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Scienze dell’Educazione: a Portogruaro il primo networking day tra studenti ed enti del Terzo Settore

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Mettere in contatto diretto studenti e mondo del lavoro educativo e sociale, creando uno spazio di confronto tra formazione universitaria e professioni del Terzo Settore. Con questo obiettivo si è svolto il primo incontro promosso dal Corso di Laurea in Scienze dell’Educazione.

L’iniziativa, ospitata mercoledì 20 maggio nella sede Portogruaro, ha rappresentato una prima esperienza pilota che l’Ateneo punta a sviluppare e ampliare nei prossimi anni, anche attraverso il coinvolgimento del Career Service di Ateneo, presente alla giornata per supportare il collegamento tra percorsi formativi, tirocini e opportunità professionali.

All’incontro hanno partecipato 26 enti provenienti dalle province di Venezia, Treviso, Pordenone, Udine e Trieste, con circa 70 referenti tra educatori, coordinatori di servizio e responsabili delle risorse umane. Coinvolti anche circa 200 studenti.

L’evento è stato strutturato come uno spazio informale di dialogo: lungo il porticato del chiostro sono state allestite le postazioni degli enti partecipanti, permettendo agli studenti di confrontarsi direttamente con professionisti del settore, approfondire le attività dei servizi educativi e sociali e conoscere possibili percorsi di tirocinio e inserimento professionale.

La giornata si è aperta con i saluti istituzionali del prof. Marco Ius, coordinatore delle attività di tirocinio e vice coordinatore del Corso di Laurea, e del dott. Massimo Forliti, amministratore delegato di Fondazione Portogruaro Campus ETS. A seguire si sono svolte le attività di incontro e confronto con gli studenti, concluse da un momento conviviale.

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Un pomeriggio di incontri per conoscere da vicino esperienze, ambiti di tirocinio e possibili percorsi professionali nel lavoro educativo e sociale
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UniTS celebra la Giornata mondiale della diversità culturale per il dialogo e lo sviluppo

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L’Università di Trieste celebra la Giornata mondiale della diversità culturale per il dialogo e lo sviluppo: in un contesto internazionale e profondamente aperto come quello di UniTS, che accoglie ogni anno una significativa comunità di studentesse e studenti da tutto il mondo, la ricorrenza rappresenta un’occasione preziosa per riflettere sul ruolo centrale del dialogo nell’arricchimento e scambio reciproco. 

La diversità non è soltanto una realtà da riconoscere, ma una risorsa da coltivare: è attraverso il confronto tra esperienze, prospettive e identità culturali differenti che si costruiscono comunità accademiche dinamiche, inclusive e capaci di innovazione. 

In linea con lo spirito della campagna internazionale promossa dall’UNESCO e dall’Alleanza delle Civiltà delle Nazioni Unite, “Do One Thing for Diversity and Inclusion”, UniTS rinnova il suo impegno a: sensibilizzare la comunità accademica sull’importanza del dialogo interculturale, dell’inclusione e della valorizzazione delle differenze; costruire il senso di appartenenza ad una comunità internazionale, aperta al confronto e alla risoluzione dei conflitti; contrastare stereotipi e pregiudizi, favorendo la cooperazione tra persone di culture diverse. 

La Giornata richiama inoltre i principi della Dichiarazione universale sulla diversità culturale dell’UNESCO (2001), che ribadiscono come i diritti culturali siano parte integrante di quelli umani: universali, indivisibili e interdipendenti. Ogni persona ha il diritto di esprimere liberamente la propria identità culturale e linguistica e di vederne riconosciuto il valore. 

In una città come Trieste, storicamente punto d’incontro tra diverse culture, e in un Ateneo che ne incarna l’eredità e la vocazione internazionale, il 21 maggio rappresenta quindi non solo una celebrazione, ma anche un impegno concreto: continuare a costruire uno spazio accademico aperto, inclusivo e capace di trasformare la diversità in motore di crescita, dialogo e sviluppo.

