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Medusa aliena nelle acque sotterranee del Timavo

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Il DNA di una medusa d’acqua dolce di origine aliena, precisamente asiatica (Craspedacusta sowerbii), è stato individuato nelle acque sotterranee del fiume Timavo all’interno della grotta Luftloch, recentemente scoperta dalla Società Adriatica di Speleologia.

Si tratta di una rilevante scoperta scientifica risultato della collaborazione tra l’Università degli Studi di Trieste, la Società Adriatica di Speleologia (SAS) e il Civico Museo di Storia Naturale di Trieste.

Il campionamento e le analisi sono stati condotti dal gruppo di ricerca coordinato da Chiara Manfrin del Dipartimento di Scienze della Vita di UniTS, nell’ambito di un progetto finalizzato al monitoraggio della biodiversità negli ambienti ipogei attraverso l’utilizzo del DNA ambientale (eDNA), una tecnica innovativa che consente di rilevare tracce genetiche lasciate dagli organismi nel loro habitat, rendendo possibile l’identificazione anche di specie non facilmente osservabili. 

“Questo metodo ci consente, filtrando l’acqua, di rilevare tracce genetiche lasciate dagli organismi nell’ambiente circostante, permettendo così l’individuazione di specie anche difficilmente osservabili direttamente”, spiega Manfrin. “I risultati hanno evidenziato la presenza del DNA di Craspedacusta sowerbii, una specie aliena non autoctona, originaria della Cina, innocua per l'uomo ma i cui effetti sugli ecosistemi carsici sono allo studio”. 

La scoperta si inserisce nel solco di precedenti osservazioni della medusa effettuate nella parte slovena del Reka-Timavo a partire dal 2016 da parte del Museo Civico di Storia Naturale di Trieste, e pubblicate in una nota scientifica a firma di Nicola Bressi e Andrea Colla. La conferma genetica ottenuta ora rafforza ulteriormente l’ipotesi della presenza della specie nelle acque sotterranee del Carso. 

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La scoperta è frutto di una collaborazione scientifica tra UniTS, Società Adriatica di Speleologia e Civico Museo di Storia Naturale di Trieste
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IA e diritti umani: conferenza a Gorizia con delegato del Consiglio d’Europa

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È stata tra i primi appuntamenti accademici in Europa dedicati alla nuova Convenzione Quadro sull’Intelligenza Artificiale, i diritti umani, la democrazia e lo Stato di diritto adottata dal Consiglio d’Europa nel settembre 2024: la conferenza che si è svolta presso la sede di Gorizia dell’Università di Trieste ha riunito studiose e studiosi provenienti da diversi Paesi per una riflessione critica e multidisciplinare sulle implicazioni del trattato.

L’evento - dal titolo "The CoE framework convention on Artificial Intelligence and Human Rights, Democracy and the rule of Law Comparative, EU, and International Law perspectives - ha ricevuto attenzione anche da parte del Consiglio d’Europa, che ne ha dato notizia sul proprio portale ufficiale, sottolineandone il valore come iniziativa di approfondimento promossa dal mondo accademico in dialogo con le istituzioni.

Ad aprire i lavori è stato Mario Hernández Ramos, presidente del Comitato sull’Intelligenza Artificiale del Consiglio d’Europa (CAI), che nel suo intervento ha illustrato l’iter negoziale della Convenzione, i suoi contenuti e le prospettive di attuazione. "I valori umani – ha ricordato - devono essere l'essenza della progettazione, dello sviluppo e dell'implementazione dell'intelligenza artificiale, e la Convenzione del Consiglio d'Europa svolge un ruolo chiave nel raggiungimento di questo obiettivo." 

La conferenza è stata organizzata da Giuseppe Pascale e Marta Infantino, docenti di Diritto Internazionale e di Diritto Privato Comparato dell’Università di Trieste, con il sostegno del Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali (DiSPeS), dell’Unione Europea e del progetto PRIN AutomatA – The dark side of algorithm in public administration, finanziato dal MUR, che vede la partnership di UniTS con il coordinamento scientifico della professoressa Infantino.

«Si è trattato di una delle primissime occasioni in Europa per una riflessione critica in ambito accademico sul testo e sull’impatto potenziale della nuova Convenzione e discuterne l’impatto potenziale», spiegano gli organizzatori. «Abbiamo riunito a Gorizia studiosi di diritto comparato, internazionale ed europeo per comprendere insieme prospettive e ricadute della regolazione dell’intelligenza artificiale: i contributi presentati saranno raccolti e pubblicati in open access, a beneficio della comunità scientifica e di tutti coloro che vogliano approfondire il contenuto e la portata della Convenzione».

