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Analisi genomiche fino a quaranta volte più veloci grazie a DEVIL

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Dieci milioni di cellule analizzate in meno di due ore, con un consumo di memoria circa tre volte inferiore rispetto ai migliori strumenti esistenti e una velocità fino a quaranta volte superiore sui dataset più grandi rispetto ai migliori strumenti esistenti. È questo lo straordinario risultato ottenuto da un gruppo di ricercatori dell’Università degli Studi di Trieste e di Area Science Park, della SISSA e dello Human Technopole che ha sviluppato DEVIL (Differential Expression with Variational Inference Learning), un nuovo strumento di calcolo ad altissime prestazioni. Il lavoro è stato pubblicato su Nature Communications

Capire quali geni sono attivi nelle cellule è una delle chiavi per comprendere le malattie e sviluppare nuove terapie. Oggi le tecnologie più avanzate consentono di misurare l’attività genica in milioni di cellule provenienti da decine o centinaia di pazienti, generando una quantità di dati senza precedenti per la ricerca biomedica. Questa rivoluzione porta però con sé due grandi questioni: da un lato il rischio di errori nell’interpretazione dei dati, dall’altro la difficoltà di analizzare volumi così elevati di informazioni.  

La prima sfida è computazionale: analizzare milioni di cellule richiede una potenza di calcolo enorme. I metodi tradizionali sono troppo lenti e consumano troppa memoria per gestire questi volumi: un collo di bottiglia che rischia di vanificare il vantaggio delle nuove tecnologie di raccolta dati. La seconda sfida è statistica. Le cellule prelevate dallo stesso paziente si somigliano tra loro più di quanto si somiglino le cellule di pazienti diversi perché condividono la stessa biologia individuale, lo stesso ambiente e le stesse caratteristiche individuali. Ignorare questo fatto — come fanno molti degli strumenti attualmente in uso — può portare a conclusioni statistiche distorte, con il rischio di identificare come "significativi" cambiamenti cellulari che in realtà non lo sono, o viceversa di perderne di reali.  

Per tentare di risolvere i due problemi, i ricercatori, grazie a DEVIL, sono riusciti a unire in modo inedito il rigore statistico con la rapidità di calcolo. Sul piano computazionale, DEVIL, che è stato sviluppato anche grazie al sostegno di Fondazione AIRC, è stato progettato per sfruttare in modo efficiente le più moderne architetture di calcolo parallelo tipiche dell’intelligenza artificiale. Inoltre, DEVIL non è solo più rapido, ma utilizza anche meno memoria, un dettaglio non da poco. Infatti, questo significa che analisi prima riservate ai grandi centri di calcolo, diventano ora accessibili ad infrastrutture e a laboratori di ricerca più piccoli. Sul piano statistico, DEVIL risolve il problema con un approccio bayesiano che tiene correttamente conto della struttura dei dati, trattando le cellule di uno stesso paziente come correlate, separando quindi le differenze tra pazienti dalle vere differenze nell’attività cellulare.  

“Questo lavoro non sarebbe stato possibile senza ORFEO, il data center di Area Science Park, recentemente potenziato grazie ai fondi del PNRR – sottolinea Stefano Cozzini, Direttore Istituto Ricerca e Innovazione Tecnologica di Area. La disponibilità di GPU di ultima generazione, caratterizzate da prestazioni di calcolo estremamente elevate, insieme a un’attenta ottimizzazione degli algoritmi su questa architettura, sviluppata dal nostro team, permette ora di usare DEVIL  per affrontare e risolvere problemi su una scala significativamente più ampia. La soddisfazione è grande: non è frequente poter contare su una squadra di così elevata competenza, capace di valorizzare al meglio le risorse acquisite.”. 

