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Il CUS Trieste vince la Barcolana Dragon Boat University Challenge 2026

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La pioggia non ha fermato lo spettacolo della Barcolana Dragon Boat University Challenge, organizzata dal CUS Trieste in collaborazione con l'Università di Trieste, il CUS Venezia, la Società Velica di Barcola e Grignano e con il contributo del Consiglio Regionale del Friuli Venezia Giulia. 

La 3ᵅ edizione della sfida tra le imbarcazioni con testa e coda a forma di dragone (appunto le Dragon Boat) ha visto scendere in acqua i quattro CUS iscritti (ogni equipaggio aveva 8 vogatrici e 8 vogatori più un tamburino a dettare il ritmo delle pagaiate): Bari, Padova, Trieste e Udine. 

Sul campo gara di 180 m, disegnato tra l’inizio del Molo Audace e la Diga del Porto Vecchio, i padroni di casa del CUS Trieste si sono presi la scena dominando il Girone Eliminatorio all’italiana con tre successi in altrettante gare disputate. Nella classifica conclusiva il CUS Bari ha chiuso al secondo posto staccando il pass per la Finalissima grazie alla vittoria nello scontro diretto con il CUS Padova (3° nel Girone), mentre il CUS Udine ha concluso in ultima piazza con zero successi. 

Dopo una breve pausa sono andate in scena le due Finali con in palio i tre piazzamenti sul podio: nella Finale 3°/4° posto il CUS Padova ha avuto la meglio sul CUS Udine chiudendo 3°, mentre nella Finalissima 1°/2° posto il CUS Trieste non ha lasciato scampo al CUS Bari, comandando il duello fin dalle prime pagaiate e terminando la fatica a braccia alzate davanti ai pugliesi. 

Vedere tanti giovani, provenienti da atenei diversi, remare insieme - ha sottolineato la Rettrice dell’Università degli Studi di Trieste Donata Vianelli - è una testimonianza concreta della forza e della bellezza dello sport universitario. Nello sport si impara che nessun risultato importante si raggiunge da soli: servono fiducia, ascolto, impegno e la capacità di mettere le proprie energie al servizio della squadra. Sono valori che appartengono profondamente anche alla vita universitaria e che questa manifestazione riesce a esprimere con particolare efficacia. La Barcolana Dragon Boat Challenge è un’occasione di competizione, ma soprattutto di incontro, amicizia e condivisione, capace di avvicinare studenti e Università diverse attraverso un linguaggio comune”. 

“Giunta alla terza edizione - ha aggiunto il Presidente del CUS Trieste Michele Pipan - la Barcolana Dragon Boat University Challenge si è dimostrata, ancora una volta, una festa che tutta la nostra comunità universitaria sente particolarmente: le protagoniste e i protagonisti hanno l’opportunità di vivere in prima fila l’unicità della Barcolana e di portare in acqua l'idea di una comunità senza barriere. 

UNITS A VILLAGGIO BARCOLANA

UniTS fino all’11 ottobre è presente al Villaggio Barcolana, in Piazza della Borsa, con il suo stand sul tema “Dal mare profondo allo spazio”, che proporrà una serie di talk a ingresso libero con temi che vanno dagli abissi alla superficie, dalla terra all’atmosfera e all’orbita. 

PROGRAMMA

 

 

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Dall’8 all’11 ottobre tutti invitati al Villaggio Barcolana allo stand UniTS in Piazza della Borsa
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Logistica: richiesti fino a 156.600 lavoratori. Il ruolo di UniTS nella formazione di professionisti del settore

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Fino a 156.600 lavoratori da reperire entro il 2029 nei servizi di trasporto, logistica e magazzinaggio e un mercato che fatica già oggi a trovare le competenze necessarie. È il quadro emerso alla Camera dei Deputati in occasione dell’evento “Logistica, cresce la domanda di lavoro ma mancano le competenze” dedicato al mismatch tra domanda e offerta e alla necessità di costruire percorsi formativi più vicini alle esigenze delle imprese. Al centro dell’incontro anche la presentazione del Corso di Alta Formazione in Logistics Management dell’Università di Trieste, sviluppato con l’obiettivo di formare professionalità in grado di rispondere alla trasformazione del settore e rafforzare il collegamento tra università, imprese e istituzioni.

