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Cambiamento climatico e qualità del vino: studio UniTS pubblicato su Journal of Cleaner Production

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Il cambiamento climatico può incidere in modo significativo sulla qualità del vino, ma i suoi effetti non sono uguali per tutte le varietà. È questo il tema al centro dello studio Climate and the quality of wine: Whites vs. reds, pubblicato in Open Access su Journal of Cleaner Production e condotto da un gruppo di ricerca UniTS.

La ricerca è firmata da Giovanni Millo, Paolo Bogoni, Barbara Campisi, Matteo Carzedda, Gianluigi Gallenti, Valentino Riva e Gaetano Carmeci. Il lavoro si inserisce nel progetto “Cambiamento climatico e sostenibilità della viticoltura nel Collio Goriziano”, avviato nell’ambito del Dipartimento di Scienze Economiche, Aziendali, Matematiche e Statistiche “Bruno de Finetti” (DEAMS) e finanziato dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Gorizia.

Lo studio prende in esame il Collio, area vitivinicola del Friuli Venezia Giulia in cui convivono produzioni bianche e rosse, offrendo un contesto adatto ad analizzare in modo comparato gli effetti delle condizioni meteorologiche sulla qualità del vino. L’obiettivo della ricerca è comprendere come variabili climatiche, quali temperature e andamento stagionale, possano influenzare la qualità finale del prodotto.

La qualità del vino dipende da molti fattori. Alcuni sono relativamente stabili o controllabili, come il suolo, le tecniche di vinificazione e le caratteristiche del territorio. Altri, invece, sono esterni al controllo dei produttori, come il clima, la variabilità meteorologica e gli eventi estremi.

I risultati mostrano che i vini bianchi reagiscono alle condizioni meteorologiche in modo diverso rispetto ai rossi. In particolare, emerge un equilibrio delicato tra temperature primaverili ed estive, con effetti che possono variare sensibilmente anche tra singole varietà. Il cambiamento climatico, quindi, non produce conseguenze uniformi, ma richiede analisi specifiche per territorio, vitigno e tipologia di vino.

Lo studio offre elementi utili non solo dal punto di vista scientifico, ma anche per i produttori e per chi si occupa di politiche territoriali. Comprendere quali varietà risultino più o meno sensibili alle condizioni climatiche può contribuire a definire strategie di adattamento, anche attraverso scelte mirate nella gestione dei vigneti e nella selezione delle varietà più adatte ai nuovi scenari climatici.

Il percorso di ricerca ha avuto inoltre una ricaduta formativa: il finanziamento ha consentito di sostenere un assegno di ricerca biennale, poi confluito in un percorso dottorale nell’ambito del Dottorato in Circular Economy dell’Ateneo.

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La ricerca prende in esame il Collio, eccellenza italiana nella produzione vitivinicola
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Silvia Palmisano membro dell’European Surgical Association

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Silvia Palmisano, Direttrice della Scuola di Specializzazione in Chirurgia Generale UniTS, è stata nominata membro dell’European Surgical Association (ESA).

La nomina di Silvia Palmisano conferma il valore e la visibilità della scuola chirurgica triestina nel contesto europeo, rafforzando il ruolo dell’Ateneo come centro di eccellenza nella formazione e nella ricerca in ambito medico-chirurgico.

Fondata nel 1993, la European Surgical Association è una delle più prestigiose organizzazioni chirurgiche europee e si pone come punto di riferimento per la promozione della scienza e della ricerca in ambito chirurgico. L’ESA svolge un ruolo centrale come forum internazionale per la presentazione dello stato dell’arte e delle evoluzioni più avanzate della chirurgia, sia generale sia specialistica, contribuendo al continuo miglioramento degli standard della professione.

I suoi membri provengono dalle principali istituzioni accademiche e mediche europee e rappresentano l’eccellenza del settore, chiamati a condividere conoscenze, esperienze e risultati della ricerca a livello internazionale.

