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XIV Summer School Ciamician: giovani ricercatori a confronto sulla transizione energetica

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Si è conclusa la XIV edizione della Summer School Ciamician, promossa dal Dipartimento di Ingegneria e Architettura di UniTS. Diciannove studenti e dottorandi da sette Paesi si sono ritrovati al Passo Monte Croce Comelico, nel cuore delle Dolomiti, per approfondire i temi della transizione energetica insieme ad alcuni tra i maggiori esperti del settore.

I partecipanti, selezionati tra circa quaranta candidature provenienti da università italiane ed europee, hanno seguito un percorso interdisciplinare dedicato alle principali sfide della decarbonizzazione: materiali sostenibili per l'edilizia, fonti rinnovabili, evoluzione del sistema elettrico, mobilità sostenibile, materie prime critiche e implicazioni economiche, sociali, geopolitiche e normative della transizione energetica.

La scuola ha riunito 22 docenti provenienti da università, enti di ricerca e aziende italiane ed europee, tra cui University College London, Technische Universität München, Hasselt University, Politecnico di Milano, Università di Padova, Università di Salerno, Area Science Park e CNR-INM. Ad aprire i lavori il climatologo Filippo Giorgi, tra gli autori premiati con il Nobel per la Pace 2007 assegnato all'Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC). Tra i relatori anche Paul Ekins (UCL) e Carlo Bottasso (TUM), figure di riferimento a livello internazionale.

Sei partecipanti hanno potuto beneficiare di una borsa a copertura della quota di iscrizione grazie al sostegno di Edilgroup, holding impegnata nello sviluppo di soluzioni sostenibili per il settore delle costruzioni, comparto strategico per la riduzione delle emissioni di CO₂ e il raggiungimento degli obiettivi della transizione energetica.

Intitolata al chimico triestino Giacomo Ciamician, tra i primi studiosi a intuire il potenziale dell'energia solare, la Summer School è nata nel 2010 ed è stata co-fondata dal Rettore emerito dell'Università di Trieste Maurizio Fermeglia, recentemente scomparso, al quale questa edizione è stata dedicata.

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Nel cuore delle Dolomiti, studenti ed esperti internazionali hanno analizzato le sfide del settore
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Fabrizio Sors eletto nel consiglio direttivo della Federazione Europea di Psicologia dello Sport

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Fabrizio Sors, ricercatore in tenure track di Psicologia generale presso il Dipartimento di Scienze della Vita dell’Università di Trieste, è stato eletto nel Consiglio Direttivo della Federazione Europea di Psicologia dello Sport (European Federation of Sport Psychology – FEPSAC).

Fondata nel 1969, la FEPSAC riunisce studiosi, professionisti e istituzioni attivi nella ricerca, nella formazione e nelle applicazioni della psicologia dello sport, dell’attività fisica e della prestazione umana. Attraverso congressi, gruppi di lavoro, pubblicazioni e iniziative formative favorisce il confronto scientifico e la collaborazione tra i diversi ambiti del settore.

Nel corso del mandato Sors parteciperà alle attività del Consiglio Direttivo e alle iniziative della Federazione, contribuendo in particolare alla collaborazione tra ricercatori e professionisti, al confronto interdisciplinare e alla diffusione delle conoscenze scientifiche.

L’incarico si collega all’attività già svolta da Sors nella comunità scientifica europea. Al momento dell’elezione ricopriva per il secondo mandato il ruolo di coordinatore del Dipartimento di ricerca dello European Network of Young Specialists in Sport Psychology (ENYSSP), rete europea di giovani ricercatori e professionisti che collabora con la FEPSAC sui temi della ricerca e della formazione. Il nuovo incarico potrà inoltre favorire il raccordo tra le attività della Federazione e le linee di ricerca sviluppate a Trieste nell’ambito della psicologia dello sport.

Abstract
Il ricercatore del Dipartimento di Scienze della Vita entrerà nell’organo di governo della FEPSAC
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Leggere i cambiamenti climatici e lo stato della biodiversità attraverso i licheni: UniTS ospita i principali studiosi mondiali

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Ha preso il via oggi, lunedì 27 luglio, all’Università di Trieste il 10th Symposium of the International Association for Lichenology – IAL10, il maggiore appuntamento scientifico internazionale dedicato alla lichenologia. Il congresso, organizzato ogni quattro anni dall’International Association for Lichenology, si svolge per la prima volta in Italia e riunisce nel campus di Piazzale Europa studiose e studiosi provenienti da tutto il mondo.

La lichenologia studia i licheni, organismi complessi che si sviluppano attraverso l’associazione stabile tra un fungo e uno o più partner capaci di svolgere la fotosintesi. Presenti negli ambienti più diversi, comprese alcune delle regioni più estreme del pianeta, i licheni rappresentano un importante modello per comprendere i meccanismi della simbiosi, dell’adattamento e dell’evoluzione. La loro sensibilità alle condizioni ambientali ne consente inoltre l’impiego nel monitoraggio della qualità dell’aria e degli ecosistemi, mentre la loro interazione con rocce, edifici e monumenti è oggetto di studio nell’ambito della conservazione del patrimonio culturale.

