Paolo Fornasiero nominato Socio ordinario dell'Accademia Italiana di Ingegneria e Tecnologia (ITATEC) Read more about Paolo Fornasiero nominato Socio ordinario dell'Accademia Italiana di Ingegneria e Tecnologia (ITATEC) Immagine fornasiero.png Data notizia Sat, 18/07/2026 - 12:00 Categoria notizia Ateneo ateneo Ricerca Destinatari canale Ateneo Ricerca Destinatari target Territorio e società Testo notizia Il professor Paolo Fornasiero, Professore Ordinario di Chimica Generale e Inorganica presso il Dipartimento di Scienze Chimiche e Farmaceutiche dell’Università degli Studi di Trieste e Prorettore alla Ricerca, è stato nominato Socio ordinario dell’Accademia Italiana di Ingegneria e Tecnologia (ITATEC), in riconoscimento del suo contributo scientifico e della sua attività di ricerca nel campo della chimica dei materiali, della catalisi e delle tecnologie per la sostenibilità.Fondata nel 2022, su iniziativa e con il sostegno dell’Accademia Nazionale dei Lincei, ITATEC riunisce personalità di eccellenza provenienti dai settori dell’ingegneria, della tecnologia e delle scienze applicate, con l’obiettivo di promuovere la cultura tecnico-scientifica e favorire il dialogo tra ricerca, innovazione e società.Tra le finalità dell’Accademia figurano il rafforzamento dello scambio di conoscenze tra università, enti di ricerca e industria, l’elaborazione di pareri e raccomandazioni su temi di rilevanza strategica, il supporto ai decisori pubblici e privati attraverso una consulenza tecnico-scientifica indipendente e la valorizzazione dell’eccellenza italiana nei settori dell’ingegneria e della tecnologia.Sul piano internazionale, ITATEC rappresenta il punto di riferimento italiano nel dialogo con le principali organizzazioni europee del settore e partecipa alle attività dello European Council of Academies of Applied Sciences, Technologies and Engineering (Euro-CASE), la rete che riunisce le accademie nazionali di ingegneria e tecnologia di 23 Paesi europei e che fornisce consulenza scientifica e tecnologica alle istituzioni dell’Unione Europea e ad altri organismi internazionali.La nomina del professor Fornasiero rappresenta un importante riconoscimento del valore della ricerca sviluppata presso l’Università degli Studi di Trieste e del contributo che l’Ateneo offre allo sviluppo della scienza, dell’innovazione e del trasferimento tecnologico, a livello nazionale e internazionale. Abstract Il riconoscimento premia il contributo scientifico del Prorettore alla Ricerca nei campi della chimica dei materiali, della catalisi e delle tecnologie per la sostenibilità Mostra nel diario Off
Graduation Day in Piazza Verdi: la ricerca che incontra la città Read more about Graduation Day in Piazza Verdi: la ricerca che incontra la città Immagine photo_5967710127420804798_w.jpg Data notizia Fri, 17/07/2026 - 12:00 Categoria notizia Ateneo ateneo Ricerca Destinatari canale Ateneo Ricerca Destinatari target Post lauream Testo notizia Il Graduation Day dell’Università di Trieste è tornato nel cuore della città per celebrare la ricerca, la conoscenza e le nuove generazioni.Giovedì 16 luglio, Piazza Verdi ha ospitato la cerimonia di proclamazione dei Dottori di Ricerca del 38° ciclo, che si è conclusa con il caratteristico e tradizionale lancio del tocco. Inserito nel calendario di Trieste Estate, l’evento ha trasformato uno dei riti più significativi della vita accademica in un momento pubblico di incontro tra Università e cittadinanza.Dopo l’esordio dello scorso anno, il Graduation Day in città si conferma un appuntamento attraverso cui UniTS condivide con il territorio il valore della formazione dottorale e il contributo della ricerca allo sviluppo culturale, scientifico, sociale ed economico della comunità.Il primo Graduation Day della rettrice Donata VianelliPer la rettrice Donata Vianelli è stato il primo Graduation Day alla guida dell’Ateneo.«La cerimonia di quest’anno è stata la prima che ho vissuto da rettrice dell’Università di Trieste e ha rappresentato il consolidarsi di una nuova tradizione per l’Ateneo e per la città. Le dottoresse e i dottori di ricerca sono il punto più alto della formazione universitaria e l’ingresso di nuove generazioni nella comunità della ricerca. Celebrare questo passaggio in Piazza Verdi significa portare la conoscenza fuori dai luoghi in cui nasce e condividerla con la società, perché la scienza non è solo avanzamento del sapere: è responsabilità, fiducia nel futuro e capacità di contribuire al bene comune».I numeri del Graduation Day 2026L’edizione 2026 ha confermato la crescita dei percorsi di dottorato dell’Università di Trieste. I 187 nuovi dottori di ricerca proclamati in Piazza Verdi rappresentano un nuovo numero record per l’Ateneo.Come evidenzia Francesco Longo, docente UniTS e Delegato della Rettrice ai Dottorati di Ricerca, «il dato è legato anche all’impatto delle borse finanziate dal PNRR: il 38° ciclo è infatti il primo a giungere alla proclamazione dopo aver incluso per intero le borse avviate nell’anno accademico 2022/2023, a cui si è affiancata la scelta dell’Università di Trieste di continuare a investire anche con risorse proprie nella formazione dottorale».La classe 2026 dei nuovi dottori di ricerca è composta da 89 donne, pari al 47,6%, e 98 uomini, pari al 52,4%. La componente internazionale rappresenta il 14,4% del totale, con dottorandi provenienti da 14 Paesi: Austria, Brasile, Cina, Costa Rica, Croazia, Etiopia, Filippine, Francia, India, Iran, Nicaragua, Pakistan, Ruanda