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La Direttrice della Scuola di Specializzazione in Chirurgia Generale UniTS entra all’ESA per meriti scientifici, clinici e accademici
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Premio internazionale ASCPT ad Antonella Muzzo per una ricerca UniTS sulle terapie personalizzate nelle MICI pediatriche

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La dott.ssa Antonella Muzzo, assegnista di ricerca dell’Università di Trieste, ha ricevuto l’ASCPT Presidential Trainee Award, prestigioso riconoscimento conferito dalla American Society for Clinical Pharmacology and Therapeutics (ASCPT) a giovani ricercatori e ricercatrici distintisi per l’eccellenza scientifica.

Ogni anno il Comitato del programma scientifico seleziona gli abstract che hanno ottenuto il punteggio più alto tra quelli presentati da farmacologi clinici e ricercatori traslazionali in formazione, riservando loro un riconoscimento speciale nell’ambito del Congresso annuale della Società.

Il premio è stato attribuito per il progetto di dottorato svolto presso il Dipartimento Universitario Clinico di Scienze Mediche, Chirurgiche e della Salute dell’Università di Trieste e l’IRCCS Burlo Garofolo, sotto la supervisione delle professoresse Marianna Lucafò, Giuliana Decorti e Gabriele Stocco.

Il lavoro è stato presentato sotto forma di poster con il titolo “Thiopurine treatment responses in pediatric inflammatory bowel disease are determined by a newly identified TRIM32-cGAS-STING pathway: a pharmacokinetic study in organoids”.

Nel progetto è stato coinvolto anche il Dipartimento di Scienze della Vita, a cui afferiscono le professoresse Lucafò e Meroni e la dott.ssa Lazzari.

Lo studio analizza in modo integrato i meccanismi molecolari e farmacocinetici che regolano la risposta alle tiopurine nei pazienti pediatrici con malattie infiammatorie croniche intestinali (MICI), utilizzando un modello preclinico innovativo e paziente-specifico: gli organoidi intestinali derivati da pazienti affetti da MICI.

Per la prima volta, la ricerca dimostra che le tiopurine esercitano effetti farmacologici diretti sulle cellule epiteliali intestinali, oltre alle note azioni immunosoppressive sistemiche. I risultati evidenziano inoltre una marcata variabilità individuale nella risposta al trattamento, determinata principalmente da fattori farmacocinetici.

A livello delle cellule intestinali, le tiopurine mostrano un effetto antinfiammatorio intervenendo su alcuni meccanismi molecolari coinvolti nell’infiammazione, tra cui le vie TRIM32-cGAS-STING e NF-κB/p65.

Nel complesso, queste evidenze contribuiscono allo sviluppo di strategie terapeutiche personalizzate e all’identificazione di nuovi potenziali approcci terapeutici in ambito pediatrico.

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Il riconoscimento della American Society for Clinical Pharmacology and Therapeutics premia uno studio condotto tra UniTS e IRCCS Burlo Garofolo sulla risposta alle tiopurine nei pazienti pediatrici con malattie infiammatorie croniche intestinali
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Al via EXOMEL: progetto coordinato da UniTS per rendere più mirate le cure del melanoma avanzato

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Seguire l’evoluzione del melanoma cutaneo avanzato attraverso un semplice prelievo di sangue o un campione di urine, per ottenere informazioni utili a personalizzare le terapie e renderle meno invasive per i pazienti. È questo l’obiettivo di EXOMEL, il nuovo progetto di ricerca coordinato dall’Università di Trieste, che studierà l’impiego della biopsia liquida nel monitoraggio di una forma tumorale in cui la possibilità di osservare con precisione l’andamento della malattia può incidere in modo significativo sulle scelte terapeutiche.