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La sera del 21 maggio l’Ateneo si colora di blu
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UniTS incontra la SENACYT di Panama su bioeconomia e cooperazione scientifica

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UniTS ha aperto le porte a Sandra Sharry, Direttrice del Sistema Nazionale di Ricerca del Segretariato Nazionale di Scienza, Tecnologia e Innovazione (SENACYT) di Panama.

All’incontro hanno partecipato il Prorettore Vicario Mauro Tretiach ed Erik Vesselli, Delegato al Trasferimento tecnologico e ai Rapporti con gli Enti di Ricerca.

Nel corso del confronto sono stati approfonditi il ruolo della SENACYT e illustrata la strategia nazionale panamense nel settore della bioeconomia, orientata alla diversificazione economica, alla creazione di occupazione verde e al rafforzamento della resilienza climatica attraverso lo sviluppo di settori strategici come agroindustria sostenibile, bioenergia, biotecnologie e materiali innovativi.

Allo studio, infine, la possibilità di finanziamento di posizioni di dottorato riservate a studenti panamensi a UniTS.

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Allo studio strategie di cooperazione con particolare attenzione ai dottorati
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Silvia Palmisano membro dell’European Surgical Association

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Silvia Palmisano, Direttrice della Scuola di Specializzazione in Chirurgia Generale UniTS, è stata nominata membro dell’European Surgical Association (ESA).

La nomina di Silvia Palmisano conferma il valore e la visibilità della scuola chirurgica triestina nel contesto europeo, rafforzando il ruolo dell’Ateneo come centro di eccellenza nella formazione e nella ricerca in ambito medico-chirurgico.

Fondata nel 1993, la European Surgical Association è una delle più prestigiose organizzazioni chirurgiche europee e si pone come punto di riferimento per la promozione della scienza e della ricerca in ambito chirurgico. L’ESA svolge un ruolo centrale come forum internazionale per la presentazione dello stato dell’arte e delle evoluzioni più avanzate della chirurgia, sia generale sia specialistica, contribuendo al continuo miglioramento degli standard della professione.

I suoi membri provengono dalle principali istituzioni accademiche e mediche europee e rappresentano l’eccellenza del settore, chiamati a condividere conoscenze, esperienze e risultati della ricerca a livello internazionale.

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La Direttrice della Scuola di Specializzazione in Chirurgia Generale UniTS entra all’ESA per meriti scientifici, clinici e accademici
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CUS Trieste protagonista con altri otto Atenei alla seconda edizione della Lion Explorer, la sfida universitaria con le Dragon Boat

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Una giornata all’insegna dell’aggregazione e della forza inclusiva dello sport, in uno scenario affascinante, dove il valore del lavoro di squadra è stato coltivato e rafforzato pagaiata dopo pagaiata.

Sabato 15 maggio, nelle acque veneziane di fronte a San Giobbe, con le montagne innevate a fare da sfondo, si è svolta la seconda edizione della Lion Explorer, iniziativa dedicata alla pratica del dragon boat e organizzata dall’Università Ca’ Foscari Venezia in collaborazione con l’Università Iuav e il CUS Venezia.

Tra i nove Centri Sportivi Universitari al via c’era anche il CUS Trieste. Gli Atenei presenti si sono sfidati su un campo gara di 150 metri a bordo delle dragon boat, imbarcazioni con testa e coda a forma di dragone, condotte da equipaggi composti da 12 elementi ciascuno.

Dopo la cerimonia di dipintura degli occhi del Drago, rito tradizionale cinese attraverso il quale si augurano le migliori fortune alle imbarcazioni, è stato dato il via alla competizione. Nel primo round Trieste ha chiuso al secondo posto, dietro l’Insubria e davanti a Udine, mentre nel secondo round il CUS Trieste ha dovuto cedere il passo a Padova e Trento. Nella Finale C, poi, Trieste ha terminato seconda dietro Bari, ma davanti a Tirana.

La classifica finale ha visto al primo posto il CUS Venezia, seguito da Padova, Vienna, Trento, Insubria, Udine, Bari, Trieste e Tirana.

