Medicina del lavoro: due nuovi strumenti al TREELAB Read more about Medicina del lavoro: due nuovi strumenti al TREELAB Immagine lab_sanson.jpg Data notizia Mon, 08/07/2024 - 12:00 Categoria notizia Ateneo Comunicati stampa Ricerca Società e territorio Destinatari canale Ateneo Ricerca Impegno pubblico e sociale Destinatari target Enti e aziende Territorio e società Testo notizia Grazie alla collaborazione con ASUGI e ai finanziamenti PNRR-PNC destinati ad analisi di inquinanti ambientali e professionali in tracce, il laboratorio TREELAB di UniTS si arricchisce di due nuovi strumenti: un laser ablation (366.000 Euro) e un analizzatore di metilmercurio (72.000 Euro).In dettaglio, Il laser ablation permette l'analisi dei metalli sulle superfici e altri substrati, mentre l’analizzatore di metilmercurio permette di verificare la presenza di mercurio in acqua, aria e nei capelli. I nuovi strumenti vanno ad arricchire la dotazione del laboratorio consentendo indagini approfondite sui metalli pesanti in Regione: la collaborazione tra medici, chimici e geologi permette infatti di unire le diverse competenze per potenziare e approfondire le indagini ambientali e nei luoghi di lavoro.Sempre nell'ambito dei fondi PNC-PRR è in fase di acquisizione un ulteriore macchinario che permetterà la determinazione di molecole organiche in traccia e che andrà a completare i laboratori ASUGI-UniTS.TREELAB nasce dalla collaborazione fra il Dipartimento Clinico di Scienze Mediche, Chirurgiche e della Salute, quello di Scienze Chimiche e Farmaceutiche e il Dipartimento di Matematica, Informatica e Geoscienze. L'attività all’interno dei laboratori è svolta e coordinata dai proff. Francesca Larese Filon, già direttrice del Dipartimento a Attività Integrata di Servizi per la Sicurezza, Prevenzione e Sorveglianza Sanitaria, da Gianpiero Adami, Matteo Crosera e da Stefano Covelli, insieme ai loro collaboratori e tecnici. Abstract Grazie alla collaborazione con ASUGI, il Lab di UniTS si arricchisce di un Laser ablation e di un analizzatore di metilmercurio Mostra nel diario Off
Governare la transizione digitale, ecologica ed energetica: due nuove lauree magistrali UniTS Read more about Governare la transizione digitale, ecologica ed energetica: due nuove lauree magistrali UniTS Immagine DUE_LM.jpg Data notizia Mon, 01/07/2024 - 12:00 Categoria notizia Ateneo Comunicati stampa Ricerca Società e territorio Destinatari canale Ateneo Ricerca Destinatari target Futuri studenti Studenti iscritti Studenti Internazionali - Degree Seeker Territorio e società Testo notizia Si arricchisce l’offerta formativa dell’Università degli Studi di Trieste. Dall’anno accademico 2024/2025 saranno attivate due nuove lauree magistrali caratterizzate da una prospettiva marcatamente internazionale e professionalizzante, interamente in lingua inglese: Engineering for the energy transition e European Policies for digital, ecological and social transitions, entrambe volte a formare i professionisti di domani in materia di transizione digitale, ecologica, sociale ed energetica.“Entrambe le lauree magistrali si occupano di processi di transizione per i quali è necessario sviluppare nuovi modelli e professioni – spiega il Rettore Roberto Di Lenarda – sono inoltre multidisciplinari, perché la transizione ecologica, energetica e digitale richiede anche un tipo di preparazione giuridica e politica. Formano figure professionali con specializzazioni innovative e richiestissime dal mondo del lavoro e sono complementari, focalizzandosi rispettivamente sulla transizione energetica e sulla sua governance integrata a livello di Unione Europea”.Engineering for the energyNovità assoluta a livello internazionale nella forma di percorso interclasse con i due curriculaSustainable building design and technology e Sustainable industrial systems, intende offrire una preparazione avanzata in materia di transizione energetica sia nel campo edilizio che in quello industriale.Gli studenti acquisiranno capacità di progettazione, sostenibile dal punto di vista economico, ambientale e sociale e sapranno scegliere le tecnologie, i materiali, le fonti e i vettori energetici più adatti. Saranno in grado di integrare i sistemi edilizi ed energetici con le reti elettriche, i sistemi di accumulo e la mobilità sostenibile.I campi nei quali la nuova figura si potrà muovere sono diversi: libera professione e studi di progettazione operanti nei settori dell’edilizia, termotecnico, dell’efficienza