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Allergia al Nickel: pubblicato studio UniTS – ASUGI

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Appena pubblicato sulla rivista scientifica internazionale Contact Dermatitis (Wiley) uno studio multicentrico dell’Università di Trieste condotto dai Proff. Luca Cegolon (UCO di Igiene e Medicina Preventiva di ASUGI) e Francesca Larese Filon (UCO di Medicina del Lavoro) sull’allergia da contatto al nickel solfato 5% in 31.948 pazienti sottoposti a patch test in Triveneto dal 1997 al 2023.

Il nickel è la causa più frequente di allergia da contatto, un’ ipersensibilità che si può sviluppare dopo ripetute e prolungate esposizioni cutanee ad allergeni.

Nel 1994, la direttiva europea UE 94/27/CE ha disposto la restrizione dell’ uso del nichel in bigiotteria ed altri prodotti da consumo che possono entrare a contatto con la cute umana.

Sebbene grazie a questo provvedimento si sia osservata una progressiva riduzione della sensibilizzazione al nichel in Europa, il beneficio si è riscontrato soprattutto nelle generazioni più giovani. I più anziani, invece, sensibilizzati prima dell’entrata in vigore della direttiva, contribuiscono alla prevalenza di allergia da contatto al nickel a livello globale.

In dettaglio, la distribuzione geografica della sensibilizzazione al nichel è eterogenea e tende ad essere superiore nei Paesi dell’area mediterranea rispetto a quelli del Nord Europa, probabilmente a causa di un'applicazione tardiva e meno rigorosa della direttiva europea.

Al di fuori dell’ Unione Europea, nello specifico in Nord America e Giappone, continua a registrarsi una prevalenza di sensibilizzazione al nichel superiore ed in aumento nel corso degli anni, a causa della mancanza di normative restrittive in materia.

Lo studio dell’Università di Trieste sottolinea che la prevalenza di sensibilizzazione al nichel era del 26,1% durante il periodo di studio (1997-2023), seguiva un trend temporale in progressiva riduzione ed era significativamente inferiore nei maschi. Il trend rivelava inoltre un andamento ad U invertita rispetto all'anno di nascita tra le donne, passando dal 35,70% in quelle nate tra il 1955 e il 1964 al 46,24% in quelle nate tra il 1965 e il 1974, per ridursi al 41,36% tra le nate negli anni 1975-1984.

L'andamento a U invertita delle reazioni positive ai patch test per anno di nascita riflette un’esposizione e sensibilizzazione al nichel in donne di età compresa tra 20 e 50 anni, prima dell'entrata in vigore della direttiva europea.

Per quanto riguarda l’attività lavorativa svolta dalle persone sottoposte all’indagine, si è riscontrata una prevalenza di reazioni positive al patch test significativamente superiore tra i commercianti, mentre era inferiore tra pensionati e casalinghe. Una maggiore prevalenza di reazioni positive tra i commercianti potrebbe riflettere un'esposizione prolungata in professioni che implicano manipolazione di monete, mentre un’ immunosenescenza legata all’ età potrebbe spiegare la minore prevalenza di sensibilizzazione in pensionati e casalinghe.

Sebbene in riduzione nel corso degli anni, la prevalenza di reazioni positive al nichel si è confermata comunque superiore rispetto a quella dei paesi nord-europei, probabilmente per un'applicazione tardiva e meno rigorosa della suddetta direttiva europea. Altri fattori che possono contribuire alla maggiore prevalenza di sensibilizzazione nei paesi dell’ area mediterranea rispetto a quelli del Nord Europa includono trend sociali che hanno spinto le donne italiane ad utilizzare precocemente prodotti di bigiotteria contenenti nickel e temperature ambientali più elevate che facilitano rilascio e penetrazione di allergeni nella cute umana da prodotti contenenti nichel.

Abstract
Luca Cegolon e Francesca Larese Filon hanno condotto uno studio cha ha coinvolto circa 32.000 pazienti del Triveneto tra il 1997 e il 2023
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"Combattere la violenza di genere con la cultura e la formazione", la giudice Paola Di Nicola Travaglini ospite di UniTS

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Libertà, controllo, possesso, ma anche stereotipi e vittimizzazione secondaria: alla vigilia dell’entrata in vigore della legge sul femminicidio, l’Università di Trieste ha scelto di chiamare la propria comunità a un confronto diretto sugli elementi culturali che la nuova norma intende scardinare. La conferenza “La violenza di genere tra norme e realtà”, promossa dal Comitato Unico di Garanzia (CUG), ha messo al centro una domanda essenziale: quale impatto avrà questa legge, non solo nel diritto, ma nel modo in cui il Paese riconosce e interpreta la violenza sulle donne.

Protagonista della conferenza è stata la dott.ssa Paola Di Nicola Travaglini, consigliera della Corte di Cassazione e consulente giuridica della Commissione sul femminicidio del Senato, intervistata dalle docenti UniTS Natalina Folla e Patrizia Romito.

Ad aprire i lavori sono stati i saluti istituzionali della Magnifica Rettrice Donata Vianelli, della prof.ssa Maria Dolores Ferrara, Presidente del CUG, e del Consiglio degli Studenti. La Rettrice ha richiamato l’attenzione dell’Università sul riequilibrio di genere e sul contrasto alla violenza, sottolineando che “non è un impegno sulla carta”, ma un’azione concreta che coinvolge studenti, personale docente e tecnico-amministrativo e che si traduce in iniziative capaci di incidere nella comunità interna e nel dialogo con la società, anche grazie al lavoro del CUG.

