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UniTS a Mogadiscio per un percorso di capacity building su pace, sicurezza e processi elettorali

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Federico Donelli e Federico Battera, docenti del Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali (DiSPeS) dell’Università di Trieste, sono da poco rientrati da Mogadiscio, dove, hanno partecipato come relatori al corso “Formazione e Capacity Building per la Pace e la Sicurezza in Somalia”

Il percorso, articolato in sette moduli tematici, ha coinvolto 40 giovani somali tra i 18 e i 24 anni – studenti di Scienze politiche e attivi in organizzazioni della società civile – selezionati per l’impegno nei processi di dialogo, sviluppo e costruzione della pace. Il progetto è stato finanziato dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale (MAECI) e promosso da ANOLF Regionale FVG APS in partnership con Associazione SAGAL APS, con la collaborazione del partner locale Rawdah Youth Organization

Ospitati dal Centro giovanile Rawdah, guidato da Ahmed Faghi Elmi, Donelli e Battera hanno accompagnato i partecipanti in un percorso di capacity building sui temi della sicurezza, delle dinamiche dei conflitti e dei processi elettorali, con una prospettiva che intreccia analisi internazionale e lettura del contesto regionale del Corno d’Africa. Le lezioni, impostate in modo partecipativo, hanno alternato momenti di inquadramento teorico e strumenti di lettura delle trasformazioni dell’ordine internazionale con discussioni e dialoghi aperti, favorendo lo sviluppo di capacità critiche e analitiche utili al contesto somalo. 

A rendere particolarmente significativa l’iniziativa è stata soprattutto la qualità dello scambio con i giovani partecipanti: domande, riflessioni e dibattiti hanno trasformato la formazione in un processo capace di restituire profondità e sfumature che nessuna lettura esterna o desk analysis può offrire pienamente. Nel corso della settimana, inoltre, Federico Donelli è intervenuto in un collegamento con BBC News Africa per discutere alcune delle dinamiche regionali in evoluzione nel Corno d’Africa. 

Il corso si inserisce in un quadro più ampio di cooperazione e dialogo accademico che coinvolge soggetti italiani e somali, tra cui Università Nazionale Somala, ministeri somali competenti, Ambasciata d’Italia a Mogadiscio e Ambasciata della Somalia a Roma, oltre all’Associazione Nazionale Oltre Le Frontiere ETS – ANOLF e all’Osservatorio Internazionale sulla Legalità di Trieste

Nei prossimi mesi è prevista una seconda settimana di attività, per dare continuità al percorso avviato e rafforzare ulteriormente il dialogo tra competenze accademiche, prospettive locali e impegno delle nuove generazioni nei processi di pace, sicurezza e governance in Somalia.

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Il progetto, finanziato dal MAECI, ha visto i docenti del DiSPeS Donelli e Battera relatori di un workshop rivolto a 40 studenti somali
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Aperte le iscrizioni per FameLab Trieste 2026

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Quindicesima edizione per il talent show della comunicazione scientifica. Appuntamento al Teatro Miela il prossimo 23 aprile

Torna a Trieste FameLab, il talent show internazionale della comunicazione scientifica per giovani ricercatori e ricercatrici, ma anche per studentesse e studenti universitari. La selezione locale si terrà il 23 aprile 2026 alle ore 18 al Teatro Miela. Come sempre la sfida sarà raccontare in soli 3 minuti un argomento scientifico in modo chiaro e coinvolgente anche a un pubblico di non esperti, senza l’ausilio di proiezioni, grafici o video. Le iscrizioni andranno effettuate entro giovedì 16 aprile tramite form online 

Saranno ammessi ricercatori/ricercatrici o assegnisti/e di ricerca, persone operanti nel settore ricerca e sviluppo in possesso di laurea magistrale o a ciclo unico, studenti/studentesse di una scuola di dottorato, di specializzazione o di un master post-laurea, purché nati/e dopo il 1° gennaio 1991. I/le concorrenti possono provenire sia da ambiti STEM che da medicina o studiare materie umanistiche (antropologia, archeologia, economia, filosofia, geografia, giurisprudenza, linguistica, letteratura, psicologia, scienze politiche, sociologia, storia e storia dell’arte).

Tra gli altri requisiti, bisognerà non essersi mai qualificati/e per la finale nazionale o la masterclass in precedenti edizioni di FameLab, in Italia o all’estero e non svolgere attività professionale nell’ambito della comunicazione o della comunicazione della scienza (se non marginalmente).

I/le primi/e due classificati/e della selezione locale riceveranno un premio in denaro, accederanno a una masterclass internazionale sulla comunicazione scientifica che si svolgerà a giugno a Perugia, e poi alla finale nazionale in programma in autunno. Il vincitore o la vincitrice di FameLab Italia 2026 avrà accesso alla finalissima di FameLab International, in programma a novembre, dove affronterà gli altri concorrenti provenienti da tutto il mondo. 

Per tutti i/le concorrenti della selezione di Trieste è previsto un incontro formativo gratuito, per affrontare la sfida al meglio e affinare la componente teatrale delle performance che verranno messe in scena. Questa breve formazione gratuita in passato si è rivelata fondamentale per i concorrenti di FameLab: quanti l'hanno seguita hanno infatti spesso vinto le selezioni regionali e talvolta anche quelle nazionali. 

L’incontro formativo si svolgerà al Polo Giovani Toti (via del Castello, 1, Trieste) lunedì 13 aprile 2026 (ore 17.30-20.30).

Donato Ramani, comunicatore scientifico della SISSA, spiegherà come costruire una struttura narrativa efficace, mentre l’attrice Daniela Gattorno porrà l’accento su diversi aspetti legati al modo di muoversi sul palco e all’uso della voce. 

La selezione locale è organizzata da Immaginario Scientifico, Università di Trieste, Università di Udine, SISSA – Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati e Comune di Trieste, nell’ambito del Protocollo d’intesa Trieste Città della Conoscenza.