energetica, dei sistemi di produzione e utilizzo dei vettori energetici e delle fonti rinnovabili di energia; aziende ed Enti pubblici privati in fase di adeguamento di sistemi edilizi e impianti; industrie per la produzione e la gestione di componenti, impianti e sistemi energetici; industrie operanti nel settore della produzione di involucri edilizi; aziende che progettano, installano e gestiscono impianti utilizzanti vettori energetici in ambito industriale, commerciale e residenziale; aziende che forniscono servizi in campo energetico; aziende ed Enti pubblici o privati che hanno l’obbligo di nominare un energy manager; enti di ricerca che sviluppano progetti relativi alla transizione energetica.I dispositivi di stoccaggio dell’energia rappresentano una delle tecnologie abilitanti la transizione verso le fonti di energia rinnovabile: ad arricchire l’offerta del corso di laurea Engineering for the energy transition anche ELISA, un laboratorio ad hoc, al servizio di un gruppo multidisciplinare di ingegneri, chimici, informatici, economisti e scienziati sociali. ELISA completa due laboratori già esistenti all’Università di Trieste, dedicati al “Fotovoltaico” e a “Smart Grid e Mobilità elettrica”, aumentando strategicamente la capacità dell’ateneo di posizionarsi tra i più attivi enti di ricerca nel campo delle fonti rinnovabili e della mobilità sostenibile. ELISA dispone di una strumentazione innovativa e offre piattaforme per la prototipazione rapida e simulazioni hardware-in-the-loop (HIL). Per accedere al corso di studi in Engineering for the energy transition al Dipartimento di Ingegneria e Architettura lo studente deve essere in possesso di uno dei seguenti titoli di studio: laurea triennale nelle classi di Ingegneria industriale o civile e ambientale; in alternativa, deve aver maturato almeno 18 cfu in area matematica, 9 cfu in area fisica, 6 cfu in quella chimica, 6 cfu in area elettrica, 6 cfu in area energetica, 6 cfu in area civile o in architettura – 15 laddove lo studente intenda iscriversi al curriculum in Sustainable building design and technology. Lo studente deve, inoltre, esibire una votazione di laurea maggiore o uguale a 95/110, diversamente dovrà affrontare un colloquio conoscitivo. Il corso prevede, inoltre, la conoscenza della lingua inglese ad un livello almeno pari al B2 nel Quadro Comune Europeo di Riferimento.European Policies for digital, ecological and social transitionsAttivo dal prossimo settembre, il corso intende fornire alle future generazioni una preparazione multidisciplinare in materia di governance delle transizioni digitale, ecologica e sociale. Gli studenti, futuri funzionari nelle amministrazioni pubbliche, project manager e consulenti, acquisiranno conoscenze e competenze avanzate di analisi, gestione e valutazione di politiche, programmi e progetti europei, insieme a conoscenze tematiche approfondite sugli strumenti e i meccanismi politici, sociali e giuridici per governare, in modo integrato, aspetti legati alla sostenibilità ambientale, agli impatti del digitale, alla coesione sociale (es. diritto comparato dell’ambiente e delle tecnologie digitali, analisi di open data e big data, tecniche di progettazione partecipata per l’innovazione sostenibile ed inclusiva). Questa combinazione di competenze renderà i laureati del Corso capaci di utilizzare nel modo più efficace gli strumenti e le risorse dell’Unione Europea per governare le transizioni digitali, ecologia e sociale.Specifici anche i requisiti di accesso al corso di studi in European Policies for digital, ecological and social transitions presso il Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali, lo studente deve essere in possesso di uno dei seguenti titoli di studio: laurea triennale nelle classi di Scienze politiche e delle relazioni internazionali, Scienze dell’amministrazione e dell’organizzazione, Scienze economiche, Scienze sociali per la cooperazione, lo sviluppo e la pace; in alternativa, deve aver maturato 24 crediti formativi complessivi in diritto, economia e statistica (almeno 6 cfu dei 24 totali), scienze politiche e sociologia. Il corso prevede, inoltre, la conoscenza della lingua inglese ad un livello almeno pari al B2 nel Quadro Comune Europeo di Riferimento. Abstract Inaugurato anche il laboratorio Engineering for the energy transition (ELISA) Link Video Lab ELISA Mostra nel diario Off
