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Laboratorio ArQuS: prima osservazione italiana di singoli atomi "intrappolati"

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Per la prima volta in Italia, i ricercatori del Laboratorio ArQuS dell’Università di Trieste e del CNR-INO (Istituto Nazionale di Ottica, Consiglio Nazionale delle Ricerche) sono riusciti a intrappolare e fotografare singoli atomi di itterbio, estendendo le tecniche di imaging a nuovi regimi: osservando la luce emessa con un microscopio, i ricercatori sono riusciti a distinguere chiaramente ogni singolo atomo e a contarne con precisione il numero contenuto in una singola trappola, una capacità mancante nelle tecniche esistenti, dove le misure erano finora limitate a distinguere solo tra zero e un atomo. 

I risultati, pubblicati sulle due prestigiose riviste internazionali Quantum Science and Technology e Physical Review Letters,offrono importanti prospettive per lo sviluppo di scienze e tecnologie basate su bit quantistici (o qubit), come computer quantistici e orologi atomici: la capacità di osservare ogni singolo atomo con grandissima precisione è, infatti, un elemento fondamentale per la realizzazione di un sistema di qubit atomici. 

Francesco Scazza, professore associato di Fisica della materia all’Università di Trieste e responsabile del Laboratorio ArQuS, spiega: “Per fotografare sorgenti di luce molto fioche, come corpi celesti o, appunto, singoli atomi, si utilizzano solitamente lunghe esposizioni al fine di collezionare un segnale abbastanza grande (cioè un gran numero di fotoni) e poter distinguere gli oggetti fotografati dal background. Nel nostro lavoro abbiamo utilizzato un approccio alternativo, analogo all’utilizzo del flash di una macchina fotografica: illuminando gli atomi con molta luce per un brevissimo lasso di tempo è possibile ottenere un segnale sufficiente da distinguere ciascun atomo molto chiaramente, riducendo la durata della rivelazione senza comprometterne le performance”.

Nella tecnica ideata dal Laboratorio ArQuS, gli atomi, raffreddati quasi allo zero assoluto (-273 °C) da una luce laser e poi catturati in cosiddette “pinzette ottiche” (optical tweezers), sono illuminati con un secondo laser, del quale assorbono e riemettono parte della luce grazie al fenomeno della fluorescenza. 

Omar Abdel Karim, ricercatore del Laboratorio ArQuSspiega: “Una delle principali sfide nell’osservazione di singoli atomi consiste nel non perdere gli atomi durante l’acquisizione dell’immagine. A causa dell’assorbimento e della ri-emissione della luce, gli atomi infatti acquisiscono energia e possono scappare dalla trappola. Nei nostri esperimenti siamo riusciti a compensare questo effetto riuscendo a far coesistere una grande precisione nell’individuazione degli atomi e un minimo disturbo al sistema”.

Una delle soluzioni dimostrate si basa su un delicato bilanciamento tra la luce di fluorescenza e quella di raffreddamento per garantire che gli atomi rimangano intrappolati, permettendo di distinguere chiaramente la loro presenza e di riutilizzarli per esperimenti successivi. Un altro approccio consiste nel ridurre il tempo di esposizione al minimo possibile, permettendo di ottenere la più elevata velocità di esecuzione finora dimostrata per atomi in optical tweezers

Alessandro Muzi Falconi, ricercatore del Laboratorio ArQuS e dottorando in Fisica dell’Università di Trieste, commenta: “Negli ultimi anni, uno degli obiettivi del settore è sviluppare tecniche di imaging in grado di osservare gli atomi sempre più velocemente e possibilmente senza perderli durante l’immagine. Grazie a una tecnica basata su brevi e intensi impulsi di fluorescenza, siamo riusciti a osservare gli atomi, senza indurre perdite, in pochi milionesimi di secondo, circa mille volte più velocemente dei tipici tempi di acquisizione. La nostra tecnica si basa sul fatto che gli atomi acquisiscono energia durante l’immagine, ma non abbastanza da scappare dalle trappole ottiche. Inoltre, tramite veloci impulsi di raffreddamento possiamo rimuovere l’energia in eccesso dopo l’immagine, e ripetere l’osservazione degli stessi atomi per decine di immagini in successione”.

Un altro importante risultato del gruppo di ricerca è la prima osservazione di singoli atomi dell’elemento itterbio-173, un particolare isotopo (atomo di un elemento che ha differente numero di massa e perciò differente massa atomica) caratterizzato da ben sei stati interni nel suo livello fondamentale, che permetterebbe di sviluppare circuiti quantistici basati su qudit e non più solo qubit, conservando e scambiando informazioni più efficientemente. 