e Tunisia. Complessivamente, considerando anche l’Italia, le cittadinanze rappresentate sono 15 e confermano una comunità dottorale aperta a Europa, Asia, Africa e America.I 13 corsi: una ricerca trasversaleI 187 nuovi dottori di ricerca provengono da 13 corsi di dottorato, che restituiscono la trasversalità della ricerca sviluppata all’Università di Trieste: dalle scienze della vita alla fisica, dalla chimica all’ingegneria, dall’intelligenza artificiale alle nanotecnologie, dalla sostenibilità alle scienze cognitive, fino alla storia, all’architettura e agli studi sul territorio.I corsi coinvolti sono: Ambiente e Vita; Applied Data Science and Artificial Intelligence; Biomedicina Molecolare; Chimica; Circular Economy; Fisica; Ingegneria Civile-Ambientale e Architettura; Ingegneria Industriale e dell’Informazione; Nanotecnologie; Neuroscienze e Scienze Cognitive; Scienze della Riproduzione e dello Sviluppo; Scienze della Terra e Meccanica dei Fluidi; Storia delle Società, delle Istituzioni e del Pensiero. Dal Medioevo all’Età Contemporanea.Ospiti, istituzioni e partnerLa serata ha avuto come ospite d’eccezione Alberto Di Minin, professore ordinario di Innovation Management alla Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, ricercatore e divulgatore, che ha tenuto la lectio magistralis “Il futuro ha bisogno di maestre e maestri. Una riflessione su Ricerca, Innovazione aperta e Responsabilità umana”.Al centro dell’intervento il ruolo della ricerca nelle grandi trasformazioni tecnologiche e sociali. Ogni epoca ha immaginato il futuro attraverso la scienza e la tecnologia del proprio tempo, ma le rivoluzioni non sono mai prodotte dalle tecnologie da sole. Hanno bisogno di persone capaci di trasformare la conoscenza in possibilità, di costruire ponti tra ricerca, impresa e società, di dare senso umano all’innovazione.Accanto alla scienza, anche la musica ha avuto un ruolo centrale nella serata, grazie alla performance di Pierpaolo Foti, violinista e compositore.La cerimonia, condotta dalla giornalista Marinella Chirico, ha visto la partecipazione della rettrice dell’Università di Trieste Donata Vianelli, del Delegato della Rettrice ai Dottorati di Ricerca Francesco Longo, del Presidente della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia Massimiliano Fedriga e del Sindaco di Trieste Roberto Dipiazza. Sono intervenuti inoltre l’Amministratore Delegato di Bluenergy Group S.P.A. Alberta Gervasio e il Direttore Generale di CiviBank Luca Cristoforetti, in rappresentanza dei partner che sostengono l’iniziativa e condividono con l’Ateneo l’impegno verso innovazione, crescita e sviluppo della comunità.Il lancio del toccoLa serata è culminata con la proclamazione dei nuovi dottori di ricerca attraverso il rito del lancio del tocco. Il gesto, una delle immagini più riconoscibili delle cerimonie di laurea, viene fatto risalire alla U.S. Naval Academy: nel 1912 i nuovi ufficiali lanciarono in aria i vecchi copricapi da allievi. Da allora il lancio del tocco è diventato un simbolo immediato di passaggio e festa collettiva.L’evento è stato reso possibile anche grazie al sostegno di CiviBank e Bluenergy Group S.P.A., partner del territorio.La rassegna Trieste Estate è organizzata e promossa dal Comune di Trieste - Assessorato alle Politiche della Cultura e del Turismo, con la collaborazione dell’Assessorato alle Politiche dell’Educazione e della Famiglia e dell’Assessorato alle Politiche del Territorio, il supporto di PromoTurismoFVG e la collaborazione del Trieste Convention & Visitors Bureau. Abstract L’Università di Trieste ha proclamato ieri 187 nuovi dottori di ricerca: un numero record per l’Ateneo, anche grazie all’impatto delle borse PNRR Mostra nel diario Off
“Ascoltare” la materia quantistica: il suono rivela la struttura microscopica nascosta nei gas di Fermi superfluidi Read more about “Ascoltare” la materia quantistica: il suono rivela la struttura microscopica nascosta nei gas di Fermi superfluidi Immagine ChatGPT Image 17 lug 2026, 10_19_35.png Data notizia Fri, 17/07/2026 - 12:00 Categoria notizia Ateneo ateneo Comunicati stampa Ricerca Destinatari canale Ateneo Ricerca Destinatari target Studenti iscritti Post lauream Testo notizia Un team di ricerca che coinvolge il Laboratorio europeo di spettroscopia non lineare LENS, l’Istituto nazionale di ottica del CNR di Sesto Fiorentino e le Università di Firenze, Trieste e Trento ha sviluppato una tecnica innovativa basata sulla propagazione di onde sonore per studiare la materia in condizioni estreme. Il risultato è pubblicato sulla rivista Nature Physics.Il gruppo di ricerca ha sviluppato una tecnica innovativa per studiare il comportamento della materia quantistica che sfrutta un fenomeno comune, l’effetto Doppler, per cui quando la sirena di un'ambulanza ci supera la percepiamo più acuta mentre si avvicina e più grave quando si allontana. “Allo stesso modo, il suono che si propaga in un superfluido in rotazione cambia a seconda che si muova nella stessa direzione od opposta rispetto al superfluido: grazie a queste minuscole variazioni che il team è riuscito a svelare la struttura interna nei gas di Fermi superfluidi, sistemi costituiti da atomi raffreddati a temperature prossime allo zero assoluto. In tali condizioni, le particelle di Fermi si accoppiano dando origine alla superfluidità, uno stato della materia in cui scompare l’attrito”, spiegano Marcia Fròmeta Fernandez e Diego Hernandez-Rajkov, ricercatori