Secondo Unioncamere-Excelsior (rapporto Previsioni dei fabbisogni occupazionali e professionali in Italia a medio termine (2025–2029)⁠, del Sistema Informativo Excelsior, Unioncamere e Ministero del Lavoro) oltre il 90% del fabbisogno occupazionale previsto nel settore è legato al ricambio del personale. Nei percorsi professionali di logistica, trasporti e riparazione dei veicoli, inoltre, a fronte di 13.600-14.900 figure richieste ogni anno, l’offerta è di circa 6.600 giovani. A cambiare sono anche le competenze richieste. Il 75% dei responsabili di magazzino ricercati dalle imprese deve possedere competenze digitali, mentre il 74% delle entrate programmate nei servizi logistici riguarda green jobs. Digitalizzazione, sostenibilità, gestione dei dati e integrazione tra diversi sistemi di trasporto stanno quindi ridisegnando le professioni della logistica. Il tema è particolarmente rilevante anche per l’economia del mare. I porti italiani movimentano – secondo SRM (Rapporto Italian Maritime Economy 2026) - 511 milioni di tonnellate di merci, mentre l’Italia è prima in Europa nello short sea shipping con 304 milioni di tonnellate trasportate, pari al 15,6% del mercato europeo.

“La logistica non è solo infrastrutture e tecnologia, ma soprattutto capitale umano. Per attrarre i migliori talenti e valorizzare chi già opera nel settore, serve un modello formativo completo: percorsi universitari solidi, aggiornamenti brevi e mirati, e una forte attenzione alle competenze trasversali. La crescita del settore passa inevitabilmente attraverso la qualità e la continuità della formazione a tutti i livelli” – ha dichiarato Donata Vianelli, Rettrice ell’Università Di Trieste.

È proprio dalla necessità di avvicinare maggiormente la formazione alle esigenze concrete del mercato del lavoro che nasce il nuovo percorso dell’Università di Trieste.

“Nella consapevolezza di questo contesto l’Università di Trieste ha inserito nella propria offerta formativa il corso di alta formazione “Logistics Management - diritto, finanza e gestione aziendale”. Si tratta di un percorso formativo di 120 ore frontali suddivise fra tematiche giuridiche e tematiche economiche connesse ai trasporti ed alla logistica. Il percorso è rivolto sia a studenti (neo laureati o laureandi), sia a coloro che, pur non in possesso di un titolo di laurea, già operino nel settore. Le lezioni avranno carattere non solo teorico, ma anche fortemente pratico ed il programma è stato studiato con le aziende partner, in modo da essere quanto più possibile aderente al tipo di formazione richiesto dal mondo del lavoro. A fianco al percorso orizzontale di 120 ore, sono previsti dei moduli verticali di approfondimento facoltativi erogati in collaborazione con le società private partner dell’iniziativa” – ha dichiarato Massimo Campailla, Direttore del Corso di Alta Formazione Universitaria “Logistics Management”

Il confronto con le imprese diventa ancora più importante in un settore nel quale, insieme alle competenze richieste ai lavoratori, stanno cambiando anche i rischi da affrontare. Una filiera sempre più interconnessa e tecnologica espone infatti le aziende a nuove complessità, dalla movimentazione delle merci alla continuità operativa, fino agli impatti legati alle infrastrutture, alla sostenibilità e alle nuove tecnologie.

“La logistica è molto più del trasporto delle merci: è un fattore strategico per la competitività delle imprese. Per affrontare le sfide del futuro servono competenze, prevenzione e una solida cultura del rischio. L'assicurazione è uno strumento fondamentale, ma il vero valore nasce dalla qualità delle persone e dell'organizzazione.” – ha aggiunto Claudio Chiti, Commercial Specialty Director, Marine di Howden S.p.A.

In questo scenario, il settore assicurativo non interviene soltanto nella copertura del rischio, ma può contribuire alla sua prevenzione, mettendo a disposizione competenze specialistiche, conoscenza dei processi e capacità di individuare le vulnerabilità lungo l’intera catena logistica.

“Le polizze trasferiscono il rischio; le competenze lo riducono. Per questo investire nelle persone è la prima forma di prevenzione e la migliore garanzia per una logistica più sicura, competitiva e attrattiva” - ha dichiarato Giorgio Beretti, Technical Specialty Director, Marine di Howden S.p.A. 

La capacità di costruire competenze adeguate tuttavia richiede un confronto costante tra chi forma le professionalità e chi quotidianamente opera nel settore. Da qui l’importanza della collaborazione tra università e imprese.

“L’investimento in competenze è un pilastro strategico per lo sviluppo della logistica. In questo scenario, la sinergia pubblico-privato è la chiave per creare percorsi di reale efficacia, come dimostra concretamente il corso di Alta Formazione Logistics Management, promosso da Università di Trieste” – ha dichiarato Fabrizio Ossani, Direttore Generale di Gruppo Federtrasporti. 

Una collaborazione che deve accompagnarsi anche a un’evoluzione dei modelli d’impresa, chiamati a coniugare competitività, qualità del lavoro e capacità di attrarre nuove professionalità.

