Dottorandi UniTS premiati all’hackathon della Società Italiana di Statistica Read more about Dottorandi UniTS premiati all’hackathon della Società Italiana di Statistica Immagine photo_5920206943018487425_y.jpg Data notizia Fri, 03/07/2026 - 12:00 Categoria notizia Ateneo ateneo Destinatari canale Ateneo Testo notizia Tre dottorandi dell’Università di Trieste, Ruben Viduli, Davide Zennaro ed Edoardo Insaghi, hanno vinto il premio “Overall” alla nona edizione di Stats Under the Stars – SUS 2026, l’hackathon scientifico promosso nell’ambito del Joint Meeting SIS-FENStatS 2026, che ha riunito a Roma la 53ª Riunione Scientifica della Società Italiana di Statistica e il primo Convegno delle Società di Statistica Europee.La competizione, organizzata alla Sapienza Università di Roma con il supporto di Anas come partner e data provider, ha coinvolto giovani ricercatrici e ricercatori in una sfida di analisi statistica applicata a un problema reale. Ai team partecipanti è stato messo a disposizione un dataset relativo alle segnalazioni registrate sulla rete stradale tra il 2016 e il 2023: incidenti, buche, criticità e altre anomalie comunicate dagli automobilisti.L’obiettivo era costruire un modello capace di prevedere, per ogni strada e per ogni mese, il numero di segnalazioni attese nel 2024 e nel 2025. I dati di questi due anni, già disponibili ad Anas, non erano stati condivisi con i partecipanti: al termine della prova, le previsioni prodotte dai diversi team sono state confrontate con i valori reali per valutarne l’accuratezza.Il gruppo UniTS ha ottenuto il premio “Overall”, riconoscimento assegnato al team capace di raggiungere il miglior equilibrio tra precisione delle previsioni e qualità dell’analisi tecnica. La competizione prevedeva anche un premio per la migliore previsione e uno per il miglior report.La prova si è svolta nell’arco di una notte: i partecipanti hanno lavorato dalle 19 fino alle 7 del mattino, prima della presentazione dei risultati e della premiazione, tenutasi alla Sapienza prima della cerimonia inaugurale del convegno.Dal punto di vista metodologico, la sfida consisteva nel prevedere dati di conteggio, cioè il numero di eventi attesi. Il team UniTS ha scelto una distribuzione di probabilità adatta a modellare questo tipo di dati, introducendo un’estensione in grado di renderla più flessibile e più aderente alle caratteristiche del dataset.Accanto a questo approccio, i dottorandi hanno sperimentato anche modelli di machine learning e deep learning più complessi. Durante i test, tuttavia, il modello statistico più essenziale si è rivelato il più efficace. Un risultato che conferma come, in alcune applicazioni, non sia la complessità dell’algoritmo a fare la differenza, ma la capacità di individuare il modello più adatto al problema.«È stata una sfida intensa, affrontata in poche ore e su dati reali», commentano i tre dottorandi. «Il risultato più interessante è stato vedere come un modello statistico ben scelto potesse competere con approcci molto più complessi. Le differenze tra i migliori team erano minime, nell’ordine della quarta o quinta cifra decimale, e questo ha reso il riconoscimento ancora più significativo».Il team ha valorizzato competenze maturate in percorsi diversi, tra statistica, matematica e data science. La combinazione di approcci differenti ha permesso di integrare letture metodologiche e capacità applicative, arrivando a una previsione particolarmente vicina ai dati reali secondo la metrica statistica definita dagli organizzatori.Applicazioni di questo tipo possono avere ricadute concrete nella gestione delle infrastrutture. Nel caso della rete stradale, prevedere in anticipo l’aumento di segnalazioni in determinate aree può contribuire a pianificare controlli e interventi di manutenzione in modo più efficace, migliorando la gestione del servizio e prevenendo situazioni critiche. Più in generale, modelli predittivi basati sui dati possono supportare decisioni strategiche in molti ambiti, dai servizi pubblici ai contesti industriali.Il premio assegnato al team UniTS ha un valore di mille euro. Abstract Ruben Viduli, Davide Zennaro ed Edoardo Insaghi hanno conquistato il premio “Overall” a Stats Under the Stars – SUS 2026, la competizione organizzata nell’ambito del Joint Meeting SIS-FENStatS 2026 in partnership con Anas Mostra nel diario Off