Cnr-Ino e principali autori del lavoro. “Abbiamo creato un superfluido di Fermi a forma di anello, in cui onde sonore si propagano simultaneamente in direzioni opposte. Quando viene messo in rotazione, le onde sonore risentono in modo diverso del flusso, accumulando una piccolissima differenza di frequenza: l’effetto Doppler”.Misurando questo effetto con estrema precisione, “si è dimostrato che la circolazione del superfluido nell'anello non può assumere valori arbitrari, ma solo valori quantizzati, cioè discreti, determinati dal rapporto tra la costante di Planck e la massa delle particelle. In questo caso, tali valori risultano dimezzati rispetto a quelli previsti per particelle singole”, chiarisce Francesco Scazza, docente di Fisica della materia dell’Università di Trieste. “La nostra osservazione dimostra che il superfluido è costituito da fermioni che si accoppiano due a due, formando unità quantistiche composite di massa doppia, le cosiddette coppie di Cooper, analogamente a quanto avviene nei superconduttori. Il risultato conferma che, anche in questi sistemi gassosi ultrafreddi, la superfluidità nasce dalla formazione di coppie di fermioni”, conclude Giacomo Roati, dirigente di ricerca Cnr-Ino e responsabile del gruppo sperimentale.Lo studio conferma le potenzialità dell'interferometria atomica, una tecnica che sfrutta le proprietà ondulatorie degli atomi per effettuare misure di elevatissima precisione. In questo lavoro, la tecnica è stata implementata utilizzando onde sonore nel superfluido, dimostrandosi un efficace strumento per indagare sistemi quantistici fortemente correlati. Tra i primi risultati ottenuti vi è l'osservazione della progressiva riduzione della superfluidità con l'aumento della temperatura. Si apre una nuova strada per studiare il comportamento collettivo delle particelle e approfondire la comprensione dei meccanismi alla base della superfluidità e della superconduttività, di dinamiche della materia quantistica ancora misteriose e di fondamentale importanza per le moderne tecnologie quantistiche”, concludono Massimo Inguscio (LENS) e Sandro Stringari (Pitaevskii BEC Center Università di Trento), protagonisti di sviluppi della fisica atomica dalla cui sinergia nasce il lavoro svolto presso il laboratorio del LENS. Che arriva nell'anno del centenario della formulazione della statistica ideata da Enrico Fermi nel 1926 sulle colline di Arcetri, presso l’Università di Firenze, per descrivere il comportamento di particelle come elettroni, protoni e neutroni. Abstract Sfruttando l’effetto Doppler delle onde sonore, un team internazionale ha messo a punto un nuovo metodo per indagare i sistemi quantistici ultrafreddi. Lo studio è pubblicato su Nature Physics. Mostra nel diario Off
Classifica Censis 2026/2027: UniTS sale al quarto posto tra gli atenei statali di medie dimensioni Read more about Classifica Censis 2026/2027: UniTS sale al quarto posto tra gli atenei statali di medie dimensioni Immagine e37c5c5f-16b1-44e3-8b59-7b115dcc3e1a.png Data notizia Thu, 16/07/2026 - 12:00 Categoria notizia Ateneo ateneo Comunicati stampa Destinatari canale Ateneo Studiare Destinatari target Futuri studenti Studenti iscritti Testo notizia L’Università di Trieste si conferma tra gli atenei più competitivi d’Italia. Secondo il nuovo Rapporto Censis sulle università italiane, UniTS occupa il quarto posto tra gli atenei statali di medie dimensioni, con un numero di iscritti compreso tra 10 e 20 mila studenti. Un risultato che premia la qualità complessiva dell’offerta formativa e dei servizi.L’ottimo posizionamento deriva dalla valutazione di sei indicatori: borse di studio, comunicazione, internazionalizzazione, servizi, strutture e occupabilità.In dettaglio, UniTS si colloca al 2° posto per comunicazione e servizi digitali, a pari merito con Sassari e con un incremento di 13 punti rispetto alla scorsa edizione; al 5° posto per i servizi agli studenti insieme a Sassari e Udine, e per l’occupabilità dei laureati, insieme a Bergamo; al 6° posto per le strutture; al 7° per le borse di studio, in crescita di 7 punti, e per l’internazionalizzazione, che guadagna 2 punti.“Quasi tutti gli indicatori sono in crescita rispetto alla scorsa edizione – sottolinea la Rettrice Donata Vianelli – cresciamo in particolare nel settore delle Borse di studio e della Comunicazione e otteniamo un ottimo 5° posto a livello nazionale per i Servizi e l’Occupabilità. Secondo l’ultimo Rapporto AlmaLaurea, a un anno dal titolo è occupato l’86,5% dei nostri laureati magistrali biennali e a ciclo unico, quasi sei punti percentuali sopra la media nazionale. È un dato che riconosce la qualità della formazione e il lavoro svolto per costruire un raccordo sempre più efficace con il territorio e il sistema produttivo».Anche le graduatorie della didattica, elaborate sulla base della progressione di carriera degli studenti e dei rapporti internazionali, restituiscono un quadro di qualità diffusa in ambiti disciplinari diversi.Nelle lauree triennali, l’Università di Trieste conquista il primo posto nazionale tra gli atenei statali nel gruppo linguistico, che riunisce le classi di laurea in Lingue e culture moderne e Mediazione linguistica, e il secondo posto in Informatica e tecnologie ICT. Risultati di rilievo anche nel gruppo scientifico, dove UniTS è quarta, e nel politico-sociale e comunicazione, al quinto posto. Rientrano nelle prime dieci posizioni nazionali anche i gruppi economico, settimo, psicologico, ottavo, e