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Minerali critici e terre rare, un policy report di Federico Donelli analizza il ruolo della Turchia nelle strategie europee

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La sicurezza delle catene di approvvigionamento è oggi uno dei nodi centrali per l’Unione europea, soprattutto in settori strategici come quelli dei minerali critici e delle terre rare. Da questo punto di vista prende le mosse il nuovo policy report di Federico Donelli, docente di Relazioni internazionali dell’Università di Trieste, e Riccardo Gasco, che individua nella Turchia un possibile interlocutore per rafforzare la resilienza industriale europea.

Pubblicato dall’Istanbul Political Research Institute (IstanPol) come policy report della serie Foreign Policy Program (aprile 2026-004), con il contributo della Friedrich-Ebert-Stiftung Foundation Turkey Representation, il lavoro, intitolato Critical Minerals, Rare Earths, and the Türkiye–EU Partnership. Supply Chain Resilience and the Restructuring of the Global Order, analizza il rapporto tra materie prime strategiche, sicurezza economica e politica industriale europea, soffermandosi sul ruolo che la Turchia potrebbe assumere nella costruzione di filiere più resilienti.

Il report evidenzia come le catene di approvvigionamento abbiano assunto un rilievo crescente nella competizione internazionale e richiama, in particolare, il tema della lavorazione e della raffinazione delle terre rare. Secondo gli autori, è soprattutto in questo segmento della filiera che si misura oggi una delle principali vulnerabilità europee, anche alla luce della forte concentrazione di capacità in Cina.

In questo quadro, la Turchia viene indicata come un interlocutore di potenziale interesse per l’Unione europea, sia per la prossimità geografica sia per la presenza di una base industriale, di capacità di raffinazione e di un legame economico già consolidato con il mercato europeo. Il paper sottolinea inoltre l’esistenza di una strategia nazionale turca orientata al rafforzamento del settore dei minerali critici e richiama, tra gli elementi di attenzione, anche il ruolo già svolto dal Paese in alcune filiere di approvvigionamento.

Accanto a queste potenzialità, lo studio richiama i limiti dell’attuale quadro europeo. Gli autori osservano infatti che il Critical Raw Materials Act, pur fissando obiettivi strategici rilevanti, incontra ancora difficoltà nella fase di attuazione. Allo stesso tempo, il report segnala per la Turchia alcuni nodi aperti, legati alla governance del settore minerario, agli standard ambientali, alla certificazione dei giacimenti e al contesto politico e diplomatico entro cui si sviluppano le relazioni con Bruxelles.

“Il lavoro – spiega Federico Donelli – collega, inoltre, il tema dei minerali critici alla più ampia evoluzione dell’ordine internazionale. In questa prospettiva, il conflitto con l’Iran viene richiamato come un fattore che ha contribuito a rendere ancora più evidente l’intreccio tra energia, logistica, industria della difesa e approvvigionamento di materie prime, rafforzando la necessità, per l’Europa, di dotarsi di strumenti più efficaci di resilienza economica e strategica”.

Nella parte conclusiva, il report formula sei raccomandazioni rivolte alla Commissione europea, agli Stati membri e al governo turco. Tra queste, gli autori indicano l’opportunità di avviare un partenariato strategico formale tra Unione europea e Turchia sulle materie prime critiche, di orientare investimenti europei verso infrastrutture di lavorazione e raffinazione in territorio turco e di istituire un gruppo di lavoro congiunto dedicato alla resilienza delle supply chain e alla modernizzazione dell’Unione doganale.

Il paper suggerisce inoltre di valorizzare l’attuale fase di instabilità regionale per rafforzare il coordinamento tra le due parti anche sul piano energetico, di sviluppare un impianto pilota congiunto per il trattamento delle terre rare e di assicurare una presenza europea più tempestiva nei principali contesti internazionali in cui si definiscono priorità e assetti del settore.

Il contributo di Federico Donelli si inserisce nel suo percorso di ricerca dedicato ai nuovi assetti geopolitici e al ruolo degli attori regionali nello spazio euro-mediterraneo, mediorientale e africano. In questo caso, il focus sul rapporto tra Unione europea e Turchia offre una chiave di lettura su un dossier che interessa direttamente la politica industriale, la sicurezza economica e il posizionamento internazionale dell’Europa.

