A UniTS studiati algoritmi informatici per combattere la malaria Read more about A UniTS studiati algoritmi informatici per combattere la malaria Immagine Progetto senza titolo (6).png Data notizia Wed, 15/05/2024 - 12:00 Categoria notizia Ateneo Ricerca Società e territorio Destinatari canale Ateneo Impegno pubblico e sociale Internazionale Destinatari target Studenti Internazionali - Degree Seeker Territorio e società Testo notizia Fetenech Meskele Ganebo, Preside della Scuola di Informatica dell'Università Wolaita Sodo in Etiopia, è stata ospite di UniTS per tre mesi nell'ambito di una borsa di studio TWAS-SISSA-Lincei Research Cooperation Visits Programme. A UniTS, Ganebo ha lavorato in particolare con Sylvio Barbon Junior, responsabile del Machine Learning Lab del Dipartimento di Ingegneria e Architettura (DIA), sfruttando la potenza degli approcci di apprendimento automatico per sviluppare algoritmi capaci di prevedere la diffusione della malaria. Secondo il Rapporto Mondiale OMS sulla Malaria 2023, nel 2022 sono stati stimati 249 milioni di casi in 85 Paesi endemici, con 608.000 decessi. E l'Etiopia, come riporta l'OMS, è uno dei tre Paesi africani che ne hanno sofferto maggiormente, insieme a Nigeria e Uganda.Nella regione ad alta trasmissione di malaria di Wolaita, un'area rurale densamente popolata nel sud dell'Etiopia, i dati sulla diffusione della malattia sono ancora raccolti manualmente. Il primo compito di Ganebo e del team triestino è stato quindi quello di digitalizzare i dati disponibili."I tre mesi di permanenza a UniTS sono stati sufficienti per ottenere buoni risultati", ha detto Ganebo "La collaborazione con il prof. Barbon Junior è promettente. Abbiamo l’ambizioso piano di automatizzare la raccolta dei dati sanitari nella città di Wolita Sodo e, in una fase successiva, in tutta l'Etiopia". L'automazione aumenterebbe efficienza, accuratezza e ampiezza dei dati utili, garantendo una migliore assistenza ai pazienti.Una volta perfezionati, gli algoritmi serviranno a studiare l'effetto combinato di fattori di rischio come temperatura, altitudine, vettori della malaria e stato di salute della popolazione per fornire a operatori sanitari e responsabili politici strumenti predittivi più efficaci.La tecnica servirà a creare in Etiopia un protocollo di sorveglianza regionale per supportare i sistemi sanitari nella gestione del controllo delle zanzare e nell'allocazione delle risorse.Ganebo è anche vincitrice del Premio Spiga di Grano, conferito dall'associazione culturale Cinzia Vitale Onlus.Il programma di visite di cooperazione alla ricerca TWAS-SISSA-Lincei sostiene i ricercatori all'inizio della carriera nei Paesi meno sviluppati identificati dalle Nazioni Unite su progetti che contribuiscono agli Obiettivi di sviluppo sostenibile (SDGs). Offre opportunità di formazione e collaborazione presso le istituzioni scientifiche del Sistema di innovazione scientifica del Friuli-Venezia Giulia (Sis FVG) in Italia. È sostenuto dal Ministero degli Affari Esteri italiano (MAECI) e dall'Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo (AICS). Nella foto: Prof. Eric Medvet, Prof.ssa Fetenech Meskele Ganebo e Prof. Sylvio Barbon Junior Abstract Fetenech Meskele Ganebo, Preside della Scuola di Informatica dell'Università Wolaita Sodo - Etiopia è stata ospite al DIA Mostra nel diario Off
Il progetto **Innovamare** è stato dichiarato "campione blu" dell'Unione Europea! Read more about Il progetto **Innovamare** è stato dichiarato "campione blu" dell'Unione Europea! Immagine team innovamare per web.png Data notizia Tue, 14/05/2024 - 12:00 Categoria notizia Ateneo Ricerca Società e territorio Destinatari canale Ateneo Ricerca Impegno pubblico e sociale Destinatari target Territorio e società Testo notizia A Lussemburgo, nell'ambito del vertice di consulenza e debito di rischio BEI (BEI Venture Debt & Advisory Summit), si è tenuta la presentazione dei vincitori del bando pubblico EU Blue Champions, tra cui il DIH Innovamare.Commenta così Guido Bortoluzzi, coordinatore del progetto per UniTS: “Innovamare è stato un progetto di grandissimo successo che ha portato a delle ricadute concrete sul territorio, anzi nello spazio marino, che unisce l’Italia e la Croazia. La creazione di un Digital Innovation Hub localizzato a Sebenico in Croazia è solo l’elemento più evidente di un risultato più grande che consiste nella creazione di un gruppo di lavoro transnazionale che si sta rapidamente allargando oltre i confini Italo-Croati nella direzione dell’intera area balcanica e non solo. Siamo orgogliosi di aver portato un pezzo di UniTS in questo progetto e di dare il nostro piccolo contributo al suo consolidamento nel prossimo futuro.