International business, al via l’evento mondiale di X-Culture Read more about International business, al via l’evento mondiale di X-Culture Immagine ChatGPT Image 3 ago 2026, 12_37_01.png Data notizia Mon, 03/08/2026 - 12:00 Categoria notizia Ateneo ateneo Comunicati stampa Società e territorio Destinatari canale Ateneo Internazionale Destinatari target Studenti iscritti Enti e aziende Testo notizia È iniziata a Trieste la X-Culture Global Business Week, la settimana internazionale che fino all’8 agosto trasforma la città in un laboratorio globale di international business. L’Università di Trieste ospita e organizza per la prima volta l’evento conclusivo del programma che mette in relazione università, studenti e imprese attraverso un’esperienza diretta di sviluppo di progetti aziendali e collaborazione multiculturale.L’edizione triestina, organizzata dal Dipartimento di Scienze Economiche, Aziendali, Matematiche e Statistiche “Bruno de Finetti” – DEAMS insieme al comitato internazionale di X-Culture, riunisce quasi 150 studenti selezionati provenienti da 36 Paesi, insieme a docenti, ricercatori, manager e professionisti di diversi continenti.Le sessioni plenarie si svolgono nella sede di MIB Trieste School of Management, partner dell’evento, mentre le premiazioni avranno luogo venerdì 7 agosto, durante la serata conclusiva, che comprenderà anche la cena di gala in piazzale Europa.L’evento rappresenta il momento culminante di un percorso formativo internazionale unico per dimensioni e struttura. Nato nel 2010, X-Culture ha coinvolto complessivamente oltre 130.000 studenti di 701 università e 115 Paesi, riuniti in più di 16.000 team internazionali. I partecipanti lavorano a distanza, comunicando in inglese attraverso fusi orari, culture e percorsi accademici differenti, per elaborare soluzioni a problemi reali presentati da aziende di tutto il mondo.A Trieste sono arrivati alcuni dei migliori studenti dell’edizione 2026, selezionati sulla base dei risultati ottenuti durante la fase internazionale online. Tra loro ci sono anche sette studentesse e studenti dell’Università di Trieste, la cui partecipazione è sostenuta dal DEAMS e dalla Fondazione Pietro Pittini, da tempo impegnata nel promuovere opportunità di formazione e internazionalizzazione rivolte ai giovani.Lead Host dell’iniziativa è la rettrice Donata Vianelli, docente di Marketing internazionale e Cross Cultural, che negli ultimi quindici anni ha coinvolto nel progetto più di 700 studentesse e studenti dell’Università di Trieste.«La Global Business Week offre agli studenti un’esperienza che riproduce in modo molto concreto la complessità del lavoro internazionale: persone con lingue, culture e percorsi differenti chiamate a costruire insieme soluzioni per imprese reali. Allo stesso tempo, iniziative di questo tipo rafforzano il ruolo di Trieste come piattaforma internazionale di formazione e innovazione, capace di attrarre talenti, generare connessioni con il sistema produttivo e contribuire allo sviluppo economico del territorio attraverso l’apertura globale dell’Università», sottolinea Donata Vianelli.L’organizzazione coinvolge direttamente i docenti UniTS Guido Bortoluzzi, anche direttore accademico dell’MBA in International Business di MIB, Andrea Tracogna, che riveste anche il ruolo di Dean al MIB, e Rubina Romanello, oltre alla ricercatrice Chiara Marinelli, al docente del MIB Stefano Pilotto, allo staff amministrativo dell’Ateneo e a una decina di studenti impegnati nella preparazione e nella gestione dell’evento.Università e aziende insieme su sfide concreteElemento centrale della Global Business Week è la collaborazione tra l’Università e le aziende e organizzazioni partner, alcune delle quali rappresentative del sistema economico e culturale del Friuli Venezia Giulia: Assicurazioni Generali, Barilla, Modiano, Fondazione ITS – International Talent Support, Associazione Caffè Trieste e Genuino.Gli studenti si confrontano con manager e professionisti e sono chiamati a sviluppare analisi, strategie e possibili soluzioni per i casi e i problemi concreti proposti dalle organizzazioni partner.La collaborazione consente agli studenti internazionali di conoscere imprese, filiere produttive e realtà del territorio, offrendo allo stesso tempo alle organizzazioni coinvolte l’opportunità di raccogliere idee e prospettive elaborate da giovani talenti provenienti da contesti culturali e universitari molto diversi.Docenti di riferimento internazionaleTra le figure accademiche più influenti presenti a Trieste c’è Vasyl “Vas” Taras, professore di International Business alla University of North Carolina at Greensboro, fondatore di X-Culture e tra i massimi esperti di team multiculturali e di gruppi di lavoro globali che collaborano a distanza.Coinvolti inoltre 22 docenti ed esperti internazionali di business, provenienti da università e istituzioni di diversi Paesi. Tra questi Richard Griffith, professore di Psicologia industriale e organizzativa al Florida Institute of Technology