letterario-umanistico, decimo.Tra le lauree magistrali biennali, il gruppo Educazione e formazione entra nella top ten nazionale con un punteggio di 92,5. Nelle graduatorie delle lauree magistrali a ciclo unico, UniTS si posiziona al terzo posto in Farmacia e farmacia industriale, mentre Giurisprudenza e Medicina e chirurgia rientrano entrambe nelle prime dieci posizioni.Giunta alla ventiseiesima edizione, la Classifica Censis delle Università italiane si basa su oltre 960 variabili e comprende 70 graduatorie. La valutazione generale suddivide gli atenei in categorie omogenee per dimensioni, mentre le classifiche della didattica confrontano a livello nazionale i diversi raggruppamenti delle classi di laurea. Abstract Primo posto nazionale per le lauree linguistiche, secondo per Informatica e tecnologie ICT Link Classifica Censis 2026/2027 Mostra nel diario Off
Fauna selvatica a Trieste: i risultati del primo studio con metodi all’avanguardia Read more about Fauna selvatica a Trieste: i risultati del primo studio con metodi all’avanguardia Immagine NEWS UNITS.png Data notizia Thu, 09/07/2026 - 12:00 Categoria notizia Ateneo ateneo Comunicati stampa Ricerca Società e territorio Destinatari canale Ateneo Ricerca Destinatari target Territorio e società Testo notizia Quali mammiferi vivono nel territorio comunale di Trieste? Dove si concentrano? Quanto sono numerosi? Per la prima volta è possibile rispondere a queste domande grazie a una ricerca coordinata da Alessio Mortelliti, docente di Ecologia al Dipartimento di Scienze della Vita dell'Università di Trieste.Lo studio rappresenta la prima indagine sistematica mai condotta nel Comune di Trieste sulla presenza, la distribuzione e l'abbondanza dei mammiferi di media e grande taglia. Un lavoro che colma una significativa lacuna nelle conoscenze del patrimonio naturale cittadino e mette a disposizione dati fondamentali per la tutela della biodiversità e la pianificazione del territorio.La ricerca è stata realizzata tra novembre 2025 e febbraio 2026 utilizzando una metodologia completamente non invasiva basata sul fototrappolaggio. Sono state installate 156 fototrappole, organizzate in 78 siti di monitoraggio distribuiti negli habitat naturali e periurbani del Comune, per un totale di oltre 2.300 notti di osservazione. Le telecamere, attivate automaticamente dal passaggio degli animali, hanno consentito di documentare la presenza della fauna senza interferire con il suo comportamento.Complessivamente sono state rilevate 18 specie di mammiferi, confermando l'elevato valore naturalistico del territorio triestino. Tra le specie più diffuse il capriolo, il cinghiale e lo sciacallo dorato. Di particolare interesse i rilevamenti di gatto selvatico e puzzola, specie di rilevanza conservazionistica la cui presenza in un contesto così vicino alla città rappresenta un dato di grande valore scientifico.Oltre ad effettuare una checklist delle specie presenti, i ricercatori hanno elaborato, attraverso modelli statistici avanzati, le prime mappe della probabilità di presenza e dell'abbondanza delle diverse specie nei vari ambienti del territorio comunale, dalle aree forestali agli ambienti carsici, fino alle zone agricole e periurbane. Queste informazioni permetteranno di comprendere meglio il rapporto tra fauna e habitat e di individuare le aree dove alcune specie risultano maggiormente concentrate."I risultati mostrano che Trieste ospita una comunità di mammiferi particolarmente ricca e diversificata", spiega Alessio Mortelliti "Non si tratta di un fenomeno legato ai cambiamenti climatici, ma della particolare posizione del territorio triestino, strettamente connesso dal punto di vista ecologico con il Carso e con le aree naturali della Slovenia. Questa continuità ambientale, insieme all'espansione dei boschi sul Carso negli ultimi decenni, ha favorito la presenza di numerose specie selvatiche anche vicino alla città."I dati raccolti costituiscono uno strumento prezioso per aggiornare le conoscenze sulla fauna del territorio comunale e potranno supportare le future attività di conservazione della biodiversità, la gestione faunistica e la pianificazione urbanistica e ambientale del Comune di Trieste. Abstract UniTS rileva 18 specie, tra cui gatto selvatico e la rarissima puzzola Mostra nel diario Off
Tenebris vitae, UniTS protagonista di un innovativo corso di Biospeleologia applicata Read more about Tenebris vitae, UniTS protagonista di un innovativo corso di Biospeleologia applicata Immagine Titolo (62).jpg Data notizia Wed, 08/07/2026 - 12:00 Categoria notizia Ateneo ateneo Destinatari canale Ateneo Testo notizia Si è conclusa la prima edizione di Tenebris vitae, corso di Biospeleologia applicata organizzato dalla Società Adriatica di Speleologia in collaborazione con l’Università degli Studi di Trieste e il Museo Civico di Storia Naturale di Trieste, con il patrocinio della Società Speleologica Italiana e del Comune di Duino Aurisina – Občina Devin Nabrežina.L’iniziativa ha registrato il tutto esaurito, con i posti disponibili completamente coperti entro il limite massimo previsto per garantire la qualità delle attività sul campo e la gestione in sicurezza del gruppo durante la discesa nella grotta di Trebiciano, a oltre 300 metri di profondità. Un risultato che conferma il crescente interesse verso una disciplina capace di unire esplorazione speleologica, ricerca scientifica e tutela degli ambienti sotterranei.Il corso ha proposto una