Studio INAF - UNITS "cattura" venti relativistici di un quasar Read more about Studio INAF - UNITS "cattura" venti relativistici di un quasar Immagine alone.png Data notizia Tue, 18/06/2024 - 12:00 Categoria notizia Ateneo Ricerca Destinatari canale Ateneo Ricerca Destinatari target Territorio e società Testo notizia Un team di ricerca guidato dall’Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF) ha di nuovo imbrigliato i lontanissimi ed energici venti relativistici generati da un quasar lontano ma decisamente attivo (uno dei più luminosi finora scoperti). In uno studio pubblicato sulla rivista The Astrophysical Journal viene riportata la prima osservazione a diverse lunghezze d’onda dell'interazione tra buco nero e il quasar della galassia ospite durante le fasi iniziali dell'Universo, circa 13 miliardi di anni fa. Oltre all'evidenza di una tempesta di gas generata dal buco nero, gli esperti hanno scoperto per la prima volta un alone di gas che si estende ben oltre la galassia, suggerendo la presenza di materiale espulso dalla galassia stessa tramite i venti generati dal buco nero.La galassia protagonista dello studio è J0923+0402, un oggetto lontanissimo da noi, per la precisione a redshift z = 6.632 (ossia la sua radiazione che osserviamo è stata emessa quando l’Universo aveva meno di un miliardo di anni) con al centro un quasar. La luce dei quasar (o quasi-stellar radio source) viene prodotta quando il materiale galattico che circonda il buco nero supermassiccio si raccoglie in un disco di accrescimento. Infatti, nell’avvicinarsi al buco nero per poi esserne inghiottita, la materia si scalda emettendo grandi quantità di radiazione brillante nella luce visibile e ultravioletta.“L'utilizzo congiunto di osservazioni multibanda ha permesso di studiare, in un range di scale spaziali molto ampio e dalle regioni più nucleari fino al mezzo circumgalatico, il quasar più lontano con misura di vento nucleare e l’alone di gas più esteso rilevato in epoche remote (circa 50 mila anni luce)”, spiega Manuela Bischetti, prima autrice dello studio e ricercatrice presso l’INAF e l’Università di Trieste. I dati descritti nell’articolo sono frutto della collaborazione di gruppi di ricerca che lavorano su frequenze diverse dello spettro elettromagnetico. In primis lo spettrografo X-Shooter, installato sul Very Large Telescope (VLT) sempre dell'ESO, ha captato raffiche di materia, in gergo BAL winds (dall’inglese venti con righe di assorbimento larghe o broad absorption line), in grado di raggiungere velocità relativistiche fino a decine di migliaia di chilometri al secondo, misurandone e calcolandone le caratteristiche. Le potenti antenne cilene di ALMA (l’Atacama Large Millimeter/submillimeter Array dell’ESO), ricevendo frequenze dai 242 ai 257 GHz provenienti dall’alba del Cosmo, sono state attivate per cercare la controparte nel gas freddo dei venti BAL e capire se si estendesse oltre la scala della galassia. La ricercatrice sottolinea: “I BAL sono venti che si osservano nello spettro ultravioletto del quasar che, data la grande distanza da noi, osserviamo a lunghezze d’onda dell’ottico e vicino infrarosso. Per fare queste osservazioni abbiamo usato lo spettrografo X-Shooter del Very Large Telescope. Avevamo già scoperto il BAL di questo quasar due anni fa. Il problema è che non sapevamo quantificare quanto fosse energetico. Questo vento BAL è un vento di gas caldo (decine di migliaia di gradi) che si muove a decine di migliaia di km/s. Allo stesso tempo le osservazioni in banda millimetrica di ALMA ci hanno permesso di capire cosa stia succedendo nella galassia e attorno a essa andando a vedere cosa succede al gas freddo (qualche centinaio di gradi). Abbiamo trovato che il vento si estende anche sulla scala della galassia (ma ha delle velocità più basse, 500 km/s. Questa è una cosa aspettata, il vento decelera man mano che si espande), il che ci ha fatto pensare che questo mega alone di gas sia stato creato dal materiale che i venti hanno espulso dalla galassia”.La posizione della sorgente energetica è stata poi “immortalata” dapprima dalla Hyper Suprime-Cam (HSC), una gigantesca fotocamera installata sul telescopio Subaru e sviluppata dal National Astronomical Observatory of Japan (NAOJ), e - con una misura molto più accurata - dalla NIRCam, una fotocamera a raggi infrarossi installata sul telescopio spaziale James Webb (JWST delle agenzie spaziali NASA, ESA e CSA). “Questo quasar verrà osservato nuovamente dal JWST in futuro per studiare meglio sia il vento che l’alone”, annuncia Bischetti.La ricercatrice prosegue spiegando il perché di questa survey: “Ci siamo chiesti se l'attività del buco nero potesse avere un impatto sulle fasi iniziali di evoluzione delle galassie, e tramite quali meccanismi questo avvenga. Vincente è stata la combinazione di dati multibanda che vanno dall'ottico e vicino infrarosso - per misurare le proprietà del buco nero, e cosa avviene nel nucleo della galassia - fino alle osservazioni in banda millimetrica - per studiare cosa avviene all'interno e attorno alla galassia”. Le misure effettuate “sono di routine nell'Universo locale, ma questi risultati non erano mai stati ottenuti prima a redshift z>6”, aggiunge.