e direttore dell’Institute for Culture, Collaboration and Management, con competenze che spaziano dall’international management alla collaborazione interculturale e allo sviluppo delle capacità necessarie per lavorare in contesti internazionali complessi.Una settimana di lavoro come consulenti internazionaliNel corso della Global Business Week i partecipanti incontrano i referenti delle aziende, analizzano le sfide assegnate, visitano sedi e realtà produttive e prendono parte a workshop, sessioni formative e attività di mentoring con docenti internazionali.I gruppi elaboreranno le proprie proposte, sottoponendole a una prima valutazione della faculty per perfezionarle. Al termine della settimana presenteranno le raccomandazioni strategiche ai rappresentanti delle aziende e a una giuria internazionale di docenti. Le soluzioni migliori saranno premiate durante la cerimonia conclusiva.Il programma comprende anche momenti dedicati alla conoscenza di Trieste, del suo sistema scientifico e della sua storia economica e internazionale.L'evento è sostenuto da ARDiS – Agenzia regionale per il diritto allo studio, Fondazione Pietro Pittini, illycaffè, MIB Trieste School of Management, Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia e Trieste Trasporti. Il gruppo internazionale di studenti e docenti ha ricevuto al suo arrivo a Trieste anche il benvenuto di Confcommercio Trieste e FIPE. Abstract UniTS ospita la Global Business Week dell’iniziativa nata negli USA: oltre 120 studenti provenienti da università di 29 Paesi e sei continenti al lavoro in team multiculturali sulle sfide proposte dalle aziende del territorio Mostra nel diario Off Fotogallery
Cancro: il numero di copie mutate di un gene aiuta a prevedere sia la prognosi, sia la probabilità che si diffondano metastasi Read more about Cancro: il numero di copie mutate di un gene aiuta a prevedere sia la prognosi, sia la probabilità che si diffondano metastasi Immagine Titolo (66).jpg Data notizia Fri, 31/07/2026 - 12:00 Categoria notizia Ateneo ateneo Comunicati stampa Ricerca Destinatari canale Ateneo Ricerca Destinatari target Territorio e società Testo notizia Capire se in un tumore un gene è mutato può non essere sufficiente. In molti casi, infatti, conta anche sapere quante copie di tale gene mutato sono presenti nelle cellule tumorali e quanto questa alterazione incida sul comportamento della malattia.È questo il punto di partenza dello studio coordinato da Giulio Caravagna, docente di Informatica dell’Università di Trieste e responsabile del Cancer Data Science Laboratory, pubblicato su Nature Genetics. Nel corso dello studio i ricercatori hanno proposto un nuovo modo di leggere il DNA tumorale, più vicino alla complessità reale del cancro, in cui le mutazioni non vengono considerate soltanto in quanto presenti o assenti, ma anche in relazione all’assetto genomico complessivo del tumore.Nelle cellule tumorali le mutazioni somatiche, ovvero quelle che compaiono nel corso della vita in cellule diverse da quelle germinali, possono combinarsi con alterazioni del numero di copie del DNA. Anche per questo alcune regioni del genoma possono essere amplificate e altre perse. Dall’insieme di mutazioni, amplificazioni e perdite di regioni del genoma nasce il concetto di “dosaggio mutazionale di un gene” (in inglese gene mutant dosage). Il fine è dunque stimare quante copie mutate di un gene siano effettivamente presenti in un tumore e di valutare se questa informazione abbia un peso sulla prognosi e sulla diffusione di metastasi.Per affrontare il problema, il gruppo di ricerca ha sviluppato INCOMMON – INference of COpy number and Mutation Multiplicity in ONcology –, un metodo computazionale “open source” che consente di stimare il numero di copie mutate di un gene e la molteplicità delle mutazioni a partire dai pannelli di sequenziamento mirato comunemente utilizzati nella pratica clinica oncologica.Uno degli aspetti più rilevanti è proprio la possibilità di ricavare nuove informazioni da dati già prodotti nei percorsi diagnostici. INCOMMON utilizza modelli avanzati di inferenza statistica e machine learning per interpretare i risultati dei test molecolari clinici alla luce di grandi collezioni di tumori sequenziati a livello di genoma intero.