La giudice Di Nicola Travaglini ha definito la nuova norma “una delle leggi più importanti che il nostro Paese abbia mai approvato”, ricordando che è stata approvata “all’unanimità” e che rappresenta un passaggio cruciale perché “dà un nome a quello che fino ad oggi non ha avuto un nome”: l’uccisione delle donne in quanto donne. Un cambio di passo, ha sottolineato, che introduce anche nel linguaggio giuridico categorie decisive per comprendere la violenza: “controllo”, “libertà”, “possesso”, fino al peso che può avere la scelta di interrompere una relazione violenta.

La magistrata ha evidenziato che UniTS "è la prima università” a raccogliere la propria comunità, “studenti e studentesse”, per interrogarsi sul significato della legge e sul suo impatto culturale oltre che giuridico. Un passaggio che ha dato senso all’incontro come momento di formazione pubblica, coerente con la responsabilità educativa dell’Ateneo.

Entrando nel merito, la giudice ha affrontato i nodi che ancora limitano l’efficacia del sistema di tutela: non tanto l’assenza di norme, quanto la difficoltà di applicarle in modo adeguato e omogeneo, anche a causa di stereotipi radicati. Il punto, ha spiegato, è la formazione: “Il blocco non è legislativo, ma culturale e formativo”. Da qui l’accento sull’esigenza di percorsi strutturati per tutti gli operatori coinvolti – dalla magistratura ai servizi sanitari, dalle forze di polizia alla scuola – perché la legge possa esprimere davvero la sua “capacità trasformativa”.

Un passaggio centrale ha riguardato la vittimizzazione secondaria, cioè quel insieme di atteggiamenti, linguaggi e domande che possono trasformare la persona offesa in un’“imputata” di fatto. In questo quadro, la magistrata ha richiamato anche il tema dei “miti dello stupro”, ancora diffusi nella società e capaci di influenzare le narrazioni: “La donna provoca”, “se l’è cercata”, “denuncia strumentalmente”. Miti che alimentano una lettura distorta della violenza sessuale come impulso, mentre – ha ribadito – la violenza è “atto di potere e di dominio”.

A rafforzare la dimensione partecipativa e comunitaria dell’iniziativa, la lettura di brani da parte di studentesse e studenti delle scuole superiori ha affiancato all’analisi giuridica un momento di sensibilizzazione dal forte impatto evocativo.

L’evento è stato organizzato in collaborazione con Mimma Dreams APS e ha visto l’adesione dell’INPS – Direzione Regionale Friuli Venezia Giulia e dei Comitati Unici di Garanzia del Comune di Trieste, di OGS, IRCCS Burlo Garofolo, ASUGI, Area Science Park e ARPA FVG: una rete che conferma come il contrasto alla violenza di genere richieda un lavoro integrato tra università, istituzioni e servizi, e come il luogo della formazione possa diventare spazio di consapevolezza e responsabilità collettiva.

Abstract
Iniziativa del CUG che ha coinvolto studenti universitari e delle scuole, alla viglia dell'entrata in vigore della legge sul femminicidio
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Metalmeccanica FVG, contributo UniTS nel report dell'Osservatorio COMET: crescita e resilienza in uno scenario complesso

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Il settore della metalmeccanica del Friuli Venezia Giulia torna a crescere e mostra segnali di resilienza in uno scenario ancora complesso. È quanto emerge dall’ultimo report dell’Osservatorio della Metalmeccanica FVG, promosso dal Cluster COMET in collaborazione con Area Science Park, Intesa Sanpaolo e le Università di Trieste e Udine. L’analisi evidenzia per il 2025 una crescita dello 0,9% del comparto, in netta controtendenza rispetto al resto della manifattura regionale, che registra un calo dell’1,4%

L’Osservatorio, cui l’Università di Trieste partecipa come partner scientifico attraverso il Dipartimento di Scienze Economiche, Aziendali, Matematiche e Statistiche (DEAMS), offre una fotografia dettagliata di un settore che da solo rappresenta circa il 43% della manifattura regionale. Il report presentato a fine 2025 certifica un’inversione di tendenza dopo due anni di leggere flessioni, mostrando come le imprese metalmeccaniche del FVG stiano reagendo con determinazione alla complessità dei mercati internazionali.

L’analisi economico-finanziaria restituisce un quadro articolato: tra il 2021 e il 2024 il fatturato complessivo del comparto è cresciuto di circa l’8,7%, in linea con l’andamento nazionale, ma il confronto tra 2024 e 2023 registra una contrazione del 4,1% in regione, più marcata rispetto alla media italiana. La redditività (Ebitda margin) scende all’10,8% avvicinandosi ai valori nazionali, mentre la solidità patrimoniale è in miglioramento, con un incremento della quota di patrimonio netto sul passivo.

Il report mette inoltre in luce una crescente polarizzazione del tessuto produttivo: le micro e piccole imprese risultano più esposte alle difficoltà di mercato, mentre le medie e grandi aziende, più orientate all’export e dotate di una governance giovane, mostrano performance migliori. Un elemento distintivo del comparto metalmeccanico rispetto al resto della manifattura regionale è la maggiore propensione all’innovazione: oltre un terzo delle aziende presenta segnali concreti in questo ambito, tra brevetti, partecipazione a progetti europei e collaborazioni con startup e centri di ricerca.