Il Laboratorio ArQuS è nato nel 2022 da una collaborazione tra l’Università di Trieste e il Cnr e grazie a un finanziamento ERC Starting Grant di 1.4 milioni di euro concesso dalla Commissione Europea.

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Studio completo pubblicato su Quantum Science and Technology

Studio completo pubblicato su Physical Review Letters

 

 

Abstract
La tecnica di imaging veloce, ideata con CNR-INO, permette di distinguere ogni singolo atomo senza perderlo e apre prospettive per lo sviluppo di computer quantistici e orologi atomici
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Delegazione dei sei Chinese Academy of Sciences (CAS) – TWAS Centres of Excellence in visita a UniTS

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Una delegazione di rappresentanti dei sei Chinese Academy of Sciences (CAS) – TWAS Centres of Excellence ha fatto visita a UniTS, accolta dalla rettrice Donata Vianelli, dalla delegata per le Relazioni internazionali Elisabetta De Giorgi, dal prorettore alla Ricerca Paolo Fornasiero, dal direttore del Dipartimento MIGE Stefano Parolai e da Stefano Di Bella del Dipartimento di Scienze Mediche. La delegazione era accompagnata dal Prof. Knobel, Direttore Esecutivo TWAS.

I CAS-TWAS CoEs rappresentano un’importante opportunità per i ricercatori per sviluppare le loro linee di studio nei laboratori di eccellenza situati a Pechino.

Oltre a discutere di futuri obiettivi e possibili ampliamenti dei loro progetti in corso, la delegazione ha potuto conoscere la realtà e le opportunità offerte dall’Università di Trieste e dalla rete SiS FVG.

Questi i 16 membri della delegazione in visita a Trieste:

Dongyao Wang, Deputy Director Division of International Organization Programs, Bureau of International Cooperation, Chinese Academy of Sciences; Zhaohui Lin, Professor&Director CAS-TWAS Centre of Excellence for Climate and Environmental Sciences (ICCES), Institute of Atmospheric Physics, Chinese Academy of Sciences; Xiaodong Zeng, Professor&Deputy Director, TWAS Young Affiliate Alumni, CAS-TWAS Centre of Excellence for Climate and Environmental Sciences (ICCES), Institute of Atmospheric Physics, Chinese Academy of Sciences; Chenglai Wu, Professor TWAS Young Affiliate, CAS-TWAS Centre of Excellence for Climate and Environmental Sciences (ICCES), Institute of Atmospheric Physics, Chinese Academy of Sciences; Bo Hao, Program Officer for International Cooperation, CAS-TWAS Centre of Excellence for Climate and Environmental Sciences (ICCES), Institute of Atmospheric Physics, Chinese Academy of Sciences; Chunshan Li, Professor&Director, TWAS Young Affiliate Alumni, The CAS-TWAS Centre of Excellence for Green Technology (CEGT), Institute of Process Engineering, Chinese Academy of Sciences; Yang Zhou, Program Officer for International Cooperation, The CAS-TWAS Centre of Excellence for Green Technology (CEGT), Institute of Process Engineering, Chinese Academy of Sciences; Yanping Zhang, Professor&Director CAS-TWAS Centre of Excellence for Biotechnology (CoEBio), Institute of Microbiology, Chinese Academy of Sciences; Liu He, Program Officer for International Cooperation, CAS-TWAS Centre of Excellence for Biotechnology (CoEBio), Institute of Microbiology, Chinese Academy of Sciences; Likui Wang, Associate Professor CAS-TWAS Centre of Excellence for Emerging Infectious Disease (CEEID), Institute of Microbiology, Chinese Academy of Science; Wang Liang, Associate Professor CAS-TWAS Centre of Excellence for Emerging Infectious Disease (CEEID), Institute of Microbiology, Chinese Academy of Sciences; Qihui Wang, Professor CAS-TWAS Centre of Excellence for Emerging Infectious Disease (CEEID), Deputy Directo Institute of Microbiology, Chinese Academy of Sciences; Fang Chen, Professor&Director Co-Chair of TWAS Young Affiliates Network, CAS-TWAS Centre of Excellence for Space Technology for Disaster Mitigation (SDIM), Aerospace Information Research Institute, Chinese Academy of Sciences; Lei Wang, Professor CAS-TWAS Centre of Excellence for Space Technology for Disaster Mitigation (SDIM), Aerospace Information Research Institute, Chinese Academy of Sciences; Baiwen Ma, Professor&Director CAS-TWAS Center of Excellence for Water and Environment (CEWE), Research Center for Eco-Environmental Sciences, Chinese Academy of Sciences; Jiaoqi Huyan, Program Officer CAS-TWAS Center of Excellence for Water and Environment (CEWE), Research Center for Eco-Environmental Sciences, Chinese Academy of Sciences.