I lavori scientifici, inaugurati oggi nell’edificio H3, proseguiranno fino a venerdì 31 luglio. Il programma comprende cinque conferenze plenarie, oltre venti sessioni tematiche, quattro workshop, comunicazioni scientifiche e sessioni poster. Gli interventi affrontano le più recenti acquisizioni nel campo della genomica e delle scienze “omiche”, della tassonomia e della sistematica, della biologia delle simbiosi, dell’ecofisiologia e della biodiversità. Ampio spazio è riservato anche alle conseguenze dei cambiamenti climatici, alla conservazione degli ecosistemi, al monitoraggio delle città e degli ambienti naturali e al rapporto tra licheni e beni storico-monumentali.

Le conferenze plenarie sono affidate a Nina Gunde-Cimerman dell’Università di Lubiana, Pavel Škaloud della Charles University di Praga, Theo Llewellyn dell’Imperial College London, Daniel Stanton dell’Università del Minnesota e Gulnara Tagirdzhanova dell’Università di Stoccolma. Tra i temi affrontati figurano le simbiosi capaci di svilupparsi negli ambienti estremi, le analogie ecologiche ed evolutive tra licheni e coralli, i meccanismi genetici alla base della produzione di sostanze protettive, le risposte dei licheni al cambiamento climatico e le interazioni molecolari tra i diversi organismi che compongono la simbiosi.

L’organizzazione locale è coordinata da docenti del Dipartimento di Scienze della Vita dell’Università di Trieste. La presidente del congresso è Lucia Muggia, docente di Botanica sistematica; il vicepresidente è Mauro Tretiach, docente di Botanica generale. Fanno parte della segreteria scientifica e organizzativa Stefano Martellos, docente di Botanica sistematica, e Fabio Candotto Carniel, docente di Botanica generale. Al gruppo triestino si affiancano un comitato organizzatore nazionale e un comitato scientifico composto da esperte ed esperti provenienti da Europa, Asia, Australia e Stati Uniti.

La candidatura di Trieste era stata scelta nel 2021, durante la precedente edizione del congresso, organizzata online. La designazione ha riconosciuto il ruolo svolto nel tempo dal gruppo di ricerca dell’Ateneo nell’ambito della lichenologia italiana e internazionale, insieme alla posizione geografica della città, alla sua dimensione multiculturale e alla presenza di una rete particolarmente articolata di istituzioni scientifiche.

Il programma è completato da escursioni scientifiche dedicate all’osservazione dei licheni nei loro ambienti naturali. Due itinerari hanno preceduto il congresso, attraversando le Alpi sud-orientali e l’Italia centrale, mentre dal 1° al 3 agosto è prevista un’escursione nel Carso classico italiano e sloveno, con tappe nella Riserva naturale della Val Rosandra, nell’area delle Grotte di San Canziano, sull’altopiano di Trnovo e nel territorio di Duino.

Il programma completo e tutte le informazioni sono disponibili sul sito ufficiale di IAL10.

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Al via IAL10, il più importante appuntamento scientifico internazionale dedicato allo studio dei licheni. Al centro del programma biodiversità, genomica, cambiamenti climatici, biomonitoraggio e conservazione del patrimonio culturale
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EUT Edizioni Università di Trieste diventa socio di Fondazione LIA

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EUT Edizioni Università di Trieste diventa socio di Fondazione LIA. Un ingresso che è frutto di una scelta consapevole: rendere i propri testi fruibili a tutti i lettori non è soltanto un obbligo normativo, ma una scelta di responsabilità culturale e sociale.

Fondazione LIA lavora ogni giorno da più di dieci anni per supportare gli editori nel processo di creazione di pubblicazioni digitali accessibili, collaborando con tutti gli attori della filiera (editori, distributori, aggregatori, librerie e biblioteche digitali) per rendere accessibile l’intera esperienza di lettura. L’adesione di EUT rafforza questa rete e porta con sé una prospettiva preziosa: quella di chi produce e diffonde conoscenza scientifica e accademica, e sceglie di farlo senza escludere nessuno.

EUT Edizioni Università di Trieste nasce per valorizzare e diffondere i risultati dell’attività didattica e di ricerca dell’Ateneo in tutte le sue articolazioni disciplinari. Il suo ingresso tra i soci di Fondazione LIA è il segno di come anche il mondo accademico stia maturando una consapevolezza più concreta rispetto al tema dell’accessibilità.

