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Guardando dentro un vortice quantistico

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Uno studio internazionale pubblicato su Nature Communicationscoordinato dall’Istituto Nazionale di Ottica del Consiglio nazionale delle ricerche di Firenze, ha studiato la dinamica dei vortici in superfluidi fortemente interagenti, individuandone i meccanismi fondamentali.

Alla ricerca hanno partecipato, assieme al team sperimentale di Giacomo Roati di CNR INO anche il docente di Fisica della materia UniTS Francesco Scazza, e gli atenei di Firenze, Bologna, la Warsaw University of Technology e l’Università tedesca di Augusta. 

 I “vortici” indagati sono piccoli mulinelli di fluido che ruotano attorno a un asse, all'interno di un gas di atomi di litio raffreddato a temperature estremamente basse, appena 10 miliardesimi di grado sopra lo zero assoluto. In queste condizioni, la materia entra in uno stato chiamato superfluido, in cui la viscosità scompare e il fluido scorre senza attrito. Il comportamento superfluido degli atomi ultrafreddi è analogo a quello dei superconduttori, dove la corrente elettrica può circolare senza resistenza, permettendo il trasporto di corrente senza perdita di energia. In entrambi i sistemi, la dinamica dei vortici ha un ruolo fondamentale poiché può aprire un canale per la dissipazione dell’energia.

Spiega Giacomo Roati, dirigente di ricerca Cnr-Ino presso il LENS e responsabile del gruppo di ricerca: "L’utilizzo di gas atomici ultrafreddi ci ha permesso di studiare questo fenomeno in modo estremamente controllato, all’interno di vere e proprie ’simulazioni quantistiche’. La dinamica dei vortici nel caso studiato condivide similitudini con quella nei superconduttori ad alta temperatura, un campo ancora oggetto di studio. Comprendere il loro moto è essenziale per valutare gli effetti dissipativi e per progettare nuovi sistemi superconduttivi ad alta efficienza, nei quali tali effetti possano essere minimizzati in modo mirato, aprendo la strada a tecnologie quantistiche all’avanguardia”. 

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UniTS coinvolta in uno studio pubblicato su Nature Communications coordinato da CNR INO che apre nuove strade per lo sviluppo di superconduttori ad alta efficienza
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Scoperto in una medusa un apparato digerente articolato, come in organismi più complessi

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Un gruppo internazionale di ricercatori, guidato dall’Università degli studi di Trieste e dall’Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale – OGS, ha scoperto nella medusa Cotylorhiza tuberculata (comunemente nota come “medusa uovo fritto” o con il nome improprio di “cassiopea mediterranea”) un apparato digerente articolato, simile a quello di organismi più sofisticati, rivelando un’anatomia interna sorprendentemente complessa che rivoluziona l’idea delle meduse come animali “semplici”.

I risultati dello studio sono stati pubblicati sulla rivista scientifica PLOS One.

Tra i partner dello studio anche Elettra-Sincrotrone Trieste S.C.p.A., l’Università degli Studi di Milano, lo Slovenian National Building and Civil Engineering Institute di Ljubljana, l’Università di Primorska e l’Aquarium di Pirano.

Massimo Avian, professore associato presso il dipartimento di Scienze della vita dell’Università di Trieste e Gregorio Motta, post-doc, commentano: “Per analizzare la struttura anatomica della medusa, ovviando alle difficoltà legate alla fragilità e all’opacità dei tessuti, abbiamo utilizzato una tecnica all’avanguardia, iniettando nel sistema gastrovascolare dell’invertebrato una resina che, una volta indurita, ha permesso di ottenere una copia perfetta e tridimensionale di tutti i canali interni. Il calco così ottenuto è stato poi analizzato con una microtomografia ai raggi X”.

La tecnica utilizzata dai ricercatori ha permesso di scoprire veri e propri canali che si diramano nelle braccia orali della medusa, ognuno dei quali presenta una strozzatura centrale, che lo ripartisce funzionalmente in due semi-canali. Gli esperimenti di anatomia funzionale, svolti iniettando coloranti atossici nello stomaco di meduse vive per osservare i flussi interni, hanno inoltre evidenziato che in questi canali esiste una circolazione a doppio senso. L’acqua di mare, ricca di prede, viene inizialmente “ingerita” dalle aperture più interne delle braccia. Dopo essere giunta alla cavità dello stomaco tramite il semi-canale più interno, finita la digestione, scende per il secondo semi-canale (esterno), per poi essere espulsa dalle aperture più periferiche e distali delle braccia orali, espansioni simili a grossi tentacoli che si osservano sotto l’ombrello.

Valentina Tirelli, ricercatrice dell’Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale – OGS tra le autrici dello studio, dichiara: “Si è sempre pensato che nelle meduse la stessa apertura fungesse sia da bocca che da ano. Questo studio dimostra invece che anche nella Cotylorhiza tuberculata esiste una specializzazione, con pori dedicati all’ingresso del cibo e altri all’espulsione dei prodotti di scarto, a formare un sistema che assomiglia a un tubo digerente ‘continuo’ (through-gut), tipico di animali più evoluti. Un sistema simile era già stato individuato da alcuni dei coautori di questo lavoro anche in un’altra medusa, la Rhizostoma pulmo. Essendo queste due specie filogeneticamente distanti, ipotizziamo che questo meccanismo digestivo complesso potrebbe essere molto più diffuso tra le meduse di quanto si possa immaginare”.

