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UniTS e ICTP lanciano il primo Master al mondo in Metrologia delle radiazioni ionizzanti

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Misure accurate sono alla base di ogni diagnosi efficace e trattamento sicuro. È da questa esigenza fondamentale per la sicurezza dei pazienti che nasce a Trieste il primo Master universitario al mondo in Metrologia delle radiazioni, lanciato in collaborazione dal Centro internazionale di fisica teorica Abdus Salam di Trieste e dall’Università di Trieste. Questo nuovo percorso biennale, che ha preso il via il 26 gennaio, fa parte del Master di Studi Avanzati in Fisica Medica, ed è co-finanziato dall'Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica (AIEA). 

Le tecnologie mediche che fanno uso delle radiazioni, che comprendono tecniche molto diffuse come le radiografie, le TAC, o la radioterapia, permettono ogni anno di salvare molte vite. Utilizzarle per realizzare diagnosi e trattamenti adeguati e sicuri richiede professionisti altamente specializzati in grado di eseguire la calibrazione degli strumenti e assistere il personale medico nell'utilizzo dei risultati della calibrazione per garantire la sicurezza e l'efficacia della diagnostica e del trattamento con radiazioni. 

Il nuovo percorso in metrologia delle radiazioni a Trieste fornirà a un piccolo gruppo di studentesse e studenti selezionati, principalmente del Sud globale, le competenze manageriali e tecniche necessarie per diventare metrologi delle radiazioni qualificati nei loro paesi. Una volta laureati, i metrologi delle radiazioni lavoreranno in Laboratori di dosimetria secondari, centri istituiti dall'AIEA e dall'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) per assicurare la dosimetria delle radiazioni in conformità con le norme internazionali di sicurezza. Il loro lavoro consisterà nell’utilizzare le attrezzature specifiche necessarie alla misurazione delle radiazioni, effettuare le calibrazioni, valutarne i risultati e emettere i certificati di calibrazione.

Quattro studenti provenienti da Venezuela, Nigeria, Kenya e Sudafrica hanno già iniziato il loro percorso formativo. Durante il primo anno frequenteranno le lezioni del Master di Studi Avanzati in Fisica Medica, con corsi aggiuntivi incentrati sulla misurazione delle dosi e sulla calibrazione. Sono in corso discussioni con l'Agenzia nazionale italiana per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile (ENEA) per fornire parte del tirocinio previsto per il secondo anno, presso l'Istituto Nazionale di Metrologia delle Radiazioni Ionizzanti (INMRI-ENEA) a Roma o presso l'AIEA a Vienna, in Austria.

“Misurazioni accurate sono fondamentali per un uso sicuro ed efficace delle radiazioni ionizzanti. Questo programma di master all'avanguardia è un investimento strategico che sosterrà la salute e la sicurezza globali nell'uso delle radiazioni ionizzanti, formando esperti che garantiranno che le dosi di radiazioni diagnostiche e terapeutiche siano somministrate con precisione e standardizzate in tutto il mondo, ottimizzando l'esposizione dei pazienti e migliorando l'assistenza sanitaria”, ha affermato Mauro Carrara, capo della Sezione Dosimetria e Fisica delle Radiazioni Mediche dell'AIEA.

“Secondo le linee guida internazionali, prima di intraprendere un tirocinio e poi svolgere la professione, il fisico medico e l’esperto di metrologia delle radiazioni necessitano di un’appropriata istruzione post-laurea – ha aggiunto Donata Vianelli, rettrice dell’Università di Trieste – il nostro Master di Studi Avanzati in Fisica Medica garantisce tutte le competenze necessarie all’ingresso in ospedale o in un centro di metrologia”.

“Siamo grati all'AIEA, all'Università di Trieste e a tutti i nostri partner per la collaborazione e gli sforzi profusi nel creare insieme un programma di fisica medica solido e di successo. Si tratta di un meraviglioso esempio di collaborazione multilaterale volta a rispondere alla crescente necessità in tutto il mondo di competenze scientifiche in questo importante settore. Il lavoro che abbiamo svolto insieme ha aperto la strada alla nuova specializzazione in metrologia delle radiazioni. Siamo entusiasti di sostenere la formazione di professionisti che svolgeranno un ruolo fondamentale in questo campo", ha dichiarato Atish Dabholkar, direttore dell'ICTP.

 

Master di Studi Avanzati in Fisica Medica (MMP)

Il Master di Studi Avanzati in Fisica Medica (MMP) è un programma di formazione della durata di due anni gestito congiuntamente dall'ICTP e dall'Università di Trieste. Il programma offre a giovani laureati in fisica o in discipline affini (provenienti principalmente dai paesi in via di sviluppo) una formazione post-laurea teorica e clinica che consente loro di ottenere il riconoscimento come fisici medici clinici nei propri paesi d'origine. Il programma comprende un anno di corsi di base e avanzati (tenuti in inglese) preparati con l'assistenza di esperti dell'ICTP, dell'Università di Trieste, dell'Agenzia internazionale per l'energia atomica (AIEA) e di consulenti esterni nominati. Segue un anno di formazione clinica professionale presso un reparto di fisica medica di un ospedale italiano appartenente alla rete di formazione del programma.

Finora, quasi 190 fisici medici hanno completato il programma, lanciato nel 2014. Provengono da oltre 70 paesi diversi, principalmente del Sud del mondo. Circa 90 di loro provengono dall'Africa, 44 dall'Asia, 41 dall'America Latina e dai Caraibi, 14 dall'Europa e 1 dall'Oceania. Quasi il 40% di loro sono donne.