“L’adesione di EUT Edizioni Università di Trieste a Fondazione LIA è importante per consolidare la nostra visione dell’editoria accademica fondata sull’apertura, sulla condivisione e sull’accessibilità della conoscenza. La diffusione del sapere costituisce una delle missioni essenziali dell’Università degli Studi di Trieste e della sua editrice. Riteniamo che l’inclusività debba essere una condizione imprescindibile, non soltanto un requisito normativo, affinché i risultati della ricerca possano raggiungere il più ampio numero di persone, favorendo la circolazione culturale. La collaborazione con Fondazione LIA ci consentirà di contribuire attivamente alla costruzione di un ecosistema editoriale più equo e capace di valorizzare pienamente anche il ruolo sociale della comunicazione scientifica” ha dichiarato Elena Tonzar, Responsabile EUT Edizioni Università di Trieste.

“Siamo molto felici di accogliere EUT tra i soci di Fondazione LIA. Una collaborazione che ha per noi un valore speciale per il suo ruolo nella diffusione della conoscenza, e che ci auguriamo possa essere di ispirazione per altre realtà editoriali nel mondo universitario nell’intraprendere lo stesso percorso” ha dichiarato Cristina Mussinelli, Segretario Generale di Fondazione LIA.

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Consolida la visione dell’editoria accademica fondata sull’apertura, sulla condivisione e sull’accessibilità della conoscenza
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WASTEREDUCE, da UniTS nuovi strumenti per prevenire e monitorare l’abbandono dei rifiuti nelle aree protette

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Comprendere dove si accumulano i rifiuti, individuare le aree maggiormente esposte all’abbandono e intervenire sui comportamenti che alimentano il fenomeno. È il contributo scientifico portato dall’Università di Trieste a WASTEREDUCE – Integrated waste reduction strategies and solutions in protected and Natura 2000 areas, progetto europeo giunto alla conclusione dopo due anni e mezzo di attività transfrontaliere.

Avviato nel febbraio 2024 e finanziato dal Programma Interreg Italia–Croazia 2021–2027, WASTEREDUCE ha avuto un valore complessivo di circa 1,66 milioni di euro, coperto per l’80% dal Fondo europeo di sviluppo regionale. Il progetto ha coinvolto otto partner italiani e croati e ha sperimentato soluzioni in tre aree pilota: il Medio Brenta, la costa occidentale dell’Istria e la baia di Sakarun, sull’isola croata di Dugi Otok.

L’obiettivo era sviluppare un approccio integrato per prevenire l’abbandono dei rifiuti, individuarne le zone di accumulo, migliorare la raccolta e ridurne gli effetti sugli ecosistemi terrestri, fluviali e marini.

Il contributo dell’Università di Trieste

Il Dipartimento di Scienze della Vita di UniTS ha sviluppato due linee di ricerca complementari: l’analisi dei comportamenti umani e il monitoraggio ambientale mediante tecniche di osservazione da remoto.

La componente relativa alle scienze comportamentali, coordinata dal professor Fabio Del Missier, ha approfondito i fattori cognitivi, motivazionali e contestuali che favoriscono oppure ostacolano il corretto conferimento dei rifiuti. Il gruppo UniTS ha anche predisposto due indagini rivolte ai visitatori delle aree protette e agli stakeholder territoriali, per analizzare abitudini, percezione del problema e possibili soluzioni.

I risultati mostrano come la sola informazione non sia sufficiente a modificare i comportamenti. È necessario intervenire anche sull’organizzazione concreta degli spazi: posizione e riconoscibilità dei punti di raccolta, chiarezza delle indicazioni, accessibilità dei servizi e gestione delle aree ricreative.

«Per contrastare efficacemente l’abbandono dei rifiuti è necessario operare sulla consapevolezza, sulla motivazione e sulla facilitazione dei comportamenti corretti», sottolinea Del Missier. «Le infrastrutture ambientali devono quindi essere progettate tenendo conto non soltanto delle esigenze tecniche della raccolta, ma anche del modo in cui le persone percepiscono gli spazi e prendono le proprie decisioni».

Il professor Giovanni Bacaro ha coordinato le attività di analisi spaziale e monitoraggio degli accumuli negli ambienti terrestri e marini. Immagini satellitari, rilievi con droni, informazioni territoriali e verifiche sul campo sono stati integrati per individuare le aree più vulnerabili e indirizzare in maniera più efficace sopralluoghi e interventi. I rilievi con droni nel Medio Brenta sono stati condotti in collaborazione con ARPAV.

L’approccio consente di passare da interventi prevalentemente reattivi, avviati dopo una segnalazione, a una sorveglianza più sistematica del territorio. In ambiente marino sono state inoltre sperimentate procedure per riconoscere nelle immagini satellitari anomalie potenzialmente associate alla presenza di rifiuti, eutrofizzazione o contaminazioni superficiali, da verificare successivamente attraverso osservazioni dirette.