La ricerca ha permesso di approfondire lo studio della biologia di una creatura comune nei nostri mari, dimostrando grazie a tecniche di osservazione moderne che l’evoluzione può produrre soluzioni complesse in modo indipendente e inaspettato, anche in organismi spesso considerati erroneamente primitivi.

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Studio completo pubblicato su PLOS One

New advances in jellyfish anatomy: the benefits of endocasts and X-ray microtomography in the investigation of the gastrovascular system of Cotylorhiza tuberculata (Scyphozoa; Rhizostomeae; Cepheidae)

Gregorio Motta1,2*, Marco Voltolini3, Lucia Mancini4, Diego Dreossi5, Francesco Brun6, Valentina Tirelli7,8, Lorenzo Peter Castelletto1, Manja Rogelja9, Antonio Terlizzi1,8, Massimo Avian1

  1. Department of Life Sciences, University of Trieste, Trieste, Italy
  2. Department of Integrative Marine Ecology, Stazione Zoologica Anton Dohrn, Napoli, Italy
  3. Department of Earth Science Ardito Desio, University of Milano, Milano, Italy
  4. Slovenian National Building and Civil Engineering Institute, Ljubljana, Slovenia
  5. Elettra-Sincrotrone Trieste S.C.p.A., Basovizza, Trieste, Italy
  6. Department of Engineering and Architecture, University of Trieste, Trieste, Italy
  7. National Institute of Oceanography and Applied Geophysics, Trieste, Italy
  8. National Biodiversity Future Center (NBFC), National Biodiversity Future Center, Palermo, Italy
  9. University of Primorska, Aquarium Piran, Piran, Slovenia

 

Abstract
Lo studio UniTS (Massimo Avian e Gregorio Motta) e OGS, che ha effettuato la scoperta sulla medusa Cotylorhiza tuberculata, è pubblicato da Plos One
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Risonanza Magnetica Nucleare: inaugurato un nuovo laboratorio a UniTS

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È stato inaugurato il laboratorio di Risonanza Magnetica Nucleare (NMR) al Dipartimento di Scienze Chimiche e Farmaceutiche (DSCF), unico in regione per la potenza delle apparecchiature.  

Il laboratorio è dotato di due spettrometri di ultima generazione da 600 MHz e 400 MHz per un valore complessivo di più di un milione di euro. 

La spettroscopia di Risonanza Magnetica Nucleare (NMR), conosciuta soprattutto per le applicazioni diagnostiche in medicina, ha origine in ambito chimico dove rappresenta uno strumento di indagine estremamente potente: consente di determinare la struttura delle molecole in soluzione, dalle più semplici alle più grandi e complesse come le proteine.

Per questo motivo, l’NMR è una tecnica fondamentale nello sviluppo di numerose linee di ricerca in chimica e biologia.

A UniTS l’NMR viene impiegata sia per la caratterizzazione molecolare di base di diversi sistemi, che spaziano dai catalizzatori per la produzione di polimeri innovativi a farmaci e molecole biologicamente attive, sia per studi avanzati sulla funzionalità e sulle interazioni in sistemi complessi e nanosistemi. Negli ultimi anni, la ricerca si è orientata sempre più verso la chimica sostenibile e lo sviluppo di energie e materiali alternativi, ambiti nei quali l’NMR riveste un ruolo cruciale.

Il Laboratorio NMR rappresenta anche una risorsa didattica strategica e viene utilizzato per attività teoriche e pratiche nei corsi di studio in Chimica, Farmacia e CTF, contribuendo alla formazione di laureati altamente qualificati.

L’investimento si inserisce nel programma di potenziamento della strumentazione scientifica avviato nel 2022 con un Bando straordinario per l’acquisto di attrezzature all’avanguardia che ha già consentito l’acquisizione di apparecchiature per oltre 4 milioni di euro.

Abstract
Due spettrometri di ultima generazione da 600 e 400MHz daranno impulso a ricerca e didattica
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Stima della pericolosità sismica: nuove prospettive dallo studio di terremoti storici

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I ricercatori dell’Università di Trieste, in collaborazione con l’Università di Genova e l’Istituto Nazionale di Oceanografica e di Geofisica Sperimentale (OGS), hanno ricostruito con un livello di precisione mai raggiunto prima – utilizzando per la prima volta dati strumentali – parametri fondamentali come magnitudo e meccanismo di faglia del terremoto che colpì la Liguria il 23 febbraio 1887, causando oltre 600 vittime e uno tsunami lungo la costa. In particolare, i ricercatori hanno analizzato i magnetogrammi storici, rappresentazioni grafiche del campo magnetico terrestre che catturano le variazioni di intensità magnetica in un’area e in un tempo specifici. 

 I risultati dello studio sono stati pubblicati sulla rivista Nature Scientific Reports e aprono nuove prospettive per la rivalutazione dei grandi terremoti storici e per la stima della pericolosità sismica in Europa. 