Screening neonatale, la genomica può rafforzare la diagnosi precoce delle malattie rare Read more about Screening neonatale, la genomica può rafforzare la diagnosi precoce delle malattie rare Immagine Gasparini.png Data notizia Thu, 02/07/2026 - 12:00 Categoria notizia Ateneo ateneo Ricerca Destinatari canale Ateneo Ricerca Destinatari target Territorio e società Testo notizia Individuare le malattie genetiche rare nei primi giorni di vita, prima della comparsa dei sintomi, e rendere più tempestivo l’accesso a cure e percorsi assistenziali mirati. È la prospettiva al centro dello studio del gruppo di Genetica Medica dell’Università di Trieste, diretto da Paolo Gasparini, professore ordinario di Genetica Medica UniTS e direttore della Struttura Complessa di Genetica Medica dell’IRCCS-Burlo Garofolo.Il lavoro, condotto in collaborazione con Stefania Zampieri, dirigente biologo della Genetica Medica dell’IRCCS-Burlo Garofolo, ha valutato l’impatto clinico ed economico dell’integrazione della genomica nei programmi di screening neonatale, prendendo come modello il Friuli Venezia Giulia e confrontando l’approccio tradizionale con uno scenario “genomic first”, basato sul sequenziamento dell’esoma — Whole Exome Sequencing, WES — come primo livello di indagine.Lo screening neonatale rappresenta oggi uno degli strumenti più efficaci di prevenzione: consente di identificare precocemente alcune patologie trattabili e di intervenire prima che possano determinare complicanze gravi, disabilità o danni irreversibili. Il modello tradizionale si basa però prevalentemente sull’analisi di marcatori biochimici e può quindi riconoscere solo le malattie per le quali esistono segnali già noti e rilevabili.«Oggi lo screening neonatale è molto efficace, ma può identificare solo le patologie associate a specifici biomarcatori – spiega Paolo Gasparini –. Con un approccio genomico possiamo intercettare le malattie genetiche direttamente alla radice, anche in assenza di segnali precoci evidenti».La differenza non riguarda soltanto la tecnologia utilizzata, ma l’intero percorso diagnostico. Nel modello tradizionale lo screening parte dal test biochimico, seguito, in caso di positività, da eventuali approfondimenti genetici. Nel modello genomico, invece, il sequenziamento dell’esoma diventa il primo passaggio dell’indagine, seguito quando necessario da test biochimici mirati o da ulteriori conferme diagnostiche. In questo modo la genomica consente di ampliare il campo di osservazione anche a patologie oggi non incluse nei pannelli tradizionali.Lo studio ha preso in esame la coorte dei neonati del Friuli Venezia Giulia nel 2023, pari a 7.543 bambini. In quell’anno lo screening ha individuato un caso di atrofia muscolare spinale, un caso di fibrosi cistica e undici casi di malattie metaboliche. Applicando a questa coorte il confronto tra i due modelli, l’analisi stima per lo screening tradizionale un costo diretto di 131 euro per neonato e per lo screening genomico un costo di 183 euro, con un incremento di 51 euro per neonato.A fronte di questo aumento iniziale, il modello genomico mostra però un rapporto costo-efficacia positivo. Secondo le stime, in Friuli Venezia Giulia l’approccio “genomic first” potrebbe generare risparmi complessivi per circa 2,2 milioni di euro, considerando i vantaggi economici legati all’anticipo della diagnosi, alla riduzione delle complicanze e al contenimento dei percorsi assistenziali più lunghi e complessi. Lo screening genomico potrebbe inoltre consentire di identificare ogni anno ulteriori 7-8 casi di malattie rare non diagnosticabili con i test biochimici tradizionali.«Investire nella diagnosi precoce significa rendere il sistema più sostenibile nel medio-lungo periodo – aggiunge Gasparini –. È una logica di sanità orientata alla prevenzione».Il valore della genomica applicata allo screening neonatale non si misura quindi soltanto nel numero di patologie individuabili, ma anche nella possibilità di ridurre la cosiddetta “odissea diagnostica” che molte famiglie affrontano prima di arrivare a una diagnosi. Una diagnosi più precoce può favorire l’accesso tempestivo a terapie più efficaci, migliorare gli esiti clinici e funzionali, ridurre il carico assistenziale e contenere l’impatto sociale della disabilità.Lo studio sottolinea anche la necessità di definire con attenzione le patologie da includere in un eventuale programma di screening genomico neonatale. Tra i criteri principali rientrano la possibilità di un intervento terapeutico, la validità clinica del test, l’età di esordio della malattia, la severità del quadro clinico, la penetranza e la fattibilità tecnica dell’analisi genetica. La prospettiva, quindi, non è quella di un uso indiscriminato della genomica, ma di un’applicazione guidata da criteri clinici, scientifici ed etici.Un altro punto centrale riguarda il rapporto tra screening genomico e screening metabolico. I due approcci non devono essere considerati alternativi, ma complementari. La genomica permette di individuare le varianti genetiche associate alla malattia; lo