“INCOMMON – spiega Giulio Caravagna – rappresenta un nuovo approccio per ottenere analisi a risoluzione superiore rispetto allo standard, anche senza modificare la tipologia di dato generato. Questa nuova opportunità svela alcune peculiarità dei processi oncogenici che possono rivelarsi interessanti dal punto di vista prognostico e predittivo”.Nello studio, sostenuto anche da Fondazione AIRC, i ricercatori hanno analizzato oltre 60.000 campioni clinici di pazienti, relativi a 39 diversi tipi di tumore e più di 500.000 mutazioni. Stratificando oltre 20.000 pazienti in base al dosaggio mutazionale di diversi oncogeni e geni oncosoppressori, i ricercatori hanno individuato 46 biomarcatori specifici per tumore e associati alla sopravvivenza complessiva.Il dato più significativo è che 13 di questi biomarcatori, distribuiti in 12 tipi di tumore, non sarebbero stati rilevati con i modelli tradizionali basati sulla sola distinzione tra gene mutato e gene non mutato. Il dosaggio mutazionale permette quindi di far emergere segnali prognostici che una lettura più semplice del DNA tumorale può non intercettare.I risultati ottenuti offrono inoltre nuove indicazioni sul comportamento metastatico dei tumori. I ricercatori hanno in particolare identificato 26 biomarcatori associati in maniera ricorrente alla diffusione metastatica in 10 tipi di cancro e 20 biomarcatori la cui presenza permette di predire la tendenza del tumore a diffondersi verso specifici organi in cinque tipi di tumore.“I dati raccolti in questo studio – afferma Nicola Calonaci, postdoc sostenuto da AIRC all’Università di Trieste e primo autore dell’articolo – mostrano come informazioni genomiche già presenti nelle analisi molecolari regolarmente svolte in clinica possano essere reinterpretate con molta maggiore precisione grazie a sistemi avanzati di inferenza statistica e di ‘machine learning’”. “Un aspetto particolarmente interessante è che il dosaggio mutazionale sembra catturare proprietà biologiche dei tumori che non emergono quando le mutazioni vengono considerate solo come presenti o assenti” - aggiunge Eriseld Krasniqi, medico oncologo presso l’IRCCS Istituto Nazionale Tumori Regina Elena di Roma, dottorando UniTS e anch’esso primo autore dell’articolo. “Questo è particolarmente rilevante nello studio delle metastasi, in cui è storicamente molto difficile identificare caratteristiche genomiche che distinguano i tumori primari da quelli metastatici”. “La ricerca rappresenta un bell’esempio di come la collaborazione tra centri clinici di alta specializzazione e gruppi di ricerca computazionale possa tradursi in conoscenza utile per il paziente oncologico – sostiene Giovanni Blandino, Direttore Scientifico dell’IRRCS Istituto Nazionale Tumori Regina Elena (IRE) di Roma –. La partecipazione dell’IRE a un lavoro di questa portata testimonia la nostra vocazione a presidiare la frontiera della ricerca traslazionale, dove le competenze cliniche incontrano le tecnologie più avanzate di analisi dei dati genomici. Estrarre nuova informazione da test molecolari già disponibili nella pratica clinica è una delle direzioni più promettenti per la medicina oncologica di precisione, e un terreno su cui intendiamo continuare a investire”.Il lavoro apre inoltre la strada a studi futuri in cui integrare le informazioni sui trattamenti ricevuti dai pazienti, per capire se il dosaggio mutazionale possa avere non solo valore prognostico, ma anche valore predittivo della risposta alle terapie specifiche.Prima di una possibile applicazione clinica saranno necessari ulteriori passaggi di validazione. La prospettiva indicata dalla ricerca è però chiara: usare meglio le informazioni già disponibili nei dati molecolari per comprendere l’evoluzione della malattia e contribuire allo sviluppo di nuovi biomarcatori per la medicina oncologica di precisione.*********************************STUDIO PUBBLICATO SU NATURE GENETICS, 31 LUGLIO 2026Gene mutant dosage is associated with prognosis and metastatic tropism in 60,000 clinical cancer samples Nicola Calonaci1,†, Eriseld Krasniqi2,†, Daniel Colic3, Stefano Scalera4, Giorgia Gandolfi1, Salvatore Milite5, Konstantin Bräutigam6,7, Andrea Sottoriva5, Trevor A. Graham6, Leonardo Egidi8, Biagio Ricciuti9, Marcello Maugeri-Saccà10 and Giulio Caravagna1,111 Department of Mathematics, Informatics and Geosciences, University of Trieste, Italy2 Phase IV Clinical Studies Unit, IRCCS Regina Elena National Cancer Institute, 00144 Rome, Italy3 Institute for Research in Biomedicine, Barcelona, Spain4 Clinical Trial Center, Biostatistics and Bioinformatics Division, IRCCS Regina Elena National Cancer Institute, Rome, Italy5 Computational Biology Research Centre, Human Technopole, Milan, Italy6 Centre for Evolution and Cancer, Institute of Cancer Research, London, United Kingdom7 Institute of Medical Genetics and Pathology, University Hospital Basel, Basel, Switzerland8 Department of Economics, Business, Mathematics and Statistics “Bruno de Finetti”, University of Trieste, Italy9 Lowe Center for Thoracic Oncology, Dana-Farber Cancer Institute, Harvard Medical School, Boston, MA, USA10 Division of Medical Oncology 2, IRCCS Regina Elena National Cancer Institute, Rome, Italy11 Area Science Park, Trieste, Italy† These authors contributed equally.DOI: 10.1038/s41588-026-02666-z Abstract Lo studio coordinato da UniTS ha sviluppato INCOMMON, uno strumento di analisi computazionale per estrarre più informazioni dai test molecolari già utilizzati in oncologia. Analizzati oltre 60mila campioni e più di 500mila mutazioni in 39 tipi di tumore Mostra nel diario Off