“Il settore della logistica in Italia vale il 9% del Pil ed è possibile fare impresa puntando su etica, trasparenza e responsabilità sociale, senza rinunciare a efficienza e competitività. Nell’attrarre e trattenere talenti, le imprese sono chiamate a costruire una rete di trasporti affidabile e responsabile, fondata sul rispetto delle regole, la tutela dei lavoratori e la valorizzazione dell’intera filiera” - Luca Ceccarelli, Presidente di Ceccarelli Group.  

Proprio la capacità di attrarre le persone, farle crescere e trattenerle nel tempo rappresenta oggi uno dei nodi centrali per le aziende della logistica. 

“Il welfare aziendale oggi è una leva fondamentale per il futuro della logistica che dipenderà anche dalla capacità imprenditoriale di valorizzare le persone e le loro competenze.  Le migliori competenze sono quelle che riusciamo a formare, ma soprattutto quelle che riusciamo a far crescere e a trattenere nel tempo, attraverso strumenti come il welfare che siano in grado di fidelizzare i propri dipendenti” – ha dichiarato Francesca Tabacco, Senior Client Manager Di Howden S.p.A. 

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I dati sono emersi al convegno "Logistica e formazione: quali strategie per rendere più attrattivo il settore?" alla Camera dei Deputati
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Casa dei Putti Danzanti ad Aquileia: dagli scavi archeologici 2026 nuove ipotesi

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Una nuova traccia potrebbe aiutare a ricostruire l’organizzazione di uno dei più importanti complessi residenziali dell’antica Aquileia. È quanto emerge dalla campagna di scavo 2026 condotta in concessione ministeriale dal Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università di Trieste nella Casa dei Putti danzanti, una delle più estese e lussuose residenze tardoantiche della città.

Le indagini hanno portato all’individuazione di quello che sembra essere il muro di chiusura perimetrale della Casa Ritter-Zàhony, struttura individuata negli anni Trenta da Giovanni Brusin e successivamente reinterrata. Si tratta, al momento, di un’ipotesi che dovrà essere verificata nelle prossime campagne, ma che potrebbe chiarire il rapporto tra le abitazioni precedenti e la grande residenza costruita a partire dalla metà del IV secolo d.C.

Le ricerche dell’Università di Trieste, avviate oltre vent’anni fa su concessione del Ministero della Cultura, per il tramite della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per il Friuli Venezia Giulia, in collaborazione con Fondazione Aquileia, hanno progressivamente restituito l’immagine di una residenza di dimensioni eccezionali. Le evidenze oggi disponibili permettono di stimarne l’estensione in circa 10.000 metri quadrati.

La monumentalità della Casa e la ricchezza dei suoi apparati decorativi – dai mosaici alle pitture, fino all’ampio impiego di marmi e al rinvenimento di una preziosa coppa diatreta in vetro dicroico, ovvero decorata con una tecnica molto raffinata che riproduce un motivo “a rete”  – indicano una committenza di altissimo livello.

Le campagne 2024-2026 hanno avuto tra i principali obiettivi la ricostruzione dell’organizzazione dell’insula prima e dopo la costruzione della Casa dei Putti danzanti e la definizione delle diverse fasi edilizie. 

In questo quadro si inserisce anche una recente importante riscoperta, finanziata da Fondazione Aquileia, sotto la direzione scientifica della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per il Friuli Venezia Giulia: alla fine del 2025, nelle adiacenze dell’area archeologica dei fondi Cassis e della Casa dei Putti danzanti è stato rimesso in luce il mosaico del “Tappeto Fiorito”, la cui collocazione nel IV secolo d.C. sembra confermare l’ipotesi di una possibile relazione con la medesima committenza della Casa.

La campagna di quest’anno dell’Università di Trieste ha coinvolto 15 studentesse e studenti, tra cui due dell’Università di Rijeka, con la quale UniTS collabora da tempo. Il cantiere rappresenta un importante momento di formazione per studenti, specializzandi e dottorandi, chiamati a confrontarsi direttamente con metodi e strumenti della ricerca archeologica.

“È stata una prova faticosa, ma alla fine del tutto ripagata dalla curiosità che alimentava ogni picconata e dall’emozione di trovarsi davanti a una realtà nascosta da lunghissimo tempo”, commenta Irene Padova, studentessa di Lettere antiche a UniTS che ha partecipato alla campagna di scavi.

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Coinvolti 15 studenti
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Al via il follow-up del progetto Parco Genetico FVG

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Dopo 18 anni dal primo studio, prende avvio il follow-up del progetto Parco Genetico del Friuli Venezia Giulia, che coinvolgerà i paesi di Erto e Casso, Sauris, San Martino del Carso, Resia, Illegio e Clauzetto. Le attività inizieranno a Sauris a partire dal 12 ottobre e proseguiranno poi con Illegio nel mese di novembre, San Martino del Carso a gennaio e, successivamente, negli altri comuni coinvolti.

