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Ferite difficili e medicina rigenerativa: UniTS e ICGEB insieme con una nuova terapia

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Una nuova terapia avanzata per la risoluzione efficace delle ferite difficili è stata pubblicata sulla rivista del gruppo Nature npj Regenerative Medicine. In questo studio è stato dimostrato come alcune cellule del grasso, che prendono il nome di frazione stromale vascolare (Stromal Vascular Fraction o SVF), sono in grado di promuovere la formazione di nuovi vasi sanguigni a livello della ferita, con importante accelerazione dei tempi di guarigione.

Le ferite difficili sono lesioni cutanee estremamente dolorose che non guariscono, anzi peggiorano con il tempo. Ciò è causato dalla coesistenza di patologie croniche sottostanti, in primis diabete e arteriopatie periferiche, che non consentono una adeguata vascolarizzazione della ferita, necessaria per garantire un sufficiente apporto di ossigeno e nutrienti, e quindi la guarigione.

Si tratta di una condizione frequente nelle persone che hanno più di 60 anni, almeno tanto quanto lo scompenso cardiaco, con importanti limitazioni nelle attività quotidiane.

Le ricadute economiche sono importanti. Circa il 3% del budget sanitario globale viene speso per la cura delle ferite difficili, che richiedono terapie specialistiche e costose: in Italia oltre 3 miliardi di euro all’anno. A questo si aggiunge la riduzione delle capacità lavorative del malato e la necessità di assistenza sanitaria, a volte costante.

Questa ricerca, guidata da Serena Zacchigna, responsabile del laboratorio di Biologia Cardiovascolare dell’International Centre for Genetic Engineering and Biotechnology (ICGEB) e docente di Biologia Molecolare all’Università degli Studi di Trieste, è stata resa possibile dal progetto PREFER - sviluppo di un PRodotto biocompatibile per la tErapia delle FERite difficili, finanziato dal Programma Operativo del Fondo europeo di sviluppo regionale 2014-2020 del Friuli-Venezia Giulia. Oltre a ICGEB e UNITS, hanno partecipato due aziende regionali, Zeta Research e Vivabiocell, capofila del progetto.

“Le terapie attualmente disponibili si basano sull’applicazione di sostituti cutanei per promuovere la cicatrizzazione delle ferite - spiega Zacchigna - Tuttavia la loro efficacia è limitata dalla vascolarizzazione inadeguata che solitamente sta alla base di questa malattia”. Come funziona questa nuova terapia? “Abbiamo prelevato le cellule derivate dal tessuto adiposo dei pazienti per applicarle sul letto della ferita. A distanza di qualche giorno abbiamo osservato la formazione di una nuova rete vascolare, funzionale e connessa con i vasi pre-esistenti”.

“Il ripristino di un adeguato afflusso di sangue a livello della ferita è fondamentale per supportare la guarigione della lesione cutanea”, continua Giovanni Papa, docente UNITS e Direttore della Unità di Chirurgia Plastica dell'Azienda Sanitaria Universitaria Giuliano Isontina (ASUGI), che ha fornito le cellule e consentito la validazione dell’efficacia.

La collaborazione tra accademia e impresa ha permesso di ottenere questo primo traguardo verso una migliore cura e qualità di vita per le persone con ferite difficili. Fondamentale in questo percorso è stata la partecipazione di VivaBioCell, azienda leader nella produzione di bioreattori per terapie cellulari, che ha apportato la propria esperienza industriale e la capacità di trasformare i risultati della ricerca in soluzioni implementabili in una realtà clinica.

“Il lavoro congiunto tra noi ricercatori accademici, i clinici ospedalieri e il reparto ricerca e sviluppo industriale è stato essenziale per definire degli obiettivi concreti, compatibili con le esigenze del processo di scalabilità industriale – afferma Roman Vuerich, primo autore del lavoro e studente di dottorato presso UNITS e ICGEB - Questo progetto è stato un esempio di come la sinergia tra accademia e impresa possa portare a soluzioni concrete per le sfide della salute pubblica.”

“Siamo confidenti che questa collaborazione possa continuare in futuro per portare un prodotto di terapia avanzata ai pazienti e che funga da faro per promuovere altri progetti di collaborazione tra centri di ricerca, ospedali e industria. Solo grazie a finanziamenti che sostengano la sinergia tra queste realtà potremo far sì che i risultati della ricerca arrivino ai malati e che questo possa accadere anche in Italia” concludono Zacchigna e Papa.