UniTS si rinnova: inaugurata la prima aula "Study&Share” Read more about UniTS si rinnova: inaugurata la prima aula "Study&Share” Immagine Progetto senza titolo (82).png Data notizia Thu, 30/07/2026 - 12:00 Categoria notizia Ateneo Comunicati stampa Destinatari canale Ateneo Studiare Destinatari target Studenti iscritti Post lauream Studenti Internazionali - Degree Seeker Testo notizia L'Università di Trieste inaugura la prima aula Study&Share, un ambiente progettato per rispondere alle nuove esigenze della comunità studentesca, dove lo studio si affianca alla collaborazione, alla socialità e alla condivisione. Situata nell’edificio C9 del Campus di Piazzale Europa, la nuova aula nasce per essere uno spazio flessibile, informale e personalizzabile, capace di adattarsi alle diverse modalità di utilizzo durante la giornata. Qui sarà possibile studiare individualmente o in gruppo, organizzare attività collaborative, incontrarsi, pranzare e trascorrere momenti di pausa, in un ambiente accogliente e facilmente riconfigurabile grazie ad arredi modulari e tecnologie aggiornate.“Questa nuova tipologia di aula è stata realizzata ascoltando le esigenze degli studenti ed è con grande soddisfazione che abbiamo consegnato loro questo spazio flessibile – spiega la Rettrice Donata Vianelli – al termine del progetto di riqualificazione “UniTS si rinnova” gli studenti avranno a disposizione molti ambienti che favoriscono la socialità e la contaminazione dei saperi, in linea con le esigenze della didattica contemporanea”.L'inaugurazione dell’aula segna infatti il primo risultato del progetto "UniTS si rinnova", il programma con cui l'Ateneo sta investendo nel rinnovamento degli ambienti dedicati alla didattica e alla vita universitaria.Entro la primavera del 2027 saranno realizzate altre aule Study&Share, con caratteristiche e dimensioni diverse ma accomunate dalla stessa filosofia: offrire luoghi che favoriscano non solo l'apprendimento, ma anche la relazione, il confronto e il senso di appartenenza alla comunità universitaria.Il piano prevede il rinnovo di 25 aule, per un totale di 2.256 posti banco, distribuite in quattro poli universitari, e di 30 sale studio, lettura e ristoro, con 894 posti complessivamente riqualificati. Abstract Parte il programma di riqualificazione degli spazi universitari dedicati alla didattica, allo studio e alla condivisione Link UniTS SI RINNOVA Mostra nel diario Off
iNEST, si conclude con successo uno dei principali Ecosistemi dell'Innovazione finanziati dal PNRR Read more about iNEST, si conclude con successo uno dei principali Ecosistemi dell'Innovazione finanziati dal PNRR Immagine Progetto senza titolo (81).png Data notizia Tue, 28/07/2026 - 12:00 Categoria notizia Ateneo Comunicati stampa Ricerca Società e territorio Destinatari canale Ateneo Destinatari target Enti e aziende Territorio e società Testo notizia L'Università di Trieste è tra i protagonisti del successo di iNEST – Interconnected Nord-Est Innovation Ecosystem, uno dei principali Ecosistemi dell'Innovazione finanziati dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), che si conclude con il pieno raggiungimento degli obiettivi progettuali. Il rapporto finale dei revisori scientifici indipendenti certifica infatti il completamento di tutte le attività previste, riconoscendo all'iniziativa un impatto significativo sul piano scientifico, economico e sociale.UniTS ha svolto un ruolo di primo piano nello Spoke 8, dedicato alle tecnologie marittime, marine e delle acque interne, sviluppato in collaborazione con il Polo Tecnologico Alto Adriatico, l’Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Orientale, OGS - Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale e le Università di Padova, Trento, Ca’ Foscari Venezia e Iuav.Il progetto ha affrontato alcune delle principali sfide legate alla sostenibilità ambientale e alla resilienza climatica dell'Alto Adriatico, valorizzando il patrimonio di competenze scientifiche presente sul territorio e promuovendo il trasferimento delle conoscenze verso il sistema produttivo.Le attività dello Spoke 8 si sono concentrate su cinque linee di ricerca strategiche: la biologia degli ecosistemi marini, la gestione dei rischi fisici e chimici e del loro impatto sull'idrosfera, il trasporto costiero sostenibile, la pianificazione integrata terra-mare e lo sviluppo del Digital Twin dell'Alto Adriatico. Attraverso l'integrazione di dati ambientali, modelli previsionali, algoritmi di intelligenza artificiale e sistemi avanzati di visualizzazione sono stati sviluppati strumenti innovativi a supporto dei processi decisionali, con importanti ricadute per la gestione sostenibile delle aree costiere.Accanto alle attività di ricerca, particolare attenzione è stata dedicata al trasferimento tecnologico. In questo ambito sono stati realizzati una piattaforma digitale per favorire l'incontro tra ricerca, imprese e investitori e un servizio di informazione scientifica e tecnologica dedicato alla diffusione di opportunità, risultati della ricerca e buone pratiche dell'ecosistema.Punto di riferimento è stato il Lab Village ospitato all'Urban Center di Trieste, luogo di incontro tra ricercatori, imprese, startup e istituzioni, nato per accelerare i processi di innovazione e favorire la nascita di nuove collaborazioni.In generale, i risultati conseguiti da iNEST testimoniano la dimensione e l'efficacia dell'iniziativa. Nei quasi quattro anni di attività l'ecosistema ha prodotto 977 pubblicazioni scientifiche, coinvolto 517 ricercatrici e ricercatori, sostenuto 99 progetti dedicati ai giovani ricercatori e finanziato, attraverso 35 bandi a cascata, oltre 200 progetti realizzati da imprese, PMI, enti pubblici e amministrazioni regionali. Abstract UniTS protagonista per le tecnologie marittime con lo Spoke 8 Mostra nel diario Off