screening metabolico può contribuire a validarne l’effetto funzionale, distinguendo tra varianti patogenetiche, risultati di significato incerto e forme cliniche diverse, comprese quelle a esordio tardivo.La riduzione dei costi di sequenziamento, l’aumento delle terapie geniche e cellulari e l’identificazione di nuovi bersagli terapeutici rendono oggi la genomica uno strumento sempre più rilevante per la medicina preventiva e personalizzata. Restano aperte questioni decisive, dalla gestione delle varianti di significato incerto alla protezione dei dati genomici dei neonati, fino alla necessità di infrastrutture bioinformatiche adeguate e di studi pilota condivisi tra laboratori e sistemi sanitari. Abstract Uno studio del gruppo di Genetica Medica dell’Università di Trieste, diretto da Paolo Gasparini, valuta l’impatto clinico ed economico di un approccio “genomic first” applicato al modello del Friuli Venezia Giulia Mostra nel diario Off Fotogallery
UniTS ricorda David Clyde Snelling, appena scomparso Read more about UniTS ricorda David Clyde Snelling, appena scomparso Immagine WhatsApp Image 2026-07-01 at 12.28.59.jpeg Data notizia Wed, 01/07/2026 - 12:00 Categoria notizia Ateneo Comunicati stampa Società e territorio Destinatari canale Ateneo Destinatari target Territorio e società Testo notizia UniTS ricorda David Clyde Snelling, straordinaria figura di docente e di umanista, amante della storia e delle lingue, dell’arte e della musica, recentemente scomparso.Arrivato a Trieste dall'Inghilterra all’inizio degli anni Settanta, trovò ben presto spazio nell’allora Scuola Interpreti (SSLMIT) come docente di interpretazione simultanea.Ne sarebbe uscito più di 40 anni dopo, lasciando un segno indelebile nella Scuola di cui fu anche Direttore, e in generazioni di studenti di interpretazione molti dei quali, divenuti interpreti di conferenze, hanno saputo raggiungere, anche grazie ai suoi insegnamenti, i vertici della professione.La sua poliedricità, la vivacità intellettuale, la finezza di analisi, il rigore didattico, la generosità nei rapporti con colleghi e studenti, la fitta rete di relazioni internazionali hanno dato un contributo fondamentale alla vita dell’istituzione, consolidandone e rafforzandone il prestigio nel mondo. Abstract Fu Direttore della Scuola Interpreti, cui diede un contributo fondamentale Mostra nel diario Off
Trieste Next 2026: ecco la cinquina dei finalisti del Premio Science Book of the Year Read more about Trieste Next 2026: ecco la cinquina dei finalisti del Premio Science Book of the Year Immagine WhatsApp Image 2026-06-30 at 14.44.37.jpeg Data notizia Wed, 01/07/2026 - 12:00 Categoria notizia Ateneo Comunicati stampa Società e territorio Destinatari canale Ateneo Impegno pubblico e sociale Destinatari target Enti e aziende Territorio e società Testo notizia Quattro donne e un uomo per cinque libri che attraversano la scienza dai microrganismi al senso del tatto. Antonella Fioravanti ci accompagna nel brulicare invisibile dei microrganismi che custodiscono gli equilibri del pianeta ("Viaggio nel mondo invisibile"). Vincenzo Levizzani dimostra come nebbia, vento e tempeste abbiano da sempre deciso le sorti della storia umana ("Storia del mondo in 10 tempeste"). C'è poi il sapere femminile rimasto per secoli ai margini della medicina ufficiale, a cui Daniela Minerva restituisce voce ("Medicina femminile plurale"), e la vertigine di chi si affida alla scienza nel momento più fragile, quello della malattia, raccontata da Beatrice Mautino ("Vertigine"). Chiude la cinquina il tatto, il senso più antico e oggi più trascurato, che Marta Paterlini riporta al centro della nostra umanità ("La pelle che pensa").Sono questi i cinque titoli finalisti della quarta edizione del Premio Trieste Next - Science Book of the Year, promosso da ItalyPost e Comune di Trieste -Assessorato alle Politiche dell'Educazione, Scuola, Università, Ricerca, Lavoro e Innovazione, con la presidenza scientifica dell'Università di Trieste, all'interno del festival Trieste Next per dare risalto alla produzione editoriale più recente che racconta e analizza il mondo della scienza. La rosa dei finalisti è stata decretata dalla Giuria Scientifica del Premio, che ha selezionato cinque titoli tra gli oltre 60 libri candidati al Premio dalle case editrici. Gli autori finalisti parteciperanno alla quindicesima edizione di Trieste Next, intitolata "La forma del pensiero. Interazioni tra cervelli e intelligenze" e in programma dal 25 al 27 settembre a Trieste, quando il festival farà da vetrina agli incontri con i cinque finalisti, ciascuno introdotto da un giurato. A decretare il vincitore sarà la Giuria dei Lettori, composta da oltre 200 appassionati di