“EU Blue Champions è un'iniziativa della Commissione europea e della Banca europea per gli investimenti (BEI) che seleziona 20 aziende, progetti e iniziative innovativi che la Commissione europea e la BEI ritengono possano contribuire al meglio allo sviluppo dell'economia blu nell'Unione. I progetti selezionati riceveranno i servizi di consulenza della BEI per la definizione dei modelli di finanziamento dei progetti, lo sviluppo di modelli aziendali e la creazione di partenariati a livello europeo. Ogni progetto dovrà dimostrare di poter contribuire fortemente alla missione dell'UE Renew our oceans and waters (Rinnovare i nostri oceani e le nostre acque) e raggiungere tre obiettivi: il ripristino degli ecosistemi marini e d'acqua dolce;l'eliminazione dell'inquinamento;la decarbonizzazione dell'economia blu.Gli elementi chiave del progetto Innovamare comprendono lo sviluppo e la costruzione di infrastrutture, in particolare il Centro di competenza per le tecnologie marine di Sebenico e il Parco tecnologico per le tecnologie marine dell'Università di Zara. Per le infrastrutture citate sono previsti l'acquisto di attrezzature tecnologiche innovative, la creazione di sedi adibite ai vari test, lo sviluppo e la prototipazione di tecnologie marine. Una parte fondamentale del progetto comprende, inoltre, la sensibilizzazione sugli impatti dell'economia blu e sulla necessità di una trasformazione digitale e verde (che sarà realizzata in collaborazione con l'E1 Blue Acceleration Festival), le dimostrazioni di pulizia con tecnologie subacquee innovative e il ripristino dell'ecosistema marino con i sommozzatori nell'ambito del programma E1 Blue Impact e l'impiego di 20 ricercatori.Il Digital Innovation HUB Innovamare mira a diventare un luogo centrale per il trasferimento tecnologico, rafforzando la cooperazione e unendo le parti interessate a livello transfrontaliero e transnazionale (provenienti dal settore pubblico e privato, nonché dalla ricerca scientifica per lo sviluppo, la sperimentazione e la convalida di tecnologie marine) alla missione per la sostenibilità del Mare Adriatico. I principali fondatori e membri del DIH sono 6 grandi organizzazioni scientifiche e di ricerca, 7 tra istituzioni di supporto e autorità locali e regionali e 4 aziende provenienti da Italia e Croazia. All'interno del suo ecosistema, il DIH è costantemente impegnato a garantire finanziamenti, generare entrate per ulteriori investimenti e sviluppare soluzioni tecnologiche per la trasformazione digitale e verde dell’economia blu.Il Digital Innovation Hub Innovamare ha presentato il progetto nell'ambito del bando pubblico EU Blue Champions. Il successo ottenuto è solo una conferma che tutto ciò che viene fatto all'interno del DIH ha un futuro e gode del supporto delle istituzioni, che ci aiuteranno a raggiungere la nostra missione, ovvero un’economia blu sostenibile.INFO Abstract Nasce a Sebenico il Digital Innovation Hub Mostra nel diario Off
Sfide ambientali del futuro: nasce “gECO Podcast” su Open Spotify Read more about Sfide ambientali del futuro: nasce “gECO Podcast” su Open Spotify Immagine Progetto senza titolo (4).png Data notizia Tue, 07/05/2024 - 12:00 Categoria notizia Ateneo Ricerca Società e territorio Destinatari canale Ateneo Impegno pubblico e sociale Destinatari target Studenti iscritti Territorio e società Testo notizia “Sciacallo a chi?”, è questo il titolo del primo episodio del nuovo podcast “gECO”, l’iniziativa sviluppata all’interno del corso di laurea magistrale in Ecologia e Sostenebilità dei Cambiamenti Globali dell’Università degli Studi di Trieste e realizzata interamente dagli studenti, con la supervisione scientifica dei docenti del Dipartimento di Scienze della Vita e del corso di studi. Un podcast realizzato da giovani ecologi e pensato per avvicinare i più giovani e gli adulti alla natura e alla scoperta dell’ambiente che ci circonda. Con ospite Alessio Mortelliti, professore associato di Ecologia Animale, la prima puntata è disponibile gratuitamente sulla piattaforma di streaming online Spotify e affronta il tema del ritorno dei grandi carnivori in Italia e del rapporto spesso conflittuale tra questi e l’uomo.gECO nasce dalla volontà, sentita prima di tutto dagli studenti, di approfondire i temi della sostenibilità ambientale, sociale ed economica, cercando al contempo di divulgare una corretta informazione per supportare azioni che, partendo dal singolo, possano trasformarsi in esempi virtuosi dell’intera società. Ecco perchè nel corso dei vari episodi, gECO ospiterà anche rubriche tematiche e presenterà semplici pillole di sostenibilità, proponendo al pubblico di ascoltatori suggerimenti utili per ridurre il proprio impatto sull’ambiente e agire coscientemente per garantire un futuro più sostenibile alle nuove generazioni.Questa iniziativa rappresenta una delle attività formative integrative che il corso di laurea magistrale in Ecologia e Sostenibilità dei Cambiamenti Globali propone ai propri studenti, e che intende promuovere l’acquisizione di soft skills e di capacità comunicative utili a facilitarne ulteriormente l’introduzione nel mondo del lavoro. gECO Podcast avrà una cadenza quindicinale e la durata degli episodi sarà di circa 30 minuti. Tutti gli episodi saranno disponibili su OPEN SPOTIFY INSTAGRAM RICHIESTE INFOgECO: podcast scritto e prodotto dagli studenti di Ecologia e Sostenibilità dei Cambiamenti Globali dell’Università degli Studi di Trieste. Speaker del podcast: Gaia Butini e Lorenzo Ferdinando Campaner. In redazione: Federica Montenero, Giulia Cecco, Gaia Foltran, Davide Stocco, Irene Cecchia, Matilde Capitani, Guido Romagnoli, Maddalena D’Antiga, Allegra Polato, Martina Gasparut, Natalie Vargiu, Anna Vincenti, Gaia Butini, Paolo Meroi e Lorenzo Ferdinando Campaner. Supervisione del suono e post-produzione: Paolo Meroi. Sigla di Maddalena D’Antiga. Grafica e copertina di Martina Gasparut. Docenti del comitato scientifico per la verifica e supporto ai contenuti: Alessio Mortelliti, Chiara Manfrin, Giovanni Carrosio, Matteo Carzedda, Fabio Del Missier, Fabio Candotto Carniel e Francesco Petruzzellis. Responsabile accademico di progetto Giovanni Bacaro Abstract Il primo episodio "Sciacallo a chi?" è già disponibile Mostra nel diario On Periodo di permanenza in Magazine Thu, 09/05/2024 - 12:00 - Fri, 10/05/2024 - 12:00
