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La rettrice Vianelli riceve le "clementine antiviolenza" da Confagricoltura Donna FVG

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In previsione della Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne (25 novembre), Confagricoltura Donna Friuli Venezia Giulia ha voluto omaggiare la rettrice Donata Vianelli con una retina di clementine della campagna nazionale #OrangeConfagri, di cui l'organizzazione di categoria è promotrice.

Le "clementine antiviolenza", che rappresentano la forza, la dolcezza e la rinascita, verranno distribuite in questi giorni nelle piazze italiane in cambio di un’offerta libera, destinata a sostenere economicamente le strutture presenti sul territorio che ogni giorno offrono ascolto, protezione e supporto alle donne vittime di violenza.

La consegna simbolica è avvenuta nella sala Cammarata del Rettorato, dove Paola Giovannini Pasti e Roberta Valera, rispettivamente presidente e socia di Confagricoltura Donna FVG hanno incontrato la Rettrice e presentato l'iniziativa di solidarietà, giunta alla 15esima edizione.

La rettrice Vianelli ha sottolineato il grande impegno dell'Università di Trieste per contrastare efficacemente ogni forma di violenza di genere, anticipando alcune delle attività in programma nella Focus Week promossa anche quest'anno dal Comitato Unico di Garanzia (CUG) dell'Ateneo triestino e ha offerto la disponibilità a future collaborazioni con l'associazione di categoria.

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La campagna #OrangeConfagri raccoglie fondi in favore dei Centri Antiviolenza del territorio
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La rettrice Vianelli a "TOP500 aziende": «Cresciamo assieme al territorio»

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Intervenuta all’evento TOP500 aziende, organizzato da NEM – Nord Est Multimedia nella sala Oceania della Stazione Marittima, la rettrice Donata Vianelli ha richiamato il ruolo strategico dell’Ateneo per la crescita del territorio, sottolineando come la traiettoria di UniTS sia sempre più legata allo sviluppo del contesto in cui opera, e ha commentato i lusinghieri risultati conseguiti dall’Ateneo sul fronte delle immatricolazioni.

«Quest'anno registriamo una crescita addirittura a doppia cifra, del 13%, nelle lauree triennali e magistrali a ciclo unico», un dato destinato ad aumentare «probabilmente al 15%» con il completamento delle iscrizioni nell’area medica dopo il semestre filtro. 

Di fronte le sfide future dell’inverno demografico, per un’università come la nostra diventa cruciale il ruolo del territorio e il dialogo che riusciamo ad attivare con le aziende e le istituzioni. Crescere, ha osservato Vianelli, sarà possibile perché «il territorio sta diventando più attrattivo: l’Università di Trieste sta crescendo assieme a Trieste, una città profondamente cambiata rispetto al passato», più aperta, internazionale ed eleggibile come luogo ideale di studio, di lavoro e di vita.

Crescere, però, non è solo una questione di numeri: «Non è un percorso che possiamo gestire senza una visione, senza una strategia, senza azioni che ci portino alla crescita». Da oltre dieci anni l’Ateneo lavora sull’attrattività, puntando a portare a Trieste giovani da tutta Italia e, sempre di più, dall’estero.

Uno dei pilastri di questa crescita condivisa è il rapporto con il tessuto produttivo: in proposito la Rettrice ha citato il lavoro avviato nel 2013 sul job placement, costruendo un dialogo strutturato con le aziende. Ci sono imprese che «aspettano il nostro laureato quando serve» e spesso non lo trovano, mentre altre che «attivano un dialogo continuo con l’università» e fanno un vero lavoro di talent acquisition, coinvolgendo studentesse e studenti già durante la laurea triennale o magistrale. Questo approccio contribuisce a creare valore per le imprese, per l’Ateneo e per Trieste in termini di reputazione e capacità di attrarre talenti.

In questo quadro, Vianelli ha richiamato i risultati recentemente diffusi sui tassi di occupazione dei laureati UniTS, con l’Università di Trieste prima in Italia in diverse aree disciplinari, tra cui ingegneria, architettura, economia e l'area farmaceutico-sanitaria, e ai vertici anche nell’area giuridica.

La collaborazione con il mondo delle imprese si realizza a partire dalla progettazione dell’offerta formativa attraverso il coinvolgimento dei rappresentanti aziendali nelle fasi di istituzione e di revisione dei corsi di laurea. Ciò consente di leggere i trend del mercato del lavoro, identificare le competenze emergenti e aggiornare in modo continuo le attività didattiche, garantendo un adattamento costante alle necessità del mondo del lavoro.

Accanto al placement, un capitolo importante è quello della formazione imprenditoriale: Vianelli ha citato l’esperienza dell’Innovators Community Lab, il laboratorio di Ateneo in cui gruppi interdisciplinari di studenti e studentesse sviluppano idee di impresa e vengono accompagnati nella definizione del progetto e del business plan, con il supporto di imprenditori e professionisti esterni.