divulgazione scientifica provenienti da tutta Italia, che premierà l'opera vincitrice domenica 27 settembre alle 11.30 sul palco di Trieste Next.La Giuria Scientifica, presieduta da Donata Vianelli, rettrice dell'Università di Trieste, è composta da: Gabriele Beccaria (giornalista Tuttoscienze de La Stampa), Fabrizio Brancoli (vicedirettore Gruppo Nem Nord Est Multimedia), Maurizio De Blasio (assessore alle Politiche dell'Educazione, Scuola, Università, Ricerca, Lavoro e Innovazione del Comune di Trieste), Leonardo De Cosmo (giornalista scientifico Ansa e Le Scienze), Paola Del Negro (direttrice generale Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale - OGS), Fabio Pagan (giornalista scientifico), Marco Panara (giornalista la Repubblica Affari & Finanza), Nicla Panciera (giornalista scientifica), Paola Pica (giornalista Corriere della Sera Innovazione), Caterina Petrillo (presidente Area Science Park), Nico Pitrelli (Sissa, Trieste), Davide Re (giornalista scientifico Avvenire), Fabio Sottocornola (giornalista Corriere della Sera), Camilla Valletti (caporedattrice L’Indice della Settimana).“Anche quest’anno i libri di divulgazione scientifica in gara riflettono vari ambiti del sapere che hanno un impatto fortissimo nella società. Portarli all’attenzione del pubblico sempre più vasto di Trieste Next è l’obiettivo che ci siamo posti: una maggiore consapevolezza del ruolo della scienza nella vita quotidiana è fondamentale”, commenta Donata Vianelli, Rettrice dell’Università di Trieste. Abstract Il libro vincitore sarò premiato domenica 27 settembre Mostra nel diario Off
Silvia Marchesan eletta nella Divisione di Chimica dell'Accademia Europea delle Scienze (EurASc) Read more about Silvia Marchesan eletta nella Divisione di Chimica dell'Accademia Europea delle Scienze (EurASc) Immagine marchesan.png Data notizia Mon, 29/06/2026 - 12:00 Categoria notizia Ateneo Comunicati stampa Ricerca Società e territorio Destinatari canale Ateneo Ricerca Destinatari target Enti e aziende Territorio e società Testo notizia Silvia Marchesan, Professoressa Ordinaria di Chimica Organica al Dipartimento di Scienze Chimiche e Farmaceutiche (DSCF), è stata eletta Membro della Divisione di Chimica dell'Accademia Europea delle Scienze (European Academy of Sciences – EurASc).Il prestigioso riconoscimento premia i contributi pionieristici della prof.ssa Marchesan nel campo della scienza dei nanomateriali, con particolare riferimento ai suoi studi sul ruolo della chiralità nell'autoassemblaggio dei peptidi, che hanno fornito nuove conoscenze fondamentali per la progettazione e lo sviluppo di nanomateriali peptidici funzionali. L'elezione riconosce inoltre il suo impegno nella promozione della ricerca interdisciplinare, della comunicazione scientifica e del dialogo tra discipline, culture e generi.«Sono profondamente onorata di entrare a far parte della Divisione di Chimica di EurASc», ha dichiarato Silvia Marchesan «Questo riconoscimento rappresenta un importante traguardo per il lavoro di ricerca del mio gruppo e per il nostro impegno nel costruire collaborazioni che superino i confini tra discipline e comunità scientifiche. Sono lieta di poter contribuire alla missione dell'Accademia nella promozione dell'eccellenza scientifica e della cooperazione internazionale.»L'Accademia Europea delle Scienze (EurASc) è un'organizzazione internazionale indipendente che riunisce alcuni tra i più autorevoli scienziati e ingegneri europei con l'obiettivo di promuovere l'eccellenza nella ricerca fondamentale e interdisciplinare, rafforzare la cooperazione scientifica internazionale e favorire il progresso della scienza e della tecnologia a beneficio della società. L'obiettivo di EurASc è affiancare e integrare l'azione delle accademie nazionali e dell'European Academies Science Advisory Council (EASAC). La Prof.ssa Marchesan si unisce alla Divisione di Chimica di EurASc, di cui, nella Divisione dei Materiali, fanno parte i proff. Paolo Fornasiero, Federico Rosei del Dipartimento Scienze chimiche e Farmaceutiche e Maurizio Prato, Professore Emerito UniTS. Abstract UniTS è orgogliosa di annunciare l’ingresso nella prestigiosa Accademia della docente ordinaria di Chimica Organica Mostra nel diario Off