Il progetto, nato per studiare i fattori genetici e ambientali delle patologie e dei tratti complessi, nella sua prima edizione aveva coinvolto oltre 2.200 persone nei sei territori. Grazie ai dati raccolti, in questi anni i ricercatori sono stati in grado di avviare numerosi studi che hanno portato alla pubblicazione di oltre 60 articoli su prestigiose riviste scientifiche e ad instaurare collaborazioni con importanti consorzi internazionali.

Il follow-up consolida la collaborazione tra IRCCS Burlo Garofolo e Università degli Studi di Trieste, con il prezioso supporto delle Fondazioni Casali e di BeneficentiaStiftung, e coinvolge numerosi giovani medici specializzandi e ricercatori, impegnati nelle attività di studio, raccolta dati e confronto con le comunità locali.

Gli incontri rappresenteranno un’importante occasione per condividere i risultati raggiunti, raccogliere nuove informazioni e mantenere vivo il dialogo con le popolazioni. Il coinvolgimento diretto dei cittadini consentirà di approfondire gli aspetti legati alla storia, alla cultura e alle caratteristiche genetiche dei residenti di ogni territorio. Il follow-up permetterà, inoltre, di aggiornare i dati raccolti, verificare l’evoluzione del progetto e rafforzare la collaborazione tra ricercatori, amministrazioni locali e abitanti.

“Tornare nei paesi coinvolti dopo tanti anni è un passaggio fondamentale per dare continuità al progetto e restituire alle comunità il valore delle informazioni raccolte”, sottolineano i promotori. “La partecipazione dei cittadini resta al centro di questo percorso”.

Il calendario completo degli appuntamenti e le modalità di partecipazione saranno comunicati attraverso i canali ufficiali delle Amministrazioni coinvolte.

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A distanza di 18 anni, medici e ricercatori sono pronti a raccogliere nuove informazioni
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BARCOLANA DRAGON BOAT UNIVERSITY CHALLENGE 2026

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Una disciplina affascinante e ancora poco conosciuta, uno scenario spettacolare, un pomeriggio di sfide al cardiopalma e il valore del lavoro di squadra incrementato pagaiata dopo pagaiata. 

Dopo il grande successo delle prime due edizioni (2024 e 2025) ritorna mercoledì 7 ottobre 2026 l’appuntamento, inserito all’interno della 58ᵅ edizione della Barcolana, con la Barcolana Dragon Boat University Challenge, organizzata dal CUS Trieste in collaborazione con l'Università degli Studi di Trieste, il CUS Venezia, la Società Velica di Barcola e Grignano e con il contributo del Consiglio Regionale del Friuli Venezia Giulia. 

A partire dalle 14:00, sul campo gara di 180 m disegnato tra le Rive di Trieste (Molo Audace) e la Diga del Porto Vecchio, si farà sul serio con le sfide tra le imbarcazioni con testa e coda a forma di dragone (appunto le Dragon Boat) dei quattro CUS iscritti: Bari, Padova, Trieste e Udine. 

“La Barcolana Dragon Boat University Challenge - ha sottolineato la Rettrice dell’Università di Trieste Donata Vianelli - sarà anche quest’anno un’importante occasione per la nostra comunità: attraverso il CUS Trieste, le nostre studentesse e i nostri studenti potranno vivere un’esperienza di sport, confronto e aggregazione, mettendo in pratica i valori di collaborazione, inclusione e lavoro di squadra. Questa gara porterà UniTS “in acqua”. Dall’8 ottobre invece, in Piazza della Borsa, l’ateneo vi aspetta nel suo stand “Dal mare profondo allo spazio – Un viaggio attraverso l’innovazione negli ambienti estremi” con una serie di appuntamenti che uniranno sport e ricerca scientifica”. 

“Giunta alla terza edizione - ha aggiunto il Presidente del CUS Trieste Michele Pipan - la Barcolana Dragon Boat University Challenge è ormai una festa che la comunità universitaria sente propria: un'occasione per vivere la Barcolana da protagonisti e per portare in acqua l'idea di una comunità senza barriere, in cui ci si impegna insieme e l'avversario è l'amico che ci aiuta a crescere. Quest'anno la sfida ha un sapore speciale: mancano otto mesi ai Campionati Nazionali Universitari 2027, che a maggio porteranno nella nostra regione migliaia di atlete e atleti da tutti gli atenei italiani, impegnati in un ampio ventaglio di discipline, comprese quelle del mare. Un grande appuntamento che stiamo organizzando insieme agli amici e partner del CUS Udine, con il fondamentale sostegno della Regione Friuli Venezia Giulia. Per questo siamo felici di rinnovare la festa dei Dragon Boat: più che una competizione, un momento per celebrare con la città e con gli ospiti della Barcolana i valori dell'impegno e della cooperazione che l'Università e il CUS promuovono ogni giorno”. 