Roberto Di Lenarda nominato Socio Benemerito dell'Associazione Nazionale Carabinieri Read more about Roberto Di Lenarda nominato Socio Benemerito dell'Associazione Nazionale Carabinieri Immagine Progetto senza titolo (80).png Data notizia Mon, 27/07/2026 - 12:00 Categoria notizia Ateneo Comunicati stampa Società e territorio Destinatari canale Ateneo Destinatari target Enti e aziende Territorio e società Testo notizia Roberto Di Lenarda, già Rettore dell'Università di Trieste e attuale Presidente della Conferenza permanente dei collegi di area medica, ha ricevuto la qualifica di Socio Benemerito dell'Associazione Nazionale Carabinieri.L'attestato gli è stato consegnato dal Comandante Provinciale dei Carabinieri di Trieste, Colonnello Gianluca Migliozzi, nel corso di una cerimonia al Comando Provinciale. Il riconoscimento premia il contributo e la collaborazione che il prof. Di Lenarda ha offerto negli anni all'Arma dei Carabinieri e alle iniziative promosse dall'Associazione Nazionale Carabinieri, consolidando una proficua sinergia istituzionale. Abstract Il riconoscimento consolida la sinergia tra UniTS e l'Arma Mostra nel diario Off
Alla ricerca di acqua dolce in fondo al mare: missione RESCUE in Adriatico Read more about Alla ricerca di acqua dolce in fondo al mare: missione RESCUE in Adriatico Immagine team_Missione_RESCUE.jpeg Data notizia Fri, 24/07/2026 - 12:00 Categoria notizia Ateneo Comunicati stampa Ricerca Società e territorio Destinatari canale Ateneo Ricerca Destinatari target Enti e aziende Territorio e società Testo notizia Mappare gli acquiferi a oltre 400 metri sotto il fondale marino nell’area costiera tra Jesolo e Lignano. È quanto realizzato nella missione appena conclusa grazie al progetto RESCUE e svoltasi a bordo della nave da ricerca Laura Bassi dell’Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale - OGS.RESCUE, progetto coordinato dall’Università degli Studi di Trieste e di cui l’OGS è partner, mira infatti a rafforzare la sicurezza idrica attraverso la ricerca e l'innovazione per localizzare l'acqua dolce in acquiferi costieri e offshore inesplorati. Sulla base di recenti scoperte scientifiche, il progetto sta mappando acquiferi profondi (oltre 400 metri) a bassa salinità, sia a terra che in mare, che in un contesto come quello attuale in cui le risorse idriche dolci nelle regioni costiere sono sottoposte a una crescente pressione dovuta alla crescita demografica, all'inquinamento e al cambiamento climatico, potrebbero integrare le forniture di acqua potabile, per l'agricoltura e per l'industria, contribuendo al contempo a ridurre i costi della desalinizzazione.A bordo della Laura Bassi erano presenti ricercatori e studenti dell’OGS, dell’Università di Trieste, dell’Università di Pisa, del CNR-ISMAR di Bologna, dell’Università di Malta e del Monterey Bay Aquarium Research Institute (MBARI), in California. Durante la campagna sono state condotte indagini geofisiche di sismica a riflessione per ottenere immagini ecografiche del sottosuolo marino e di mappatura del fondale. Inoltre, per la prima volta sono state eseguite indagini di tipo elettromagnetico con lo scopo di identificare la presenza di acquiferi di acqua dolce nel sottosuolo marino. Le indagini, che non hanno coinvolto attività di campionamento del fondale, hanno interessato un’area a circa 10 km dalla costa dalla città di Jesolo in provincia di Venezia, fino al delta del Tagliamento, al largo di Lignano.“Le indagini sono state eseguite in ottime condizioni ambientali e tutto si è svolto secondo i piani. I dati sono di ottima qualità ma richiederanno molti mesi di elaborazione in laboratorio a terra prima di poter confermare la presenza degli acquiferi nel sottosuolo marino dell’Alto Adriatico” ha detto Cristina Corradin, ricercatrice dell’OGS e coordinatrice scientifica della spedizione.“Le operazioni hanno richiesto l’integrazione di diverse strumentazioni geofisiche e una stretta collaborazione tra i diversi gruppi di ricerca, personale tecnico-scientifico ed equipaggio della nave”, ha spiegato Daniela Accettella dell’OGS e capomissione a bordo della Laura Bassi.