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Packaging biodegradabile: partito il progetto Be – UP, UniTS unico ateneo italiano coinvolto

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E’ partito il nuovo progetto di ricerca finanziato con 8,5 milioni di euro dal Programma Horizon Europe “Be-UP”, per la realizzazione di nuovi polimeri rinnovabili per la produzione e uso di packaging biodegradabile in tutta Europa. 

Coordinato da ITENE (Spagna), Be-UP riunisce un consorzio di 17 organizzazioni private e pubbliche da 9 Paesi con UniTS come unica Università italiana presente. Coinvolte le aziende Novamont, Particula, Hybrid Catalysis, Isotech, Aptar Group, Imerys, Innotech (Grupo Lantero) e i laboratori Polinivo, Normec, Cebimat, FTPO e IDENER. European Bioplastics e il cluster di competitività Polymeris garantiranno l'amplificazione dei risultati di Be-UP con il supporto dell’associazione spagnola per la standardizzazione (UNE).

In dettaglio, il progetto Be-UP intende sviluppare metodi pionieristici per la sintesi e processamento industriale (estrusione, stampaggio a iniezione e termoformatura) di poliesteri ottenuti con materie prime a base biologica. Be-UP utilizzerà bio-catalizzatori e additivi sostenibili ma integrerà anche strumenti avanzati di modellazione digitale multi-oggetto in modo da raggiungere contemporaneamente alte prestazioni tecniche, sostenibilità e biodegradabilità dei polimeri.

Il Dipartimento di Scienze Chimiche e Farmaceutiche dell’Università di Trieste è coinvolto nel progetto con un team multidisciplinare che integra biocatalisi (prof.ssa Lucia Gardossi), chimica computazionale (prof. Emanuele Carosati) e spettroscopia (prof.ssa Fioretta Asaro). La ricerca viene portata avanti grazie a un finanziamento di circa 330.000 €  per quattro anni, che ha permesso l’avvio di un contratto di ricerca e di una borsa di dottorato. Un’ulteriore posizione verrà aperta nel 2026

Negli ultimi anni il team di UniTS ha progettato e sintetizzato enzimaticamente nuovi poliesteri a base biologica che, grazie alla collaborazione con il gruppo di ecologia della prof.ssa Monia Renzi del Dipartimento di Scienze della Vita di UniTS, hanno anche posto le basi per la realizzazione di test rapidi in grado di valutare l’ecotossicità e la biodegradabilità marina dei poliesteri. Questi studi aprono nuove prospettive per la progettazione razionale di polimeri sostenibili per l’ambiente e dimostrano l’importanza delle collaborazioni multidisciplinari per la soluzione delle complesse sfide ambientali che la scienza si trova ad affrontare.  Risultati che hanno portato alla partecipazione al progetto Be-UP e ottenuti grazie a due finanziamenti Marie Skłodowska-Curie (RenEcoPol e InterFACES) e tramite PNRR - NextGenerationEU (ICSC—Centro Nazionale di Ricerca in High Performance Computing, Big Data and Quantum Computing, Spoke 7).

Al termine di Be - UP saranno realizzati prototipi di imballaggio con un livello elevato di maturità tecnologica (TRL7) in modo da convalidare i materiali sviluppati. La loro biodegradabilità sarà valutata in vari scenari di fine vita, che includono sia ambienti naturali aperti che condizioni controllate, ed il team di UniTS svilupperà modelli computazionali capaci di correlare la struttura dei polimeri alla loro biodegradabilità marina.

Questo approccio, basato su dati concreti, contribuirà a migliorare le conoscenze su cui si basano le normative europee, sosterrà la competitività industriale e accelererà la transizione verso una bioeconomia realmente circolare, fornendo un contributo diretto a diversi piani d'azione e strategie europee, come la strategia sulla plastica, la direttiva sulla plastica monouso, il piano d'azione per l'economia circolare e il regolamento sugli imballaggi e i rifiuti. 