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Discusse possibilità di future collaborazioni
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Francesca Matteucci premiata dall’Accademia Nazionale delle Scienze

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Francesca Matteucci, professoressa emerita di Fisica Stellare dell'Università di Trieste, ha ricevuto la prestigiosa Medaglia Matteucci 2025, conferita dall'Accademia Nazionale delle Scienze detta dei XL.

Il riconoscimento, uno dei più antichi e autorevoli nel campo della fisica, è stato assegnato alla prof.ssa Matteucci per i suoi "fondamentali contributi alla chimica delle galassie". La sua ricerca, sviluppata nell’arco di oltre quarant’anni, ha portato all’elaborazione e al raffinamento di una efficace sintesi teorica, spiegando come l’universo si arricchisca di elementi chimici complessi attraverso le varie generazioni di stelle che si susseguono durante la vita delle galassie. La sua attività di ricerca è riconosciuta come “fondamentale per capire la formazione, l’evoluzione, e la dinamica delle galassie e dell’universo intero”. L’Accademica ha inoltre lodato il suo ruolo di docente, sottolineando che "Francesca Matteucci ha costruito una scuola che ha formato una generazione di esperti ricercatori".

La Medaglia Matteucci, istituita nel 1870, vanta un prestigio ineguagliabile, essendo stata a lungo considerata il massimo riconoscimento internazionale per la Fisica. Tra i vincitori della Medaglia, nel corso della storia, trenta studiosi sono stati insigniti anche del Premio Nobel. Alcuni dei premiati sono scienziati che hanno avuto grande influenza nella contemporaneità, come Thomas Edison, Guglielmo Marconi, Albert Einstein, Marie e Pierre Curie, Erwin Schrödinger e Abdus Salam. La prof.ssa Matteucci è inoltre la quarta donna a ricevere questo onore, dopo Marie Curie, Irène Joliot-Curie e Helen Quinn.

La cerimonia di conferimento si è svolta ieri in occasione dell’Assemblea autunnale dei Soci, presso la Biblioteca dell’Accademia Nazionale delle Scienze detta dei XL (Scuderie Vecchie di Villa Torlonia) a Roma. La prof.ssa Matteucci ha celebrato il premio con una Lectio Magistralis dal titolo: "L'origine degli elementi chimici nell'universo".

Allieva di Cesare Chiosi dell’Università di Padova, è succeduta a Margherita Hack sulla cattedra di Fisica stellare dell’Università di Trieste, Francesca Matteucci è stata professoressa ordinaria dal novembre 2000 all'ottobre 2023 presso l’Ateneo triestino, dove ha ricoperto dal 2003 al 2006 ha diretto il Dipartimento di Astronomia. 

È Socia dell’Accademia Nazionale dei Lincei dal 2018 e dal 2022 è Segretaria della Classe di Scienze, Matematiche, Fisiche e Naturali nel Consiglio di Presidenza dei Lincei. È, inoltre, Socia Corrispondente dell’Istituto Veneto di Scienze, Lettere e Arti dal 2013. Quest’anno ha ricevuto il prestigioso titolo di Fellow of the Royal Astronomical Society (UK).

Ha svolto un ruolo chiave nella governance scientifica in qualità di Presidente del Consiglio Scientifico dell’INAF (2011-2015) e come membro del Consiglio Tecnico Scientifico dell'Agenzia Spaziale Italiana (ASI). La sua reputazione scientifica a livello internazionale è riconosciuta attraverso la pubblicazione di oltre 600 articoli specialistici, con più di 23.000 citazioni e un h-index di 81. L'Università di Stanford l'ha inserita nel suo ranking dei "Top Scientist" a livello mondiale nel 2022. 

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La professoressa emerita del Dipartimento di Fisica ha ricevuto la prestigiosa Medaglia Matteucci, attribuita in passato a 30 premi Nobel e a nomi come Thomas Edison, Guglielmo Marconi, Albert Einstein, Marie e Pierre Curie e Abdus Salam
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Targa d'Argento per la "Chini Memorial Lecture 2025" a Paolo Fornasiero

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La Targa d'Argento per la "Chini Memorial Lecture 2025" è stata assegnata a Paolo Fornasiero, docente del Dipartimento di Scienze Chimiche e Farmaceutiche e Pro-Rettore alla Ricerca di UniTS, per il “fondamentale contributo allo studio delle relazioni fra struttura e proprietà di materiali inorganici e delle loro ricadute in campo energetico e nella catalisi eterogenea”.