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Pubblicato dall’Istanbul Political Research Institute, il contributo approfondisce il rapporto tra materie prime strategiche, sicurezza economica e politica industriale europea
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La rettrice dell'Università Cattolica del Portogallo in visita a UniTS

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UniTS ha accolto oggi Isabel Capeloa Gil, rettrice dell’Università Cattolica del Portogallo di Lisbona. Scopo della visita il rafforzamento della collaborazione tra i due atenei nell’ambito dell’Alleanza Transform4Europe (T4EU) e per l’internazionalizzazione dei percorsi di Dottorato.

In dettaglio, a seguito della Summer School dottorale organizzata nel 2025 dal C.U.R. E. (Centro Interdiscipinare di Studi Avanzati) della Università di Saarbrücken con il Zentrum für Literaturforschung di Berlino, in programma anche per il 2026, la prof.ssa Maria Carolina Foi, docente di Letteratura tedesca a UniTS, ha aperto la collaborazione tra UniTS e l’Università Cattolica del Portogallo in ambito dottorale.

Collaborazione che si aggiunge a quelle già esistenti nelle attività di T4EU e nella progettazione congiunta di una nuova laurea Magistrale in lingue romanze, assieme anche alle Università di Alicante e alla “Jean Monnet” di Saint Etienne.

Presenti all’incontro la rettrice Donata Vianelli, Alberto Pallavicini, referente per l'Alleanza Europea Transform4Europe, Maria Carolina Foi, docente di Letteratura tedesca e Sergia Adamo, docente di Critica Letteraria e Letterature Comparate, direttrice vicaria del DiSU.

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La rettrice Vianelli, assieme ai proff. Pallavicini, Foi e Adamo, hanno incontrato la massima autorità dell'ateneo portoghese, partner di T4EU
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UniTS e Fondazione Pittini rinnovano la convenzione quadro

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L’Università di Trieste e la Fondazione Pietro Pittini rinnovano la convenzione quadro dedicata allo sviluppo di iniziative comuni nell’ambito della cultura d’impresa, della sostenibilità, dell’autoimprenditorialità e dell’innovazione sociale.

L’accordo, approvato dal Consiglio di Amministrazione dell’Ateneo e firmato dalla rettrice Donata Vianelli e dalla presidente Marina Pittini, consolida un rapporto orientato alla costruzione di opportunità formative, progettuali e di crescita per studenti, laureati e giovani del territorio.

La Fondazione Pietro Pittini opera come ente filantropico con particolare attenzione allo sviluppo educativo, occupazionale, sociale e culturale, rivolgendosi in modo prioritario a bambini, giovani e persone in condizioni di fragilità. Segue inoltre i temi dell’orientamento al lavoro e del raccordo tra formazione e impresa. In questa prospettiva, il dialogo con l’Università consente di mettere in relazione competenze accademiche, progettualità sociali ed esigenze del mondo produttivo.

La convenzione prevede la possibilità di realizzare seminari, conferenze, attività formative e divulgative su temi quali creazione d’impresa, sostenibilità, processi di innovazione sociale e trasferimento della conoscenza. Tra gli ambiti previsti rientrano anche la preparazione di tesi, lo svolgimento di stage e tirocini, l’attivazione di borse di avviamento alla ricerca e premi di laurea.

Le attività condivise potranno favorire occasioni di contaminazione interdisciplinare e intersettoriale, con l’obiettivo di generare impatto sociale attraverso il confronto tra saperi, esperienze e competenze diverse. L’intesa rafforza così un percorso coerente con la Terza missione dell’Ateneo e con l’impegno della Fondazione nel sostenere iniziative capaci di avvicinare formazione, impresa, innovazione e responsabilità sociale.

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Prosegue la collaborazione su cultura d’impresa, sostenibilità, innovazione sociale e percorsi formativi rivolti alle giovani generazioni
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CUS protagonista alle regate internazionali di Livorno e Dubrovnik

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Un weekend denso di soddisfazioni sportive per i velisti del CUS Trieste, per la prima volta in gara in due importanti regate internazionali: la Naval Academies Regatta di Livorno e alla Elafiti Slalom Regata di Dubrovnik, in Croazia. I due team triestini sono stati invitati dal CUS Bari, per la regata di Dubrovnik, e dall’Accademia Navale della Marina Militare per la Settimana Velica Internazionale, un importante evento sportivo che ha superato le quaranta edizioni.