 

 

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Finanziato dal Programma Horizon Europe con 8,5 milioni di Euro
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Sicurezza antincendio delle facciate fotovoltaiche: si conclude il progetto 3FiRES Italia - Cina

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Sono stati presentati all'Università di Trieste i risultati del progetto 3FiRES - Research on BIPV Photovoltaic Facades for Fire Spread Mechanisms, Structural Failures and Resilience Improvement Methodologies, che ha visto la partnership dell'Ateneo triestino e della University of Science and Technology of China (USTC).

3FiRES è uno dei dieci progetti di grande rilevanza selezionati all'interno del Programma Esecutivo di Cooperazione Scientifica e Tecnologica tra Italia e Cina,  iniziativa bilaterale co‑finanziata dal MAECI – Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale e dal MOST – Ministry of Science and Technology of China.

La collaborazione, di durata biennale e con un finanziamento complessivo di 500 mila euro, è stata coordinata dalla prof.ssa Chiara Bedon (UniTS) e dal prof. Yu Wang (USTC).

Collocato nell’ambito “Green Energy and related research”, 3FiRES ha studiato – con metodi analitici, numerici ed esperimentali – il comportamento delle facciate fotovoltaiche integrate (BIPV, Building Integrated Photovoltaics) sottoposte ad azioni estreme e accidentali, in particolare l’incendio. Questi sistemi innovativi per la generazione elettrica contribuiscono in modo significativo alla sostenibilità delle costruzioni green e devono al contempo garantire prestazioni strutturali e architettoniche adeguate anche in condizioni limite.

Per l’Università di Trieste lo studio ha visto la collaborazione di un gruppo multidisciplinare del Dipartimento di Ingegneria e Architettura (DIA), che ha messo a sistema competenze di ingegneria civile, elettrica e architettura, grazie al coinvolgimento di Alessandro Massi Pavan, Vanni Lughi, Luca Cozzarini, Marco Fasan, Adriano Venudo e con la partecipazione di diversi giovani ricercatori.

L’attività ha compreso estese campagne sperimentali svolte nei laboratori del DIA a Trieste e, soprattutto, presso lo State Key Laboratory of Fire Science (USTC) a Hefei e il Fire Laboratory dello Slovenian National Building and Civil Engineering Institute (ZAG) a Logatec. I dati raccolti hanno consentito di sviluppare e affinare strategie di modellazione numerica ad elementi finiti. 

I risultati sono stati disseminati attraverso numerose pubblicazioni su riviste scientifiche internazionali e presentazioni in conferenze di primo piano, oltre a due volumi editi da EUT – Trieste University Press. Un esito di particolare rilievo è il brevetto depositato presso la China National Intellectual Property Administration (CNIPA) e concesso nell’aprile 2025.

Il brevetto riguarda la prototipazione di un dispositivo e metodo di indagine sperimentale per l’analisi di vetri fotovoltaici integrati sottoposti a incendio, che permette di variare diversi parametri di prova. La proprietà intellettuale dell'opera è dei seguenti ricercatori: prof. Yu Wang, dott. Haonan Chen, dott. Dezhi Ran, dott. Wei Chu, prof. Chiara Bedon.

Alcune prime applicazioni e risultati dello studio alla base del brevetto sono stati pubblicati sull’International Journal of Thermal Sciences.

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Finanziato dal MAECI e dal Ministero della Scienza e della Tecnologia cinese, lo studio ha visto la partecipazione dei ricercatori del DIA coordinati da Chiara Bedon. Tra gli output anche il deposito di un brevetto
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Realizzato a Trieste il primo cristallo bidimensionale di ossido di boro

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Una ricerca svolta congiuntamente dal CNR - Istituto Officina dei Materiali (CNR-IOM), dalle Università di Trieste e Innsbruck e da Elettra Sincrotrone Trieste ha sintetizzato una nuova forma cristallina di triossido di diboro, integralmente composta da unità strutturali finora osservate solo nella sua forma vetrosa, cioè disordinata. Lo studio, pubblicato sulla rivista Science, conferma sperimentalmente l’esistenza di questa struttura, finora prevista solo teoricamente, e apre l’esplorazione di futuri utilizzi applicativi di questo nuovo materiale.