Nel suo intervento la rettrice ha affrontato anche il tema degli stipendi dei giovani e della mobilità verso l’estero, dove sono offerte posizioni meglio remunerate. Si tratta di una questione che riguarda le politiche economiche e il quadro fiscale nazionale, ma sulla quale il territorio può incidere rendendo l’ambiente di vita e di lavoro più attrattivo per favorire un rientro di profili ad alta qualificazione.

Vianelli ha collegato questo ragionamento al tema dell’emergenza demografica: università e imprese sono chiamate a pensare strategie di lungo periodo sull’investimento nel capitale umano e sull’attrazione di studentesse e studenti dall’Italia e dall’estero.

Un passaggio significativo è stato dedicato al fenomeno del dropout universitario. In Italia, ha ricordato la rettrice, circa un quarto degli studenti abbandona il percorso, con picchi superiori al 30% in alcuni corsi di laurea. Un abbandono rappresenta un «fallimento» per le persone coinvolte e per l’università, perché può tradursi in perdita di motivazione e in maggior rischio di disoccupazione. Per questo, ha spiegato, non è sufficiente “promuovere” l’Ateneo per ottenere iscrizioni, ma fornire supporto costante agli studenti e sconsigliare scelte lontane dalle attitudini e dalle passioni di ciascuno.

In questa prospettiva, la rettrice ha valorizzato il ruolo degli ITS in Friuli Venezia Giulia come partner nel costruire un sistema formativo integrato. La collaborazione si concentra su due assi principali: l’orientamento congiunto, per indirizzare ragazze e ragazzi verso il percorso più adatto, e lo scambio di competenze, con il coinvolgimento dei docenti UniTS nella didattica degli ITS e l’utilizzo dei laboratori ITS per attività formative condivise.

«Possiamo ottenere grandi risultati facendo collaborare tutto il sistema dell’educazione e quello produttivo», ha concluso.

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Ospite dell’evento NEM la Rettrice si è rivolta al mondo produttivo richiamando strategie e obiettivi comuni
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UniTS all'evento annuale dedicato al Public Engagement

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Possono le università e gli enti di ricerca esistere senza collaborare con la società che li circonda? E se la capacità di dialogare, co-progettare e restituire valore al territorio fosse la missione per eccellenza del loro futuro? Queste sono le domande cruciali emerse durante l’incontro annuale di APEnet, questioni che ribaltano le gerarchie tradizionali e pongono il Public Engagement non più come un’attività accessoria, ma come la condizione stessa per una nuova fase di rilevanza degli atenei. 

Nella splendida cornice dell’Università Federico II di Napoli, il 6 e 7 novembre 2025 si è svolta la settima edizione dell’evento della Rete italiana che conta circa 60 tra Atenei ed Enti di Ricerca intitolato: “Destinazione Public Engagement" ha riunito i vertici istituzionali del sistema accademico e della ricerca in Italia. L'Università di Trieste, socia di APEnet fin dalla fondazione e che lo scorso anno aveva ospitato l'evento annuale, è stata rappresentata dalla prorettrice all'Impegno pubblico e sociale Caterina Falbo.

La giornata inaugurale ha ospitato un confronto di alto profilo tra CRUI, ANVUR e rappresentanti del mondo universitario e della ricerca, che ha sancito il passaggio da una fase di riflessione teorica alla costruzione condivisa di politiche e strumenti concreti.

Il Public Engagement non è più, quindi, la “terza” missione in ordine di importanza, ma un pilastro fondante, un elemento osmotico che deve permeare didattica e ricerca. Come ha sottolineato Pier Andrea Serra, Presidente di APEnet, le università e gli enti di ricerca sono chiamati a esercitare una profonda accountability sociale, in cui la missione ultima è la restituzione di valore alla collettività.

«Significa - secondo il Presidente Serra - superare la divulgazione per abbracciare un approccio di co-creazione e un dialogo bidirezionale, comune a tutte le discipline, in cui l’ascolto delle comunità diventa la chiave per generare un impatto reale sulla qualità della vita delle persone. Il nostro obiettivo è dare voce ai pubblici costruendo un legame duraturo e significativo».

Nella seconda giornata dell’evento i progetti finanziati dal PNRR sono stati presentati come laboratori reali dove le pratiche di Public Engagement sono state messe alla prova su larga scala. Queste esperienze hanno dimostrato in modo inequivocabile il ruolo cruciale del PE nel connettere ricerca, innovazione e bisogni concreti della comunità, agendo come un potente catalizzatore per la costruzione di fiducia.

La due giorni organizzata da APEnet si è conclusa con la convinzione di poter aprire la stagione del consolidamento, una fase resa concreta dall'impegno della CRUI a istituire un tavolo di dialogo permanente con APEnet per tradurre i principi condivisi in regolamenti e pratiche operative, garantendo sostenibilità e riconoscimento a un impegno non più delegabile. 