formula innovativa, mettendo in contatto diretto il mondo della ricerca universitaria con quello speleologico. Accanto ai tradizionali approcci di raccolta, osservazione e identificazione degli organismi cavernicoli, il percorso ha introdotto una formazione specifica sulle tecniche di campionamento per la ricerca molecolare, con particolare attenzione al DNA ambientale, o eDNA.Proprio questo è stato uno degli elementi più caratterizzanti del corso: i partecipanti sono stati formati non solo a riconoscere e documentare la fauna ipogea, ma anche a raccogliere campioni destinati alle analisi genetiche, prestando attenzione alle procedure necessarie per evitare contaminazioni, compresa quella con il proprio DNA. Un passaggio fondamentale per rendere il lavoro sul campo utile a studi sempre più avanzati sulla biodiversità degli ambienti sotterranei.Il contributo dell’Università di Trieste si è concentrato in particolare sugli aspetti più innovativi della ricerca biospeleologica. Chiara Manfrin, ricercatrice di Zoologia del Dipartimento di Scienze della Vita e coordinatrice scientifica del corso, è intervenuta sul monitoraggio della biodiversità e sui metodi di identificazione molecolare basati su eDNA. Marco Gerdol, docente di Genetica del DSV, ha approfondito il tema degli adattamenti degli organismi alla vita ipogea, anche a livello genomico. Il dottorando Raffaele Bruschi ha affrontato invece le problematiche emergenti legate all’inquinamento degli ambienti sotterranei, con un focus su idrocarburi e microplastiche.Il programma ha quindi integrato approcci tassonomici e sistematici con strumenti oggi sempre più rilevanti per lo studio della biodiversità, come DNA barcoding, metabarcoding ed eDNA. Ampio spazio è stato dedicato anche agli aspetti normativi riguardanti la tutela della fauna ipogea in Veneto, Friuli Venezia Giulia e Slovenia, confermando la necessità di leggere gli ecosistemi sotterranei non solo come luoghi di esplorazione, ma come ambienti fragili, complessi e scientificamente preziosi.Il corso ha coinvolto speleologi e speleo-ricercatori provenienti da diverse regioni italiane, con profili eterogenei: ricercatori universitari, studenti, studenti speleo UniTS e speleologi esperti interessati a mettere le proprie competenze al servizio di progettualità scientifiche. Una partecipazione che ha confermato come il rapporto tra competenza speleologica e ricerca accademica possa aprire nuove prospettive per la raccolta di dati e il monitoraggio degli ambienti ipogei.Le attività pratiche sono state guidate da Chiara Manfrin e da Marco Restaino, presidente della Società Adriatica di Speleologia, nella grotta di Trebiciano e nell’area isontina. I partecipanti hanno potuto applicare direttamente le principali tecniche di campionamento impiegate nella ricerca biospeleologica, acquisendo competenze sulle procedure di raccolta, conservazione e documentazione dei campioni biologici secondo protocolli scientifici.Una giornata del corso è stata dedicata all’attività in grotta, con la discesa nell’Abisso di Trebiciano, dove sul fondo scorre un tratto del fiume Timavo. Tra i momenti più significativi anche l’incontro con il proteo (Proteus anguinus), l’unico vertebrato troglobio presente in Italia. Per molti partecipanti si è trattato della prima occasione di osservare dal vivo, nel suo ambiente naturale, questo straordinario anfibio, simbolo della biodiversità delle acque sotterranee e della necessità di preservare gli ecosistemi ipogei. Abstract L’iniziativa, organizzata in partnership con la Società Adriatica di Speleologia e il Museo Civico di Storia Naturale, ha messo in contatto diretto il mondo della ricerca e quello speleologico Mostra nel diario Off
Dottorandi UniTS premiati all’hackathon della Società Italiana di Statistica Read more about Dottorandi UniTS premiati all’hackathon della Società Italiana di Statistica Immagine photo_5920206943018487425_y.jpg Data notizia Fri, 03/07/2026 - 12:00 Categoria notizia Ateneo ateneo Destinatari canale Ateneo Testo notizia Tre dottorandi dell’Università di Trieste, Ruben Viduli, Davide Zennaro ed Edoardo Insaghi, hanno vinto il premio “Overall” alla nona edizione di Stats Under the Stars – SUS 2026, l’hackathon scientifico promosso nell’ambito del Joint Meeting SIS-FENStatS 2026, che ha riunito a Roma la 53ª Riunione Scientifica della Società Italiana di Statistica e il primo Convegno delle Società di Statistica Europee.La competizione, organizzata alla Sapienza Università di Roma con il supporto di Anas come partner e data provider, ha coinvolto giovani ricercatrici e ricercatori in una sfida di analisi statistica applicata a un problema reale. Ai team partecipanti è stato messo a disposizione un dataset relativo alle segnalazioni registrate sulla rete stradale tra il 2016 e il 2023: incidenti, buche, criticità e altre anomalie comunicate dagli automobilisti.L’obiettivo era costruire un modello capace di prevedere, per ogni strada e per ogni mese, il numero di segnalazioni attese nel 2024 e nel 2025. I dati di questi due anni, già disponibili ad Anas, non erano stati condivisi con i partecipanti: al termine della prova, le previsioni prodotte dai diversi team sono state confrontate con i valori reali per valutarne l’accuratezza.Il gruppo UniTS ha ottenuto il premio “Overall”, riconoscimento assegnato al team capace di raggiungere il miglior equilibrio tra precisione delle previsioni e qualità dell’analisi tecnica. La competizione prevedeva