Stefano Parolai, professore ordinario e direttore del dipartimento di Matematica, Informatica e Geoscienze dell’Università di Trieste, spiega: “Questo lavoro dimostra che i magnetogrammi storici, pur non essendo progettati per registrare terremoti, possono fornire informazioni preziose sul movimento del suolo per la rivalutazione di grandi eventi pre-strumentali, colmando il vuoto di informazioni prima dell’era dei sismografi moderni. Grazie alla digitalizzazione e all’applicazione di moderne tecniche di analisi, siamo riusciti a estrarre dati utili da registrazioni di oltre 130 anni fa, migliorando la nostra comprensione della pericolosità sismica in Liguria e nell’Europa occidentale”.

Lo studio ha permesso di stimare una magnitudo pari a 7.2, individuando come meccanismo sorgente, coerente con la geologia regionale e con i modelli di tsunami, una faglia inversa inclinata verso Nord, ossia una faglia in cui il blocco di roccia situato sopra il piano di frattura (detto “tetto”) si muove verso l’alto rispetto al blocco sottostante (“letto”), portando ad accorciamento e ispessimento della crosta terrestre.

Gabriele Tarchini, ricercatore presso il dipartimento di Scienze della Terra, dell’ambiente e della vita dell’Università degli studi di Genova, aggiunge: “In assenza di registrazioni strumentali affidabili, queste analisi aprono nuove prospettive per la ricostruzione dei terremoti del passato e per la valutazione della pericolosità sismica. Il nostro obiettivo è utilizzare ogni dato disponibile per migliorare la sicurezza delle comunità e contribuire a mitigare il rischio sismico”.

In particolare, i ricercatori hanno adottato un approccio multidisciplinare. Tramite la digitalizzazione dei magnetogrammi, sono state scansionate le registrazioni provenienti dagli osservatori di Greenwich, Kew, Falmouth (Regno Unito) e Paris Saint-Maur (Francia). Utilizzando modelli di propagazione delle onde sismiche, i ricercatori hanno simulato diversi scenari di faglia. Riprodotta la risposta reale degli strumenti ottocenteschi alle vibrazioni del suolo e confrontati i segnali simulati a quelli storici, hanno infine validato gli scenari di faglia e stimato la magnitudo, scegliendo il terremoto dell’Emilia del 2012 (Mw 6.10) come riferimento per vicinanza geografica e caratteristiche simili.

Il terremoto del 1887 è stato scelto dalla Protezione Civile come riferimento per la definizione degli scenari di scuotimento del suolo in Liguria occidentale, con implicazioni dirette sulla classificazione sismica. La nuova stima di magnitudo e la conferma del meccanismo di faglia inversa rafforzano la necessità di aggiornare i modelli di pericolosità sismica per la regione e considerare un regime di compressione, secondo cui le deformazioni e i terremoti della regione sono principalmente dovuti a forze che comprimono la crosta terrestre, favorendo la formazione di faglie inverse e il sollevamento di porzioni di crosta.

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Studio completo pubblicato su Nature Scientific Reports

Waveform cross-correlation analysis and magnitude estimation for the 1887 Ligurian earthquake determined from magnetogram recordings

Gabriele Tarchini1, Stefano Parolai2, Daniele Spallarossa1, Denis Sandron3

 Department of Earth, Environmental and Life Sciences, University of Genoa, 16132, Genoa, Italy

  1. Department of Mathematics, Informatics and Geosciences, University of Trieste, 34128, Trieste, Italy
  2. National Institute of Oceanography and Applied Geophysics, OGS, 34128, Trieste, Italy

 

Nella foto: Panoramica dell’area di studio che mostra l’ipocentro offshore del terremoto ligure del 1887

 

Abstract
Su Nature Scientific Reports UniTS, con UniGE e OGS, ha ricostruito il meccanismo del sisma che devastò Liguria e Costa Azzurra nel 1887
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UniTS lancia la sfida per un turismo senza barriere

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Nella settimana in cui si celebra la Giornata Internazionale delle persone con Disabilità (3 dicembre) UniTS diffonde i risultati dell’Hackathon “Inclusive Tourism for Everyone”, promosso nell’ambito del progetto europeo SITE – Shaping Inclusive Tourist Experiences finanziato dal Programma Interreg Italia–Croazia 2021–2027.

Il progetto SITE è coordinato da Lorenzo Castelli, associato in Ricerca Operativa al Dipartimento di Ingegneria e Architettura (DIA) dell’Università di Trieste, in collaborazione con il gruppo di ricerca Trieste Inclusion and Accessibility Lab (TrIAL), referente Ilaria Garofolo, ordinaria di Architettura Tecnica allo stesso Dipartimento.

Scopo di SITE è aumentare l'attrattività delle destinazioni dell'area del programma durante tutto l'anno, diffondendo una cultura transfrontaliera dell’Universal Design nell’ecosistema turistico, così da ridurre le barriere architettoniche, sensoriali e comunicative che limitano l’accesso alle persone con disabilità e ad altri gruppi con esigenze specifiche, come famiglie e anziani.

L’Hackathon, moderato da Caterina Vidulli, fondatrice di Central Marketing Intelligence e Communication Manager del progetto SITE, è stato organizzato da UniTS Trieste insieme ai partner italiani e croati del progetto, con la compartecipazione del Comune di Trieste, Promoturismo FVG, CRIBA FVG, INU – Istituto Nazionale Urbanistica e dell’associazione Start-Up Turismo. 