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La Rete italiana APEnet conta quasi 60 università ed enti ricerca. Il dialogo con la società non è più una “terza missione”, ma parte integrante dell’identità accademica e scientifica
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UniTS per la Giornata Mondiale del Diabete

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Lanciata nel 1992 la Giornata Mondiale del Diabete è un’iniziativa della Federazione Internazionale del Diabete (IDF) e dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) creata in risposta all’incidenza crescente del diabete nel mondo. Il 20 dicembre 2006 l’assemblea generale delle Nazione Unite ha adottato la risoluzione 61/225 che sancisce la Giornata Mondiale del Diabete come giornata ufficiale dell’ONU e riconosce il diabete come “una malattia cronica, invalidante e costosa che comporta gravi complicanze”.

UniTS promuove un approccio multidisciplinare al diabete che integra ricerca, clinica e formazione, con l’obiettivo di migliorare la gestione e la qualità di vita delle persone affette da questa patologia.

Le attività si svolgono in modo congiunto tra la Struttura Complessa di Patologie Diabetiche, diretta dal prof. Riccardo Candido, e la Struttura Semplice di Endocrinologia, diretta dalla prof.ssa Stella Bernardi, con il prezioso contributo degli Specializzandi della Scuola di Specializzazione in Endocrinologia e Malattie del Metabolismo.

I team sono impegnati nello studio, nella ricerca e nella formazione sul diabete, con progetti che includono la comprensione dei meccanismi biologici della malattia allo sviluppo di nuove strategie di prevenzione e trattamento.

L’attività di ricerca comprende studi di base, la partecipazione a trial clinici e a studi osservazionali su temi come i polimorfismi genici del recettore del GLP-1, il diabete gestazionale, l’efficacia di trattamenti innovativi e di nuove tecnologie.

L'Università di Trieste dedica all'impegno della ricerca e alla solidarietà verso i pazienti l'illuminazione di colore blu, che anche stasera colorerà la facciata dell'edificio A e che in questi giorni ha sostenuto la campagna Movember.

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La facciata blu nella notte tra 13 e 14 novembre vuole sensibilizzare su questa patologia
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Francesca Matteucci premiata dall’Accademia Nazionale delle Scienze

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Francesca Matteucci, professoressa emerita di Fisica Stellare dell'Università di Trieste, ha ricevuto la prestigiosa Medaglia Matteucci 2025, conferita dall'Accademia Nazionale delle Scienze detta dei XL.

Il riconoscimento, uno dei più antichi e autorevoli nel campo della fisica, è stato assegnato alla prof.ssa Matteucci per i suoi "fondamentali contributi alla chimica delle galassie". La sua ricerca, sviluppata nell’arco di oltre quarant’anni, ha portato all’elaborazione e al raffinamento di una efficace sintesi teorica, spiegando come l’universo si arricchisca di elementi chimici complessi attraverso le varie generazioni di stelle che si susseguono durante la vita delle galassie. La sua attività di ricerca è riconosciuta come “fondamentale per capire la formazione, l’evoluzione, e la dinamica delle galassie e dell’universo intero”. L’Accademica ha inoltre lodato il suo ruolo di docente, sottolineando che "Francesca Matteucci ha costruito una scuola che ha formato una generazione di esperti ricercatori".

La Medaglia Matteucci, istituita nel 1870, vanta un prestigio ineguagliabile, essendo stata a lungo considerata il massimo riconoscimento internazionale per la Fisica. Tra i vincitori della Medaglia, nel corso della storia, trenta studiosi sono stati insigniti anche del Premio Nobel. Alcuni dei premiati sono scienziati che hanno avuto grande influenza nella contemporaneità, come Thomas Edison, Guglielmo Marconi, Albert Einstein, Marie e Pierre Curie, Erwin Schrödinger e Abdus Salam. La prof.ssa Matteucci è inoltre la quarta donna a ricevere questo onore, dopo Marie Curie, Irène Joliot-Curie e Helen Quinn.

La cerimonia di conferimento si è svolta ieri in occasione dell’Assemblea autunnale dei Soci, presso la Biblioteca dell’Accademia Nazionale delle Scienze detta dei XL (Scuderie Vecchie di Villa Torlonia) a Roma. La prof.ssa Matteucci ha celebrato il premio con una Lectio Magistralis dal titolo: "L'origine degli elementi chimici nell'universo".

Allieva di Cesare Chiosi dell’Università di Padova, è succeduta a Margherita Hack sulla cattedra di Fisica stellare dell’Università di Trieste, Francesca Matteucci è stata professoressa ordinaria dal novembre 2000 all'ottobre 2023 presso l’Ateneo triestino, dove ha ricoperto dal 2003 al 2006 ha diretto il Dipartimento di Astronomia. 

È Socia dell’Accademia Nazionale dei Lincei dal 2018 e dal 2022 è Segretaria della Classe di Scienze, Matematiche, Fisiche e Naturali nel Consiglio di Presidenza dei Lincei. È, inoltre, Socia Corrispondente dell’Istituto Veneto di Scienze, Lettere e Arti dal 2013. Quest’anno ha ricevuto il prestigioso titolo di Fellow of the Royal Astronomical Society (UK).