Dal prossimo anno accademico, una nuova collaborazione con l'Università delle Nazioni Unite, attraverso l'International Institute for Global Health, arricchirà l’offerta formativa di entrambi i percorsi del Master di Studi Avanzati in Fisica Medica proponendo un corso di Etica medica e su tematiche di accesso alle cure a livello globale.

Il MMP è co-sponsorizzato dall'AIEA e sostenuto dall'Organizzazione Internazionale di Fisica Medica (IOMP), dalla Federazione Europea delle Organizzazioni di Fisica Medica (EFOMP) e dall'Associazione Italiana di Fisica Medica (AIFM), in collaborazione con l'ospedale universitario di Trieste. Il programma di master è accreditato dall'Organizzazione Internazionale di Fisica Medica (IOMP).

 

Abstract
Il nuovo percorso formativo permetterà a studenti e studentesse del Sud globale di acquisire competenze chiave per garantire la sicurezza dei pazienti e la precisione delle diagnosi
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Porti, popolazioni, società in un'area di frontiera

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Sette incontri per leggere la storia giuliana tra migrazioni, identità e memorie

Dai porti romani di Aquileia e Tergeste alla cantieristica di Monfalcone, dalla Trieste “multiculturale” alle memorie delle due guerre mondiali a Gorizia, fino alla storia della Regione Friuli Venezia Giulia: sette tappe per attraversare duemila anni di trasformazioni, frontiere e convivenze nell’area giuliana. 

Intorno a questi ed altri temi si svilupperà “Porti, popolazioni, società in un’area di frontiera”, il ciclo di seminari divulgativi promosso dall’Università di Trieste attraverso il Dipartimento di Studi Umanistici (DiSU), con il fondamentale contributo della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia. Il percorso, che prende il via mercoledì 21 gennaio, legge la storia giuliana tra migrazioni, identità e memorie.

L’iniziativa è concepita come itinerante e si articolerà in sei incontri aperti al pubblico che toccheranno quattro città del Friuli Venezia Giulia - TriesteGorizia, Grado e Ronchi dei Legionari - con l’obiettivo di coinvolgere un pubblico ampio, interessato ad approfondire alcuni aspetti cruciali della storia giuliana di lungo periodo nella nostra regione. 

«I sei incontri - spiega Tullia Catalan, docente di Storia contemporanea dell'Università di Trieste e coordinatrice scientifica del progetto - vedranno storici ed esperti confrontarsi in una prospettiva interdisciplinare, su temi quali la portualità dell'area dalle origini romane ai suoi sviluppi odierni, i confini sociali, nazionali e linguistici propri di un'area di frontiera, le memorie dei due conflitti mondiali, le trasformazioni economiche e i flussi migratori di ieri e di oggi». 

Si tratta di tematiche su cui l'Università di Trieste è impegnata anche in una prospettiva internazionale attraverso Transform4Europe, l'Alleanza europea di atenei che UniTS ha contribuito a fondare e che valorizza l'importanza del ruolo delle università nei territori di confine.

All'organizzazione degli incontri hanno collaborato attivamente le istituzioni del territorio. «A Trieste, Grado, Ronchi e Gorizia si sono offerte di ospitare e di promuovere gli eventi - sottolinea Catalan - a testimonianza dei buoni rapporti che l'Ateneo triestino ha stretto negli anni con le realtà culturali dell'area giuliana». 

L'evento conclusivo, dedicato alla nascita e allo sviluppo della Regione Friuli Venezia Giulia, avrà luogo a Trieste il 17 aprile 2026 e sarà organizzato in collaborazione con il Dipartimento di Studi Umanistici e del patrimonio culturale dell'Università di Udine.


Programma

21 gennaio, ore 16.30, Sala Costantinides del Civico Museo Sartorio (Largo Papa Giovanni XXIII, 1), Trieste
Alla scoperta del mondo antico: i due porti romani e le popolazioni di Aquileia e Tergeste
con Fulvia Mainardis (UniTS), Emanuela Murgia (UniTS), Monica Chiabà (UniTS) e Tullia Catalan (UniTS)

Le origini romane dei due porti e la loro vocazione commerciale verranno ripercorse attraverso le testimonianze archeologiche di Trieste ed Aquileia. Gli esperti ci racconteranno la società nei due porti, ci parleranno dei commerci marittimi e delle varie genti che sono transitate attraverso la regione portando nuove lingue, culture e saperi.


25 febbraio, ore 16.30, Sala Costantinides del Civico Museo Sartorio (Largo Papa Giovanni XXIII, 1), Trieste
 Ricchi e poveri a Trieste dal Medioevo all'età contemporanea  
con Miriam Davide (UniTS), Andrea Scartabellati (ricercatore indipendente), Antonio Trampus (Università Ca' Foscari Venezia) e Tullia Catalan (UniTS)

La società locale e la sua popolazione verranno analizzate dagli esperti delle varie epoche attraverso le lenti della giustizia sociale; della filantropia e della beneficenza, con uno sguardo sulla vita quotidiana e sui bisogni di una popolazione multi-etnica e multi-religiosa. Ci si soffermerà su istituzioni importanti come l'Istituto Generale del Poveri visto nelle sue trasformazioni dal periodo asburgico a quello fascista per arrivare al suo ruolo importante odierno in un'ottica di welfare contemporaneo.


4 marzo, ore 16.30, Sala conferenze del Consorzio Culturale del Monfalconese (Piazza Unità d'Italia, 24), Ronchi dei Legionari
 La cantieristica e la città. Il "cantiere" Monfalcone dall'Ottocento a oggi  
con Massimo Degrassi (UniTS), Giuseppe Grimaldi (UniTS), Giulio Mellinato (Università degli Studi di Milano-Bicocca) e Tullia Catalan (UniTS) 

L'incontro mira a ripercorrere la storia del rapporto fra il cantiere navale e la città dal periodo asburgico ad oggi. Attraverso la storia del lavoro, la storia dei mutamenti degli spazi urbani legati al cantiere (la factory town) e la storia delle migrazioni verranno ricostruite le tappe della trasformazione di Monfalcone in un odierno laboratorio della globalizzazione del lavoro.


