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Collezioni storiche e cambiamenti climatici: UniTS coinvolta in una ricerca innovativa nella laguna di Venezia

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Il Dipartimento di Scienze della Vita (DSV) dell’Università di Trieste è partner di un progetto che utilizza tecnologie all’avanguardia per ricostruire l’evoluzione ambientale della laguna di Venezia attraverso l’analisi di macroalghe storiche e contemporanee. 

Coordinata dal professor Stefano Loppi dell’Università di Siena, l’iniziativa applica per la prima volta in Italia una nuova strumentazione a raggi X ad alta precisione, recentemente acquisita con fondi PNRR dall’Ateneo senese, che consente di rilevare il contenuto di metalli nei campioni senza danneggiarli.

Il gruppo di lavoro dell’Università di Trieste è formato dai professori Annalisa Falace (Botanica ambientale e applicata) e Stefano Martellos (Botanica sistematica), con la collaborazione delle dottorande Alessandra Metalli e Linda Seggi (corso di dottorato in Ambiente e Vita). 

L’attività del team UniTS si concentra su tre fronti: la raccolta in campo delle macroalghe attualmente presenti nella laguna, svolta nel mese di giugno, la messa a disposizione di competenze specialistiche nella tassonomia e biologia delle alghe e la valorizzazione scientifica delle collezioni museali, in particolare quelle storiche.

Oggetto di studio saranno infatti oltre 200 campioni d’alga risalenti agli anni ’30, custoditi nell’algario Vatova-Schiffner del Museo di Storia Naturale di Venezia sotto la cura della dottoressa Raffaella Trabucco, che verranno confrontati con esemplari attuali raccolti dal gruppo di ricerca triestino.

“È la prima volta in Italia che questa tecnologia viene applicata a campioni d’erbario di macroalghe”, sottolinea il professor Stefano Martellos. “Le analisi sono completamente non invasive e consentono di preservare collezioni museali uniche e irripetibili, ampliandone le potenzialità di ricerca”.

“Le macroalghe sono ottimi bioindicatori – aggiunge Martellos – e analizzarne la composizione chimica su un arco temporale di quasi un secolo ci permette di ricostruire con precisione l’impatto dell’attività umana sull’ecosistema lagunare, fornendo dati preziosi per una gestione ambientale più consapevole”.

“Le potenzialità sono enormi – commenta il professor Loppi, coordinatore del progetto –. Possiamo riscrivere la storia ambientale dei nostri territori, rendendo accessibile un patrimonio scientifico finora poco esplorato”.

Il progetto si concluderà entro l’anno e i risultati saranno presentati in due importanti appuntamenti scientifici internazionali: la XI International Plant Science Conference e la 3rd Conference of the International Association for Biomonitoring of Environmental Pollution.

 

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Falace e Martellos (DSV) partecipano a uno studio interdisciplinare che, grazie a una tecnologia innovativa, analizza le macroalghe per ricostruire un secolo di cambiamenti ambientali
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Benessere lavorativo nelle aziende sanitarie: UniTS partecipa al progetto CompAct

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È stato ufficialmente avviato Compassionate Leadership – CompAct, il progetto promosso e finanziato dalla Regione Veneto come strategia di intervento nei confronti del sempre più allarmante aumento delle dimissioni non programmate. Il progetto mira ad adattare il modello della compassionate leadership al contesto sanitario italiano, proponendo una leadership capace di riconoscere il disagio delle persone nei luoghi di lavoro, comprenderne le cause e intervenire per promuovere un’organizzazione del lavoro più sostenibile, basata sul “prendersi cura di chi cura”.

L’Università di Trieste è partner scientifico di riferimento per la fase di adattamento e validazione del modello internazionale al contesto italiano, insieme alle Università di Milano, Padova e Verona. Per UniTS partecipano la prof.ssa Sara Cervai (Psicologia del lavoro e delle organizzazioni) e il prof. Gabriele Blasutig (Sociologia dell’organizzazione), entrambi afferenti al Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali.

Il progetto risponde alle sfide poste dal fenomeno delle grandi dimissioni (great resignation) e dal crescente disagio che interessa il personale sanitario, proponendo un approccio fondato sulla cura reciproca, sulla responsabilità relazionale e sul benessere organizzativo.