“Il Dragon Boat - ha commentato il presidente della Società Velica di Barcola e Grignano, Mitja Gialuz - ha qualcosa di profondamente vicino allo spirito di Barcolana: per andare veloci non basta la forza del singolo, bisogna trovare il ritmo degli altri. È un gesto semplice, ma racconta molto bene cosa significa essere un equipaggio e, in fondo, cosa significa “Be Barcolana”: partecipare, mettersi in gioco e costruire insieme qualcosa che da soli non sarebbe possibile. La Barcolana Dragon Boat University Challenge porta tutto questo nel cuore della manifestazione, coinvolgendo i giovani e il mondo universitario in una sfida spettacolare, capace di unire sport, energia e condivisione. Siamo felici che questa esperienza continui a crescere: vedere le studentesse e gli studenti scendere in acqua, confrontarsi e fare squadra è uno dei modi più belli per raccontare la Barcolana come luogo di incontro, aperto a discipline e comunità diverse”.

Il programma della giornata.

Mercoledì 7 ottobre l’evento inizierà alle 10:00 con l’arrivo delle Dragon Boat in Molo 0-Porto Vecchio a cui seguirà lo spostamento verso il Bacino San Giusto (antistante Piazza Unità), area in cui fino alle 13:00 si svolgerà una fase di allenamento. 

Alle 13:30 all’InfoPoint Barcolana di Piazza Unità si terrà l’imperdibile Cerimonia di benedizione delle Teste delle Dragon Boat secondo il rito tradizionale e nata per portare fortuna, prosperità e protezione agli equipaggi e alla barca stessa. 

Dalle 14:00 il campo gara di 180 m tra le Rive di Trieste (dalla Cima del Molo Audace) e la Diga del Porto Vecchio ospiterà le sfide in mare tra gli equipaggi composti da 16 componenti (8 vogatrici donne e 8 vogatori uomini) più 1 tamburino.

Alle 18:15 circa all’InfoPoint di Piazza Unità, o in alternativa alla Sala FiloXenia di Riva 3 novembre, la Cerimonia di Premiazione.

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Appuntamento mercoledì 7 ottobre sul Molo Audace
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Fegato e AI: diagnosi più veloce e non invasiva delle complicanze delle malattie croniche

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Ridurre da quasi un paziente su due a poco più di uno su dieci i casi in cui gli esami non invasivi non permettono di stabilire con sufficiente certezza la presenza di ipertensione portale clinicamente significativa. È il principale risultato dell'ELM Score (pan-ELastography Machine-learning Score), un modello di intelligenza artificiale sviluppato e validato da un gruppo internazionale coordinato da Mauro Giuffrè, ricercatore in Gastroenterologia dell'Università di Trieste, Antonio Colecchia, docente dell’Università di Modena e Reggio Emilia e da Elton Dajti dell’Università di Bologna.

Lo studio è stato pubblicato sul Journal of Hepatology, organo ufficiale della European Association for the Study of the Liver (EASL) e una delle riviste a più alto impatto a livello internazionale nel campo delle malattie del fegato, dove trovano spazio i lavori destinati a orientare la pratica clinica e la ricerca in epatologia. La ricerca è stata condotta nell'ambito della Baveno Cooperation – EASL Consortium: la comunità scientifica dei Baveno Consensus Workshops, ossia il consesso internazionale che dai primi anni Novanta elabora e aggiorna le linee guida di riferimento sull'ipertensione portale — attualmente il consenso Baveno VII (ed il più recente Baveno VIII), adottato nella pratica clinica di tutto il mondo. Il fatto che l'ELM Score nasca all'interno di questo stesso network, e sia stato misurato proprio contro i criteri Baveno VII, colloca il modello nel solco della cornice metodologica che oggi definisce lo standard diagnostico per questa condizione.

Lo studio ha coinvolto centri clinici e di ricerca in Europa, Asia e Stati Uniti e ha incluso complessivamente 1.435 pazienti con malattia epatica cronica avanzata compensata, tutti sottoposti alla misurazione del gradiente pressorio venoso epatico (HVPG) e a esami elastografici di fegato e milza.

L'ipertensione portale è una condizione in cui aumenta la pressione nelle vene che convogliano il sangue al fegato, tipicamente a causa di un danno epatico cronico che ostacola il normale flusso. Quando la pressione diventa troppo elevata cresce il rischio di complicanze anche gravi, come emorragie o accumulo di liquidi nell'addome: riconoscerla per tempo consente di avviare terapie preventive. Il metodo di riferimento per la diagnosi è la misurazione dell'HVPG, un esame invasivo che richiede competenze e strutture specialistiche e non è disponibile in tutti i centri. Le strategie non invasive oggi più diffuse, basate soprattutto su rigidità del fegato e conta piastrinica (criteri Baveno VII), lasciano tuttavia il 40–50% dei pazienti in una "zona grigia" nella quale la patologia non può essere né esclusa né confermata con sufficiente sicurezza.