Informazioni: info@immaginarioscientifico.it 

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Il termine per l'invio delle candidature è giovedì 16 aprile!
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Giornata mondiale delle donne e delle ragazze nella scienza: colmare il divario di genere nel settore AI

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L’11 febbraio si celebra la Giornata mondiale delle donne e delle ragazze nella scienza, promossa dalle Nazioni Unite per richiamare l’attenzione su un divario di genere che riguarda ancora oggi tutti i livelli delle discipline scientifiche e tecnologiche.

Il tema scelto per il 2026, “Synergizing AI, Social Science, STEM and Finance”, invita a guardare oltre le sole competenze tecniche e a considerare lo sviluppo scientifico come il risultato di quattro dimensioni intrecciate: intelligenza artificiale, scienze sociali, discipline STEM e strumenti finanziari capaci di sostenere ricerca e innovazione nel lungo periodo.

L’intelligenza artificiale, in particolare, rappresenta oggi un potente acceleratore di cambiamento: dalla diagnostica medica alla modellazione climatica, dalla gestione dei dati alla trasformazione dei processi produttivi. Ma senza interventi mirati, i benefici dell’AI rischiano di concentrarsi in modo diseguale, ampliando divari già esistenti, compreso quello di genere.

Secondo Interface, think tank europeo specializzato in tecnologia dell’informazione e politiche pubbliche, le donne rappresentano solo il 22% dei talenti nel campo dell’intelligenza artificiale a livello globale, con una presenza ancora più ridotta nelle posizioni apicali: meno del 14% ricopre ruoli dirigenziali senior nel settore AI. Nonostante la crescita di iniziative per promuovere le discipline STEM tra le ragazze, il percorso verso una partecipazione equilibrata è ancora incompleto.

In questo quadro si inserisce la riflessione della prof.ssa Teresa Scantamburlo, docente dell’Università di Trieste impegnata nel campo dell’informatica e dell’intelligenza artificiale, che richiama l’attenzione sul legame tra etica e sviluppo tecnologico.

«Mi sono avvicinata all’informatica – spiega la docente del Dipartimento di Matematica, Informatica e Geoscienze - grazie a un’intuizione che continua ad appassionarmi: il legame profondo tra l’approccio computazionale alla soluzione dei problemi e le sue implicazioni filosofiche e sociali». Un nesso che oggi emerge con particolare forza nello sviluppo dell’AI, i cui effetti incidono concretamente su educazione, lavoro, organizzazione sociale e ambiente.

«Per governare questi cambiamenti – sostiene Scantamburlo - è necessario promuovere un modello di sviluppo più sostenibile e umano. In questo percorso, una maggiore presenza e partecipazione femminile può contribuire in modo significativo a rafforzare una visione più equa e responsabile dello sviluppo tecnologico».

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Teresa Scantamburlo (MIGe): «Una maggiore partecipazione femminile può rafforzare una visione più equa e responsabile dello sviluppo tecnologico»
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Supporto agli enti locali e formazione del personale: firmata la convenzione tra IUSLIT, ANCI FVG e ComPA FVG

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Rafforzare le competenze di funzionari e dirigenti della pubblica amministrazione locale e regionale, costruire percorsi formativi avanzati e mettere a sistema ricerca e pratica amministrativa: con questi obiettivi è stata sottoscritta oggi una convenzione di collaborazione tra il Dipartimento di Scienze Giuridiche, del Linguaggio, dell’Interpretazione e della Traduzione (IUSLIT) dell’Università di Trieste, l’ANCI FVG - Associazione Nazionale Comuni Italiani del Friuli Venezia Giulia e COMPA FVG, la Scuola di Formazione del Comparto Unico della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia e Centro di Competenza.

La firma, avvenuta nella Sala Cammarata dell’Ateneo triestino, si inserisce in una fase di trasformazione dell’assetto istituzionale regionale, legata alla reintroduzione delle Province in Friuli Venezia Giulia a seguito della modifica dello Statuto speciale. In questo quadro, la convenzione intende offrire un supporto strutturato agli enti locali, promuovendo un confronto stabile su temi giuridico-istituzionali, organizzativi e gestionali e accompagnando l’adeguamento delle amministrazioni al nuovo scenario.

All’incontro sono intervenuti la Magnifica Rettrice, Donata Vianelli, il Direttore del Dipartimento IUSLIT, Gian Paolo Dolso, il Presidente di ANCI FVG, Dorino Favot, e il Presidente di COMPA FVG, Rodolfo Ziberna, insieme all’Assessore regionale alle Autonomie locali, Funzione pubblica, Sicurezza e Immigrazione, Pierpaolo Roberti. Presenti anche il Segretario generale di ANCI FVG, Alessandro Fabbro, il Direttore generale di COMPA FVG, Daniele Gortan, e il Consigliere nazionale ANCI, Mirko Martini.

Nel concreto, l’accordo prevede un coinvolgimento attivo dell’Università di Trieste nella progettazione e realizzazione di percorsi formativi destinati al personale delle amministrazioni locali e regionali, con particolare attenzione alle esigenze che emergono nel passaggio al nuovo assetto istituzionale. L’Ateneo contribuirà con ricerca applicata, analisi comparata dei modelli di governance territoriale, elaborazione di materiali didattici, docenze specialistiche e supporto scientifico alle attività di COMPA FVG.

La collaborazione si tradurrà inoltre nello sviluppo di seminari tematici, laboratori di approfondimento, programmi di aggiornamento professionale e momenti di confronto tra accademia e amministrazioni, con l’obiettivo di rafforzare le competenze giuridiche, amministrative e organizzative richieste a chi opera nei processi di governo del territorio.

«Questa convenzione - sostiene la rettrice Vianelli - rafforza il dialogo tra Università di Trieste e istituzioni territoriali: mettere in relazione sapere accademico e prassi amministrativa significa investire su una gestione più consapevole ed efficace dei processi, soprattutto in una fase di cambiamento come quella che accompagna la reintroduzione delle Province».     

«Il Dipartimento di Scienze Giuridiche - spiega il direttore di IUSLIT Dolso - mette a disposizione competenze scientifiche e didattiche per costruire percorsi formativi solidi e aggiornati, capaci di rispondere ai bisogni reali delle amministrazioni e di sostenere la qualità delle decisioni nel nuovo assetto istituzionale regionale».