Il livello della competizione delle due regate internazionali ha permesso ai team triestini di misurarsi contro avversari di spessore: a Livorno l’equipaggio, composto dal timoniere Luca Centazzo (I Anno Economia in lingua inglese), Nicolò Coslovich (I Anno Fisica) e Anna Tesser (I Anno Ingegneria Gestionale), ha raccolto, a bordo di un monotipo Tridente 16 (fornito dall’Accademia Navale di Livorno)il 1° posto nelle Regata Nazionale Tridente e anche il successo nella categoria Under 23. “È stata una quattro giorni incredibile - ha raccontato Nicolò Coslovich - in quanto ci ha dato l’opportunità di vivere un’esperienza agonistica molto stimolante e scoprire il mondo dell’Accademia di Livorno e delle Marine Militari di ogni angolo del globo. Ripensando all’andamento delle regate, tra noi tre c’è stata subito una certa intesa e un positivissimo affiatamento, nonostante fosse la prima volta di tutti e tre assieme sulla stessa barca. Il nostro punto di forza sono state sicuramente le partenze, anche se abbiamo sofferto un po’ con la velocità di bolina e questo ci ha portato a fare delle scelte tattiche molto più complesse. Tuttavia siamo riusciti a venire a capo delle difficoltà e a conquistare grandi risultati”.

A Dubrovnik invece l’equipaggio misto cussino, formato da nove velisti - un docente e otto tra studentesse e studenti - è salito su una barca X-41 (fornita dal CUS Bari) e, al termine delle tre regate costiere, ha conquistato il 1° posto tra gli equipaggi italiani e il 2° posto nella classifica universitaria a pari punti con l’Università vincitrice, quella di casa. A governare la barca con i colori del CUS sono stati il prof. Piergiorgio Trevisan (docente di Lingua e traduzione inglese al Dipartimento di Studi Umanistici), Carolina Bontempo (20 anni, I Anno di Chimica), Sara Calici (20 anni, II Anno Business and Management), Leonardo Centuori (21 anni, III Anno Ingegneria Navale), Lorenzo Centuori (19 anni, I Anno Economia Internazionale), Kim Francesco Magnani (20 anni, II Anno Ingegneria Navale), Giovanni Marchese (20 anni, II Anno Economia Finanziaria), Julia Rubesa Perini (19 anni, I Anno Business and Management) e Samuele Trovò (20 anni, II Anno Ingegneria Informatica). “Pensoha commentato il Prof. Trevisanche questo tipo di esperienza sia unico e preziosissimo. Credo che il CUS e l’Università debbano continuare a percorrere questa strada: personalmente, avendo meno esperienza velica dei ragazzi, ho imparato molto soprattutto sulla gestione tattica delle regate e ho potuto ammirare da vicino un gruppo di ragazzi intraprendenti e di velisti professionisti”. “Abbiamo disputato - ha aggiunto Kim Francesco Magnani, tattico dell’equipaggio - due giornate di regate caratterizzate da vento ottimale in cui, come team, abbiamo dimostrato grande solidità distinguendosi per delle partenze sempre precise ed efficaci, oltre che per un’eccellente coesione a bordo”.

Il sito della manifestazione di Dubrovnik:  https://www.jk-orsan.hr/elafitislalom.html 

Il sito della manifestazione di Livornohttps://www.settimanavelica.it/

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Successi per i due equipaggi che hanno trionfato nella Regata Nazionale Tridente e nella categoria U23 della Naval Academies Regatta; primi tra i team italiani e secondi nella classifica universitaria alla Elafiti Slalom Regata
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Il CUS a Livorno in gara alla Naval Academies Regatta

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Tre studenti UniTS saranno in gara alla regata che porterà a Livorno oltre quaranta squadre provenienti da quattro continenti. Da venerdì 24 a domenica 26 aprile il CUS Trieste parteciperà alla Naval Academies Regatta, inserita nel programma della Settimana Velica Internazionale, uno degli appuntamenti più noti del calendario velico italiano.