Medaglia della Società Chimica Italiana al ricercatore UniTs Giacomo Filippini Read more about Medaglia della Società Chimica Italiana al ricercatore UniTs Giacomo Filippini Immagine Progetto senza titolo (8).png Data notizia Mon, 06/05/2024 - 12:00 Categoria notizia Ateneo Ricerca Destinatari canale Ateneo Ricerca Destinatari target Territorio e società Testo notizia E' stata assegnata a Giacomo Filippini, ricercatore del Dipartimento di Scienze Chimiche e Farmaceutiche dell'Università di Trieste, la prestigiosa medaglia "Giacomo Ciamician" della Divisione di Chimica Organica della Società Chimica Italiana. Il riconoscimento viene assegnato ogni anno ad un giovane ricercatore under 40 che si sia già distinto a livello nazionale per ricerche di notevole originalità e interesse, anche applicativo, nel campo della Chimica Organica. Giacomo Filippini si è occupato della progettazione e sviluppo di innovative trasformazioni (foto)catalitiche rivolte alla sintesi di molecole organiche di interesse negli ambiti della ricerca fondamentale e applicata.La medaglia “Giacomo Ciamician” sarà consegnata giovedì 29 Agosto 2024 durante il “XXVIII Congresso Nazionale della Società Chimica Italiana” a Milano, dove Filippini presenterà le parti più significative del suo lavoro di ricerca.Giacomo Filippini si laurea con lode in Chimica Industriale nel 2013 all'Università degli Studi di Bologna con una tesi sperimentale riguardante la sintesi di nuovi atropoisomeri enantiomericamente arricchiti. Nello stesso anno è ammesso al dottorato in Chimica presso l’ICIQ di Tarragona (Spagna) dove si occupa, sotto la supervisione del Prof. Paolo Melchiorre, dello sviluppo di nuove trasformazioni foto-organocatalitiche enantioselettive. Nel 2017 ottiene il titolo di dottore di ricerca e si unisce al gruppo del Prof. Maurizio Prato, all’Università degli Studi di Trieste, in qualità di assegnista, dove lavora allo sviluppo di nuovi sistemi nano-catalitici a base di carbonio. Nell’aprile 2021 risulta vincitore di un concorso RTDa in Chimica Organica, nell’ambito del progetto ERC “eDOTS” (responsabile Maurizio Prato) nel “Dipartimento di Scienze Chimiche e Farmaceutiche” di UniTS. Prende poi servizio come RTDb, presso il medesimo dipartimento, ad ottobre 2023. Abstract Il premio viene conferito per studi in Chimica Organica Mostra nel diario Off
MARE SOPRA: docufilm e dibattito sul futuro delle coste Read more about MARE SOPRA: docufilm e dibattito sul futuro delle coste Immagine foto_mare.jpg Data notizia Thu, 02/05/2024 - 12:00 Categoria notizia Ateneo Ricerca Società e territorio Destinatari canale Ateneo Impegno pubblico e sociale Destinatari target Territorio e società Testo notizia S’intitola “2100. There’s no time to waste” ed è un docufilm che, attraverso i contributi di scienziati ed esperti, fa il punto sugli effetti dei cambiamenti climatici sugli ambienti e sulle risorse naturali in 26 siti emersi e sommersi delle coste siciliane, cercando di immaginare come sarà la situazione nel 2100, l’anno che la scienza usa per simulare scenari ambientali futuri attraverso la proiezione dei dati raccolti finora. Sarà quest’opera, già premiata in diversi festival - prodotta nel 2021 da Fabrizio Antonioli, associato all'Istituto di geologia ambientale e geoingegneria del CNR (CNR-IGAG), e Thalassia Giaccone, della Stazione Zoologica Anton Dohrn, e sceneggiata da Martina Camatta - a dare l’avvio ufficiale, il 9 maggio alle 18 al Teatro Miela, al progetto di divulgazione “MARE SOPRA”, ideato dall’Università degli Studi di Trieste e realizzato, con la collaborazione di diversi partner, grazie al contributo della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia con l’obiettivo di sensibilizzare la cittadinanza, in particolare i più giovani, sull’aumento del livello del mare causato dal riscaldamento globale e sulle conseguenze già visibili sulle nostre coste. Il docufilm sarà seguito, alle 19, dalla tavola rotonda “Impatto dell’innalzamento del livello del mare sulle coste del Friuli Venezia Giulia”. Moderata da Franco Foresta Martin, già redattore scientifico e ambientale del Corriere della Sera e consulente Rai (Quark e Geo&Geo), avrà come protagonisti alcuni tra i maggiori esperti di cambiamenti climatici e biologia marina: Fabrizio Antonioli geomorfologo costiero del CNR-IGAG, specializzato nello studio delle variazioni del livello del mare, il glaciologo Renato R. Colucci, del CNR-ISP, il