Ha svolto un ruolo chiave nella governance scientifica in qualità di Presidente del Consiglio Scientifico dell’INAF (2011-2015) e come membro del Consiglio Tecnico Scientifico dell'Agenzia Spaziale Italiana (ASI). La sua reputazione scientifica a livello internazionale è riconosciuta attraverso la pubblicazione di oltre 600 articoli specialistici, con più di 23.000 citazioni e un h-index di 81. L'Università di Stanford l'ha inserita nel suo ranking dei "Top Scientist" a livello mondiale nel 2022. 

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La professoressa emerita del Dipartimento di Fisica ha ricevuto la prestigiosa Medaglia Matteucci, attribuita in passato a 30 premi Nobel e a nomi come Thomas Edison, Guglielmo Marconi, Albert Einstein, Marie e Pierre Curie e Abdus Salam
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Verso il Digital Twin dell’Alto Adriatico: Workshop a Ecomondo 2025

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UniTS, che coordina le attività dello Spoke 8 dell’Ecosistema dell’Innovazione iNEST – Interconnected Nord-Est Innovation Ecosystem, organizza nell’ambito della fiera Ecomondo 2025 a Rimini, il 5 novembre (dalle 10.30), un workshop focalizzato sul progetto e le collaborazioni pubblico-privato verso i digital twin del mare Adriatico (settentrionale).

“Dedicato allo sviluppo di tecnologie e soluzioni sostenibili per l’ambiente marino, la mobilità via mare e acque interne e la trasformazione digitale delle imprese del settore” – spiega il prof. Pierluigi Barbieri, Coordinatore di iNEST per Università degli Studi di Trieste – “il progetto ha come obiettivo strategico lo sviluppo di modelli e sistemi di acquisizione dati, software, ed interfacce per gli utilizzatori, necessari alla realizzazione del Digital Twin dell’Alto Adriatico, un modello digitale avanzato del sistema marino-costiero che consentirà di migliorare monitoraggio, pianificazione e gestione delle risorse e delle attività marittime, in linea con la missione europea Restore our Ocean and Waters”.

L’Università di Trieste ha messo a terra, tra il 2023 ed il 2024, bandi a cascata di Spoke 8 destinati a finanziare 24 progetti di ricerca e sviluppo industriale, erogando 5.559.535,95 euro (concessi a valere sui fondi NextGenerationEU del dispositivo ripresa e resilienza). Quarantaquattro imprese (30 del Triveneto e 14 del Mezzogiorno) e 9 enti di ricerca, hanno beneficiato di questo cofinanziamento, per progetti che hanno un valore complessivo pari a 7.790.800,90 €. Sei aziende sono inquadrate per fatturato e numero di dipendenti come “grandi imprese”. Le Università ed enti di ricerca coinvolti nei bandi a cascata sono 9, tutti del Mezzogiorno.

Le attività dello Spoke 8 si articolano in cinque aree tematiche: Biologia dell’idrosfera – nuovi sistemi per il biomonitoraggio e il ripristino degli habitat marini; Rischi chimico-fisici e impatti sull’idrosfera – tecnologie innovative per il controllo dei contaminanti e la gestione delle acque; Mobilità sostenibile via mare e acque interne – prototipi e sistemi di ricarica per la navigazione elettrica; Pianificazione marittima e territoriale integrata mare-terra – soluzioni smart per l’adattamento ai cambiamenti climatici; Digital Twin dell’Adriatico Settentrionale – modelli e infrastrutture digitali per la simulazione di scenari meteomarini e ambientali.

“Con questi progetti – conclude il prof. Pierluigi Barbieri – stiamo mettendo in rete imprese e centri di ricerca per promuovere innovazione, sostenibilità e competitività industriale, contribuendo allo sviluppo della Blue Economy nel Nord-Est e nel Paese. Nel workshop è previsto un confronto, mediato dal Polo Tecnologico Alto Adriatico, con la European Climate, Infrastructure and Environment Executive Agency, e con enti e aziende della costa adriatica - marchigiana e pugliese in particolare – nel think tank “The Blue Way”, per sviluppare conoscenza reciproca e delineare progettualità di innovazione guidata dalla ricerca e sviluppo territoriale.”

 

IL PROGRAMMA:

Workshop “l’Ecosistema dell’innovazione iNEST e collaborazioni pubblico-privato verso i digital twin del mare Adriatico (settentrionale)"

10:30 Introduzione:

Pierluigi Barbieri, coordinatore iNEST, Università di Trieste: “L’Ecosistema iNEST e la Research-driven innovation nella Blue Economy: dove siamo oggi”

Diego Santaliana, Polo Tecnologico Alto Adriatico – “Costruzione di relazioni tra enti di ricerca ed imprese presso l’Innovation Melting Pot-Urban Center di Trieste e messa a terra di progetti strategici”

Maria Cristina Pedicchio, presidente APRE, proposal KIC OneWater “Rendere concreta la Missione Oceani nella macroregione Adriatica”