Elaborata attraverso i contributi scientifici di Michael West (King Fund UK), la compassionate leadership è un modello già sperimentato con successo in altri Paesi Europei e, in particolare, nel Regno Unito, in grado di migliorare il clima interno, ridurre il burnout e accrescere la soddisfazione di operatori e pazienti, specialmente nei contesti ad alta esposizione emotiva come la sanità. 

«A livello internazionale i risultati sono promettenti, - sostiene la prof.ssa Sara Cervai - dobbiamo comprendere come questo modello possa funzionare nella realtà italiana, in un sistema sanitario pubblico in cui le persone esprimono allarmanti livelli di sofferenza. Siamo consapevoli di quanto i ruoli dirigenziali possano incidere sul benessere dei collaboratori, e intendiamo supportare leader e collaboratori a ritrovare motivazione e benessere nell’esercizio della loro professione, con un approccio scientifico»

CompAct si sviluppa come progetto di ricerca-azione della durata di due anni, con sperimentazione sul campo in due ULSS venete (ULSS 3 Serenissima e ULSS 4 Veneto Orientale), e il coinvolgimento diretto del top e middle management in tre unità operative (area medica, emergenza-urgenza, cure primarie).

In questo quadro, l’Università di Trieste è responsabile dell’adattamento culturale del modello, attraverso la traduzione, la rielaborazione e il confronto con buone pratiche già esistenti, in dialogo con i professionisti coinvolti. Le successive fasi prevedono l’implementazione nelle aziende, la validazione scientifica e la disseminazione dei risultati. «Ci attendono molte sfide, linguistiche e culturali - spiega Cervai - già a partire dal diverso significato che il termine compassionate ha rispetto all’italiano; compassione va inteso come comprensione e sostengo, non come pietà e buonismo».

Gli altri partner accademici cureranno la validazione quantitativa (prof. Paolo Gubitta, Università di Padova) e qualitativa (prof.ssa Elisa Ambrosi, Università di Verona) e la disseminazione (prof. Federico Lega, Università di Milano). Alla Regione Veneto spetterà, oltre al coordinamento del progetto, anche l’implementazione nelle aziende sanitarie coinvolte.

L’incontro di avvio si è svolto a Venezia, nella Scuola Grande di San Marco Evangelista, alla presenza dell’Assessore alla Sanità e del Direttore generale della Sanità della Regione Veneto, dei Direttori generali delle due ULSS aderenti e dei rappresentanti delle università coinvolte.

Il progetto rientra tra le azioni strategiche definite dalla DGR n. 960/2024 della Regione Veneto per contrastare la crisi di retention del personale sanitario pubblico e rappresenta un esempio virtuoso di collaborazione tra istituzioni, mondo accademico e sistema sanitario.

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Iniziativa della Regione Veneto per "prendersi cura di chi cura". Cervai e Blasutig (DiSPeS) cureranno l'adattamento del modello di "compassionate leadership" al contesto italiano
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Economia blu e innovazione: UniTS nel progetto Interreg Leap to Blue

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Favorire l’innovazione, la transizione digitale e green e la cooperazione tra piccole e medie imprese italiane e croate attive nei settori dell’economia blu: è questo l’obiettivo del progetto LEAP TO BLUE – Unleash the potential for joint transition in the blue economy, finanziato dal Programma Interreg Italia-Croazia 2021–2027 e avviato ufficialmente con il kick-off meeting che si è svolto presso l’Università di Zara.

L’Università di Trieste è partner scientifico del progetto attraverso il Dipartimento di Scienze Economiche, Aziendali, Matematiche e Statistiche (DEAMS), con un team coordinato dalla prof.ssa Rubina Romanello e composto da docenti, assegnisti di ricerca e personale tecnico-amministrativo: Guido Bortoluzzi, Alberto Dreassi, Chiara Marinelli, Antonio Eusebio Fiori e Piero Gabrielli. Il progetto, che ha come capofila l’Università di Zara e una durata prevista di tre anni, dispone di un budget complessivo di oltre sei milioni di euro e prevede per UniTS un finanziamento di quasi un milione.