fisico Fabio Raicich, del CNR-ISMAR, la microbiologa marina Francesca Malfatti (UniTS), il fisico del clima e premio Nobel Filippo Giorgi (ICTP), Giorgio Fontolan di UniTS, docente di Sedimentologia e dinamica costiera UniTS, e il docente di Paleontologia Carlo Corradini (UniTS).Nei prossimi decenni il livello del mare salirà drammaticamente, modificando la geografia delle nostre coste e danneggiando le strutture sul litorale. Dal 1880 è già salito di oltre 20 centimetri e si prevede che possa raggiungere i 30 cm entro il 2050. Avvisaglie di quella che potrà essere la situazione ne abbiamo già avute: l’ultima è la forte mareggiata che nel novembre scorso ha colpito il litorale orientale del Golfo di Trieste, da Muggia a Lignano, provocando ingenti danni alle infrastrutture costiere. La concomitanza tra il livello alto del mare e i venti provenienti dai quadranti meridionali ha accumulato acqua nel Golfo, determinando una situazione esplosiva, che in futuro potrebbe ripetersi con più intensità e frequenza.Con il progetto divulgativo “MARE SOPRA”, ideato da Stefano Furlani, professore associato di geomorfologia dell’Università di Trieste, si punta a sensibilizzare la popolazione sul problema dell’innalzamento del livello del mare causato dai cambiamenti climatici. “Con i suoi quasi 100 chilometri di costa, il Friuli Venezia Giulia è particolarmente vulnerabile all’innalzamento del livello del mare, con rischi di erosione costiera e inondazioni che minacciano le comunità e le infrastrutture - osserva Furlani - L’aumento del livello del mare potrebbe compromettere gli ambienti costieri, ma anche molte delle attività che gravitano su quelle aree, come la pesca, il turismo. Perciò è fondamentale aumentare la consapevolezza della cittadinanza e soprattutto delle giovani generazioni. Gli sforzi per proporre interventi di adattamento o mitigazione sono essenziali per affrontare questo problema proteggendo le persone, l’ambiente e l’economia locale dalle sue conseguenze. MARE SOPRA intende muoversi in questa direzione, proponendo incontri con esperti, proiezioni di documentari, esperienze pratiche con studenti e cittadini e la creazione di un virtual tour: uno strumento coinvolgente e accessibile per esplorare luoghi e ambienti in modo realistico e dettagliato, quasi come se si fosse sul posto”.Si tratta di un progetto interdisciplinare, che coinvolgerà geomorfologi, sociologi e biologi di tre dipartimenti universitari (Matematica, Informatica e Geoscienze; Scienze Politiche e Sociali; Scienze della Vita), ma anche la cittadinanza, le scuole e le associazioni attraverso il modello della Citizen science: saranno gli alunni delle scuole e e i cittadini a partecipare attivamente, dopo essere stati adeguatamente formati, alle misurazioni delle quote d’innalzamento marino. Entreranno in gioco anche le nuove tecnologie digitali, con la realizzazione di un “virtual tour” che consentirà al pubblico di navigare e immergersi virtualmente lungo la fascia costiera del Friuli Venezia Giulia. Grazie a video aerei sferici a 360 gradi acquisiti da drone e tramite immersioni subacquee sopra e sotto la superficie marina, verrà creato, da Muggia a Lignano, un viaggio ad altissima risoluzione lungo la fascia costiera della regione: attraverso una decina di hotspot cliccabili lungo la mappa del percorso (tra cui Muggia, Trieste, Duino Aurisina, Monfalcone, Staranzano, Grado, Marano Lagunare e Lignano) si potranno visionare contenuti audio, video, immagini, testi di approfondimenti e collegamenti web per immergersi a 360° sopra e sotto il livello del mare.Il “virtual tour”, che verrà testato direttamente dal pubblico nel corso di un evento ad hoc, sarà fruibile da pc, dispositivi mobili e attraverso visori di Virtual Reality, come Oculus Meta 2-3 e potrà essere utilizzato anche dai musei scientifici che collaborano al progetto per le loro attività divulgative. Nasce dall’esperienza del progetto Geoswim, partito nel 2012 quando Furlani ha nuotato e fatto rilievi in solitaria lungo tutte le coste dell’Istria. Il progetto, che ha poi coinvolto biologi, archeologi e geologi di tutt’Italia, ha portato - con l’utilizzo di un barchino dotato di Gps, di una serie di sonde per misurare la profondità, la salinità e la temperatura dell’acqua e di fotocamere in time-lapse e videocamere a 360° poste sopra e sotto il livello del mare - alla mappatura di centinaia di km di coste mediterranee, con la raccolta di dati relativi alla loro conformazione morfologica e al livello del mare del presente e del passato, oltre che ai parametri fisici e chimici come temperatura e conducibilità. Quest'estate la mappatura verrà portata avanti dai ricercatori e docenti di UniTS coinvolti nel progetto, che completeranno le attività di rilevamento già avviate sulle coste, in kayak e a nuoto. Nel corso di MARE SOPRA saranno proposti alcuni incontri informativi nei comuni di Grado, Muggia e Trieste, gli stessi interessati anche dalle attività di formazione e misurazione, teoriche e pratiche, condotte da giovani ricercatori e dottorandi di UniTS. A conclusione di queste attività le principali località costiere verranno contrassegnate