Salvatore Dore, Trasferimento tecnologico e partecipazioni, Università di Trieste “Trasferimento tecnologico all’Università di Trieste e risposte alle sfide del sistema delle imprese”

 

10:50 Contributi dallo Spoke 8 dell’ecosistema dell’innovazione iNEST:

Stefano Querin OGS – Luca Manzoni UniTS – iNEST Spoke 8 Research Topic 5: “I contributi di Enti di ricerca ed aziende alla costituzione di digital twin dell’Adriatico settentrionale”

Ludovico Centis iNEST Spoke 8 Research Topic 4:” L’integrazione delle informazioni e la pianificazione nei sistemi costieri che cambiano”

11:10 Flash presentations: Risultati dei Bandi a Cascata e del bando CC2 Proof of Concept (Alessandra Citterio-DBA Group, Giuseppe Borruso-GEP Lab UniTS, vincitori BaC).

11:30 Giulia Carboni - Programme Coordination Manager for Sustainable Blue Economy at CINEA - European Climate, Infrastructure and Environment Executive Agency - “EU Key perspectives in sustainable innovation”

11:45 Tavola rotonda “Think Tank – The Blue Way. Clima, infrastrutture, ambiente: energie e progetti condivisi nello spazio Adriatico”: Barbieri (UniTS), Santaliana (PoloAA), Querin (OGS), Alberto Monachesi (Tipicità in Blue); Q&A.

12:30 Chiusura del workshop

Progetto “iNEST Interconnected Nord-Est Innovation Ecosystem”, ECS_00000043, parte del programma di ricerca dell’ecosistema dell’innovazione a valere sulle risorse del Piano Nazionale per la Ripresa e Resilienza (PNRR), M4C2 – Investimento 1.5 Creazione e rafforzamento di "Ecosistemi dell’innovazione per la sostenibilità”, Finanziato dall’Unione Europea, NextGenerationEU - CUP J43C22000320006.

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Nell’ambito delle attività dello Spoke 8 dell’Ecosistema dell’Innovazione iNEST
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Tre nuove Scuole di Specializzazione al via il 1° novembre

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Allergologi e immunologi clinici, anatomopatologi e chirurghi vascolari: saranno questi i profili dei futuri medici specialisti che l’Università di Trieste formerà attraverso tre nuove Scuole di Specializzazione, al via il 1° novembre.

Grazie a questo ulteriore ampliamento dell’offerta didattica, l’Ateneo triestino, attraverso il Dipartimento di Scienze Mediche, Chirurgiche e della Salute (DSM), attiva quest’anno 32 Scuole di Specializzazione di area medica, il numero più alto di sempre, che accoglieranno fino a 254 nuovi specializzandi, grazie alle borse finanziate dal Ministero dell’Università e della Ricerca e dalla Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia.

I tre nuovi percorsi - Allergologia e immunologia clinica, Anatomia patologica e Chirurgia vascolare - si inseriscono in un trend di crescita consolidato che ha visto, nel corso dell’ultimo biennio, la nascita delle Scuole di Ematologia e di Microbiologia e Virologia (per non medici) e rappresentano un investimento mirato ad ampliare gli ambiti di specializzazione in settori cruciali per la salute dei cittadini e a rispondere alle esigenze del sistema sanitario.

Le Scuole di Specializzazione di area medica sono percorsi formativi post lauream, rivolti a laureati in Medicina e Chirurgia, la cui durata è di quattro o cinque anni (a seconda del corso), a cui si accede tramite concorso nazionale. Le specialità previste, solo per citarne alcune, vanno dalla chirurgia generale alla neurologia, dall’urologia alla ginecologia, dall’ortopedia alla medicina interna, fino alle cure palliative. Sono attivi e molto attrattivi, inoltre, anche i percorsi per formare cardiologi, dermatologi, gastroenterologi e pneumologi. 

Oltre alle Scuole di area medica, il Dipartimento di Scienze Mediche Chirurgiche e della Salute prevede anche un’offerta di area sanitaria e di area odontoiatrica. Nel primo caso, tre Scuole (Farmacologia e tossicologia clinica, Genetica medica e Microbiologia e virologia) presentano percorsi paralleli a quelli dell’area medica, ma riservati in questo caso a laureati magistrali in discipline di area biologica e farmaceutica. Presso l’Ateneo sono anche attive tutte le tre le Scuole di area odontoiatrica previste dall’ordinamento italiano, riservate ai laureati in Odontoiatria e protesi dentaria, che possono specializzarsi in chirurgia orale, odontoiatria pediatrica e in ortognatodonzia. 

L’ordinamento delle Scuole di specializzazione di area sanitaria e di area odontoiatrica sta attraversando una fase di revisione che prevede per la prima volta una limitata borsa di studio per gli iscritti, pur mantenendo la selezione a livello di Ateneo. I decreti attuativi sono in fase di definizione e consentiranno a breve l’avvio dei percorsi, che coinvolgeranno complessivamente altri 34 specializzandi. 