Abstract
Promosso dal DiSPeS con Unione Europea e PRIN AutomatA uno dei primi incontri accademici sulla "Convenzione Quadro sull’Intelligenza Artificiale, i diritti umani, la democrazia e lo Stato di diritto" di recente adozione
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Presentato GeoAdriatico 2025: Trieste punto d’arrivo del corridoio delle Indie Orientali

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Il Mediterraneo nell’era post-americana, il corridoio economico India-Medioriente-Europa ribattezzato nuova via del cotone, l’integrazione dei Balcani occidentali, nonché il dialogo tra AI e Spazio sono alcuni dei temi dell’edizione 2025 di GeoAdriatico, il simposio internazionale di geopolitica in programma dal 12 al 15 giugno a Trieste.

GeoAdriatico, promosso dalla Vitale Onlus in partnership con l’Università degli Studi di Trieste, approfondisce, altresì, argomenti riguardanti la ricerca scientifica nella società dei dati globali, il G20 quale piattaforma per cooperare su trasporti, infrastrutture portuali e mare, e ancora tematiche inerenti i dazi, la guerra commerciale e la salvaguardia del Pianeta.

«In un contesto segnato dall’evoluzione dei rapporti geopolitici, dall'emergenza ambientale e dalla rivoluzione dei dati, è fondamentale che ricerca scientifica, diplomazia e impresa si confrontino per orientare i processi globali verso obiettivi comuni», dichiara il Rettore Roberto Di Lenarda. «GeoAdriatico rappresenta per l’Università di Trieste un’opportunità per contribuire, in uno scenario internazionale instabile e complesso, alla costruzione di un dialogo tra mondi solo apparentemente distanti. Solo attraverso la cooperazione – conclude Di Lenarda – possiamo immaginare soluzioni efficaci per le grandi transizioni del nostro tempo».

In un contesto sociale in cui nel mondo ci sono 56 guerre che coinvolgono oltre novanta Paesi, le relazioni internazionali devono svolgere un ruolo cruciale nella promozione della pace che è una delle priorità di GeoAdriatico, un evento che gode, tra gli altri, dei patrocini del Senato della Repubblica, della Camera dei deputati, del Ministero degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale, del Ministero dell’Economia e delle Finanze e della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia.

«Le relazioni internazionali, in un mondo conflittuale e complesso, sono uno strumento efficace di dialogo per la pace – dichiara Roberto Vitale, presidente di GeoAdriatico e della Vitale Onlus ideatrice del simposio internazionale -. La città di Trieste è un contenitore multiculturale che deve diventare, anche alla luce della sua baricentricità nel nuovo scacchiere geopolitico, un laboratorio di dialogo multireligioso in cui sviluppare azioni di prevenzione delle guerre e risoluzione dei conflitti».

All’opening ceremony di GeoAdriatico, che si svolgerà giovedì 12 giugno, alle 10, nel salone di rappresentanza del MIB Trieste School of Management, è previsto, altresì, l’intervento di Maria Tripodi, sottosegretario di Stato agli Affari esteri e alla Cooperazione internazionale, nonché quelli di Dario Giacomin, rappresentante militare della Nato e dell’Unione europea a Bruxelles, Nicola Casagli, presidente dell’Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale OGS e Vittorio Torbianelli, commissario straordinario dell’Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Orientale.

Sempre nel corso della giornata inaugurale, alle ore 15, nel salone di rappresentanza del Segretariato Generale dell’InCe (Iniziativa Centro Europea), si discuterà di economia e finanza per il rilancio e l’integrazione dei Balcani Occidentali con la partecipazione, tra gli altri, di Marco Alberti, ambasciatore d’Italia in Albania, Luca Gori, ambasciatore d’Italia in Serbia, Gabriele Bellon, direttore generale della BCC Venezia Giulia, Salvatore La Rosa, direttore della Struttura di Ricerca e Innovazione di Area Science Park, Nicola Polato, responsabile dell’Ufficio Nordest di SIMEST, Tatjana Rojc, membro della Commissione Politiche dell’Unione europea del Senato della Repubblica e Gregor Šuc, console generale della Repubblica di Slovenia che saranno moderati da Stefano Polli, vice direttore dell’agenzia di Stampa ANSA.

Tra gli oltre 70 partecipanti di GeoAdriatico, in rappresentanza di 20 Nazioni, ci saranno anche Massimo Gallo, direttore della sede di Trieste della Banca d’Italia, Tullio Gregori, docente di Scienze della Finanza all’Università di Trieste, Luigi Matarazzo, direttore generale Divisione navi mercantili di Fincantieri e Stefano Pilotto, docente di Relazioni internazionali al MIB Trieste School of Management.         