«La presenza dei rifiuti non è distribuita casualmente nello spazio», evidenzia Bacaro. «Gli accumuli riflettono le caratteristiche del paesaggio, l’accessibilità e la frequentazione delle aree, le attività ricreative e le dinamiche di trasporto terrestre e marino. Integrare telerilevamento, analisi spaziale e monitoraggio sul campo permette di indirizzare meglio le misure di prevenzione e gestione».

Dalla ricerca agli interventi sul territorio

WASTEREDUCE ha combinato ricerca scientifica, partecipazione degli enti locali e sperimentazione di soluzioni operative. Sono stati realizzati sopralluoghi, attività di videosorveglianza, raccolta e classificazione dei rifiuti, campagne di sensibilizzazione e incontri con amministrazioni, gestori delle aree protette, associazioni e operatori turistici.

Nel Medio Brenta il monitoraggio ha rilevato sia rifiuti prodotti dalle attività ricreative, come picnic e bivacchi, sia abbandoni di materiali ingombranti o potenzialmente pericolosi. Le operazioni condotte sul territorio hanno consentito di recuperare, in un solo anno, circa 40 tonnellate di rifiuti. Il coinvolgimento dei dieci Comuni dell’area ha inoltre portato alla sottoscrizione del Brenta Mayors’ Agreement, con il quale le amministrazioni hanno formalizzato il proprio impegno nella tutela del sito Natura 2000.

Sul versante croato è stato installato nella baia di Santa Marina, vicino a Parenzo, un sistema mobile per la raccolta dei rifiuti galleggianti. Le analisi condotte dai partner su oltre quaranta uccelli marini rinvenuti morti hanno inoltre rilevato plastica nell’apparato digerente della quasi totalità degli esemplari esaminati.

Tra i risultati finali figurano piani di azione, metodologie di monitoraggio, strumenti educativi e soluzioni pratiche destinate agli enti gestori delle aree protette e alle amministrazioni locali. Il modello sviluppato integra analisi dei comportamenti, osservazione ambientale e collaborazione territoriale ed è stato progettato per poter essere adattato ad altri siti Natura 2000 e ad altre aree naturali dell’Adriatico.

Un patrimonio di conoscenze per le aree protette

La conclusione di WASTEREDUCE lascia agli enti gestori delle aree protette e alle amministrazioni locali un insieme di metodologie, piani di azione, strumenti educativi e indicazioni operative utilizzabili anche oltre la durata del progetto. Il modello sviluppato integra analisi dei comportamenti, osservazione ambientale e collaborazione con i soggetti del territorio, offrendo un approccio adattabile ad altri siti Natura 2000 e ad altre aree naturali dell’Adriatico. Un patrimonio di conoscenze che potrà contribuire a rendere più tempestive le attività di monitoraggio e più efficaci gli interventi di prevenzione, raccolta e gestione dei rifiuti.

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Si conclude il progetto Interreg dedicato alla gestione dei rifiuti nelle aree Natura 2000. Il DSV ha integrato scienze comportamentali, telerilevamento e monitoraggio negli ambienti terrestri e marini. Nel Medio Brenta recuperate 40 tonnellate di rifiuti
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Cinquant'anni di Fisioterapia a UniTS: una storia di innovazione nella formazione e nella cura

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Le radici del Corso di Laurea in Fisioterapia di UniTS affondano nel 1976 quando, con Flavia Ruzzier, nacque la Scuola per Terapisti della Riabilitazione. Un progetto che si sviluppò a partire dall'esperienza del Centro di Riabilitazione Motoria e Funzionale, fondato dieci anni prima dal professor Vincenzo Zuccon, e che diede vita a quella che ancora oggi rappresenta uno degli elementi distintivi della formazione nell’ambito della Fisioterapia: la Palestra Didattica.

Per quasi mezzo secolo questo spazio ha costituito un ambiente unico nel panorama nazionale, nel quale assistenza clinica, attività didattica e ricerca hanno sempre convissuto. Ogni anno gli studenti del secondo e del terzo anno partecipano direttamente alla presa in carico di pazienti inviati dai servizi specialistici, affiancati da tutor didattici, fisioterapisti e docenti universitari. Non si limitano a osservare l'attività clinica, ma prendono parte all'intero percorso riabilitativo: dall'anamnesi alla valutazione fisioterapica, dalla definizione degli obiettivi terapeutici alla pianificazione del trattamento, fino alla rivalutazione finale, seguendo un percorso di progressiva acquisizione dell'autonomia professionale.

L'attività clinica è affiancata da un articolato ecosistema formativo che integra peer learning, cooperative learning, simulazione clinica, role playing, discussione multidisciplinare dei casi, journal club e tecnologie avanzate, come il tavolo anatomico virtuale e i sistemi per l'analisi del movimento. Un approccio che pone al centro lo sviluppo del ragionamento clinico e della capacità decisionale, competenze oggi fondamentali per il fisioterapista.