A rappresentare l’Università di Trieste saranno Nicolò Coslovich del primo anno di Fisica, Luca Centazzo del primo anno di Economia in lingua inglese e Anna Tesser del primo anno di Ingegneria Gestionale. Tutti e tre fanno parte del progetto universitario Audace Sailing Team e regateranno a bordo di un Tridente 16, confrontandosi in tre giorni di regate di flotta con equipaggi provenienti da accademie navali e realtà universitarie internazionali.

La partecipazione triestina si inserisce in un contesto di particolare prestigio, in cui sport, cultura del mare e formazione dei giovani si intrecciano in una manifestazione che ogni anno richiama a Livorno atleti, istituzioni e appassionati. Per il CUS Trieste si tratta di una presenza significativa anche perché porta in gara tre studenti al primo anno di studi, già protagonisti di percorsi sportivi costruiti nel tempo tra classi giovanili, derive e imbarcazioni d’altura.

Luca Centazzo pratica la vela da quindici anni e ha maturato un percorso che dall’Optimist lo ha portato al Laser, al 470 e alle imbarcazioni d’altura. Nicolò Coslovich vanta a sua volta quindici anni di esperienza velica tra Optimist, 420 e altura. Anna Tesser, infine, porta in equipaggio nove anni di attività agonistica tra 420 e barche d’altura.

«Queste iniziative valorizzano in modo concreto il percorso di giovani che sanno conciliare studio universitario e pratica sportiva ad alto livello», sottolinea la rettrice Donata Vianelli. «Sono esempi molto belli di determinazione, disciplina e capacità di organizzazione, qualità che arricchiscono il percorso accademico e umano delle nostre studentesse e dei nostri studenti. Auguro buon vento ai nostri equipaggi universitari, che portano con loro non solo qualità sportive, ma anche l’energia e la determinazione di una generazione che si impegna con serietà nello sport e nello studio».

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L'equipaggio UniTS sfiderà altri quaranta team provenienti da quattro continenti all'interno della prestigiosa regata
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Quando il battito protegge: così il cuore frena i tumori

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Il battito del cuore contribuisce a frenare la crescita dei tumori nel tessuto cardiaco. A dirlo è uno studio internazionale pubblicato su Science, coordinato dall’Università di Trieste in collaborazione con l’International Centre for Genetic Engineering and Biotechnology (ICGEB) e il Centro Cardiologico Monzino IRCCS. 

Il lavoro, intitolato Mechanical load inhibits tumor growth in mouse and human hearts, richiama l’attenzione su un aspetto finora poco studiato: le forze fisiche che agiscono nel miocardio non si limitano a regolare la funzione cardiaca, ma possono anche influenzare il comportamento delle cellule tumorali, fino a rallentarne la proliferazione.

Lo studio vede la partecipazione di partner in Italia, Austria, Germania, Norvegia e Regno Unito, tra cui l’Istituto Europeo di Oncologia, Medical University of Innsbruck, King’s College London, University Medical Center Hamburg-Eppendorf, Simula Research Laboratory di Oslo. Un network ampio e integrato che ha consentito di combinare competenze sperimentali, cliniche, bioingegneristiche e computazionali.

Il lavoro parte da un’osservazione nota in medicina, ma ancora poco compresa nei suoi meccanismi: il cuore sviluppa tumori molto raramente e, anche quando viene raggiunto da metastasi, queste tendono a essere più piccole rispetto a quelle negli altri organi. I ricercatori hanno quindi indagato se una delle spiegazioni potesse risiedere proprio nella natura meccanica del tessuto cardiaco, costantemente sottoposto a contrazione, pressione e deformazione.

Per farlo hanno utilizzato modelli sperimentali differenti e innovativi. Da un lato hanno studiato cosa accade quando il cuore viene “scaricato” dal punto di vista meccanico: in queste condizioni le cellule tumorali proliferano molto di più. Dall’altro hanno impiegato tessuti cardiaci ingegnerizzati in laboratorio, in cui è stato possibile modulare il carico meccanico e osservare direttamente la risposta delle cellule tumorali. Il risultato è stato coerente: quando il tessuto cardiaco batte e genera carico meccanico, la crescita del tumore rallenta; quando questo stimolo viene ridotto, le cellule tumorali riprendono a proliferare.