LEAP TO BLUE affronta sfide condivise dalle regioni costiere di Italia e Croazia, connesse all’adozione di tecnologie avanzate, allo sviluppo di competenze digitali e ambientali, all’accesso ai mercati internazionali e alla riduzione dei divari territoriali. Le difficoltà che molte PMI incontrano nel percorso verso la transizione verde e digitale, insieme agli effetti del cambiamento climatico e del degrado ambientale, impongono risposte integrate e una visione transfrontaliera.

Il progetto intende coinvolgere oltre 150 piccole e medie imprese, sostenendole nell’adozione di pratiche sostenibili e innovative, nella creazione di nuova occupazione e nell’espansione verso nuovi mercati. Per raggiungere questi obiettivi, LEAP TO BLUE promuoverà attività di formazione e accompagnamento, faciliterà la nascita di collaborazioni tra imprese attraverso eventi di networking e attiverà uno schema di voucher articolato in due bandi, per consentire alle PMI di accedere a servizi specialistici dedicati all’innovazione, alla crescita e all’internazionalizzazione.

L’Università di Trieste partecipa attivamente a tutte le fasi del progetto e avrà un ruolo specifico in due Work Package chiave. Nell’ambito del WP2 – Cross-Border Partnerships and Service Launch for Blue Economy Transformation, UniTS prenderà parte ai workshop destinati a promuovere le opportunità offerte dal progetto a fornitori di servizi e PMI italiane e croate, ospitando uno degli incontri previsti direttamente a Trieste. Nel WP3 – Sustainability model for upskilling and reskilling to enable competitive and sustainable cross-border blue economy, contribuirà invece alla definizione del sistema di monitoraggio sullo sviluppo delle competenze e del capitale umano, elemento strategico per garantire una crescita sostenibile e durevole dell’economia blu nel contesto adriatico.

Durante la conferenza stampa inaugurale a Zara, la prof.ssa Romanello ha dichiarato che l’Università di Trieste è particolarmente soddisfatta di essere parte attiva di un’iniziativa che punta a rafforzare l’ecosistema dell’economia blu nel bacino adriatico, attraverso la collaborazione tra realtà accademiche, imprese e istituzioni. Il progetto – ha sottolineato – rappresenta un’occasione concreta per accompagnare le PMI verso modelli più sostenibili e digitali, creando nuove sinergie su entrambe le sponde dell’Adriatico.

LEAP TO BLUE coinvolge sei partner principali: oltre all’Università di Trieste e all’Università di Zara, partecipano la Croatian Chamber of Economy, la Faculty of Electrical Engineering and Computing dell’Università di Zagabria, ARTI Puglia e Unioncamere Veneto. L’iniziativa è sostenuta anche da numerose istituzioni italiane e croate, tra cui HAMAG-BICRO, il Ministero croato della Scienza, Educazione e Gioventù, Unioncamere Italia e ART-ER Emilia-Romagna.

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Un team di ricerca del DEAMS coordinato da Rubina Romanello nella cooperazione transfrontaliera Italia-Croazia. 150 PMI sostenute nei percorsi di transizione digitale, green e sostenibile
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Sarà azzurro UniTS ai World University Games

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Piazzale Europa si tinge di azzurro: saranno sette gli studenti-atleti dell'Università di Trieste che rappresenteranno l’Italia ai prossimi FISU World University Games, in programma dal 16 al 27 luglio nella regione tedesca del Reno-Ruhr. 

La massima competizione internazionale dedicata allo sport universitario, erede delle storiche Universiadi, vedrà una delle delegazioni azzurre più numerose di sempre con 219 atleti in arrivo da 57 università, per competere in 15 discipline.

UniTS contribuirà con Ilaria Corazza (Scienze politiche e dell’Amministrazione), già vincitrice di un oro e un argento a Chengdu nel 2023, che sarà in gara nel canottaggio singolo, mentre Tommaso Vianello (Strategia, consulenza e logistica aziendale) scenderà in acqua nel 4 di coppia misto. Il Setterosa punterà sulle reti delle orchette della Pallanuoto Trieste Giorgia Klatowski (Giurisprudenza), Emma De March (Scienze e Tecnologie per l’Ambiente e la Natura) e Guya Zizza (Scienze e Tecniche Psicologiche). Nel tiro con l’arco specialità compound, saliranno in pedana Elisa Bazzichetto (Scienze e Tecniche Biologiche) ed Antonio Brunello (Ingegneria Navale).