”La differential expression, cioè l'analisi statistica che identifica quali geni sono significativamente più o meno attivi tra due o più condizioni biologiche diverse - spiega Giulio Caravagna dell’Università di Trieste - è una tecnologia matura. Tuttavia, il passaggio al single-cell ha introdotto problemi statistici e computazionali che rendono complessa l’analisi integrata di grandi coorti di pazienti. Il nostro lavoro nasce proprio per risolvere questo collo di bottiglia, combinando innovazione metodologica e calcolo ad alte prestazioni per scalare alla possibilità di analizzare milioni di cellule da centinaia di pazienti”. 

“Nello sviluppo di DEVIL, la sinergia di strumenti statistici classici e bayesiani rappresenta un fiore all’occhiello nel panorama della letteratura oncologica di riferimento – sottolinea Leonardo Egidi dell’Università di Trieste – e rende DEVIL un protocollo computazionale efficiente e dalla forte caratterizzazione metodologica. Sviluppi futuri potrebbero coinvolgere modelli spazio-temporali per più pazienti e apportare ulteriori approssimazioni di calcolo basate su alcune proprietà teoriche attualmente oggetto di studio: un bel mix di competenze statistiche, informatiche e biologiche”. 

DEVIL è stato testato su due casi biologici concreti. Nel primo, dedicato all’identificazione di cellule del sistema immunitario, lo strumento si è dimostrato più preciso e specifico nel riconoscere le funzioni biologiche rilevanti. Nel secondo, relativo all’invecchiamento del tessuto muscolare umano, ha individuato in modo più stabile e biologicamente fondato i cambiamenti trascrizionali legati all’età, riducendo il rumore e mettendo in evidenza i processi chiave per le analisi successive. 

DEVIL è stato rilasciato come software libero e gratuito, a disposizione di laboratori e ospedali di tutto il mondo, aprendo la strada a una nuova generazione di analisi genomiche su larga scala per lo studio dei tumori, delle malattie degenerative e per lo sviluppo della medicina personalizzata. 

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Il nuovo strumento sviluppato da UniTS, Area Science Park, SISSA e Human Technopole analizza oltre dieci milioni di cellule in meno di due ore
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Andrea Pappalardo designato Giovane Delegato d’Italia alle Nazioni Unite

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Andrea Pappalardo, studente del corso di Laurea Magistrale in Diplomazia e Cooperazione Internazionale dell’Università degli Studi di Trieste, è stato designato Giovane Delegato d’Italia alle Nazioni Unite per il mandato 2026/2027.

La designazione è stata annunciata dalla SIOI – Società Italiana per l’Organizzazione Internazionale, che realizza in Italia, dal 2017, lo United Nations Youth Delegate Programme – UNYD d’intesa con il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale. L’edizione 2026/27 del Programma gode del patrocinio dell’Agenzia Italiana per la Gioventù e del supporto di Reale Foundation.

Pappalardo, classe 2003, è originario del sud-est della Sicilia e vive a Gorizia, dove ha conseguito la Laurea triennale in Scienze Internazionali e Diplomatiche e dove prosegue il proprio percorso di formazione magistrale nell’ambito della diplomazia, della cooperazione e delle relazioni internazionali.

La sua designazione arriva al termine di una selezione nazionale che ha valutato oltre 300 candidature. Insieme a Sofia Gioria, studentessa dell’Università Roma Tre, Pappalardo rappresenterà le istanze, le idee e le priorità delle nuove generazioni italiane alla 81ª Assemblea Generale delle Nazioni Unite e nei principali contesti istituzionali nazionali e internazionali.

«Assumo questo incarico con grande senso di responsabilità e gratitudine – afferma Andrea Pappalardo –. Il mio obiettivo sarà contribuire a dare voce ai giovani italiani, promuovendo i valori del dialogo, della cooperazione e della partecipazione. Credo profondamente in una cultura della pace, capace di contrastare odio e intolleranza, e nel ruolo che le nuove generazioni possono avere nella costruzione del presente e del futuro».