con due linee: la linea gialla segnerà dove arriverà il mare nel 2050, quella rossa il suo livello nel 2100. L’utilità del progetto verrà infine misurata tramite dei questionari, che saranno sottoposti ai partecipanti alle varie attività per valutare l’efficacia delle azioni di “apprendimento sociale”. Mare Sopra, coordinato dall’Università degli Studi di Trieste e realizzato con il contributo della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, si avvale della collaborazione dell’Area Marina Protetta di Miramare, del Comune di Muggia, dell’Associazione Marevivo - Delegazione Fvg, dell’Istituto comprensivo Marco Polo di Grado, del Liceo Scientifico Galilei Galilei di Trieste. Abstract Focus su cambiamenti climatici e innalzamento del livello del mare Mostra nel diario Off
Inquinamento acustico sottomarino: parte BluEcho Read more about Inquinamento acustico sottomarino: parte BluEcho Immagine _DSC5281-1.jpg Data notizia Tue, 30/04/2024 - 12:00 Categoria notizia Ateneo Ricerca Destinatari canale Ateneo Ricerca Destinatari target Territorio e società Testo notizia Parte il progetto di ricerca BluEcho: si occuperà dell'inquinamento acustico sottomarino e valuterà il livello di rumore generato da navi e parchi eolici in diversi bacini marini (Mare Adriatico, Mare del Nord, Mar Baltico). Il progetto si basa sulle linee guida per la definizione dei valori soglia dell’UE relativi al rumore continuo prodotto dall’uomo in acqua e intende ampliare il lavoro svolto da precedenti progetti europei (JOMOPANS, AQUO, SONIC, JONAS, QUIETSEAS). Adottando un approccio multidisciplinare, BluEcho si concentra sull'interazione tra sorgente, mezzo e ricevitore piuttosto che su soluzioni unidirezionali. Verrà sviluppato un nuovo approccio specifico per la modellazione numerica delle eliche e delle turbine eoliche e delle mappe acustiche su larga scala. In primo luogo, la metodologia sviluppata sarà utilizzata per valutare accuratamente lo stato attuale di salute del mare. In seguito i ricercatori si concentreranno sulla predizione di nuovi scenari in cui saranno adottate misure di mitigazione. Sarà valutata anche l'efficacia e la fattibilità economica delle misure di mitigazione (tra cui la procedura di slow down o re-routing in aree a rischio o i cosiddetti quiet periods) e sarà proposta l'implementazione di nuove aree protette. La valutazione costi-benefici sarà effettuata tenendo conto delle esigenze delle parti interessate, sia nel traffico navale che nei parchi eolici. Il progetto, coordinato dall’Università degli Studi di Trieste (Dipartimenti DIA e DEAMS), coinvolge anche l’Istituto nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale; Chalmers University of Technology - Goteborg, Svezia; Institute of Marine Research - Bergen, Norvegia; Alfred - Wegener Insitute - Bremerhaven, Germania. Abstract Il progetto è coordinato da UniTS Mostra nel diario Off
BeSENSHome: Sensori applicati ad ambienti sensibili. Spazi inclusivi dove è normale essere speciali Read more about BeSENSHome: Sensori applicati ad ambienti sensibili. Spazi inclusivi dove è normale essere speciali Immagine Besenshome 2024 img.jpg Data notizia Thu, 18/04/2024 - 12:00 Categoria notizia Ateneo ateneo Comunicati stampa Ricerca Società e territorio Destinatari canale Ateneo Studiare Ricerca Impegno pubblico e sociale Internazionale Destinatari target Studenti iscritti Territorio e società Testo notizia Giunto a conclusione il progetto Interreg Italia-Austria SENSHOME, l’Università degli Studi di Trieste ha ottenuto un nuovo finanziamento dall’Unione Europea per proseguire gli studi iniziati, rafforzare le capacità di ricerca e innovazione e sviluppare l’introduzione di tecnologie avanzate, di know-how e di buone pratiche sul tema dell’architettura per persone con disabilità cognitive.E’ questo infatti l’obiettivo specifico del nuovo progetto Interreg Italia-Austria BeSENSHome: Sensori applicati ad ambienti sensibili. Spazi inclusivi dove è normale essere speciali.Nell’ambito del progetto BeSENSHome verranno appositamente implementati sistemi innovativi avanzati e reti di sensori smart atti a garantire il comfort ambientale all'interno di residenze, centri diurni, luoghi di lavoro e strutture che ospitano persone con disabilità neurocognitive. Per raggiungere questo obiettivo innovativo, è necessario che tali sistemi consentano una accurata personalizzazione basata sui bisogni degli occupanti, definendo una strategia che ponga gli individui al centro e il controllo dell'ambiente costruito. Grazie all'intelligenza artificiale accoppiata alla rete di sensori, l'ambiente sarà in grado di apprendere le preferenze o i requisiti dell'occupante, identificandone le condizioni di stress, regolando le condizioni ambientali e avvertendo eventuali assistenti nel caso sia necessario il loro intervento, prima che si presentino eventuali condizioni potenzialmente pericolose. L’inserimento di tale rete di sensori negli arredi di diversi ambienti sarà curato architettonicamente nei minimi dettagli per garantirne l’integrazione ottimale in contesti esistenti. Per raggiungere questi obiettivi e rendere il sistema il più possibile utile e