Le gare si svolgeranno in sei città, tra cui Bochum, Duisburg ed Essen, con l’Italia decisa a confermare il proprio ruolo da protagonista nello sport universitario mondiale, dopo il quarto posto nel medagliere della precedente edizione.

La partecipazione ai World University Games rappresenta per tanti studenti un'esperienza il coronamento di un percorso che unisce impegno accademico e ambizione sportiva, sullo sfondo di una vera e propria Olimpiade universitaria

L'Università di Trieste, che sostiene con grande convinzione la dual career dei suoi studenti-atleti, mettendo in campo forme di supporto che permettano la conciliazione tra le esigenze dell’agonismo con quelle della formazione universitaria, si prepara a vivere con grande partecipazione l'avventura dei "magnifici 7" agli imminenti World University Games.

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Sette studenti-atleti saranno in gara alle Universiadi in programma in Germania dal 16 al 27 luglio
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Il carbonio nero e il microbioma marino: uno studio UniTS su Environmental Science and Pollution Research

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Un nuovo studio internazionale, coordinato da Francesca Malfatti, professoressa di Microbiologia al Dipartimento di Scienze della Vita dell’Università di Trieste, rivela come il black carbon – noto anche come “carbonio nero” – possa influenzare in modo significativo le comunità microbiche dell’ambiente marino, con implicazioni importanti per il ciclo globale del carbonio e per il funzionamento degli ecosistemi oceanici. La ricerca, pubblicata sulla rivista Environmental Science and Pollution Research, si è avvalsa della collaborazione di un team che ha compreso ricercatori della Sezione di Oceanografia dell’OGS, di Elettra e di diversi enti di ricerca francesi e austriaci.

Il black carbon, al centro dello studio, è un residuo derivante dalla combustione incompleta di combustibili fossili, legna, biomasse o biocarburanti. Rappresenta una frazione importante del particolato atmosferico e può raggiungere l’oceano tramite pioggia, vento o deflusso dei fiumi. Per la sua capacità di assorbire calore, contribuisce anche al riscaldamento globale.

Attraverso esperimenti svolti nel Mar Ligure e nel Mare Adriatico, i ricercatori hanno simulato concentrazioni elevate di carbonio nero (24 mg per litro) per osservare come le comunità microbiche marine reagissero alla sua presenza. I risultati mostrano che il black carbon può stimolare la crescita di microrganismi procarioti eterotrofi, che si nutrono della materia organica presente in acqua, e aumentare la produzione di carbonio organico, rendendolo disponibile per altri organismi marini.

Tuttavia, gli stessi esperimenti hanno evidenziato una diminuzione dell’attività enzimatica, quella che normalmente favorisce la degradazione della materia organica, e una ridotta presenza di virus. Questo lascia pensare che il carbonio nero modifichi l’equilibrio microbico, creando micro-nicchie ambientali in cui proliferano microrganismi con funzioni metaboliche specifiche.

Questi risultati aiutano a comprendere meglio il funzionamento della cosiddetta “pompa microbica del carbonio” (Microbial Carbon Pump, MCP), un meccanismo che trasforma la materia organica in forme più stabili, capaci di restare negli oceani per lunghi periodi e contribuire così all’immagazzinamento del carbonio. Studiare il ruolo del black carbon, specie quello di origine antropica, è dunque essenziale per migliorare i modelli sul cambiamento climatico e sviluppare strategie efficaci di mitigazione.

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Francesca Malfatti (DSV) ha coordinato un team internazionale di cui fanno parte anche OGS ed Elettra
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Il futuro della scienza in piazza: il Graduation Day UniTS conquista Trieste

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Una gremita piazza Verdi ha ospitato ieri sera il Graduation Day dell’Università di Trieste, svoltosi per la prima volta nel cuore della città. La cerimonia accademica che ha celebrato i nuovi 170 dottori di ricerca di UniTS si è trasformata in un evento pubblico, aperto alla cittadinanza, tra divulgazione scientifica, musica e momenti istituzionali

Inserita nel calendario ufficiale di Triestestate, la serata ha segnato anche l’ultimo evento pubblico del rettore Roberto Di Lenarda, che ha scelto di concludere il proprio mandato accanto ai giovani ricercatori e ai concittadini.