Il progetto, intitolato “MicroRNA esosomiale da biopsia liquida per il monitoraggio e la personalizzazione dei trattamenti del melanoma cutaneo avanzato”, punta a sviluppare e validare tecnologie diagnostiche innovative, condivise tra i centri clinici coinvolti, per rendere le cure sempre più mirate, efficaci e adattate alle caratteristiche di ciascun paziente. L’elemento più innovativo riguarda l’impiego del campione urinario come forma di biopsia liquida: EXOMEL studierà infatti gli esosomi, piccole vescicole coinvolte nella comunicazione tra le cellule, e i microRNA che trasportano, con l’obiettivo di individuare una combinazione di segnali biologici utile a distinguere i pazienti che rispondono all’immunoterapia da quelli che non rispondono.

EXOMEL è finanziato dal Programma di cooperazione transfrontaliera Italia–Austria Interreg VI-A 2021–2027, con il sostegno del Fondo Europeo di Sviluppo Regionale (FESR), per un importo complessivo pari a 572.055,59 euro. Il progetto, che si concluderà il 31 marzo 2028, conferma il valore della cooperazione internazionale nella ricerca oncologica, mettendo in rete istituzioni sanitarie, università e competenze tecnologiche italiane e austriache.

L’Università di Trieste svolge il ruolo di capofila e coordina le attività progettuali attraverso il Dipartimento di Scienze Mediche, Chirurgiche e della Salute, che impegna un gruppo di ricerca composto da Serena Bonin, Iris Zalaudek, Ilaria Gandin e Gabriele Grassi.

Il partenariato coinvolge anche l’Azienda Sanitaria dell’Alto Adige con gli ospedali di Brunico e Bolzano, una piccola e media impresa italiana e la Clinica universitaria di Dermatologia e Allergologia dell’Università Paracelsus di Salisburgo.

“Al centro di EXOMEL – spiega Serena Bonin, docente di Scienze tecniche di Medicina di Laboratorio dell’Università di Trieste e principal investigator del progetto – c’è lo sviluppo e la validazione della biopsia liquida, un approccio diagnostico che permette di ottenere informazioni rilevanti sulla malattia attraverso campioni biologici semplici da raccogliere, come sangue o urine. Oggi la biopsia liquida plasmatica è impiegata soprattutto in ambito di ricerca per rilevare il DNA libero circolante tumorale, cioè DNA con mutazioni specifiche del tumore. Questo approccio, però, richiede che le mutazioni da monitorare siano note. Con EXOMEL vogliamo invece studiare i microRNA contenuti negli esosomi, vescicole attraverso cui le cellule comunicano tra loro, per verificare se una loro combinazione possa aiutare a discriminare i pazienti con melanoma cutaneo avanzato che rispondono all’immunoterapia da quelli che non rispondono.

Al momento – aggiunge Bonin – non sono disponibili biomarcatori predittivi utilizzati nella pratica ospedaliera per orientare in modo sistematico queste scelte terapeutiche. Per questo l’obiettivo del progetto è contribuire allo sviluppo di strumenti più accessibili, ripetibili e potenzialmente utili nella personalizzazione dei trattamenti”.

Nel corso del progetto, la tecnologia della biopsia liquida sarà estesa allo studio dei campioni urinari e applicata nei centri clinici coinvolti attraverso lo sviluppo di protocolli comuni e standardizzati. Questo passaggio consentirà di verificare la solidità dell’approccio in contesti clinici diversi, armonizzare le pratiche diagnostiche tra le strutture sanitarie partner e favorire la costruzione di una rete stabile di collaborazione tra Italia e Austria.

I risultati attesi potranno avere ricadute anche oltre l’ambito strettamente accademico e clinico. EXOMEL potrà infatti contribuire allo sviluppo di nuovi strumenti diagnostici basati sulla biopsia liquida, aprendo possibili prospettive di trasferimento tecnologico e di valorizzazione industriale della ricerca, anche attraverso l’interesse di imprese attive nel settore biomedicale e diagnostico.