 

  

 

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Novità editoriali di EUT

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Sono accessibili le novità editoriali di EUT Edizioni Università di Trieste pubblicate nel mese di gennaio 2023!

Nell’allegato si può prendere visione delle novità del catalogo pubblicate nel mese scorso, tutte acquistabili sul sito della casa editrice EUT Edizioni Università di Trieste, ma anche scaricabili gratuitamente in formato pdf sull’Archivio digitale di Ateneo OpenstarTs.

La casa editrice dell’Università degli Studi di Trieste, nata nel novembre 2005 da un’esperienza più che decennale di editoria universitaria, ha come principale obiettivo selezionare, valorizzare e diffondere i risultati dell’attività didattica e di ricerca dell’Ateneo in tutte le sue articolazioni disciplinari.

Le pubblicazioni EUT sono destinate a un pubblico vasto, non necessariamente specialistico o di livello accademico.

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Le Edizioni Università di Trieste presentano le pubblicazioni di gennaio
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Spegnete la luce! UniTS aderisce a "M'illumino di meno"

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Oggi 16 febbraio è la Giornata Nazionale del Risparmio Energetico e degli Stili di Vita Sostenibili "M'Illumino di meno"

Per UniTS è l’occasione per celebrare i primi risultati della campagna lanciata nell’autunno 2022 che ha visto protagonista la sua comunità di studenti, docenti e personale tecnico – amministrativo.

L’adozione di misure di contenimento energetico degli ultimi mesi, preceduta dai grandi investimenti di relamping, efficientamento energetico e installazione di pannelli fotovoltaici ha consentito un risparmio di energia elettrica del 14% rispetto al 2019.

Un ottimo risultato che rafforza l’impegno di UniTS anche nell’ideazione di strategie di mobilità sostenibile per la sua comunità e la sensibilizzazione verso l’utilizzo di veicoli elettrici grazie alla sua stazione di ricarica fotovoltaica.

Questa sera l’illuminazione LED della facciata sarà ridotta allo stretto necessario a garantire la sicurezza e sarà proiettata la scritta “M’illumino di meno” per ricordare a tutti l’esigenza di …spegnere la luce quando non è necessaria!

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Generali finanzia borse di studio in memoria di Ermanno Pitacco

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Alla memoria del prof. Ermanno Pitacco, studioso e docente di fama internazionale di UniTS scomparso lo scorso autunno, è stata istituita da Generali una borsa di studio nell’ambito del Master in Insurance & Risk Management. E’ stato inoltre approvato il cofinanziamento di una posizione di Ricercatore Junior in collaborazione con il MIB Trieste School of Management e con il Dipartimento di Scienze Economiche, Aziendali, Matematiche e Statistiche dell’Università di Trieste.  

Pitacco è stato un docente di grande spessore e di ampia fama presso l’Università degli Studi di Trieste, dove è stato Professore Ordinario di Matematica Attuariale e Tecniche Assicurative dal 1981 e tra i fondatori del corso di laurea in Scienze Statistiche ed Attuariali. Matematico ed esperto della tecnica delle assicurazioni, il prof. Pitacco è stato anche ideatore e Direttore Accademico del Master in Insurance & Risk Management di MIB Trieste School of Management.

Protagonista degli Attuari italiani e da sempre attivo nel mondo attuariale, Ermanno Pitacco è stato Presidente del Comitato del Friuli Venezia Giulia dell’Ordine Nazionale degli Attuari e Affiliate Member dell’Institute and Faculty of Actuaries (UK). Nel 1996 è stato insignito dall’Accademia Nazionale dei Lincei del prestigioso premio INA per la Matematica attuariale e nel 2011 ha ricevuto l’altrettanto autorevole Premio internazionale “Bob Alting von Geusau Memorial” riservato agli studi attuariali.

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Studio con OGS e Oxford: poche tracce di idrati naturali del metano nel Mediterraneo

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Gli idrati naturali del metano nel Mediterraneo sono meno diffusi di quanto si potesse pensare. Lo dimostra uno studio pubblicato sulla rivista Geology che spiega come la causa di questo sia dovuta alla presenza dei depositi di sale del Messiniano nel sottosuolo del Bacino e alla peculiare distribuzione del calore, sia nelle acque che nel sottosuolo. Allo studio hanno partecipato la dottoranda UniTS Cristina Corradin e Claudia Bertoni (Department of Earth Sciences, University of Oxford) ora al Dipartimento di Matematica e Geoscienze UniTS.