La seconda giornata, venerdì 13 giugno, si aprirà nel Salone di Rappresentanza del Palazzo della Regione che ospiterà una tavola rotonda volta a inquadrare il ruolo di Trieste come punto di arrivo del corridoio delle Indie Orientali. L’incontro, che sarà aperto dai saluti di Alessia Rosolen, Assessore regionale al lavoro, formazione, istruzione, ricerca, università e famiglia, si avvarrà dei contributi di Pierpaolo Ribuffo, coordinatore della Struttura politiche del mare della Presidenza del Consiglio dei Ministri, Antonio Bartoli, ambasciatore d’Italia in India, Federico Donelli, docente di Relazioni internazionali all’Università di Trieste, Antonio Gurrieri, segretario generale dell’Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Orientale e Damir Murkovic, presidente delle Camere di Commercio dell’Europa Centro Orientale. La partecipazione a questa tavola rotonda richiede una prenotazione obbligatoria, inviando una richiesta via mail a segreteria@vitaleonlus.it entro martedì 10 giugno.

GeoAdriatico, che gode della media partnership dell’agenzia di stampa ANSA, proseguirà al Centro congressi di Area science Park. Venerdì pomeriggio alle 15 il tema della ricerca nell’era dei dati globali sarò introdotto da Caterina Petrillo, presidente di Area Science Park. A discuterne sarannoDenise Amram, avvocato e docente di Diritto privato comparato alla Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, Stefano Cozzini, direttore dell’Istituto di Ricerca per l’Innovazione Tecnologica di Area Science Park, Giorgia Lodi, tecnologa dell’Istituto di Scienze e Tecnologie della Cognizione del Consiglio Nazionale delle Ricerche CNR, Giorgio Rossi, docente di Fisica all’Università degli Studi di Milano e Paolo Valenti, dirigente di ricerca dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare che saranno moderati da Francesca Iannelli, portavoce della presidente di Area Science Park. 

A seguire nella sala Desiata della Camera di Commercio Venezia Giulia, partner del simposio, si tratterà, invece, di Spazio e Intelligenza artificiale con Anna Gregorio Michelazzi, astrofisica dell’Università di Trieste. Dopo una prolusione di Giorgio Marrapodi, ambasciatore d’Italia in Turchia, interverranno Maria Angelucci, sviluppatore business di WSense, Sylvio Barbon Junior, responsabile Machine Learning Lab (DIA) dell’Università di Trieste, Giuseppe Coronella, amministratore delegato di Mare FVG, Beatrice Manassero, dell’ufficio Spazio e Cooperazione scientifica del ministero degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale, Milena Menna, oceanografa e fisica dell’Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale OGS, Fabrizio Rovatti, project manager di Area Science Park, Vincenzo Vitale, direttore marittimo delle Marche e comandante della Capitaneria di Porto di Ancona, nonché Marco Brancati, direttore tecnico di Telespazio, società partecipata da Leonardo.

La giornata di sabato 14 giugno si aprirà alle 9.30 nella sala rossa dell’Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Orientale con una lectio magistralis di Roberto Danovaro, il maggior esperto al mondo di mari e oceano, rivolta agli allievi del master Sustainable Blue Growth diretto da Mounir Ghribi che, a loro volta, saranno relatori su argomenti che riguardano il mare come un elemento imprescindibile per il futuro delle società. 

In quasi contemporanea, alle ore 10, si svolgerà la tavola rotonda conclusiva che, nella sala del Mare della Capitaneria di Porto di Trieste, sarà dedicata a crisi climatica, donne e diritti umani. Tra i relatori, che saranno moderati da Marcelo Knobel, direttore esecutivo TWAS: Max Paoli, coordinatore del programma UNESCO del TWAS (Academy of Sciences for the Developing World), Maria Cristina Fossi, docente di Ecologia ed Ecotossicologia all’Università di Siena che è stata la prima scienziata al mondo a fornire le prove degli effetti della plastica sulle balene, Stella Koutika, del Centro ricerca durabilità e produttività piantagioni industriali del Congo, Antonio Navarra, presidente del Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici, Sara Nowreen, ricercatrice dell’Istituto gestione acque e inondazioni del Bangladesh e Vania Torrez, dell’Istituto di Ecologia dell’Università Mayor de San Andrés in Bolivia.

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Al via la 5. edizione del simposio dedicato a diplomazia, economia, scienza e religioni promosso dalla Vitale Onlus. Al centro dei dibattiti anche l’integrazione dei Balcani Occidentali e l’intelligenza artificiale
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AlmaLaurea 2025: UniTS continua a crescere su occupazione, attrattività e mobilità internazionale

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L’Università di Trieste si conferma anche nel 2025 tra le realtà accademiche italiane più solide e dinamiche, capace di coniugare qualità formativa, apertura internazionale e concrete prospettive occupazionali per i propri laureati. 

È quanto emerge dal XXVII Rapporto AlmaLaurea, che ha analizzato le performance degli studenti laureati nel 2024. 