L’ossido di boro è comunemente utilizzato come componente fondamentale per la fabbricazione di vetri super resistenti come il pyrex e degli smalti. In particolare, l'aggiunta di triossido di diboro migliora significativamente la capacità del vetro di resistere agli shock termici e alle reazioni chimiche, rendendolo ideale per le applicazioni più impegnative.

Il processo di vetrificazione dell’ossido di boro è però ancora poco conosciuto, e anzi presenta delle anomalie non riscontrate negli altri ossidi, come ad esempio la silica, che esistono sia in forma di cristallo che in forma amorfa.

“La differenza principale tra cristallo e vetro è la presenza nel primo di una disposizione ordinata degli atomi, assente invece nel secondo” spiega Alessandro Sala, ricercatore del CNR-IOM che ha ideato il progetto. “Entrambi i sistemi sono normalmente costituiti da una stessa unità strutturale fatta da pochi atomi, che viene ripetuta nello spazio. Nei cristalli tale “mattoncino” si ripete periodicamente con ordine geometrico, mentre nel vetro si ripete in modo disordinato. Il boro fa eccezione a questa regola: sappiamo che la fase vetrosa presenta un’unità elementare, chiamata borossina, fatta da un anello di tre atomi di boro e tre di ossigeno, che però finora non era stata osservata in una fase cristallina. Noi siamo riusciti per la prima volta a ottenere una fase cristallina bidimensionale composta esclusivamente dai “mattoncini” presenti nella fase vetrosa”.

Il gruppo scientifico internazionale che ha realizzato questa ricerca è stato in grado non solo di elaborare la “ricetta” per ottenere questo materiale, usando il platino come base su cui formarlo, ma anche di caratterizzarne in dettaglio le principali proprietà fisiche. Maria Peressi, professore ordinario dell’Università di Trieste, commenta: “Le nostre simulazioni numeriche indicano che questo materiale, poroso per costruzione, è costituito da una maglia di atomi di boro e ossigeno estremamente flessibile, al punto da essere il materiale con spessore monoatomico più elastico mai riportato – dieci volte più del grafene! Questa peculiare caratteristica è dovuta al fatto che i “mattoncini” rigidi (gli anelli di borossina) da cui è costituito sono legati tra loro da un atomo di ossigeno che funge da cardine, attorno al quale possono ruotare sul piano. Prove sperimentali e risultati delle simulazioni numeriche indicano inoltre che questo materiale interagisce assai debolmente con la base di platino su cui viene prodotto, suggerendo la possibilità di utilizzare metodi convenzionali per separarlo da essa al fine di impiegarlo in dispositivi innovativi.”

“Le misure complementari realizzate a Trieste e a Innsbruck utilizzando la microscopia a scansione a effetto tunnel”, prosegue Laerte Patera, professore dell’Università di Innsbruck, “hanno consentito di osservare la struttura cristallina del materiale bidimensionale fino ai suoi componenti più fondamentali. Con la risoluzione spaziale raggiunta siamo ora in grado di valutare la posizione di ogni atomo all’interno della maglia bidimensionale. Questo risultato assume grande valore in prospettiva futura: saremo finalmente capaci di osservare dal vero come gli atomi si riarrangiano nel passaggio del materiale dalla forma cristallina alla forma disordinata caratteristica del vetro”

Andrea Locatelli, responsabile della linea di luce Nanospectroscopy del sincrotrone triestino Elettra, conclude: “L’impiego della luce di sincrotrone è stato fondamentale per determinare con precisione l’abbondanza relativa degli elementi costituenti, l’assenza di contaminanti e la cristallinità del nuovo materiale prodotto. Già ora siamo in grado di realizzare cristalli omogenei di questo materiale grandi decine di micron quadrati. La complementarità delle tecniche sperimentali e delle simulazioni teoriche impiegate in questo studio è risultata decisiva per la riuscita dell’intero progetto scientifico. Le peculiari caratteristiche di questo nuovo materiale - un semiconduttore a larga banda proibita, estremamente flessibile e poroso - stimolano l’esplorazione di un suo possibile impiego in applicazioni relative a settori molto diversi, dall’elettronica, alla catalisi, alle tecnologie quantistiche”.