«Abbiamo voluto portare il Graduation Day nel centro città – ha dichiarato Di Lenarda – per sottolineare ancora una volta il forte legame tra l'Università e Trieste che abbiamo consolidato anche grazie alle celebrazioni del Centenario. Sono felice e onorato di concludere il servizio che ho reso alla comunità accademica insieme ai giovani che rappresentano l'eccellenza del nostro sistema di formazione e assieme ai concittadini che sono i fruitori ultimi del nostro lavoro di ricerca. Termino il mio rettorato con il messaggio che la conoscenza va implementata, condivisa, raccontata e soprattutto sostenuta, perché solo investendo nella formazione dei giovani e nella ricerca assicureremo al nostro Paese un futuro di prosperità».

Protagonista della lectio magistralis è stato Rosario Rizzuto, già rettore dell’Università di Padova e oggi presidente del Centro Nazionale per la Terapia Genica e i Farmaci con Tecnologia a RNA, una delle infrastrutture strategiche del PNRR promossa dal MUR. Il suo intervento, dal titolo “RNA e terapia genica: nuove tecnologie per la medicina personalizzata”, ha offerto uno sguardo sulle sfide e le potenzialità della rivoluzione biotecnologica che sta trasformando la medicina contemporanea. Al centro della sua riflessione, la necessità di accelerare il trasferimento dei risultati della ricerca scientifica verso l’applicazione clinica, attraverso lo sviluppo di nuove piattaforme capaci di generare farmaci innovativi basati su RNA e trattamenti di terapia genica. Una prospettiva che richiederà forti investimenti nella ricerca, nella collaborazione interdisciplinare e nell’innovazione industriale, per rendere la medicina personalizzata sempre più avanzata, sostenibile e accessibile.

La cerimonia ha valorizzato la dimensione internazionale e la vitalità dei corsi di dottorato dell’Ateneo. I 170 nuovi dottori di ricerca proclamati rappresentano il numero più alto nella storia dell’Università di Trieste, con un incremento del +28% rispetto all’anno precedente. Le loro provenienze, che abbracciano Europa, Asia, Africa e America, includono anche ricercatori originari di Paesi segnati da gravi crisi internazionali: un segnale che testimonia il ruolo della scienza come risorsa per la costruzione di spazi di dialogo e di pace.

Nel corso del mandato rettorale di Roberto Di Lenarda, i dottorati di ricerca dell’Ateneo hanno registrato una crescita sensibile che ha riguardato il numero delle borse, il totale degli iscritti e l’attrattività dell’offerta: «Tra il 2019 e il 2024 – comunica il prof. Alessandro Baraldi, collaboratore per l’Area Ricerca Scientifica e Dottorati di Ricerca - i posti a bando sono passati da 138 a 185 (+34%), il totale degli iscritti ai corsi di dottorato è cresciuto da 348 a 549 unità, segnando un incremento del +57,8%, mentre i candidati alle prove di ammissione, da 667 a 1.268, sono aumentati del +90,5%».

Una crescita che è stata accompagnata dall’efficacia delle prospettive occupazionali: a un anno dal titolo, l’85% dei dottori di ricerca UniTS risulta occupato, con il 26% inserito nel settore privato e il 15% impegnato nell’innovazione industriale. E se il 17% ha avviato la propria carriera all’estero, il 68,2% costituisce capitale umano che lavora e contribuisce alla crescita economica e sociale del Nord-est.

Condotta dalla giornalista Marinella Chirico, la serata ha alternato interventi istituzionali – con i saluti della Regione Friuli Venezia Giulia, del Comune di Trieste e della Fondazione CRTrieste – momenti divulgativi e intermezzi musicali con la band Ben & the Soul Sisters, composta da Joy Jenkins, Michela Grilli e Sara Roversi, accompagnate al piano da Marco Ballaben. A concludere, il tradizionale lancio del tocco, simbolo della fine del percorso accademico e del conseguimento del titolo di dottore di ricerca.

Il Graduation Day è stato organizzato con il contributo della Fondazione CRTrieste e ha fatto parte della rassegna estiva Triestestate, promossa dal Comune di Trieste – Assessorato alle Politiche della Cultura e del Turismo, con la collaborazione dell’Assessorato alle Politiche dell’Educazione e della Famiglia, dell’Assessorato alle Politiche del Territorio, di PromoTurismoFVG e del Trieste Convention & Visitors Bureau.