Il percorso di Pappalardo unisce formazione accademica, impegno civile e partecipazione studentesca. Da oltre sei anni è volontario della Croce Rossa Italiana, esperienza che ha contribuito a rafforzare la sua attenzione per il servizio verso gli altri, la solidarietà e la costruzione di legami di fiducia. Da tre anni fa inoltre parte di MSOI Gorizia, sezione territoriale del Movimento Studentesco per l’Organizzazione Internazionale, dove ha ricoperto il ruolo di Vicesegretario ed è stato poi eletto Segretario per due mandati consecutivi.

Il mandato dei Giovani Delegati alle Nazioni Unite prenderà avvio a settembre con il passaggio di consegne dai Delegati 2025/2026 e comprenderà, oltre alla missione a New York, anche l’organizzazione di eventi e incontri presso università, scuole, istituzioni, enti e associazioni.

La rettrice Donata Vianelli ha commentato la designazione come “motivo di grandissima soddisfazione e orgoglio per me e per l’intera comunità accademica dell'Università di Trieste. Questo traguardo non solo premia il talento e la dedizione di studenti come il dott. Pappalardo, ma conferma anche l'eccellenza del percorso formativo offerto dal nostro Ateneo nelle relazioni internazionali”.

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Lo studente della LM in Diplomazia e Cooperazione Internazionale rappresenterà le nuove generazioni italiane nel mandato 2026/2027 del programma UNYD
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Il cordoglio UniTS per Fulvio Costantinides

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L’Università di Trieste, il Dipartimento di Medicina e la Scuola di Specializzazione in Medicina Legale esprimono il loro cordoglio per la scomparsa del Dott. Fulvio Costantinides, già Ricercatore di Medicina Legale.

Laureatosi in Medicina e Chirurgia a UniTS, il Dott. Costantinides è stato uno dei primi ad acquisire, nella Scuola di Trieste, il Diploma di Specialità in Medicina Legale (1981). Da subito, si occupò di indagini di sopralluogo e accertamenti su cadavere (ispezioni esterne ed autopsie), attività che ha praticato a favore dell’Autorità Giudiziaria con grande entusiasmo sino al termine della sua carriera.

Docente preparato ed empatico, era un coroner della rigorosa impostazione metodologica, con innate capacità analitiche, sintetiche e intuitive. I colleghi lo ricordano come un Medico Legale preparato e rigoroso quando affrontava i casi peritali, un ambito nel quale il confronto era sempre permesso, aperto e franco pur rimanendo nell’ambito della più stretta osservanza delle regole procedurali. 

Sempre presente, disponibile e pronto a mettersi in gioco, ha insegnato la Patologia Forense ad almeno due generazioni di Medici Legali. 

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Fu ricercatore di Medicina Legale
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La Royal Society of Chemistry premia UniTS per risultati scientifici di eccellenza

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La Royal Society of Chemistry ha conferito a Federico Rosei il Centenary Prize for Chemistry and Communication 2026Il riconoscimento gli è stato attribuito per il contributo alla progettazione, sintesi e caratterizzazione di nanomateriali con applicazioni nel campo delle energie rinnovabili, oltre che per la sua eccellenza nella comunicazione scientifica.

Il premio fa parte dei Research & Innovation Prizes della Royal Society of Chemistry, istituiti per celebrare persone straordinarie che promuovono il progresso delle scienze chimiche sia nel mondo accademico che nell’industria. Nella lista dei vincitori delle edizioni precedenti troviamo oltre 20 premi Nobel.

“Si tratta di un grande onore, soprattutto guardando la lista dei premiati in anni passati”, commenta il prof. Rosei.

L’Università di Trieste è anche tra i vincitori dell’Environment, Sustainability and Energy Horizon Prize 2026, assieme al Dalian Institute of Chemical Physics della Chinese Academy of Sciences (Cina).

Il riconoscimento premia lo sviluppo di nuovi approcci fotocatalitici per la produzione di idrogeno solare a partire da biomasse sostenibili, una tecnologia promettente per la transizione energetica e la decarbonizzazione.