Infine, è motivo di grande soddisfazione il fatto che i primi autori di questo importante lavoro, Teresa Zio e Marco Dirindin, siano due dottorandi dell’Università di Trieste, con curriculum sperimentale la prima e teorico il secondo, che così coronano in modo brillante un percorso di eccellenza di alta formazione e di introduzione alla ricerca.

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Una ricerca UniTS, CNR-IOM, Università di Innsbruck e da Elettra Sincrotrone ha sintetizzato una nuova forma cristallina di triossido di diboro. Lo studio, pubblicato su Science, conferma sperimentalmente l’esistenza di questa struttura.
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È iniziata la tre giorni di Trieste Next 2025: UniTS in piazza con 18 incontri e 10 spazi interattivi

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È partita oggi, venerdì 26 settembre, la XIV edizione di Trieste Next, dedicata al tema “La vita dentro. Dialoghi tra scienza e tecnologie”. L’Università di Trieste è protagonista del festival con un programma pensato per il grande pubblico: da oggi a domenica 28 settembre sono previsti 18 incontri a cura dell’Ateneo (sei oggi, nove sabato e tre domenica), con oltre cinquanta relatrici e relatori coinvolti, e lo stand UniTS in Piazza Unità con dieci spazi interattivi e un punto informativo “UniDiversitas”

Due le serate speciali di richiamo internazionale: David Quammen, questa sera al Teatro Verdi, e Brian K. Kobilka, Nobel 2012, domani sera sullo stesso palco.

Nel panel inaugurale, la rettrice Donata Vianelli, al suo primo Trieste Next come massima autorità dell’Ateneo, ha riaffermato la centralità di un approccio sistemico e aperto: «L’innovazione non nasce dal singolo, nasce dal sistema: università, istituzioni e imprese che lavorano insieme, in reti aperte, con multidisciplinarità e apertura nazionale e internazionale. È così che la ricerca smette di essere autoreferenziale e si traduce in soluzioni per il territorio e per la società».

Il programma della prima giornata prevede incontri dedicati alla città in transizione e al turismo che include, per proseguire con un focus sulla fusione nucleare e sulla sicurezza nella ricerca; in serata sono in programma lo spettacolo “Storie dentro” e l’incontro con David Quammen al Teatro Verdi. 

Domani, sabato 27 settembre, il programma attraversa l’intelligenza artificiale generativa e la trasparenza degli algoritmi, l’energia tra miti e realtà, il dialogo tra medicina tradizionale africana e ricerca, la microscopia avanzata (All-Micro), il “piatto ambientale” (un tavolo interdisciplinare che, a partire dagli avanzi di una cena, mette insieme statistica, economia, psicologia, viticoltura e Slow Food per bilanciare gusto, sostenibilità e salute), i ghiacci e la vita tra scienza e alpinismo, fino alla robotica spaziale, con la serata speciale di Brian K. Kobilka al Verdi. 

Domenica 28 settembre chiuderanno la rassegna gli incontri su giustizia di comunità, neuroscienze e musica, e turismo dell’“aver cura”.

Lo stand UniTS in Piazza Unità propone una rassegna che restituisce la varietà dell’offerta: dal viaggio nello spazio con ASTREO alla quantistica; dalla salute – con focus su dolore cronico e riabilitazione digitale – alla giustizia riparativa; dal diritto comparato alle scienze del mare e alle geoscienze; dalla “Rogue AI” (per distinguere l’intelligenza artificiale generativa sicura da quella ingannevole), alla chimica dei materiali del futuro; fino al merito e alla comunità con il Collegio Fonda, con l’aggiunta del punto informativo UniDiversitas.