In questo quadro, il ruolo dell’Università di Trieste è quello di affiancare il sistema produttivo nella lettura delle tendenze e dei rischi emergenti. Il DEAMS contribuisce alla progettazione e all’interpretazione dei dati dell’Osservatorio, integrando l’analisi quantitativa con strumenti di indagine qualitativa, come gli instant poll sulle aspettative e sulle strategie delle imprese rispetto a fattori economici, geopolitici, sociali e tecnologici.

“I dati 2025 confermano un elemento chiave: le imprese della metalmeccanica regionale stanno reagendo con determinazione alla complessità dello scenario internazionale – commenta il professor Guido Bortoluzzi, docente di Innovation Management e di Entrepreneurship all’Università di Trieste –. Le strategie di diversificazione dei mercati mostrano segnali concreti di efficacia e, nonostante le incertezze geopolitiche e i nuovi dazi, il settore ha saputo navigare la tempesta meglio del resto del comparto manifatturiero”.

Bortoluzzi richiama però l’attenzione sulle sfide che si stanno aprendo: “Non possiamo ignorare la crescente polarizzazione del nostro tessuto produttivo: la forbice tra chi corre, trainato da export, certificazioni e una governance giovane, e chi fatica, si sta allargando. Il tempo delle decisioni basate solo sull’intuito è finito. Il futuro richiede alle nostre imprese un cambio di paradigma fondato sull’agilità strategica, sulla lucidità dei dati e sulla capacità di captare i segnali deboli del cambiamento”.

Per spiegare questo passaggio, il prof. Bortoluzzi ricorre a una metafora marinara: “Servono dei ‘radar’ per intercettare i nuovi macrotrend emergenti, siano essi tecnologici, economici o sociali. Sono necessarie ‘reti’ di connessione interna per condividere rapidamente le informazioni e prendere decisioni in modo più rapido del passato. Infine, le aziende devono imparare a gettare i loro ‘ami’: o diversificando l’attività in più settori per pescare in superficie, oppure specializzandosi verticalmente nel proprio core business per pescare più in profondità e rimanere competitive in un mondo dove la competizione si è allargata. Abbiamo imparato a navigare in mari tempestosi, ora dobbiamo alzare lo sguardo e prepararci al futuro con continuità, visione e coraggio”.

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Per il prof. Guido Bortoluzzi (DEAMS) «il tempo delle decisioni basate solo sull’intuito è finito: alle imprese servono dati chiari, agilità strategica e radar per cogliere i segnali del cambiamento»
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Scoperto in una medusa un apparato digerente articolato, come in organismi più complessi

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Un gruppo internazionale di ricercatori, guidato dall’Università degli studi di Trieste e dall’Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale – OGS, ha scoperto nella medusa Cotylorhiza tuberculata (comunemente nota come “medusa uovo fritto” o con il nome improprio di “cassiopea mediterranea”) un apparato digerente articolato, simile a quello di organismi più sofisticati, rivelando un’anatomia interna sorprendentemente complessa che rivoluziona l’idea delle meduse come animali “semplici”.

I risultati dello studio sono stati pubblicati sulla rivista scientifica PLOS One.

Tra i partner dello studio anche Elettra-Sincrotrone Trieste S.C.p.A., l’Università degli Studi di Milano, lo Slovenian National Building and Civil Engineering Institute di Ljubljana, l’Università di Primorska e l’Aquarium di Pirano.

Massimo Avian, professore associato presso il dipartimento di Scienze della vita dell’Università di Trieste e Gregorio Motta, post-doc, commentano: “Per analizzare la struttura anatomica della medusa, ovviando alle difficoltà legate alla fragilità e all’opacità dei tessuti, abbiamo utilizzato una tecnica all’avanguardia, iniettando nel sistema gastrovascolare dell’invertebrato una resina che, una volta indurita, ha permesso di ottenere una copia perfetta e tridimensionale di tutti i canali interni. Il calco così ottenuto è stato poi analizzato con una microtomografia ai raggi X”.

La tecnica utilizzata dai ricercatori ha permesso di scoprire veri e propri canali che si diramano nelle braccia orali della medusa, ognuno dei quali presenta una strozzatura centrale, che lo ripartisce funzionalmente in due semi-canali. Gli esperimenti di anatomia funzionale, svolti iniettando coloranti atossici nello stomaco di meduse vive per osservare i flussi interni, hanno inoltre evidenziato che in questi canali esiste una circolazione a doppio senso. L’acqua di mare, ricca di prede, viene inizialmente “ingerita” dalle aperture più interne delle braccia. Dopo essere giunta alla cavità dello stomaco tramite il semi-canale più interno, finita la digestione, scende per il secondo semi-canale (esterno), per poi essere espulsa dalle aperture più periferiche e distali delle braccia orali, espansioni simili a grossi tentacoli che si osservano sotto l’ombrello.

Valentina Tirelli, ricercatrice dell’Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale – OGS tra le autrici dello studio, dichiara: “Si è sempre pensato che nelle meduse la stessa apertura fungesse sia da bocca che da ano. Questo studio dimostra invece che anche nella Cotylorhiza tuberculata esiste una specializzazione, con pori dedicati all’ingresso del cibo e altri all’espulsione dei prodotti di scarto, a formare un sistema che assomiglia a un tubo digerente ‘continuo’ (through-gut), tipico di animali più evoluti. Un sistema simile era già stato individuato da alcuni dei coautori di questo lavoro anche in un’altra medusa, la Rhizostoma pulmo. Essendo queste due specie filogeneticamente distanti, ipotizziamo che questo meccanismo digestivo complesso potrebbe essere molto più diffuso tra le meduse di quanto si possa immaginare”.