Sul fronte occupazionale, l’Università di Trieste si distingue con risultati superiori rispetto alle medie nazionali e regionali. A un anno dal conseguimento del titolo, l’84,8% dei laureati triennali che non proseguono gli studi risulta occupato, contro il 78,6% della media nazionale e l’84,6% del Friuli Venezia Giulia. La retribuzione netta mensile è di 1.522 euro, superiore sia alla media nazionale (1.492 euro) sia a quella regionale (1.497 euro).

Il quadro è particolarmente positivo per i laureati magistrali, che registrano performance occupazionali e retributive nettamente superiori soprattutto rispetto al panorama nazionale. A un anno dal titolo, il tasso di occupazione è dell’86,9% (78,6% a livello nazionale), con una retribuzione media netta mensile di 1.607 euro (1.488 in Italia). A cinque anni dalla laurea, l’occupazione raggiunge il 93,0%, superando il dato regionale (92,7%) e quello nazionale (89,7%), mentre la retribuzione mensile arriva in media a 1.988 euro (1.923 in FVG, 1.847 in Italia), con punte di 2.014 euro tra i magistrali biennali e 1.949 dei corsi a ciclo unico.

Il profilo dei laureati UniTS restituisce inoltre l’immagine di un ateneo capace di attrarre studenti oltre i confini regionali e nazionali. Il 41,5% dei laureati, infatti, proviene da fuori regione, contro una media regionale del 33,8% e nazionale del 24,5%, mentre il 4,8% è di cittadinanza estera (3,6% la media regionale). L’incidenza è ancora più marcata nei corsi magistrali biennali, dove il 47,9% degli studenti arriva da altre regioni e il 6% da altri Paesi.

La qualità della formazione offerta da UniTS si riflette anche nell’ampia diffusione dei tirocini curricolari, previsti e riconosciuti dai corsi di studio. A beneficiarne è stato il 62,9% dei laureati (a fronte del 61% a livello nazionale), con una partecipazione che raggiunge il 75,8% tra i magistrali biennali e arriva all’87,6% se si includono le esperienze svolte durante il precedente ciclo triennale.

Ottimi anche i dati relativi alla mobilità internazionale: il 13,2% dei laureati ha partecipato a un’esperienza di studio all’estero riconosciuta dal proprio corso di laurea, un dato superiore sia alla media nazionale (10,3%) sia a quella regionale (12,1%). La quota è del 13,2% tra i laureati triennali e del 13% tra i magistrali biennali, che sale al 18,7% se si includono anche le esperienze effettuate durante il percorso triennale.

Infine, a confermare l’elevata qualità dell’esperienza accademica a Trieste sono anche i giudizi degli studenti: l’88,7% si dichiara complessivamente soddisfatto del proprio percorso universitario, con valutazioni molto positive anche sul rapporto con i docenti (87%), sul carico di studio (79,6%) e sulle infrastrutture didattiche (84,7%).

Il XXVII Rapporto AlmaLaurea ha analizzato le performance di oltre 305 mila laureati del 2024 in 80 atenei italiani, tra cui i 3.226 dell’Ateneo triestino: 1.842 di primo livello, 979 magistrali biennali e 405 a ciclo unico.

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Si confermano dati sopra la media nazionale e regionale
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Medaglia d'argento per il CUS ai Campionati nazionali universitari

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Al termine di un torneo giocato ad altissimi livelli, la squadra di pallacanestro maschile del CUS Trieste ha conquistato una brillante medaglia d’argento ai Campionati Nazionali Universitari (CNU) che si sono svolti ad Ancona.

A oltre vent'anni dall'ultimo podio e a quasi trenta dall'ultimo "scudetto" vinto nel 1996, l'Università di Trieste ritorna tra le grandi del basket universitario, grazie ai ragazzi magistralmente guidati dal coach Dejan Faraglia e dal vice Matteo Filippone.

Nel corso di una settimana ad altissima intensità, i cestisti UniTS hanno prima dominato il girone eliminatorio - imponendosi contro i CUS di Macerata, Pisa e Insubria - e poi superato in semifinale la compagine di Torino. In finale, nonostante una prestazione maiuscola che li ha visti restare in partita fino agli ultimi possessi, la corsa del CUS Trieste è stata interrotta dalla corazzata Bologna.

“I ragazzi sono stati straordinari - racconta coach Faraglia - disputando cinque partite di altissimo livello e giocandosi, quasi, ad armi pari anche la finale. Sono orgoglioso di questo gruppo che ha regalato al CUS Trieste e all’Università di Trieste un risultato di grande rilievo dopo tanti anni”.

Il presidente del CUS Trieste Michele Pipan, oltre a ringraziare lo staff che ha rivestito un ruolo decisivo per il raggiungimento del risultato, ha sottolineato come "il gruppo sia riuscito a fare e ad essere squadra, sia dentro sia fuori dal parquet". I dieci atleti infatti, durante la stagione regolare, tranne rare eccezioni non giocano assieme, ma disputano anche campionati di livello superiore con altre società sportive: nell'occasione dei CNU, invece, si  sono messi a disposizione per rappresentare l’Università di Trieste, dimostrando un grande spirito di appartenenza alla comunità universitaria di UniTS.