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Celebrati ieri sera i 170 nuovi dottori di ricerca, numero più alto di sempre, per la prima volta in un evento pubblico aperto ai cittadini. Ultimo evento pubblico del rettore Di Lenarda, lectio magistralis di Rosario Rizzuto
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Immagini del Graduation Day 2025

A Sabrina Pricl il Premio franco-italiano 2025 della Société Chimique de France

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La Société Chimique de France ha annunciato l’assegnazione a Sabrina Pricl, docente di Ingegneria chimica dell’Università degli Studi di Trieste, del Premio franco-italiano 2025 “Stanislao Cannizzaro – Jacques Arnaudon Chemistry Lectureship Award”, riconoscendone i meriti scientifici nel campo della biochimica molecolare, all’interfaccia tra chimica sperimentale e computazionale, e sottolineandone i forti legami stabiliti con la comunità chimica francese.

Il premio è assegnato congiuntamente dalla Société Chimique de France, prestigiosa istituzione scientifica fondata nel 1857, e dalla Società Chimica Italiana, nell’ambito di un accordo bilaterale rinnovato lo scorso maggio a Parigi. L’obiettivo è quello di valorizzare ogni anno uno scienziato di spicco, italiano o francese, distintosi nella ricerca in ambito chimico. Al riconoscimento fa tradizionalmente seguito un ciclo di conferenze in Francia e in Italia, con il premiato in veste di relatore principale.

Sabrina Pricl è responsabile scientifica del Laboratorio di Biologia Molecolare e Nanotecnologie (MolBNL@UniTS) dell’Università di Trieste, dove coordina progetti di ricerca interdisciplinari in nanomedicina, finanziati da enti pubblici e privati a livello nazionale e internazionale. Le sue attività si concentrano sull’integrazione di tecniche sperimentali e di supercalcolo per lo studio delle interazioni proteina/proteina nelle terapie oncologiche, e sullo sviluppo di nanosistemi avanzati per il rilascio mirato di farmaci, proteine e acidi nucleici.

Autrice di oltre 200 pubblicazioni scientifiche su riviste peer-reviewed e promotrice di numerose attività di trasferimento tecnologico e divulgazione, la prof.ssa Pricl ha ricevuto nel 2020 il titolo di Eminente Scienziato dall’Università di Łódź (Polonia).

La cerimonia ufficiale di consegna del premio è prevista nel giugno 2026, durante il Congresso nazionale della Société Chimique de France a Bordeaux.

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La docente UniTS premiata per i suoi contributi nella biochimica molecolare e per la cooperazione scientifica con la comunità chimica francese
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Medusa aliena nelle acque sotterranee del Timavo

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Il DNA di una medusa d’acqua dolce di origine aliena, precisamente asiatica (Craspedacusta sowerbii), è stato individuato nelle acque sotterranee del fiume Timavo all’interno della grotta Luftloch, recentemente scoperta dalla Società Adriatica di Speleologia.

Si tratta di una rilevante scoperta scientifica risultato della collaborazione tra l’Università degli Studi di Trieste, la Società Adriatica di Speleologia (SAS) e il Civico Museo di Storia Naturale di Trieste.

Il campionamento e le analisi sono stati condotti dal gruppo di ricerca coordinato da Chiara Manfrin del Dipartimento di Scienze della Vita di UniTS, nell’ambito di un progetto finalizzato al monitoraggio della biodiversità negli ambienti ipogei attraverso l’utilizzo del DNA ambientale (eDNA), una tecnica innovativa che consente di rilevare tracce genetiche lasciate dagli organismi nel loro habitat, rendendo possibile l’identificazione anche di specie non facilmente osservabili. 

“Questo metodo ci consente, filtrando l’acqua, di rilevare tracce genetiche lasciate dagli organismi nell’ambiente circostante, permettendo così l’individuazione di specie anche difficilmente osservabili direttamente”, spiega Manfrin. “I risultati hanno evidenziato la presenza del DNA di Craspedacusta sowerbii, una specie aliena non autoctona, originaria della Cina, innocua per l'uomo ma i cui effetti sugli ecosistemi carsici sono allo studio”. 