«La sottoscrizione dell’accordo costituisce un’importante collaborazione tra la parte accademica, di formazione e il sistema della autonomie locali perché unendo l’impegno dei diversi attori istituzionali, è possibile ottnere una migliore gestione ed organizzazione degli enti locali, a favore di un migliore servizio ai cittadini», sostiene Presidente ANCI FVG Favot.            

«Assicurare formazione ed aggiornamento a dirigenti e funzionari della amministrazione regionale e degli enti locali consentirà una risposta alle esigenze del governo del territorio più adeguata alle necessità ed aspettative di una comunità in continua evoluzione, con benefici per cittadini ed imprese. Una sfida alla quale ComPA, Anci, Regione ed Università sono pronti e senza dubbio all'altezza», afferma il Presidente di COMPA FVG Ziberna.

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La collaborazione riguarderà temi giuridico-istituzionali, organizzativi e gestionali e accompagnerà l’adeguamento delle amministrazioni alla reintroduzione delle Province
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Un metodo “bayesiano” per leggere le firme mutazionali dei tumori e identificare sottotipi clinicamente rilevanti

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Ogni tumore porta con sé una sorta di impronta digitale: un insieme di mutazioni che racconta, indirettamente, i processi biologici che le hanno generate – dagli errori di replicazione del DNA ai difetti dei meccanismi di riparazione, fino a specifiche esposizioni o trattamenti. 

Partendo da questa idea di “firma” (mutational signature), un gruppo di ricerca dell’Università di Trieste, composta da studentesse e studenti del corso di dottorato in Applied Data Science and Artificial Intelligence coordinati dal prof. Giulio Caravagna, ha sviluppato BASCULE, un framework statistico che usa la statistica bayesiana per integrare conoscenze già disponibili e aggiornare l’analisi alla luce di nuovi dati: l’obiettivo è rendere più robusta l’identificazione delle firme mutazionali, favorire la scoperta di segnali non ancora catalogati e raggruppare i campioni in sottotipi molecolari interpretabili. Lo studio, pubblicato su Genome Biology, vede come primi autori Elena Buscaroli e Azad Sadr

Nel DNA delle cellule tumorali le mutazioni non compaiono in modo casuale: tendono a concentrarsi in combinazioni ricorrenti. Questi pattern – le firme mutazionali – possono essere letti come l’effetto cumulativo di specifici processi mutageni. In altre parole, osservando che tipo di mutazioni prevalgono e come si distribuiscono, è possibile risalire a ipotesi plausibili su ciò che ha guidato l’evoluzione del tumore.

Negli ultimi anni, grazie a grandi dataset genomici, sono stati proposti diversi cataloghi di firme. Tuttavia, cataloghi costruiti con metodi differenti possono non essere pienamente sovrapponibili, e l’analisi rischia di diventare difficile da confrontare o da standardizzare.

BASCULE nasce per affrontare proprio questo punto: sfruttare i cataloghi esistenti come base informativa, senza rinunciare alla possibilità di individuare firme nuove quando i dati lo suggeriscono.

Il metodo adotta un’impostazione bayesiana: in pratica, invece di trattare l’analisi come una “pagina bianca”, introduce una conoscenza iniziale (i priors, cioè informazioni pregresse plausibili) e la aggiorna con l’evidenza osservata nei dati. Questo approccio è particolarmente utile quando si lavora con segnali complessi: permette di ancorare l’interpretazione a ciò che è già noto, ma anche di quantificare in modo più chiaro l’incertezza e di riconoscere quando emerge qualcosa di davvero distinto dalle firme già catalogate. 

Una volta stimato, per ciascun campione, quanto ciascuna firma mutazionale sia “presente” (in pratica, quanto pesa nel profilo di mutazioni osservato), BASCULE permette anche di mettere insieme i campioni che si assomigliano, formando gruppi con caratteristiche condivise. L’idea è trasformare un’informazione tecnica in una lettura più immediata, che aiuti a riconoscere sottotipi di tumore e, quando i dati lo consentono, a collegarli a differenze cliniche.

Nel lavoro, che nasce come output di un progetto finanziato da AIRC, gli autori mostrano che questo approccio riesce a ritrovare sottotipi già noti in diversi tumori e, in alcune coorti per cui sono disponibili informazioni cliniche, a individuare gruppi associati a esiti diversi. In questa prospettiva, le firme mutazionali non sono solo una “descrizione” delle mutazioni, ma diventano uno strumento per interpretare meglio la storia biologica del tumore e distinguere profili di pazienti.

“BASCULE – spiega Giulio Caravagna, docente di Informatica al Dipartimento di Matematica, Informatica e Geoscienze - è uno strumento che ci permette di analizzare contemporaneamente un grande numero di pazienti, identificando nuovi gruppi di tumori che hanno firme mutazionali simili fra loro. Questo tipo di approccio è alla base della cosiddetta “stratificazione” dei pazienti oncologi, uno dei passi più importanti per la medicina di precisione moderna. Lavorando a livello di segnature mutazionali riusciamo quindi a catalogare i nostri pazienti e determinare quei sottogruppi in cui il danno al DNA segue regole precise”.

Lo studio è frutto di un lavoro a cui hanno contribuito anche Human Technopole (Computational Biology Research Centre, Milano), Area Science Park (Research and Technology Institute, Trieste) e l’Università di Milano-Bicocca

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Il framework BASCULE è frutto del lavoro di un gruppo di studenti del dottorato in Applied Data Science and Artificial Intelligence coordinato da Giulio Caravagna
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Il presidente del TAR FVG in visita a UniTS

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L’Università di Trieste ha ospitato il presidente del Tribunale amministrativo regionale per il Friuli Venezia Giulia Carlo Modica de Mohac, che ha fatto visita alla rettrice Donata Vianelli.

All’incontro erano presenti anche il direttore generale Marco Porzionato e il delegato della rettrice agli Affari generali e legali Gian Paolo Dolso, direttore del dipartimento IUSLIT.

L’incontro è stato utile a consolidare i rapporti tra le due istituzioni, anche nella prospettiva di iniziative comuni, in particolare in favore degli studenti e delle studentesse dell’Università di Trieste che potrebbero beneficiare di nuove opportunità nell’ambito dei tirocini formativi curriculari.