Sono stati coinvolti 34 studenti universitari provenienti da Italia, Croazia e Slovenia, attivi in percorsi formativi eterogenei: architettura, urbanistica, lingue, management del turismo, scienze sociali e informatica. Tra i mentor che hanno supportato e guidato i lavori ci sono stati esperti in accessibilità ambientale, linguaggio facile, marketing del turismo, sociologi, referenti della associazione Oltre Quella Sedia.

Nel corso delle due giornate, ai partecipanti è stato chiesto di sviluppare idee e soluzioni innovative capaci di integrare i principi dell’Universal Design, con l’obiettivo di progettare esperienze turistiche realmente accoglienti, fruibili e piacevoli per tutti: persone con disabilità, famiglie, anziani e visitatori con competenze linguistiche limitate. I gruppi multidisciplinari hanno collaborato in un clima di forte creatività e problem-solving, mettendo in dialogo competenze tecniche, progettuali e sociali.

Un momento particolarmente significativo è stata la visita guidata lungo un itinerario cittadino, condotta da PromoTurismo FVG con la partecipazione di CRIBA FVG e della associazione Oltre Quella Sedia. L’esperienza ha permesso ai team di osservare direttamente il contesto urbano triestino e di individuare alcune delle principali criticità sperimentate dai turisti negli spostamenti in città. «La visita ha offerto ai partecipanti uno sguardo concreto sulle difficoltà che molti visitatori incontrano quotidianamente. È da qui che può nascere un turismo davvero attento e inclusivo», afferma Paola Pascoli, referente di CRIBA FVG.

I progetti vincitori

1° posto – “PathMate”

Il progetto PathMate — dall’unione di “path” (percorso, viaggio) e “mate” (amico, compagno) — propone un’app che accompagna l’utente adattandosi alle sue esigenze e rafforzando la sua autonomia. PathMate semplifica la pianificazione degli spostamenti, offre una navigazione chiara e multicanale e fornisce informazioni utili su caratteristiche dei percorsi e accessi, come pendenza e tipologia di superficie. Team: Iftekhar Anwar (Computer Science, Politecnico di Torino), Arsenii Prostakov (Lingue, Univ. Federico II Napoli), Anastasija Ristova (Urbanistica, Univ. di Lubiana), Lucija Oštarić (Management del Turismo, Fiume), Alessia Gaia Russo (Design della Comunicazione, Politecnico di Milano).

2° posto – “APO – All Paths Open”. 

Un sistema di partecipazione che collega turisti con disabilità o esigenze specifiche ai residenti che condividono la stessa condizione, con l’obiettivo di costruire una comunità sicura, informata, sensibile e coinvolta. Team: Patricia Ivančić (Scienze sociali, Univ. di Fiume), Eleonora Lazarova (Urbanistica, Univ. di Lubiana), Jana Krivošić (Management del Turismo, Fiume), Alessandra Airaudo (Digital Marketing, Unicusano).

3° posto – “TourAble”

Un’app pensata per rendere il turismo realmente accessibile grazie a un design inclusivo, intuitivo e adattivo. TourAble incoraggia la consapevolezza dei cittadini sui temi dell’accessibilità e offre percorsi senza barriere, attività per famiglie e informazioni dedicate a persone con disabilità visive e cognitive. Team: Daniyar Yegeubay (Computer Science, Federico II Napoli), Ester Calenda Casarin (Lingue, Ca’ Foscari), Pia Ržen (Architettura, Univ. di Lubiana), Korina Zorić (Management del Turismo, Fiume), Marianna Capriotti (Management del Turismo, Univ. di Perugia).

«Partecipare all’Hackathon Inclusive Tourism for Everyone del progetto SITE – Interreg ITA CRO 2021-27 è stato un momento prezioso, sia dal punto di vista professionale che umano. Vedere così tanti giovani del mondo del turismo lavorare con competenza, curiosità e senso di responsabilità verso un futuro più accessibile è stato profondamente motivante», dichiara Annalisa Noacco di Willeasy, tra i membri della giuria. «Come Willeasy abbiamo accolto con entusiasmo l’invito dell’Associazione Startup Turismo, che ringrazio sinceramente per aver valorizzato il ruolo dell’accessibilità all’interno del percorso. In questa occasione ho avuto l’onore di rappresentare l’Associazione, in qualità di associata e delegata alle tematiche del turismo accessibile, contribuendo a portare la voce di chi ogni giorno lavora per un settore più inclusivo. Consegnare i premi ai team vincitori è stato un gesto simbolico ma significativo: il dialogo tra chi oggi opera per rendere il mondo più inclusivo e chi domani potrà trasformare questa visione in nuovi standard è la vera forza di un settore che sta evolvendo. L’impegno e la sensibilità dimostrati dai partecipanti confermano che innovazione e attenzione alle persone non sono binari paralleli, ma la stessa direzione. È questa l’energia che serve per costruire un turismo capace di accogliere, comprendere e includere davvero tutti».

La giuria era composta inoltre dalle docenti Ilaria Garofolo (DIA, Università di Trieste) e Jelena Durkin Badurina (FTHM, Università di Fiume); Roberta Gigli, referente del Forum Of Adriatic And Ionian Cities; Erika Kosic, referente della Regione Friuli Venezia Giulia in qualità di Segreteriato Congiunto del programma Italia-Slovenia.