anche un premio per la migliore previsione e uno per il miglior report.La prova si è svolta nell’arco di una notte: i partecipanti hanno lavorato dalle 19 fino alle 7 del mattino, prima della presentazione dei risultati e della premiazione, tenutasi alla Sapienza prima della cerimonia inaugurale del convegno.Dal punto di vista metodologico, la sfida consisteva nel prevedere dati di conteggio, cioè il numero di eventi attesi. Il team UniTS ha scelto una distribuzione di probabilità adatta a modellare questo tipo di dati, introducendo un’estensione in grado di renderla più flessibile e più aderente alle caratteristiche del dataset.Accanto a questo approccio, i dottorandi hanno sperimentato anche modelli di machine learning e deep learning più complessi. Durante i test, tuttavia, il modello statistico più essenziale si è rivelato il più efficace. Un risultato che conferma come, in alcune applicazioni, non sia la complessità dell’algoritmo a fare la differenza, ma la capacità di individuare il modello più adatto al problema.«È stata una sfida intensa, affrontata in poche ore e su dati reali», commentano i tre dottorandi. «Il risultato più interessante è stato vedere come un modello statistico ben scelto potesse competere con approcci molto più complessi. Le differenze tra i migliori team erano minime, nell’ordine della quarta o quinta cifra decimale, e questo ha reso il riconoscimento ancora più significativo».Il team ha valorizzato competenze maturate in percorsi diversi, tra statistica, matematica e data science. La combinazione di approcci differenti ha permesso di integrare letture metodologiche e capacità applicative, arrivando a una previsione particolarmente vicina ai dati reali secondo la metrica statistica definita dagli organizzatori.Applicazioni di questo tipo possono avere ricadute concrete nella gestione delle infrastrutture. Nel caso della rete stradale, prevedere in anticipo l’aumento di segnalazioni in determinate aree può contribuire a pianificare controlli e interventi di manutenzione in modo più efficace, migliorando la gestione del servizio e prevenendo situazioni critiche. Più in generale, modelli predittivi basati sui dati possono supportare decisioni strategiche in molti ambiti, dai servizi pubblici ai contesti industriali.Il premio assegnato al team UniTS ha un valore di mille euro. Abstract Ruben Viduli, Davide Zennaro ed Edoardo Insaghi hanno conquistato il premio “Overall” a Stats Under the Stars – SUS 2026, la competizione organizzata nell’ambito del Joint Meeting SIS-FENStatS 2026 in partnership con Anas Mostra nel diario Off
Screening neonatale, la genomica può rafforzare la diagnosi precoce delle malattie rare Read more about Screening neonatale, la genomica può rafforzare la diagnosi precoce delle malattie rare Immagine Gasparini.png Data notizia Thu, 02/07/2026 - 12:00 Categoria notizia Ateneo ateneo Ricerca Destinatari canale Ateneo Ricerca Destinatari target Territorio e società Testo notizia Individuare le malattie genetiche rare nei primi giorni di vita, prima della comparsa dei sintomi, e rendere più tempestivo l’accesso a cure e percorsi assistenziali mirati. È la prospettiva al centro dello studio del gruppo di Genetica Medica dell’Università di Trieste, diretto da Paolo Gasparini, professore ordinario di Genetica Medica UniTS e direttore della Struttura Complessa di Genetica Medica dell’IRCCS-Burlo Garofolo.Il lavoro, condotto in collaborazione con Stefania Zampieri, dirigente biologo della Genetica Medica dell’IRCCS-Burlo Garofolo, ha valutato l’impatto clinico ed economico dell’integrazione della genomica nei programmi di screening neonatale, prendendo come modello il Friuli Venezia Giulia e confrontando l’approccio tradizionale con uno scenario “genomic first”, basato sul sequenziamento dell’esoma — Whole Exome Sequencing, WES — come primo livello di indagine.Lo screening neonatale rappresenta oggi uno degli strumenti più efficaci di prevenzione: consente di identificare precocemente alcune patologie trattabili e di intervenire prima che possano determinare complicanze gravi, disabilità o danni irreversibili. Il modello tradizionale si basa però prevalentemente sull’analisi di marcatori biochimici e può quindi riconoscere solo le malattie per le quali esistono segnali già noti e rilevabili.«Oggi lo screening neonatale è molto efficace, ma può identificare solo le patologie associate a specifici biomarcatori – spiega Paolo Gasparini –. Con un approccio genomico possiamo intercettare le malattie genetiche direttamente alla radice, anche in assenza di segnali precoci evidenti».La differenza non riguarda soltanto la tecnologia utilizzata, ma l’intero percorso diagnostico. Nel modello tradizionale lo screening parte dal test biochimico, seguito, in caso di positività, da eventuali approfondimenti genetici. Nel modello genomico, invece, il sequenziamento dell’esoma diventa il primo passaggio dell’indagine, seguito quando necessario da test biochimici mirati o da ulteriori conferme diagnostiche. In questo modo la genomica consente di ampliare il campo di osservazione anche a patologie oggi non incluse nei pannelli tradizionali.Lo studio ha preso in esame la coorte dei neonati del Friuli Venezia Giulia nel 2023, pari a 7.543 bambini. In quell’anno lo screening ha individuato un caso di atrofia muscolare spinale, un caso di fibrosi cistica e undici casi di malattie metaboliche. Applicando a questa coorte il confronto tra i due modelli, l’analisi stima per lo screening tradizionale un costo diretto di 131 euro per neonato e per lo screening genomico un costo di 183 euro, con un incremento di 51 euro per neonato.A fronte di questo aumento iniziale, il modello genomico mostra però un rapporto costo-efficacia positivo. Secondo le stime, in Friuli Venezia Giulia l’approccio “genomic first” potrebbe generare risparmi complessivi per circa 2,2 milioni di euro, considerando i vantaggi economici legati all’anticipo della diagnosi, alla riduzione delle complicanze e al contenimento dei percorsi assistenziali più lunghi e complessi. Lo screening genomico potrebbe inoltre consentire di identificare ogni anno ulteriori 7-8 casi di malattie rare non diagnosticabili con i test biochimici tradizionali.