La formazione del CUS Trieste, composta in gran parte da atlete e atleti delle squadre di pallavolo, tutti alla prima esperienza su una dragon boat, era formata da:

Viviana Boria (Scienze Tecniche e Psicologiche), Giacomo Camata (Compute Engineering), Stefano Cardu (Ingegneria Elettronica e Informatica), Chiara De Vidovich (Scienze della Formazione Primaria), Claudio Ellero (Geoscienze), Gianmaria Palma (Fisica), Tommaso Piscitelli (Mathematics), Isabella Ramani (Mathematics), Marco Stevanella (Ingegneria Civile e Ambientale), Marta Tomasella (Scienze Tecniche e Psicologiche), Michela Sofia Venerus (Chimica e Tecnologie Farmaceutiche) e Anna Zanardi (Economia Business and Management).

Al fianco della squadra, tra gli accompagnatori, c’era anche il vicepresidente del CUS Trieste, Renato Pelessoni, che ha commentato così la giornata:

“Per la seconda volta abbiamo partecipato con entusiasmo alla Lion Explorer con una formazione di 6 studentesse e 6 studenti dell’Università di Trieste, che si sono cimentati per la prima volta nelle competizioni di dragon boat. Per le nostre studentesse sportive e i nostri studenti sportivi è stata una splendida occasione per conoscere altre Università, condividere esperienze e costruire nuove relazioni. Come CUS Trieste crediamo fortemente nel valore di queste giornate, in cui lo sport si rivela, ancora una volta, strumento ideale per crescere umanamente. Mi piace infine sottolineare l’accoglienza calorosa e la perfetta organizzazione messa in campo dalla sezione nautica del CUS Venezia e da tutti gli organizzatori: come CUS Trieste trarremo spunto da questa esperienza per migliorare ancora l’evento Dragon Boat, che proponiamo ogni ottobre nella settimana della Barcolana a Trieste”.

La due giorni della Lion Explorer si è conclusa domenica 17 maggio con le studentesse e gli studenti impegnati nell’esplorazione di Venezia e della sua laguna a bordo delle dragon boat, con tappa e visita all’Isola di Burano.

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La delegazione triestina, composta da sei studentesse e sei studenti, ha preso parte alla competizione che unisce pratica sportiva, spirito di squadra e incontro tra comunità universitarie
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Premio internazionale ASCPT ad Antonella Muzzo per una ricerca UniTS sulle terapie personalizzate nelle MICI pediatriche

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La dott.ssa Antonella Muzzo, assegnista di ricerca dell’Università di Trieste, ha ricevuto l’ASCPT Presidential Trainee Award, prestigioso riconoscimento conferito dalla American Society for Clinical Pharmacology and Therapeutics (ASCPT) a giovani ricercatori e ricercatrici distintisi per l’eccellenza scientifica.

Ogni anno il Comitato del programma scientifico seleziona gli abstract che hanno ottenuto il punteggio più alto tra quelli presentati da farmacologi clinici e ricercatori traslazionali in formazione, riservando loro un riconoscimento speciale nell’ambito del Congresso annuale della Società.

Il premio è stato attribuito per il progetto di dottorato svolto presso il Dipartimento Universitario Clinico di Scienze Mediche, Chirurgiche e della Salute dell’Università di Trieste e l’IRCCS Burlo Garofolo, sotto la supervisione delle professoresse Marianna Lucafò, Giuliana Decorti e Gabriele Stocco.

Il lavoro è stato presentato sotto forma di poster con il titolo “Thiopurine treatment responses in pediatric inflammatory bowel disease are determined by a newly identified TRIM32-cGAS-STING pathway: a pharmacokinetic study in organoids”.

Nel progetto è stato coinvolto anche il Dipartimento di Scienze della Vita, a cui afferiscono le professoresse Lucafò e Meroni e la dott.ssa Lazzari.