Il premio è stato consegnato a Pisa in occasione del XXIII Congresso nazionale della Divisione di Chimica industriale della Società Chimica Italiana. 

Tra i ricercatori premiati in passato si contano Premi Nobel come Jean-Marie Lehn (Université Louis Pasteur, Strasbourg, Francia), Ernst Otto Fischer (Technische Universität München, Garching, Germania) e Geoffrey Wilkinson (Imperial College of Science and Technology, London, UK).

Al congresso Paolo Fornasiero ha presentato una plenary lecture dal titolo "The criticality of metal particle size speciation in sustainable catalysis".

 

Foto - Paolo Fornasiero (a destra) riceve il premio da Alessandro Trovarelli, Coordinatore del Gruppo Interdivisionale di Catalisi della Società Chimica Italiana

 

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Il premio è stato consegnato al XXIII Congresso nazionale della Divisione di Chimica industriale della Società Chimica Italiana
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Stazione sismologica Everest (EvK2CNR): nuove strumentazioni per studiare gli eventi sismici di origine glaciale

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La stazione sismologica sull’Everest installata dall’Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale - OGS, assieme all'associazione EvK2CNR e all’Accademia nepalese delle scienze e delle tecnologie (NAST), è stata potenziata con nuove strumentazioni. 

Situata a 5050 m di altitudine, la stazione IO.EVN si trova presso l’Osservatorio/Laboratorio italiano Piramide di EvK2CNR, a 5 km dal campo base del Monte Everest. 

“È stato aggiunto un nuovo accelerometro, da accoppiare con il sismometro già presente per la misura dei terremoti locali e globali, e un sensore a infrasuoni per registrare il rumore ambientale, che comprende crolli di roccia e ghiaccio e i rumori collegati ai movimenti dei ghiacciai”, spiega Franco Pettenati, geofisico del CRS dell’OGS e referente della Stazione Sismologica EvK2CNR. Poi aggiunge: “Questo potenziamento permetterà di approfondire le ricerche in corso sugli “icequakes”, ovvero i terremoti dovuti a onde sismiche generate da parte dei moti del ghiaccio; queste indagini sono particolarmente utili per gli studi sui cambiamenti climatici”. 

Altri interventi hanno riguardato la stazione GPS: “Abbiamo sostituito l’acquisitore della stazione GPS Master, cioè il dispositivo che acquisisce e determina la posizione geografica”, continua Pettenati. “ Ne è stato installato uno già in commercio, affiancato da uno a basso costo progettato da David Zuliani, ingegnere del Centro di ricerche Sismologiche dell’OGS (Receiver GNSS LZER0 NET S/N #1013)”. 

Il GPS verrà utilizzato assieme all’Università degli Studi Trieste, proprietaria dell’antenna, per lo studio della geodinamica della regione. Infine, è stato installato un nuovo ponte Wi-Fi per connettere la stazione sismologica IO.EVN e il nuovo impianto GPS al server dell’Osservatorio/Laboratorio Piramide. Il nuovo sistema Wi-Fi sostituirà così il precedente sistema di connessione tramite cavo interrato. 

La stazione sismologica è stata inaugurata il 19 maggio 2014. Da allora funziona in modalità continua a 100, 20 e 2 Hz di frequenza di campionamento con digitalizzatori Guralp a 24 bit. Dal server della Piramide i segnali giungono via satellite a un server a Kathmandu, e quindi al centro di acquisizione dell’OGS in Italia. Il 7 gennaio 2025, la stazione sismologica ha registrato la scossa del terremoto in Tibet centrale di Mw 7.1, essendo la stazione a banda larga più vicina all’epicentro del terremoto (circa 70 chilometri di distanza).

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Sull’antenna della Stazione, di proprietà UniTS, sarà installato un GPS di ultima generazione per lo studio della geodinamica della regione
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Euclid scruta attraverso il velo polveroso di una nube oscura

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Questa immagine scintillante di gas e polvere interstellari è stata catturata dal telescopio spaziale Euclid dell'Agenzia Spaziale Europea. La nebulosa fa parte di una cosiddetta nube oscura, denominata LDN 1641. Si trova a circa 1300 anni luce dalla Terra, all'interno di un complesso tentacolare di nubi di gas polveroso dove si stanno formando delle stelle, nella costellazione di Orione.