La ricerca ha permesso di approfondire lo studio della biologia di una creatura comune nei nostri mari, dimostrando grazie a tecniche di osservazione moderne che l’evoluzione può produrre soluzioni complesse in modo indipendente e inaspettato, anche in organismi spesso considerati erroneamente primitivi.

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Studio completo pubblicato su PLOS One

New advances in jellyfish anatomy: the benefits of endocasts and X-ray microtomography in the investigation of the gastrovascular system of Cotylorhiza tuberculata (Scyphozoa; Rhizostomeae; Cepheidae)

Gregorio Motta1,2*, Marco Voltolini3, Lucia Mancini4, Diego Dreossi5, Francesco Brun6, Valentina Tirelli7,8, Lorenzo Peter Castelletto1, Manja Rogelja9, Antonio Terlizzi1,8, Massimo Avian1

  1. Department of Life Sciences, University of Trieste, Trieste, Italy
  2. Department of Integrative Marine Ecology, Stazione Zoologica Anton Dohrn, Napoli, Italy
  3. Department of Earth Science Ardito Desio, University of Milano, Milano, Italy
  4. Slovenian National Building and Civil Engineering Institute, Ljubljana, Slovenia
  5. Elettra-Sincrotrone Trieste S.C.p.A., Basovizza, Trieste, Italy
  6. Department of Engineering and Architecture, University of Trieste, Trieste, Italy
  7. National Institute of Oceanography and Applied Geophysics, Trieste, Italy
  8. National Biodiversity Future Center (NBFC), National Biodiversity Future Center, Palermo, Italy
  9. University of Primorska, Aquarium Piran, Piran, Slovenia

 

Abstract
Lo studio UniTS (Massimo Avian e Gregorio Motta) e OGS, che ha effettuato la scoperta sulla medusa Cotylorhiza tuberculata, è pubblicato da Plos One
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UniTS, la ricerca corre in laboratorio e in pista

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All’Università di Trieste la ricerca “corre” ogni giorno, nei laboratori e lungo i percorsi delle iniziative solidali: grazie al lavoro delle ricercatrici e dei ricercatori, al sostegno delle grandi fondazioni e alla partecipazione della comunità accademica a manifestazioni come la staffetta 24x1 ora di Telethon.

In questo quadro si inserisce il finanziamento ottenuto da Elisa Lazzari, ricercatrice del Dipartimento di Scienze della Vita (DSV), nell’ambito del bando congiunto Fondazione Telethon–Fondazione Cariplo, giunto alla quarta edizione e dedicato a chiarire gli aspetti ancora oscuri del genoma umano potenzialmente responsabili di malattie rare.

A livello nazionale il bando ha selezionato 26 nuovi progetti di ricerca, per un totale di circa 3,6 milioni di euro e con il coinvolgimento di 35 gruppi di ricerca in 12 regioni italiane. Quest’anno in Friuli Venezia Giulia l’unico progetto finanziato, per un investimento complessivo di circa 50.000 euro, è quello della ricercatrice UniTS intitolato “Studio del ruolo di RSPRY1 nella formazione dell’osso per capire i meccanismi patogenici della displasia spondilo-epimetafisaria di tipo Faden-Alkuraya”.

Il progetto di ricerca di Elisa Lazzari

Il progetto si focalizza sulla displasia spondiloepimetafisaria di tipo Faden-Alkuraya, una malattia caratterizzata da difetti nello sviluppo delle ossa, disabilità intellettiva e ritardo nello sviluppo, causata da mutazioni nel gene RSPRY1, la cui funzione è al momento sconosciuta.

Osservando la struttura predetta della proteina RSPRY1 e la posizione di alcune delle mutazioni identificate nei pazienti, il gruppo di ricerca di Elisa Lazzari ha ipotizzato che questa proteina possa funzionare, nelle cellule, come una E3 ubiquitina ligasi, una classe di enzimi che regolano i livelli di altre proteine e che alterazioni di questa attività possano essere alla base della malattia.

Grazie al finanziamento ricevuto sarà possibile mettere alla prova questa ipotesi, iniziando a caratterizzare la funzione biochimica della proteina RSPRY1. Verranno inoltre sviluppati modelli cellulari che esprimono le forme mutate della proteina e, misurando diversi parametri, sarà verificato l’impatto delle mutazioni sul differenziamento del tessuto osseo.

“Al termine del progetto – spiega Elisa Lazzari - ci si attende di aver ottenuto una sostanziale conoscenza della funzione di RSPRY1 all’interno delle cellule. Questi risultati costituiranno la base per futuri studi che approfondiranno tali processi, con l’obiettivo di definire in modo definitivo il meccanismo di azione di RSPRY1 e capire come la sua alterazione interferisca con lo sviluppo del tessuto osseo. Le informazioni raccolte rappresenteranno il punto di partenza per lo sviluppo di nuove terapie”.

La 24x1 ora di Udine: un’onda arancione per Telethon

L’ impegno a favore della ricerca ha attraversato nel weekend il tracciato urbano della tradizionale staffetta 24x1 ora di Telethon a Udine, dove UniTS ha espresso la sua testimonianza con una partecipazione da record.

L’Ateneo triestino ha mobilitato quasi 400 persone e messo in pista 15 squadre, guidate dalla rettrice Donata Vianelli, che ha corso la prima frazione. L’onda arancione che ha animato la manifestazione ha visto una straordinaria partecipazione di tutta la comunità dell’Università di Trieste, con la presenza di sette direttori di dipartimento, insieme a numerosi docenti, ricercatori, tecnici-amministrativi e studenti.