In questa prospettiva, Trieste Next è per l’Università di Trieste l’habitat ideale per tradurre in pratica questa impostazione: «Trieste Next è la nostra palestra ideale: tre giorni di dialogo e confronto per analizzare i problemi da prospettive diverse e costruire soluzioni condivise. Un festival della ricerca che è anche un crocevia multiculturale e multidisciplinare, dove ciascun attore porta una parte essenziale per migliorare la vita delle persone e il nostro futuro», ha concluso la rettrice Vianelli.

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La rettrice Vianelli ha inaugurato il suo primo Festival della Ricerca scientifica: «L’innovazione non nasce dal singolo, ma dal sistema: università, istituzioni e imprese che lavorano insieme, in reti aperte, con multidisciplinarità e apertura nazionale e internazionale»
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Mattia Zulianello premiato al convegno nazionale SISP per il miglior articolo inedito

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Mattia Zulianello, docente del Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali dell’Università di Trieste, ha vinto il Premio Santoro 2025, conferito durante il convegno della Società Italiana di Scienza Politica (SISP) che si è svolto nei giorni scorsi all’Università Federico II di Napoli.

Il premio individua il paper inedito di maggior interesse tra quelli presentati nell’edizione precedente del convegno, al quale hanno partecipato più di 700 studiosi italiani e internazionali. Il riconoscimento, che Zulianello condivide con il coautore Mirko Crulli (LUISS Guido Carli di Roma), riguarda l’articolo The populist radical right and climate change: a demand-side perspective, pubblicato sulla rivista Environmental Politics.

Il paper analizza la relazione tra i partiti della destra radicale populista e il cambiamento climatico da una prospettiva ancora poco esplorata: quella della domanda degli elettori. L’indagine si basa sui dati più recenti della European Social Survey (2020–2022) relativi a 22 Paesi membri dell’UE e dell’OCSE.

I risultati mostrano che gli elettori della destra radicale populista sono mediamente meno preoccupati per il cambiamento climatico rispetto agli altri elettori, anche tenendo conto di variabili socio-demografiche. Inoltre, emerge come fattore chiave il contesto politico: lo scetticismo climatico è più marcato nei Paesi dove i partiti verdi sono più forti, dove il tema ambientale è maggiormente rilevante nel sistema politico e dove i partiti oggetto di studio esprimono posizioni più apertamente anti-ecologiste. Al contrario, in assenza di queste condizioni, l’ostilità verso le politiche ambientali tende ad attenuarsi.

La ricerca si distingue anche per l’attenzione a possibili direzioni alternative di influenza tra voto e atteggiamenti climatici, e per l’adozione di strategie metodologiche innovative già sperimentate in studi comparati internazionali. La giuria del premio ha sottolineato la solidità scientifica e l’originalità del lavoro, che apre nuove prospettive nello studio del rapporto tra destra radicale populista e cambiamento climatico.

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Il docente del DiSPeS ha ottenuto assieme al coautore Mirko Crulli (LUISS) il riconoscimento conferito dalla Società Italiana di Scienza Politica
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Conversione della CO₂: più efficienza, meno impatto ambientale con un nuovo materiale composito ideato da UniTS 

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Un nuovo materiale composito, basato sull’interazione tra ossido di cerio e nanostrutture di carbonio, è stato sviluppato in uno studio coordinato da Università di Trieste e Università di Bologna e pubblicato sulla rivista Advanced Functional Materials. Il materiale si è dimostrato in grado di convertire elettrochimicamente la CO₂ con alta efficienza energetica, utilizzando una quantità significativamente ridotta di componenti cataliticamente attivi.

Il biossido di carbonio, principale gas serra e causa diretta del riscaldamento globale, è al centro dell’attenzione della ricerca internazionale per la transizione verso un’economia a impatto zero. L’elettrocatalisi rappresenta una delle strategie più promettenti per trasformare la CO₂ in prodotti utili per l’industria, contribuendo al tempo stesso alla decarbonizzazione dei processi produttivi.