CUS e Audace Sailing Team: successi targati UniTS Read more about CUS e Audace Sailing Team: successi targati UniTS Immagine WhatsApp Image 2026-06-24 at 13.57.50.jpeg Data notizia Wed, 24/06/2026 - 12:00 Categoria notizia Ateneo ateneo Destinatari canale Ateneo Destinatari target Territorio e società Testo notizia Le studentesse, gli studenti, i dirigenti e lo staff del CUS Trieste e dell'Audace Sailing Team si sono festosamente ritrovati oggi in rettorato per celebrare tre risultati di particolare rilievo per lo sport universitario triestino, accolti dalla rettrice Donata Vianelli.L’incontro ha riunito le pallavoliste del CUS Trieste, che hanno conquistato la promozione alla Serie D regionale; i velisti del CUS protagonisti alle regate internazionali di Livorno e Dubrovnik; e i componenti dell’Audace Sailing Team, reduci da un’edizione molto positiva della SuMoth Challenge 2026. Tre percorsi diversi, ma capaci di valorizzare talento, lavoro di squadra e appartenenza alla comunità universitaria.La sezione femminile di pallavolo del CUS Trieste ha centrato il salto di categoria al termine di una stagione condotta con grande continuità, riportando la squadra in Serie D dopo due anni. Un risultato costruito dal gruppo guidato dal tecnico Federico Vivona e accompagnato dal dirigente Filipp Dassoni, che conferma la crescita del movimento pallavolistico universitario.Sul fronte della vela, il CUS Trieste ha raccolto risultati di rilievo in due appuntamenti internazionali: alla Naval Academies Regatta di Livorno, con il primo posto nella Regata Nazionale Tridente e nella categoria Under 23, e alla Elafiti Slalom Regata di Dubrovnik, dove l’equipaggio universitario ha ottenuto il primo posto tra gli equipaggi italiani e il secondo nella classifica universitaria.A completare il quadro, l’Audace Sailing Team dell’Università di Trieste si è confermato tra i protagonisti della SuMoth Challenge 2026, la competizione internazionale dedicata a imbarcazioni foil ad alte prestazioni e a ridotto impatto ambientale, ottenendo il primo posto nella categoria S1 Design, il terzo nella categoria S2 Manufacturing e il primo nella categoria S3 Regatta.Oltre ai tradizionali scambi di omaggi, ai sorrisi e alle foto di rito che hanno immortalato la giornata, l'incontro ha offerto l’occasione per sottolineare ancora una volta il valore dello sport universitario per la crescita personale, la formazione di competenze trasversali e come motore di relazioni tra studenti, docenti e Ateneo, oltre a ribadire il sostegno di UniTS alle carriere degli studenti atleti. Abstract La rettrice Vianelli ha incontrato le pallavoliste del CUS, i velisti protagonisti delle regate di Livorno e Dubrovnik e il team universitario reduce dalla SuMoth Challenge Mostra nel diario Off
I partiti come brand, le immagini come strategia Read more about I partiti come brand, le immagini come strategia Immagine Titolo (59).jpg Data notizia Fri, 26/06/2026 - 12:00 Categoria notizia Ateneo ateneo Ricerca Destinatari canale Ateneo Testo notizia Si è da poco concluso VIPoP – The Visual Politics of Populism, un ambizioso progetto di ricerca finanziato dal PRIN 2022 con uno stanziamento di 217.940 euro che, nell'arco di ventinove mesi, ha indagato in chiave comparata le strategie di comunicazione visiva dei partiti politici in Europa. A guidare il progetto in qualità di Principal Investigator è stato il prof. Mattia Zulianello, professore associato di Scienza Politica al Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali dell'Università di Trieste, che ha coordinato un consorzio di tre unità di ricerca comprendente anche l'Università degli Studi di Milano e l'Università di Milano-Bicocca.VIPoP rappresenta la prima analisi comparata sistematica del populismo visivo in Europa e si distingue per un approccio profondamente innovativo, che apre una nuova frontiera negli studi di settore: per la prima volta, infatti, l'approccio ideativo al populismo è stato esteso in modo strutturato alla dimensione visiva, fino ad oggi rimasta ai margini della letteratura internazionale. Il progetto guarda ai partiti come a veri e propri brand politici, e ai loro simboli (loghi, palette cromatiche, codici visivi ricorrenti) come a marcatori identitari che obbediscono a logiche di marketing non dissimili da quelle che governano la competizione tra imprese sui mercati. In questa prospettiva, VIPoP ha adottato un disegno multi-piattaforma, integrando migliaia di dati provenienti da Facebook e Instagram, e una metodologia all'avanguardia che coniuga computer vision, analisi automatizzata dei testi, interviste qualitative alle élite di partito ed esperimenti conjoint randomizzati.«Quello che ci ha colpiti, lavorando sul campo, è la consapevolezza con cui i team di comunicazione dei partiti gestiscono ogni dettaglio visivo come farebbe un ufficio marketing con la propria brand identity: dalle interviste è emerso chiaramente come la scelta di un colore, il taglio di un'immagine o la posizione di un logo non siano mai casuali, ma il risultato di una strategia precisa. Ricostruire questa grammatica visiva in chiave comparata europea è stato uno degli aspetti più rivelatori del progetto», spiega Zulianello.La rilevanza di VIPoP si gioca su una scala dichiaratamente europea: in un momento storico in cui la sfida populista interroga la tenuta delle democrazie liberali del continente, il progetto fornisce strumenti analitici e interpretativi essenziali per comprendere come questi attori politici costruiscano consenso attraverso le immagini.