Lo studio analizza in modo integrato i meccanismi molecolari e farmacocinetici che regolano la risposta alle tiopurine nei pazienti pediatrici con malattie infiammatorie croniche intestinali (MICI), utilizzando un modello preclinico innovativo e paziente-specifico: gli organoidi intestinali derivati da pazienti affetti da MICI.

Per la prima volta, la ricerca dimostra che le tiopurine esercitano effetti farmacologici diretti sulle cellule epiteliali intestinali, oltre alle note azioni immunosoppressive sistemiche. I risultati evidenziano inoltre una marcata variabilità individuale nella risposta al trattamento, determinata principalmente da fattori farmacocinetici.

A livello delle cellule intestinali, le tiopurine mostrano un effetto antinfiammatorio intervenendo su alcuni meccanismi molecolari coinvolti nell’infiammazione, tra cui le vie TRIM32-cGAS-STING e NF-κB/p65.

Nel complesso, queste evidenze contribuiscono allo sviluppo di strategie terapeutiche personalizzate e all’identificazione di nuovi potenziali approcci terapeutici in ambito pediatrico.

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Il riconoscimento della American Society for Clinical Pharmacology and Therapeutics premia uno studio condotto tra UniTS e IRCCS Burlo Garofolo sulla risposta alle tiopurine nei pazienti pediatrici con malattie infiammatorie croniche intestinali
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UniTS a Villa d’Este Electric Yachting: ricerca e studenti sulla rotta della nautica elettrica

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La nautica elettrica rappresenta oggi un terreno di incontro sempre più strategico tra competenze ingegneristiche, sostenibilità e innovazione industriale.

In questo scenario, l’Università di Trieste ha partecipato alla sesta edizione di Villa d’Este Style Electric Yachting a Cernobbio, sul Lago di Como, appuntamento dedicato all’evoluzione delle tecnologie elettriche applicate alla navigazione sostenibile.

Per UniTS erano presenti Giorgio Sulligoi, direttore del Dipartimento di Ingegneria e Architettura, e Vittorio Bucci, coordinatore del Corso di studi di Ingegneria Navale, insieme a una delegazione di studenti e studentesse dei percorsi di formazione più vicini ai temi dell’energia, dell’ingegneria navale e delle tecnologie applicate alla mobilità. Tra loro anche componenti di due team studenteschi dell’Ateneo: UniTS Racing Team, impegnato nello sviluppo di prototipi di auto elettrica per competizioni universitarie, e Audace Sailing Team, attivo nella progettazione di imbarcazioni innovative e sostenibili.

L’esperienza si inserisce in un percorso più ampio di valorizzazione, da parte di UniTS, dei suoi team studenteschi come luoghi di formazione applicata e rappresenta uno stimolo per favorire, in futuro, la nascita di un nuovo gruppo studentesco capace di far dialogare le competenze di UniTS Racing Team e Audace Sailing Team.

«La nautica elettrica – sottolinea Giorgio Sulligoi – è un settore in forte espansione. In UniTS lavoriamo da molti anni sui temi delle applicazioni elettriche navali e nautiche, integrando competenze multidisciplinari che spaziano dai sistemi elettrici di bordo alla progettazione di soluzioni innovative per il settore marittimo».

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All’appuntamento sul Lago di Como hanno partecipato anche UniTS Racing Team e Audace Sailing Team, con l’obiettivo di favorire la nascita di un nuovo gruppo studentesco che ne unisca le competenze
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Al via EXOMEL: progetto coordinato da UniTS per rendere più mirate le cure del melanoma avanzato

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Seguire l’evoluzione del melanoma cutaneo avanzato attraverso un semplice prelievo di sangue o un campione di urine, per ottenere informazioni utili a personalizzare le terapie e renderle meno invasive per i pazienti. È questo l’obiettivo di EXOMEL, il nuovo progetto di ricerca coordinato dall’Università di Trieste, che studierà l’impiego della biopsia liquida nel monitoraggio di una forma tumorale in cui la possibilità di osservare con precisione l’andamento della malattia può incidere in modo significativo sulle scelte terapeutiche.