Per superare questo limite, i ricercatori hanno addestrato e validato un modello di machine learning che integra le misurazioni armonizzate di rigidità di fegato e milza con la conta piastrinica e alcune variabili cliniche (età, genere, eziologia della malattia epatica e classe di Child-Pugh). Il modello è stato inizialmente sviluppato su 943 pazienti e sottoposto a validazione interna su ulteriori 150 (provenienti da diciassette centri). La verifica decisiva è stata poi compiuta su un campione esterno e indipendente di 342 pazienti provenienti da sette centri, con caratteristiche cliniche differenti rispetto alla popolazione di sviluppo. In questa validazione esterna l'ELM Score ha ridotto al 12,3% la percentuale di pazienti con risultato indeterminato, rispetto al 47,9% dei criteri Baveno VII, mantenendo un valore predittivo negativo del 91% nell'esclusione e un valore predittivo positivo del 96% nella conferma dell'ipertensione portale clinicamente significativa. 

Uno degli elementi innovativi dello studio è la possibilità di utilizzare il modello con le tre principali tecniche elastografiche oggi disponibili (transient elastography, elastografia shear-wave bidimensionale e point shear-wave). Poiché apparecchiature diverse producono misurazioni non direttamente confrontabili, il gruppo ha elaborato un sistema di armonizzazione dei dati che consente all'ELM Score di operare indipendentemente dalla tecnologia impiegata. Il modello è stato inoltre associato a un'interfaccia web sperimentale dotata di strumenti di explainable artificial intelligence: oltre al risultato, la piattaforma mostra il contributo di ciascun parametro alla previsione e segnala quando le caratteristiche di un paziente si discostano marcatamente da quelle della popolazione di sviluppo, evitando un funzionamento da "scatola nera" e mantenendo centrale la valutazione del medico.

«Oggi una quota molto elevata di pazienti resta in una zona di incertezza diagnostica, che può rendere necessario ricorrere a esami invasivi o ritardare l'avvio di una terapia preventiva – spiega Mauro Giuffrè –. Con l'ELM Score siamo riusciti a ridurre questa zona grigia a poco più di un paziente su dieci, mantenendo un'elevata capacità di escludere o confermare la presenza dell'ipertensione portale clinicamente significativa. L'obiettivo è offrire al medico uno strumento più preciso, trasparente e compatibile con le tecnologie già presenti nei diversi centri».

Il lavoro evidenzia il contributo interdisciplinare dell'Università di Trieste: Mauro Giuffrè e Simone Kresevic, bioingegnere del Dipartimento di Ingegneria e Architettura di UniTS, condividono la prima firma dell'articolo, avendo partecipato a progettazione, sviluppo metodologico, analisi dei dati e stesura. In particolare, Kresevic ha contribuito attivamente alla pare analitica e di sviluppo e di validazione del modello di intelligenza artificiale. Tra gli autori senior figurano inoltre Saveria Lory Crocè, professoressa associata di Gastroenterologia, e Miloš Ajčević, professore associato di Bioingegneria.

Secondo i ricercatori, l'ELM Score potrebbe in prospettiva contribuire a identificare più precocemente i pazienti candidabili alla terapia con beta-bloccanti non selettivi, utilizzata per ridurre il rischio di scompenso epatico, e a un ricorso più mirato agli accertamenti invasivi nei casi che restano indeterminati. Il modello è attualmente destinato esclusivamente alla ricerca e non può ancora essere impiegato autonomamente per assumere decisioni cliniche: prima di un'eventuale introduzione nella pratica assistenziale saranno necessarie ulteriori validazioni prospettiche e il completamento del percorso autorizzativo previsto per i dispositivi medici basati sull'intelligenza artificiale.

Abstract
Studio internazionale coordinato da UniTS ha sviluppato e validato l'ELM Score, un modello di machine learning che integra dati clinici ed esami elastografici di fegato e milza. Nella validazione esterna la quota di diagnosi indeterminate scende dal 47,9% al 12,3%
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L’imbarcazione “BAI – FLAX BANDIT” di Audace Sailing Team inserita nell'ADI DESIGN INDEX 2026

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Importante traguardo per il team studentesco Audace Sailing Team dell’Università di Trieste: il progetto del 2025 BAI – Flax Bandit è stato ufficialmente inserito all’interno dell’ADI Design Index 2026, la selezione annuale dell’ADI Associazione per il Disegno Industriale che raccoglie l'eccellenza del design e dell'innovazione italiana.