“Il nostro studio ci aiuta a capire come il gas venga espulso o catturato dalle galassie dell’Universo giovane e come i buchi neri crescono e possono avere un impatto sull'evoluzione delle galassie. Sappiamo che il fato delle galassie come la Via Lattea è strettamente legato a quello dei buchi neri, poiché questi possono generare tempeste galattiche in grado di spegnere la formazione di nuove stelle. Studiare le epoche primordiali ci permette di capire le condizioni iniziali dell'Universo che vediamo oggi”, conclude Bischetti. L’articolo "Multi-phase black-hole feedback and a bright [CII] halo in a Lo-BAL quasar at z∼6.6", di Manuela Bischetti, Hyunseop Choi, Fabrizio Fiore, Chiara Feruglio, Stefano Carniani, Valentina D'Odorico, Eduardo Bañados, Huanqing Chen, Roberto Decarli, Simona Gallerani, Julie Hlavacek-Larrondo, Samuel Lai, Karen M. Leighly, Chiara Mazzucchelli, Laurence Perreault-Levasseur, Roberta Tripodi, Fabian Walter, Feige Wang, Jinyi Yang, Maria Vittoria Zanchettin, Yongda Zhu, è stato pubblicato sulla rivista The Astrophysical Journal. Abstract Pubblicato su The Astrophysical Journal Mostra nel diario Off
Nuovo sistema di diagnostica per immagini con agenti di contrasto fluorurati: studio su PNAS Read more about Nuovo sistema di diagnostica per immagini con agenti di contrasto fluorurati: studio su PNAS Immagine laurini_pricl.jpg Data notizia Wed, 19/06/2024 - 12:00 Categoria notizia Ateneo Comunicati stampa Ricerca Destinatari canale Ateneo Ricerca Destinatari target Territorio e società Testo notizia Pubblicato sulla rivista scientifica PNAS lo studio Self-assembling dendrimer nanosystems for specific fluorine MRI and effective theranostic treatment of tumors: tra i ricercatori anche Sabrina Pricl, professore associato di Ingegneria chimica, direttrice scientifica del laboratorio di biologia molecolare e nanotecnologie dell’Università degli Studi di Trieste e responsabile, per l’ateneo, della collaborazione internazionale COST Cancer Nanomedicine – from the bench to the bedside. Coautore dello studio Erik Laurini, professore associato UniTS.Per la prima volta, il gruppo di ricerca ha analizzato e sviluppato un nuovo sistema di diagnostica per immagini basato sull’utilizzo di agenti di contrasto fluorurati. Il sistema, volto a identificare sin dalle fasi iniziali, e così trattare abbattendo i tempi, le malattie oncologiche anche nelle forme più invasive e aggressive, supera la tradizionale risonanza magnetica nucleare basata sull’uso di idrogeno. Dal momento che l’acqua, e quindi l’idrogeno, costituisce oltre il 70% del peso corporeo, spesso la risonanza magnetica classica presenta limiti nell’identificazione delle differenze tra i tessuti malati e quelli circostanti, specialmente per tumori molto piccoli. L’uso di agenti di contrasto a base di fluoro, non presente naturalmente nei tessuti del corpo umano, appare molto promettente: proprio per l’assenza di fluoro nella maggior parte dei sistemi biologici, ha infatti il potenziale per fornire immagini più chiare, specifiche e risolute se comparate con quelle delle tecniche tradizionali.L’utilizzo della risonanza magnetica al fluoro è stato sinora limitato dalla mancanza di agenti di imaging sicuri, spesso contraddistinti da limitazioni come il basso rapporto segnale/rumore, il basso contenuto di fluoro, l’instabilità o l’insolubilità in acqua: i ricercatori, per la prima volta, sono stati in grado di creare agenti di contrasto a base di fluoro efficaci, efficienti e non tossici.Tra i tratti distintivi delle molecole disegnate dai ricercatori (nanosistemi di dendrimeri autoassemblati) vi è la capacità di svolgere molteplici funzioni. In dettaglio, appartengono alla categoria della teragnostica, poiché in grado di svolgere contestualmente funzione di diagnosi e terapia: una volta individuato il tumore, le molecole possono essere utilizzate per monitorarne l’andamento e rilasciare in situ il farmaco di opportuna terapia.