Il presidente Modica de Mohac ha dimostrato interesse nei confronti di questa iniziativa e auspicato ulteriori forme di collaborazione tra l’Ateneo e il Tribunale amministrativo regionale. 

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Al vaglio iniziative comuni, in particolare in favore degli studenti
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World Cancer Day: la ricerca illumina il futuro

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La Giornata Mondiale contro il Cancro (World Cancer Day), che si celebra il 4 febbraio, è un momento in cui la comunità scientifica e quella sanitaria rinnovano l’impegno con cui affrontano la malattia. Due i concetti chiave: prevenzione e cura.

La prevenzione passa da stili di vita consapevoli e dall’adesione agli screening oncologici; la cura si fonda su diagnosi sempre più precise e su terapie innovative che, in molti ambiti, stanno migliorando sopravvivenza e qualità della vita. Progressi resi possibili anche dal lavoro della ricerca — dalle scienze di base alle tecnologie diagnostiche, fino ai nuovi approcci terapeutici — che illumina il percorso verso cure più efficaci e un futuro migliore nella lotta contro il cancro.

In Italia, le stime più recenti indicano circa 390.000 nuove diagnosi ogni anno, con una mortalità oncologica in calo e, a seconda della patologia, con buone possibilità di guarigione.

In occasione del World Cancer Day l’Università di Trieste vuole illuminare almeno una parte dell’intensa attività della ricerca sul cancro, condotta dalle ricercatrici e dai ricercatori del Dipartimento di Scienze Mediche, Chirurgiche e della Salute, attraverso una piccola selezione di linee di ricerca attualmente attive. Non un quadro esaustivo, ma una panoramica che sottolinea la multidisciplinarità dei progetti in corso, con l’obiettivo comune di comprendere meglio la malattia e migliorare l’assistenza ai pazienti.

Un tratto distintivo di questi team è la frequente presenza di ricercatrici e ricercatori junior che lavorano in collaborazione con docenti e clinici, all’insegna di una trasmissione di competenze.  I progetti UniTS portano nei laboratori e nei reparti una nuova generazione di ricercatori che sarà protagonista di un’importante trasformazione tecnologica. Perché la ricerca è un processo di continuità e innovazione.

E siccome la ricerca illumina il futuro della lotta contro il cancro, nella serata del 4 febbraio la facciata dell’edificio centrale dell’Università di Trieste sarà illuminata di blu e arancio, colori ufficiali di questa giornata di sensibilizzazione, come segno visibile di attenzione e di sostegno a chi studia, cura e affronta la malattia ogni giorno.

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Serena Zacchigna e i dottorandi di Biomedicina molecolare — Perché il cuore è “protetto” dal cancro: la pista delle forze meccaniche
I tumori cardiaci, primitivi e metastatici, sono estremamente rari e le ragioni di questa rarità non sono ancora chiarite. L’ipotesi di Serena Zacchigna è che un ruolo chiave sia svolto dalle forze meccaniche generate dal battito cardiaco.
Queste sollecitazioni, continue e ritmiche, potrebbero ostacolare la proliferazione delle cellule — incluse quelle tumorali. A partire da questa intuizione, il gruppo sta lavorando a approcci terapeutici innovativi, tra cui un robot indossabile progettato per riprodurre la dinamica meccanica del cuore e rallentare la crescita di cellule tumorali, ad esempio a livello della pelle o della ghiandola mammaria. 
Alle attività di ricerca partecipano i dottorandi UniTS Maryen Vasanthakumar, Francesco Longo, Simon Cotic, Matteo Riccio, Nicoletta Bartoloni e Ilaria Del Giudice.

Mauro Giuffrè — Cancro del fegato: l’AI come alleata nelle decisioni cliniche 
L’attività di Mauro Giuffrè si colloca tra epatologia clinica, oncologia e intelligenza artificiale, con un focus sull’epatocarcinoma (HCC).
Negli ultimi anni ha lavorato allo sviluppo e alla validazione di modelli avanzati di AI generativa — inclusi large language models e sistemi multi‑agente — pensati per supportare il processo decisionale clinico nella gestione dei pazienti, in aderenza alle linee guida internazionali e ai dati del mondo reale.
Dopo tre anni di ricerca alla Yale School of Medicine, dal 15 dicembre 2025 è Ricercatore a Tempo Determinato (RTT) al DSM dell’Università di Trieste, dove prosegue l’attività nel campo della computational hepatology e della digital health. Nel 2024–2025 è stato selezionato come vincitore della fellowship dell’American‑Italian Cancer Foundation.

Raffaella Franca — Leucemia linfoblastica acuta pediatrica: terapie personalizzate e biomarcatori di rischio
La leucemia linfoblastica acuta (LLA) è la neoplasia più frequente in età pediatrica. Grazie ai progressi della ricerca, oggi la sopravvivenza a 5 anni raggiunge circa il 90%; restano però possibili effetti avversi gravi, spesso imprevedibili, che possono complicare il percorso di cura.
Il gruppo di Farmacologia del DSM (dott.ssa Raffaella Franca, prof. Giuseppe Stocco) collabora da anni con l’Oncoematologia Pediatrica dell’IRCCS Burlo Garofolo (dr. Marco Rabusin) e con la rete AIEOP per sviluppare progetti di personalizzazione della terapia.
Le attività mirano a identificare biomarcatori predittivi — fattori genetici e livelli di esposizione ai farmaci — associati a reazioni avverse o a fallimento terapeutico, e a chiarirne i meccanismi molecolari. Il lavoro coinvolge anche giovani ricercatori UniTS, tra cui Maria Irshad (dottorato in Medicina Personalizzata e Terapie Innovative) e Antimo Tessitore (Scuola di Specialità in Pediatria).