5 marzo, ore 16.30, Sala del Consiglio Comunale di Grado, (Municipio, Piazza Biagio Marin, 4), Grado
 Grado fra Austria e Italia. La vocazione turistica di una città di mare  
con Massimo Degrassi (UniTS), Luciano Cicogna (Comune di Grado), Paride Camuffo (ricercatore indipendente) e Tullia Catalan (UniTS)

L'attrattività turistica di Grado va fatta risalire all'Ottocento, quando essa divenne luogo di cure marine e di riposo estivo per la borghesia austriaca. Ciò portò alla trasformazione architettonica dei suoi spazi urbani, all'organizzazione di una sociabilità stagionale destinata a durare nel tempo e al suo trasformarsi con il trascorrere del tempo in un luogo di cura particolarmente apprezzato dal turismo fino a oggi. Grado può essere infatti vista come un laboratorio del turismo sostenibile contemporaneo, grazie a questa sua vocazione di lungo periodo.


30 marzo, ore 16.30, Sala conferenze dei Musei provinciali di Gorizia, (Borgo castello, 13), Gorizia
 Monumenti, musei e memorie delle due guerre mondiali a Gorizia   
con Massimo Baioni (Università Statale di Milano), Massimo Degrassi (UniTS); Alessandro Cattunar (Associazione Quarantasettezeroquattro) e Tullia Catalan (UniTS)

Gorizia è stata pesantemente segnata dalle violenze delle due guerre mondiali, che hanno lasciato i loro segni e testimonianze di memoria materiali e immateriali. Essa rappresenta oggi la città simbolo dei proficui e pacifici rapporti fra Italia e Slovenia e il confine è diventato un luogo di attraversamenti di culture, anche attraverso la sua musealizzazione da entrambe le parti. L'incontro si incentrerà attraverso voci diverse su tutti questi aspetti.


1° aprile, ore 16.30, Sala Costantinides del Civico Museo Sartorio (Largo Papa Giovanni XXIII, 1), Trieste
  Città multiculturale; "Città italianissima"; Città della scienza: Trieste fra Ottocento e Novecento    
con Luca Giuseppe Manenti (Società internazionale di divulgazione Manlio Cecovini per gli studi storici sociali ed etici), Tullia Catalan (UniTS), Elisabetta Vezzosi (UniTS) e Alessandro Carrieri (UniTS)

Il grande porto asburgico, crocevia di culture e religioni, dopo la I guerra mondiale subì una profonda trasformazione, subendo ingenti trasformazioni nella sua popolazione in seguito a migrazioni e immigrazioni e a una politica di nazionalizzazione delle masse voluta dall'Italia. Il confine con l'Europa dell'Est divenne per lungo tempo un muro, contrapponendo violentemente fra loro sloveni ed italiani. Tale clima perdurò anche dopo la seconda guerra mondiale, per allentarsi con la generale distensione avvenuta fra gli anni Sessanta e Settanta del Novecento, grazie anche al ruolo svolto in città dalla cultura e dalla scienza, veri e propri ponti verso l'Est anche durante la Guerra fredda.

 

17 aprile, ore 15.00, Sala multimediale Tessitori del Palazzo della Regione FVG, (Piazza Guglielmo Oberdan, 5), Trieste
Friuli-Venezia Giulia 1963-2025. Istituzione e storia di una regione a statuto speciale
  con Raoul Pupo (UniTS), Igor Guardiancich (Università degli Studi di Padova), Patrick Karlsen (UniTS), Tullia Catalan (UniTS), Elena D’Orlando (Università degli Studi di Udine), Andrea Tilatti (Università degli Studi di Udine) e Andrea Zannini (Università degli Studi di Udine).

L'evento conclusivo si svolgerà in collaborazione tra le Università di Trieste e di Udine sulla tematica della costituzione e del successivo sviluppo della Regione Friuli Venezia Giulia, come regione a statuto speciale, istituita con legge costituzionale 31 gennaio 1963. L’incontro terrà in considerazione sia gli aspetti giuridici della costituzione della Regione, ma anche le motivazioni storiche fondative della medesima.

 

Abstract
Al via il 21 gennaio la rassegna promossa dal Dipartimento di Studi Umanistici che toccherà quattro città del Friuli Venezia Giulia
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Geochimica ma anche geopolitica: la Winter School del MIGe e dell’Università di San Paolo

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Il Dipartimento di Matematica, Informatica e Geoscienze (MIGe) ha ospitato, nei giorni scorsi, la Winter School “Deep-sea Mineral Deposits: from Biogeochemistry to Geopolitics”, che si è svolta nelle sedi del comprensorio del Parco di San Giovanni, toccando temi che hanno intrecciato scienza, ambiente e scenari globali di grande attualità.

L’iniziativa, con il patrocinio della So.Ge.I. (Società Geochimica Italiana), è stata organizzata nell’ambito del Memorandum of Understanding siglato tra l’Ateneo triestino e l’Università di San Paolo (Brasile) e rientra nelle attività del Protocollo esecutivo fra l’Istituto Oceanografico della USP e il MIGe.