“L’interesse per l’uso della risonanza magnetica al fluoro con agenti di imaging fluorurati è in aumento. Simili nanosistemi di dendrimeri teragnostici rappresentano il futuro nel campo della medicina personalizzata: riuscire a registrare e monitorare il progresso o la regressione di un tumore e contestualmente continuare a trattare la malattia è un traguardo in termini di outcome terapeutico e di sopportazione delle terapie, che risultano così meno invasive, tossiche o dannose, nel pieno rispetto dei pazienti” spiega la prof.ssa Pricl.L’Università di Trieste ha preso parte alle fasi di design e progettazione molecolare, performance computing, analisi e sperimentazione.Tra i finanziatori anche AIRC, Cinema e ICSC – Centro Nazionale di Ricerca in HPC, Big Data and Quantum Computing. Abstract Tra gli autori dello studio Sabrina Pricl ed Erik Laurini del Dipartimento di Ingegneria e Architettura UniTS Mostra nel diario Off
iNEST: quasi 5,5 milioni di euro per trasferimento tecnologico a beneficio delle imprese Read more about iNEST: quasi 5,5 milioni di euro per trasferimento tecnologico a beneficio delle imprese Immagine 09_Digital-twin.jpg Data notizia Fri, 14/06/2024 - 12:00 Categoria notizia Ateneo ateneo Ricerca Destinatari canale Ateneo Ricerca Destinatari target Territorio e società Testo notizia Sono stati presentati oggi all’Università di Trieste i nuovi finanziamenti a cascata da quasi 5,5 milioni di euro, promossi dal programma iNEST, finanziato dall’Unione Europea – Next Generation EU sui fondi PNRR.Destinatari di questa iniziativa sono Micro, Piccole, Medie e Grandi Imprese. Ancora una volta, dopo la prima tornata dello scorso agosto 2023, i bandi emanati dai 9 Spoke dell’ecosistema iNEST e destinati al territorio del Nord-Est e al Mezzogiorno, sono finalizzati a stimolare iniziative di ricerca, sviluppo, trasferimento tecnologico e sviluppare procedure innovative o ad aumentarne la maturità per una piena fruibilità da parte di imprese.Le proposte progettuali dovranno pervenire entro le 24 del prossimo 8 luglio 2024. Le tematiche degli Spoke 8 e 9, presenti sul territorio triestino, sono attinenti a Maritime, marine and inland water technologies: towards the Digital Twin of the Upper Adriatic, e Models, Methods, Computing Technologies for Digital Twin rappresentate, rispettivamente, dall’Università di Trieste e dalla Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati-SISSA. I due Spoke prevedono entrambi, anche in questa seconda tranche, una dotazione finanziaria di 1.732.090 euro per i bandi rivolti al Triveneto e di 979.141 euro per i bandi del Mezzogiorno. Nell’arco del biennio 2023-24 saranno stanziati complessivamente da ciascuno Spoke 5.422.462 euro per le imprese.I bandi rappresentano una grande opportunità in particolare per sviluppare tecnologia e materiali di cui potranno beneficiare le aziende hi tech e della digital economy, ma anche i settori della componentistica e dei sensori per realizzare modelli 3D digitali o applicazioni di realtà aumentata per cui si necessita di monitoraggio, raccolta, conservazione e analisi di dati.“Il sistema universitario regionale – afferma Pierluigi Barbieri, docente di UniTS e coordinatore dello Spoke 8 - sta lavorando in sinergia per creare opportunità di collaborazione tra pubblico e privato, in grado di garantire e migliorare attrattività e competitività del nostro del nostro territorio.Il progetto segue un’idea di innovazione, rivolta alla modernizzazione e alla crescita del sistema produttivo, basata sulla ricerca, che trova grandi risorse nel partenariato delle nove università del Triveneto e che a Trieste dispone di enti di eccellenza da coinvolgere. Ci sono, quindi, tutte le condizioni – conclude Barbieri - per cui il potenziale del progetto iNest possa tradursi in reale attivatore di benessere economico e di miglioramento della qualità della vita”. “Il nostro principale obiettivo è mettere a sistema competenze e associazioni di categoria. Una grande opportunità per dare una spinta importante e valorizzare i progetti delle imprese. L’appello è che più imprese possibili prestino attenzione a questa occasione”, sostiene Renè Buttò, responsabile dell’ufficio Valorizzazione e Innovazione di SISSA.Nel corso della conferenza stampa sono intervenuti anche Franco Scolari, direttore del Polo Tecnologico Alto Adriatico, che ha sottolineato nel corso della conferenza stampa il ruolo del Polo, impegnato a tradurre le competenze di ricerca in risultati per le imprese, e Stefano Querin (OGS), rappresentante di Spoke 8.I bandi a cascata sono consultabili sul sito iNEST Abstract Seconda tranche di bandi del programma finanziato da Next Generation EU sui fondi PNRR. Mostra nel diario Off