Valerio Iebba — Microbiota e risposta alle terapie: biomarcatori e modelli predittivi
La ricerca di Valerio Iebba esplora il ruolo del microbiota — l’insieme dei microrganismi che convivono con noi — nel modulare infiammazione e sistema immunitario, con un obiettivo specifico: capire come influenzi la risposta alle cure oncologiche.
Attraverso intelligenza artificiale e analisi bioinformatiche avanzate, il gruppo lavora per isolare ceppi specifici e identificare biomarcatori predittivi, con l’ambizione di costruire modelli personalizzati capaci di prevedere l’efficacia dei farmaci e, quando necessario, guidare strategie per “correggere” un microbiota in disequilibrio.
Il lavoro si sviluppa in rete con collaborazioni internazionali, tra cui Istituto Gustave Roussy e Centro di Ricerca Cordeliers (Parigi), Università di Kyoto, QIBEBT (Cina) e Università Salvador de Bahia.

Alice Tassinari (specializzanda) con Francesca Rui — Screening mirato per la diagnosi precoce del tumore del polmone (Progetto SINTESI)
Il Progetto SINTESI sviluppa uno screening mirato del tumore del polmone rivolto a persone ad alto rischio: fumatori o ex‑fumatori con una pregressa esposizione ad amianto.
Il percorso prevede una breve intervista anamnestica strutturata e una TC del torace. L’obiettivo è intercettare segnali iniziali e arrivare prima alla diagnosi, quando i trattamenti possono essere più efficaci, raccogliendo dati utili a definire un modello di prevenzione chiaro e replicabile anche in altri contesti.
Per i fumatori è previsto anche l’orientamento a un percorso di cessazione presso il Centro di prevenzione e cura del tabagismo. La linea è seguita da Alice Tassinari (supervisor Francesca Rui) e si inserisce in un lavoro multidisciplinare che coinvolge anche profili junior.

Flavia D’Agostin (borsista) con Francesca Larese Filon — Tumori naso‑sinusali di origine professionale (Progetto RENATUNS)
I tumori naso‑sinusali possono essere associati a esposizioni professionali, in particolare a polveri di legno e polveri di cuoio. Presso l’UCO di Medicina del Lavoro è attivo il centro regionale che valuta la storia espositiva e l’associazione con la patologia.
L’attività, collegata alla rete nazionale di studio, supporta anche l’avvio delle pratiche per il riconoscimento della malattia professionale da parte dell’INAIL, quando ne ricorrono le condizioni. La linea è seguita da Flavia D’Agostin nell’ambito del Progetto RENATUNS

Jessica Granzotto (specializzanda) — Origine professionale del tumore del polmone nel percorso di cura (PDTA)
La valutazione della possibile origine professionale del tumore del polmone rientra nelle attività del progetto RENATUNS/RENOCCAM, in collaborazione con l’Università di Milano e l’INAIL.
L’obiettivo è identificare, accanto al fumo e all’amianto, altre possibili esposizioni lavorative che possono aver contribuito alla malattia — ad esempio in ambiti come ferriera, saldatura, verniciatura, catrame — offrendo ai pazienti un approfondimento dedicato e l’accesso ai benefici previsti.
L’UCO di Medicina del Lavoro ha un CUP dedicato alle visite di valutazione. La linea è seguita da Jessica Granzotto, specializzanda in Medicina del Lavoro.

Giovanni Sorrentino — La “fisica” del tumore: meccanobiologia per aumentare l’efficacia dei farmaci
La ricerca di Giovanni Sorrentino, finanziata da AIRC, studia il cancro da un’angolazione meno nota: non solo le cellule, ma anche le proprietà fisiche del tumore.
Un tumore può diventare più rigido o più fluido del tessuto sano, e questi cambiamenti possono influenzare la crescita e la risposta ai farmaci. La meccanobiologia dei tumori analizza come durezza, compressione e architettura del tessuto possano favorire la progressione e rendere alcune terapie meno efficaci.
Comprendere questi meccanismi può suggerire strategie per aumentare l’efficacia dei trattamenti intervenendo non solo sulla biologia, ma anche sulla “meccanica” del tumore. Tra i progetti coordinati: AIRC Start‑Up Grant, Worldwide Cancer Research e PRIN.

Katia Rupel e Giulia Ottaviani — Carcinoma del cavo orale: prevenzione, laser e complicanze delle terapie
Giulia Ottaviani e Katia Rupel, con il dottorando Edgar Keller, svolgono attività clinica e di ricerca presso l’Ambulatorio di Medicina e Patologia Orale della SC Clinica di Chirurgia Maxillofacciale e Odontostomatologica, dedicandosi a prevenzione, diagnosi e follow‑up di pazienti con carcinoma del cavo orale.
Il gruppo collabora con le SC di Ematologia, Radioterapia e Oncologia per la gestione delle complicanze orali legate alle terapie anticancro. Un filone di ricerca clinica studia le proprietà terapeutiche e preventive della luce laser per ridurre effetti avversi che incidono sulla qualità di vita e sull’aderenza ai trattamenti.
Accanto alla clinica, una parte rilevante dell’attività riguarda la divulgazione: strategie innovative per aumentare consapevolezza e prevenzione di un tumore spesso poco conosciuto, con iniziative rivolte a studenti delle scuole secondarie del territorio.

Manuela Mastronardi — Chirurgia oncologica del colon‑retto: IA per la formazione, medicina di precisione e sostenibilità
La ricerca di Manuela Mastronardi è focalizzata sulla chirurgia del tumore del colon‑retto, con attenzione a formazione avanzata, ricerca traslazionale e sostenibilità.
Tra i filoni principali: l’impiego dell’intelligenza artificiale per il training in chirurgia oncologica del retto; lo sviluppo di modelli biologici personalizzati per predire la risposta alle terapie in ottica di medicina di precisione; la valutazione di indicatori di qualità come il Textbook Outcome; il confronto tra strategie di trattamento nei casi complessi, inclusi i contesti di urgenza.
Un ulteriore ambito è la green surgery, con progetti orientati a ridurre l’impatto ambientale e ottimizzare l’uso delle risorse, mantenendo standard elevati di sicurezza e appropriatezza oncologica.

