria della Difesa, Generale di Corpo d’Armata Andrea Rispoli, la Rettrice UniTS Donata Vianelli con il Prof. Paolo Fattorini, e il Rettore dell’Università di Bari Roberto Bellotti con i docenti Valeria Santoro e Francesco Introna.

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Firmato protocollo d’intesa per la valorizzazione del patrimonio storico della Seconda Guerra Mondiale
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Al via anche a UniTS le International Masterclass di Fisica della particelle e astroparticelle

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Sono oltre 200 le studentesse e gli studenti delle scuole superiori del Friuli Venezia Giulia e del Veneto coinvolti quest'anno nelle International Masterclasses di Fisica delle particelle e astroparticelle, l’iniziativa internazionale che porta ragazze e ragazzi a confrontarsi direttamente con la ricerca scientifica di frontiera. In regione le Masterclass sono organizzate dalla Sezione di Trieste e il Gruppo Collegato di Udine dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN) in collaborazione con UniTS, UniUD e con l’International Center for Theoretical Physics. 

In dettaglio, la Sezione INFN di Trieste organizzano le tre Masterclass

Nel corso delle giornate, che si svolgeranno in contemporanea con altre sedi italiane e internazionali, le studentesse e studenti iscritti avranno l’opportunità di vivere una vera esperienza da ricercatori e ricercatrici: affiancati da esperti, analizzeranno dati reali provenienti da grandi esperimenti di fisica delle particelle e astroparticelle scoprendo come funziona il lavoro quotidiano nei grandi laboratori. 

In Friuli Venezia Giulia le attività si terranno nelle aule delle Università di Trieste e di Udine e dell’International Center for Theoretical Physics e saranno articolate in seminari introduttivi e sessioni pratiche al computer. I dati analizzati provengono da esperimenti condotti all’acceleratore Large Hadron Collider (LHC) del CERN di Ginevra, come ATLAS e CMS, e dal telescopio LAT (Large Area Telescope) a bordo del satellite Fermi per lo studio dei raggi gamma ad alta energia. 

Come avviene nelle collaborazioni scientifiche internazionali, al termine di ogni giornata, i giovani e le giovani partecipanti alle Masterclasses in Italia e negli altri Paesi del mondo, si collegheranno in videoconferenza con il CERN di Ginevra e con ricercatori e ricercatrici della collaborazione internazionale Fermi. 

Le International Masterclasses, nate nel 2005, sono organizzate a livello mondiale da IPPOG (International Particle Physics Outreach Group) e, in Italia, dall’INFN. L’iniziativa coinvolge ogni anno circa 60 paesi, con enti di ricerca e università tra i più prestigiosi al mondo e più di 13.000 studenti e studentesse delle scuole secondario di II grado. Per l’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare quest’anno parteciperanno le sedi di Bari, Bologna, Cagliari, Catania, Cosenza, Ferrara, Firenze, Genova, Lecce, Milano, Milano-Bicocca, Napoli, Padova, Parma, Pavia, Perugia, Pisa, Roma I, Roma II, Roma III, Salerno, Trento, Trieste, Torino, Udine, i Laboratori Nazionali di Frascati (INFN – LNF), Laboratori Nazionali del Gran Sasso (INFN – LNGS). 

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Il 19 febbraio, il 4 e 18 marzo
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Torna il Festival della Psicologia in Friuli Venezia Giulia!

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Dal 20 febbraio al 3 aprile 2026, la rassegna di incontri, tutti a ingresso libero, volta alla diffusione delle conoscenze psicologiche tra la popolazione, attende il pubblico con sei appuntamenti di approfondimento diffusi sul territorio regionale, tra Palmanova, Trieste, Tavagnacco, Gradisca d’Isonzo, Gorizia e Cormons.

La sesta edizione, dedicata alle “Psicologie di confine”, approfondirà, attraverso l’intervento di esperti del mondo accademico, alcuni ambiti di ricerca e di applicazione attuali della psicologia, partendo dagli studi di sei autori che hanno vissuto e operato in un contesto di confine: Alberto Argenton, Gaetano Kanizsa, Giovanni Bruno Vicario, Paolo Bozzi, Anton Trstenjak e Edoardo Weiss.

Nel corso degli appuntamenti si parlerà di creatività, percezione, arte, musica, inconscio e relazioni, per riflettere su come la psicologia possa esplorare e interpretare le frontiere della mente e del comportamento umano.

PROGRAMMA 

Segui il Festival della Psicologia sui canali social:

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IG https://www.instagram.com/festivaldellapsicologia/

 

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Dal 20 febbraio al 3 aprile 2026, la rassegna di incontri a ingresso libero
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