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Finanziato dal Programma Interreg Italia–Austria, studierà l’uso della biopsia liquida per monitorare l’evoluzione della malattia e personalizzare i trattamenti in modo meno invasivo
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Online il libro "I lunedì pedagogici al Centro IDEAR"

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Negli ultimi due anni, le studentesse e gli studenti del Corso magistrale in Coordinamento e gestione dei servizi educativi, guidati dalla prof.ssa Gina Chianese in collaborazione con professionisti del settore, hanno realizzato workshop gratuiti nell’ambito de “I lunedì pedagogici al Centro IDEAR”.

Il volume "I lunedì Pedagogici al Centro IDEAR: Condividere saperi, costruire pratiche educative" raccoglie e restituisce le tracce più significative di questo percorso: pratiche, riflessioni ed esperienze maturate all’interno di workshop peer to peer, in cui il sapere si costruisce collettivamente attraverso il confronto tra pari e la messa in gioco reciproca. Ne emerge una visione dell’educazione come processo aperto, situato e trasformativo, lontano da modelli prescrittivi e orientato piuttosto alla ricerca di orizzonti di senso e possibilità operative.

Articolato in undici saggi, il libro affronta quattro aree tematiche:  

  • Gestione e coordinamento di un’équipe educativa - con Marco Fintina, Giulia De Monaco, Paola Frasson
  • Esperienze educative al nido d’infanzia - con Silvia Bello ed Eva Lanzutti
  • Educare dalla casa alla scuola (e oltre) - con Roberto Sangiorgio, Martina Babbo, Serena Lovat, Elisa Mazzocoli
  • Co-design e co-progettazione educativa - con Sara Cigliuti, Martina Babbo e Valentina Novak

Il Centro I.D.E.A.R. - Centro di Ricerca e Laboratorio Aperto Didattico, Educativo, Innovativo - è uno spazio fisico, cognitivo ed emotivo dove fare ricerca e innovazione educativa e didattica. Allestito da Fondazione Portogruaro Campus, si pone al servizio di studenti e studentesse che frequentano i corsi di laurea del Polo di Portogruaro ma è aperto a tutte le istituzioni ed enti locali del settore educativo con azioni di formazione continua e ricerca.

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Un approccio innovativo alla didattica proposto dal Centro di Ricerca e Laboratorio Aperto Didattico, Educativo, Innovativo della sede di Portogruaro di UniTS
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Minerali critici e terre rare, un policy report di Federico Donelli analizza il ruolo della Turchia nelle strategie europee

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La sicurezza delle catene di approvvigionamento è oggi uno dei nodi centrali per l’Unione europea, soprattutto in settori strategici come quelli dei minerali critici e delle terre rare. Da questo punto di vista prende le mosse il nuovo policy report di Federico Donelli, docente di Relazioni internazionali dell’Università di Trieste, e Riccardo Gasco, che individua nella Turchia un possibile interlocutore per rafforzare la resilienza industriale europea.

Pubblicato dall’Istanbul Political Research Institute (IstanPol) come policy report della serie Foreign Policy Program (aprile 2026-004), con il contributo della Friedrich-Ebert-Stiftung Foundation Turkey Representation, il lavoro, intitolato Critical Minerals, Rare Earths, and the Türkiye–EU Partnership. Supply Chain Resilience and the Restructuring of the Global Order, analizza il rapporto tra materie prime strategiche, sicurezza economica e politica industriale europea, soffermandosi sul ruolo che la Turchia potrebbe assumere nella costruzione di filiere più resilienti.

Il report evidenzia come le catene di approvvigionamento abbiano assunto un rilievo crescente nella competizione internazionale e richiama, in particolare, il tema della lavorazione e della raffinazione delle terre rare. Secondo gli autori, è soprattutto in questo segmento della filiera che si misura oggi una delle principali vulnerabilità europee, anche alla luce della forte concentrazione di capacità in Cina.