Alla luce visibile questa regione del cielo appare per lo più buia, con poche stelle che punteggiano quello che sembra essere uno sfondo prevalentemente vuoto. Ma, riprendendo la nube con gli occhi a infrarossi del suo strumento NISP, Euclid rivela una moltitudine di stelle che brillano attraverso un arazzo di polvere e gas.

Questo perché i granelli di polvere bloccano in modo molto efficiente la luce visibile delle stelle dietro di loro, ma sono molto meno efficaci nell'attenuare la luce del vicino infrarosso.

La nebulosa pullula di stelle molto giovani. Alcuni degli oggetti immersi nell'ambiente polveroso espellono materiale, segno della formazione di nuove stelle. I flussi in uscita

appaiono come macchie e spirali di colore magenta, quando si ingrandisce l'immagine.

In alto a sinistra, l'ostruzione causata dalla polvere diminuisce e la vista si apre verso l'Universo più lontano. 

Euclid sta continuando a effettuare rilevamenti del cielo per creare la mappa 3D più estesa dell'universo extragalattico mai realizzata. Il suo obiettivo principale è consentire agli scienziati di individuare la misteriosa natura della materia oscura e dell'energia oscura.

Oltre a questo, la missione fornirà anche una serie di osservazioni di regioni interessanti della nostra galassia, come questa appena resa nota, oltre a innumerevoli immagini dettagliate di altre galassie, offrendo nuove possibilità di ricerca in diversi campi dell'astronomia.

Descrizione dell'immagine: Il soggetto principale dell'immagine è una porzione di LDN 1641, una nebulosa interstellare nella costellazione di Orione. In questa vista, uno sfondo nero intenso è cosparso di una moltitudine di punti (stelle) di diverse dimensioni e sfumature di bianco brillante. Attraverso il mare di stelle, una rete di viticci e nastri sfocati in varie tonalità di arancione e marrone si alza dal fondo dell'immagine verso l'alto a destra come sottili volute di fumo.

Il Consorzio Euclid vede coinvolti diversi docenti UniTS del Dipartimento di Fisica (Stefano Borgani, Matteo Costanzi, Marisa Girardi, Anna Gregorio, Pierluigi Monaco, Alexandro Saro), nonché postdoc e dottorandi (Lucie Baumont, Yousry Elkhashab, Roberto Ingrao, Marius Lepinzan) con responsabilità che vanno dalla coordinazione dell'Instrument Operation Team alla partecipazione all'Euclid Consortium Publication Group - Science, passando per un importante coinvolgimento negli Science Working Groups di Galaxy Clustering e Clusters of Galaxies e nello Science Ground Segment. Tali attività, svolte anche in stretta collaborazione con ricercatori di INAF-Osservatorio Astronomico di Trieste e della SISSA, fanno di Trieste uno dei punti focali del Consorzio Euclid. 

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Il telescopio dell’Agenzia Spaziale Europea cattura una nuova immagine dello spazio profondo. Coinvolta nel Consorzio Euclid anche UniTS
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Progetto BluEcho: mid-term meeting sull'inquinamento acustico nei mari

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Si è tenuto a Trieste il mid-term meeting del progetto europeo BluEcho, dedicato allo studio dell’inquinamento acustico in ambiente marino. Cofinanziato dall’Unione Europea attraverso la Sustainable Blue Economy Partnership e coordinato da UniTS, BluEcho affronta temi che spaziano dalla modellazione numerica del rumore all’impatto sulla fauna marina, fino ai modelli economici per la definizione di strategie di mitigazione.

Oltre all’Italia, il consorzio internazionale coinvolge partner provenienti da Svezia, Norvegia e Germania.

Questi i risultati mid-term 

A un anno e mezzo dall’avvio, il progetto ha conseguito risultati significativi nei tre ambiti principali di ricerca: modellazione numerica, impatti biologici e analisi socio-economiche. 

Nell’ambito dedicato alla modellazione numerica del rumore sottomarino, sono stati sviluppati e testati nuovi modelli di sorgente basati su simulazioni CFD, con particolare attenzione al rumore generato da eliche cavitanti e turbine marine.
La modellazione acustica ha finora riguardato la singola sorgente, turbina eolica o elica marina, permettendo di analizzare in dettaglio l’interazione tra le varie componenti e i meccanismi di generazione del rumore. Il prossimo passo sarà estendere l’analisi alla propagazione di sorgenti multiple, così da rappresentare in modo più realistico l’impatto acustico di interi impianti eolici offshore e del traffico navale.
In parallelo, nell’ambito della modellazione della propagazione acustica, sono stati avviati studi comparativi su diversi risolutori e definiti i primi casi studio di riferimento, basati su un’accurata raccolta di dati ambientali e “di sorgente” (batimetria, caratteristiche del fondale, tipologie di sorgente…).