La scoperta si inserisce nel solco di precedenti osservazioni della medusa effettuate nella parte slovena del Reka-Timavo a partire dal 2016 da parte del Museo Civico di Storia Naturale di Trieste, e pubblicate in una nota scientifica a firma di Nicola Bressi e Andrea Colla. La conferma genetica ottenuta ora rafforza ulteriormente l’ipotesi della presenza della specie nelle acque sotterranee del Carso. 

Abstract
La scoperta è frutto di una collaborazione scientifica tra UniTS, Società Adriatica di Speleologia e Civico Museo di Storia Naturale di Trieste
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IA e diritti umani: conferenza a Gorizia con delegato del Consiglio d’Europa

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È stata tra i primi appuntamenti accademici in Europa dedicati alla nuova Convenzione Quadro sull’Intelligenza Artificiale, i diritti umani, la democrazia e lo Stato di diritto adottata dal Consiglio d’Europa nel settembre 2024: la conferenza che si è svolta presso la sede di Gorizia dell’Università di Trieste ha riunito studiose e studiosi provenienti da diversi Paesi per una riflessione critica e multidisciplinare sulle implicazioni del trattato.

L’evento - dal titolo "The CoE framework convention on Artificial Intelligence and Human Rights, Democracy and the rule of Law Comparative, EU, and International Law perspectives - ha ricevuto attenzione anche da parte del Consiglio d’Europa, che ne ha dato notizia sul proprio portale ufficiale, sottolineandone il valore come iniziativa di approfondimento promossa dal mondo accademico in dialogo con le istituzioni.

Ad aprire i lavori è stato Mario Hernández Ramos, presidente del Comitato sull’Intelligenza Artificiale del Consiglio d’Europa (CAI), che nel suo intervento ha illustrato l’iter negoziale della Convenzione, i suoi contenuti e le prospettive di attuazione. "I valori umani – ha ricordato - devono essere l'essenza della progettazione, dello sviluppo e dell'implementazione dell'intelligenza artificiale, e la Convenzione del Consiglio d'Europa svolge un ruolo chiave nel raggiungimento di questo obiettivo." 

La conferenza è stata organizzata da Giuseppe Pascale e Marta Infantino, docenti di Diritto Internazionale e di Diritto Privato Comparato dell’Università di Trieste, con il sostegno del Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali (DiSPeS), dell’Unione Europea e del progetto PRIN AutomatA – The dark side of algorithm in public administration, finanziato dal MUR, che vede la partnership di UniTS con il coordinamento scientifico della professoressa Infantino.

«Si è trattato di una delle primissime occasioni in Europa per una riflessione critica in ambito accademico sul testo e sull’impatto potenziale della nuova Convenzione e discuterne l’impatto potenziale», spiegano gli organizzatori. «Abbiamo riunito a Gorizia studiosi di diritto comparato, internazionale ed europeo per comprendere insieme prospettive e ricadute della regolazione dell’intelligenza artificiale: i contributi presentati saranno raccolti e pubblicati in open access, a beneficio della comunità scientifica e di tutti coloro che vogliano approfondire il contenuto e la portata della Convenzione».

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Promosso dal DiSPeS con Unione Europea e PRIN AutomatA uno dei primi incontri accademici sulla "Convenzione Quadro sull’Intelligenza Artificiale, i diritti umani, la democrazia e lo Stato di diritto" di recente adozione
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Su Nature studio coordinato da UniTS che può cambiare l’approccio alle vasculiti

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Un’infiammazione persistente che colpisce i vasi sanguigni e può portare a gravi complicanze trombotiche, anche in persone giovani e senza fattori di rischio noti. Sono le vasculiti sistemiche, un gruppo di malattie autoimmuni rare che, se non riconosciute e trattate tempestivamente, possono compromettere organi vitali come cuore, reni, polmoni e cervello.

A queste patologie è dedicato lo studio pubblicato sulla rivista Nature Reviews Rheumatology, tra le più prestigiose a livello mondiale nell’ambito dell’immunologia e della reumatologia, coordinato dal prof. Giacomo Emmi, immunologo, docente di Medicina interna dell’Università di Trieste e Direttore della Struttura Complessa UCO Medicina Clinica e Coordinatore Scientifico dell’Azienda Sanitaria Universitaria Giuliano Isontina. L’articolo, frutto di un lavoro di revisione coordinato tra centri di ricerca di riferimento in Italia, Svezia, Russia, Turchia ed Australia, fa il punto sulle manifestazioni trombotiche e cardiovascolari associate alle vasculiti e propone nuove strategie di trattamento basate sull’approccio antinfiammatorio.