facile da usare, nel corso del progetto sarà adottato un approccio di ricerca e di progettazione partecipativo.Le potenzialità del sistema sviluppato saranno quindi messe alla prova, applicando le tecnologie in modo discreto e non visibile in ambienti in cui le persone neurodivergenti e i loro familiari/caregiver necessitano di un supporto rispetto a tutti i tipi di problemi che si trovino ad affrontare nella vita quotidiana.Questo supporto sarà potenziato dallo studio di soluzioni architettoniche per gli spazi: la scelta adeguata dei materiali per gli arredi e i rivestimenti, l'ingresso della luce e i dispositivi di oscuramento della luce faciliteranno la vista, la tattilità e il comfort all'interno dei vari ambienti. Gli spazi scelti saranno indagati anche dal punto di vista acustico, visivo e termoigrometrico sia per ottimizzare il funzionamento dei sensori ambientali sia per studiarne l'adeguato posizionamento al fine di garantire la privacy, aumentare l'autonomia abitativa, riadattare gli ambienti di vita quotidiana per renderli più inclusivi e sicuri.Responsabile scientifico UNITS è Giuseppina Scavuzzo, Professoressa associata in Composizione architettonica e urbana, Coordinatrice del Corso di Studi in Architettura del Dipartimento di Ingegneria e Architettura dell'Università di Trieste.Tra i partner di progetto: Libera Università di Bolzano (lead partner), Università degli Studi di Trieste, Kärnten University of Applied Sciences, Eureka system s.r.l., Fondazione Progettoautismo FVG onlus, MCI Management Center Innsbruck GmbH. BeSENSHome Abstract Mostra nel diario Off
Bando Telethon-Cariplo: assegnato finanziamento al progetto di Eugenio Fornasiero sui disturbi del neurosviluppo Read more about Bando Telethon-Cariplo: assegnato finanziamento al progetto di Eugenio Fornasiero sui disturbi del neurosviluppo Immagine Fornasiero Eugenio img2.jpg Data notizia Wed, 10/04/2024 - 12:00 Categoria notizia Ateneo ateneo Comunicati stampa Ricerca Destinatari canale Studiare Ricerca Destinatari target Studenti iscritti Territorio e società Testo notizia A Eugenio Fornasiero del Dipartimento di Scienze della Vita dell’Università degli Studi di Trieste, sono stati assegnati dal Bando Telethon-Cariplo 248 mila euro per finanziare un progetto di ricerca sui disturbi del neurosviluppo.L’iniziativa, che le due Fondazioni si impegnano a portare avanti anche in futuro, è dedicata a chiarire quegli aspetti ancora oscuri del genoma umano potenzialmente responsabili di malattie rare.Giunto alla terza edizione, il bando di Fondazione Cariplo e Fondazione Telethon ha portato alla selezione di 14 nuovi progetti di ricerca,per un totale di 3,2 milioni di euro e di 22 gruppi di ricerca coinvolti.In Friuli-Venezia Giulia sono stati assegnati 248 mila euro per finanziare un progetto dell’Università degli Studi di Trieste. Sale così complessivamente a quasi 14 milioni di euro l’investimento congiunto da parte delle due Fondazioni, che ha portato al finanziamento di 59 progetti di ricerca che hanno coinvolto 90 centri di ricerca italiani. Questa iniziativa, ispirata a un programma dei National Institutes of Health (NIH) americani, mira proprio a “illuminare la porzione più oscura del genoma umano”, invitando i ricercatori a studiare aspetti genetici e meccanismi molecolari ancora in gran parte sconosciuti o scarsamente compresi, ma che rappresentano un potenziale per lo sviluppo di nuove terapie per le malattie rare. In particolare, i progetti dovevano focalizzarsi sullo studio dei cosiddetti bersagli T-dark, per i quali non sono note informazioni sulla struttura, sulla funzione e sulla interazione con molecole e farmaci. Nonostante il genoma umano sia stato sequenziato completamente, di molti geni e delle proteine da loro codificate sappiamo infatti ancora poco. Basti pensare che delle 4500 proteine umane ritenute dei possibili bersagli farmacologici, soltanto 700 sono attualmente nel mirino di farmaci approvati: significa cioè che tra tutte le altre, oltre l’80 per cento, potrebbero esserci proteine adatte a essere oggetto di studio per mettere a punto nuove terapie, ma per motivi diversi non vengono studiate.Eugenio Fornasiero del Dipartimento di Scienze della Vita dell’Università degli Studi di Trieste coordinerà uno studio sui disturbi del neurosviluppo. In particolare, il progetto si concentra su un gene specifico chiamato CCDC32, classificato come TDark del quale abbiamo una conoscenza molto limitata. La perdita di funzione di CCDC32 è la causa diretta di una rara e non specifica disabilità intellettiva sindromica, spesso accompagnata da anomalie fisiche. Approfondendo la sua funzione, verranno fornite le basi fondamentali per comprendere non solo questo specifico gene, ma anche i meccanismi più generali alla base delle disabilità intellettive rare e delle malformazioni fisiche associate.Per quanto riguarda la distribuzione geografica dei centri di ricerca coinvolti, la maggior parte – 14 su 22 – si trova in Lombardia; gli altri sono dislocati in Emilia-Romagna, Friuli-Venezia Giulia, Marche, Piemonte e Toscana. Tra le patologie oggetto di studio ci sono alcune forme di distrofia muscolare come