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Una panoramica di alcune innovative linee di ricerca sul cancro del DSM, a cui partecipa una nuova generazione di ricercatrici e ricercatori
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UniTS e ICTP lanciano il primo Master al mondo in Metrologia delle radiazioni ionizzanti

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Misure accurate sono alla base di ogni diagnosi efficace e trattamento sicuro. È da questa esigenza fondamentale per la sicurezza dei pazienti che nasce a Trieste il primo Master universitario al mondo in Metrologia delle radiazioni, lanciato in collaborazione dal Centro internazionale di fisica teorica Abdus Salam di Trieste e dall’Università di Trieste. Questo nuovo percorso biennale, che ha preso il via il 26 gennaio, fa parte del Master di Studi Avanzati in Fisica Medica, ed è co-finanziato dall'Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica (AIEA). 

Le tecnologie mediche che fanno uso delle radiazioni, che comprendono tecniche molto diffuse come le radiografie, le TAC, o la radioterapia, permettono ogni anno di salvare molte vite. Utilizzarle per realizzare diagnosi e trattamenti adeguati e sicuri richiede professionisti altamente specializzati in grado di eseguire la calibrazione degli strumenti e assistere il personale medico nell'utilizzo dei risultati della calibrazione per garantire la sicurezza e l'efficacia della diagnostica e del trattamento con radiazioni. 

Il nuovo percorso in metrologia delle radiazioni a Trieste fornirà a un piccolo gruppo di studentesse e studenti selezionati, principalmente del Sud globale, le competenze manageriali e tecniche necessarie per diventare metrologi delle radiazioni qualificati nei loro paesi. Una volta laureati, i metrologi delle radiazioni lavoreranno in Laboratori di dosimetria secondari, centri istituiti dall'AIEA e dall'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) per assicurare la dosimetria delle radiazioni in conformità con le norme internazionali di sicurezza. Il loro lavoro consisterà nell’utilizzare le attrezzature specifiche necessarie alla misurazione delle radiazioni, effettuare le calibrazioni, valutarne i risultati e emettere i certificati di calibrazione.

Quattro studenti provenienti da Venezuela, Nigeria, Kenya e Sudafrica hanno già iniziato il loro percorso formativo. Durante il primo anno frequenteranno le lezioni del Master di Studi Avanzati in Fisica Medica, con corsi aggiuntivi incentrati sulla misurazione delle dosi e sulla calibrazione. Sono in corso discussioni con l'Agenzia nazionale italiana per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile (ENEA) per fornire parte del tirocinio previsto per il secondo anno, presso l'Istituto Nazionale di Metrologia delle Radiazioni Ionizzanti (INMRI-ENEA) a Roma o presso l'AIEA a Vienna, in Austria.

“Misurazioni accurate sono fondamentali per un uso sicuro ed efficace delle radiazioni ionizzanti. Questo programma di master all'avanguardia è un investimento strategico che sosterrà la salute e la sicurezza globali nell'uso delle radiazioni ionizzanti, formando esperti che garantiranno che le dosi di radiazioni diagnostiche e terapeutiche siano somministrate con precisione e standardizzate in tutto il mondo, ottimizzando l'esposizione dei pazienti e migliorando l'assistenza sanitaria”, ha affermato Mauro Carrara, capo della Sezione Dosimetria e Fisica delle Radiazioni Mediche dell'AIEA.

“Secondo le linee guida internazionali, prima di intraprendere un tirocinio e poi svolgere la professione, il fisico medico e l’esperto di metrologia delle radiazioni necessitano di un’appropriata istruzione post-laurea – ha aggiunto Donata Vianelli, rettrice dell’Università di Trieste – il nostro Master di Studi Avanzati in Fisica Medica garantisce tutte le competenze necessarie all’ingresso in ospedale o in un centro di metrologia”.

“Siamo grati all'AIEA, all'Università di Trieste e a tutti i nostri partner per la collaborazione e gli sforzi profusi nel creare insieme un programma di fisica medica solido e di successo. Si tratta di un meraviglioso esempio di collaborazione multilaterale volta a rispondere alla crescente necessità in tutto il mondo di competenze scientifiche in questo importante settore. Il lavoro che abbiamo svolto insieme ha aperto la strada alla nuova specializzazione in metrologia delle radiazioni. Siamo entusiasti di sostenere la formazione di professionisti che svolgeranno un ruolo fondamentale in questo campo", ha dichiarato Atish Dabholkar, direttore dell'ICTP.

 

Master di Studi Avanzati in Fisica Medica (MMP)

Il Master di Studi Avanzati in Fisica Medica (MMP) è un programma di formazione della durata di due anni gestito congiuntamente dall'ICTP e dall'Università di Trieste. Il programma offre a giovani laureati in fisica o in discipline affini (provenienti principalmente dai paesi in via di sviluppo) una formazione post-laurea teorica e clinica che consente loro di ottenere il riconoscimento come fisici medici clinici nei propri paesi d'origine. Il programma comprende un anno di corsi di base e avanzati (tenuti in inglese) preparati con l'assistenza di esperti dell'ICTP, dell'Università di Trieste, dell'Agenzia internazionale per l'energia atomica (AIEA) e di consulenti esterni nominati. Segue un anno di formazione clinica professionale presso un reparto di fisica medica di un ospedale italiano appartenente alla rete di formazione del programma.

Finora, quasi 190 fisici medici hanno completato il programma, lanciato nel 2014. Provengono da oltre 70 paesi diversi, principalmente del Sud del mondo. Circa 90 di loro provengono dall'Africa, 44 dall'Asia, 41 dall'America Latina e dai Caraibi, 14 dall'Europa e 1 dall'Oceania. Quasi il 40% di loro sono donne.

Dal prossimo anno accademico, una nuova collaborazione con l'Università delle Nazioni Unite, attraverso l'International Institute for Global Health, arricchirà l’offerta formativa di entrambi i percorsi del Master di Studi Avanzati in Fisica Medica proponendo un corso di Etica medica e su tematiche di accesso alle cure a livello globale.

Il MMP è co-sponsorizzato dall'AIEA e sostenuto dall'Organizzazione Internazionale di Fisica Medica (IOMP), dalla Federazione Europea delle Organizzazioni di Fisica Medica (EFOMP) e dall'Associazione Italiana di Fisica Medica (AIFM), in collaborazione con l'ospedale universitario di Trieste. Il programma di master è accreditato dall'Organizzazione Internazionale di Fisica Medica (IOMP).