Come sottolinea Michele Melchionna, professore di Chimica Generale e Inorganica all’Università di Trieste, che ha firmato lo studio insieme a Giovanni Valenti dell’Università di Bologna, “la conversione catalitica di CO2 è una delle sfide più interessanti e rilevanti nel panorama moderno, e va necessariamente integrata nell’ambito di processi sostenibili come la fotocatalisi o l’elettrocatalisi. Questo richiede lo sviluppo di materiali catalitici piuttosto complessi perché l’efficienza della conversione chimica di CO2 dipende in maniera critica da un preciso bilancio delle proprietà del catalizzatore. Per questo motivo una strategia molto utile è quella di ricorrere all’opportuno interfacciamento di più fasi, come nel caso del nostro progetto.”

Anche Paolo Fornasiero,ordinario di Chimica Generale e Inorganica a UniTS e co-autore dello studio insieme alla ricercatrice UniTS Miriam Marchi, evidenzia un aspetto cruciale del lavoro: “in un panorama politicamente molto instabile, in cui l’estrazione e la distribuzione dei elementi chimici strategici ha forti dipendenze geopolitiche, diventa sempre più importante massimizzare l’efficienza catalitica e la stabilità dei materiali riducendone così le quantità necessarie a ottenere prestazioni industrialmente accettabili.” 

Lo studio ha visto la partecipazione di altri gruppi di ricerca dell’Università di Padova e del centro di ricerca CIC biomaGUNE di San Sebastián ed è stato condotto grazie al finanziamento di diversi progetti di ricerca, tra cui il progetto europeo H2020 Decade e i progetti nazionali PRIN-PNRR ECHO-EF e PRIDE.

Link all’articolo

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Pubblicato su “Advanced Functional Materials” uno studio coordinato da UniTS e UniBo
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Missione oceanografica INSIDE: anche UniTS a bordo della Gaia blu

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C’è anche l’Università di Trieste nella missione oceanografica INSIDE (Unravelling the lithosphere-asthenosphere System of the Tyrrhenian back arc basin through geological, petrological and geophysical data, integration and geodynamic modelling), la campagna coordinata dal CNR che riunisce un’équipe internazionale a bordo della nave da ricerca Gaia Blu con l’obiettivo di migliorare le conoscenze dei fondali marini del Tirreno e delle strutture geologiche sottostanti. 

Tra le attività più rilevanti figurano la misurazione del flusso di calore terrestre e l’applicazione di tecniche avanzate di imaging sismico. Queste ultime consentono di ottenere immagini ad alta risoluzione della batimetria e del sottosuolo marino, grazie alle quali è possibile individuare faglie attive, depositi sedimentari recenti e deformazioni ancora in corso. Le misure di flusso di calore, invece, permettono di quantificare il calore che dal mantello terrestre risale verso il fondale marino: un parametro decisivo per valutare lo stato termico e l’attività tettonica del bacino.

I nuovi dati acquisiti, inediti nella loro precisione, potranno offrire nuove chiavi di lettura sulla termodinamica della regione tirrenica e le sue correlazioni con i fenomeni sismici e vulcanici.

A bordo della Gaia Blu ci sono la prof.ssa Magdala Tesauro, docente di Geofisica della Terra solida, e l’assegnista di ricerca dott.ssa Racine Abigail Basant, entrambe del Dipartimento di Matematica, Informatica e Geoscienze. Il gruppo triestino contribuisce alla scelta dei punti di acquisizione dei dati, alla loro raccolta ed analisi di laboratorio. 

«L’interpretazione di questi risultati – sottolinea la prof.ssa Tesauro – permetterà di stimare le proprietà fisiche della crosta e del mantello superiore del bacino tirrenico, centrando uno degli obiettivi principali del progetto».

La missione INSIDE è coordinata dalla dott.ssa Maria Filomena Loreto dell’Istituto di Scienze Marine del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR-ISMAR) e vede la partecipazione, oltre a UniTS, del Dipartimento di Scienze della Terra, dell’Ambiente e della Vita dell’Università di Genova (DISTAV), della sezione Roma2 “Geomagnetismo, Aeronomia e Geofisica Ambientale” dell’INGV e dell’Université de la Sorbonne (UPMC, Parigi).