Per l’Università di Trieste il team comprende i proff. Tiziano Montini e Paolo Fornasiero, Prorettore alla Ricerca. Il gruppo internazionale include inoltre i proff. Nenchao Luo e Feng Wang del Dalian Institute of Chemical Physics, partner di una collaborazione scientifica consolidata da oltre dieci anni.

La cooperazione tra i due gruppi è stata sostenuta nel tempo dal programma bilaterale finanziato dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale (MAECI) e dal Ministero della Scienza e della Tecnologia della Repubblica Popolare Cinese (MOST), a testimonianza del valore strategico delle relazioni scientifiche tra Italia e Cina.

«Questo prestigioso riconoscimento conferma come solo attraverso collaborazioni internazionali solide e di lungo periodo sia possibile affrontare e risolvere le grandi sfide globali, dall’energia sostenibile alla tutela dell’ambiente», sottolineano i ricercatori coinvolti.

A commento del conferimento dei premi ai ricercatori UniTS, Helen Pain, Amministratrice Delegata della Royal Society of Chemistry, ha dichiarato:

«La chimica e i chimici sono presenti ovunque nella vita quotidiana e nella nostra società, e i nostri premi vogliono celebrare questa pervasività. I vincitori dei premi Research & Innovation comprendono gruppi e singoli individui, professori e studiosi, nonché persone provenienti da tutto il mondo e attive in una vasta gamma di ruoli e settori. Il contributo di ciascuno svolge un ruolo fondamentale nell’avanzamento della conoscenza umana e nel miglioramento del mondo in cui viviamo. Desidero porgere le mie più sentite congratulazioni ai docenti dell’Università di Trieste. Vincere un premio della RSC rappresenta un risultato straordinario: entrano a far parte di un prestigioso elenco di premiati che ha preso il via oltre 150 anni fa e comprende diverse decine di persone che hanno successivamente ricevuto il Premio Nobel”.

La Royal Society of Chemistry è un’organizzazione internazionale che mette in contatto gli scienziati chimici tra loro, con altri scienziati e con la società nel suo complesso. Fondata nel 1841 e con sede a Londra, conta oltre 60.000 membri tra gli scienziati chimici a livello internazionale.

FOTO: Federico Rosei, Paolo Fornasiero e Tiziano Montini

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Tre docenti del Dipartimento di Scienze Chimiche e Farmaceutiche, Paolo Fornasiero, Tiziano Montini e Federico Rosei premiati per le loro attività di ricerca
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Trovato il granato su Marte: è un nuovo tassello nella storia geologica del pianeta rosso

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Uno studio internazionale ha svelato un nuovo tassello del puzzle geologico di Marte. La ricerca guidata da Brock University (St. Catharines, ON, Canada), in collaborazione con il Royal Ontario Museum (Toronto, ON, Canada) e con il contributo dell’Università di Trieste, ha identificato per la prima volta la presenza di granato in una meteorite marziana, aprendo nuove prospettive sulla complessità dei processi che hanno modellato il pianeta rosso.

Allo studio, pubblicato sulla rivista internazionale peer-reviewed Geochemical Perspectives Letters della European Association of Geochemistry, ha partecipato la ricercatrice dell'ateneo triestino Ana Černok.

Il granato è un minerale molto comune sulla Terra, spesso associato a rocce metamorfiche e a processi che avvengono in condizioni di alte temperature, pressioni elevate o in presenza di fluidi caldi. Finora, tuttavia, non era mai stato riconosciuto in campioni provenienti da Marte né direttamente sulla superficie marziana. La sua identificazione amplia quindi la diversità mineralogica nota del pianeta e suggerisce la possibilità che Marte abbia conosciuto processi geologici più complessi di quanto documentato finora.

Il campione analizzato è un frammento della meteorite marziana NWA 8171, conservata nelle collezioni del Royal Ontario Museum. Durante le analisi mineralogiche e chimiche, il gruppo di ricerca ha individuato una composizione inattesa, inizialmente ricondotta a un minerale più comune come il pirosseno. Ulteriori verifiche, condotte con strumentazioni specialistiche, hanno invece permesso di riconoscere la presenza del granato.