Il programma ha offerto una panoramica sui giacimenti minerari in acque profonde (noduli polimetallici, croste ricche di cobalto, solfuri idrotermali), sull’attività microbica associata – in analogia con le evidenze delle prime forme di vita sulla Terra – e sulle tecniche analitiche d’indagine, dalla spettroscopia Raman alle metodologie basate sulla luce di sincrotrone. Ampio spazio è stato dedicato anche agli aspetti ambientali, economici e geopolitici legati all’estrazione mineraria in mare profondo, in un contesto segnato dalla crescente domanda di materie prime critiche per la transizione energetica e digitale.

All’attività formativa internazionale hanno preso parte quasi quaranta partecipanti tra studenti, dottorandi, tecnici di laboratorio, ricercatori e docenti, provenienti anche da altri atenei italiani e dall’estero. Il programma ha valorizzato il contributo dei relatori dell’università brasiliana: il prof. Christian Millo (Institute of Oceanography), geochimico marino, il prof. Douglas Galante (Institute of Geosciences), astrobiologo, Fernanda Jamel, PhD candidate in Microbiology, e il tecnico di laboratorio Evandro Pereira da Silva.

Gli organizzatori stanno programmando un’edizione brasiliana della Winter School il prossimo luglio, presso l’Università di San Paolo, con la partecipazione di docenti triestini in qualità di relatori. La collaborazione tra USP e MIGe sta inoltre definendo iniziative di mobilità per studenti e dottorandi, con periodi di tirocinio presso entrambi gli atenei: a marzo è previsto l’arrivo di una studentessa brasiliana proveniente da San Paolo, che sarà ospite del MIGe nel gruppo di ricerca MercuRILab coordinato dal prof. Stefano Covelli, referente UniTS del protocollo d’intesa.

Abstract
L’iniziativa organizzata nell’ambito del MoU tra UniTS e l’ateneo brasiliano ha coinvolto studenti, dottorandi, tecnici, ricercatori e docenti
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Il Fondo Italiano per la Scienza premia la ricerca UniTS: 3 mln di euro per finanziare altri due progetti

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Dalla rigenerazione del cuore alla progettazione di celle solari più efficienti: il Fondo Italiano per la Scienza (FIS) assegna ulteriori 3 milioni di euro a due ricerche di frontiera dell’Università di Trieste. Il finanziamento riguarda SOFTEN, dedicato a nuovi approcci per invertire la fibrosi e promuovere la rigenerazione del tessuto cardiaco, e A DIGITal twin for efficient solar CELLs, che svilupperà un “gemello digitale” capace di simulare una cella solare nella sua complessità e accelerare, in modo predittivo, la scoperta di nuovi materiali fotovoltaici.

Il FIS è un'iniziativa del Ministero dell'Università e della Ricerca (MUR) che sostiene la ricerca di eccellenza sul modello dei programmi ERC europei, con linee competitive pensate per accompagnare il percorso delle ricercatrici e dei ricercatori in diverse fasi di carriera. I due finanziamenti ottenuti confermano la capacità di UniTS di produrre ricerca di frontiera e, al tempo stesso, di essere un punto di riferimento attrattivo per progetti ad alta competitività internazionale.

Il progetto SOFTEN – Reversal of cardiac fibrosis and promotion of tissue regeneration through controlled SOFTENing of the extracellular matrix milieu, coordinato da Pasquale Sacco del Dipartimento di Scienze della Vita, è finanziato con circa 1,65 milioni di euro e affronta una delle sfide più complesse della medicina contemporanea: dopo una lesione, il cuore umano adulto non è in grado di rigenerarsi efficacemente e tende a sviluppare fibrosi che ne compromette la funzione.

L’idea nasce da quanto osservato in specie come lo zebrafish, capace di rigenerare il cuore grazie a un temporaneo “ammorbidimento” della matrice extracellulare. SOFTEN mira a riprodurre e controllare questo comportamento con biomateriali progettati ad hoc, combinando chimica dei polimeri, progettazione di materiali e metodi di biologia cellulare e molecolare, per comprendere e indirizzare i meccanismi di riparazione del tessuto cardiaco.

Il progetto A DIGITal twin for efficient solar CELLs, finanziato con circa 1,33 milioni di euro, è guidato da Virginia Carnevali e per svilupparlo di trasferirà dall’École Polytechnique Fédérale de Lausanne (EPFL) al Dipartimento di Fisica dell’Università di Trieste.

Lo studio mira allo sviluppo di un digital twin di una cella solare, capace di simulare il dispositivo nella sua piena complessità fisica e strutturale e di diventare uno strumento predittivo sia per l’efficienza di conversione sia per la scoperta di nuovi materiali fotovoltaici. L’approccio integra simulazioni quantistiche, dinamica molecolare, metodi statistici e dati sperimentali, con l’obiettivo di avvicinare ricerca fondamentale e ingegneria dei dispositivi in un campo chiave per le energie rinnovabili.

La scelta di Trieste e del Dipartimento di Fisica, spiega la ricercatrice, si inserisce in un contesto di riconosciuta competenza internazionale nello sviluppo di codici e tecniche di simulazione per lo studio delle proprietà strutturali ed elettroniche dei materiali, con ulteriori opportunità di collaborazione legate anche a infrastrutture sperimentali di eccellenza presenti sul territorio e a una rete di collaborazioni scientifiche costruita a partire dal dottorato svolto proprio a Trieste.

I finanziamenti del Fondo Italiano per la Scienza dei progetti di Sacco e Carnevali si aggiungono ai tre già annunciati il 1° dicembre 2025, attribuiti a Paolo Fornasiero (2,3 milioni di euro) e Federico Rosei (1,9 milioni di euro) del Dipartimento di Scienze Chimiche e Farmaceutiche e a Matteo Marinelli (1,1 milioni di euro) del Dipartimento di Fisica. Nel complesso, in questa tornata, FIS ha selezionato cinque progetti UniTS che riceveranno fondi per 8.2 milioni di euro.