“Dopo due anni di attività scientifica, il team RESCUE ha applicato i metodi geofisici integrati innovativi per lo studio delle falde acquifere profonde offshore ad una delle aree di studio più promettenti: i fondali dell’Alto Adriatico e del Friuli-Venezia Giulia in particolare. La raccolta di nuovi dati migliorerà la comprensione delle risorse idriche nella regione e contribuirà ad affrontare le carenze d'acqua associate al cambiamento climatico e agli eventi estremi, come l'ondata di caldo e la siccità che attualmente colpiscono l'Europa" ha detto il Prof. Michele Pipan dell’Università di Trieste, Coordinatore del progetto RESCUE.Questa spedizione oceanografica ha posto le basi per un secondo progetto finanziato dall’associazione intergovernativa europea JPI Oceans che su iniziativa di Malta e Italia ha finanziato un progetto di ricerca che porterà alla conferma della presenza di acqua dolce nel sottosuolo dell’Alto Adriatico tramite un sondaggio del sottosuolo in mare, il primo in Europa. Il progetto, coordinato dall’Università di Malta, con la partecipazione di OGS, Università di Trieste, Polo Tecnologico dell’Alto Adriatico e di altri istituti tedeschi e greci, beneficia di un finanziamento del Ministero dell’Università e della Ricerca (MUR) e della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia.Il progetto RESCUERESCUE - Resources in Coastal Groundwater Under Hydroclimatic Extremes è un progetto cofinanziato dalla Partnership Water4All e dall’Unione Europea. Affronta il tema della scarsità d’acqua nelle regioni costiere attraverso lo studio delle falde acquifere presenti a grande profondità e sotto i fondali marini. L’iniziativa prevede la mappatura di queste risorse, la valutazione della loro sostenibilità e la definizione di politiche mirate al loro utilizzo. L’Università degli Studi di Trieste coordina il progetto mentre l’Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale - OGS è partner. Gli altri partner sono: University of Derby (Regno Unito), Ruden AS (Norvegia) e l’Università di Malta. Abstract A bordo della nave da ricerca Laura Bassi, in collaborazione con OGS Mostra nel diario Off
Roberto Scarciglia nominato Professore Onorario Read more about Roberto Scarciglia nominato Professore Onorario Immagine Progetto senza titolo - 2026-07-20T092919.386.png Data notizia Mon, 20/07/2026 - 12:00 Categoria notizia Ateneo Comunicati stampa Società e territorio Destinatari canale Ateneo Testo notizia Il professor Roberto Scarciglia, già ordinario di Diritto pubblico comparato, è stato nominato Professore Onorario dell'Università di Trieste.Il prestigioso riconoscimento, conferito a docenti che si sono distinti per l'eccellenza dell'attività scientifica e accademica, assume un significato particolare per l'Ateneo: Scarciglia è infatti il primo docente del Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali (DiSPeS) a esserne insignito.La sua carriera all'Università di Trieste è iniziata nel 1996 come ricercatore ed è proseguita fino al ruolo di professore ordinario, ricoperto dal 2001 al 2021. Nel corso di oltre venticinque anni di attività ha contribuito in maniera significativa allo sviluppo del diritto pubblico comparato e alla crescita del Dipartimento, assumendo importanti responsabilità accademiche, tra cui quelle di Preside della Facoltà di Scienze Politiche, Direttore del Dipartimento di Scienze Politiche e, successivamente, del Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali.Studioso di riconosciuta autorevolezza nel panorama del diritto comparato, è Associate Member dell'International Academy of Comparative Law di Parigi e membro di numerose associazioni scientifiche nazionali e internazionali. Ha coordinato progetti di ricerca italiani ed europei, promosso collaborazioni accademiche con numerosi atenei stranieri e svolto attività di insegnamento e ricerca come visiting professor in prestigiose università europee, tra cui Cambridge, Paris 1 Panthéon-Sorbonne, Barcellona e Francoforte.La sua attività scientifica, testimoniata da un'ampia produzione di monografie, volumi e saggi pubblicati anche da editori internazionali, ha contribuito allo sviluppo degli studi sul diritto pubblico comparato, sulla metodologia della comparazione giuridica, sul pluralismo giuridico e, negli ultimi anni, sulle implicazioni dell'intelligenza artificiale e delle nuove tecnologie per gli ordinamenti pubblici. Abstract E’ il primo docente del DiSPeS a ricevere il riconoscimento Mostra nel diario Off