La scoperta potrebbe indicare l’esistenza di una tipologia di roccia marziana finora sconosciuta, formatasi attraverso processi metamorfici, metasomatici o nuove forme di differenziazione magmatica. Gli autori dello studio mantengono tuttavia una posizione cauta: saranno necessarie ulteriori indagini, in particolare sulle firme isotopiche del campione, per stabilire se il granato si sia formato effettivamente su Marte o se abbia un’origine “extra-marziana”, legata a un corpo celeste successivamente incorporato nella superficie del pianeta.

Il contributo di Ana Černok si è concentrato sull’interpretazione mineralogica e geochimica del campione, valorizzando la sua esperienza nello studio delle meteoriti e dei materiali planetari. La collaborazione scientifica nasce nell’ambito del percorso di dottorato della prima autrice, Tanya Kizovski, allora al Royal Ontario Museum di Toronto e oggi docente a Brock University, al quale Černok ha contribuito come componente del team di supervisione e mentor scientifico.

«Se gli elementi chimici sono le lettere dell’alfabeto, allora i minerali sono le parole con cui i pianeti raccontano la loro storia – spiega Ana Černok –. Scoprire un nuovo minerale su un altro mondo è come ritrovare una parola perduta di un’antica lingua. Il granato ci racconta che Marte ha vissuto processi geologici più complessi di quanto pensassimo e aggiunge un nuovo tassello alla storia della sua evoluzione».

Il lavoro rappresenta il risultato di una collaborazione internazionale che coinvolge istituzioni di Canada, Regno Unito e Italia, tra cui Brock University, Royal Ontario Museum, University of Toronto, University of Portsmouth, The Open University e Università di Trieste.

******************

Lo studio Expanding Mars’ lithologic diversity: discovery of a garnet-bearing clast in NWA 8171 è stato pubblicato su Geochemical Perspectives Letters.

Publication link https://doi.org/10.7185/geochemlet.2619

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Identificato per la prima volta il minerale in una meteorite marziana, grazie a uno studio internazionale guidato da Brock University e Royal Ontario Museum con la collaborazione dell'Università di Trieste
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Oltre l’effetto calmante: nuovo studio rivela come il movimento ritmico può suscitare stati piacevoli nei pulcini

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Uno studio pubblicato su Annals of the New York Academy of Sciences ha rilevato, in modo inatteso, che i movimenti ritmici passivi, come il dondolio o le oscillazioni simili al trasporto, possono modificare lo stato emotivo dei pulcini domestici, inducendo sia risposte di calma sia risposte piacevoli. La ricerca, condotta da Cinzia Chiandetti, Andrea Dissegna e Paolo Gallina dell’Università di Trieste e Lorenzo Scalera dell’Università di Udine, indaga gli effetti del movimento ritmico in animali non appartenenti alla classe dei mammiferi.

Nei mammiferi, il movimento passivo ritmico lento è da tempo riconosciuto come una componente rilevante delle cure parentali: può ridurre il pianto, abbassare la frequenza cardiaca e favorire l’addormentamento. Nell’essere umano, inoltre, osservazioni di carattere aneddotico suggeriscono che movimenti ritmici più rapidi nei neonati e nei bambini piccoli, come il lancio giocoso in aria, il dondolio sull’altalena o le giostre come le montagne russe, possano suscitare piacere ed eccitazione.

Per verificare se questi effetti siano presenti anche al di fuori dei mammiferi, e per comprendere quando il movimento passi da una funzione prevalentemente calmante a una potenzialmente piacevole, il gruppo di ricerca ha osservato pulcini domestici mentre venivano sottoposti a dondolio. L’impiego dei pulcini per studiare questo fenomeno rappresenta un elemento inedito: questi animali, infatti, sono in grado di camminare subito dopo la schiusa e, a differenza dei piccoli dei mammiferi, non vengono trasportati dalla madre.