“Siamo molto soddisfatti per questi risultati – commenta la rettrice Donata Vianelli -. Il Fondo Italiano per la Scienza applica criteri particolarmente rigorosi nella valutazione dei progetti e il risultato ottenuto conferma la capacità dell’Università di Trieste di progettare ricerca in grado di attrarre finanziamenti e, in questo caso, anche capitale umano. I programmi selezionati testimoniano il nostro impegno su frontiere strategiche, come la ricerca biomedica e dei biomateriali per affrontare grandi sfide della salute e la modellistica avanzata dei materiali e dei dispositivi per le energie rinnovabili”.

Abstract
Con i progetti di Sacco (DSV) e Carnevali (DF) salgono a cinque gli studi finanziati in questa tornata dal FIS, per un totale di oltre 8 mln di euro
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“Convivere con Auschwitz e l’umana barbarie”, nel Giorno della Memoria UniTS ricorda le vittime dell’Olocausto

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In occasione del Giorno della Memoria, l’Università di Trieste promuove, in collaborazione con Stazione Rogers, il 12° Convegno multidisciplinare “Convivere con Auschwitz”, in programma oggi alle 17 al Teatro Miela, .

Nato per mettere in dialogo saperi diversi e tenere viva una riflessione scientifica e civile sulle memorie della Shoah e della deportazione, il convegno propone, nella giornata che celebra le vittime dell’Olocausto, un percorso di approfondimento che unisce ricerca, testimonianze e linguaggi culturali.

L’edizione 2026 di Convivere con Auschwitz, caratterizzata dal sottotitolo “e l’umana barbarie”, delinea una lettura tra memoria storica e attualità: l’esperienza di Auschwitz non è solo un capitolo del passato, ma un criterio per riconoscere i segnali della disumanizzazione quando riemergono linguaggi d’odio, pregiudizi e forme di intolleranza, fino alla violenza contro i civili.

In questa prospettiva si colloca la presenza di ospiti che, da contesti diversi, riportano l’attenzione sul valore della testimonianza e della responsabilità individuale. Dal Giappone, Terumi Tanaka, Premio Nobel per la Pace 2024 e rappresentante di Nihon Hidankyo (l’associazione dei sopravvissuti alle bombe atomiche di Hiroshima e Nagasaki), porta al convegno uno sguardo che connette tra loro le memorie dei grandi traumi del Novecento e il loro insegnamento per il nostro tempo.

Accanto alla riflessione, trovano spazio anche i linguaggi della cultura e del teatro: Giorgio Cantarini torna al convegno con un monologo dedicato a Giorgio Perlasca, per ricordare come, anche nelle fasi più buie, possano emergere scelte capaci di salvare vite. E l’intervento di Bruno Bozzetto – con la presentazione di un episodio di Allegro non troppo – contribuisce a ravvivare la memoria con la forza evocativa delle immagini, come strumento di consapevolezza e di educazione.

Il programma prevede, inoltre, la relazione del decano di Ateneo Mauro Barberis (“Inizio della barbarie e fine della scrittura”), l’approfondimento di Sabina Passamonti (Università di Trieste, Dipartimento di Scienze della Vita) su “I novecento giorni di Leningrado. La fame come moderno strumento di guerra”, e la testimonianza di Giuseppe Cantarini (neuropsichiatra) su “La Memoria di Giosuè. Famiglia, Benigni, Perlasca”. In chiusura, spazio alla riflessione sulle immagini della guerra con Mauro Rossi su Henry Tonks e alla presentazione, a cura di Elena Tonzar (EUT – Edizioni Università di Trieste), dei volumi 10 e 11 del convegno disponibili su OpenStarTs; la conclusione è affidata a Gianni Peteani, con un intervento dedicato ad Anna Frank.

In apertura sono previsti i saluti istituzionali della rettrice Donata Vianelli, seguiti dagli interventi di Giuseppina Scavuzzo (presidente Stazione Rogers Trieste) e Enzo D’Antona (presidente Teatro Miela). Modera Pierluigi Sabatti, presidente del Circolo della Stampa di Trieste.

La direzione scientifica del Convegno è di Mauro Barberis, decano di Ateneo e docente di Filosofia del Diritto; l’organizzazione è curata da Gianni Peteani, presidente del Comitato permanente Ondina Peteani

L'evento è ad ingresso libero e sarà trasmesso anche in diretta streaming sui canali YouTube di Stazione Rogers e del Teatro Miela.

L'Università di Trieste, in occasione della Giorno della Memoria, illuminerà la facciata di rosso.

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La 12esima edizione del Convegno delinea una lettura tra memoria storica e attualità per riconoscere i segni della disumanizzazione. Tra gli ospiti il premio Nobel per la pace Terumi Tanaka
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Matteo Parenzan fa viaggiare UniTS con la Fiaccola Olimpica

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Matteo Parenzan, campione paralimpico di tennistavolo e studente dell’Università di Trieste, sarà oggi tra i tedofori che attraverseranno il capoluogo giuliano con la Fiamma Olimpica Milano Cortina 2026, correndo una delle ultime frazioni che porteranno all’arrivo in piazza Unità d’Italia.

Nel tratto triestino della staffetta che unisce la società e i valori del mondo dello sport, Parenzan sarà in compagnia di altri grandi atleti triestini come il cestista Alberto Tonut, la fiorettista Margherita Granbassi, la judoka Veronica Toniolo e la velista Giovanna Micol, in un passaggio di testimone che unisce storie e discipline diverse sotto il simbolo dei cinque cerchi.