La stessa fase di revisione dell’ordinamento interessa anche Neuropsicologia: la 39esima Scuola dell’Università di Trieste - l’unica dell’area non medica e l’unica che afferisce al Dipartimento di Scienze della Vita - dovrebbe accogliere sei specializzandi. 

“La formazione degli specialisti - sostiene Luigi Murena, direttore del Dipartimento di Scienze Mediche, Chirurgiche e della Salute di UniTS - è fondamentale per la sostenibilità del sistema sanitario e per rispondere alla domanda di salute dei cittadini. Il nostro Dipartimento è impegnato a sostenere l’ampliamento dell’offerta, che ha raggiunto il numero record di 38 Scuole, assicurando una formazione di qualità elevata e adempiendo a oneri organizzativi e amministrativi non banali. Le Scuole di Specializzazione ci consentono di formare giovani professionisti nell’ambito della salute che saranno protagonisti delle trasformazioni e delle grandi opportunità offerte dalle applicazioni delle nuove tecnologie e dai risultati della ricerca nella pratica clinica”.

Le nuove Scuole di Specializzazione nel dettaglio

Allergologia e Immunologia Clinica (direttore prof. Giacomo Emmi)       
La Scuola di Specializzazione in Allergologia e Immunologia Clinica è una novità assoluta per Trieste e per l’intera regione. Il percorso quadriennale offre una preparazione completa nell’immuno-allergologia pediatrica e dell’adulto, integrando attività cliniche in medicina interna, allergologia, immunologia e reumatologia, con una solida formazione laboratoristica. La Scuola risponde a un’esigenza assistenziale data la carenza di specialisti, mirando a formare professionisti con competenze aggiornate e trasversali. L’obiettivo è affrontare efficacemente le sfide diagnostiche e terapeutiche legate ad allergie, immunodeficienze, malattie autoimmuni e rare, promuovendo una rete formativa e assistenziale di eccellenza.

Chirurgia Vascolare (direttore prof. Sandro Lepidi)    
La Scuola di Specializzazione in Chirurgia Vascolare riapre a Trieste dopo 17 anni, offrendo una possibilità formativa unica in Friuli Venezia Giulia. Il percorso è dedicato ai giovani medici che desiderano specializzarsi nel trattamento delle patologie vascolari, sia arteriose che venose, dal punto di vista diagnostico, farmacologico e chirurgico. La formazione abbraccia sia la conoscenza della chirurgia tradizionale sia l'utilizzo delle sofisticate tecniche mini-invasive endovascolari. Gli specializzandi potranno usufruire di strutture all’avanguardia, come il nuovo Centro di Simulazione dell’Università e la sala operatoria “ibrida” di Chirurgia Vascolare, che permette interventi ad alta precisione. Gli specializzandi potranno usufruire di esperienze formative e di ricerca anche in collaborazione con centri di riferimento sia nazionali che internazionali.

Anatomia Patologica (direttore prof. Fabrizio Zanconati)     
La Scuola di Specializzazione in Anatomia Patologica torna a Trieste dopo essere stata gestita dal 2008 assieme all’Università di Udine, riprendendo una tradizione che risale ai primi anni '70. L'obiettivo è valorizzare le recenti innovazioni tecnologiche, in particolare la "Digital Pathology" con analisi computer-assistita dei preparati e la Diagnostica Molecolare Anatomopatologica applicata all'Oncologia. Tali tecnologie permetteranno di migliorare la selezione dei pazienti candidabili alle terapie personalizzate. Gli specializzandi potranno svolgere attività formative e di tesi nell’ambito oncologico, della citodiagnostica e degli screening. La scuola collaborerà con centri di eccellenza regionali e parteciperà a reti internazionali, come il Master europeo in Patologia Molecolare.

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UniTS formerà anche immunologi, anatomopatologi e chirurghi vascolari. Salgono a 38, numero record, le Scuole attivate dal DSM: potranno accogliere quasi 300 specializzandi
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Scuole di Specializzazione UniTS

Striscia di Gaza: in arrivo a UniTS uno studente palestinese

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È in arrivo a Trieste lo studente palestinese Ameer Alzerei, vincitore della Borsa di studio IUPALS - Italian Universities for Palestinian Students finanziata da UniTS.

La delegata della Rettrice per la Cooperazione allo Sviluppo Roberta Altin, dall’aeroporto di Milano dove ha accolto il ragazzo partito da Amman (Giordania), ha così commentato: “L’Università di Trieste vuole con questa iniziativa dimostrare il proprio sostegno agli studenti e alla popolazione palestinese che in questi mesi sta affrontando difficoltà estreme e inaccettabili. Sia le scuole che le università sono state distrutte e come rete universitaria italiana stiamo lavorando per sostenere  il diritto  allo studio dei giovani e delle giovani palestinesi”.

Il programma IUPALS è un’iniziativa ideata e promossa dalla CRUI - Conferenza dei Rettori delle Università Italiane che consentirà di erogare 97 borse di studio distribuite tra 35 università italiane a studenti dei Territori Palestinesi affinché possano beneficiare di una formazione internazionale accedendo a programmi accademici in Italia.