«Il cinquantesimo anniversario del Corso di Laurea in Fisioterapia è un'occasione per valorizzare una storia fatta di competenze, innovazione e visione», sottolinea Luigi Murena, direttore del Dipartimento di Medicina, Chirurgia e Scienze della Salute dell'Università di Trieste. «La Palestra Didattica testimonia come il nostro Ateneo abbia saputo sviluppare, con largo anticipo rispetto ai modelli oggi riconosciuti a livello internazionale, un ambiente nel quale didattica, ricerca e assistenza si integrano in modo virtuoso. È un patrimonio che continua a formare professionisti preparati, capaci di coniugare competenze cliniche, pensiero critico, innovazione tecnologica e attenzione alla persona

Solo negli ultimi anni, infatti, la letteratura scientifica internazionale ha iniziato a descrivere modelli analoghi con il nome di Student-Led Physiotherapy Clinic, riconoscendone il valore educativo e assistenziale. Molte delle caratteristiche che oggi definiscono queste esperienze erano presenti nella Palestra Didattica dell'Università di Trieste fin dal 1976: pazienti reali, studenti protagonisti della presa in carico, supervisione costante di professionisti esperti, progressiva autonomia, apprendimento collaborativo e integrazione tra assistenza, formazione e ricerca.

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Il modello didattico triestino ha anticipato di decenni le moderne Student-Led Physiotherapy Clinics oggi diffuse a livello internazionale
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Premio Mattador, alla Fenice premiata la nuova generazione della sceneggiatura

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Storie capaci di interrogare il presente, immaginare il futuro e offrire nuovi sguardi sulla realtà. Sono quelle delle giovani autrici e dei giovani autori premiati venerdì 17 luglio nelle Sale Apollinee del Teatro La Fenice di Venezia, in occasione della cerimonia conclusiva della 17ª edizione del Premio Internazionale per la Sceneggiatura Mattador, dedicato a Matteo Caenazzo.

Rivolto ad autori italiani e stranieri tra i 16 e i 30 anni, il Premio nasce per fare emergere e accompagnare giovani talenti interessati alla scrittura cinematografica e audiovisiva. La premiazione rappresenta il traguardo di un percorso di ricerca e creatività, ma anche l’inizio di nuove opportunità per una generazione di sceneggiatori chiamata a trasformare la propria passione in un percorso artistico e professionale.

A decretare i vincitori è stata la giuria presieduta dal regista Andrea De Sica e composta da Habib Mestiri, Giuditta Tarantelli, Gianfilippo Pedote e Claudia De Angelis. Il Premio Mattador per la migliore sceneggiatura per lungometraggio è stato assegnato a Costantinopoli di Sim Levi Tezel, 27 anni, di Istanbul. La menzione speciale è andata a Santissimi di Giacomo Collesei, 25 anni, di Este.

Per la sezione dedicata al miglior soggetto sono stati selezionati Le portatrici di Giovanna De Luca, 29 anni, di Mercato San Severino, ed Erica Benvenuti, 29 anni, di Foggia; La colonia di Andrea Cantafio, 29 anni, di Soveria Mannelli; e Madda di Andrea Maddalena Bernardi, 27 anni, di Como.

Nella sezione Series, riservata ai progetti di serie televisive, sono stati premiati Superpensionati di Elisa Gattuso, 27 anni, di Roma, Matteo Fasan, 22 anni, di San Vito al Tagliamento, e Mariam Ugolini, 23 anni, di Senigallia; e Altitudine 1079 di Chiara Marta Federica Sofia Cappiello, 29 anni, di Como.

Il Premio Dolly per la migliore storia raccontata per immagini è andato a I Sobros di Sara Elizabeth Dui, 26 anni, di Bologna. A In questo freddo di Jacopo Milani, 30 anni, di Roma, è stato infine assegnato il Premio Corto86 per la migliore sceneggiatura per cortometraggio.

Alla cerimonia ha partecipato, in rappresentanza dell’Università degli Studi di Trieste, il Prorettore vicario Mauro Tretiach. «Dietro la convenzione che lega l’Università di Trieste all’Associazione Mattador c’è un’idea semplice ma ambiziosa: costruire ponti concreti tra le aule in cui si studia il cinema e la realtà in cui il cinema si fa davvero. Siamo fieri di appartenere a questo ecosistema del talento, capace di dare gambe alle idee e alle storie dei giovani autori», ha sottolineato Tretiach. «Il valore di questo Premio va ben oltre i verdetti: vincere può offrire la conferma e la fiducia necessarie per proseguire, ma anche chi non sarà premiato non deve pensare di avere fallito. Aver scritto, concluso e affidato agli altri la propria sceneggiatura significa avere già superato la sfida più difficile, quella del foglio bianco».