“La conoscenza della distribuzione del metano in forma idrata nei fondali oceanici è di grande importanza per comprendere l’evoluzione del clima sulla Terra, la pericolosità geologica dei fondali marini e le risorse energetiche di idrocarburi non convenzionali”, spiega Angelo Camerlenghi, ricercatore dell’Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale – OGS, precisando che “come in gran parte degli oceani, anche nel Mediterraneo, dove è noto che ci siano ingenti riserve di gas metano, dovrebbero esistere vaste zone di accumulo di metano idrato, allo stato solido, nelle zone più superficiali dei fondali”.

Gli idrati del metano non sono però mai stati individuati nelle ricerche scientifiche finora condotte e lo studio basato su applicazioni di un modello di simulazione e pubblicato sulla rivista della Società Geologica Americana dimostra che questa risorsa è difficilmente accumulabile nei fondali del Mediterraneo.

“Lo studio, che ha visto la partecipazione di ricercatori dell’OGS, dell’Università degli studi di Trieste e dell’Università di Oxford, ci ha portati però a concludere che il bacino del Mediterraneo, che ospita il più giovane ‘gigante salino’ sulla Terra, non è soggetto alla formazione e alla conservazione di idrati di gas nel sottosuolo, e abbiamo concluso che la loro presenza sia fortemente limitata dalla presenza di alte concentrazioni di sale nel sottosuolo” riporta Camerlenghi.

Oltre al significato strettamente scientifico, lo studio dimostra l’importanza della condivisione pubblica dei dati scientifici generati dagli anni settanta fino a oggi dal grande progetto di collaborazione scientifica internazionale International Ocean Discovery Program (IODP) a cui partecipa anche l’Italia, e delle banche dati oceanografici dell’iniziativa COPERNICUS, che hanno fornito le basi per l’applicazione dei modelli di stabilità degli idrati del metano nel Mediterraneo.

 

 

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Il Vescovo serbo-ortodosso di Pakrac in visita a UniTs

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Il pro-rettore Vicario Valter Sergo e la Direttrice Generale Luciana Rozzini hanno ricevuto la visita del vescovo serbo-ortodosso di Pakrac, nella Slavonia croata, Jovan Culibrk.

L’alto prelato è attualmente impegnato nella ricostituzione dell’importante biblioteca di Pakrac, la seconda per importanza della collezione di antichi testi religiosi serbo-ortodossi. Il vescovo ha donato all’ateneo alcuni testi, tra cui la riproduzione anastatica del più importante incunabolo custodito a Pakrac.

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Inaugurazione Laurea Discipline Storiche e Filosofiche: Lectio Magistralis di Marco Magnifico, Presidente FAI

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Giovedì 2 marzo 2023 alle 16 nell'aula 1_A Conferenze dell'edificio D (Economia) si terrà l'inaugurazione dell'anno accademico 2022-2023 del Corso di laurea in Discipline Storiche e Filosofiche dell'Università di Trieste, con la lectio magistralis di Marco Magnifico, Presidente del FAI - Fondo per l'Ambiente Italiano, dedicata al concetto di ambiente.

Di cosa si parla quando parliamo di ambiente? Quanto una definizione solamente parziale di questo concetto è connessa ad una ancora diffusa disattenzione alla crisi ambientale? Il FAI - Fondo per l'Ambiente Italiano, è convinto che sia necessario modificare l'approccio al tema: per troppo tempo con il termine ambiente si è infatti guardato alla sola dimensione naturale e al contempo la scienza è stata confinata ad ambiti specialistici e tecnici con il risultato di separare l'ambiente dall'uomo e la scienza dalla cultura. Nel suo intervento, dal titolo "Monache e rondini. Per un concetto globale di ambiente", Marco Magnifico illustrerà la visione del FAI secondo cui l’ambiente è sintesi indissolubile tra natura e storia e la cultura un intreccio tra scienze umane e naturali.

All'incontro interverranno il Magnifico Rettore dell'Università degli Studi di Trieste, Roberto Di Lenarda, la Presidente regionale del FAI Friuli Venezia Giulia, Tiziana Sandrinelli ed Elisabetta Vezzosi, Direttrice del Dipartimento di Studi Umanistici dell'Università di Trieste. L'evento sarà introdotto e presieduto da Fulvio Longato, coordinatore del Corso di laurea in Discipline Storiche e Filosofiche. L'appuntamento è aperto a tutti con prenotazione fino ad esaurimento dei posti in sala.

