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Tecnologie e infrastrutture strategiche: Ministero della Difesa, MUR e MIMIT in visita a UniTS

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Rafforzare la collaborazione tra istituzioni, università, enti di ricerca e imprese per sviluppare le competenze e le tecnologie necessarie alla competitività e alla sicurezza del Paese e dell’Europa. È questo il tema al centro dell’incontro che si è svolto all’Università di Trieste con una delegazione del Ministero della Difesa, del Ministero dell’Università e della Ricerca (MUR), del Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT) e della Regione Friuli Venezia Giulia.

Le tecnologie strategiche al centro della nuova Europa.

L’incontro si è ispirato al contesto creato dalla Strategic Technologies for Europe Platform (STEP), l’iniziativa europea che sostiene lo sviluppo e la diffusione di tecnologie considerate strategiche per la competitività, la sicurezza e l’autonomia tecnologica dell’Unione.

Sono tre, in particolare, gli ambiti di interesse: Digitale e deep tech, Biotecnologie e Tecnologie pulite.

È proprio sulla capacità di formare le competenze necessarie in questi settori che università e ricerca sono chiamate a svolgere un ruolo determinante.

L’incontro ha confermato la volontà condivisa di sviluppare nuove sinergie per sostenere la crescita delle tecnologie strategiche individuate dall’Unione europea, coniugando innovazione, sostenibilità e competitività e mantenendo al centro le esigenze delle persone e della società.

In questo percorso, l’Università di Trieste intende consolidare il proprio ruolo di snodo tra formazione, ricerca, istituzioni e sistema produttivo, contribuendo alla preparazione delle professionalità necessarie per progettare e gestire le tecnologie e le infrastrutture strategiche del futuro. In questo scenario, UniTS può mettere a disposizione competenze multidisciplinari in numerosi settori: dalle tecnologie quantistiche alla fisica e all’informatica, dall’ingegneria alle infrastrutture energetiche, dalla logistica alle tecnologie per la sostenibilità.

La visita della delegazione si è conclusa ad Area Science Park di Basovizza, nei laboratori UniTS ArQuS – Artificial Quantum SystemsQCI – Quantum Communication and Information.

I componenti della delegazione.

La Rettrice ha incontrato l’Ammiraglio di Divisione Vito Lacerenza, Vice Capo di Gabinetto del Ministro della Difesa, e il Contrammiraglio Vincenzo Pullez, Capo dell’Ufficio studi strategici e innovazione tecnologica.

Per il MUR era presente Francesco Ciardiello, della Segreteria tecnica della Direzione generale della ricerca per la programmazione dei finanziamenti e per l’innovazione tecnologica, mentre per il MIMIT ha partecipato Gianluigi Sechi, consulente del Ministero. La Regione Friuli Venezia Giulia era rappresentata da Ketty Segatti, Direttore centrale dell’Unità Operativa Specialistica Ricerca, Innovazione, Fondo sociale europeo plus e altri fondi comunitari, da Luciana Grimani, Posizione organizzativa Ricerca, sviluppo e innovazione, e da Michela Giarle, Posizione organizzativa Progetti strategici e collaborazioni europee e internazionali in materia di ricerca e innovazione.

Per UniTS hanno partecipato Angelo Bassi, coordinatore dei progetti di Fisica Quantistica e il Prof. Giorgio Sulligoi, Direttore del Dipartimento di Ingegneria e Architettura. 

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Al centro dell’incontro formazione, ricerca, trasferimento tecnologico e sviluppo delle competenze per le tecnologie strategiche europee
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Professioni sanitarie: 875 iscritti alla selezione, numero record per UniTS

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Si è svolta oggi la prova di ammissione ai corsi di laurea delle professioni sanitarie dell’Università di Trieste. Sono stati 875 gli iscritti alla selezione per 525 posti disponibili, distribuiti in undici corsi con sedi a Trieste, Gorizia e Pordenone. Le candidature hanno raggiunto il numero più alto di sempre, con una crescita del 31% rispetto al 2025.

L’interesse ha coinvolto l’intera offerta formativa: considerando insieme le prime, seconde e terze scelte, tutti i corsi raccolgono un numero di preferenze superiore ai posti disponibili. Ogni candidato ha infatti potuto indicare fino a tre corsi di laurea, in ordine di preferenza, per concorrere alle rispettive graduatorie.