Il legame tra il Premio e l’Università di Trieste si è rafforzato nel 2025 con la sottoscrizione di una convenzione tra l’Ateneo e l’Associazione Culturale Mattador. L’accordo prevede la costituzione, presso il Sistema Museale di Ateneo – smaTs, del Fondo multimediale “Matteo Caenazzo e Premio Mattador”, destinato a raccogliere, conservare, rendere accessibile e valorizzare il patrimonio culturale prodotto dall’Associazione nel corso degli anni.

Il Fondo comprende sceneggiature, cortometraggi, video di backstage, pubblicazioni e altri materiali legati alle attività del Premio. Un patrimonio che potrà alimentare nuove iniziative culturali, di ricerca, formazione e impegno pubblico rivolte ai giovani, alla comunità universitaria e al mondo delle industrie creative.

Il Premio mantiene così viva la memoria di Matteo Caenazzo, giovane artista triestino capace di esprimersi attraverso la pittura, la fotografia, il video e la scrittura, prima di scegliere la sceneggiatura come proprio orizzonte artistico e professionale. Un sogno interrotto dalla sua prematura scomparsa, che continua oggi a generare occasioni concrete perché nuovi talenti possano trovare una voce e dare forma alle proprie storie.

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L’Università di Trieste conserva il patrimonio culturale del Premio nel Fondo multimediale dedicato a Matteo Caenazzo
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Paolo Fornasiero nominato Socio ordinario dell'Accademia Italiana di Ingegneria e Tecnologia (ITATEC)

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Il professor Paolo Fornasiero, Professore Ordinario di Chimica Generale e Inorganica presso il Dipartimento di Scienze Chimiche e Farmaceutiche dell’Università degli Studi di Trieste e Prorettore alla Ricerca, è stato nominato Socio ordinario dell’Accademia Italiana di Ingegneria e Tecnologia (ITATEC), in riconoscimento del suo contributo scientifico e della sua attività di ricerca nel campo della chimica dei materiali, della catalisi e delle tecnologie per la sostenibilità.

Fondata nel 2022, su iniziativa e con il sostegno dell’Accademia Nazionale dei Lincei, ITATEC riunisce personalità di eccellenza provenienti dai settori dell’ingegneria, della tecnologia e delle scienze applicate, con l’obiettivo di promuovere la cultura tecnico-scientifica e favorire il dialogo tra ricerca, innovazione e società.

Tra le finalità dell’Accademia figurano il rafforzamento dello scambio di conoscenze tra università, enti di ricerca e industria, l’elaborazione di pareri e raccomandazioni su temi di rilevanza strategica, il supporto ai decisori pubblici e privati attraverso una consulenza tecnico-scientifica indipendente e la valorizzazione dell’eccellenza italiana nei settori dell’ingegneria e della tecnologia.

Sul piano internazionale, ITATEC rappresenta il punto di riferimento italiano nel dialogo con le principali organizzazioni europee del settore e partecipa alle attività dello European Council of Academies of Applied Sciences, Technologies and Engineering (Euro-CASE), la rete che riunisce le accademie nazionali di ingegneria e tecnologia di 23 Paesi europei e che fornisce consulenza scientifica e tecnologica alle istituzioni dell’Unione Europea e ad altri organismi internazionali.

La nomina del professor Fornasiero rappresenta un importante riconoscimento del valore della ricerca sviluppata presso l’Università degli Studi di Trieste e del contributo che l’Ateneo offre allo sviluppo della scienza, dell’innovazione e del trasferimento tecnologico, a livello nazionale e internazionale.

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Il riconoscimento premia il contributo scientifico del Prorettore alla Ricerca nei campi della chimica dei materiali, della catalisi e delle tecnologie per la sostenibilità
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Graduation Day in Piazza Verdi: la ricerca che incontra la città

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Il Graduation Day dell’Università di Trieste è tornato nel cuore della città per celebrare la ricerca, la conoscenza e le nuove generazioni.

Giovedì 16 luglio, Piazza Verdi ha ospitato la cerimonia di proclamazione dei Dottori di Ricerca del 38° ciclo, che si è conclusa con il caratteristico e tradizionale lancio del tocco. Inserito nel calendario di Trieste Estate, l’evento ha trasformato uno dei riti più significativi della vita accademica in un momento pubblico di incontro tra Università e cittadinanza.

Dopo l’esordio dello scorso anno, il Graduation Day in città si conferma un appuntamento attraverso cui UniTS condivide con il territorio il valore della formazione dottorale e il contributo della ricerca allo sviluppo culturale, scientifico, sociale ed economico della comunità.

Il primo Graduation Day della rettrice Donata Vianelli

Per la rettrice Donata Vianelli è stato il primo Graduation Day alla guida dell’Ateneo.