“I nostri risultati dimostrano che la pulsazione cardiaca non è solo una funzione fisiologica, ma può agire come un soppressore naturale della crescita tumorale”, ha affermato la prof.ssa Serena Zacchigna, docente di Biologia Molecolare dell’Università di Trieste e responsabile del laboratorio di Biologia Cardiovascolare dell’ICGEB. “Questo suggerisce che l'ambiente cardiaco è sfavorevole alle cellule tumorali non solo per ragioni immunologiche o metaboliche, ma anche perché la sua continua attività meccanica ne limita fisicamente l'espansione”.

Il prof. Giulio Pompilio, Direttore Scientifico del Centro Cardiologico Monzino IRCCS e docente di Chirurgia cardiaca presso il Dipartimento di Scienze Biomediche, Chirurgiche ed Odontoiatriche della Statale di Milano, ha aggiunto: “Uno degli aspetti più affascinanti di questa ricerca consiste nell’aver fatto emergere che le forze meccaniche che regolano l’attività del cuore, note per determinare un ambiente ostile alla sua abilità rigenerativa, esercitano di converso un’azione biologica benefica nel contrastare la crescita tumorale. Forse si tratta di due facce della stessa medaglia.  Mi sembra inoltre importante sottolineare che questo lavoro è stato possibile grazie alla collaborazione di esperti in settori diversi, dalla cardiologia, all’oncologia, alla bioingegneria e alla bioinformatica”.

Il dato più interessante riguarda il livello a cui questo effetto si manifesta. Il lavoro mostra infatti che le forze meccaniche esercitate dal cuore non si fermano alla superficie delle cellule tumorali, ma incidono anche su alcuni meccanismi interni che ne regolano la capacità di moltiplicarsi.

Si tratta di un passaggio importante perché collega in modo concreto la dimensione meccanica dell’ambiente cellulare con la regolazione epigenetica del tumore. In altre parole, il cuore non sarebbe ostile alle cellule tumorali solo per ragioni immunologiche o metaboliche, ma anche perché il suo stesso movimento ne limita fisicamente l’espansione.

Un altro elemento di grande valore è la capacità dello studio di mettere in relazione ricerca di base e osservazione clinica. I risultati ottenuti nei modelli sperimentali sono stati infatti confrontati con metastasi cardiache umane, analizzate in parallelo a lesioni localizzate in altri organi degli stessi pazienti. Questo ha permesso di verificare che le firme molecolari osservate in laboratorio trovano riscontro anche nei campioni umani, rafforzando la solidità del lavoro e il suo potenziale impatto.

La ricerca apre una direzione trasformativa: capire se e come gli stimoli meccanici possano essere sfruttati in futuro come leva terapeutica contro il cancro. L’idea che una “terapia meccanica” possa affiancare o ispirare nuove strategie oncologiche è ancora da sviluppare, ma il principio che emerge dallo studio è chiaro: le forze fisiche non sono un semplice contesto della malattia, ma potrebbero rappresentarne un importante freno.

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Pubblicato su Science uno studio internazionale coordinato da Serena Zacchigna (DSM) in collaborazione con ICGEB e Centro Cardiologico Monzino IRCCS
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Vela: l'equipaggio universitario del CUS Trieste alla regata di Dubrovnik

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Un equipaggio misto, una sfida internazionale e la volontà di misurarsi in mare con entusiasmo, caparbietà e spirito universitario. Venerdì 24 e sabato 25 aprile il CUS Trieste sarà in gara nel bacino di Dubrovnik/Ragusa per l’Elafiti Slalom Regata, appuntamento inserito nel programma della manifestazione organizzata dal JK Orsan.

La partecipazione triestina nasce all’interno della collaborazione con il CUS Bari e porterà in Croazia una squadra composta da nove velisti a bordo di una X-41, barca a vela da regata di circa 12 metri. L’equipaggio del CUS dell’Università di Trieste sarà formato dal prof. Piergiorgio Trevisan, docente di Lingua e traduzione inglese al Dipartimento di Studi Umanistici, insieme a tre studentesse e cinque studenti: Carolina Bontempo, Sara Calici, Leonardo Centuori, Lorenzo Centuori, Kim Francesco Magnani, Giovanni Marchese, Julia Rubesa Perini e Samuele Trovò.

Per il gruppo universitario si tratterà di una due giorni di regate costiere, con percorsi definiti in base alle condizioni meteo, al termine della quale verrà stilata anche una classifica riservata alle sole barche universitarie. Un contesto competitivo di rilievo, dunque, ma anche un’occasione significativa per dare visibilità a un equipaggio che mette insieme esperienza velica, qualità sportive e percorsi di studio diversi.