Profilo di Marco Magnifico.

Nato a Como nel 1954, laureato in Lettere con indirizzo Storico Artistico all’Università di Pavia e specializzato in Storia dell’Arte presso l’Università di Firenze, Marco Magnifico ha lavorato in qualità di esperto di dipinti antichi alla casa d’aste inglese Sotheby’s. Nel 1985 è entrato nel FAI, dove ha affiancato i fondatori, Giulia Maria Crespi e Renato Bazzoni, imparando dalla prima la capacità di affrontare ogni sfida, anche quelle apparentemente impossibili, e dal secondo uno stile di comunicazione e uno sguardo di sintesi sulla complessità. Nel 2010 è stato nominato Vicepresidente Esecutivo del FAI, divenendo responsabile delle relazioni culturali con il Ministero della Cultura, il Ministero dell’Ambiente, enti, associazioni private e pubbliche italiane e straniere, dei restauri e della conservazione degli oggetti mobili e delle collezioni di proprietà della Fondazione, oltre che dell’attività editoriale e delle istruttorie per le proposte di acquisizione rivolte al FAI. Dopo 35 anni di esperienza sempre in prima linea, è testimone di buona parte della storia del Fondo per l’Ambiente Italiano, di cui ricopre il ruolo di Presidente dal 15 dicembre 2021. Nel 2009 è stato insignito dell'onorificenza di Cavaliere al Merito della Repubblica. È membro del CdA de La Società del Quartetto, della Fondazione SAME di Treviglio e dei Musei Reali di Torino. Nel 2017 ha ricevuto l'onoreficenza di Amis de la Vallée d’Aoste.

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PNRR: al via lo Spoke8 di iNEST guidato da UniTS

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Oggi mercoledì 1° marzo, nella sede centrale dell'Università degli Studi di Trieste, sono state avviate le attività dello Spoke 8 “Maritime, marine and inland water technologies: towards the Digital Twin of the Upper Adriatic” di iNEST.

Sostenuto dal PNRR con 110 milioni di euro, iNEST Interconnected Nord-Est Innovation Ecosystem è tra i progetti di ricerca finanziati dall’Unione Europea nell’ambito del programma NextGenerationEU.

L’ecosistema iNEST è stato costituito per potenziare ed estendere rapidamente i benefici delle tecnologie digitali alle aree di specializzazione chiave del Nordest: i settori industriale-manifatturiero, agricoltura, mare, montagna, edilizia, turismo, cultura, salute e cibo. Ha riunito 24 partner tra cui università, enti pubblici di ricerca, realtà pubbliche e private altamente qualificate, ed è strutturato in un elemento centrale (hub) a Padova, con compiti di gestione e coordinamento, e nove nodi (Spoke) nel Nordest, dove sono localizzate le attività di ricerca che coinvolgono a loro volta vari soggetti affiliati attraverso accordi specifici.

L’Ateneo triestino, a capo dello Spoke 8 dedicato alle tecnologie marittime, marine e delle acque interne, vedrà coinvolti i Dipartimenti di Scienze della Vita, Matematica e Geoscienze, Ingegneria e Architettura, Scienze Chimiche e Farmaceutiche. A questo Spoke contribuiscono anche sette soggetti affiliati: quattro atenei (Università di Trento, Università IUAV di Venezia, Università Ca’ Foscari Venezia, Università degli Studi di Padova), un Ente Pubblico di Ricerca (l’Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale – OGS), un ente di trasferimento tecnologico (Polo Tecnologico Alto Adriatico Andrea Galvani) e un importante partner territoriale (Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Orientale).

UniTS permetterà l'interazione tra le varie realtà coinvolte nei settori della bioeconomia, geoscienze, mezzi marittimi e infrastrutture di terra per la mobilità sostenibile, intelligenza artificiale e scienza dei dati, dedicandosi anche agli aspetti organizzativi, economici e giuridici che governano la transizione verso una visione e gestione dell’ambiente marino, marittimo e costiero più integrata e sostenibile.