Protagonista speciale è stato Andrea Fontanive, studente di Fisica e ultramaratoneta, che ha percorso frazione dopo frazione tutte le 24 ore della staffetta. Un ruolo centrale nella partecipazione di UniTS lo ha avuto la Run Society, gruppo studentesco ormai punto fermo dell’adesione dell’Università di Trieste alla staffetta Telethon.

Dai laboratori universitari al percorso cittadino di Telethon, la ricerca UniTS non si ferma mai, con l’obiettivo di creare nuove prospettive di cura per le malattie genetiche rare.

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Adesione record di tutta la comunità universitaria alla manifestazione Telethon che ha finanziato – unico in FVG - il progetto di Elisa Lazzari (DSV)
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UniTS alla Staffetta Telethon 2025

Dalla Harvard Medical School a UniTS: il prof. Treister in visita al DSM

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Un’occasione concreta di crescita attraverso il confronto con una delle scuole di medicina più prestigiose al mondo: per due settimane il Dipartimento di Scienze Mediche, Chirurgiche e della Salute (DSM) dell’Università di Trieste ha ospitato come Visiting Professor Nathaniel Simon Treister, specialista di riferimento internazionale in medicina orale alla Harvard Medical School (Boston, USA).

Nel corso del suo soggiorno, il prof. Treister ha sviluppato un programma formativo articolato, rivolto a tutte le componenti della comunità accademica e clinica del Dipartimento. Seminari di aggiornamento e confronto destinati al personale docente e ai tutor clinici hanno permesso di condividere le più recenti evidenze nella ricerca e nella pratica clinica, con particolare attenzione al trasferimento di competenze specialistiche in medicina orale.

Un’attenzione specifica è stata dedicata alla formazione degli studenti. Le lezioni hanno coinvolto gli studenti dei corsi di laurea in Odontoiatria e Protesi Dentaria e in Igiene Dentale, così come gli specializzandi in Chirurgia Orale e in Odontoiatria Pediatrica. I contenuti hanno spaziato dall’uso appropriato dei test diagnostici alle terapie locali e sistemiche più aggiornate, con un focus sulla salute orale nel paziente oncologico adulto e pediatrico. Sono state inoltre organizzate sessioni pratiche ex vivo su tecniche bioptiche e infiltrazioni locali di farmaci impiegati nell’ambito della medicina orale.

In un’ottica di integrazione tra clinica e ricerca, il prof. Treister ha lavorato anche con i dottorandi del programma in Medicina Personalizzata e Terapie Innovative, favorendo il dialogo tra esperienza clinica sul campo e sviluppo di nuove strategie terapeutiche.

L’iniziativa - che ha avuto come proponente la dott.ssa Giulia Ottaviani, ricercatrice di Malattie Odontostomatologiche al DSM - è stata resa possibile dai finanziamenti di Ateneo del bando per Visiting Professor provenienti da istituzioni ed enti di ricerca esteri, con lo scopo di potenziare e valorizzare la didattica e la ricerca anche in un’ottica internazionale, in attuazione dei principi della “Carta europea dei ricercatori” e nell’ambito del processo di internazionalizzazione delle Università.

Il riscontro da parte del personale docente, dei tutor clinici e, in particolare, degli studenti è stato estremamente positivo, a testimonianza non solo dell’impatto formativo dell’esperienza, ma anche dell’ispirazione offerta da un confronto diretto con la visione della Harvard Medical School nell’integrare assistenza, ricerca e didattica in medicina orale.

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Il Visiting Professor ha guidato un percorso formativo di due settimane sulla medicina orale che ha coinvolto studenti, specializzandi, dottorandi, tutor clinici e docenti
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Migrazioni e patrimonio europeo: si inaugura la mostra itinerante “The Garden of the (In)visibles” nella sede di Gorizia

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Da giovedì 27 novembre a martedì 9 dicembre 2025 la Biblioteca del polo universitario di Gorizia dell’Università di Trieste ospita la mostra itinerante The Garden of the (In)visibles, un progetto internazionale che invita a guardare ai confini europei come luoghi di storie, passaggi e diritti. 

L’allestimento nasce dalla collaborazione tra l’Ateneo triestino e l’Università slovena Primorska di Capodistria, avviata nell’ambito dell’Alleanza universitaria Transform4Europe: un lavoro congiunto che espone gli oggetti abbandonati dalle persone in movimento lungo le rotte tra Croazia, Slovenia e Italia e li trasforma in tracce di un patrimonio europeo condiviso.

Il progetto prende forma da attività di ricerca sul campo condotte congiuntamente da docenti, ricercatrici e ricercatori, studenti e studentesse dei due atenei. Gli oggetti raccolti lungo i percorsi migratori sono beni di uso quotidiano necessari per mangiare, dormire, coprirsi o curarsi, ma anche elementi legati alla sfera intima e spirituale. Strappati all’invisibilità di cui spesso sono circondati, questi materiali vengono ricontestualizzati come “artefatti parlanti”: piccole presenze concrete che rimandano a identità, memorie e appartenenze, aprendo un ponte tra patrimonio materiale e patrimonio immateriale, tra ciò che resta e le vite che lo hanno attraversato.

«Il nostro compito come università, come ricercatori, come studenti è quello soprattutto di stimolare una riflessione sociale, ma anche politica su quello che ai confini europei, non solo del nostro, sta avvenendo nei confronti delle mobilità migratorie», sottolinea la prof.ssa Roberta Altin, delegata dell’Università di Trieste per la Cooperazione allo sviluppo e coordinatrice scientifica della mostra. 