In questo quadro, la Turchia viene indicata come un interlocutore di potenziale interesse per l’Unione europea, sia per la prossimità geografica sia per la presenza di una base industriale, di capacità di raffinazione e di un legame economico già consolidato con il mercato europeo. Il paper sottolinea inoltre l’esistenza di una strategia nazionale turca orientata al rafforzamento del settore dei minerali critici e richiama, tra gli elementi di attenzione, anche il ruolo già svolto dal Paese in alcune filiere di approvvigionamento.

Accanto a queste potenzialità, lo studio richiama i limiti dell’attuale quadro europeo. Gli autori osservano infatti che il Critical Raw Materials Act, pur fissando obiettivi strategici rilevanti, incontra ancora difficoltà nella fase di attuazione. Allo stesso tempo, il report segnala per la Turchia alcuni nodi aperti, legati alla governance del settore minerario, agli standard ambientali, alla certificazione dei giacimenti e al contesto politico e diplomatico entro cui si sviluppano le relazioni con Bruxelles.

“Il lavoro – spiega Federico Donelli – collega, inoltre, il tema dei minerali critici alla più ampia evoluzione dell’ordine internazionale. In questa prospettiva, il conflitto con l’Iran viene richiamato come un fattore che ha contribuito a rendere ancora più evidente l’intreccio tra energia, logistica, industria della difesa e approvvigionamento di materie prime, rafforzando la necessità, per l’Europa, di dotarsi di strumenti più efficaci di resilienza economica e strategica”.

Nella parte conclusiva, il report formula sei raccomandazioni rivolte alla Commissione europea, agli Stati membri e al governo turco. Tra queste, gli autori indicano l’opportunità di avviare un partenariato strategico formale tra Unione europea e Turchia sulle materie prime critiche, di orientare investimenti europei verso infrastrutture di lavorazione e raffinazione in territorio turco e di istituire un gruppo di lavoro congiunto dedicato alla resilienza delle supply chain e alla modernizzazione dell’Unione doganale.

Il paper suggerisce inoltre di valorizzare l’attuale fase di instabilità regionale per rafforzare il coordinamento tra le due parti anche sul piano energetico, di sviluppare un impianto pilota congiunto per il trattamento delle terre rare e di assicurare una presenza europea più tempestiva nei principali contesti internazionali in cui si definiscono priorità e assetti del settore.

Il contributo di Federico Donelli si inserisce nel suo percorso di ricerca dedicato ai nuovi assetti geopolitici e al ruolo degli attori regionali nello spazio euro-mediterraneo, mediorientale e africano. In questo caso, il focus sul rapporto tra Unione europea e Turchia offre una chiave di lettura su un dossier che interessa direttamente la politica industriale, la sicurezza economica e il posizionamento internazionale dell’Europa.

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Pubblicato dall’Istanbul Political Research Institute, il contributo approfondisce il rapporto tra materie prime strategiche, sicurezza economica e politica industriale europea
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Ricerca UniTS: produttiva, meritocratica e d’impatto per la società

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Seconda a parimerito con Ca' Foscari di Venezia tra gli atenei di media dimensione del NordEst nella valutazione delle pubblicazioni scientifiche di ricercatori che hanno ottenuto un avanzamento di carriera tra il 2020 e il 2024 e in nona posizione tra gli atenei italiani.

Seconda tra tutte le Università del Nordest per la valorizzazione delle conoscenze/impegno pubblico e sociale e settima a livello nazionale, davanti anche ad atenei di mega dimensioni.

Dalla prima fotografia emersa dalla Valutazione della Qualità della Ricerca (VQR) 2020-2024 realizzata da ANVUR (Agenzia Nazionale di Valutazione del Sistema Universitario e della Ricerca), UniTS emerge come un ateneo con una valutazione complessiva delle pubblicazioni al di sopra della media nazionale, dove si promuovono i ricercatori meritevoli e, soprattutto, fucina di Ricerca con un forte impatto sulla società.

Quest’ultimo indicatore, in dettaglio, valuta il valore generato “fuori dall’Università” in termini di ricadute su territorio e società: progetti sociali, territoriali e lifelong learning, public engagement, ricerche con impatto su salute, benessere, sostenibilità e inclusione, trasferimento tecnologico e imprenditorialità accademica.