“Ascoltare” la materia quantistica: il suono rivela la struttura microscopica nascosta nei gas di Fermi superfluidi Read more about “Ascoltare” la materia quantistica: il suono rivela la struttura microscopica nascosta nei gas di Fermi superfluidi Immagine ChatGPT Image 17 lug 2026, 10_19_35.png Data notizia Fri, 17/07/2026 - 12:00 Categoria notizia Ateneo ateneo Comunicati stampa Ricerca Destinatari canale Ateneo Ricerca Destinatari target Studenti iscritti Post lauream Testo notizia Un team di ricerca che coinvolge il Laboratorio europeo di spettroscopia non lineare LENS, l’Istituto nazionale di ottica del CNR di Sesto Fiorentino e le Università di Firenze, Trieste e Trento ha sviluppato una tecnica innovativa basata sulla propagazione di onde sonore per studiare la materia in condizioni estreme. Il risultato è pubblicato sulla rivista Nature Physics.Il gruppo di ricerca ha sviluppato una tecnica innovativa per studiare il comportamento della materia quantistica che sfrutta un fenomeno comune, l’effetto Doppler, per cui quando la sirena di un'ambulanza ci supera la percepiamo più acuta mentre si avvicina e più grave quando si allontana. “Allo stesso modo, il suono che si propaga in un superfluido in rotazione cambia a seconda che si muova nella stessa direzione od opposta rispetto al superfluido: grazie a queste minuscole variazioni che il team è riuscito a svelare la struttura interna nei gas di Fermi superfluidi, sistemi costituiti da atomi raffreddati a temperature prossime allo zero assoluto. In tali condizioni, le particelle di Fermi si accoppiano dando origine alla superfluidità, uno stato della materia in cui scompare l’attrito”, spiegano Marcia Fròmeta Fernandez e Diego Hernandez-Rajkov, ricercatori Cnr-Ino e principali autori del lavoro. “Abbiamo creato un superfluido di Fermi a forma di anello, in cui onde sonore si propagano simultaneamente in direzioni opposte. Quando viene messo in rotazione, le onde sonore risentono in modo diverso del flusso, accumulando una piccolissima differenza di frequenza: l’effetto Doppler”.Misurando questo effetto con estrema precisione, “si è dimostrato che la circolazione del superfluido nell'anello non può assumere valori arbitrari, ma solo valori quantizzati, cioè discreti, determinati dal rapporto tra la costante di Planck e la massa delle particelle. In questo caso, tali valori risultano dimezzati rispetto a quelli previsti per particelle singole”, chiarisce Francesco Scazza, docente di Fisica della materia dell’Università di Trieste. “La nostra osservazione dimostra che il superfluido è costituito da fermioni che si accoppiano due a due, formando unità quantistiche composite di massa doppia, le cosiddette coppie di Cooper, analogamente a quanto avviene nei superconduttori. Il risultato conferma che, anche in questi sistemi gassosi ultrafreddi, la superfluidità nasce dalla formazione di coppie di fermioni”, conclude Giacomo Roati, dirigente di ricerca Cnr-Ino e responsabile del gruppo sperimentale.Lo studio conferma le potenzialità dell'interferometria atomica, una tecnica che sfrutta le proprietà ondulatorie degli atomi per effettuare misure di elevatissima precisione. In questo lavoro, la tecnica è stata implementata utilizzando onde sonore nel superfluido, dimostrandosi un efficace strumento per indagare sistemi quantistici fortemente correlati. Tra i primi risultati ottenuti vi è l'osservazione della progressiva riduzione della superfluidità con l'aumento della temperatura. Si apre una nuova strada per studiare il comportamento collettivo delle particelle e approfondire la comprensione dei meccanismi alla base della superfluidità e della superconduttività, di dinamiche della materia quantistica ancora misteriose e di fondamentale importanza per le moderne tecnologie quantistiche”, concludono Massimo Inguscio (LENS) e Sandro Stringari (Pitaevskii BEC Center Università di Trento), protagonisti di sviluppi della fisica atomica dalla cui sinergia nasce il lavoro svolto presso il laboratorio del LENS. Che arriva nell'anno del centenario della formulazione della statistica ideata da Enrico Fermi nel 1926 sulle colline di Arcetri, presso l’Università di Firenze, per descrivere il comportamento di particelle come elettroni, protoni e neutroni. Abstract Sfruttando l’effetto Doppler delle onde sonore, un team internazionale ha messo a punto un nuovo metodo per indagare i sistemi quantistici ultrafreddi. Lo studio è pubblicato su Nature Physics. Mostra nel diario Off
Classifica Censis 2026/2027: UniTS sale al quarto posto tra gli atenei statali di medie dimensioni Read more about Classifica Censis 2026/2027: UniTS sale al quarto posto tra gli atenei statali di medie dimensioni Immagine e37c5c5f-16b1-44e3-8b59-7b115dcc3e1a.png Data notizia Thu, 16/07/2026 - 12:00 Categoria notizia Ateneo ateneo Comunicati stampa Destinatari canale Ateneo Studiare Destinatari target Futuri studenti Studenti iscritti Testo notizia L’Università di Trieste si conferma tra gli atenei più competitivi d’Italia. Secondo il nuovo Rapporto Censis sulle università italiane, UniTS occupa il quarto posto tra gli atenei statali di medie dimensioni, con un numero di iscritti compreso tra 10 e 20 mila studenti. Un risultato che premia la qualità complessiva dell’offerta formativa e dei servizi.L’ottimo posizionamento deriva dalla valutazione di sei indicatori: borse di studio, comunicazione, internazionalizzazione, servizi, strutture e occupabilità.In dettaglio, UniTS si colloca al 2° posto per comunicazione e servizi digitali, a pari merito con Sassari e con un incremento di 13 punti rispetto alla scorsa edizione; al 5° posto per i servizi agli studenti insieme a Sassari e Udine, e per l’occupabilità dei laureati, insieme a Bergamo; al 6° posto per le strutture; al 7° per le borse di studio, in crescita di 7 punti, e per l’internazionalizzazione, che guadagna 2 punti.