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Nel progetto del CNR per migliorare le conoscenze dei fondali marini del Tirreno, il gruppo di Magdala Tesauro (MIGe) contribuisce alla definizione dei punti di acquisizione dei dati, alla loro raccolta ed analisi
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Dalla realtà virtuale all’active room: nuovi protocolli transfrontalieri per la riabilitazione post-ictus

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Sono stati presentati a Trieste i risultati del progetto di ricerca clinica transfrontaliero X-BRAIN.net – Network per la cooperazione transfrontaliera finalizzata alla riabilitazione del paziente post-ictus con tecnologie innovative, finanziato dal Programma Interreg Italia–Slovenija con un budget complessivo di 750 mila euro.

Coordinato dal Dipartimento di Scienze Mediche, Chirurgiche e della Salute dell’Università di Trieste, il progetto ha visto la partecipazione del Centro di Ricerche Scientifiche di Capodistria, della Clinica Neurologica dell’Ospedale di Cattinara dell’Azienda Sanitaria Universitaria Giuliano Isontina e dell’Unità di Neurologia dell’Ospedale Generale di Isola.

Obiettivo del progetto è rendere più efficace la riabilitazione post-ictus, una sfida cruciale per la sanità di oggi, attivando fin dai primi giorni un protocollo mirato e potenziato dall’impiego di tecnologie innovative. «L’approccio multimodale – spiega il professor Gianni Biolo dell’Università di Trieste, coordinatore del progetto – ha combinato integrazione nutrizionale, allenamento cognitivo tramite realtà virtuale e attività pre-abilitative per garantire il mantenimento della massa muscolare, della forza e di modulare i processi di riorganizzazione del sistema nervoso centrale tipici dell’immobilità, favorendo un recupero più rapido al termine del periodo di inattività».

La fase sperimentale è stata condotta su volontari sani, con età media di 68 anni, sottoposti a dieci giorni di allettamento. «Dal punto di vista nutrizionale – prosegue Biolo - siamo intervenuti con un potenziamento dell’apporto proteico, passando da 0,8 a 1,4 grammi per chilogrammo di peso al giorno, e introducendo l’assunzione quotidiana di 3,5 grammi dell’aminoacido leucina che sono in grado di garantire il mantenimento della massa muscolare».

«Attraverso ambienti immersivi e multisensoriali – illustra il dottor Luka Šlosar del Centro di Ricerche Scientifiche di Capodistria – i volontari hanno svolto un allenamento mentale che ha preservato il flusso di informazioni neuromuscolari e modulato i processi di riorganizzazione del sistema nervoso centrale. In questo modo è stato possibile favorire il mantenimento della forza muscolare e accelerare i tempi di recupero».

«L’ictus rappresenta una delle principali cause di disabilità a livello mondiale – sottolinea il professor Paolo Manganotti, direttore della Clinica Neurologica dell’Ospedale di Cattinara – con conseguenze che incidono profondamente sulla vita quotidiana. Intervenire fin dai primi giorni con programmi riabilitativi mirati è fondamentale per recuperare funzioni compromesse e migliorare la qualità della vita. Grazie al progetto abbiamo potuto allestire un’active room interamente dedicata alla fase acuta, dotata di dispositivi di realtà virtuale che consentono esercizi sicuri, stimolanti e personalizzati. L’aspetto immersivo e interattivo aumenta la motivazione del paziente e la costanza, elementi decisivi per il successo del recupero».