La squadra triestina riunisce infatti atlete e atleti con esperienze maturate in classi giovanili e d’altura, in alcuni casi anche a livello europeo e mondiale, e conferma la capacità del CUS Trieste di valorizzare giovani che sanno conciliare attività agonistica e formazione universitaria. In questo senso, la trasferta di Dubrovnik rappresenta anche un passaggio coerente con l’identità marinara della città e con la volontà di rafforzare la presenza dell’Ateneo negli sport acquatici.

«Queste opportunità per le nostre studentesse e i nostri studenti nascono da consolidati rapporti di collaborazione e amicizia, come quello tra il CUS Trieste e il CUS Bari», osserva Michele Pipan, presidente del CUS Trieste. «Come CUS Trieste crediamo che questi possano essere i primi passi per ampliare la nostra sezione dedicata agli sport acquatici, avvicinando un numero sempre maggiore di studenti e rispettando l’identità marinara della nostra città. Crediamo che attraverso queste collaborazioni si possano creare opportunità fattibili e non onerose per i nostri tesserati».

La presenza a Dubrovnik aggiunge così un nuovo tassello al percorso con cui il CUS Trieste sta consolidando la propria proposta sportiva anche sul fronte della vela, puntando su collaborazioni, occasioni internazionali e coinvolgimento diretto di studenti e studentesse.

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Nove velisti UniTS (un docente e otto tra studenti e studentesse) in una competizione internazionale che prevede anche una classifica riservata alle barche universitarie
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È scomparsa prematuramente la prof.ssa Maria Grazia Mamolo

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È scomparsa prematuramente Maria Grazia Mamolo, professoressa associata del Dipartimento di Scienze Chimiche e Farmaceutiche dell’Università di Trieste.

Laureata in Chimica e Tecnologia Farmaceutiche (CTF) nel 1982, ha afferito dallo stesso anno prima all’Istituto di Chimica Farmaceutica, e successivamente al Dipartimento di Scienze Farmaceutiche dell’Università di Trieste. Dal 1998 aveva svolto il ruolo di Professore associato di Chimica Farmaceutica, per l’attuale SSD CHEM-07/A, nel Dipartimento di Scienze Chimiche e Farmaceutiche del nostro ateneo. Ricercatrice nel campo dei composti antitubercolari, antifungini e ligandi recettoriali, ha pubblicato decine di articoli su riviste internazionali.

Ha ricoperto, per incarico, il corso di Laboratorio Chimico Farmaceutico, di Analisi dei Farmaci e il Laboratorio Analitico Farmaceutico per il CdL in CTF e Laboratorio di Analisi dei Medicinali per il CdL in Farmacia.

È stata membro di diverse Commissioni del Dipartimento di Scienze Chimiche e Farmaceutiche, contribuendo costantemente, non soltanto alla crescita del Dipartimento stesso, ma anche alla cura della didattica, in particolar modo del CdL in CTF.

Maria Grazia Mamolo è stata relatrice di numerose tesi di Laurea di studenti dei CdL di CTF e Farmacia, supervisionando oltre a innumerevoli elaborati sperimentali, svariate tesi compilative. È stata anche supervisore di tesi di dottorato in Scienze Farmaceutiche.

La Prof.ssa Mamolo aveva una grande passione per la didattica e in particolar modo per i suoi cari studenti: fino all’ultimo ha onorato il suo lavoro presentandosi a lezione con una forza di volontà esemplare, nonostante fosse molto provata dalla malattia. Lascerà un vuoto a tutti noi e ai suoi amati studenti, che sicuramente la ricorderanno per la grande umanità, professionalità e simpatia che riusciva a trasmettere.

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L'Ateneo, unitamente al Dipartimento di Scienze Chimiche e Farmaceutiche, ricordano la docente di Chimica Farmaceutica
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Torna a Trieste FameLab

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FameLab, il talent show della comunicazione scientifica, apre per la prima volta al pubblico, non solo alle scuole. L’appuntamento è per giovedì 23 aprile 2026 dalle ore 18 al Teatro Miela

La tappa triestina della competizione vedrà susseguirsi sul palco ricercatori e ricercatrici chiamati a raccontare un tema scientifico in soli 3 minuti, senza slide né supporti visivi: solo parole, idee e capacità di coinvolgere. Una gara che premia non solo la preparazione scientifica, ma anche chiarezza, carisma e capacità di conquistare il pubblico. 