La maggior parte dei ragazzi sono in arrivo in queste ore in Italia e stanno raggiungendo le diverse sedi universitarie che hanno offerto il loro appoggio.

Il progetto, condiviso con il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, il Ministero dell'Università e della Ricerca e il Consolato Generale d'Italia a Gerusalemme, si è avvalso della collaborazione fondamentale anche della Guardia di Finanza, della Protezione Civile e del Meccanismo Europeo di Protezione Civile, del Consolato Generale d’Italia a Gerusalemme, dell’Ambasciata d’Italia in Giordania, dell’Unità di Crisi della Farnesina, delle Scuole di Terrasanta e della Fondazione Giovanni Paolo II.

La possibilità di aprire un corridoio per studenti e studiosi da Gaza è stata una conquista difficile perché finora l’uscita dalla Striscia di Gaza era consentita solo per motivi sanitari o per ricongiungimento famigliare. L’arrivo di questo primo studente è stato coordinato dall’Unità di staff Cooperazione allo Sviluppo in sinergia con la delegata alla mobilità e relazioni internazionali, prof. ssa Elisabetta De Giorgi.

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È il vincitore della borsa di studio IUPALS finanziata dall’Università di Trieste
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Fibrosi epatica: UniTS presenta in Vietnam i risultati di un progetto di ricerca finanziato MAECI

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Il prof. Gabriele Grassi dell'Università di Trieste ha illustrato gli esiti conclusivi del progetto “Un nuovo approccio alla fibrosi epatica”, di cui è coordinatore scientifico per la parte italiana, nel corso di un congresso organizzato dalla University of Science di Ho Chi Minh City.

Il progetto, finanziato dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale (MAECI) nell'ottica di consolidare le collaborazioni tra Italia e Vietnam, si è avvalso del contributo della prof.ssa Nhung Hai Truong, responsabile scientifica per la parte vietnamita.

La fibrosi epatica, oggetto di studio all'interno del progetto, è tra le principali emergenze di salute pubblica: oltre 800 milioni di persone nel mondo ne sono colpite e si registrano circa 2 milioni di decessi ogni anno. Ad oggi non esistono farmaci approvati. 

"Il contributo scientifico di UniTS - spiega Gabriele Grassi, docente di biochimica clinica al Dipartimento di Scienze Mediche, Chirurgiche e della Salute - si è concentrato sull'utilizzo di nuove molecole che mettono un freno all’attività di alcune cellule del fegato (le cosiddette cellule stellate), responsabili di avviare e alimentare la cicatrizzazione anomala del tessuto, cioè la fibrosi epatica”. 

Le molecole, sviluppate in collaborazione con il gruppo della prof.ssa Fulvia Felluga, docente di Chimica organica al Dipartimento di Scienze Chimiche e Farmaceutiche, hanno dimostrato di rallentare la crescita e di ridurre la tendenza alla fibrosi del fegato in queste cellule. Le verifiche sono state svolte in modelli di laboratorio che imitano la "consistenza" e la rigidità di un fegato fibrotico, in collaborazione con il prof. Mario Grassi (Dipartimento di Ingegneria e Architettura). 

I risultati ottenuti indicano una traiettoria concreta verso strategie terapeutiche innovative per una patologia ad alto impatto globale e confermano il ruolo dell’Università di Trieste nel promuovere ricerca interdisciplinare e partenariati internazionali orientati al trasferimento di conoscenza e al miglioramento delle prospettive terapeutiche.

Al termine della presentazione è stato firmato un Memorandum of Agreement tra la Faculty of Biology and Biotechnology della University of Science (Ho Chi Minh City) e il Dipartimento Universitario Clinico di Scienze Mediche Chirurgiche e della Salute dell’Università di Trieste, con l’obiettivo di promuovere scambi di ricerca e didattica tra i due Atenei.

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Il prof. Gabriele Grassi (DSM) è stato coordinatore scientifico della parte italiana. Firmato un Memorandum tra UniTS e University of Science di Ho Chi Minh City
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Diritti umani e libertà nel dialogo tra le Corti sovranazionali e nazionali

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"La Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo nel dialogo tra le Corti sovranazionali e nazionali" è stato il tema al centro della Conferenza inaugurale del Corso di Laurea Magistrale in Giurisprudenza dell'Università degli Studi di Trieste per l'anno accademico 2025-2026. 

L'evento, che si è svolto nell'Aula Magna dell'Edificio A di Piazzale Europa, è stato organizzato dal Dipartimento di Scienze giuridiche, del Linguaggio, dell'Interpretazione e della Traduzione (IUSLIT)  in collaborazione con la Scuola Superiore della Magistratura (SSM), ha visto la partecipazione di ospiti di altissimo profilo scientifico e professionale.

Gli indirizzi di saluto sono stati portati dalla Magnifica Rettrice Donata Vianelli e dal Coordinatore del CdLM Nicola Muffato. La rettrice Vianelli ha ricordato gli eccellenti risultati di placement del corso, risultato secondo in Italia per tasso di occupazione dei laureati, secondo i recenti report ripresi dalla stampa nazionale su dati AlmaLaurea.