 

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Il nuovo percorso formativo permetterà a studenti e studentesse del Sud globale di acquisire competenze chiave per garantire la sicurezza dei pazienti e la precisione delle diagnosi
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Porti, popolazioni, società in un'area di frontiera

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Sette incontri per leggere la storia giuliana tra migrazioni, identità e memorie

Dai porti romani di Aquileia e Tergeste alla cantieristica di Monfalcone, dalla Trieste “multiculturale” alle memorie delle due guerre mondiali a Gorizia, fino alla storia della Regione Friuli Venezia Giulia: sette tappe per attraversare duemila anni di trasformazioni, frontiere e convivenze nell’area giuliana. 

Intorno a questi ed altri temi si svilupperà “Porti, popolazioni, società in un’area di frontiera”, il ciclo di seminari divulgativi promosso dall’Università di Trieste attraverso il Dipartimento di Studi Umanistici (DiSU), con il fondamentale contributo della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia. Il percorso, che prende il via mercoledì 21 gennaio, legge la storia giuliana tra migrazioni, identità e memorie.

L’iniziativa è concepita come itinerante e si articolerà in sei incontri aperti al pubblico che toccheranno quattro città del Friuli Venezia Giulia - TriesteGorizia, Grado e Ronchi dei Legionari - con l’obiettivo di coinvolgere un pubblico ampio, interessato ad approfondire alcuni aspetti cruciali della storia giuliana di lungo periodo nella nostra regione. 

«I sei incontri - spiega Tullia Catalan, docente di Storia contemporanea dell'Università di Trieste e coordinatrice scientifica del progetto - vedranno storici ed esperti confrontarsi in una prospettiva interdisciplinare, su temi quali la portualità dell'area dalle origini romane ai suoi sviluppi odierni, i confini sociali, nazionali e linguistici propri di un'area di frontiera, le memorie dei due conflitti mondiali, le trasformazioni economiche e i flussi migratori di ieri e di oggi». 

Si tratta di tematiche su cui l'Università di Trieste è impegnata anche in una prospettiva internazionale attraverso Transform4Europe, l'Alleanza europea di atenei che UniTS ha contribuito a fondare e che valorizza l'importanza del ruolo delle università nei territori di confine.

All'organizzazione degli incontri hanno collaborato attivamente le istituzioni del territorio. «A Trieste, Grado, Ronchi e Gorizia si sono offerte di ospitare e di promuovere gli eventi - sottolinea Catalan - a testimonianza dei buoni rapporti che l'Ateneo triestino ha stretto negli anni con le realtà culturali dell'area giuliana». 

L'evento conclusivo, dedicato alla nascita e allo sviluppo della Regione Friuli Venezia Giulia, avrà luogo a Trieste il 17 aprile 2026 e sarà organizzato in collaborazione con il Dipartimento di Studi Umanistici e del patrimonio culturale dell'Università di Udine.


Programma

21 gennaio, ore 16.30, Sala Costantinides del Civico Museo Sartorio (Largo Papa Giovanni XXIII, 1), Trieste
Alla scoperta del mondo antico: i due porti romani e le popolazioni di Aquileia e Tergeste
con Fulvia Mainardis (UniTS), Emanuela Murgia (UniTS), Monica Chiabà (UniTS) e Tullia Catalan (UniTS)

Le origini romane dei due porti e la loro vocazione commerciale verranno ripercorse attraverso le testimonianze archeologiche di Trieste ed Aquileia. Gli esperti ci racconteranno la società nei due porti, ci parleranno dei commerci marittimi e delle varie genti che sono transitate attraverso la regione portando nuove lingue, culture e saperi.


25 febbraio, ore 16.30, Sala Costantinides del Civico Museo Sartorio (Largo Papa Giovanni XXIII, 1), Trieste
 Ricchi e poveri a Trieste dal Medioevo all'età contemporanea  
con Miriam Davide (UniTS), Andrea Scartabellati (ricercatore indipendente), Antonio Trampus (Università Ca' Foscari Venezia) e Tullia Catalan (UniTS)

La società locale e la sua popolazione verranno analizzate dagli esperti delle varie epoche attraverso le lenti della giustizia sociale; della filantropia e della beneficenza, con uno sguardo sulla vita quotidiana e sui bisogni di una popolazione multi-etnica e multi-religiosa. Ci si soffermerà su istituzioni importanti come l'Istituto Generale del Poveri visto nelle sue trasformazioni dal periodo asburgico a quello fascista per arrivare al suo ruolo importante odierno in un'ottica di welfare contemporaneo.


4 marzo, ore 16.30, Sala conferenze del Consorzio Culturale del Monfalconese (Piazza Unità d'Italia, 24), Ronchi dei Legionari
 La cantieristica e la città. Il "cantiere" Monfalcone dall'Ottocento a oggi  
con Massimo Degrassi (UniTS), Giuseppe Grimaldi (UniTS), Giulio Mellinato (Università degli Studi di Milano-Bicocca) e Tullia Catalan (UniTS) 

L'incontro mira a ripercorrere la storia del rapporto fra il cantiere navale e la città dal periodo asburgico ad oggi. Attraverso la storia del lavoro, la storia dei mutamenti degli spazi urbani legati al cantiere (la factory town) e la storia delle migrazioni verranno ricostruite le tappe della trasformazione di Monfalcone in un odierno laboratorio della globalizzazione del lavoro.


5 marzo, ore 16.30, Sala del Consiglio Comunale di Grado, (Municipio, Piazza Biagio Marin, 4), Grado
 Grado fra Austria e Italia. La vocazione turistica di una città di mare  
con Massimo Degrassi (UniTS), Luciano Cicogna (Comune di Grado), Paride Camuffo (ricercatore indipendente) e Tullia Catalan (UniTS)

L'attrattività turistica di Grado va fatta risalire all'Ottocento, quando essa divenne luogo di cure marine e di riposo estivo per la borghesia austriaca. Ciò portò alla trasformazione architettonica dei suoi spazi urbani, all'organizzazione di una sociabilità stagionale destinata a durare nel tempo e al suo trasformarsi con il trascorrere del tempo in un luogo di cura particolarmente apprezzato dal turismo fino a oggi. Grado può essere infatti vista come un laboratorio del turismo sostenibile contemporaneo, grazie a questa sua vocazione di lungo periodo.