The Garden of the (In)visibles non si limita a esporre, ma interroga il pubblico e le istituzioni sulla materialità di un fenomeno che rischia di restare astratto e chiede di assumere uno sguardo responsabile su ciò che avviene alle frontiere dell’Europa.

Concepita come Common Cultural Activity del Work Package 7 “Common Heritage & Multilingualism” di Transform4Europe, la mostra è un progetto in evoluzione che, tappa dopo tappa, si arricchisce con contributi locali, installazioni artistiche, storie orali e momenti di confronto pubblico. Dopo l’esordio presso l’Università del Saarland, il percorso espositivo toccherà complessivamente sette delle dieci università dell’Alleanza, tra Italia, Slovenia, Germania, Portogallo, Bulgaria, Spagna e Polonia. La tappa di Gorizia ha un valore particolarmente simbolico perché riporta il progetto sul confine da cui ha preso avvio, radicando il dialogo europeo nel territorio che lo ha ispirato.

L’inaugurazione è prevista giovedì 27 novembre alle ore 17, nella Biblioteca della sede di Gorizia dell’Università di Trieste (via Alviano 18, primo piano). Interverranno la prof.ssa Roberta Altin per UniTS, la prof.ssa Katja Hrobat Virloget dell’Università Primorska, il prof. Jure Gombač dell’Accademia slovena delle scienze e delle arti e il dott. Giuseppe Grimaldi dell’Università di Trieste. All’evento parteciperanno attivamente anche studenti e studentesse di UniTS, UP e del Collegio Fonda; il gruppo di lavoro “Fonda for Others” raccoglierà impressioni e riflessioni dei visitatori durante la visita.

La mostra sarà visitabile fino al 9 dicembre 2025 con ingresso gratuito. Gli spazi della Biblioteca saranno aperti dal lunedì al giovedì dalle 9 alle 18.30 e il venerdì dalle 9 alle 13; la sede resterà chiusa il sabato, la domenica e nei giorni festivi.

L’esposizione si concluderà con una la T4EU International Conference dal titolo “Standing up for Higher Education in Times of Global Crises, in programma martedì 9 dicembre 2025, nell'Aula Magna del polo goriziano dell’Università di Trieste (via Alviano 18), a partire dalle ore 15.

Per informazioni sul progetto e sulla mostra: t4eu.heritage@units.it.

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Frutto della collaborazione tra Università di Trieste e Università Primorska, all’interno dell’alleanza europea Transform4Europe, l’allestimento espone gli oggetti abbandonati dai migranti lungo le rotte tra Croazia, Slovenia e Italia
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Oggi nella sede di Gorizia il corso avanzato InCE-RegioneFVG-UniTS sulla diplomazia scientifica per l’Europa centro-orientale

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Dal 25 al 28 novembre 2025 Trieste e Gorizia ospitano il corso avanzato “Sfide e prospettive della diplomazia scientifica nell’Europa centrale, orientale e sudorientale” (Challenges and Perspectives of Science Diplomacy in Central, Eastern and South‑Eastern Europe), dedicato a un tema sempre più centrale nel dialogo tra scienza, politiche pubbliche e relazioni internazionali.

L’iniziativa, promossa dal Segretariato Esecutivo dell’Iniziativa Centro Europea (InCE) e dalla Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, è co‑organizzata dal Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali (DiSPeS) di UniTS, nell’ambito del Programma di lavoro congiunto InCE‑FVG 2024‑2025. Il progetto ha il supporto di Area Science Park ed Elettra Sincrotrone Trieste, in collaborazione con il Sistema Scientifico e dell’Innovazione del FVG e la EU Science Diplomacy Alliance.

Il corso si inserisce in un contesto internazionale particolarmente dinamico: nel 2025 UNESCO ha promosso il primo Dialogo globale sulla diplomazia scientifica e, a livello europeo, è attesa entro il mese di marzo del 2026 una Raccomandazione del Consiglio UE per l’adozione di un Quadro europeo della diplomazia scientifica. In questo scenario, Trieste e il Friuli Venezia Giulia rafforzano il proprio ruolo di piattaforma di cooperazione scientifica e formazione avanzata verso i Paesi dell’Europa centro‑orientale.

Capacità e competenze per una regione strategica
La diplomazia scientifica è oggi una leva concreta per affrontare sfide che travalicano i confini nazionali – dalla sicurezza della ricerca alle transizioni energetiche, dalla sostenibilità ambientale alla tutela del patrimonio culturale – traducendo conoscenza in cooperazione e decisioni basate su evidenze. Il corso nasce per colmare la limitata attenzione finora riservata al tema nell’area CESEE (Central, Eastern and South‑Eastern Europe, cioè Europa centrale, orientale e sud‑orientale), strategica per il futuro dell’Europa e particolarmente esposta a trasformazioni geopolitiche, demografiche e tecnologiche.

Come sottolinea il professor Simone Arnaldi del Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali di UniTS, la partecipazione dell’Ateneo si inserisce in una collaborazione ormai duratura con l’Iniziativa Centro Europea e la Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia: «Nel quadro di questa collaborazione, UniTS si concentra, in coerenza con la sua vocazione, sulla formazione nell’ambito della diplomazia scientifica, sia attraverso l’analisi del fabbisogno formativo che nella progettazione e realizzazione di corsi e seminari all’intersezione fra scienza, politiche pubbliche e relazioni internazionali. L’obiettivo è di diffondere fra ricercatori, diplomatici e decisori pubblici e privati le conoscenze e le competenze necessarie a promuovere la cooperazione scientifica e, attraverso questa, il dialogo e la collaborazione internazionale sulle grandi sfide che le nostre società devono affrontare». 