Il Giudice del Tribunale di Trieste e referente per la formazione della SSM, Gloria Carlesso, ha introdotto i lavori ricordando due importanti anniversari: i 25 anni dalla proclamazione della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea (Nizza, 2000) e i 75 anni dalla firma della Convenzione europea dei diritti dell'uomo (CEDU) a Roma nel 1950. Carlesso ha sottolineato la necessità di riflettere sul peso di parole come libertà e dignità, piantate come "seme" nel dopoguerra, e ha illustrato la compresenza dei tre sistemi di salvaguardia dei diritti fondamentali: la Costituzione italiana (Corte Costituzionale), la CEDU (Corte di Strasburgo), e la Carta dell'Unione europea (Corte di Giustizia).

A seguire, il Direttore del Dipartimento IUSLIT, Gian Paolo Dolso, ha rimarcato la natura complessa e interdisciplinare dei fenomeni giuridici. Dolso ha evidenziato l'importanza del livello sovranazionale, che si interseca con quello nazionale, citando l'articolo 117, comma 1, della Costituzione (modificato nel 2001) che vincola la potestà legislativa agli obblighi internazionali, inclusa la CEDU.

Il cuore della conferenza si è concentrato poi sugli interventi di tre ospiti illustri.

Raffaele Sabato, Giudice per l’Italia della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, ha svolto la sua relazione su "Origine, interpretazione ed effettività delle norme CEDU". Sabato ha ripercorso la costituzione del Consiglio d’Europa dopo la Seconda Guerra Mondiale, con l'obiettivo di sottoporre il rispetto dei valori fondamentali di umanità a supervisione internazionale. Il Giudice Sabato ha poi analizzato i meccanismi di applicazione della Convenzione, in particolare il principio di sussidiarietà, che impone l'esaurimento dei ricorsi interni prima di rivolgersi a Strasburgo. Ha discusso la dottrina dello "strumento vivente" (che evolve in base al consenso europeo), la dottrina dei "concetti autonomi" (per evitare la "truffa delle etichette" da parte degli Stati) e l'importanza del precedente (tipico del diritto anglosassone) nell'applicazione della CEDU. Ha infine fornito dati sulle pendenze della Corte, notando che l'Italia, pur essendo al settimo posto tra i maggiori "clienti" della Corte al settembre 2025, presenta violazioni ricorrenti in materia di protezione della proprietà (Art. 1, Protocollo 1) e mancata esecuzione delle sentenze definitive, come nei casi di dissesto comunale.

Pietro Franzina, professore ordinario di diritto internazionale all'Università Cattolica del Sacro Cuore, ha trattato "I diritti dell’uomo nel processo di integrazione europea, tra la Convenzione europea dei diritti dell’uomo e la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea". Franzina ha ricostruito l'evoluzione storica dell'integrazione, partita senza riferimenti espliciti ai diritti fondamentali nei trattati originari. Ha evidenziato come la Corte di Giustizia sia stata la prima a intervenire, sviluppando i diritti fondamentali come principi generali del diritto comunitario basandosi sulle "tradizioni costituzionali comuni". Il professore ha chiarito che la Carta di Nizza (2000), sebbene oggi abbia lo stesso valore giuridico dei Trattati, si applica agli Stati membri solo quando attuano il diritto dell'Unione. Franzina ha toccato il tema del mancato completamento del programma di adesione dell'Unione alla CEDU, ancora in corso, e ha concluso con l'esempio concreto della Direttiva sulle SLAPPs (Strategic Lawsuits Against Public Participation) che mira a contrastare le azioni legali intimidatorie contro giornalisti e attivisti, difendendo la libertà d'espressione.

Infine, Nicola Lupo, professore ordinario di diritto costituzionale all'Università LUISS Guido Carli di Roma, ha analizzato "La Convenzione europea dei diritti dell'uomo e la Costituzione italiana". Lupo ha invitato a non schiacciare il ruolo del legislatore, la cui attività è resa estremamente complessa dal quadro normativo internazionale e sovranazionale. Ha messo in guardia dal vedere il dialogo tra le Corti come una lotta, sostenendo che i rapporti si svolgono prevalentemente in chiave collaborativa, anche nei casi di contrasto noti (come il caso Taricco). Il professore ha lamentato la mancata ratifica da parte dell'Italia del Protocollo numero 16 della CEDU, che permetterebbe alle giurisdizioni superiori nazionali di rivolgere quesiti consultivi alla Corte di Strasburgo, una "opportunità persa". In chiusura, Lupo ha descritto la Costituzione italiana come una "Costituzione triangolare", costantemente evoluta e completata dall'interpretazione conforme al diritto dell'Unione e alla CEDU.

Abstract
Inaugurato in Aula Magna l'a.a. della LM di Giurisprudenza. Tra i relatori di prestigio della conferenza Raffaele Sabato, giudice CEDU
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