L’argomento dello studio sarà l’oggetto di una relazione che terrà il prof. Emmi all’interno del congresso europeo EUVAS (European Vasculitis Society), in corso per la prima volta a Trieste dal 21 al 24 maggio, dove si riuniscono oltre 400 specialisti da tutta Europa. Il congresso è un appuntamento di riferimento per clinici e ricercatori che si occupano di queste patologie, e si distingue per l’approccio fortemente multidisciplinare. Emmi fa parte del direttivo della società scientifica e del comitato organizzatore dell’evento.

«Il nostro lavoro – spiega Emmi – dimostra che in molte vasculiti la trombosi non è un evento isolato, ma una diretta conseguenza dell’infiammazione vascolare. In questi casi, l’uso di anticoagulanti può non essere sufficiente e deve essere affiancata da una terapia immunologica. Comprendere meglio i meccanismi alla base di queste evidenze cambia l’approccio terapeutico e può aprire nuove strade anche per altre malattie croniche infiammatorie e non».

Tra le vasculiti analizzate nella revisione compaiono, tra le altre, la granulomatosi eosinofila con poliangioite, una patologia che colpisce soprattutto le vie respiratorie, il cuore e il sistema nervoso periferico, e la sindrome di Behçet, che interessa i vasi di calibro variabile, e caratterizzata, tra le altre cose, da eventi trombotici infiammatori. La pubblicazione si concentra sulle differenze tra eventi trombotici arteriosi e venosi, sulla gestione terapeutica nelle diverse fasi della malattia e sui diversi meccanismi patogenetici, che possono orientare le scelte cliniche.

Lo studio, consultabile online sulla piattaforma Nature, rappresenta un contributo importante al dibattito internazionale sulle malattie autoimmuni sistemiche, un’area della medicina in costante evoluzione.

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Studio completo pubblicato su Nature Reviews Rheumatology          

Arterial and venous thrombosis in systemic and monogenic vasculitis
Federica Bello¹˒¹⁵, Filippo Fagni²˒³˒¹⁵, Giacomo Bagni⁴, Catherine L. Hill⁵˒⁶, Aladdin J. Mohammad⁷˒⁸, Sergey Moiseev⁹, Iacopo Olivotto¹˒¹⁰, Emire Seyahi¹¹ & Giacomo Emmi¹²˒¹³˒¹⁴

1. Cardiomyopathy Unit, Careggi University Hospital, Florence, Italy
2. Department of Rheumatology, Skåne University Hospital, Malmö, Sweden
3. Department of Clinical Sciences, Rheumatology, Lund University, Lund, Sweden
4. Department of Rheumatology and Inflammatory Diseases, Sahlgrenska University Hospital, Gothenburg, Sweden
5. Discipline of Medicine, University of Adelaide, Adelaide, South Australia, Australia
6. Queen Elizabeth Hospital, Central Adelaide Local Health Network, Adelaide, South Australia, Australia
7. Department of Rheumatology and Inflammation Research, Sahlgrenska Academy, University of Gothenburg, Gothenburg, Sweden
8. Department of Medicine, Karolinska Institute, Stockholm, Sweden
9. Department of Internal Medicine and Rheumatology, Sechenov First Moscow State Medical University, Moscow, Russia
10. IRCCS Don Carlo Gnocchi Foundation, Florence, Italy
11. Istanbul Faculty of Medicine, Istanbul University, Istanbul, Turkey
12. Department of Medical, Surgical and Health Sciences, University of Trieste, Trieste, Italy
13. Department of Internal Medicine, Azienda Sanitaria Universitaria Giuliano Isontina (ASUGI), Trieste, Italy
14. European Reference Network ReCONNET, Trieste, Italy
These authors contributed equally: Federica Bello, Filippo Fagni

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Il prof. Giacomo Emmi (DSM) presenterà la revisione durante il congresso della Società Europea delle Vasculiti, in programma a Trieste
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