«La cerimonia di quest’anno è stata la prima che ho vissuto da rettrice dell’Università di Trieste e ha rappresentato il consolidarsi di una nuova tradizione per l’Ateneo e per la città. Le dottoresse e i dottori di ricerca sono il punto più alto della formazione universitaria e l’ingresso di nuove generazioni nella comunità della ricerca. Celebrare questo passaggio in Piazza Verdi significa portare la conoscenza fuori dai luoghi in cui nasce e condividerla con la società, perché la scienza non è solo avanzamento del sapere: è responsabilità, fiducia nel futuro e capacità di contribuire al bene comune».

I numeri del Graduation Day 2026

L’edizione 2026 ha confermato la crescita dei percorsi di dottorato dell’Università di Trieste. I 187 nuovi dottori di ricerca proclamati in Piazza Verdi rappresentano un nuovo numero record per l’Ateneo.

Come evidenzia Francesco Longo, docente UniTS e Delegato della Rettrice ai Dottorati di Ricerca, «il dato è legato anche all’impatto delle borse finanziate dal PNRR: il 38° ciclo è infatti il primo a giungere alla proclamazione dopo aver incluso per intero le borse avviate nell’anno accademico 2022/2023, a cui si è affiancata la scelta dell’Università di Trieste di continuare a investire anche con risorse proprie nella formazione dottorale».

La classe 2026 dei nuovi dottori di ricerca è composta da 89 donne, pari al 47,6%, e 98 uomini, pari al 52,4%. La componente internazionale rappresenta il 14,4% del totale, con dottorandi provenienti da 14 Paesi: Austria, Brasile, Cina, Costa Rica, Croazia, Etiopia, Filippine, Francia, India, Iran, Nicaragua, Pakistan, Ruanda e Tunisia. Complessivamente, considerando anche l’Italia, le cittadinanze rappresentate sono 15 e confermano una comunità dottorale aperta a Europa, Asia, Africa e America.

I 13 corsi: una ricerca trasversale

I 187 nuovi dottori di ricerca provengono da 13 corsi di dottorato, che restituiscono la trasversalità della ricerca sviluppata all’Università di Trieste: dalle scienze della vita alla fisica, dalla chimica all’ingegneria, dall’intelligenza artificiale alle nanotecnologie, dalla sostenibilità alle scienze cognitive, fino alla storia, all’architettura e agli studi sul territorio.

I corsi coinvolti sono: Ambiente e Vita; Applied Data Science and Artificial Intelligence; Biomedicina Molecolare; Chimica; Circular Economy; Fisica; Ingegneria Civile-Ambientale e Architettura; Ingegneria Industriale e dell’Informazione; Nanotecnologie; Neuroscienze e Scienze Cognitive; Scienze della Riproduzione e dello Sviluppo; Scienze della Terra e Meccanica dei Fluidi; Storia delle Società, delle Istituzioni e del Pensiero. Dal Medioevo all’Età Contemporanea.

Ospiti, istituzioni e partner

La serata ha avuto come ospite d’eccezione Alberto Di Minin, professore ordinario di Innovation Management alla Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, ricercatore e divulgatore, che ha tenuto la lectio magistralis “Il futuro ha bisogno di maestre e maestri. Una riflessione su Ricerca, Innovazione aperta e Responsabilità umana”.

Al centro dell’intervento il ruolo della ricerca nelle grandi trasformazioni tecnologiche e sociali. Ogni epoca ha immaginato il futuro attraverso la scienza e la tecnologia del proprio tempo, ma le rivoluzioni non sono mai prodotte dalle tecnologie da sole. Hanno bisogno di persone capaci di trasformare la conoscenza in possibilità, di costruire ponti tra ricerca, impresa e società, di dare senso umano all’innovazione.

Accanto alla scienza, anche la musica ha avuto un ruolo centrale nella serata, grazie alla performance di Pierpaolo Foti, violinista e compositore.

La cerimonia, condotta dalla giornalista Marinella Chirico, ha visto la partecipazione della rettrice dell’Università di Trieste Donata Vianelli, del Delegato della Rettrice ai Dottorati di Ricerca Francesco Longo, del Presidente della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia Massimiliano Fedriga e del Sindaco di Trieste Roberto Dipiazza. Sono intervenuti inoltre l’Amministratore Delegato di Bluenergy Group S.P.A. Alberta Gervasio e il Direttore Generale di CiviBank Luca Cristoforetti, in rappresentanza dei partner che sostengono l’iniziativa e condividono con l’Ateneo l’impegno verso innovazione, crescita e sviluppo della comunità.

Il lancio del tocco

La serata è culminata con la proclamazione dei nuovi dottori di ricerca attraverso il rito del lancio del tocco. Il gesto, una delle immagini più riconoscibili delle cerimonie di laurea, viene fatto risalire alla U.S. Naval Academy: nel 1912 i nuovi ufficiali lanciarono in aria i vecchi copricapi da allievi. Da allora il lancio del tocco è diventato un simbolo immediato di passaggio e festa collettiva.