Il progetto è stato selezionato dall’Osservatorio permanente del Design ADI nella categoria Ricerca per l'impresa, un riconoscimento che premia le migliori sperimentazioni di processo, i nuovi materiali sostenibili e le metodologie applicate al settore produttivo.

La pubblicazione nell’ADI Design Index rappresenta il primo, fondamentale volume del ciclo biennale che raccoglie i prodotti e le ricerche abilitati ad aderire al Premio Compasso d’Oro ADI 2028, il più antico e autorevole riconoscimento mondiale nel campo del design. Nato nel 1954 e gestito da ADI dal 1956, il Compasso d’Oro premia la qualità progettuale e produttiva italiana, andandone a formare la Collezione Storica, dichiarata dal Ministero della Cultura come "bene di interesse nazionale".

«Ottenere questo riconoscimento è un traguardo di grande valore per l'intero team. Premia il nostro impegno quotidiano nel "fare della ricerca un obiettivo per l'impresa" e nell'applicare la ricerca avanzata e la sostenibilità dei materiali al settore nautico», commenta l'ex Team Leader di Audace Sailing Team Pietro Miani.


Nella foto: il Vice presidente della delegazione ADI FVG e coordinatore della commissione territoriale Friuli Venezia Giulia dell'Osservatorio permanente del design ADI, Giuseppe D'Orsi, l’ex Team Leader Audace, Pietro Miani, Simone Taglialatela, progettista dell'imbarcazione premiata, Arianna Guacci, Ex Segretaria Generale del Team e la Presidente Delegazione ADI FVG Nicla Indrigo.

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Il Moth sostenibile dell’Università di Trieste entra nella preselezione per il Premio Compasso d’Oro ADI 2028 nella categoria “Ricerca per l'impresa”
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Sentenza Regeni: il messaggio della Rettrice Donata Vianelli

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La Corte d'Assise di Roma ha condannato a 10 anni i tre agenti egiziani accusati di avere sequestrato, torturato e ucciso Giulio Regeni al Cairo nel 2016. Il maggiore Magdi Ibrahim Abdelal Sharif e i colonnelli Uhsam Helmi e Athar Kamel Mohamed.
Il quarto imputato, il generale Tariq Sabir, è invece stato assolto.

UniTS, parte delle 76 “Università per Giulio Regeni” che nei dieci anni di lotta per la giustizia ha sostenuto la famiglia Regeni nella sua battaglia per ottenere giustizia, vuole affiancarsi alle parole del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella:
“Verità e giustizia non devono prestarsi a compromessi, non solo a tutela delle legittime aspettative dei familiari, ma a presidio dei principi fondanti del nostro ordinamento costituzionale. Queste parole oggi hanno trovato concretezza in una sentenza emessa nel nome del popolo italiano che costituisce appunto un presidio per tutti i Giulio e le Giulie del mondo".

«La sentenza di oggi segna un passaggio importante nel lungo percorso verso la verità e la giustizia per Giulio Regeni e per la sua famiglia. È una giornata che porta con sé la consapevolezza che la ricerca della verità non può essere mai abbandonata – vuole sottolineare la Rettrice dell’Università di Trieste Donata Vianelli - Come Università di  Trieste continueremo a ricordarlo e a difendere quei valori di libertà, ricerca e rispetto dei diritti che sono alla base della nostra comunità».

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“La ricerca della verità non può essere mai abbandonata”
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Si chiude la XV° edizione di Trieste Next. Appuntamento dal 24 al 26 settembre 2027!

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Curiosità, stupore, grande partecipazione. È stata un’edizione particolarmente apprezzata la quindicesima di Trieste Next, che si è chiusa con l’assegnazione ex aequo del premio Science Book of the Year a Beatrice Mautino (Vertigine - Mondadori) e Antonella Fioravanti (Viaggio nel mondo invisibile - Aboca Edizioni)

(Le vincitrici nella foto con la giornalista Marinella Chirico, la Rettrice UniTS Donata Vianelli e l'Assessore alla Politiche dell'educazione e della famiglia del Comune di Trieste Maurizio De Blasio).

Migliaia le persone che, insieme agli studenti e alle studentesse, hanno partecipato agli incontri e alle attività nel Villaggio della conoscenza. Oltre 300 gli scienziati e le scienziate protagonisti delle tre giornate, 31 gli spazi espositivi, 46 gli appuntamenti per le scuole che hanno coinvolto 2.340 studenti, dalle primarie all'ultimo anno delle superiori.

200 i volontari di UniTS e più di 400 gli studenti e i ricercatori provenienti da tutta Europa grazie al progetto Trieste Next Academy, un programma intensivo pensato soprattutto per studenti universitari e giovani ricercatori: 3 giorni di formazione, incontri e networking all'interno del Festival della Ricerca scientifica.