«Oggi l'immagine è il vettore primario della comunicazione politica digitale: capirne i meccanismi populisti non è un esercizio accademico, ma una precondizione di cittadinanza democratica. VIPoP risponde così all'Obiettivo 16 dell'Agenda 2030 — pace, giustizia e istituzioni forti — fornendo gli strumenti per difendere la qualità del dibattito pubblico e la tenuta delle democrazie europee», sottolinea Zulianello.La produzione scientifica del prof. Zulianello nell'ambito di VIPoP è stata particolarmente ricca e collocata in riviste internazionali di fascia A. Tra i risultati più significativi del progetto spicca il PopulisTree, una mappatura sistematica dei partiti populisti europei dal 1979 a oggi, accompagnata da dataset liberamente accessibili relativi alle elezioni nazionali ed europee. Sviluppato dal prof. Zulianello e presentato in un articolo pubblicato sulla rivista European Union Politics, il PopulisTree costituisce la spina dorsale classificatoria dell'intero progetto e si propone come strumento di riferimento per la comunità scientifica internazionale, oltre che come risorsa aperta per chiunque voglia studiare il fenomeno con rigore.Tra le altre pubblicazioni del prof. Zulianello legate al progetto si segnalano la rassegna sullo stato dell'arte della comunicazione visiva populista (Political Studies Review, con Francesco Melito, assegnista di ricerca assunto nell'ambito del progetto VIPoP); lo studio sui loghi dei partiti della destra radicale populista come elementi di brand identity (The International Journal of Press/Politics, con Luigi Curini e Benjamin Moffitt); l'analisi delle percezioni del mainstreaming della destra radicale populista (South European Society and Politics, con Antonella Seddone); e l'articolo "Show, Don't Tell" in Political Studies (2026, sempre con Melito), nato direttamente dal lavoro sul campo con le interviste ai team di comunicazione dei principali partiti italiani. A questi contributi si affiancano due volumi scritti con Petra Guasti: Capire il Populismo (UTET, 2024) e Understanding Populism, di prossima uscita per Karolinum Press / University of Chicago Press. Abstract Populismi europei e sostenibilità delle democrazie: concluso il PRIN coordinato da Mattia Zulianello Mostra nel diario Off
Orientamento universitario: raggiunto e superato l’obiettivo PNRR di un milione di studenti Read more about Orientamento universitario: raggiunto e superato l’obiettivo PNRR di un milione di studenti Immagine 89060e17-6c72-4699-8891-4ae83a4c4369.jpg Data notizia Thu, 25/06/2026 - 12:00 Categoria notizia Ateneo ateneo Destinatari canale Ateneo Destinatari target Futuri studenti Territorio e società Testo notizia È stato raggiunto e superato, con un mese di anticipo, l’obiettivo nazionale previsto dal PNRR per l’orientamento attivo nella transizione scuola-università: oltre un milione di studentesse e studenti delle scuole secondarie di secondo grado coinvolti nei percorsi promossi dagli Atenei italiani e in possesso dell’attestato finale.L’annuncio è arrivato a Trieste, nella giornata di apertura del convegno nazionale “Orientati ad orientare. Dagli eventi ai processi partecipativi e attivi”, promosso dall’Università degli Studi di Trieste in collaborazione con Alma Mater Studiorum - Università di Bologna, Politecnico di Bari, Università degli Studi di Napoli Federico II, Università degli Studi di Ferrara e Università degli Studi di Roma Tor Vergata.L’appuntamento, in programma giovedì 25 e venerdì 26 giugno nel Salone di Rappresentanza della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, riunisce oltre 100 delegati, professionisti e professioniste dell’orientamento universitario, con 47 atenei rappresentati, per fare il punto sull’esperienza maturata nell’ambito del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, Missione 4 “Istruzione e Ricerca”, Componente 1, Investimento 1.6 “Orientamento attivo nella transizione scuola-università”, finanziato dall’Unione europea – NextGenerationEU.Il convegno arriva alla vigilia della conclusione formale della misura PNRR e assume quindi il valore di un bilancio nazionale: non solo per misurare i risultati raggiunti, ma anche per discutere l’eredità di una sperimentazione che ha coinvolto università, scuole, territori e strutture professionali dell’orientamento su una scala senza precedenti.A sottolineare il significato del risultato è stata Luisa De Paola, direttrice generale dell'ufficio per il Diritto allo studio del Ministero dell’Università e della Ricerca, che ha evidenziato come il raggiungimento dell’obiettivo sia stato possibile grazie alla capacità degli Atenei di lavorare in rete. Il PNRR, ha osservato, ha mostrato che le università non sono chiamate soltanto a insegnare, ma anche a offrire servizi, accompagnamento e assistenza agli studenti nella costruzione del proprio percorso formativo, professionale e di vita.