La VQR ha valutato articoli, monografie e altri contributi di ricerca pari a 199.816 prodotti rispetto ai circa 182.000 presentati nella precedente indagine 2015-2019. I ricercatori accreditati sono stati oltre 75.800. È aumentato anche il numero delle Università prese in considerazione, salite a 100. I lavori sono stati suddivisi tra 19 Gruppi di Esperti della Valutazione (GEV), complessivamente composti da 719 esperti disciplinari e 37 esperti interdisciplinari provenienti da Istituzioni italiane e non. Nella valutazione sono stati inoltre coinvolti oltre 6.740 revisori esterni internazionali. 

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Ateneo promosso anche in base ai nuovi risultati della Valutazione della Qualità della Ricerca (VQR) di ANVUR
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Quando il battito protegge: così il cuore frena i tumori

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Il battito del cuore contribuisce a frenare la crescita dei tumori nel tessuto cardiaco. A dirlo è uno studio internazionale pubblicato su Science, coordinato dall’Università di Trieste in collaborazione con l’International Centre for Genetic Engineering and Biotechnology (ICGEB) e il Centro Cardiologico Monzino IRCCS. 

Il lavoro, intitolato Mechanical load inhibits tumor growth in mouse and human hearts, richiama l’attenzione su un aspetto finora poco studiato: le forze fisiche che agiscono nel miocardio non si limitano a regolare la funzione cardiaca, ma possono anche influenzare il comportamento delle cellule tumorali, fino a rallentarne la proliferazione.

Lo studio vede la partecipazione di partner in Italia, Austria, Germania, Norvegia e Regno Unito, tra cui l’Istituto Europeo di Oncologia, Medical University of Innsbruck, King’s College London, University Medical Center Hamburg-Eppendorf, Simula Research Laboratory di Oslo. Un network ampio e integrato che ha consentito di combinare competenze sperimentali, cliniche, bioingegneristiche e computazionali.

Il lavoro parte da un’osservazione nota in medicina, ma ancora poco compresa nei suoi meccanismi: il cuore sviluppa tumori molto raramente e, anche quando viene raggiunto da metastasi, queste tendono a essere più piccole rispetto a quelle negli altri organi. I ricercatori hanno quindi indagato se una delle spiegazioni potesse risiedere proprio nella natura meccanica del tessuto cardiaco, costantemente sottoposto a contrazione, pressione e deformazione.

Per farlo hanno utilizzato modelli sperimentali differenti e innovativi. Da un lato hanno studiato cosa accade quando il cuore viene “scaricato” dal punto di vista meccanico: in queste condizioni le cellule tumorali proliferano molto di più. Dall’altro hanno impiegato tessuti cardiaci ingegnerizzati in laboratorio, in cui è stato possibile modulare il carico meccanico e osservare direttamente la risposta delle cellule tumorali. Il risultato è stato coerente: quando il tessuto cardiaco batte e genera carico meccanico, la crescita del tumore rallenta; quando questo stimolo viene ridotto, le cellule tumorali riprendono a proliferare.

“I nostri risultati dimostrano che la pulsazione cardiaca non è solo una funzione fisiologica, ma può agire come un soppressore naturale della crescita tumorale”, ha affermato la prof.ssa Serena Zacchigna, docente di Biologia Molecolare dell’Università di Trieste e responsabile del laboratorio di Biologia Cardiovascolare dell’ICGEB. “Questo suggerisce che l'ambiente cardiaco è sfavorevole alle cellule tumorali non solo per ragioni immunologiche o metaboliche, ma anche perché la sua continua attività meccanica ne limita fisicamente l'espansione”.