Gli altri progetti

Gli altri progetti presentati hanno proposto soluzioni diversificate ma unite da un’unica visione inclusiva: dalla creazione di moduli temporanei universalmente accessibili, confortevoli, gratuiti e dotati di schermi informativi (progetto “Your Pod Stop”), allo sviluppo di un protocollo di certificazione per servizi attenti alle diversità (progetto “Inclusive Tourism”). Sono stati inoltre presentati un’app pensata per mettere in contatto turisti e residenti con esigenze simili (progetto “Help”) e una piattaforma di viaggio inclusiva che, grazie a contenuti verificati tramite intelligenza artificiale e dati reali dai social media, genera mappe personalizzate (progetto “AllWays”).

Oltre ai premi in denaro destinati ai tre migliori progetti (4.000 € al primo, 2.000 € al secondo e 1.000 € al terzo classificato), finanziati dall’associazione Start-Up Turismo, i vincitori avranno accesso a sessioni di mentorship con l’associazione e con i partner del progetto SITE, e saranno invitati alla conferenza internazionale conclusiva del progetto, che si terrà a Opatija (Croazia).

L’Hackathon si è concluso con la consapevolezza condivisa che progettare un turismo più inclusivo significa contribuire allo sviluppo di comunità più aperte, accoglienti e sostenibili.

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Nell’ambito del progetto europeo SITE – Shaping Inclusive Tourist Experiences, premiate le migliori idee per un turismo più accessibile
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Applicazioni elettriche navali: conclusi a Trieste i test dei superconduttori e supercondensatori del progetto V-access

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Si è chiusa a Trieste la due giorni dell’evento “ELECTRIC SHIP SUPER STORAGE EVENT” del progetto V-ACCESS, focalizzato sull’elettrificazione bordo nave tramite utilizzo di tecnologie innovative, come superconduttori e supercondensatori per l’accumulo di energia. All’evento hanno partecipato tutte le aziende e gli enti di ricerca universitari partner del progetto.

Il progetto V-ACCESS, coordinato dall’Università di Trieste, è dedicato allo sviluppo di un sistema ibrido di accumulo energetico (HESS) di nuova generazione, che combina la tecnologia SMES – Superconducting Magnetic Energy Storage – a base di MgB2 – Diboruro di Magnesio – con i Supercondensatori.

La combinazione di queste due tecnologie, a supporto delle batterie, consente una forte innovazione in termini sia prestazionali che di affidabilità per l'accumulo di energia e il rilascio di forti impulsi energetici.

Le caratteristiche di unicità della soluzione proposta rappresentano il punto di forza di una tecnologia che troverà applicazione non solo nello shipping e nell’elettrificazione delle navi ma anche in settori industriali energivori. Inoltre, l’innovazione dei sistemi di storage svolgerà un ruolo fondamentale nei sistemi di alimentazione e sarà essenziale anche per bilanciare la produzione e il consumo di energia nelle reti elettriche, in risposta alla crescente integrazione di fonti rinnovabili e alle esigenze del green deal.

Il vantaggio della soluzione studiata dal progetto V-Access, che è finanziato con fondi europei per un valore di 5.000.000 € ed è ottimizzato per integrarsi con i sistemi a batteria a bordo delle imbarcazioni, risiede nella gestione ibrida di un accumulatore SMES superconduttivo in MgB2 progettato e costruito da ASG Superconductors e dei Supercondensatori progettati e realizzati da Skeleton nell’ambito di un progetto che vede coinvolti anche Fincantieri, VARD, RINA, RSE, SINTEF, Università di Trieste, Genova e Birmingham e Politecnico di Milano. 

La tecnologia SMES dei superconduttori è ideale per l'accumulo di energia a breve termine e ad alta potenza, perfetta quindi per la modulazione di potenza e la stabilizzazione istantanea della tensione. I supercondensatori, invece, sono dispositivi di accumulo elettrostatico che offrono una rapidissima erogazione e assorbimento di potenza (alta densità di potenza) e una vita utile estremamente lunga (milioni di cicli). L’interazione “ibrida” in sinergia di queste tecnologie con le batterie tradizionali, oltre ad allungarne il ciclo di utilizzo, consente una innovativa gestione dei carichi e quindi la riduzione delle emissioni di CO2.

I test del sistema superconduttivo SMES di ASG Superconductors e dei supercondensatori di Skeleton si sono svolti presso l'ETEF (Electric TEst Facility), il dimostratore tecnologico per applicazioni di sistemi elettrici per l’energia in ambito marino, realizzato dal partenariato di  Università degli Studi di Trieste, Wärtsilä e Fincantieri nell’ambito dei programmi di ricerca scientifica e tecnologica nazionali del Segretariato Generale della Difesa.

Giorgio Sulligoi di UniTS ha dichiarato “ETEF è il fiore all'occhiello delle facility sperimentali triestine, un hub dove ricercatori accademici e industriali lavorano insieme per definire il futuro delle navi elettriche” e poi ha concluso “la sinergia tra aziende e mondo universitario del progetto V - Access ha già reso tangibili i passi avanti verso una tecnologia di elettrificazione ibrida che sarà utile e necessaria non solo in ambito shipping ma in tutte le applicazioni che richiedono grandi e  rapidi impulsi di energia”.