Quest’anno Trieste porterà sul palco candidati provenienti da Università di Trieste, Area Science Park, IRCCS Burlo Garofolo, ICTP, INFN Trieste, OGS, SISSA, Università di Udine e persino dall’Università di Catania. I primi due classificati accederanno alla Finale Nazionale di FameLab Italia e a una masterclass sulla comunicazione scientifica, oltre a ricevere un premio in denaro. Il vincitore o la vincitrice potranno inoltre partecipare come uditore/uditrice a un corso del Master in Comunicazione della Scienza della SISSA di Trieste.  Il vincitore o la vincitrice nazionale rappresenterà l’Italia alla finale internazionale di FameLab.

Durante la serata al Miela verrà proiettato, in collaborazione con Trieste Science+Fiction Festival – La Cappella Underground, il cortometraggio "Il criaturo sintetico" di Sarah Narducci. Il film racconta di un mondo in cui le nascite sono controllate. Adele e Filippo, una coppia in crisi a causa di una difficile situazione abitativa, tentano il test per ottenere la patente di genitorialità, con l’obiettivo di accedere a un appartamento nel lussuoso Quartiere dei Bambini.

Ideato nel 2005 dal Cheltenham Science Festival, dal 2012 FameLab si svolge anche in Italia, organizzato da Psiquadro Perugia. 

FameLab 2026 coinvolge cinque città: Bari, Cosenza, Ferrara, Genova e Trieste, dove la selezione locale è organizzata da Immaginario Scientifico, Università di Trieste, Università di Udine, SISSA e Comune di Trieste, nell’ambito del Protocollo Trieste Città della Conoscenza. Con oltre 1.500 ricercatori coinvolti e 28 città partecipanti negli anni, FameLab rappresenta una delle principali piattaforme di incontro tra scienza e pubblico, offrendo l’opportunità di vivere la scienza dal vivo, fuori dai contesti accademici, e di scoprirne il lato più umano, diretto e coinvolgente.

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Il talent show della comunicazione scientifica si svolgerà giovedì 23 aprile al Teatro Miela
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Dalle idee all’impresa: al via la nuova edizione dell’Innovators Community Lab

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Relazioni, confronto e contaminazione tra competenze diverse: all’insegna di questi concetti si è svolto l’evento di apertura della nuova edizione dell’Innovators Community Lab, il percorso dell’Università di Trieste dedicato alla formazione all’innovazione e alla cultura imprenditoriale.

Nel corso dell’inaugurazione è stato presentato il percorso 2026 del laboratorio, che accompagnerà per un anno 29 studenti e studentesse dell’Ateneo nello sviluppo di competenze trasversali utili alla creazione d’impresa, anche attraverso il confronto diretto con il mondo produttivo e con figure provenienti da contesti aziendali e professionali diversi.

La selezione è avvenuta attraverso una valutazione comparativa dei curricula e un colloquio motivazionale, nel quale sono stati presi in considerazione la propensione all’innovazione e al lavoro in team, la creatività, la flessibilità mentale, la curiosità e lo spirito critico. La commissione dell’Ateneo ha inoltre valutato il profilo formativo, le eventuali esperienze internazionali, le competenze tecniche o creative, la conoscenza della lingua inglese, richiesta almeno a livello B2, e gli eventuali video-pitch facoltativi presentati dai candidati.

L’evento è stato aperto dall’introduzione del prof. Erik Vesselli, Delegato al Trasferimento Tecnologico e Rapporti con gli Enti di Ricerca, a cui è seguita la tavola rotonda “L’importanza del network nel fare impresa”, moderata da Cristiano Degano, con gli interventi di Antonio Iannamorelli, Head of Institutional Networking di TIM, Angelo Manca, Direttore Generale del Polo del Gusto, Francesco De Michelis, Amministratore delegato di MITO Technology, e Stefano Cocchieri, Past Senior Vice President Unicredit e co-founder di KLARO.