Partecipanti internazionali e faculty del sistema scientifico FVG
Sono 26 i partecipanti selezionati tramite bando internazionale, provenienti da 11 Paesi membri InCE (Italia, Slovenia, Romania, Albania, Serbia, Polonia, Repubblica Ceca, Montenegro, Ungheria, Macedonia del Nord, Moldova). Il gruppo d’aula è multidisciplinare e comprende diplomatici, funzionari pubblici, ricercatori, responsabili scientifici, professionisti del settore privato, giornalisti e operatori di ONG, studenti di relazioni internazionali.

La faculty riunisce esperti dell'Ateneo triestino e delle principali istituzioni scientifiche e internazionali attive sul territorio, tra cui ICTP, TWAS, ICGEB, OWSD, OGS, Università di Udine, Elettra, Area Science Park, oltre a rappresentanti della Commissione Europea, del MAECI, del CNR e di altri enti partner.

Un programma articolato in lezioni, workshop e visite
Il percorso prevede 17 moduli didattici, tre workshop interattivi, momenti di confronto con i partecipanti e una study visit alle infrastrutture di ricerca del sistema SIS FVG, con focus sul ruolo che grandi laboratori e piattaforme tecnologiche possono avere nella cooperazione internazionale. Le giornate affronteranno i fondamenti della diplomazia scientifica e la sua evoluzione nel contesto europeo e globale, le competenze richieste ai nuovi “diplomatici scientifici”, le prospettive tematiche (Agenda 2030, sicurezza della ricerca, agricoltura sostenibile, energia, disastri e resilienza) e una tavola rotonda conclusiva dedicata alla prospettiva italiana sulla diplomazia scientifica per l’Europa orientale e sud‑orientale.

Il 26 novembre a Gorizia, nella sede storica delle scienze diplomatiche
Il corso si sviluppa in modo itinerante nelle sedi dei partner e mercoledì 26 novembre è stato ospitato nel polo didattico di Gorizia dell’Università di Trieste. La scelta della sede goriziana valorizza la vocazione della città e la sua storia accademica, che da anni rappresenta un riferimento nazionale per la formazione nelle scienze diplomatiche e internazionali. Ospitare qui una giornata dedicata alla diplomazia scientifica significa raccordare un patrimonio consolidato di studi e competenze con un campo emergente, oggi decisivo per la politica estera e la cooperazione regionale.

Con questo corso UniTS conferma il proprio impegno nella formazione internazionale e nella costruzione di partenariati scientifici nell’area CESEE, contribuendo a fare di Trieste e del Friuli Venezia Giulia un hub europeo di competenze sulla diplomazia scientifica rivolto, in particolare, ai Paesi in percorso di adesione UE dei Balcani occidentali e dell’Europa orientale.

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La formazione full immersion è rivolta a 26 partecipanti provenienti da 11 Paesi. Nella faculty esperti degli enti di ricerca del FVG, oltre a rappresentanti della Commissione Europea, del MAECI e del CNR
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Sfide e prospettive della diplomazia scientifica nell’Europa centrale, orientale e sudorientale

Eliminare la violenza sulle donne: focus week promossa dal CUG dell'Ateneo

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In occasione della Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne, che ricorre il 25 novembre, il Comitato Unico di Garanzia (CUG) dell’Università di Trieste promuove una Focus week per coinvolgere la comunità universitaria e la cittadinanza, allo scopo di approfondire il fenomeno da differenti prospettive e offrire strumenti per conoscere, formare e informare.

Secondo i dati del Dipartimento della Pubblica Sicurezza del Ministero dell’Interno, nel primo semestre del 2025, si registra un incremento degli omicidi commessi dal partner o ex partner che, rispetto allo stesso periodo del 2024, passano da 33 a 40 (+21%), così come le vittime di genere femminile che da 28 diventano 34 (+21%).

Questo significa che sul totale degli omicidi avvenuti nell'ambito familiare/affettivo, il 67% delle vittime sono donne, e di queste l'85% per mano del partner o ex partner. Emerge quindi come le donne siano maggiormente vittime di violenza in un ambito in cui dovrebbero sentirsi più al sicuro e protette.

«La Focus week Conoscere, formare e informare per eliminare la violenza contro le donne - spiega la prof.ssa Maria Dolores Ferrara, presidente del CUG dell'Ateneo triestino - intende rivolgersi in prima battuta a giovani come gli studenti universitari. I docenti e le docenti dei Dipartimenti dell’Università di Trieste approfondiranno, in occasione di attività seminariali, i temi della violenza contro le donne, degli stereotipi e delle diseguaglianze».

Alcune aule dell'Ateneo ospiteranno anche quest'anno l’iniziativa Posto occupato: attraverso l'occupazione simbolica di alcuni posti a sedere, si intende promuovere il ricordo di tutte le donne vittime di violenza che, prima di essere uccise da un marito, un ex compagno di vita o un amante, occupavano un posto a teatro, sul tram, a scuola, all’Università, nella società.