L’Ateneo triestino, oltre a essere tra i soci fondatori del consorzio e coordinatore dello Spoke 8, è affiliato agli Spoke coordinati, rispettivamente, dall’Università di Trento (Health, Food and Lifestyles), dall'Università Iuav di Venezia (City, Architecture and Sustainable Design), e dalla SISSA (Model, Methods, Computing Technologies for Digital Twin). Non sarà quindi solo coinvolto nello sviluppo della ricerca sulle tecnologie marittime, marine e delle acque interne, ma collaborerà con università, enti pubblici di ricerca, aziende e realtà di innovazione per la realizzazione di attività di ricerca su diversi temi quali l’innovazione tecnologica e sociale per promuovere la salute e il benessere umano e sostenere la transizione digitale e verde dei sistemi sanitari del Triveneto, le strategie di progettazione sostenibile intesa come cura e manutenzione dell'ambiente costruito a tutti i livelli e in tutte le sue sfaccettature e, infine, lo sviluppo di modelli e metodi per la creazione di gemelli virtuali di realtà fisiche come ultimo passo della rivoluzione della digitalizzazione.

Oltre alle attività di ricerca industriale e applicata, tra gli obiettivi orizzontali generali di iNEST figurano la creazione di una rete di laboratori congiunti tra università, enti di ricerca e aziende, lo sviluppo di specifici programmi di formazione, a partire dagli ITS fino a progetti di formazione permanente, la costruzione di un programma per supportare la nascita e lo sviluppo di start-up e spin off e la realizzazione di iniziative per il coinvolgimento della società tutta nei processi di innovazione, con un’ampia azione coordinata a livello macroregionale dall’Ateneo triestino di citizen engagement.

iNEST è stato presentato alla Commissione Europea a Bruxelles come best practice della Missione Europea su Oceani e Mari “Restore our Ocean and Waters by 2030”.

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La rivista Etica & Politica riconosciuta di fascia A dall'ANVUR

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Etica & Politica / Ethics & Politics (www.units.it/etica), la rivista fondata da Pier Marrone, professore di Filosofia morale al Dipartimento di Studi Umanistici dell'Università di Trieste, e ora diretta assieme ai professori Riccardo Fanciullacci e Ferdinando Menga, è stata riconosciuta dall' ANVUR (l'Agenzia di valutazione del sistema universitario e della ricerca) come rivista di fascia A per i settori di Filosofia morale e di Filosofia politica (già lo era per Filosofia del diritto).
Indicizzata nei principali database, la rivista Etica & Politica ha un alto indice di internazionalizzazione: negli ultimi 10 anni la rivista ha avuto oltre 20 milioni di visualizzazioni e 800mila download da tutto il mondo e oltre il 40% degli autori che vi hanno contribuito sono stranieri.
 

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La rivista Etica & Politica ha un alto indice di internazionalizzazione
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Storia in città: il programma completo fino al 20 aprile

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Ritorna “Storia in Città” 2023

Dal 9 marzo sei incontri su “Come si uccide la pace. Le grandi crisi internazionali della contemporaneità”, a cura di Patrick Karlsen e Raoul Pupo

Dopo la lunga pausa imposta dalla pandemia torna “Storia in città”, l’iniziativa di divulgazione storica organizzata dal Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali dell’Università di Trieste in collaborazione con l’Istituto Regionale per la Storia della Resistenza e dell’Età Contemporanea nel Friuli Venezia Giulia (IRSREC FVG).

L’edizione 2023 è dedicata al tema “Come si uccide la pace. Le grandi crisi internazionali della contemporaneità” che sottolinea l’aggancio con l’attualità della guerra in Ucraina. Gli storici di UniTS e altri atenei che animeranno i sei incontri inquadreranno la crisi nell’ambito di quelle che hanno condotto, o stavano per condurre, il mondo nelle grandi guerre del Novecento. Dai vari confronti emergeranno difformità ma anche forti parallelismi con gli altri momenti che hanno visto il Vecchio continente e tutto l’Occidente sull’orlo della catastrofe.

Gli incontri saranno anche trasmessi in diretta streaming sul Canale YouTube UniTS

Programma:

Giovedì 9 marzo 2023, ore 18, Aula Baciocchi, via Elisa Baciocchi 4, piano terra

L’Ucraina e Putin tra storia e ideologia

Presentazione del volume edito da Laterza

Andrea Graziosi, docente di Storia contemporanea, Università di Napoli Federico II

Patrick Karlsen, docente di Storia contemporanea, Università di Trieste

Raoul Pupo, Istituto regionale per la storia della Resistenza e dell’età contemporanea nel Friuli Venezia Giulia

L’invasione russa dell’Ucraina non è soltanto una tragedia, ma rischia di essere anche lo spartiacque tra due diverse fasi della storia europea. Per comprendere le cause e le ragioni di questi avvenimenti è necessario conoscere la storia dei due paesi antecedente al 1991 e l’ideologia di cui sono imbevuti Putin e la sua classe dirigente. Una ideologia che disprezza un Occidente opulento e corrotto in declino economico e demografico. E che gli fa pensare che sia arrivato il momento per ridare alla Russia il suo ruolo di grande potenza mondiale.