Per la comunità UniTS è un motivo di orgoglio: Parenzan incarna con determinazione e successo la dual career di studente universitario - frequenta con ottimi risultati il corso di laurea in Scienze Politiche e dell’Amministrazione - e di atleta di alto livello. Ci ha reso, intatti, parte di uno straordinario percorso sportivo che lo ha visto conquistare i titoli di campione del mondo 2022, campione europeo 2023 e soprattutto oro paralimpico a Parigi 2024 nella classe 6 del tennis tavolo.

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Lo studente del DiSPeS e campione paralimpico di ping-pong è uno dei tedofori scelti da Milano-Cortina 2026
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Fondazione AIRC finanzia due progetti UniTS: IA strumento fondamentale per la ricerca sul cancro

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Fondazione AIRC sostiene anche per il 2026 la ricerca italiana in ambito oncologico attraverso diverse tipologie di grant che puntano a rendere il sistema scientifico nazionale più competitivo. L’Università di Trieste beneficia quest’anno di due finanziamenti che rafforzano un filone di lavoro in cui l’intelligenza artificiale viene applicata a dati genomici e clinici per comprendere come i tumori evolvono e come rispondono alle terapie.

Il prof. Giulio Caravagna, docente di Informatica al Dipartimento di Matematica, Informatica e Geoscienze (MIGe), è destinatario di un Bridge Grant di un anno (quasi 100 mila euro), che arriva al termine del My First AIRC Grant quinquennale e consente di dare continuità agli studi avviati finora. Il progetto — Characterising genotype and phenotype clonal evolution of response to therapy with Artificial Intelligence — mantiene al centro l’analisi dell’evoluzione clonale nelle leucemie, in collaborazione con CRO Aviano e IRCCS Ospedale San Raffaele e, in questa nuova fase, con Area Science Park. Il gruppo utilizzerà strumenti sviluppati nel primo progetto per studiare i processi che guidano lo sviluppo delle leucemie e per mettere a punto metodi innovativi a supporto di strategie sempre più mirate di medicina di precisione.

AIRC rinnova il sostegno anche al percorso di Alice Antonello, giunta al secondo dei tre anni di durata del progetto Dissecting the role and mechanisms of chromosomal instability in cancer evolution using Artificial Intelligence, che riceverà complessivamente oltre 100mila euro nel corso del triennio. La ricerca si concentra sull’applicazione di metodi di intelligenza artificiale a dati di DNA per chiarire il legame tra l’insorgenza di specifiche mutazioni e l’esposizione ad agenti mutageni: un passaggio cruciale per riconoscere con maggiore precisione i fattori di rischio e orientare strategie di prevenzione e contrasto.

La comunicazione dei finanziamenti AIRC avviene, come di consueto, in concomitanza con Le Arance della Salute, l’iniziativa che unisce raccolta fondi e sensibilizzazione sull’importanza della prevenzione attraverso abitudini salutari. Sabato 24 gennaio migliaia di volontarie e volontari saranno nelle piazze con reticelle di arance rosse, vasetti di marmellata e miele; insieme ai prodotti solidali sarà disponibile anche una pubblicazione speciale pensata per aiutare i cittadini a distinguere informazioni false da contenuti fondati sulla scienza, sfatando alcuni miti su alimentazione, attività fisica e stili di vita.

A Trieste i banchetti saranno presenti in via Dante angolo via San Nicolò, Piazzale Rosmini, Campo San Giacomo e al Centro commerciale Torri d’Europa.

 

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I ricercatori del MIGe proseguono la loro collaborazione con AIRC anche nel 2026: Giulio Caravagna ottiene un Bridge Grant annuale, mentre prosegue il Post-doc di Alice Antonello
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“Ingenio al femminile”: il premio per la migliore tesi di Dottorato va a Giulia Saccomano

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La quinta edizione del Premio “Ingenio al femminile”, nella categoria “Migliore tesi di Dottorato”, va quest’anno alla dottoranda UniTS Giulia Saccomano per il suo lavoro «From pixels to diagnosis: applications of X-ray Virtual Histology (XVH) in clinical pathology».

Promosso dal Consiglio Nazionale degli Ingegneri per contribuire alla valorizzazione dei talenti e delle professionalità femminili dell’ingegneria, il Premio è quest’anno ispirato al tema «Intelligenza Artificiale per le nuove sfide del 2050».

Questa la motivazione:

“L’esame istopatologico tradizionale fornisce immagini bidimensionali vincolate al piano di taglio del campione istologico. La XVH è invece una tecnica che consente osservazioni tridimensionali ad alta risoluzione, in modo non distruttivo, preservando la struttura dell’organo sottoposto ad esame. Il lavoro di ricerca ha previsto l'integrazione di algoritmi avanzati di deep learning per gestire e analizzare i grandi insiemi di dati XVH. Con una segmentazione automatizzata dell’organo nelle immagini XVH si migliora l'identificazione di caratteristiche critiche come l'architettura cellulare e i margini di una massa tumorale, potendo anche calcolare con esattezza i valori dei marcatori prognostici senza bisogno di sezionare fisicamente la parte interessata. Il lavoro di ricerca ha portato all'integrazione tra imaging clinicodiagnostico del Dip. di Anatomia patologica dell’Ospedale di Trieste e imaging fisico-sperimentale del Sincrotrone Elettra di Trieste, e all’applicazione di algoritmi di IA, in collaborazione con il Computational Pathology Group presso Radboud UMC (Paesi Bassi), per migliorare la segmentazione automatica delle masse tumorali e superare i limiti dell’istopatologia tradizionale”.