Pietro Tricoli dell’Università di Birmingham e coordinatore tecnologico del progetto, ha aggiunto “il dimostratore di prova di supercondensatore e SMES superconduttivo è stato testato in un ambiente operativo altamente realistico, si punta ad un Livello di Maturità Tecnologica (TRL) pari a 5, passo prodromico alle future evoluzioni legate a progetti di sviluppo e installazione di questa tecnologia a bordo nave. “

Gianluca Bertossi, Managing Director di Wärtsilä Italia ha dichiarato: “il dimostratore tecnologico ETEF rappresenta un’importante infrastruttura di ricerca e di de-risking tecnologico per i sistemi elettrici di bordo delle future unità navali, e consente di perseguire obiettivi analoghi anche per applicazioni terrestri che condividano requisiti simili di Power Quality, Quality of Service e affidabilità. In Europa non esiste un sistema con prestazioni comparabili in termini di potenza installata, caratteristiche tecnologiche, performance e capacità di prova.”

Marco Nassi, Amministratore Delegato di ASG ha concluso: “è stato sfidante lavorare al progetto V-ACCESS insieme ai rilevanti partner che ringraziamo per aver operato in modo unitario al fine di portare il nostro SMES al successo in fase di test presso una facility di grande valore come ETEF. Riteniamo che lo storage superconduttivo sia una proposta ad alto contenuto tecnologico ideale per dare risposta alle esigenze di innovazione e resilienza delle reti”. 

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PhD Welcome & Innovation Awards: al via il 41° ciclo di Dottorato

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Sono 161 i dottorandi iscritti al 41° ciclo della Scuola di Dottorato UniTS, un trend in crescita anche grazie agli studenti dall’estero che raggiungono il 20% del totale. Quasi in parità la proporzione donne/uomini, con all’aumento costante del numero delle studentesse che scelgono questo percorso.

Sono i numeri diffusi durante l’evento di benvenuto dei nuovi dottorandi UniTS.

Dopo il benvenuto della rettrice Donata Vianelli, dell’assessore al lavoro, formazione, istruzione, ricerca, università e famiglia della Regione FVG Alessia Rosolen e di Ketty Segatti, direttore centrale per l’alta formazione regionale, si è tenuta anche la seconda edizione di PHD Innovation Award che, grazie al finanziamento della Fondazione CRTrieste, premia i cinque Dottori di Ricerca che hanno prodotto la migliore tesi nel 2025.

Pensato per celebrare il merito, l’innovazione e la creatività dei giovani scienziati, il riconoscimento di 3000 Euro ciascuno è andato quest’anno a 5 giovani valutati tra 70 candidati da una commissione di esperti provenienti dai tre grandi settori ERC (European Research Council): Physical Sciences and Engineering, Life Sciences e Social Sciences and Humanities.

I vincitori raccontano così la loro tesi:

Alice Biasin (Corso di Dottorato in Chimica): “Integrando farmacologia sperimentale e ingegneria chimica e dei materiali, ho studiato l’efficacia di farmaci innovativi contro la fibrosi epatica, patologia ancora priva di terapie. Un ulteriore elemento distintivo della ricerca risiede nello sviluppo di modelli in vitro avanzati a base di idrogel con proprietà viscoelastiche che riproducono quelle del fegato sano e fibrotico. I risultati ottenuti dimostrano che gli inibitori delle ubiquitinasi riducono significativamente la fibrosi in vitro”.

Giorgia Nadizar (Corso di Dottorato in Applied Data Science and Artificial Intelligence): “Ho studiato come processi tipici degli organismi naturali, come la plasticità neurale e lo sviluppo morfologico, possano tradursi in nuovi meccanismi per aumentare la flessibilità e le prestazioni dei robot. Parallelamente, ho progettato controllori trasparenti e facilmente comprensibili, in grado di eguagliare le prestazioni dei modelli più complessi. Infine, ho integrato per la prima volta queste due direzioni, mostrando che è possibile ottenere robot al tempo stesso biologicamente plausibili, adattabili e interpretabili”.

Francesco Piazza (Corso di Dottorato in nanotecnologie): La mia tesi introduce biomateriali in agarosio con proprietà meccaniche controllabili per studiare come le cellule rispondono ai segnali meccanici. Il risultato più innovativo è l’identificazione della viscoplasticità come nuovo parametro chiave che regola l’adesione cellulare. Questo approccio propone un nuovo paradigma nel campo della meccanobiologia e apre nuove direzioni per la progettazione di biomateriali e modelli in vitro.

Mattia Pozzebon (Corso di Dottorato in Storia delle Società, delle Istituzioni e del Pensiero. Dal Medioevo all’Età contemporanea): “Attraverso lo studio di scenari che spaziano dal presente fino al futuro più lontano, e grazie alla combinazione di analisi etica, immaginazione filosofica e confronto con altre discipline, l’obiettivo della tesi è stato quello di valutare eticamente se l’impiego di tecniche di editing genetico sugli animali possa contribuire a ridurre la loro sofferenza e a migliorare la qualità della loro vita.

Loris Luciano Viteritti (Corso di Dottorato in Fisica): “La mia tesi esplora nuovi metodi per comprendere materiali quantistici particolarmente complessi, nei quali le interazioni tra le particelle danno origine a stati di materia “esotici”, come i liquidi di spin quantistici. Per superare i limiti dei metodi tradizionali è stato sviluppato un innovativo approccio che utilizza reti neurali artificiali per rappresentare e studiare questi sistemi. Grazie a una nuova tecnica di ottimizzazione, la ricerca permette di analizzare modelli estremamente difficili, ottenendo risultati più accurati rispetto alle metodologie convenzionali.