Tra questi, uno dei principali casi analizzati riguarda la propagazione del suono nel Golfo di Trieste, scelto come sito rappresentativo per la validazione dei modelli numerici.

Inoltre, una campagna di misura è stata organizzata nel Lago di Bracciano, con il coinvolgimento di ISPRA, CNR e Hydra Ricerche. I dati raccolti verranno utilizzati per la calibrazione delle mappe acustiche e delle metriche usate.

Nell’ambito dedicato agli impatti biologici, è stata completata la revisione dello stato dell’arte e realizzata una campagna di monitoraggio condotta dall’Institute of Marine Research (IMR) in due siti di particolare interesse: una floating wind farm (Hywind Tampen) e un’area soggetta a intenso traffico navale (LoVe Ocean observatory).
Attraverso l’impiego combinato di idrofoni ed echosounder, è stato possibile correlare i livelli di rumore ambientale con l’abbondanza e il comportamento di diverse specie marine, fornendo indicazioni preliminari sull’influenza del rumore antropico sugli ecosistemi locali.

Nel settore di ricerca dedicato alla modellazione economica, è stata completata una rassegna delle metodologie più rilevanti per la valutazione dei servizi ecosistemici e delle misure di mitigazione.
Sono in preparazione un questionario internazionale e interviste con stakeholder del settore marittimo per valutare costi, benefici e preferenze legate alle politiche di riduzione del rumore.

Per quanto riguarda infine la gestione dei dati, è stata realizzata l’infrastruttura per la standardizzazione, il controllo qualità e la condivisione dei dataset acustici tramite la piattaforma OPUS.

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Finanziato dall’UE, è coordinato da UniTS
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Le meduse sorprendono i ricercatori: memoria e curiosità anche senza cervello?

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Un gruppo congiunto di ricercatori dell’Università di Padova e dell’Università di Trieste ha osservato comportamenti sorprendenti nelle meduse della specie Aurelia, comunemente nota come medusa quadrifoglio. I risultati dello studio pubblicati sulla prestigiosa rivista «Behavioral and Brain Sciences», sollevano interrogativi affascinanti sull’origine della curiosità e sulla possibilità che forme di cognizione emergano anche in assenza di un cervello centralizzato.

«I nostri risultati sono particolarmente interessanti – spiega Cinzia Chiandetti, docente di neuroscienze cognitive al Dipartimento di Scienze della Vita dell’Università di Trieste – perché questi animali sono considerati “senza cervello”: il loro sistema nervoso è organizzato in modo radiale, senza un centro di comando, e dotato solo di organi sensoriali rudimentali. Trovare in loro segnali di memoria e attrazione per la novità è un’importante chiave per comprendere l’evoluzione dei sistemi nervosi e della cognizione stessa.»

Nel dettaglio, i ricercatori hanno osservato il comportamento di giovani meduse inserite singolarmente in una vasca rettangolare. In una prima fase, a ciascun animale è stato presentato un oggetto, che ha suscitato un’immediata reazione: le meduse hanno abbandonato la parte vuota della vasca per dirigersi verso la novità. Nella seconda fase, dopo un intervallo di un minuto, è stato inserito un secondo oggetto assieme al primo e in quella circostanza, le meduse hanno mostrato una chiara preferenza per quest’ultimo. Questo comportamento, che gli esperti chiamano “neofilia”, indica che le meduse hanno memoria del primo oggetto e sono attratte da quello nuovo.

«Non solo le meduse si sono mostrate neofiliche – commenta Christian Agrillo, docente di psicologia comparata all’Università di Padova – ma hanno mostrato di mantenere determinate informazioni in memoria per almeno un minuto. In genere pensiamo che in mare si avvicinino a noi passivamente, trasportate dalla corrente. Il nostro studio apre anche alla possibilità che in alcuni casi lo facciano per la stessa attrazione alla novità qui documentata. Si potrebbe dire che forse sono curiose di fare la nostra conoscenza!».

Lo studio invita a ripensare i modelli tradizionali che legano la cognizione alla presenza di cervelli centralizzati, suggerendo che anche sistemi nervosi “diffusi”, come quello delle meduse, possano supportare comportamenti complessi. Una scoperta che, ancora una volta, sposta i confini di ciò che pensiamo sia possibile nel mondo animale.