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La dottoranda UniTS ha presentato la migliore tesi ispirata al tema «Intelligenza Artificiale per le nuove sfide del 2050»
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Economia del mare, UniTS presenta “Leap to blue”: quasi 3 mln in voucher per le PMI

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Rafforzare la competitività delle PMI attraverso lo sviluppo di competenze strategiche, l’accesso a servizi qualificati e la costruzione di collaborazioni transfrontaliere lungo la filiera dell’economia del mare. Sono questi gli obiettivi di LEAP TO BLUE – Unleash the potential for joint transition in the blue economy, progetto del Programma Interreg Italia–Croazia 2021–2027 presentato oggi all’Università di Trieste, che è partner dell’iniziativa attraverso il Dipartimento di Scienze Economiche, Aziendali, Matematiche e Statistiche (DEAMS).

L’Ateneo triestino partecipa al progetto all’interno di un partenariato guidato dall’Università di Zara (Lead partner) e composto anche da Unioncamere del Veneto, ARTI Puglia – Agenzia Regionale per la Tecnologia, il Trasferimento tecnologico e l'Innovazione, Università di Zagabria – FER e Croatian Chamber of Economy.

LEAP TO BLUE è un progetto OSI – Operation of Strategic Importance, cioè un’operazione di cooperazione transfrontaliera a valenza strategica individuata dal Programma Interreg Italia–Croazia 2021–2027 per rispondere a bisogni comuni dei territori che si affacciano sull’Adriatico con soluzioni condivise e ad alto impatto. Con una durata di 36 mesi fino a giugno 2028 e un budget complessivo di circa 6,1 milioni di euro, il progetto sostiene la doppia transizione digitale e verde delle imprese della blue economy attraverso un modello integrato che combina capacity building, cioè formazione e rafforzamento delle competenze e delle capacità organizzative, e matchmaking e networking, ovvero l’incontro tra domanda e offerta e la costruzione di reti di collaborazione tra imprese e attori dell’ecosistema dell’innovazione. 

«L’Università di Trieste – spiega Rubina Romanello, docente di Economia e Gestione delle Imprese e responsabile scientifica del progetto per l’Ateneo – si focalizza in particolare su attività di upskilling, cioè il potenziamento delle competenze già presenti, e di reskilling, la riqualificazione verso nuove competenze, per sostenere lo sviluppo del capitale umano e favorire innovazione, sostenibilità e crescita».

«In qualità di capofila l’Università di Zara sarà il cuore scientifico del progetto – sostiene Andrea Vitlov dell’Università di Zara, communication manager di LEAP TO BLUE -. Il nostro obiettivo è tradurre i risultati della ricerca in soluzioni pratiche che aiutino a far crescere la blue economy, tutelando al contempo la salute del nostro ambiente. Ci auguriamo che il progetto possa diventare un modello per il futuro, dimostrando che successo economico e sostenibilità ambientale possano procedere di pari passo».

In quanto OSI, LEAP TO BLUE rientra tra i progetti più strutturati e finanziariamente rilevanti del Programma, realizzati da partenariati altamente qualificati e orientati a risultati concreti, come la sperimentazione di nuovi servizi e soluzioni e lo sviluppo di percorsi congiunti in settori strategici per l’area adriatica.

I sei partner del progetto definiranno un catalogo di servizi rivolto alle aziende: l’accesso sarà regolato da un sistema di voucher che saranno disponibili attraverso due call in programma rispettivamente nell’autunno 2026 e nell’estate 2027. I servizi che il progetto intende offrire alle PMI riguardano l’internazionalizzazione, l’offerta di alta formazione (su digitale e ESG) e aggiornamento delle competenze (upskilling) e la capacità di innovazione e trasferimento tecnologico, con l’obiettivo di accompagnare le imprese nelle transizioni in corso e rafforzarne la capacità di competere.

«LEAP TO BLUE – afferma Jelena Grancarić Milin, responsabile del Dipartimento di Trasferimento Tecnologico dell’Università di Zara - intende offrire alle PMI della blue economy, attraverso una combinazione di voucher e iniziative dedicate, un accesso rapido a competenze specialistiche, capacità e partnership transfrontaliere in grado di promuovere innovazione e crescita dei mercati».

«Il progetto – riprende Romanello – dispone infatti di quasi tre milioni di euro destinati al finanziamento di 162 voucher, per servizi di valore medio pari a 18 mila euro per impresa. L’Università di Trieste potrà stanziare oltre 400 mila euro per sostenere percorsi di formazione e sviluppo di competenze in chiave digitale e ambientale».        
I voucher saranno assegnati a coppie di imprese composte da un’azienda italiana e da una croata, con l’obiettivo di attivare 81 partnership transfrontaliere e favorire collaborazioni stabili lungo la filiera adriatica della blue economy. I servizi finanziati saranno erogati gratuitamente alle imprese, nel rispetto del quadro regolatorio applicabile, compreso quello relativo agli aiuti di Stato, secondo le modalità previste dal Programma.

Dopo la presentazione ufficiale alla stampa, l’Università di Trieste ospita nel pomeriggio il workshop regionale “LEAP TO BLUE: Opportunità e Servizi per le PMI nella Blue Economy” per approfondire strumenti, servizi e opportunità del progetto e contribuire alla definizione di un’offerta realmente coerente con i bisogni delle imprese.        

L’appuntamento è rivolto al target del progetto: le piccole e medie imprese attive nei settori dell’economia del mare e gli attori della formazione, della ricerca e del supporto all’innovazione. «Il workshop  chiarisce Guido Bortoluzzi, prorettore ai rapporti con le imprese e il territorio, Università di Trieste  è pensato per mettere a confronto PMI e stakeholder del territorio e raccogliere feedback attivi utili a definire un catalogo di servizi adeguato alle necessità delle aziende, sia nei contenuti sia nelle modalità di accesso». 