«Investire nella diagnosi precoce significa rendere il sistema più sostenibile nel medio-lungo periodo – aggiunge Gasparini –. È una logica di sanità orientata alla prevenzione».Il valore della genomica applicata allo screening neonatale non si misura quindi soltanto nel numero di patologie individuabili, ma anche nella possibilità di ridurre la cosiddetta “odissea diagnostica” che molte famiglie affrontano prima di arrivare a una diagnosi. Una diagnosi più precoce può favorire l’accesso tempestivo a terapie più efficaci, migliorare gli esiti clinici e funzionali, ridurre il carico assistenziale e contenere l’impatto sociale della disabilità.Lo studio sottolinea anche la necessità di definire con attenzione le patologie da includere in un eventuale programma di screening genomico neonatale. Tra i criteri principali rientrano la possibilità di un intervento terapeutico, la validità clinica del test, l’età di esordio della malattia, la severità del quadro clinico, la penetranza e la fattibilità tecnica dell’analisi genetica. La prospettiva, quindi, non è quella di un uso indiscriminato della genomica, ma di un’applicazione guidata da criteri clinici, scientifici ed etici.Un altro punto centrale riguarda il rapporto tra screening genomico e screening metabolico. I due approcci non devono essere considerati alternativi, ma complementari. La genomica permette di individuare le varianti genetiche associate alla malattia; lo screening metabolico può contribuire a validarne l’effetto funzionale, distinguendo tra varianti patogenetiche, risultati di significato incerto e forme cliniche diverse, comprese quelle a esordio tardivo.La riduzione dei costi di sequenziamento, l’aumento delle terapie geniche e cellulari e l’identificazione di nuovi bersagli terapeutici rendono oggi la genomica uno strumento sempre più rilevante per la medicina preventiva e personalizzata. Restano aperte questioni decisive, dalla gestione delle varianti di significato incerto alla protezione dei dati genomici dei neonati, fino alla necessità di infrastrutture bioinformatiche adeguate e di studi pilota condivisi tra laboratori e sistemi sanitari. Abstract Uno studio del gruppo di Genetica Medica dell’Università di Trieste, diretto da Paolo Gasparini, valuta l’impatto clinico ed economico di un approccio “genomic first” applicato al modello del Friuli Venezia Giulia Mostra nel diario Off Fotogallery
CUS e Audace Sailing Team: successi targati UniTS Read more about CUS e Audace Sailing Team: successi targati UniTS Immagine WhatsApp Image 2026-06-24 at 13.57.50.jpeg Data notizia Wed, 24/06/2026 - 12:00 Categoria notizia Ateneo ateneo Destinatari canale Ateneo Destinatari target Territorio e società Testo notizia Le studentesse, gli studenti, i dirigenti e lo staff del CUS Trieste e dell'Audace Sailing Team si sono festosamente ritrovati oggi in rettorato per celebrare tre risultati di particolare rilievo per lo sport universitario triestino, accolti dalla rettrice Donata Vianelli.L’incontro ha riunito le pallavoliste del CUS Trieste, che hanno conquistato la promozione alla Serie D regionale; i velisti del CUS protagonisti alle regate internazionali di Livorno e Dubrovnik; e i componenti dell’Audace Sailing Team, reduci da un’edizione molto positiva della SuMoth Challenge 2026. Tre percorsi diversi, ma capaci di valorizzare talento, lavoro di squadra e appartenenza alla comunità universitaria.La sezione femminile di pallavolo del CUS Trieste ha centrato il salto di categoria al termine di una stagione condotta con grande continuità, riportando la squadra in Serie D dopo due anni. Un risultato costruito dal gruppo guidato dal tecnico Federico Vivona e accompagnato dal dirigente Filipp Dassoni, che conferma la crescita del movimento pallavolistico universitario.Sul fronte della vela, il CUS Trieste ha raccolto risultati di rilievo in due appuntamenti internazionali: alla Naval Academies Regatta di Livorno, con il primo posto nella Regata Nazionale Tridente e nella categoria Under 23, e alla Elafiti Slalom Regata di Dubrovnik, dove l’equipaggio universitario ha ottenuto il primo posto tra gli equipaggi italiani e il secondo nella classifica universitaria.A completare il quadro, l’Audace Sailing Team dell’Università di Trieste si è confermato tra i protagonisti della SuMoth Challenge 2026, la competizione internazionale dedicata a imbarcazioni foil ad alte prestazioni e a ridotto impatto ambientale, ottenendo il primo posto nella categoria S1 Design, il terzo nella categoria S2 Manufacturing e il primo nella categoria S3 Regatta.Oltre ai tradizionali scambi di omaggi, ai sorrisi e alle foto di rito che hanno immortalato la giornata, l'incontro ha offerto l’occasione per sottolineare ancora una volta il valore dello sport universitario per la crescita personale, la formazione di competenze trasversali e come motore di relazioni tra studenti, docenti e Ateneo, oltre a ribadire il sostegno di UniTS alle carriere degli studenti atleti. Abstract La rettrice Vianelli ha incontrato le pallavoliste del CUS, i velisti protagonisti delle regate di Livorno e Dubrovnik e il team universitario reduce dalla SuMoth Challenge Mostra nel diario Off