Mercoledì 15 marzo 2023, ore 18, Aula magna, via Filzi 14

Sarajevo, estate 1914

Giulia Caccamo, docente di Storia delle relazioni internazionali, Università di Trieste

La crisi dell’estate 1914 è l’evento atteso, e per molti “inevitabile”, a ridosso di anni difficilissimi nelle relazioni tra Austria-Ungheria e Serbia e, più in generale, in una fase di grande instabilità in Europa e non solo. Già per due volte si è andati molto vicini alla guerra tra Vienna e Belgrado, nel dicembre 1912 e nell’ottobre 1913. La conquista italiana (parziale) della Libia, inoltre, indebolendo ulteriormente l’Impero ottomano, ha dato un ulteriore scossone ai precari equilibri balcanici. Il riarmo navale tedesco impensierisce la Gran Bretagna, mentre la Russia sa di non poter reggere sconfitte militari e diplomatiche a ripetizione. È dunque tutto pronto per la tempesta perfetta, le cui tragiche conseguenze, tuttavia, saranno colpevolmente sottostimate dai decisori politici e militari.

Mercoledì 22 marzo 2023, ore 18, Aula magna, via Filzi 14

Da Monaco al patto fra Mosca e Berlino, settembre 1938-agosto 1939

Adriano Roccucci, docente di Storia contemporanea, Università di Roma Tre

Lo scoppio della seconda guerra mondiale fu l’esito ineludibile di una catena inesorabile di eventi? Durante l’anno che precedette l’invasione della Polonia da parte dell’esercito della Germania nazista si confrontarono visioni diverse della politica internazionale e degli equilibri europei: l’obiettivo di arrivare a un ordine europeo meno instabile perseguito da Parigi e Londra, nonché in parte da Roma; la riconquista con le armi dello “spazio vitale” a cui mirava Hitler; una “guerra inevitabile” da rinviare il più possibile, secondo i piani di Stalin.

Mercoledì 29 marzo 2023, ore 18, Aula magna, via Filzi 14

Corea, giugno 1950

Georg Meyr, docente di Storia delle relazioni internazionali, direttore del Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali, Università di Trieste

Negli anni della Guerra fredda il conflitto in Corea minaccia di condurre a un conflitto globale. Originata da una semplice decisione procedurale fra russi e statunitensi per liberare la Corea dai giapponesi nell’estate del 1945, la guerra nel 1950 porta all’invasione della Corea del Sud, stretta alleata degli Stati Uniti, da parte dell'esercito della Corea del Nord comunista. La situazione si trascina fino al 1953, quando il venir meno delle speranze di vittoria, da entrambe le parti, rendono possibile un armistizio che porta alla nascita del confine più ad alta tensione del mondo e a due stati tuttora drasticamente separati. 

Giovedì 6 aprile 2023, ore 18, Aula magna, via Filzi 14

Cuba, ottobre 1962

Federico Romero, docente di Storia degli Stati Uniti, Università di Firenze

La crisi dei missili del 1962 a Cuba fu il momento in cui sembrò che gli USA e l’URSS fossero più vicini alla guerra atomica. Ed in effetti si arrivò quasi al conflitto, con rischi elevatissimi. L'incontro ripercorre le origini e l’andamento della crisi, illustra i lineamenti del compromesso diplomatico che la risolse, e ne discute impatto e conseguenze di lungo periodo, guardando al di là delle impressioni del tempo poi fissatesi nella memoria collettiva.

Giovedì 20 aprile 2023, ore 18, Aula Baciocchi, via Elisa Baciocchi 4, piano terra

Tavola rotonda: Come si uccide la pace dal Novecento a oggi

Giulia Caccamo, docente di Storia delle relazioni internazionali, Università di Trieste

Tullia Catalan, docente di Storia contemporanea, Università di Trieste

Davide Grippa, docente di Storia contemporanea, Università di Napoli “L’Orientale”

Modera Raoul Pupo  

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Il ciclo di sei incontri è curato da Patrick Karlsen e Raoul Pupo. Prevista la diretta streaming
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