Tra le varie attività, 40 studenti di Academy hanno visitato i laboratori del Dipartimento di Scienze Mediche Chirurgiche e della Salute di UniTS (DSM).
Durante la visita ai laboratori di Biomateriali della SC Clinica di chirurgia maxillofacciale e odontostomatologia, guidata da Gianluca Turco assieme a Barbara Medagli e al dottorando Lorenzo Mio, gli studenti hanno potuto scoprire come attraverso strumentazioni avanzate sia possibile individuare i migliori materiali a supporto della clinica, assicurando l’ ottimizzazione dei processi di cura. Nella visita al laboratorio di Biomeccanica della Palestra didattica del Corso di Laurea in Fisioterapia, coordinato da Manuela Deodato e da  Gianluca Canton, la dottoranda Miriam Martini, il bioingegnere Francesco Bassi, assieme agli studenti Laura Mazzari, Mattia Nassimbeni e allo studente incoming Takuya Hamatani della Shinshu University (Giappone), i partecipanti hanno potuto sperimentare tecniche come l'elettromiografia di superficie e la videoanalisi del movimento, strumenti utilizzati sia per scopi di ricerca che per supportare la definizione dei protocolli di esercizio e di riabilitazione fisioterapica.

"Trieste Next rappresenta una delle migliori occasioni per far conoscere quello che facciamo quotidianamente nei laboratori e durante le attività didattiche. Grazie al Progetto Academy, un pubblico sempre più ampio ed eterogeneo di studenti con un fondamentale respiro internazionale, permette al nostro Dipartimento di attraversare i suoi confini con format freschi e interattivi", hanno commentato Katia Rupel e Alex Buoite Stella, rispettivamente Delegati del DSM all'Orientamento in ingresso e alla Valorizzazione culturale e sociale.

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40 studenti di Trieste Next Academy hanno visitato i laboratori del Dipartimento di Scienze Mediche, Chirurgiche e della Salute
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Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato: UniTS si colora di blu

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Il 27 settembre UniTS si colora di blu per la 112ª Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato,per rinnovare il proprio impegno nella ricerca, nella formazione e nella cooperazione territoriale, nella convinzione che l’istruzione rappresenti uno degli strumenti più efficaci per costruire società più inclusive, consapevoli e accoglienti.

L’edizione 2026 è dedicata al tema “Anche uno solo di questi bambini”.

“Le migrazioni sono un fenomeno strutturale della storia dell’umanità, ma vengono ancora troppo spesso rappresentate come un’emergenza o come un fenomeno fuori controllo – spiega Roberta Altin, Delegata alla Cooperazione allo sviluppo - I dati internazionali mostrano che i migranti rappresentano circa il 3,7% della popolazione mondiale. Ciò che è cresciuto significativamente negli ultimi anni è invece il numero delle persone costrette a spostarsi a causa di conflitti, persecuzioni, crisi umanitarie e cambiamenti ambientali. Particolarmente rilevante è la presenza di minori, che costituiscono circa il 39% della popolazione migrante: un dato che richiama l’attenzione sulla necessità di affrontare la mobilità umana come una sfida che riguarda il futuro delle nostre società”.

Città di frontiera e crocevia di mobilità internazionali, Trieste è da oltre un decennio interessata dal transito e dall’accoglienza di minori stranieri provenienti soprattutto dal Sud e dall’Est globale, sia accompagnati sia soli. In questo contesto, l’Università di Trieste ha aderito nel 2024 al Protocollo d’intesa per la tutela dei Minori Stranieri Non Accompagnati (MSNA) in Friuli Venezia Giulia, promosso insieme a UNICEF e ad altri enti regionali: Università di Udine, Garante regionale dei diritti della persona FVG, Tribunale per i Minorenni di Trieste, Soprintendenza ABAP FVG e Associazione Tutori Volontari FVG. L’obiettivo del Protocollo è stata la costruzione di una rete territoriale capace di garantire tutela, inclusione e opportunità ai minori stranieri non accompagnati presenti sul territorio regionale. In tale ambito sono stati realizzati workshop, percorsi formativi, attività di ricerca e momenti di raccordo tra istituzioni e soggetti coinvolti nell’accoglienza.

Parallelamente, attraverso diversi progetti finanziati dal Fondo Asilo, Migrazione e Integrazione (FAMI), l’Ateneo ha contribuito a promuovere l’inclusione scolastica e sociale dei giovani con background migratorio, contrastando la dispersione scolastica e offrendo a docenti ed educatori strumenti e metodologie volte a favorire la partecipazione e l’inclusione.

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Le parole della Delegata alla Cooperazione allo sviluppo Roberta Altin
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