XXVI Conferenza SIU – Società Italiana degli Urbanisti: premio alla dottoranda del DIA Camilla Venturini Read more about XXVI Conferenza SIU – Società Italiana degli Urbanisti: premio alla dottoranda del DIA Camilla Venturini Immagine dottoranda.jpg Data notizia Mon, 17/06/2024 - 12:00 Categoria notizia Ateneo Ricerca Destinatari canale Ateneo Ricerca Destinatari target Post lauream Territorio e società Testo notizia Camilla Venturini, dottoranda in Ingegneria Civile-Ambientale e Architettura, Università degli Studi di Trieste –Università degli Studi di Udine, ha ricevuto uno dei premi ‘Best paper Under 40’ nel corso della XXVI Conferenza SIU – Società Italiana degli Urbanisti appena conclusa a Napoli, con il contributo “Verso un laboratorio di ecologie territoriali: il Carso triestino”.Camilla Venturini sta attualmente svolgendo una tesi in Urbanistica su ‘FOODSCAPING. Ripensare i territori attraverso il sistema del cibo’ (tutor le prof.sse Sara Basso, Units, e Alessandra Marin, Unife) il cui scopo è individuare come gli strumenti urbanistici possano contribuire a rigenerare i territori locali a partire dagli spazi del cibo, valorizzandone i caratteri identitari e mediando i conflitti. La tesi prende in esame il contesto regionale del Friuli-Venezia Giulia,soffermandosi su alcuni casi studio, tra cui quello della città di Trieste. Abstract Premio ‘Best paper under 40’ Mostra nel diario Off
Grotte preistoriche del FVG: pubblicato il libro a cura di UniTS Read more about Grotte preistoriche del FVG: pubblicato il libro a cura di UniTS Immagine grotta.jpg Data notizia Thu, 06/06/2024 - 12:00 Categoria notizia Ateneo Ricerca Società e territorio Destinatari canale Ateneo Ricerca Impegno pubblico e sociale Destinatari target Territorio e società Testo notizia Il volume "Grotte preistoriche del Friuli Venezia Giulia" mappa, descrive e inserisce in un contesto scientifico rigoroso ma divulgativo le cavità da cui provengono manufatti e resti faunistici esposti nei musei del nostro territorio. I lettori della pubblicazione, scaricabile gratuitamente, troveranno anche alcuni itinerari di facile accesso per un’immersione totale in uno dei tesori più affascinanti e misteriosi del nostro patrimonio naturalistico.Il libro è l'atto finale di una collaborazione tra Direzione centrale difesa dell'ambiente, energia e sviluppo sostenibile, Servizio geologico e il Centro Interdipartimentale per la Scienza e la Tecnologia applicate ai beni culturali SCICC di UniTS per l’implementazione del Catasto speleologico regionale (CSR) con i dati sulle grotte di interesse archeologico relativi al progetto C.R.I.G.A. (Catasto Ragionato Informatico delle Grotte Archeologiche), sviluppato in passato per le grotte del Carso da UniTS. Nella realizzazione del progetto e nella redazione del volume, coordinato da UniTS, è stata fondamentale la collaborazione con i Musei scientifici e archeologici di Trieste e Udine, i Gruppi e le Associazioni speleologiche, oltre a studiosi di ambiti scientifici diversi, che hanno permesso di ampliare la banca dati a tutto il territorio Regionale. Abstract Scaricalo gratuitamente Mostra nel diario Off
Roditori "coraggiosi" fondamentali per l'ecosistema: parte studio UniTS Read more about Roditori "coraggiosi" fondamentali per l'ecosistema: parte studio UniTS Immagine roditori.png Data notizia Wed, 05/06/2024 - 12:00 Categoria notizia Ateneo Comunicati stampa Ricerca Destinatari canale Ateneo Ricerca Destinatari target Territorio e società Testo notizia Anche negli animali, così come negli esseri umani, ciascun individuo ha una propria personalità. La personalità dei piccoli mammiferi – ovverosia l’audacia, la curiosità e l’aggressività di un individuo – influisce su tutte le fasi della dispersione dei semi, come dimostrato da numerosi studi condotti da Alessio Mortelliti, professore associato di Ecologia presso il dipartimento di Scienze della vita dell’Università degli studi di Trieste, prima professore associato in Wildlife Habitat Conservation alla University of Maine.