Il progetto, intitolato “MicroRNA esosomiale da biopsia liquida per il monitoraggio e la personalizzazione dei trattamenti del melanoma cutaneo avanzato”, punta a sviluppare e validare tecnologie diagnostiche innovative, condivise tra i centri clinici coinvolti, per rendere le cure sempre più mirate, efficaci e adattate alle caratteristiche di ciascun paziente. L’elemento più innovativo riguarda l’impiego del campione urinario come forma di biopsia liquida: EXOMEL studierà infatti gli esosomi, piccole vescicole coinvolte nella comunicazione tra le cellule, e i microRNA che trasportano, con l’obiettivo di individuare una combinazione di segnali biologici utile a distinguere i pazienti che rispondono all’immunoterapia da quelli che non rispondono.

EXOMEL è finanziato dal Programma di cooperazione transfrontaliera Italia–Austria Interreg VI-A 2021–2027, con il sostegno del Fondo Europeo di Sviluppo Regionale (FESR), per un importo complessivo pari a 572.055,59 euro. Il progetto, che si concluderà il 31 marzo 2028, conferma il valore della cooperazione internazionale nella ricerca oncologica, mettendo in rete istituzioni sanitarie, università e competenze tecnologiche italiane e austriache.

L’Università di Trieste svolge il ruolo di capofila e coordina le attività progettuali attraverso il Dipartimento di Scienze Mediche, Chirurgiche e della Salute, che impegna un gruppo di ricerca composto da Serena Bonin, Iris Zalaudek, Ilaria Gandin e Gabriele Grassi.

Il partenariato coinvolge anche l’Azienda Sanitaria dell’Alto Adige con gli ospedali di Brunico e Bolzano, una piccola e media impresa italiana e la Clinica universitaria di Dermatologia e Allergologia dell’Università Paracelsus di Salisburgo.

“Al centro di EXOMEL – spiega Serena Bonin, docente di Scienze tecniche di Medicina di Laboratorio dell’Università di Trieste e principal investigator del progetto – c’è lo sviluppo e la validazione della biopsia liquida, un approccio diagnostico che permette di ottenere informazioni rilevanti sulla malattia attraverso campioni biologici semplici da raccogliere, come sangue o urine. Oggi la biopsia liquida plasmatica è impiegata soprattutto in ambito di ricerca per rilevare il DNA libero circolante tumorale, cioè DNA con mutazioni specifiche del tumore. Questo approccio, però, richiede che le mutazioni da monitorare siano note. Con EXOMEL vogliamo invece studiare i microRNA contenuti negli esosomi, vescicole attraverso cui le cellule comunicano tra loro, per verificare se una loro combinazione possa aiutare a discriminare i pazienti con melanoma cutaneo avanzato che rispondono all’immunoterapia da quelli che non rispondono.

Al momento – aggiunge Bonin – non sono disponibili biomarcatori predittivi utilizzati nella pratica ospedaliera per orientare in modo sistematico queste scelte terapeutiche. Per questo l’obiettivo del progetto è contribuire allo sviluppo di strumenti più accessibili, ripetibili e potenzialmente utili nella personalizzazione dei trattamenti”.

Nel corso del progetto, la tecnologia della biopsia liquida sarà estesa allo studio dei campioni urinari e applicata nei centri clinici coinvolti attraverso lo sviluppo di protocolli comuni e standardizzati. Questo passaggio consentirà di verificare la solidità dell’approccio in contesti clinici diversi, armonizzare le pratiche diagnostiche tra le strutture sanitarie partner e favorire la costruzione di una rete stabile di collaborazione tra Italia e Austria.

I risultati attesi potranno avere ricadute anche oltre l’ambito strettamente accademico e clinico. EXOMEL potrà infatti contribuire allo sviluppo di nuovi strumenti diagnostici basati sulla biopsia liquida, aprendo possibili prospettive di trasferimento tecnologico e di valorizzazione industriale della ricerca, anche attraverso l’interesse di imprese attive nel settore biomedicale e diagnostico.