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Presentati i risultati di X-BRAIN.net, progetto transfrontaliero Interreg Italia-Slovenija guidato da UniTS. Tra i partner ASUGI, Centro di Ricerche di Capodistria e Ospedale Generale di Isola
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Un sensore portatile per scovare inquinanti chimici nell’acqua: nel team anche UniTS

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Un sensore portatile, economico e capace di rilevare in pochi minuti la presenza di sostanze chimiche inquinanti (PFAS) nelle acque. È il risultato di uno studio coordinato da Marcello Berto dell’Università di Modena e Reggio Emilia, in collaborazione con Pierangelo Metrangolo del Politecnico di Milano e Lucia Pasquato dell’Università di Trieste. La ricerca è stata appena pubblicata sulla rivista Advanced Functional Materials e si inserisce nel progetto PRIN-Nifty finanziato dal MUR.

I PFAS, sostanze alchiliche poli e perfluorurate, sono composti chimici usati in numerosi prodotti di consumo, dalle padelle antiaderenti ai tessuti impermeabili. Resistenti alla degradazione, si accumulano nei tessuti viventi e si diffondono nell’ambiente – acqua, suolo e aria – anche per grandi distanze, tanto da essere oggi tra gli inquinanti più insidiosi per la salute.

Il sensore sviluppato dai tre atenei risponde a questa esigenza: si basa su un transistor organico a modulazione di elettrolita, in grado di distinguere diversi tipi di PFAS grazie a uno speciale rivestimento molecolare progettato dal gruppo di ricercatori UniTS.

«Il cuore del sensore – spiega Lucia Pasquato, docente di Chimica organica al Dipartimento di Scienze Chimiche e Farmaceutiche – è un elettrodo d’oro rivestito da un monostrato auto-assemblato misto (SAM), formato da due tipi di molecole. Il nostro gruppo lavora da oltre 15 anni su questi rivestimenti, in particolare su quelli che contengono molecole fluorurate, e abbiamo sviluppato le competenze per progettarli in modo da renderli stabili, riproducibili ed efficaci. In questo caso si trattava di creare un SAM che portasse l’acqua da analizzare a contatto con l’elettrodo e che allo stesso tempo fosse in grado di interagire con i PFAS. Per farlo abbiamo combinato due componenti: tioli fluorurati, che grazie alle interazioni fluoro-fluoro favoriscono il riconoscimento dei contaminanti, e tioli idrofilici, che migliorano la bagnabilità della superficie. Questa combinazione, insieme alle competenze dei gruppi di UniMoRe e PoliMi, ha permesso di arrivare a un sensore portatile, economico e molto performante». 

L’articolo completo su Advanced Functional Materials

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Il gruppo di ricerca di Lucia Pasquato (DSCF) ha progettato il rivestimento molecolare che rende selettivo il nuovo dispositivo
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A Silvia Palmisano l’EAES Research Grant 2025

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È stato assegnato alla prof.ssa Silvia Palmisano, docente di Chirurgia generale all’Università di Trieste, e al suo team l’EAES Research Grant, riconoscimento internazionale conferito dall’Associazione Europea di Chirurgia Endoscopica (EAES) per il progetto Teaching Rectal Surgery through Artificial Intelligence Navigation – TRAIN Study.

Lo studio, che coinvolge un network internazionale di esperti, punta a migliorare la formazione in chirurgia del retto attraverso l’integrazione di sistemi di navigazione basati su intelligenza artificiale.

Fondata nel 1990, l’EAES è una delle principali organizzazioni internazionali nel campo della chirurgia endoscopica e delle tecniche interventistiche correlate, attiva nella promozione di attività di formazione, ricerca e sviluppo, oltre che nell’organizzazione di congressi scientifici di alto livello. 

Il grant, del valore complessivo di 30.000 euro assegnato annualmente a due o tre progetti accuratamente selezionati, sostiene attività di ricerca clinica e traslazionale per promuovere una chirurgia mininvasiva sicura e di alta qualità.

Per la prof.ssa Palmisano, che è anche dirigente medico della struttura complessa di Clinica Chirurgica dell'Azienda Sanitaria Universitaria Giuliano Isontina, il conferimento del grant "valorizza il lavoro di squadra e la collaborazione internazionale".

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Finanziato dall’Associazione Europea di Chirurgia Endoscopica un progetto di formazione chirurgica che applica l’AI
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