La squadra del CUS Trieste vincitrice della medaglia d'argento è stata composta da: Paolo Scoleri (Ingegneria navale), Federico Paganotto (Ingegneria navale), Matteo Baissero (Economia internazionale e mercati finanziari), Luca Pauletto (Medicina e chirurgia), Daniel Riccio (Ingegneria elettronica e informatica), Matteo Varesano (Economia e gestione aziendale), Giacomo Comelli (Assistenza sanitaria), Mattia Gattolini (Medicina e chirurgia), Federico Gallo (Marketing e management) e Giovanni Del Ben (Odontoiatria e protesi dentaria).

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Piazza d'onore per la squadra di basket maschile che riporta sul podio UniTS dopo oltre vent'anni
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GOin4SAFETY a Gorizia e Nova Gorica: un'esercitazione transfrontaliera per la resilienza alle emergenze ambientali

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Dal 5 all’8 giugno 2025 il Dipartimento di Ingegneria e Architettura dell’Università di Trieste sarà coinvolto, insieme a partner italiani e sloveni, in GOin4SAFETY, una grande esercitazione transfrontaliera per la gestione delle emergenze ambientali e la prevenzione dei disastri, che si terrà tra Gorizia, Nova Gorica e Šempeter-Vrtojba.

L’iniziativa rientra nel progetto IN4SAFETY, finanziato dal Programma Interreg Italia-Slovenia, e si propone di rafforzare la capacità di risposta congiunta di territori vicini ma appartenenti a Stati diversi. L’Ateneo triestino, attraverso il proprio Dipartimento, contribuisce con attività di ricerca, formazione e trasferimento tecnologico, in particolare per la georeferenziazione dei dati ambientali e la definizione dei gruppi target coinvolti.

L’esercitazione GOin4SAFETY vedrà la partecipazione di oltre 500 operatori provenienti da Friuli Venezia Giulia, Veneto, Slovenia, Croazia e Germania: protezione civile, forze di sicurezza, volontariato organizzato ed enti locali, impegnati in scenari complessi come terremoti, frane, incendi, incidenti con materiali pericolosi e impatti legati al cambiamento climatico.

Il programma prevede anche attività formative rivolte a personale comunale, volontari, studenti e cittadini, oltre a un’esercitazione per posti di comando con simulazione di emergenze su larga scala.

GOin4SAFETY rappresenta un esempio concreto di cooperazione europea a livello locale, e promuove una cultura condivisa della prevenzione, della gestione del rischio e della sicurezza del territorio. Il progetto è coordinato dal Comune di Ajdovščina e coinvolge, tra gli altri, il Geodetic Institute of Slovenia, la Città Metropolitana di Venezia, l’Istituto di Sociologia Internazionale di Gorizia, i Vigili del Fuoco di Nova Gorica e l’Università di Trieste.

Per maggiori informazioni: 
Sito Interreg Italia - Slovenija
Sito dell'Istituto di Sociologia Internazionale di Gorizia

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L'iniziativa è parte del Programma Interreg Italia-Slovenia di cui è partner il Dipartimento di Ingegneria e Architettura
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“Occhio al Sole!”: 7.000 studenti coinvolti nel progetto di prevenzione delle malattie della pelle sostenuto da UniTS

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Oltre 7.000 ragazze e ragazzi del Friuli Venezia Giulia affronteranno l’estate con una maggiore consapevolezza sull’importanza della protezione solare: è questo il risultato del progetto Occhio al Sole, che si è svolto durante l’anno scolastico 2024-2025 coinvolgendo 138 scuole secondarie di primo grado su tutto il territorio regionale.

Il progetto, intitolato “Occhio al Sole! Buone pratiche per stare bene all’aria aperta”, è stato ideato da FondoSviluppo FVG (Fondo mutualistico di Confcooperative FVG) e promosso dalla Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, con il patrocinio dell’Università di Trieste e dell’Università di Udine. Le attività sono state realizzate nelle scuole grazie al contributo dell’Immaginario Scientifico, con l’obiettivo di promuovere fin dalla giovane età comportamenti consapevoli per la tutela della salute della pelle.
Attraverso laboratori interattivi della durata di due ore, studentesse e studenti hanno approfondito il tema dei raggi ultravioletti, analizzandone gli effetti sull’organismo e i rischi legati a un’esposizione solare non protetta. Particolare attenzione è stata dedicata al ruolo dei cambiamenti climatici, che aumentano l’intensità e la pericolosità dei raggi UV. Il percorso ha previsto attività sperimentali e momenti di confronto, con un focus sull’apparato cutaneo e sull’uso corretto della protezione solare.
L’iniziativa ha registrato un’adesione altissima: circa l’80% delle scuole secondarie di primo grado del Friuli Venezia Giulia – distribuite nelle quattro province – ha scelto di partecipare. Un risultato che testimonia l’interesse e il valore dell’iniziativa, e che ha portato alla conferma del progetto anche per l’anno scolastico 2025-2026.