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Finanziato dal Programma Interreg Italia–Austria, studierà l’uso della biopsia liquida per monitorare l’evoluzione della malattia e personalizzare i trattamenti in modo meno invasivo
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UniTS ricorda Giovanni Parmeggiani

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Lunedì mattina, all’improvviso, è venuto a mancare Giovanni Parmeggiani, professore associato di Storia greca presso il Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università degli Studi di Trieste.

Formatosi presso l’Alma Mater Studiorum - Università di Bologna sotto la guida di Riccardo Vattuone, ha dedicato la propria ricerca alla storiografia greca e agli storici tramandati in frammenti.

Tra i numerosi contributi da lui pubblicati, la sua opera Ephorus of Cyme and Greek Historiography, edita nel 2024 dalla prestigiosa Cambridge University Press, resta un punto di riferimento fondamentale per gli studi classici contemporanei.

Indimenticabili rimarranno le sue lezioni appassionate sulla storiografia greca in frammenti, nelle quali riusciva a restituire vita, voce e profondità a testi sopravvissuti soltanto attraverso testimonianze indirette. Con straordinaria chiarezza e partecipazione, guidava gli studenti tra Eforo, Timeo e gli altri grandi storici dell’antichità, trasmettendo rigore filologico e autentico amore per la ricerca.

Persona eclettica e dai molteplici interessi, coltivava con passione anche la musica: era mente e tastiere della band progressive rock / jazz "Accordo dei Contrari", nella quale esprimeva la stessa sensibilità intellettuale e creativa che caratterizzava il suo lavoro di studioso e docente.

Per colleghi e studenti è stato anche un amico generoso, sempre disponibile al dialogo, al confronto e all’ascolto.

Alla moglie e al piccolo Pierluigi giungano il cordoglio e la riconoscenza di quanti ne hanno condiviso il purtroppo breve cammino umano ed intellettuale.

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Docente di storia greca con pubblicazioni su Cambridge University Press e appassionato musicista, è mancato prematuramente lunedì scorso
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Giornata dell’Europa: dalla Dichiarazione Schuman alla competizione globale odierna

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Il 9 maggio si celebra la Giornata dell'Europa, che ricorda la dichiarazione Schuman del 1950, l’atto politico da cui prese avvio il processo di integrazione europea. È l’occasione per tornare al punto d’origine di un progetto che ha trasformato la cooperazione tra Stati in una struttura stabile di pace, diritto, crescita economica e presenza internazionale.

La proposta avanzata dal ministro degli Esteri francese Robert Schuman prevedeva di mettere in comune la produzione franco-tedesca di carbone e acciaio, aprendola agli altri Paesi europei. Da quel primo nucleo prese forma la Comunità europea del carbone e dell’acciaio, premessa delle successive Comunità europee e dell’attuale Unione europea. La scelta non era soltanto economica: carbone e acciaio erano al centro dell’industria, della ricostruzione e della stessa possibilità di fare la guerra. Metterli sotto una gestione comune significava costruire un vincolo concreto tra Paesi che fino a pochi anni prima si erano combattuti.

«Con la Dichiarazione del 9 maggio 1950 — osserva Georg Meyr, docente di Storia delle Relazioni internazionali — Robert Schuman propose un nuovo modello di relazioni internazionali, andando ben oltre la logica di una semplice collaborazione economica fra Stati». Il contesto era quello di un’Europa uscita a fatica dalla Seconda guerra mondiale e dal tramonto del proprio primato globale, consumato nelle fratture della prima metà del Novecento.

La forza della proposta stava proprio nel suo realismo visionario. Non immaginava l’Europa come un edificio compiuto, ma come un processo: partire da funzioni essenziali, costruire istituzioni comuni, rendere progressivamente conveniente e necessario ciò che prima sembrava impossibile. Il comparto carbo-siderurgico, ricorda Meyr, era stato uno dei luoghi più sensibili delle tensioni tra Francia e Germania; la sua gestione sovranazionale indicava una via nuova, aperta agli Stati pronti ad aderire. Belgio, Italia, Lussemburgo e Olanda lo fecero immediatamente, mentre la geopolitica del tempo escludeva di fatto i Paesi sotto influenza sovietica.