“Quando un roditore trova una ghianda caduta ai piedi della pianta madre, troppo pesante per essere trasportata dal vento, la porta con sé in uno dei suoi nascondigli segreti. In una stagione un roditore come un topo può accumulare centinaia di ghiande in giro per i boschi, che consumerà poi lentamente nel corso dei mesi invernali. Può però succedere che il topo venga predato – ad esempio da un gufo – o che il topo dimentichi dove ha nascosto la ghianda. Quando questo accade il topo ha involontariamente giovato alla quercia, disperdendone il frutto, che così può germinare. Ogni anno una quercia produce centinaia di ghiande confidando nel fatto che alcune vengano nascoste da piccoli mammiferi e non ritrovate” spiega Alessio Mortelliti, professore associato di Ecologia all’Università degli studi di Trieste.La relazione tra roditori e piante è molto ambivalente: in alcune circostanze i topi sono antagonisti, poiché predano le ghiande, in altre circostanze entrambi – topi e alberi – traggono vantaggio e allora la relazione viene definita mutualistica. Studi passati hanno mostrato come alcuni individui, quelli più audaci o curiosi, abbiano maggiori probabilità di disperdere semi, ciò significa che questi individui sono particolarmente importanti per il funzionamento di un ecosistema. Comprendere quali sono le caratteristiche di questi individui fondamentali per gli ecosistemi e come conservarli è di primaria importanza per l’adattamento delle specie ai cambiamenti globali.È questo l’obiettivo – studiare la relazione tra la personalità individuale dei piccoli mammiferi e la dispersione dei semi – del progetto di ricerca “Predicting the range-shifts of woody plant species by incorporating the critical role of small mammal scatter-hoarders”, finanziato da un PRIN (Progetti di Ricerca di Interesse Nazionale) – PNRR condotto per la prima volta in Europa da un gruppo di ricerca dell’Università degli Studi di Trieste, sotto la guida del professor Alessio Mortelliti e in collaborazione con la Sapienza Università di Roma e il Parco delle Prealpi Giulie, al via nella Val Alba.L’ipotesi nasce da numerosi studi che il gruppo di ricerca del professor Alessio Mortelliti ha condotto nel corso dell’ultimo decennio nel Maine (USA). In particolare, i ricercatori hanno scoperto che gli individui coraggiosi sono quelli che percorrono maggiori distanze con i semi e che li nascondono in siti ottimali per la germinazione. All’interno di una specie e di un ecosistema esisterebbero, quindi, individui particolarmente importanti per la dispersione dei semi e, di conseguenza, anche per l’adattamento di una pianta ai cambiamenti climatici. Saranno questi individui, infatti, che permetteranno a piante come querce e faggi di adattarsi ai cambiamenti climatici migrando in latitudine ed altitudine.I ricercatori condurranno due esperimenti sul campo, aiutati anche da studiosi dell’Università del Maine, in visita in Italia ad inizio giugno. In una prima fase misureranno la personalità dei roditori e li esporranno a semi nuovi – tali poiché appartenenti ad una specie legnosa non ancora presente negli ecosistemi oggetto di indagine, ma che potrebbe arrivare in futuro proprio come risposta ai cambiamenti climatici. L’ipotesi è che gli individui più audaci saranno quelli che interagiranno di più con questi semi sconosciuti. Seguendo i semi – tracciati con una polvere fluorescente – e misurando i tassi di germinazione, i ricercatori assoceranno ogni singolo roditore al destino delle semenze: oltre a valutare se alcuni tratti della personalità aumentino la probabilità di dispersione, i ricercatori identificheranno anche i tratti dei semi (es. massa, forma) che incrementano la probabilità che questi vengano predati o dispersi. Infine, conducendo una serie di simulazioni, valuteranno i potenziali effetti della personalità sulla composizione delle comunità forestali e sulle capacità di adattamento delle specie ai cambiamenti globali.Il progetto porterà anche alla creazione di una guida su come sfruttare il ruolo dei roditori per migliorare la migrazione assistita – ossia lo spostamento assistito dall’uomo di piante verso habitat climaticamente più adatti – e una check-list dei tratti e delle specie vegetali con alta probabilità di successo nell’espansione.Alessio Mortelliti vanta un’esperienza ventennale nello studio dell’ecologia e del comportamento dei mammiferi e di come queste conoscenze possano facilitare la loro conservazione. In passato, ha effettuato numerosi progetti di campo in Italia, Austria, Stati Uniti, Indonesia, Kenya, Tunisia e Mauritania. Abstract Per la prima volta in Europa, al via in FVG un progetto di ricerca ideato in USA dal prof. Mortelliti Mostra nel diario Off