L’evento è stato reso possibile anche grazie al sostegno di CiviBank e Bluenergy Group S.P.A., partner del territorio.

La rassegna Trieste Estate è organizzata e promossa dal Comune di Trieste - Assessorato alle Politiche della Cultura e del Turismo, con la collaborazione dell’Assessorato alle Politiche dell’Educazione e della Famiglia e dell’Assessorato alle Politiche del Territorio, il supporto di PromoTurismoFVG e la collaborazione del Trieste Convention & Visitors Bureau.

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L’Università di Trieste ha proclamato ieri 187 nuovi dottori di ricerca: un numero record per l’Ateneo, anche grazie all’impatto delle borse PNRR
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“Ascoltare” la materia quantistica: il suono rivela la struttura microscopica nascosta nei gas di Fermi superfluidi

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Un team di ricerca che coinvolge il Laboratorio europeo di spettroscopia non lineare LENS, l’Istituto nazionale di ottica del CNR di Sesto Fiorentino e le Università di Firenze, Trieste e Trento ha sviluppato una tecnica innovativa basata sulla propagazione di onde sonore per studiare la materia in condizioni estreme. Il risultato è pubblicato sulla rivista Nature Physics.

Il gruppo di ricerca ha sviluppato una tecnica innovativa per studiare il comportamento della materia quantistica che sfrutta un fenomeno comune, l’effetto Doppler, per cui quando la sirena di un'ambulanza ci supera la percepiamo più acuta mentre si avvicina e più grave quando si allontana. “Allo stesso modo, il suono che si propaga in un superfluido in rotazione cambia a seconda che si muova nella stessa direzione od opposta rispetto al superfluido: grazie a queste minuscole variazioni che il team è riuscito a svelare la struttura interna nei gas di Fermi superfluidi, sistemi costituiti da atomi raffreddati a temperature prossime allo zero assoluto. In tali condizioni, le particelle di Fermi si accoppiano dando origine alla superfluidità, uno stato della materia in cui scompare l’attrito”, spiegano Marcia Fròmeta Fernandez e Diego Hernandez-Rajkov, ricercatori Cnr-Ino e principali autori del lavoro. “Abbiamo creato un superfluido di Fermi a forma di anello, in cui onde sonore si propagano simultaneamente in direzioni opposte. Quando viene messo in rotazione, le onde sonore risentono in modo diverso del flusso, accumulando una piccolissima differenza di frequenza: l’effetto Doppler”.

Misurando questo effetto con estrema precisione, “si è dimostrato che la circolazione del superfluido nell'anello non può assumere valori arbitrari, ma solo valori quantizzati, cioè discreti, determinati dal rapporto tra la costante di Planck e la massa delle particelle. In questo caso, tali valori risultano dimezzati rispetto a quelli previsti per particelle singole”, chiarisce Francesco Scazza, docente di Fisica della materia dell’Università di Trieste. “La nostra osservazione dimostra che il superfluido è costituito da fermioni che si accoppiano due a due, formando unità quantistiche composite di massa doppia, le cosiddette coppie di Cooper, analogamente a quanto avviene nei superconduttori. Il risultato conferma che, anche in questi sistemi gassosi ultrafreddi, la superfluidità nasce dalla formazione di coppie di fermioni”, conclude Giacomo Roati, dirigente di ricerca Cnr-Ino e responsabile del gruppo sperimentale.

Lo studio conferma le potenzialità dell'interferometria atomica, una tecnica che sfrutta le proprietà ondulatorie degli atomi per effettuare misure di elevatissima precisione. In questo lavoro, la tecnica è stata implementata utilizzando onde sonore nel superfluido, dimostrandosi un efficace strumento per indagare sistemi quantistici fortemente correlati. Tra i primi risultati ottenuti vi è l'osservazione della progressiva riduzione della superfluidità con l'aumento della temperatura. Si apre una nuova strada per studiare il comportamento collettivo delle particelle e approfondire la comprensione dei meccanismi alla base della superfluidità e della superconduttività, di dinamiche della materia quantistica ancora misteriose e di fondamentale importanza per le moderne tecnologie quantistiche”, concludono Massimo Inguscio (LENS) e Sandro Stringari (Pitaevskii BEC Center Università di Trento), protagonisti di sviluppi della fisica atomica dalla cui sinergia nasce il lavoro svolto presso il laboratorio del LENS. Che arriva nell'anno del centenario della formulazione della statistica ideata da Enrico Fermi nel 1926 sulle colline di Arcetri, presso l’Università di Firenze, per descrivere il comportamento di particelle come elettroni, protoni e neutroni.

Abstract
Sfruttando l’effetto Doppler delle onde sonore, un team internazionale ha messo a punto un nuovo metodo per indagare i sistemi quantistici ultrafreddi. Lo studio è pubblicato su Nature Physics.
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