L’incontro ha in programma anche una sessione di approfondimento dedicata alle principali sfide per le PMI con gli interventi tra gli altri di Francesco Venier, docente UniTS e MiB ed esperto di innovazione organizzativa, Carlo Poloni docente UNITS e Presidente di ESTECO, Luca Braidotti, docente UniTS e CEO di Sipeom Srl, e Bostjan Lozer, advisor strategico su modelli di business. 

 

Abstract
Il progetto del programma Interreg ITA-CRO sostiene la doppia transizione verde e digitale. L’Università di Trieste si occuperà di formazione e capacity building delle imprese
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Un nuovo anticorpo monoclonale contro i linfociti per trattare la piastrinopenia immune

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Un anticorpo monoclonale aggiunto alla terapia standard può offrire maggiori chance di risposta stabile nel tempo ai pazienti con piastrinopenia immune (ITP). È quanto emerge da uno studio internazionale pubblicato sul New England Journal of Medicine, che vede come autore senior il prof. Francesco Zaja, docente di Ematologia dell’Università di Trieste e direttore della Struttura Complessa di Ematologia dell’Azienda Sanitaria Universitaria Giuliano Isontina.

La piastrinopenia immune (ITP) è una malattia autoimmune che comporta una riduzione nel sangue delle piastrine (frammenti cellulari essenziali per la coagulazione) e un aumentato rischio emorragico a livello di cute, mucose e nei casi più gravi di organi e tessuti profondi. A questi sintomi spesso si associano stanchezza e limitazioni nello svolgimento delle attività quotidiane, con un impatto significativo sulla qualità di vita. 

In Europa si contano circa 3 nuovi casi ogni 100.000 persone/anno. La piastrinopenia immune può colpire in ogni fase della vita: in età pediatrica è più spesso secondaria ad alcune infezioni virali e tende ad autorisolversi; negli adulti, invece, questa malattia più frequentemente insorge in modo insidioso senza una un’apparente causa. 
Il trattamento cortisonico che rappresenta la terapia di attacco per i pazienti sintomatici risulta molto spesso inefficace nel lungo termine, cosicchè la malattia tende a cronicizzare e a richiedere trattamenti continuativi per poter mantenere valori di piastrine di sicurezza. Specie in questi casi la disponibilità di terapie alternative non tossiche ed in grado di determinare risposte durature appare molto importante. 

Lo studio pubblicato da NEJM ha rivelato che ianalumab, un anticorpo monoclonale che agisce sul recettore BAFF dei linfociti B (alcune cellule del sistema immunitario responsabili della produzione di anticorpi), aggiunto alla terapia con eltrombopag (farmaco orale già impiegato per aumentare la produzione di piastrine) può migliorare il controllo della malattia. 

Un elemento di forte interesse è la breve durata del trattamento previsto dal protocollo: quattro infusioni mensili di ianalumab, con l’obiettivo di ottenere un beneficio che si mantenga anche oltre la fase di somministrazione. In termini pratici, il traguardo è chiaro: intervenire in una fase precoce di malattia con farmaci di nuova generazione selettivi su alcune componenti del sistema immunitario in grado di incrementare la conta delle piastrine, ridurre il rischio di ricaduta e la necessità di terapie di salvataggio.

I risultati provengono da un trial clinico internazionale di fase 3, quella più avanzata che conferma efficacia e sicurezza prima dell’eventuale autorizzazione, in cui sono stati coinvolti 152 pazienti adulti in 73 centri di 24 Paesi. I pazienti, precedentemente trattati con cortisonici con risposta insufficiente o recidiva, hanno ricevuto quattro infusioni mensili di ianalumab (a due diversi dosaggi) oppure placebo; in entrambi i gruppi era prevista la terapia di combinazione con eltrombopag, con un percorso di riduzione graduale nei pazienti che raggiungevano e mantenevano una risposta adeguata.

I risultati indicano un vantaggio clinico per i gruppi trattati con ianalumab: a 12 mesi la quota di pazienti che resta in controllo senza necessità di cambiare strategia terapeutica arriva al 51–54%, rispetto al 30% nel gruppo placebo. In termini di durata, il tempo mediano al fallimento del trattamento è stato di 13 mesi con ianalumab (al dosaggio più elevato) più eltrombopag, rispetto a 4,7 mesi con placebo più eltrombopag.

Tra gli esiti valutati, lo studio ha osservato anche un miglioramento della stanchezza riferita dai pazienti. Sul piano della sicurezza, gli eventi avversi registrati sono risultati in generale simili tra i gruppi e nella grande maggioranza di grado lieve o moderato. 

«Il contributo dell’Università di Trieste e della SC di Ematologia di ASUGI - sottolinea il prof. Francesco Zaja del Dipartimento di Scienze Mediche, Chirurgiche e della Salute (DSM) - è risultato rilevante nelle fasi di pianificazione, coordinamento e disegno dello studio e nell’arruolamento di alcuni dei pazienti. 

Ianalumab – prosegue Zaja - si prospetta come una nuova opportunità terapeutica in grado di determinare risposte durature in pazienti affetti da piastrinopenia immune: alta efficacia di azione, buon profilo di sicurezza e breve durata del trattamento caratterizzano questo nuovo trattamento. La valutazione dei risultati dello studio nel lungo termine offrirà ulteriori importanti informazioni sulle potenzialità di ianalumab».

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Il prof. Zaja autore senior dello studio pubblicato su New England Journal of Medicine. Un trial clinico internazionale di fase 3 ha testato una nuova immunoterapia: più pazienti mantengono le piastrine a livelli di sicurezza e diminuiscono le ricadute
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