Moderati da Francesco Longo, Delegato ai Dottorati di ricerca, hanno partecipato alla cerimonia Francesco Peroni, Vicepresidente del Consiglio di Amministrazione Fondazione CRTrieste, Maria Pia Abbracchio, Università degli Studi di Milano, Gianfranco Pacchioni, Università degli Studi di Milano-Bicocca e Bernardo Balboni, Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia. 

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Premiate grazie a Fondazione CRTrieste le 5 migliori tesi di Dottorato 2025
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Paolo Fornasiero eletto membro dell’Accademia Europea delle Scienze e delle Arti

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Paolo Fornasiero, docente di Chimica Generale ed Inorganica al Dipartimento di Scienze Chimiche e Farmaceutiche e Prorettore alla ricerca dell’Università di Trieste, è stato eletto membro dell’Accademia Europea delle Scienze e delle Arti, per la classe Scienze Tecniche e Ambientali.

L’elezione del prof. Fornasiero rappresenta un riconoscimento del suo contributo pionieristico nel settore dei nanomateriali per la catalisi ambientale e l’energia, così come della sua leadership internazionale nella ricerca, nell’innovazione e nella formazione dei giovani.

L'Accademia Europea delle Scienze e delle Arti è un'associazione europea non governativa impegnata a promuovere il progresso scientifico e sociale. L'Accademia riunisce 1900 eminenti studiosi e professionisti, tra cui 38 premi Nobel, provenienti da tutta Europa. Sono suddivisi in 7 classi: Scienze Umanistiche, Medicina, Arti, Scienze Naturali, Scienze Sociali, Diritto ed Economia, Scienze Tecniche e Ambientali e Religioni del Mondo. I membri dell'Accademia vengono eletti per i loro straordinari risultati nei campi della scienza, delle arti e della governance. 

Il prof. Fornasiero risulta tra i pochi scienziati contemporaneamente eletti nell’Academia Europaea, nell’European Academy of Sciences e nella European Academy of Sciences and Arts.

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Il riconoscimento arriva per il suo contributo pionieristico nel settore dei nanomateriali per la catalisi ambientale e l’energia
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UniTS, la ricerca corre in laboratorio e in pista

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All’Università di Trieste la ricerca “corre” ogni giorno, nei laboratori e lungo i percorsi delle iniziative solidali: grazie al lavoro delle ricercatrici e dei ricercatori, al sostegno delle grandi fondazioni e alla partecipazione della comunità accademica a manifestazioni come la staffetta 24x1 ora di Telethon.

In questo quadro si inserisce il finanziamento ottenuto da Elisa Lazzari, ricercatrice del Dipartimento di Scienze della Vita (DSV), nell’ambito del bando congiunto Fondazione Telethon–Fondazione Cariplo, giunto alla quarta edizione e dedicato a chiarire gli aspetti ancora oscuri del genoma umano potenzialmente responsabili di malattie rare.

A livello nazionale il bando ha selezionato 26 nuovi progetti di ricerca, per un totale di circa 3,6 milioni di euro e con il coinvolgimento di 35 gruppi di ricerca in 12 regioni italiane. Quest’anno in Friuli Venezia Giulia l’unico progetto finanziato, per un investimento complessivo di circa 50.000 euro, è quello della ricercatrice UniTS intitolato “Studio del ruolo di RSPRY1 nella formazione dell’osso per capire i meccanismi patogenici della displasia spondilo-epimetafisaria di tipo Faden-Alkuraya”.

Il progetto di ricerca di Elisa Lazzari

Il progetto si focalizza sulla displasia spondiloepimetafisaria di tipo Faden-Alkuraya, una malattia caratterizzata da difetti nello sviluppo delle ossa, disabilità intellettiva e ritardo nello sviluppo, causata da mutazioni nel gene RSPRY1, la cui funzione è al momento sconosciuta.

Osservando la struttura predetta della proteina RSPRY1 e la posizione di alcune delle mutazioni identificate nei pazienti, il gruppo di ricerca di Elisa Lazzari ha ipotizzato che questa proteina possa funzionare, nelle cellule, come una E3 ubiquitina ligasi, una classe di enzimi che regolano i livelli di altre proteine e che alterazioni di questa attività possano essere alla base della malattia.

Grazie al finanziamento ricevuto sarà possibile mettere alla prova questa ipotesi, iniziando a caratterizzare la funzione biochimica della proteina RSPRY1. Verranno inoltre sviluppati modelli cellulari che esprimono le forme mutate della proteina e, misurando diversi parametri, sarà verificato l’impatto delle mutazioni sul differenziamento del tessuto osseo.

“Al termine del progetto – spiega Elisa Lazzari - ci si attende di aver ottenuto una sostanziale conoscenza della funzione di RSPRY1 all’interno delle cellule. Questi risultati costituiranno la base per futuri studi che approfondiranno tali processi, con l’obiettivo di definire in modo definitivo il meccanismo di azione di RSPRY1 e capire come la sua alterazione interferisca con lo sviluppo del tessuto osseo. Le informazioni raccolte rappresenteranno il punto di partenza per lo sviluppo di nuove terapie”.