quella di Duchenne e la facio-scapolo omerale, malattie del sangue quali l’emocromatosi, la teleangiectasia emorragica e la talassemia, ma anche disturbi del neurosviluppo e tumori rari. Tra le patologie oggetto di studio ci sono alcune forme di distrofia muscolare come quella di Duchenne e la facio-scapolo omerale, malattie del sangue quali l’emocromatosi, la teleangiectasia emorragica e la talassemia, ma anche disturbi del neurosviluppo e tumori rari.Le proposte di progetto presentate da enti di ricerca italiani non profit, pubblici o privati sono state complessivamente 77. Di queste, 69 sono state ritenute idonee e sottoposte al processo di valutazione, affidato a una commissione medico-scientifica di 15 scienziati di caratura internazionale provenienti da tutto il mondo e presieduta dal dr. Massimo Pandolfo della Mc Gill University di Montreal (Canada). Per la valutazione dei progetti è stato usato il metodo di peer-review, o revisione tra pari, che indica la valutazione critica che un lavoro o una pubblicazione riceve da parte di specialisti aventi competenze analoghe a quelle di chi li presenta, a garanzia della trasparenza e della correttezza della valutazione. Abstract Per chiarire aspetti ancora oscuri del genoma umano responsabili di malattie rare Mostra nel diario Off
Salvaguardia fauna forestale: firmato progetto UNITS con il Parco naturale delle Prealpi Giulie Read more about Salvaguardia fauna forestale: firmato progetto UNITS con il Parco naturale delle Prealpi Giulie Immagine gatto_selvatico.jpg Data notizia Wed, 27/03/2024 - 12:00 Categoria notizia Ateneo Comunicati stampa Ricerca Società e territorio Destinatari canale Ateneo Ricerca Destinatari target Territorio e società Testo notizia Arriva dal Maine (USA) il sistema di monitoraggio che, sperimentato per la prima volta in Italia e in Europa, permette di identificare la cosiddetta “specie ombrello per il monitoraggio”, ovvero quella specie la cui individuazione permette di monitorare simultaneamente altre specie, rendendo particolarmente agevole ed efficace l’attività di osservazione e controllo. Il concetto di specie ombrello è noto da tempo nella biologia della conservazione, ma viene qui riadattato per le finalità del monitoraggio. Ideatore del protocollo è Alessio Mortelliti, professore associato di Ecologia presso il dipartimento di Scienze della vita dell’Università degli studi di Trieste, prima professore associato in Wildlife Habitat Conservation alla University of Maine.Sotto il suo coordinamento, l’Università di Trieste e il Parco naturale regionale delle Prealpi Giulie – già impegnate in uno studio sul comportamento dei micromammiferi – collaboreranno in qualità di partner nel progetto Monitoraggio Ottimale dei Mammiferi, vinto sul bando del National Biodiversity Future Center – uno dei cinque centri nazionali dedicati alla ricerca di frontiera, finanziato da NextGenerationEU, Ministero dell’Università e della Ricerca e PNRR.Al via ad aprile 2024 con conclusione prevista a dicembre 2025, il progetto si pone l’obiettivo di sviluppare un sistema di monitoraggio dei mammiferi all’interno del parco e zone limitrofe – un’area di 100km2 situata nel Friuli-Venezia Giulia al confine con la Slovenia, dalla straordinaria biodiversità e riconosciuta nel 2009 come area protetta transfrontaliera dalla Federazione europea Europarc. Nello specifico, sono due gli obiettivi altamente innovativi nel panorama nazionale e internazionale. Il primo è quello di individuare il protocollo con il miglior rapporto costi-benefici per un determinato scopo gestionale e dato un certo budget, un protocollo che sia adattabile a seconda della disponibilità economica, spesso mutevole nel tempo, e al variare delle finalità dell’ente. Il secondo obiettivo è quello di identificare le cosiddette specie ombrello. Spiega Alessio Mortelliti, professore associato di Ecologia presso il dipartimento di Scienze della vita all’Università di Trieste: “Individuare delle specie ombrello significa identificare delle specie su cui concentrare gli sforzi, ma al contempo avere la garanzia che altre specie verranno coperte dal monitoraggio. Questo approccio rappresenta pertanto un ottimo strumento per minimizzare il costo del monitoraggio e al contempo massimizzare il numero di specie coperte dal monitoraggio stesso. Per fare un esempio, il monitoraggio del gatto selvatico mediante fototrappole permette di monitorare simultaneamente altre specie, quali ad esempio martora, capriolo e volpe.”I dati, raccolti in due campagne sul campo mediante trappolamenti, utilizzo di tubi nido e fototrappole (la prima durante la primavera-estate 2024, la seconda nella primavera-estate 2025), saranno utilizzati per lo sviluppo di protocolli e analisi statistiche in grado di rilevare trend significativi di declino delle specie ombrello. Alle attività di campionamento – altro tratto distintivo del progetto – parteciperanno alcuni citizen scientists, ossia alunni delle scuole primarie e secondarie locali, nell’ambito delle attività di educazione ambientale promosse annualmente dal Parco, accompagnati e supportati dagli studenti del corso in Ecologia dei cambiamenti globali dell’Università di Trieste.Non solo, affinché sia sostenibile nel medio-lungo termine e perseguibile in relativa autonomia, il progetto prevede diverse attività di formazione del personale del Parco sulle tecniche di campo, l’acquisizione e la gestione dei dati, l’identificazione delle specie. Il protocollo è, inoltre, strutturato per garantire ripetibilità in altre aree protette caratterizzate da tipologie forestali simili, e per esportare i risultati relativi alle specie ombrello in contesti diversi.