Nel corso dell’esperimento, i singoli pulcini sono stati collocati all’interno di una scatola opaca collegata a un braccio robotico di precisione, programmato per riprodurre movimenti di dondolio e oscillazioni simili al trasporto, variandone frequenza lenta o rapida e direzione orizzontale o verticale. Lo stato emotivo degli animali è stato monitorato in modo non invasivo attraverso la registrazione delle vocalizzazioni.

I risultati mostrano che il dondolio lento e i movimenti lenti simili al trasporto determinano una riduzione dei cosiddetti “richiami di contatto”, vocalizzazioni associate a condizioni di disagio, isolamento o separazione. Questo dato richiama gli effetti calmanti del trasporto materno già documentati nei mammiferi.

Un risultato particolarmente significativo riguarda però la possibilità che specifiche forme di movimento ritmico inducano anche una risposta positiva. Quando i pulcini venivano esposti a un dondolio orizzontale rapido o a movimenti rapidi simili al trasporto, emettevano infatti un numero significativamente maggiore di vocalizzazioni affiliative i cosiddetti brood calls normalmente prodotte in contesti sicuri e socialmente favorevoli, e considerate indicatori di uno stato piacevole.

Nel loro insieme, i risultati suggeriscono che gli effetti calmanti del trasporto e del dondolio osservati nei mammiferi possano derivare da una sensibilità diffusa degli animali al ritmo e al movimento.

Come osservano gli autori dello studio: “I nostri risultati ampliano l’ambito funzionale della stimolazione ritmica, configurandola come un regolatore dello stato affettivo, capace di produrre sia effetti calmanti sia esperienze piacevoli lungo diverse linee evolutive dei vertebrati”.

Poiché, nella loro storia naturale, i pulcini non sperimentano il trasporto materno, la loro sensibilità al movimento ritmico sembra riflettere un meccanismo profondamente conservato nei vertebrati, più che una risposta a specifiche strategie di cura parentale.

 

Annals of the New York Academy of Sciences è una rivista multidisciplinare con oltre due secoli di storia, che pubblica articoli di ricerca, rassegne e contributi prospettici ad alto impatto, dedicati a progressi significativi in tutti gli ambiti della conoscenza scientifica.

La rivista ha un profilo autenticamente multidisciplinare e accoglie contributi di ricercatori di tutto il mondo nelle scienze della vita, nelle scienze fisiche, nelle scienze sociali e comportamentali, nelle scienze ambientali e nelle aree di intersezione tra questi settori.

www.nyas.org.

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Pubblicata su Annals of the News York Academy of Sciences, la ricerca suggerisce l’esistenza di meccanismi profondamente conservati nei vertebrati
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Scomparsa Antonio Bava: il ricordo di UniTS

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L'Università di Trieste esprime cordoglio per la scomparsa di Antonio Bava, già Professore Ordinario di Fisiologia.

Laureato all'Università di Catania, il professor Bava ha dedicato la propria attività scientifica allo studio dei meccanismi neurofisiologici del linguaggio, delle sue basi funzionali e delle principali sedi di elaborazione cerebrale. I suoi contributi hanno riguardato inoltre le funzioni del cervelletto e le relazioni tra questa struttura e altre aree del sistema nervoso centrale, nonché la neurofisiologia e la neuropatologia clinica.

Studioso di riconosciuto valore, fu organizzatore del primo congresso nazionale della Società Italiana di Primatologia, della quale ricoprì anche la presidenza per diversi anni. Ha svolto all'Università di Trieste un'intensa attività didattica nei corsi dell'area sanitaria e di psicologia, trasmettendo a generazioni di studenti la passione per la Fisiologia.

I colleghi ne ricordano la vasta cultura, il rigore scientifico e la generosità intellettuale, gli studenti l'entusiasmo contagioso e la straordinaria capacità di insegnare e comunicare il sapere. 