La 24x1 ora di Udine: un’onda arancione per Telethon

L’ impegno a favore della ricerca ha attraversato nel weekend il tracciato urbano della tradizionale staffetta 24x1 ora di Telethon a Udine, dove UniTS ha espresso la sua testimonianza con una partecipazione da record.

L’Ateneo triestino ha mobilitato quasi 400 persone e messo in pista 15 squadre, guidate dalla rettrice Donata Vianelli, che ha corso la prima frazione. L’onda arancione che ha animato la manifestazione ha visto una straordinaria partecipazione di tutta la comunità dell’Università di Trieste, con la presenza di sette direttori di dipartimento, insieme a numerosi docenti, ricercatori, tecnici-amministrativi e studenti.

Protagonista speciale è stato Andrea Fontanive, studente di Fisica e ultramaratoneta, che ha percorso frazione dopo frazione tutte le 24 ore della staffetta. Un ruolo centrale nella partecipazione di UniTS lo ha avuto la Run Society, gruppo studentesco ormai punto fermo dell’adesione dell’Università di Trieste alla staffetta Telethon.

Dai laboratori universitari al percorso cittadino di Telethon, la ricerca UniTS non si ferma mai, con l’obiettivo di creare nuove prospettive di cura per le malattie genetiche rare.

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Adesione record di tutta la comunità universitaria alla manifestazione Telethon che ha finanziato – unico in FVG - il progetto di Elisa Lazzari (DSV)
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UniTS alla Staffetta Telethon 2025

Tre progetti UniTS finanziati dal Fondo Italiano per la Scienza per oltre 5 milioni di euro

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Tre progetti UniTS hanno ottenuto finanziamenti per oltre 5 milioni di euro da parte del Fondo Italiano per la Scienza: un ottimo traguardo che consolida il ruolo dell’Ateneo nella ricerca innovativa e di qualità. 

Due sono i progetti presentati come Advanced Grants dal Dipartimento di Scienze Chimiche e Farmaceutiche, rispettivamente da Paolo Fornasiero, ordinario di chimica generale e inorganica e prorettore alla ricerca e da Federico Rosei, ordinario di chimica industriale. Il terzo progetto, finanziato nella linea Starting Grant, è stato invece presentato da Matteo Marinelli del Dipartimento di Fisica. 

Ha sottolineato la rettrice Donata Vianelli: “Questi risultati confermano la qualità dei reclutamenti presso la nostra Università e l’impegno dei ricercatori nell’attrarre fondi che porteranno innovazione nelle nostre strutture di ricerca e consentiranno di condurre ricerca di qualità a livello internazionale.”

Il Fondo Italiano per la Scienza (FIS) finanzia progetti di ricerca di elevato contenuto scientifico condotti da ricercatori emergenti (Starting Grant), da ricercatori in carriera (Consolidator Grant) e da ricercatori affermati (Advanced Grant) nell’ambito dei settori ERC (European Research Council). 

L’obiettivo principale è promuovere lo sviluppo della ricerca fondamentale secondo le modalità consolidate a livello europeo sul modello dell’European Research Council (ERC).

È un programma che nella sua terza edizione ha una dotazione finanziaria di 475 milioni di euro ed ha attribuito finanziamenti importanti, tra 1 a 2.4 milioni di euro, a progetti presentati dalle Università e Istituzioni Universitarie italiane statali e non statali, dalle Scuole Superiori a ordinamento speciale, Enti pubblici di ricerca, Istituti di ricovero e cura a carattere scientifico (IRCCS) pubblici e privati e soggetti giuridici con finalità di ricerca. In questi giorni sono stati finanziati circa 325 progetti. 

Questi in dettaglio i progetti UniTS vincitori:

Il progetto del prof. Fornasiero, “PhotoElectrocatalytic smart Systems for CHEmicals and FUels production”, riceverà un finanziamento di 2.3 milioni per affrontare uno studio innovativo volto allo sviluppo di un sistema catalitico tandem in cui la conversione fotocatalitica dei derivati ​​di biomasse in prodotti industrialmente utili è accoppiata ad un processo elettrocatalitico sintonizzabile a comando verso l'evoluzione di H2 o l'idrogenazione di molecole organiche insature.

Il progetto del prof. Rosei, “Study of model photocatalysts to optimize water splitting”, riceverà un finanziamento pari a 1.9 milioni di euro per studiare sistemi modello che consentano di capire i meccanismi di scissione fotocatalitica dell’acqua.

Il progetto del prof. Marinelli, “Tweezer-based quantum Repeater InterConnection”, riceverà un importo di 1.1 milioni di euro per sviluppare una nuova piattaforma sperimentale dedicata alle reti quantistiche di prossima generazione. Il progetto punta alla realizzazione di un’architettura modulare basata su atomi di itterbio intrappolati in optical tweezers interfacciati con un risonatore ottico per la creazione di stati di entanglement tra atomo e fotone, elemento chiave per il futuro internet quantistico. 

 

Foto: da sinistra, i proff. Fornasiero, Marinelli e Rosei

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Due Advanced Grants al Dipartimento di Scienze Chimiche e Farmaceutiche e uno Starting Grant a quello di Fisica
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