La prof.ssa Iris Zalaudek, Direttrice della Clinica Dermatologica dell’Università di Trieste e dell’Azienda Sanitaria Universitaria Giuliana Isontina, ha sottolineato: “Le campagne educative come il progetto ‘Occhio al Sole’ sono fondamentali per promuovere comportamenti sani fin dall’infanzia, riducendo il rischio di danni cutanei come l’invecchiamento della pelle o l’aumento di tumori cutanei a lungo termine. Diversi studi dimostrano che interventi scolastici mirati aumentano significativamente l’uso della protezione solare e la permanenza all’ombra nei bambini. In Australia, il melanoma è una delle forme di cancro più comuni, specialmente tra i giovani adulti tra i 15 e i 25 anni. Tuttavia, negli ultimi anni, si è osservato per la prima volta un calo dell'incidenza del melanoma tra questa fascia di età, grazie a diverse iniziative di salute pubblica, tra cui l’educazione precoce dei giovani alla fotoprotezione.”
Alla luce dell’ampia adesione e del successo dell’iniziativa, è stata confermata una seconda edizione del progetto per l’anno scolastico 2025-2026.

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Grande adesione per il progetto promosso nelle scuole del FVG: confermata la seconda edizione per il 2025-2026
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L’impresa come attrice globale: laurea honoris causa in Diplomazia e Cooperazione Internazionale a Simone Bemporad

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L’Università di Trieste ha conferito oggi la Laurea Magistrale ad honorem in Diplomazia e Cooperazione Internazionale a Simone Bemporad, direttore delle relazioni esterne e comunicazione del Gruppo Generali.

Il riconoscimento, promosso dal Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali dell’Ateneo triestino, è stato attribuito «per il significativo e innovativo contributo dato allo sviluppo della diplomazia culturale e alla diffusione di modelli imprenditoriali orientati alla trasparenza, alla sostenibilità e allo sviluppo sociale».

Dopo i saluti introduttivi del Rettore Roberto Di Lenarda e la lettura della motivazione da parte del Direttore di Dipartimento Georg Meyr, il professor Diego Abenante, coordinatore del Corso di laurea in Diplomazia e Cooperazione Internazionale, ha esposto la laudatio academica.

Nel suo intervento, Abenante ha evidenziato come Bemporad rappresenti una «figura di rilievo nel panorama nazionale e internazionale della comunicazione strategica, delle relazioni istituzionali e della diplomazia d’impresa», capace di «connettere interessi privati e responsabilità pubblica» lungo una traiettoria che ha accompagnato la trasformazione delle imprese in soggetti attivi dello scenario politico globale.

Dopo una prima esperienza come giornalista, Bemporad ha operato nei Ministeri del Tesoro e dell’Industria prima di assumere ruoli di responsabilità nelle relazioni esterne di importanti realtà pubbliche e private italiane, tra cui IRI, Enel, Leonardo e, attualmente, Generali. Accanto all’attività manageriale, ha sviluppato, inoltre, una rilevante produzione editoriale e una collaborazione costante con enti e organizzazioni internazionali.

Il percorso professionale di Simone Bemporad è stato contraddistinto da progetti di grande impatto sociale, come la nascita della fondazione “The Human Safety Net”, ora attiva in 26 Paesi per sostenere famiglie vulnerabili e rifugiati, o la collaborazione con lo United Nations Development Programme per proteggere comunità fragili dagli effetti della crisi climatica. Progetti che dimostrano come Bemporad abbia saputo coniugare obiettivi aziendali e responsabilità sociale, delineando un nuovo paradigma di impact diplomacy, che pone al centro la persona, la comunità e l’ambiente.

Dopo il conferimento ufficiale della Laurea ad honorem e la tradizionale vestizione con toga e tocco, Bemporad ha pronunciato una lectio magistralis intitolata Corporate Diplomacy: l’impatto delle aziende sulle relazioni politiche e sul bene comune, proponendo una riflessione articolata sul ruolo crescente dell’impresa nelle dinamiche internazionali.

«Considerare separate le traiettorie dell’interesse dell’impresa privata da quelle dell’interesse pubblico è una visione già superata dalla realtà», ha affermato. Le imprese, ha spiegato, «possono diventare protagoniste della diplomazia internazionale, agendo come ponti tra culture, economie e istituzioni». In questo quadro, la diplomazia aziendale si caratterizza anche per una forte dimensione valoriale, traducendosi nella promozione di modelli di sviluppo sostenibile e inclusivo, anche attraverso il coinvolgimento diretto di dipendenti e partner.