Leggi lo studio

 

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Studio in collaborazione tra UniTS e UniPD suggerisce che anche sistemi nervosi “diffusi” possano supportare comportamenti complessi e interesse per la novità
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Verso il Digital Twin dell’Alto Adriatico: Workshop a Ecomondo 2025

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UniTS, che coordina le attività dello Spoke 8 dell’Ecosistema dell’Innovazione iNEST – Interconnected Nord-Est Innovation Ecosystem, organizza nell’ambito della fiera Ecomondo 2025 a Rimini, il 5 novembre (dalle 10.30), un workshop focalizzato sul progetto e le collaborazioni pubblico-privato verso i digital twin del mare Adriatico (settentrionale).

“Dedicato allo sviluppo di tecnologie e soluzioni sostenibili per l’ambiente marino, la mobilità via mare e acque interne e la trasformazione digitale delle imprese del settore” – spiega il prof. Pierluigi Barbieri, Coordinatore di iNEST per Università degli Studi di Trieste – “il progetto ha come obiettivo strategico lo sviluppo di modelli e sistemi di acquisizione dati, software, ed interfacce per gli utilizzatori, necessari alla realizzazione del Digital Twin dell’Alto Adriatico, un modello digitale avanzato del sistema marino-costiero che consentirà di migliorare monitoraggio, pianificazione e gestione delle risorse e delle attività marittime, in linea con la missione europea Restore our Ocean and Waters”.

L’Università di Trieste ha messo a terra, tra il 2023 ed il 2024, bandi a cascata di Spoke 8 destinati a finanziare 24 progetti di ricerca e sviluppo industriale, erogando 5.559.535,95 euro (concessi a valere sui fondi NextGenerationEU del dispositivo ripresa e resilienza). Quarantaquattro imprese (30 del Triveneto e 14 del Mezzogiorno) e 9 enti di ricerca, hanno beneficiato di questo cofinanziamento, per progetti che hanno un valore complessivo pari a 7.790.800,90 €. Sei aziende sono inquadrate per fatturato e numero di dipendenti come “grandi imprese”. Le Università ed enti di ricerca coinvolti nei bandi a cascata sono 9, tutti del Mezzogiorno.

Le attività dello Spoke 8 si articolano in cinque aree tematiche: Biologia dell’idrosfera – nuovi sistemi per il biomonitoraggio e il ripristino degli habitat marini; Rischi chimico-fisici e impatti sull’idrosfera – tecnologie innovative per il controllo dei contaminanti e la gestione delle acque; Mobilità sostenibile via mare e acque interne – prototipi e sistemi di ricarica per la navigazione elettrica; Pianificazione marittima e territoriale integrata mare-terra – soluzioni smart per l’adattamento ai cambiamenti climatici; Digital Twin dell’Adriatico Settentrionale – modelli e infrastrutture digitali per la simulazione di scenari meteomarini e ambientali.

“Con questi progetti – conclude il prof. Pierluigi Barbieri – stiamo mettendo in rete imprese e centri di ricerca per promuovere innovazione, sostenibilità e competitività industriale, contribuendo allo sviluppo della Blue Economy nel Nord-Est e nel Paese. Nel workshop è previsto un confronto, mediato dal Polo Tecnologico Alto Adriatico, con la European Climate, Infrastructure and Environment Executive Agency, e con enti e aziende della costa adriatica - marchigiana e pugliese in particolare – nel think tank “The Blue Way”, per sviluppare conoscenza reciproca e delineare progettualità di innovazione guidata dalla ricerca e sviluppo territoriale.”

 

IL PROGRAMMA:

Workshop “l’Ecosistema dell’innovazione iNEST e collaborazioni pubblico-privato verso i digital twin del mare Adriatico (settentrionale)"

10:30 Introduzione:

Pierluigi Barbieri, coordinatore iNEST, Università di Trieste: “L’Ecosistema iNEST e la Research-driven innovation nella Blue Economy: dove siamo oggi”

Diego Santaliana, Polo Tecnologico Alto Adriatico – “Costruzione di relazioni tra enti di ricerca ed imprese presso l’Innovation Melting Pot-Urban Center di Trieste e messa a terra di progetti strategici”

Maria Cristina Pedicchio, presidente APRE, proposal KIC OneWater “Rendere concreta la Missione Oceani nella macroregione Adriatica”

Salvatore Dore, Trasferimento tecnologico e partecipazioni, Università di Trieste “Trasferimento tecnologico all’Università di Trieste e risposte alle sfide del sistema delle imprese”

 

10:50 Contributi dallo Spoke 8 dell’ecosistema dell’innovazione iNEST:

Stefano Querin OGS – Luca Manzoni UniTS – iNEST Spoke 8 Research Topic 5: “I contributi di Enti di ricerca ed aziende alla costituzione di digital twin dell’Adriatico settentrionale”

Ludovico Centis iNEST Spoke 8 Research Topic 4:” L’integrazione delle informazioni e la pianificazione nei sistemi costieri che cambiano”

11:10 Flash presentations: Risultati dei Bandi a Cascata e del bando CC2 Proof of Concept (Alessandra Citterio-DBA Group, Giuseppe Borruso-GEP Lab UniTS, vincitori BaC).