“Quello tra l’Università di Trieste e il Parco naturale della Prealpi Giulie è un passaggio di testimone, un trasferimento di know-how: il protocollo è da intendersi come un vero e proprio investimento per l’ente. È una ricerca applicata, un modello che diventa pratica professionale sul campo. – continua Alessio Mortelliti – Fondamentale anche il coinvolgimento delle scuole e della comunità locale, affinché si sentano parte di questo grande ecosistema e siano sempre più informate, sensibilizzate e responsabilizzate.”Soddisfazione per il finanziamento ottenuto è stata espressa dalla Presidente del Parco Annalisa Di Lenardo che sottolinea come “il progetto è qualificante per l’area per il suo livello di innovatività e per la capacità di mettere in rete un istituto di ricerca, un ente gestore di un’area protetta e la comunità locale. I dati raccolti andranno ad incrementare le conoscenze a disposizione di amministrazioni e cittadini al fine di accrescere la consapevolezza sull’importanza della tutela della biodiversità e della sua corretta gestione”.Alessio Mortelliti vanta un’esperienza ventennale nello sviluppo di protocolli di monitoraggio, è co-autore di alcuni dei protocolli di monitoraggio Ispra, ha sviluppato protocolli di monitoraggio per lo stato del Maine (USA), per l’Agenzia Regionale dei Parchi del Lazio (ex ARP), per la Riserva Naturale Selva del Lamone e per il monitoraggio del Babirusa (Sus celebensis) in Indonesia. In passato, ha effettuato numerosi corsi specificamente focalizzati sulle tecniche di campo ed analisi dei dati di monitoraggio in numerosi paesi, inclusi Italia, Austria, Stati Uniti, Indonesia, Tunisia e Mauritania. Abstract Sviluppato un innovativo sistema di monitoraggio dei mammiferi Mostra nel diario Off
Secondo premio di ricerca per Aleksova al Congresso della Società Europea di Cardiologia Read more about Secondo premio di ricerca per Aleksova al Congresso della Società Europea di Cardiologia Immagine Progetto senza titolo (66).jpg Data notizia Tue, 26/03/2024 - 12:00 Categoria notizia Ateneo Ricerca Destinatari canale Ateneo Ricerca Testo notizia Aneta Aleksova, professoressa associata di Malattie dell’Apparato Cardiovascolare di UniTS, ha ricevuto il secondo premio di ricerca al Congresso “Acute Cardiovascular Care 2024” della Società Europea di Cardiologia (ACVC-ESC), che ha riunito ad Atene i professionisti delle terapie intensive cardiologiche.Il lavoro inedito, dal titolo “Incremented Amyloid-beta values predict mortality during long-termfollow-up in patients with acute myocardial infarction, both STEMI and NSTEMI”, è stato scelto tra i migliori quattro in assoluto e presentato all’interno dell’Award session del Congresso, collocandosi al secondo posto e meritando la menzione di lavoro di maggior originalità scientifica.Lo studio sul valore predittivo del peptide beta amiloide circa la mortalità dei pazienti con infarto miocardico acuto è stato nella maggior parte svolto dal gruppo del Laboratorio di Cardiologia Molecolare (dott.ssa Alessandra Lucia Fluca e dott.ssa Milijana Janjusevic), coordinato dalla stessa Aneta Aleksova, all’interno della Struttura Complessa di Cardiologia dell’ASUGI, diretta dal Prof. Gianfranco Sinagra. Il prestigioso premio rappresenta un riconoscimento dell’attività di ricerca frutto di una collaborazione nazionale ed internazionale: in particolare, va sottolineato il significativo contributo dei docenti del Dipartimento di Scienze Mediche, Chirurgiche e della Salute (DSM) dell’Università di Trieste – tra cui il Prof. Gianfranco Sinagra (Malattie dell’Apparato Cardiovascolare), il Prof. Stefano D’Errico (Medicina Legale) e la Prof.ssa Giulia Barbati (Statistica Medica) – e del Prof. Antonio Paolo Beltrami dell’Università di Udine. Nello studio, inoltre, sono stati coinvolti esperti internazionali in campo cardiovascolare, quali la Prof.ssa Maria Marketou dell’Università di Creta, Heraklion (Grecia) e la dott.ssa Donna Zwas dell’Hadassah University Medical Center di Gerusalemme (Israele).Aleksova ha ricevuto, inoltre, un ulteriore riconoscimento collocando altri tre lavori di ricerca, presentati come poster moderati, tra i migliori 14 del Congresso, che è stato aperto ai contributi scientifici provenienti da tutto il mondo.L’Università di Trieste, grazie ai riconoscimenti ottenuti dalla cardiologa e docente del DSM, è stata l’unico Ateneo italiano a essere rappresentato tra i vincitori dei premi di ricerca e dei migliori poster moderati. Abstract La docente del DSM ha consentito a UniTS di essere l’unico Ateneo italiano premiato al Congresso internazionale “Acute Cardiovascular Care” Mostra nel diario Off