Il prof. Giulio Pompilio, Direttore Scientifico del Centro Cardiologico Monzino IRCCS e docente di Chirurgia cardiaca presso il Dipartimento di Scienze Biomediche, Chirurgiche ed Odontoiatriche della Statale di Milano, ha aggiunto: “Uno degli aspetti più affascinanti di questa ricerca consiste nell’aver fatto emergere che le forze meccaniche che regolano l’attività del cuore, note per determinare un ambiente ostile alla sua abilità rigenerativa, esercitano di converso un’azione biologica benefica nel contrastare la crescita tumorale. Forse si tratta di due facce della stessa medaglia.  Mi sembra inoltre importante sottolineare che questo lavoro è stato possibile grazie alla collaborazione di esperti in settori diversi, dalla cardiologia, all’oncologia, alla bioingegneria e alla bioinformatica”.

Il dato più interessante riguarda il livello a cui questo effetto si manifesta. Il lavoro mostra infatti che le forze meccaniche esercitate dal cuore non si fermano alla superficie delle cellule tumorali, ma incidono anche su alcuni meccanismi interni che ne regolano la capacità di moltiplicarsi.

Si tratta di un passaggio importante perché collega in modo concreto la dimensione meccanica dell’ambiente cellulare con la regolazione epigenetica del tumore. In altre parole, il cuore non sarebbe ostile alle cellule tumorali solo per ragioni immunologiche o metaboliche, ma anche perché il suo stesso movimento ne limita fisicamente l’espansione.

Un altro elemento di grande valore è la capacità dello studio di mettere in relazione ricerca di base e osservazione clinica. I risultati ottenuti nei modelli sperimentali sono stati infatti confrontati con metastasi cardiache umane, analizzate in parallelo a lesioni localizzate in altri organi degli stessi pazienti. Questo ha permesso di verificare che le firme molecolari osservate in laboratorio trovano riscontro anche nei campioni umani, rafforzando la solidità del lavoro e il suo potenziale impatto.

La ricerca apre una direzione trasformativa: capire se e come gli stimoli meccanici possano essere sfruttati in futuro come leva terapeutica contro il cancro. L’idea che una “terapia meccanica” possa affiancare o ispirare nuove strategie oncologiche è ancora da sviluppare, ma il principio che emerge dallo studio è chiaro: le forze fisiche non sono un semplice contesto della malattia, ma potrebbero rappresentarne un importante freno.

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Pubblicato su Science uno studio internazionale coordinato da Serena Zacchigna (DSM) in collaborazione con ICGEB e Centro Cardiologico Monzino IRCCS
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Premio SIDeMaST: vince lo specializzando in Dermatologia UniTS Antonio Luca Cucchiara

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Antonio Luca Cucchiara, Specializzando della Scuola di specializzazione in Dermatologia dell’Università degli Studi di Trieste, è il vincitore della sezione “Attualità nelle acariasi” del 4° Premio Logofarma conferito da SIDeMaST (Società Italiana di Dermatologia e Malattie Sessualmente Trasmesse).

“L’idea di presentare il caso clinico vincitore del premio è nata dall'osservazione di una manifestazione atipica di scabbia con coinvolgimento dell'apparato ungueale, che ha reso la diagnosi e il trattamento particolarmente complessi – spiega Cucchiara - la scabbia è una parassitosi sempre più frequente nella popolazione generale e rappresenta un problema di grande attualità. Questo lavoro sottolinea il ruolo della dermoscopia e della corretta valutazione anche delle unghie, allo scopo di facilitare la diagnosi e il trattamento della patologia”.

SIDeMaST è la principale associazione scientifica italiana nel campo della dermatologia. Riunisce dermatologi, ricercatori e professionisti sanitari impegnati nello studio, nella prevenzione e nella cura delle malattie della pelle e delle infezioni sessualmente trasmesse. L’obiettivo dell’associazione è promuovere la ricerca scientifica, diffondere conoscenze aggiornate e migliorare la qualità dell’assistenza dermatologica in Italia.