11:30 Giulia Carboni - Programme Coordination Manager for Sustainable Blue Economy at CINEA - European Climate, Infrastructure and Environment Executive Agency - “EU Key perspectives in sustainable innovation”

11:45 Tavola rotonda “Think Tank – The Blue Way. Clima, infrastrutture, ambiente: energie e progetti condivisi nello spazio Adriatico”: Barbieri (UniTS), Santaliana (PoloAA), Querin (OGS), Alberto Monachesi (Tipicità in Blue); Q&A.

12:30 Chiusura del workshop

Progetto “iNEST Interconnected Nord-Est Innovation Ecosystem”, ECS_00000043, parte del programma di ricerca dell’ecosistema dell’innovazione a valere sulle risorse del Piano Nazionale per la Ripresa e Resilienza (PNRR), M4C2 – Investimento 1.5 Creazione e rafforzamento di "Ecosistemi dell’innovazione per la sostenibilità”, Finanziato dall’Unione Europea, NextGenerationEU - CUP J43C22000320006.

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Nell’ambito delle attività dello Spoke 8 dell’Ecosistema dell’Innovazione iNEST
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Fibrosi epatica: UniTS presenta in Vietnam i risultati di un progetto di ricerca finanziato MAECI

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Il prof. Gabriele Grassi dell'Università di Trieste ha illustrato gli esiti conclusivi del progetto “Un nuovo approccio alla fibrosi epatica”, di cui è coordinatore scientifico per la parte italiana, nel corso di un congresso organizzato dalla University of Science di Ho Chi Minh City.

Il progetto, finanziato dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale (MAECI) nell'ottica di consolidare le collaborazioni tra Italia e Vietnam, si è avvalso del contributo della prof.ssa Nhung Hai Truong, responsabile scientifica per la parte vietnamita.

La fibrosi epatica, oggetto di studio all'interno del progetto, è tra le principali emergenze di salute pubblica: oltre 800 milioni di persone nel mondo ne sono colpite e si registrano circa 2 milioni di decessi ogni anno. Ad oggi non esistono farmaci approvati. 

"Il contributo scientifico di UniTS - spiega Gabriele Grassi, docente di biochimica clinica al Dipartimento di Scienze Mediche, Chirurgiche e della Salute - si è concentrato sull'utilizzo di nuove molecole che mettono un freno all’attività di alcune cellule del fegato (le cosiddette cellule stellate), responsabili di avviare e alimentare la cicatrizzazione anomala del tessuto, cioè la fibrosi epatica”. 

Le molecole, sviluppate in collaborazione con il gruppo della prof.ssa Fulvia Felluga, docente di Chimica organica al Dipartimento di Scienze Chimiche e Farmaceutiche, hanno dimostrato di rallentare la crescita e di ridurre la tendenza alla fibrosi del fegato in queste cellule. Le verifiche sono state svolte in modelli di laboratorio che imitano la "consistenza" e la rigidità di un fegato fibrotico, in collaborazione con il prof. Mario Grassi (Dipartimento di Ingegneria e Architettura). 

I risultati ottenuti indicano una traiettoria concreta verso strategie terapeutiche innovative per una patologia ad alto impatto globale e confermano il ruolo dell’Università di Trieste nel promuovere ricerca interdisciplinare e partenariati internazionali orientati al trasferimento di conoscenza e al miglioramento delle prospettive terapeutiche.

Al termine della presentazione è stato firmato un Memorandum of Agreement tra la Faculty of Biology and Biotechnology della University of Science (Ho Chi Minh City) e il Dipartimento Universitario Clinico di Scienze Mediche Chirurgiche e della Salute dell’Università di Trieste, con l’obiettivo di promuovere scambi di ricerca e didattica tra i due Atenei.

Abstract
Il prof. Gabriele Grassi (DSM) è stato coordinatore scientifico della parte italiana. Firmato un Memorandum tra UniTS e University of Science di Ho Chi Minh City
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