In questo metodo si trova uno degli elementi più originali dell’integrazione europea: non l’abolizione degli Stati, ma la costruzione graduale di una sovranità condivisa. «Solo l’approccio funzionalistico — sottolinea Meyr — rende in prospettiva immaginabile la realizzazione degli Stati Uniti d’Europa».

Quella intuizione politica ha avuto nel tempo una traduzione giuridica sempre più ampia. «L’Unione europea — spiega Giuseppe Pascale, docente di Diritto internazionale — non sempre è stata una Unione». Le sue radici affondano nelle Comunità economiche europee, istituite nel 1957 con i Trattati di Roma, in cui gli Stati agivano prevalentemente secondo il metodo intergovernativo e con decisioni adottate quasi sempre all’unanimità.

Da allora, il quadro è cambiato in modo profondo. L’Unione europea attuale è retta dal Trattato di Lisbona del 2007, cioè dall’insieme del Trattato sull’Unione europea e del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea. Ma soprattutto ha esteso il proprio campo di azione ben oltre il mercato comune originario. «Le Comunità — ricorda Pascale — non avevano competenza in materia di tutela dei diritti fondamentali né prevedevano una cittadinanza europea comune. In questi ambiti, invece, l’Unione europea oggi è competente, con innumerevoli vantaggi per chiunque viva sul suolo europeo».

È uno dei passaggi meno visibili, ma più incisivi della costruzione europea: il mercato è diventato anche spazio di cittadinanza, le istituzioni economiche hanno generato diritti, procedure, tutele, forme di rappresentanza e strumenti di azione comune. Anche il processo decisionale mostra questa trasformazione. La maggior parte degli atti dell’Unione, sottolinea Pascale, non viene più adottata all’unanimità ma a maggioranza, segno di una crescente interconnessione tra gli Stati membri e di una solidarietà istituzionale divenuta parte dell’ordinamento europeo.

L’UE si è inoltre dotata di regole giuridiche nell’ambito delle relazioni diplomatiche e di propri agenti diplomatici che la rappresentano negli Stati terzi e presso altre organizzazioni internazionali, nel quadro del Servizio europeo per l’azione esterna. «L’impianto federalista, dal 1957 a oggi — conclude Pascale — ha dunque fatto molti passi avanti anche e principalmente sul piano giuridico».

La domanda, oggi, è se questa architettura sia sufficiente in un contesto internazionale più frammentato e competitivo. Per Federico Donelli, docente di Relazioni internazionali, l’Unione europea resta «uno dei pochi attori capaci di combinare peso economico, forza regolativa e vocazione multilaterale». È una combinazione rara, che ha reso l’Europa influente non solo per ciò che produce o scambia, ma per le regole, gli standard e i principi che è in grado di proiettare all’esterno.

Le crisi degli ultimi anni hanno però mostrato i limiti di un modello che, per incidere davvero, deve essere sostenuto da una maggiore capacità di azione. Industria, energia, tecnologia e sicurezza sono diventate dimensioni centrali nei rapporti di forza globali. In questa prospettiva, Donelli richiama l’agenda Draghi, che ha posto al centro investimenti comuni, innovazione, difesa, riduzione delle dipendenze strategiche e maggiore integrazione dei mercati europei.

«Per contare davvero nel mondo — osserva Donelli — l’UE è chiamata a trasformare la propria interdipendenza interna in potenza politica esterna, superando frammentazioni decisionali e ritardi nell’attuazione delle politiche comuni». La sfida non è replicare i modelli tradizionali della forza, ma dotarsi della capacità di difendere e promuovere i propri interessi senza rinunciare alla propria specificità normativa.