“Il PNRR ci ha insegnato che siamo capaci di fare”, ha ricordato De Paola, richiamando l’importanza di mantenere, anche oltre la stagione delle risorse straordinarie, le buone pratiche costruite in questi anni. La rete nata tra Atenei e scuole rappresenta infatti uno dei principali lasciti dell’esperienza, insieme alla consapevolezza che l’orientamento è ormai una funzione strategica del sistema universitario nazionale.Il tema della continuità è al centro anche della nascita della Rete degli Orientatori delle Università Italiane, che raccoglie e valorizza l’esperienza maturata dagli operatori e dalle operatrici dell’orientamento universitario nel corso della sperimentazione PNRR. La nuova realtà nazionale nasce con l’obiettivo di promuovere il riconoscimento della figura dell’orientatore universitario, favorire la condivisione di strumenti e buone pratiche e contribuire allo sviluppo delle future politiche dell’orientamento nella formazione superiore.Ad aprire i lavori sono stati i saluti istituzionali della rettrice dell’Università di Trieste Donata Vianelli, di Pierpaolo Olla, direttore generale dell’Agenzia regionale per il diritto allo studio, e di Patrizia Pavatti, direttrice generale dell’Ufficio Scolastico Regionale per il Friuli Venezia Giulia.Nel suo intervento, la rettrice Vianelli ha richiamato il valore strategico dell’orientamento per il sistema universitario e per il benessere degli studenti, invitando a superare l’idea dell’orientamento come semplice attività informativa o promozionale. Orientare, ha sottolineato, significa accompagnare le persone nella comprensione delle proprie inclinazioni, delle proprie competenze e delle scelte più coerenti con il loro progetto di vita.La rettrice ha inoltre evidenziato come l’esperienza PNRR abbia permesso di mettere realmente in rete le università italiane, rafforzando il ruolo degli uffici, del personale tecnico-amministrativo e dei professionisti impegnati quotidianamente nei servizi di orientamento. Un patrimonio che, secondo la rettrice, non deve andare disperso, ma diventare una componente stabile e riconosciuta del sistema universitario.A introdurre il senso delle due giornate è stata Elisabetta Madriz, delegata alle progettualità per l’Orientamento dell’Università di Trieste, che ha richiamato la necessità di trasformare le azioni avviate negli ultimi anni in veri percorsi di accompagnamento alla crescita personale, formativa e professionale degli studenti.L’orientamento, ha ricordato Madriz, non si esaurisce nella scelta di un corso di laurea, ma ha una dimensione educativa più ampia: aiuta le persone a riconoscere le proprie risorse, dare significato alle esperienze, costruire visioni di futuro e affrontare le transizioni che caratterizzano l’intero percorso di vita.La prima giornata del convegno è dedicata al bilancio dell’esperienza PNRR, alle prospettive future dell’orientamento universitario e al confronto tra istituzioni, Atenei ed esperti provenienti da ambiti differenti. Tra gli interventi in programma anche quello di Stefano Muroni, attore e imprenditore della creatività, fondatore della filiera creativa Ferrara La Città del Cinema, dedicato al tema “Quale orientamento per il futuro?”.La seconda giornata, venerdì 26 giugno, sarà invece dedicata in particolare al ruolo degli orientatori universitari e alle competenze necessarie per operare in un contesto in continua evoluzione, con l’obiettivo di consolidare il patrimonio di esperienze, relazioni e buone pratiche costruito grazie al PNRR e di accompagnarne l’evoluzione nei prossimi anni. Abstract L'annuncio è arrivato dal MUR davanti a oltre 100 delegati di 47 atenei giunti al convegno organizzato da UniTS. Presentata anche la Rete degli orientatori universitari Mostra nel diario Off