“Quasi tutti gli indicatori sono in crescita rispetto alla scorsa edizione – sottolinea la Rettrice Donata Vianelli – cresciamo in particolare nel settore delle Borse di studio e della Comunicazione e otteniamo un ottimo 5° posto a livello nazionale per i Servizi e l’Occupabilità. Secondo l’ultimo Rapporto AlmaLaurea, a un anno dal titolo è occupato l’86,5% dei nostri laureati magistrali biennali e a ciclo unico, quasi sei punti percentuali sopra la media nazionale. È un dato che riconosce la qualità della formazione e il lavoro svolto per costruire un raccordo sempre più efficace con il territorio e il sistema produttivo».Anche le graduatorie della didattica, elaborate sulla base della progressione di carriera degli studenti e dei rapporti internazionali, restituiscono un quadro di qualità diffusa in ambiti disciplinari diversi.Nelle lauree triennali, l’Università di Trieste conquista il primo posto nazionale tra gli atenei statali nel gruppo linguistico, che riunisce le classi di laurea in Lingue e culture moderne e Mediazione linguistica, e il secondo posto in Informatica e tecnologie ICT. Risultati di rilievo anche nel gruppo scientifico, dove UniTS è quarta, e nel politico-sociale e comunicazione, al quinto posto. Rientrano nelle prime dieci posizioni nazionali anche i gruppi economico, settimo, psicologico, ottavo, e letterario-umanistico, decimo.Tra le lauree magistrali biennali, il gruppo Educazione e formazione entra nella top ten nazionale con un punteggio di 92,5. Nelle graduatorie delle lauree magistrali a ciclo unico, UniTS si posiziona al terzo posto in Farmacia e farmacia industriale, mentre Giurisprudenza e Medicina e chirurgia rientrano entrambe nelle prime dieci posizioni.Giunta alla ventiseiesima edizione, la Classifica Censis delle Università italiane si basa su oltre 960 variabili e comprende 70 graduatorie. La valutazione generale suddivide gli atenei in categorie omogenee per dimensioni, mentre le classifiche della didattica confrontano a livello nazionale i diversi raggruppamenti delle classi di laurea. Abstract Primo posto nazionale per le lauree linguistiche, secondo per Informatica e tecnologie ICT Link Classifica Censis 2026/2027 Mostra nel diario Off
Maria Carolina Foi eletta membro della Deutsche Akademie für Sprache und Dichtung Read more about Maria Carolina Foi eletta membro della Deutsche Akademie für Sprache und Dichtung Immagine FOI.png Data notizia Tue, 14/07/2026 - 12:00 Categoria notizia Ateneo Comunicati stampa Società e territorio Destinatari canale Ateneo Destinatari target Enti e aziende Territorio e società Testo notizia Maria Carolina Foi, Ordinaria di Letteratura tedesca al Dipartimento di Studi Umanistici, è stata eletta membro dell’Accademia tedesca per la lingua e la letteratura (Deutsche Akademie für Sprache und Dichtung). Fondata nel 1949 con sede a Darmstadt, l'Accademia riunisce scrittori, studiosi e intellettuali che hanno dato e danno un contributo di spicco alla cultura di lingua tedesca. Ne fanno parte anche giuristi e scienziati che si contraddistinguono per una particolare sensibilità letteraria. Tra i suoi membri, personalità come Hannah Arendt a Jürgen Habermas, Ingeborg Bachmann ed Elias Canetti. L'Accademia assegna inoltre il Georg-Büchner-Preis, il più prestigioso premio letterario alla carriera destinato agli autori di lingua tedesca.Dopo i primi anni di formazione in Giurisprudenza all'Università di Padova, Maria Carolina Foi si è laureata in Letteratura tedesca all'Università di Trieste sotto la guida di Claudio Magris. In seguito, ha ottenuto importanti borse di ricerca del DAAD, del Ministero della cultura austriaco, della Fondazione Alexander von Humboldt. E’ stata External Senior Fellow del Freiburg Institute for Advanced Studies. Dal 2008 è professoressa ordinaria di Letteratura tedesca all’Università di Trieste. I suoi principali interessi di ricerca riguardano i rapporti tra letteratura e diritto, il modernismo viennese, il transfer culturale italo-tedesco. Ha tradotto e curato edizioni italiane di classici come Heine e Schiller. Dal 2020 al 2024 è stata Direttrice di chiara fama dell'Istituto Italiano di Cultura di Berlino su nomina del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione internazionale. Nel 2025 è entrata nella giuria del Deutscher Buchpreis, il più importante premio assegnato ogni anno al miglior romanzo di lingua tedesca.L’elezione a membro all'Accademia tedesca per la lingua e la letteratura conferma il profilo internazionale della professoressa Foi e rappresenta un motivo di particolare orgoglio e per l'Università di Trieste, che vede riconosciuto il valore della propria ricerca in una delle più prestigiose istituzioni culturali europee. Abstract L’Accademia tedesca per la lingua e la letteratura è l'istituzione che accoglie le più significative voci della cultura germanofona Mostra nel diario Off