In un sistema in cui commercio, energia e tecnologia sono sempre più spesso usati dagli attori globali come leve di potere, l’Europa non può limitarsi a essere un grande mercato regolato. Deve continuare a essere un progetto fondato su diritto, cooperazione e valori, ma con strumenti più rapidi, coesi e incisivi.

C’è poi un altro aspetto, spesso trascurato nel dibattito pubblico: il ruolo dell’Europa nel progressivo avvicinamento tra economie partite da condizioni molto diverse. «Chi critica l’Unione Europea — afferma Luciano Mauro, docente di Economia politica — spesso dimentica che la sua storia è anche una storia di convergenza, cioè di riduzione delle distanze economiche tra europei».

Dal Trattato di Roma del 1957 in poi, l’integrazione ha favorito crescita e recupero dei Paesi meno ricchi. L’ingresso dell’Irlanda nel 1973, della Grecia nel 1981, di Spagna e Portogallo nel 1986 portò nelle Comunità economie ancora lontane dal nucleo più sviluppato. Negli anni Ottanta, ricorda Mauro, la Spagna era circa al 70-75% della media europea, mentre il Portogallo si collocava intorno al 55-60%. Dopo il mercato unico del 1992, fondi strutturali e investimenti esteri contribuirono a ridurre il divario.

Un processo analogo ha riguardato l’allargamento a Est del 2004-2007. La Polonia, ad esempio, è passata da circa il 51-52% della media UE nel 2004 a circa l’80% negli anni recenti. «Convergenza significa questo — spiega Mauro —: chi parte più indietro può avvicinarsi ai più ricchi. In concreto, significa più uguaglianza tra cittadini europei».

La dimensione economica, in questa lettura, non è separata da quella politica. L’integrazione europea non ha solo creato un mercato più ampio, ma ha contribuito a ridurre differenze storiche tra Paesi, territori e cittadini. Per Mauro, rifiutare l’Unione significa spesso rifiutare anche questa riduzione delle distanze: «forse è proprio questo che ai nazionalismi non piace».

Ne emerge un’immagine dell’Europa lontana sia dalla celebrazione retorica sia dalla critica semplificata. L’Unione è insieme memoria storica, ordinamento giuridico, spazio economico di convergenza e attore internazionale ancora incompiuto. La sua forza è stata trasformare interessi nazionali in istituzioni comuni; la sua difficoltà, oggi, è riuscire a farlo con sufficiente rapidità in un mondo in cui competizione strategica, transizioni tecnologiche, dipendenze energetiche e nuove fratture politiche chiedono decisioni più tempestive.

Questa riflessione si inserisce anche nella storia dell’Università di Trieste e del suo radicamento a Gorizia. Il corso di laurea in Scienze Internazionali e Diplomatiche, nato nel 1989 nel Polo Universitario Goriziano e celebrato nel 2024 a trentacinque anni dalla fondazione, rappresenta da tempo uno spazio di formazione e analisi dedicato alle relazioni internazionali, alla diplomazia, alla politica europea, all’economia internazionale e ai sistemi politici comparati.

Gorizia, città di confine e oggi laboratorio europeo, rende particolarmente concreto il senso di questa riflessione. Qui l’Europa non è soltanto un quadro istituzionale, ma una realtà che attraversa territori, lingue, memorie e pratiche quotidiane. In un luogo segnato dalla storia del Novecento e dalle sue linee di frattura, studiare l’Europa significa leggere da vicino ciò che l’integrazione ha reso possibile e le questioni che restano ancora aperte.

Anche per questo, la Giornata dell’Europa offre l’occasione per collegare memoria, formazione e responsabilità civile. A Gorizia, nei percorsi oggi dedicati alla diplomazia e alla cooperazione internazionale, il progetto europeo continua a essere studiato non come un’eredità acquisita, ma come un processo storico, giuridico, economico e politico da comprendere nella sua evoluzione e nelle sue sfide presenti.

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Il Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali in una lettura a più voci del progetto che ha cambiato la storia del continente
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