A seguire, i nuovi ICLabbers 2026 si sono presentati raccontando i progetti e le idee imprenditoriali su cui lavoreranno nei prossimi mesi. Ne emerge un gruppo composito con provenienze, oltre che dall’Italia, da Iran, Turchia, Ucraina e Camerun. I partecipanti selezionati rappresentano tutti i livelli della formazione universitaria: 18 frequentano corsi di laurea triennale, 9 corsi di laurea magistrale, di cui 4 a ciclo unico, e 2 sono dottorandi.

Anche le proposte presentate durante l’inaugurazione restituiscono bene l’ampiezza degli interessi coinvolti. C’è chi vuole trasformare l’esperienza maturata nella gestione di un brand di abbigliamento in Iran in una linea di moda sostenibile da sviluppare in Europa, chi immagina una app per aiutare gli studenti internazionali a trovare contatti utili e soluzioni condivise ai problemi più comuni, a partire dall’alloggio, e chi lavora su soluzioni ad alta componente tecnologica come una piattaforma blockchain di nuova generazione o sistemi AR/VR e digital twin per visualizzare il funzionamento interno di macchine complesse.

Non mancano idee legate alla sostenibilità e all’innovazione industriale, come i progetti per robot autonomi in grado di pulire le carene delle navi riducendo tempi, costi e impatto ambientale, o strumenti pensati per rendere più rapidi e precisi gli interventi di soccorso in montagna attraverso una rete intelligente di segnalazione dei passaggi lungo i sentieri.

Sono emerse anche proposte che intrecciano innovazione, territorio e impatto sociale: dalla realizzazione di mappe di suscettibilità al rischio idrogeologico basate su dati satellitari e machine learning interpretabile, a un software fondato sull’intelligenza artificiale per supportare il monitoraggio dei vigneti e migliorare l’uso delle risorse in agricoltura, fino a una piattaforma per favorire l’incontro tra startup e investitori privati attraverso forme di micro-investimento.

In ambito medico, ad esempio, è stata presentata una proposta centrata sulla prevenzione, la nutrizione e gli stili di vita sani per ridurre l’incidenza di patologie evitabili, mentre dall’area giuridica arrivano sia una piattaforma digitale per mettere in contatto cittadini e artigiani impegnati nelle ristrutturazioni, sia un’app dedicata al mondo del caffè, pensata per informare, confrontare prodotti e costruire una community di utenti.

Le idee di sviluppo imprenditoriale hanno toccato anche la progettazione di un braccio robotico per la chirurgia orale integrato con sistemi di intelligenza artificiale e il riciclo avanzato dei materiali compositi, in particolare delle fibre di vetro rinforzate, in un’ottica di economia circolare.

Al termine del percorso gli studenti matureranno crediti formativi universitari; inoltre, i cinque migliori progetti riceveranno un assegno da 5 mila euro ciascuno e, per i primi due classificati, è previsto anche un viaggio di formazione internazionale con visite in centri di alta innovazione.

«L'ICL – spiega il prof. Erik Vesselli – offre ai nostri studenti l'opportunità di un percorso di capacitazione in un contesto di co-working, creando un ambiente fertile per l'innovazione ed il maturare di proposte generative. Nel percorso formativo di uno studente questa esperienza consente di mettere al centro le motivazioni ed ultimamente il senso, il cui spazio è sempre più spesso ormai sostituito da quello di scopo. Burocrazia, procedure, indicatori, valutazioni, anche e soprattutto a livello istituzionale, tendono a ridurre tutto a prestazione misurabile, mentre è invece il senso ad essere legato al meccanismo generativo, portando all'innovazione. Sta in questo, appunto, il senso della nostra proposta».

«Gli studenti selezionati – sottolinea Salvatore Dore, coordinatore del percorso ICLab - sono eterogenei per formazione e provenienza: lo consideriamo un significativo valore aggiunto. La molteplicità di esperienze e di visioni favorirà la crescita delle competenze personali dei partecipanti attraverso le dinamiche di collaborazione e di lavoro in team. Questi elementi accelerano sia la creatività sia la solidità necessarie per lo sviluppo di progetti imprenditoriali».

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Dalla moda sostenibile alla robotica, dall’intelligenza artificiale alla blue economy: selezionati 29 studenti, con una forte presenza internazionale, provenienti da corsi di laurea triennale, magistrale e di dottorato
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