I partiti come brand, le immagini come strategia Read more about I partiti come brand, le immagini come strategia Immagine Titolo (59).jpg Data notizia Fri, 26/06/2026 - 12:00 Categoria notizia Ateneo ateneo Ricerca Destinatari canale Ateneo Testo notizia Si è da poco concluso VIPoP – The Visual Politics of Populism, un ambizioso progetto di ricerca finanziato dal PRIN 2022 con uno stanziamento di 217.940 euro che, nell'arco di ventinove mesi, ha indagato in chiave comparata le strategie di comunicazione visiva dei partiti politici in Europa. A guidare il progetto in qualità di Principal Investigator è stato il prof. Mattia Zulianello, professore associato di Scienza Politica al Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali dell'Università di Trieste, che ha coordinato un consorzio di tre unità di ricerca comprendente anche l'Università degli Studi di Milano e l'Università di Milano-Bicocca.VIPoP rappresenta la prima analisi comparata sistematica del populismo visivo in Europa e si distingue per un approccio profondamente innovativo, che apre una nuova frontiera negli studi di settore: per la prima volta, infatti, l'approccio ideativo al populismo è stato esteso in modo strutturato alla dimensione visiva, fino ad oggi rimasta ai margini della letteratura internazionale. Il progetto guarda ai partiti come a veri e propri brand politici, e ai loro simboli (loghi, palette cromatiche, codici visivi ricorrenti) come a marcatori identitari che obbediscono a logiche di marketing non dissimili da quelle che governano la competizione tra imprese sui mercati. In questa prospettiva, VIPoP ha adottato un disegno multi-piattaforma, integrando migliaia di dati provenienti da Facebook e Instagram, e una metodologia all'avanguardia che coniuga computer vision, analisi automatizzata dei testi, interviste qualitative alle élite di partito ed esperimenti conjoint randomizzati.«Quello che ci ha colpiti, lavorando sul campo, è la consapevolezza con cui i team di comunicazione dei partiti gestiscono ogni dettaglio visivo come farebbe un ufficio marketing con la propria brand identity: dalle interviste è emerso chiaramente come la scelta di un colore, il taglio di un'immagine o la posizione di un logo non siano mai casuali, ma il risultato di una strategia precisa. Ricostruire questa grammatica visiva in chiave comparata europea è stato uno degli aspetti più rivelatori del progetto», spiega Zulianello.La rilevanza di VIPoP si gioca su una scala dichiaratamente europea: in un momento storico in cui la sfida populista interroga la tenuta delle democrazie liberali del continente, il progetto fornisce strumenti analitici e interpretativi essenziali per comprendere come questi attori politici costruiscano consenso attraverso le immagini.«Oggi l'immagine è il vettore primario della comunicazione politica digitale: capirne i meccanismi populisti non è un esercizio accademico, ma una precondizione di cittadinanza democratica. VIPoP risponde così all'Obiettivo 16 dell'Agenda 2030 — pace, giustizia e istituzioni forti — fornendo gli strumenti per difendere la qualità del dibattito pubblico e la tenuta delle democrazie europee», sottolinea Zulianello.La produzione scientifica del prof. Zulianello nell'ambito di VIPoP è stata particolarmente ricca e collocata in riviste internazionali di fascia A. Tra i risultati più significativi del progetto spicca il PopulisTree, una mappatura sistematica dei partiti populisti europei dal 1979 a oggi, accompagnata da dataset liberamente accessibili relativi alle elezioni nazionali ed europee. Sviluppato dal prof. Zulianello e presentato in un articolo pubblicato sulla rivista European Union Politics, il PopulisTree costituisce la spina dorsale classificatoria dell'intero progetto e si propone come strumento di riferimento per la comunità scientifica internazionale, oltre che come risorsa aperta per chiunque voglia studiare il fenomeno con rigore.Tra le altre pubblicazioni del prof. Zulianello legate al progetto si segnalano la rassegna sullo stato dell'arte della comunicazione visiva populista (Political Studies Review, con Francesco Melito, assegnista di ricerca assunto nell'ambito del progetto VIPoP); lo studio sui loghi dei partiti della destra radicale populista come elementi di brand identity (The International Journal of Press/Politics, con Luigi Curini e Benjamin Moffitt); l'analisi delle percezioni del mainstreaming della destra radicale populista (South European Society and Politics, con Antonella Seddone); e l'articolo "Show, Don't Tell" in Political Studies (2026, sempre con Melito), nato direttamente dal lavoro sul campo con le interviste ai team di comunicazione dei principali partiti italiani. A questi contributi si affiancano due volumi scritti con Petra Guasti: Capire il Populismo (UTET, 2024) e Understanding Populism, di prossima uscita per Karolinum Press / University of Chicago Press. Abstract Populismi europei e sostenibilità delle democrazie: concluso il PRIN coordinato da Mattia Zulianello Mostra nel diario Off