Il cordoglio di UniTS per la scomparsa di Antonios Varnavas Read more about Il cordoglio di UniTS per la scomparsa di Antonios Varnavas Immagine ChatGPT Image 24 giu 2026, 15_18_31.png Data notizia Wed, 24/06/2026 - 12:00 Categoria notizia Ateneo ateneo Destinatari canale Ateneo Testo notizia È prematuramente scomparso Antonios Varnavas, professore associato di Chimica Farmaceutica presso il Dipartimento di Scienze Chimiche e Farmaceutiche dell'Università di Trieste.Laureato in Chimica e Tecnologia Farmaceutiche nel 1987, in una nelle prime sessioni del corso di studi, e successivamente in Farmacia nel 1990, aveva preso servizio nel 1992 come ricercatore presso il Dipartimento di Scienze Farmaceutiche dell'Ateneo giuliano, occupandosi di ricerca e sviluppo di ligandi per i recettori del sistema peptidergico. Dal 2006 era Professore associato di Chimica Farmaceutica nel Dipartimento di Scienze Chimiche e Farmaceutiche. È stato relatore di numerose tesi di Laurea di studenti dei Corsi di Laurea in CTF e Farmacia, sia sperimentali che compilative.Il Prof. Antonios Varnavas ha insegnato con continuità nell’ambito della Chimica Farmaceutica, dapprima nei corsi di studio della Facoltà di Farmacia e poi del Dipartimento, dove da numerosi anni era docente di Chimica farmaceutica I e II nel Corso di Laurea in Farmacia. Ha sempre svolto con passione la sua attività didattica, ricevendo l’apprezzamento degli studenti che gli riconoscevano vivacità delle lezioni e chiarezza nell’esposizione. La malattia che lo aveva colpito, pur avendolo grandemente debilitato, non gli ha impedito di continuare a insegnare, dimostrando un attaccamento al suo lavoro e una volontà encomiabili. La sua scomparsa colpisce profondamente la comunità accademica e lascia un vuoto didattico e umano ai suoi studenti, che sicuramente lo ricorderanno per la sua disponibilità e per la passione per la musica, che spesso allietava le pause durante le sue lezioni. Abstract Insegnava Chimica Farmaceutica al DSCF Mostra nel diario Off
Il telescopio spaziale Euclid cattura il cuore della Via Lattea: ecco le straordinarie immagini Read more about Il telescopio spaziale Euclid cattura il cuore della Via Lattea: ecco le straordinarie immagini Immagine Copia di EGBS-Cutout2-4K2K.jpg Data notizia Wed, 24/06/2026 - 12:00 Categoria notizia Ateneo ateneo Comunicati stampa Ricerca Società e territorio Destinatari canale Ateneo Studiare Ricerca Destinatari target Futuri studenti Studenti iscritti Post lauream Territorio e società Testo notizia L’Agenzia Spaziale Europea (ESA) ha presentato la più grande e dettagliata immagine mai realizzata del centro della Via Lattea, il cosiddetto Bulge galattico, una zona estremamente luminosa e popolata di stelle. La straordinaria “fotografia” apre nuove possibilità per gli scienziati, che potranno confermare l’esistenza di eventuali esopianeti in questa regione e misurarne la massa attraverso le minime variazioni della luce stellare nel tempo.Il telescopio spaziale Euclid ha acquisito questa enorme immagine in circa 26 ore. Si tratta di un mosaico composto da nove puntamenti della sua camera nel visibile, ciascuno dei quali copre una porzione di cielo più estesa dell’intera Luna.Euclid ha catturato in questa fotografia oltre 60 milioni di stelle, insieme a nebulose e ammassi stellari. Questa regione estremamente popolata della nostra galassia rappresenta il luogo ideale per la ricerca di esopianeti mediante microlensing.La notizia di Euclid è straordinaria: mappare con tale precisione il bulge galattico apre prospettive uniche – commenta Gabriele Cescutti, docente UniTS di Astrofisica Stellare - Sebbene questa specifica campagna osservativa sia nata per sfruttare il microlensing e cercare esopianeti, una simile densità di dati stellari è preziosissima anche per le nostre linee di ricerca a UniTS. Nel nostro Dipartimento di Fisica ci occupiamo da anni di evoluzione chimica e "astroarcheologia galattica". Utilizziamo i dati spettroscopici e chimici delle stelle per ricostruire, tramite modelli teorici, la storia primordiale, i tempi di formazione e l'origine degli elementi nel bulge e nel nucleo della Via Lattea. Mosaici ad alta risoluzione, come quello di Euclid, sono fondamentali per comprendere la distribuzione precisa e la natura di queste popolazioni stellari. L’Università di Trieste ha la responsabilità delle operazioni dei due strumenti scientifici che sono il cuore della missione Euclid: Vis (Visible Instrument) e Nisp (Near Infrared Spectrometer Photometer). In dettaglio, i ricercatori UniTS ricoprono ruoli di responsabilità e coordinamento di diversi Key Projects dedicati allo sfruttamento della Data Release 1 (DR1), che avverrà verso la metà del 2027, che riguarda lo studio della cosmologia attraverso le proprietà statistiche della distribuzione ed evoluzione delle galassie. UniTS partecipa inoltre alla produzione di simulazioni numeriche cosmologiche basate su metodologie di High Performance Computing. Crediti immagine: European Space Agency - ESA. Abstract Il ruolo UniTS nella missione di ESA che aprirà nuove frontiere nella cosmologia Mostra nel diario Off Fotogallery