Particolarmente intensa la parte conclusiva dell’intervento, rivolta alle nuove generazioni e quindi agli studenti. Citando l’economista Arthur Brooks, Bemporad ha ricordato che il senso del proprio lavoro si trova nell’equilibrio tra “guadagnarsi il proprio successo” ed “essere utili agli altri”. Ai giovani ha suggerito di costruire una rete di relazioni solida e autentica, e di coltivare fiducia, competenza e dialogo come fondamenti per affrontare il mondo del lavoro.

«In un contesto segnato da sfide globali sempre più complesse - ha commentato il rettore Roberto Di Lenarda - il ruolo della diplomazia – scientifica, culturale, economica – si rivela essenziale per promuovere sviluppo, pace e coesione sociale. Il conferimento della laurea honoris causa a Simone Bemporad riconosce l’impegno di un professionista che ha saputo interpretare la comunicazione e le relazioni internazionali d’impresa come strumenti di responsabilità e dialogo tra istituzioni, territori e persone. Un segnale importante anche per le nostre studentesse e i nostri studenti, chiamati a diventare protagonisti consapevoli di una società aperta e interconnessa».

Gli atti della cerimonia di conferimento sono stati raccolti nel volume Corporate Diplomacy. L’impatto delle aziende sulle relazioni politiche e sul bene comune, a cura di Andrea Crismani, professore ordinario di Diritto Amministrativo dell'Università di Trieste.

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Conferito il riconoscimento al direttore comunicazione e relazioni esterne del Gruppo Generali per il contributo alla diplomazia culturale e allo sviluppo di modelli imprenditoriali responsabili
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Public Engagement: APEnet presenta il Manifesto del mondo della ricerca

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Anche l’Università di Trieste ha partecipato alla presentazione del nuovo Manifesto per il valore pubblico della conoscenza a cura di APEnet, la Rete Italiana degli Atenei ed Enti di Ricerca per il Public Engagement.

Il Manifesto, frutto del lavoro collettivo e aperto dei 57 soci, tra Università, Enti di Ricerca, Politecnici e Scuole Superiori distribuiti su tutto il territorio italiano, traduce in modo aggiornato l’identità dell’Associazione e indica per la prima volta una direzione condivisa: integrare il Public Engagement nei piani strategici degli atenei e delle istituzioni di ricerca, riconoscerne il valore nei percorsi di carriera e nei sistemi di valutazione della ricerca, promuovere la cultura della partecipazione e della collaborazione tra tutti i portatori di interesse, sostenere la formazione continua, l’open science e il coinvolgimento attivo delle nuove generazioni. Il documento traccia la fondamentale azione di rafforzamento delle alleanze tra ricerca e società civile per superare la distanza tra scienza e cittadinanza.

Ispirato alle più recenti raccomandazioni europee sul ruolo sociale della ricerca, il Manifesto conferma l’urgenza di rafforzare il valore pubblico del sapere, promuovendo processi di ascolto, dialogo, collaborazione e co-creazione come elementi chiave per generare impatto culturale, sociale ed economico.

“Il Manifesto di APEnet - spiega Giulia Carluccio, Presidente uscente di APEnet e Prorettrice dell’Università di Torino - è un tassello fondamentale per accelerare un cambio di paradigma all’interno delle istituzioni di ricerca del nostro Paese. Università ed Enti di Ricerca si impegnano a produrre e valorizzare conoscenze in ascolto, dialogo e collaborazione per contribuire alle sfide attuali e future insieme alla società.” 

Contestualmente alla presentazione del Manifesto del Public Engagement, APEnet, ha eletto il nuovo direttivo che guiderà l'associazione per il prossimo triennio.
L'organo sarà composto da Irene Baldriga (Università di Roma La Sapienza), Pier Andrea Serra (Università di Sassari), Giorgio Chiarelli (INFN), Elisa Ascani (Università di Firenze), Elisabetta Bani (Università di Bergamo), Andrea Attanasio (Università della Calabria), Valentina Lomi (Università di Modena e Reggio Emilia), Alessandro Zennaro (Università di Torino) e Monica Guerra (Università di Milano Bicocca). All'interno del direttivo Pier Andrea Serra è stato nominato Presidente e si avvarrà della collaborazione di due vicepresidenti: Irene Baldriga ed Elisabetta Bani.

Che cos'è APEnet

APEnet è La “Rete italiana degli Atenei ed Enti di Ricerca per il Public Engagement – APEnet”. Attiva dal 2018 si è costituita in Associazione nel 2022 per consolidare e rendere visibile il ruolo del Public Engagement in Italia.