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E' stato Professore Ordinario di Fisiologia
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AlmaLaurea 2026: exploit UniTS con le Lauree Magistrali in crescita su occupazione, attrattività e mobilità internazionale

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I laureati magistrali dell’Università di Trieste a cinque anni dalla laurea si collocano ai vertici regionali e nazionali in termini di occupazione, livello di stipendio e mobilità internazionale durante il percorso di studi. Risultati costruiti dall’ateneo con politiche di valorizzazione dei percorsi di secondo livello che hanno prodotto un ottimo 47% di studenti provenienti da altre regioni italiane e un quasi 7% dall’estero.

È quanto emerge dal XXVII Rapporto AlmaLaurea, che ha analizzato le performance degli studenti laureati nel 2025.

In dettaglio, a cinque anni dalla Laurea, l’occupazione dei laureati magistrali raggiunge il 97,3%, superando il dato regionale (96,5%) e quello nazionale (94,4%), mentre la retribuzione mensile arriva in media a 2.023 euro (1.977 in FVG, 1.903 in Italia). Dati in netta crescita rispetto al 2025, quando l’occupazione di questa tipologia di laureati era stabile al 93%.

Le Lauree Magistrali UniTS si confermano attrattive: il 47% degli studenti arriva da altre regioni italiane, (la media nazionale non arriva al 30%), mentre il 6,7% da altri Paesi, con una crescita di quasi un punto percentuale rispetto all’anno scorso.

Sale anche la quota dei laureati magistrali che hanno partecipato a un’esperienza di studio all’estero riconosciuta dal proprio corso di Laurea: si sale dal 13% del 2025 al 16.1% odierno.

Ottime anche le performance dei laureati triennali.

A un anno dal conseguimento del titolo, l’87% dei laureati triennali che non proseguono gli studi risulta occupato (lo scorso anno si registrava l’84,8%), contro l’81,2% della media nazionale e l’85,4% del Friuli Venezia Giulia. La retribuzione netta mensile è di 1.543 euro, superiore alla media nazionale (1.491 euro).

A confermare l’elevata qualità dell’esperienza accademica a Trieste sono anche i giudizi generali degli studenti: l’89% si dichiara complessivamente soddisfatto del proprio percorso universitario, con valutazioni molto positive anche sul rapporto con i docenti (87%), sul carico di studio (83%) e sulle attività e infrastrutture didattiche (86,5%).

Il XXVII Rapporto AlmaLaurea ha analizzato le performance di oltre 335 mila laureati del 2025 in 81 atenei italiani, tra cui i 3.326 dell’Ateneo triestino: 1.917 di primo livello, 1.026 magistrali biennali e 383 a ciclo unico.

UniTS, con il suo Career Service, svolge attività di placement e orientamento al lavoro per studenti e studentesse, laureati e laureate e PhD: l’obiettivo è ridurre il più possibile i tempi di ingresso nel mercato del lavoro degli studenti https://amm.units.it/placement

Tutte le informazioni sull’offerta formativa UniTS su https://units.it/immatricolazioni26

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Dati sopra la media nazionale e regionale anche sulle Lauree Triennali
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Raman Summer School 2026: conclusa la prima edizione della scuola estiva sulla spettroscopia Raman

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Si è conclusa la prima edizione della Raman Spectroscopy Summer School: Principles and Applications (RAMSS 2026), ospitata nella Sala Cappella dell'ex Ospedale Militare di Trieste, sede del Collegio di Merito Luciano Fonda di UniTS.

Tutti i 20 posti disponibili sono stati occupati da dottorandi, ricercatori post-dottorato e professionisti provenienti da tutta Italia, a conferma del vivo interesse della comunità scientifica per questa tecnica analitica.

La spettroscopia Raman è una tecnica di analisi che permette di capire di quali sostanze è composto un materiale e come sono organizzate le sue molecole, senza doverlo danneggiare o alterare. Funziona illuminando il campione prescelto con un raggio laser. La maggior parte della luce viene riflessa senza modifiche, ma una piccola parte interagisce con le molecole del materiale e cambia leggermente energia. Analizzando queste variazioni, gli scienziati ottengono una sorta di "impronta digitale" molecolare che consente di identificare la composizione chimica del campione.