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Premiato il suo studio clinico sulla scabbia
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Business Care International Award 2026: premiato il dottor Aldostefano Porcari alla Camera dei Deputati

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Aldostefano Porcari, già assegnista di ricerca del Dipartimento Universitario Clinico di Scienze Mediche, Chirurgiche e della Salute dell’Università di Trieste, dove si è specializzato in Cardiologia, è tra i vincitori del Business Care International Award 2026. Il riconoscimento internazionale, ideato da Massimo Veccia, celebra personalità e istituzioni capaci di rappresentare nel mondo i valori dell’eccellenza italiana, del dialogo e della cooperazione tra culture e nazioni.

La cerimonia si è svolta nella Sala della Regina della Camera dei Deputati e ha riunito figure provenienti da mondi diversi – impresa, diplomazia, cultura, innovazione e ricerca – accomunate da una forte proiezione internazionale.

Porcari, già Dottore di Ricerca presso University College London ed il National Amyloidosis Centre di Londra, è attualmente medico cardiologo presso l’Ospedale di Cattinara. È stato premiato per il suo contributo alla diagnosi e alla cura dell’amiloidosi cardiaca, ambito nel quale il suo lavoro ha già ottenuto importanti riconoscimenti internazionali, tra cui il Melvin Judkins Early Career Award dell’American Heart Association, il William W. Parmley Young Author Achievement Award dell’American College of Cardiology ed il titolo di miglior ricercatore under 35 della Società Europea di Cardiologia. Porcari è inoltre incluso nella “World’s Top 2% Scientists List 2024” (la classifica del 2% degli scienziati più citati al mondo) stilata dall’Università di Stanford in collaborazione con la casa editrice Elsevier.

“La ricerca non è fatta solo di grandi scoperte – ha dichiarato Porcari -, ma di piccoli passi, di domande, di errori, che nel tempo costruiscono conoscenza. Ma è attraverso il dialogo e la collaborazione oltre i propri confini che tutto questo diventa progresso, capace di rispondere alle sfide globali, migliorare l'assistenza ai pazienti e ridurre le disuguaglianze sociali nell'accesso alle cure. Nella mia esperienza è proprio in questo percorso, fatto di condivisione, che la ricerca contribuisce a convogliare le migliori energie umane per raggiungere traguardi comuni, superando divisioni e conflitti”.

Nell’occasione il giovane cardiologo ha voluto ricordare gli elementi più importanti che hanno accompagnato la sua formazione: “La mia fortuna è stata incontrare in Italia, negli Stati Uniti ed in Inghilterra, persone che uniscono l’amore per la scoperta a quello per il malato, consentendomi di arricchire quanto appreso nella mia formazione presso il Campus Bio-Medico di Roma e dal prof. Gianfranco Sinagra a Trieste”.

Il riconoscimento attribuito a Porcari richiama l’attenzione sul valore dei giovani profili della ricerca italiana capaci di distinguersi in contesti internazionali, coniugando qualità scientifica, visione e collaborazione.

Tra gli altri premiati figurano esponenti di primo piano del mondo dell’impresa, della diplomazia, della cultura e dell’innovazione come Nicola Bertinelli, presidente del Consorzio Parmigiano Reggiano, Claudia Cremonini, vicepresidente di Cremonini S.p.A., Fabrizio Di Michele, già Console generale d’Italia a New York, Sebastiano Fanizza, imprenditore nel settore dello yachting e dei luxury brand, Milena Lerario, CEO di e-GEOS, Pietro Salini, amministratore delegato di Webuild, Chiara Sbarigia, presidente dell’Associazione Produttori Audiovisivi, Sabrina Zappia, presidente degli Italian & International Patrons of the Art dei Musei Vaticani, e Marco Nodari, musicista e compositore. Una menzione speciale è andata inoltre all’Associazione della Stampa Estera in Italia, rappresentata dalla presidente Elena Postelnicu.

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Il cardiologo, già assegnista di ricerca UniTS, ha ricevuto il premio internazionale che celebra l’eccellenza italiana della ricerca
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