Il Public Engagement è un insieme di valori e azioni istituzionali di Università ed Enti di Ricerca con l’obiettivo di generare crescita sociale, culturale ed economica, in collaborazione con tutti gli attori sociali. Un processo dinamico di interazione che porta al progressivo superamento della distanza tra ricerca e società per alimentare nuove sfide, che tengano conto delle identità territoriali e sappiano riconoscere l’apporto dei differenti protagonisti che in essi operano amplificandone l’impatto.

APEnet è uno spazio di confronto, studio e progettazione di strumenti e di azioni, di condivisione e potenziamento delle conoscenze e delle competenze necessarie per promuovere l’importante cambiamento culturale che vede oggi le Università e gli Enti di Ricerca protagonisti per una “crescita inclusiva” del Paese attraverso l’ascolto, il dialogo e la collaborazione con la società.

 

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Anche UniTS tra i 57 Atenei ed enti di ricerca coinvolti. L'obiettivo è rafforzare il valore pubblico del sapere per generare impatto culturale, sociale ed economico
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Assistenza domiciliare: studio UniTS stima i benefici del Long Term Care pubblico

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Garantire le risorse pubbliche per fornire assistenza domiciliare agli anziani con autosufficienza limitata potrebbe rivelarsi non solo una misura di welfare, ma una strategia efficace per migliorare la salute mentale dell’anziano, contenere i costi per le cure psichiatriche e alleggerire il carico sulle famiglie.

È quanto emerge da uno studio internazionale pubblicato sulla prestigiosa rivista Health Economics, condotto da Ludovico Carrino, docente di Economia politica all’Università di Trieste, in collaborazione con Erica Reinhard del King’s College di Londra e di Mauricio Avendano dell’Università di Losanna.

Lo studio, uno dei primi della comunità scientifica a indagare con metodo empirico l’impatto socio-economico dell’assistenza pubblica domiciliare sugli anziani, ha analizzato dati provenienti da quattro paesi europei (Belgio, Francia, Germania e Spagna), evidenziando come il Long Term Care (LTC) supportato dai programmi di sanità pubblica possa avere molteplici effetti positivi. I risultati dimostrano, infatti, che l’accesso a servizi di cura a domicilio riduce il rischio di depressione clinica di 13 punti percentuali – rispetto a una media del 28% nella popolazione osservata – e abbassa il rischio di solitudine del 6,7%, aumentando allo stesso tempo la percezione di una qualità di vita superiore alla media (+14%).

Ludovico Carrino, docente di Economia politica all’Università degli Studi di Trieste, commenta: “Oltre ai benefici per la salute degli individui, lo studio evidenzia il potenziale impatto economico di queste misure. La depressione in età avanzata ha, infatti, un costo sanitario elevato: studi condotti negli ultimi decenni rivelano che nel Regno Unito si verifica un costo extra annuo di 3.225 dollari per ogni persona tra i 65 e i 74 anni, mentre in Germania la spesa per gli over 75 è pari a 2.840 dollari annui. Ridurre l’incidenza di disturbi mentali attraverso un sistema di assistenza domiciliare efficiente significa, quindi, non solo migliorare la qualità della vita degli anziani, ma anche diminuire il ricorso a farmaci, cure psichiatriche e ricoveri, con effetti positivi sulla sostenibilità dei sistemi sanitari nazionali”.

Un altro aspetto emerso dalla ricerca riguarda il ruolo dei caregiver familiari. L’assistenza informale, fornita da figli o parenti, rappresenta spesso la risorsa prevalente, con un forte impatto sulla vita lavorativa e personale di chi presta aiuto. Garantire un accesso più ampio ai servizi domiciliari potrebbe liberare i caregiver da un ruolo assistenziale spesso totalizzante, rimettendo risorse umane a disposizione del mercato del lavoro con potenziali ricadute positive per il sistema produttivo e per il reddito disponibile delle famiglie.

In Italia, dove lo sviluppo del Long Term Care pubblico sconta un certo ritardo rispetto ad altri Paesi europei, i risultati dello studio pubblicato su Health Economics possono offrire spunti concreti per orientare le politiche pubbliche e aggiornare le strategie di welfare.

“Gli interventi legislativi degli ultimi anni hanno aperto una riflessione sulla necessità di rafforzare i finanziamenti e ampliare l’accesso ai servizi domiciliari, sollevando l’attenzione su un tema di grande interesse in un Paese in cui l’invecchiamento della popolazione inevitabilmente determinerà l’aumento degli individui bisognosi di cure” conclude Ludovico Carrino.

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Studio completo pubblicato su Health Economics
There Is No Place Like Home: The Impact of Public Home‐Based Care on the Mental Health and Well‐Being of Older People

Abstract
La ricerca di Ludovico Carrino (DEAMS), pubblicata su Health Economics, individua effetti positivi per la salute mentale degli anziani e una riduzione dei costi per la sanità pubblica
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