La Summer School ha alternato lezioni frontali, sessioni pratiche su strumentazione reale e un laboratorio di analisi dei dati spettroscopici. Il corpo docente ha riunito otto specialisti: per l'Università di Trieste, Alois Bonifacio, Stefano Fornasaro, Vanni Lughi e Valter Sergo. A questi si sono aggiunti Ivano Alessandri (Università di Brescia), Stefano Legnaioli (CNR-ICCOM, Pisa), Barbara Rossi (Elettra – Sincrotrone Trieste) e Giorgia Sciutto (Università di Bologna), con competenze che hanno spaziato dalla biomedicina alla scienza dei materiali, dalla catalisi alla conservazione dei beni culturali.

La scuola ha ricevuto il patrocinio della Società Chimica Italiana (SCI), attraverso le Divisioni di Chimica Analitica e Chimica per le Tecnologie, che hanno messo a disposizione 4 borse di studio a copertura dei costi di iscrizione per altrettanti partecipanti meritevoli.

L'evento è stato organizzato dal comitato locale dell'Ateneo triestino, composto da Alois Bonifacio, Gianpiero Adami (co-direttori della scuola) e Stefano Fornasaro.

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L’evento, che punta a diventare punto di riferimento per l’approfondimento di questa tecnica diagnostica, è stato organizzato dai proff. UniTS Alois Bonifacio e Gianpiero Adami
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Programma Autoimpiego Centro-Nord: all’Innovators Community Lab un incontro per trasformare idee innovative in nuove imprese

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L’Università di Trieste conferma il suo impegno nel promuovere l’innovazione e l’imprenditorialità giovanile attraverso iniziative che favoriscono il dialogo tra ricerca, formazione e sviluppo d’impresa. In questa prospettiva, l’Innovators Community Lab (ICL) ha ospitato negli spazi dell’ex Ospedale Militare l’incontro “Autoimpiego Centro-Nord: Trasforma la tua idea in progetto finanziabile”.

L’appuntamento, realizzato in collaborazione con BIC Incubatori FVG, Invitalia e il programma Autoimpiego Centro-Nord, era rivolto a studenti, laureati, dottorandi, ricercatori, giovani professionisti, startup e team progettuali interessati a sviluppare iniziative imprenditoriali innovative e ad approfondire le opportunità di sostegno disponibili per trasformarle in realtà.

Durante l’incontro sono stati presentati gli strumenti di agevolazione previsti dal programma Autoimpiego Centro-Nord. Particolarmente apprezzata la possibilità di confrontarsi direttamente con gli esperti di Invitalia attraverso incontri individuali dedicati, utili per approfondire le proprie idee progettuali e ricevere indicazioni operative per renderle finanziabili.

«La configurazione progettuale nell’ottica della costituzione d’impresa rappresenta un momento critico di scelta, soprattutto per i giovani potenziali imprenditori», ha sottolineato il prof. Erik Vesselli, delegato per il Trasferimento Tecnologico e i Rapporti con gli Enti di Ricerca. «I programmi e le iniziative di supporto di Invitalia Autoimpiego Centro-Nord si sposano particolarmente bene con un percorso di formazione specifica come quello di ICL, prospettando costruttivi scenari di collaborazione».

L’incontro si inserisce nel più ampio percorso di valorizzazione di competenze e idee innovative promosso dall’Università di Trieste attraverso l’Innovators Community Lab, favorendo connessioni strategiche con partner istituzionali e operatori dell’ecosistema dell’innovazione.

Per maggiori informazioni sul bando e sulle opportunità offerte dal programma: Autoimpiego Centro-Nord | Invitalia 

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Coinvolti anche BIC Incubatori FVG e Invitalia
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