Al via DATIS, progetto Interreg per un turismo inclusivo Read more about Al via DATIS, progetto Interreg per un turismo inclusivo Immagine interreg Datis kick off.jpg Data notizia Fri, 31/05/2024 - 12:00 Categoria notizia Ateneo Ricerca Società e territorio Destinatari canale Ateneo Impegno pubblico e sociale Destinatari target Territorio e società Testo notizia Un turismo inclusivo e accessibile per incontrare le esigenze di persone con disabilità e di anziani con limitazioni dovute all'età e a problemi di salute: è questa la finalità del nuovo progetto "DATIS: Frontiere digitali per il turismo inclusivo", che vede coinvolto il Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali di UniTS.Il kick-off meeting del progetto di durata biennale, finanziato con oltre un milione di euro dal Programma Interreg Italia-Slovenia 2021-27, si è svolto il 28 maggio scorso a Lubiana, presso la casa editrice Beletrina.Le azioni previste puntano a migliorare l'accessibilità digitale e l'inclusione sociale nel turismo della regione transfrontaliera attraverso un approccio innovativo, multidisciplinare e partecipativo, attraverso anche la definizione di linee guida e di strategie condivise.È prevista, inoltre, l'organizzazione di workshop formativi per operatori turistici, la realizzazione di un portale web sull'accessibilità dei servizi turistici e l'attivazione di due azioni pilota presso i musei del San Michele sul Carso e del patrimonio industriale di Aidussina per testare soluzioni innovative per utenti con diversi tipi di disabilita.Il progetto è guidato da Beletrina, organizzazione slovena leader nel campo dell'editoria e dell'innovazione digitale e vede come partner, oltre al DiSPeS, l'Agenzia regionale PromoTurismoFVG, il Consorzio di cooperative sociali Il Mosaico, il Tourist board di Nova Gorica e della Valle del Vipava e l'Unione ciechi e parzialmente non vedenti della Slovenia. A questi si associano il Comune di Sagrado e di Aidussina.Il DiSPeS, sotto la direzione scientifica del prof. Moreno Zago, docente di Analisi e progettazione turistica e di Relazioni transfrontaliere e sviluppo locale, contribuirà alla somministrazione di questionari quantitativi e qualitativi sulle esperienze di viaggio, all'individuazione delle best practices, all'analisi delle potenzialità del settore turistico.Si occuperà inoltre dell'elaborazione di linee guida e di un manuale multilingue sull'accessibilità digitale per gli operatori turistici e istituzionali e delle attività di comunicazione e disseminazione dei risultati.Il progetto punta a raggiungere un bacino di utenza ampio e a sensibilizzare istituzioni e operatori circa l'importanza dell'accessibilità digitale e dell'inclusione sociale. Abstract Il DiSPeS, con la direzione scientifica del prof. Moreno Zago, partecipa al partenariato Mostra nel diario Off
Due riconoscimenti internazionali per Federico Rosei Read more about Due riconoscimenti internazionali per Federico Rosei Immagine rosei.jpg Data notizia Tue, 14/05/2024 - 12:00 Categoria notizia Ateneo ateneo Ricerca Destinatari canale Ateneo Ricerca Testo notizia Federico Rosei, professore ordinario di Chimica Industriale al Dipartimento di Scienze Chimiche e Farmaceutiche dell'Università di Trieste, ha ricevuto due importanti riconoscimenti internazionali.Rosei è stato nominato Fellow della prestigiosa Materials Research Society "per la leadership nella sintesi e nella caratterizzazione dei nanomateriali, in particolare dei materiali multifunzionali e della loro integrazione nei dispositivi optoelettronici e per gli sforzi internazionali sostenuti nel servizio, nel mentoring e nella divulgazione", secondo quanto riportato nella motivazione ufficiale.Il docente di UniTS è stato, inoltre, insignito del The 2024 Fellowship Awards della Canadian Association of Physicists (CAP) "in riconoscimento dei suoi notevoli risultati nel campo della fisica dei materiali, in particolare dei materiali multiferroici e dei punti quantici, unitamente a un'eccezionale attività di tutoraggio dei tirocinanti e per la sua leadership internazionale che promuove l'eccellenza della fisica canadese su scala globale". Abstract Il docente del DSCF è diventato Fellow della Materials Research Society e ha ricevuto il CAP Fellowship Awards 2024 Mostra nel diario Off