Il CUG dell'Università di Trieste promuove inoltre, in collaborazione con altri enti e istituzioni del territorio, un calendario di attività di sensibilizzazione rivolte alla cittadinanza, tra le quali si segnalano:

Porre fine alla violenza contro le donne e alla violenza domestica: la normativa e il lavoro sul campo 
Incontro organizzato dal Soroptimist Trieste 25 novembre 2025, ore 18, Stazione Rogers, Riva Grumula 14

La violenza di genere tra norme e realtà 
Natalina Folla e Patrizia Romito, già docenti UniTS, intervistano Paola Di Nicola Travaglini, Consigliera presso la Corte di Cassazione 16 dicembre 2025, ore 15, Aula Magna, edificio A, Campus Piazzale Europa

Note di luce: memorie di donne 
Concerto in ricordo delle vittime di femminicidi a cura del Coro dell’Università degli Studi di Trieste e del Consiglio degli Studenti 16 dicembre 2025, ore 18, Aula Magna, edificio A, Campus Piazzale Europa

Il programma prevede anche la presenza in Ateneo di un Punto di ascolto dello Sportello Centro Antiviolenza GOAP, che sarà attivo giovedì 27 novembre dalle 16.30 alle 18.30 nell'edificio B del Campus di Piazzale Europa.

Inoltre, dal 24 al 28 novembre, nell’atrio dell’ala destra dell’Edificio A, sarà ospitata la mostra “Com’eri vestita? Verso un manifesto positivo”, promossa dalla Consulta femminile di Trieste. L’allestimento espone abiti indossati e stralci di dichiarazioni rese in tribunale da donne vittime di violenza, per offrire uno spunto di riflessione su letture improprie che, nel dibattito pubblico o nelle sedi di accertamento, possono attribuire rilievo all’abbigliamento e generare forme di vittimizzazione secondaria. La mostra è completata da QR code di approfondimento e da un quaderno aperto ai contributi dei visitatori, invitati a lasciare pensieri o proposte di azioni condivise di contrasto alla violenza. I materiali raccolti confluiranno in un manifesto dal taglio propositivo, che sarà presentato a marzo 2026.

L'Università di Trieste, per esprimere solidarietà nei confronti delle donne vittime di violenza e per testimoniare l'impegno a sensibilizzare i giovani e la cittadinanza su questi temi, illuminerà di rosso la facciata dell'edificio A martedì 25 novembre.

Per informazioni sulle modalità di partecipazione alle attività in programma è possibile scrivere a presidenza.comitato.garanzia@units.it

PROGRAMMA COMPLETO DELLE INIZIATIVE 

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Tra le iniziative in programma Posto Occupato, seminari di approfondimento, premi di laurea, attività di sensibilizzazione alla cittadinanza e un concerto. UniTS ospiterà uno sportello GOAP e la mostra “Com’eri vestita?”
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A Gorizia la IX Scuola di Cooperazione transfrontaliera AEBR co-organizzata dal DiSPeS

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La sede di Gorizia dell'Università di Trieste ha ospitato la nona edizione della Scuola di cooperazione transfrontaliera, organizzata dall'Association of European Border Regions in collaborazione con il Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali e la Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, che ha visto la partecipazione di oltre cento iscritti provenienti da diverse regioni europee.

Funzionari di amministrazioni locali, delle Euroregioni e dei Gruppi europei di cooperazione territoriale, responsabili di progetti Interreg, giovani ambasciatori transfrontalieri e accademici hanno avuto modo di presentare le proprie progettualità e confrontarsi con i presenti su come affrontare e risolvere le sfide dell'Unione europea nelle aree di confine dove vive oltre un terzo dei cittadini europei. Tra i partecipanti anche una ventina di studenti del corso di laurea in Scienze internazionali e diplomatiche e della laurea magistrale in Diplomazia e cooperazione internazionale.

Dopo il saluto di benvenuto come università ospitante da parte del delegato della rettrice alle politiche dei poli territoriali, prof. Diego Abenante, sono intervenuti, tra i numerosi altri, il presidente dell'AEBR Martín Guillermo Ramírez, di Riccardo Ferreira del Border Focal Point della DG Regio della Commissione europea (nella foto) e di Silvia Gobert-Keckeis della Mission Opérationnelle Transfrontalière.

La Scuola è stata l'occasione per fare il punto sulla progettualità nelle aree frontaliere e su come aumentare il coinvolgimento delle parti sociali, in particolare dei giovani. Questi ultimi, infatti, sono stati il target della sessione organizzata dal DiSPeS sul tema Youth cross-border perception and participation

“Nessuna riflessione sul futuro delle frontiere – ha sostenuto il prof. Moreno Zago, co-organizzatore della Scuola e docente UniTS di Relazioni transfrontaliere e sviluppo locale, introducendo l'attività laboratoriale - può ignorare l'energia e la creatività dei giovani e solo considerando i confini come punti di partenza per la collaborazione il progetto europeo potrà continuare a crescere, non solo come unione politica ma come comunità di persone e valori”.

I partecipanti sono stati divisi in gruppi e coordinati dagli ospiti della sessione: Massimiliano Angelotti, capo unità della Cooperazione territoriale europea della Regione Fvg, Daniele Del Bianco, direttore dell'Istituto di Sociologia Internazionale di Gorizia (Isig), Maja Mezgec, ricercatrice dell'Istituto sloveno di ricerche (Slori) e Syria Paoloni, giovane specialista di programma ETC della Regione Fvg che ha altresì guidato la survey on line sviluppata per l'occasione.

Il Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali e la sede goriziana dell'Ateneo giuliano, nell’occasione della Scuola, hanno ribadito la propria vocazione nell’ambito delle relazioni internazionali e il legame con la città di Gorizia e gli enti del territorio in chiave di cooperazione transfrontaliera.

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Un centinaio di partecipanti, tra funzionari, ambasciatori, responsabili e studenti UniTS hanno analizzato le sfide dell'Unione europea nelle aree di confine
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