30 marzo, ore 16.30, Sala conferenze dei Musei provinciali di Gorizia, (Borgo castello, 13), Gorizia
 Monumenti, musei e memorie delle due guerre mondiali a Gorizia   
con Massimo Baioni (Università Statale di Milano), Massimo Degrassi (UniTS); Alessandro Cattunar (Associazione Quarantasettezeroquattro) e Tullia Catalan (UniTS)

Gorizia è stata pesantemente segnata dalle violenze delle due guerre mondiali, che hanno lasciato i loro segni e testimonianze di memoria materiali e immateriali. Essa rappresenta oggi la città simbolo dei proficui e pacifici rapporti fra Italia e Slovenia e il confine è diventato un luogo di attraversamenti di culture, anche attraverso la sua musealizzazione da entrambe le parti. L'incontro si incentrerà attraverso voci diverse su tutti questi aspetti.


1° aprile, ore 16.30, Sala Costantinides del Civico Museo Sartorio (Largo Papa Giovanni XXIII, 1), Trieste
  Città multiculturale; "Città italianissima"; Città della scienza: Trieste fra Ottocento e Novecento    
con Luca Giuseppe Manenti (Società internazionale di divulgazione Manlio Cecovini per gli studi storici sociali ed etici), Tullia Catalan (UniTS), Elisabetta Vezzosi (UniTS) e Alessandro Carrieri (UniTS)

Il grande porto asburgico, crocevia di culture e religioni, dopo la I guerra mondiale subì una profonda trasformazione, subendo ingenti trasformazioni nella sua popolazione in seguito a migrazioni e immigrazioni e a una politica di nazionalizzazione delle masse voluta dall'Italia. Il confine con l'Europa dell'Est divenne per lungo tempo un muro, contrapponendo violentemente fra loro sloveni ed italiani. Tale clima perdurò anche dopo la seconda guerra mondiale, per allentarsi con la generale distensione avvenuta fra gli anni Sessanta e Settanta del Novecento, grazie anche al ruolo svolto in città dalla cultura e dalla scienza, veri e propri ponti verso l'Est anche durante la Guerra fredda.

 

17 aprile, ore 15.00, Sala multimediale Tessitori del Palazzo della Regione FVG, (Piazza Guglielmo Oberdan, 5), Trieste
Friuli-Venezia Giulia 1963-2025. Istituzione e storia di una regione a statuto speciale
  con Raoul Pupo (UniTS), Igor Guardiancich (Università degli Studi di Padova), Patrick Karlsen (UniTS), Tullia Catalan (UniTS), Elena D’Orlando (Università degli Studi di Udine), Andrea Tilatti (Università degli Studi di Udine) e Andrea Zannini (Università degli Studi di Udine).

L'evento conclusivo si svolgerà in collaborazione tra le Università di Trieste e di Udine sulla tematica della costituzione e del successivo sviluppo della Regione Friuli Venezia Giulia, come regione a statuto speciale, istituita con legge costituzionale 31 gennaio 1963. L’incontro terrà in considerazione sia gli aspetti giuridici della costituzione della Regione, ma anche le motivazioni storiche fondative della medesima.

 

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Al via il 21 gennaio la rassegna promossa dal Dipartimento di Studi Umanistici che toccherà quattro città del Friuli Venezia Giulia
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Geochimica ma anche geopolitica: la Winter School del MIGe e dell’Università di San Paolo

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Il Dipartimento di Matematica, Informatica e Geoscienze (MIGe) ha ospitato, nei giorni scorsi, la Winter School “Deep-sea Mineral Deposits: from Biogeochemistry to Geopolitics”, che si è svolta nelle sedi del comprensorio del Parco di San Giovanni, toccando temi che hanno intrecciato scienza, ambiente e scenari globali di grande attualità.

L’iniziativa, con il patrocinio della So.Ge.I. (Società Geochimica Italiana), è stata organizzata nell’ambito del Memorandum of Understanding siglato tra l’Ateneo triestino e l’Università di San Paolo (Brasile) e rientra nelle attività del Protocollo esecutivo fra l’Istituto Oceanografico della USP e il MIGe.

Il programma ha offerto una panoramica sui giacimenti minerari in acque profonde (noduli polimetallici, croste ricche di cobalto, solfuri idrotermali), sull’attività microbica associata – in analogia con le evidenze delle prime forme di vita sulla Terra – e sulle tecniche analitiche d’indagine, dalla spettroscopia Raman alle metodologie basate sulla luce di sincrotrone. Ampio spazio è stato dedicato anche agli aspetti ambientali, economici e geopolitici legati all’estrazione mineraria in mare profondo, in un contesto segnato dalla crescente domanda di materie prime critiche per la transizione energetica e digitale.

All’attività formativa internazionale hanno preso parte quasi quaranta partecipanti tra studenti, dottorandi, tecnici di laboratorio, ricercatori e docenti, provenienti anche da altri atenei italiani e dall’estero. Il programma ha valorizzato il contributo dei relatori dell’università brasiliana: il prof. Christian Millo (Institute of Oceanography), geochimico marino, il prof. Douglas Galante (Institute of Geosciences), astrobiologo, Fernanda Jamel, PhD candidate in Microbiology, e il tecnico di laboratorio Evandro Pereira da Silva.

Gli organizzatori stanno programmando un’edizione brasiliana della Winter School il prossimo luglio, presso l’Università di San Paolo, con la partecipazione di docenti triestini in qualità di relatori. La collaborazione tra USP e MIGe sta inoltre definendo iniziative di mobilità per studenti e dottorandi, con periodi di tirocinio presso entrambi gli atenei: a marzo è previsto l’arrivo di una studentessa brasiliana proveniente da San Paolo, che sarà ospite del MIGe nel gruppo di ricerca MercuRILab coordinato dal prof. Stefano Covelli, referente UniTS del protocollo d’intesa.

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L’iniziativa organizzata nell’ambito del MoU tra UniTS e l’ateneo brasiliano ha coinvolto studenti, dottorandi, tecnici, ricercatori e docenti
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