Crescono le candidature a Tecnica della riabilitazione psichiatrica (+69%), Igiene dentale a Trieste (+42,4%), Igiene dentale a Pordenone (+39,4%), Tecniche di radiologia medica, per immagini e radioterapia (+34,8%), Logopedia (+30,2%), Fisioterapia (+21,5%, con il record di richieste) e Assistenza sanitaria (+17,4%)

Un segnale positivo arriva anche da Infermieristica, con un aumento del 21,2% delle prime scelte rispetto allo scorso anno: una ripresa che supera ampiamente la tendenza nazionale, ferma al +16,3% rilevato in Italia dalla FNOPI.

Fisioterapia si conferma il corso più richiesto, con 254 prime scelte, seguita da Infermieristica, con 143, e Logopedia, con 112.

L’offerta formativa anche per l’anno accademico 2026/27 si articola nelle tre sedi. A Trieste sono disponibili 220 posti per Infermieristica, 40 per Fisioterapia, 40 per Tecniche di laboratorio biomedico, 30 per Tecniche di radiologia medica, per immagini e radioterapia, 25 per Igiene dentale, 30 per Tecnica della riabilitazione psichiatrica e 30 per Logopedia.

A Gorizia sono attivati Assistenza sanitaria, con 40 posti, e Tecniche della prevenzione nell’ambiente e nei luoghi di lavoro, con 20 posti. A Pordenone l’offerta comprende Igiene dentale e Dietistica, ciascuna con 25 posti.

Consolidata la netta maggioranza femminile tra gli iscritti alla selezione: le candidate superano nuovamente il 70% del totale.

Anche le provenienze testimoniano l’attrattività dell’offerta oltre i confini regionali: un candidato su cinque risiede in un’altra regione italiana, con una netta prevalenza del Veneto, da cui arriva il 16,1% degli iscritti. Le province più rappresentate sono Treviso, Venezia e Belluno.

La prova si è svolta negli edifici H3 e C1 del campus di Piazzale Europa. Il test, della durata di 100 minuti, ha previsto 60 quesiti a risposta multipla: 23 di biologia, 15 di chimica, 13 di fisica e matematica, 5 di ragionamento logico e problemi, 4 di competenze di lettura e conoscenze acquisite negli studi. Le graduatorie saranno pubblicate entro 15 giorni dalla prova.

Abstract
Candidature in crescita del 31%, oltre il 20% degli aspiranti viene da fuori regione. 525 posti disponibili per 11 corsi di laurea
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Sette anni in formalina: il DNA del plancton si può ancora leggere

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È possibile recuperare informazioni genetiche da campioni di plancton conservati in formalina per sette anni? La risposta è sì. Lo dimostra un nuovo studio nato dalla collaborazione tra UniTS e Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale (OGS), appena pubblicato sul Journal of Plankton Research.

La ricerca ha analizzato campioni di mesozooplancton raccolti nel Golfo di Trieste nel 2017 e conservati in formalina per circa sette anni.

Cos'è il mesozooplancton? È l'insieme di piccoli organismi animali che vivono nell'acqua di mare e che, pur essendo spesso invisibili a occhio nudo, svolgono un ruolo fondamentale negli ecosistemi marini. Comprende, per esempio, piccoli crostacei, larve e altri organismi che costituiscono una componente essenziale della rete alimentare marina.

Normalmente questi organismi vengono identificati  al microscopio. Questo studio ha invece applicato il metabarcoding del DNA, estraendo e sequenziando il materiale genetico dai campioni di zooplancton raccolti e fissati in formalina. In pratica, invece di cercare e identificare gli organismi uno alla volta, si analizza il “codice genetico” presente nel campione per ricostruire quali specie o gruppi di organismi sono presenti.

La formalina danneggia il DNA e rende queste analisi particolarmente difficili. Nonostante questo ostacolo, i ricercatori sono riusciti a recuperare una quantità significativa di informazioni biologiche. Il confronto con l'identificazione al microscopio ha mostrato che il metodo molecolare può riconoscere una parte consistente degli organismi presenti.

Le collezioni storiche come archivi della biodiversità

Il risultato più importante dello studio riguarda le prospettive future. In istituti di ricerca e musei di tutto il mondo sono conservate enormi collezioni storiche di plancton, raccolte nel corso di decenni e spesso conservate in formalina.

Questi campioni potrebbero quindi rappresentare non soltanto archivi della biodiversità osservabile al microscopio, ma anche archivi genetici della vita marina del passato.

Analizzarli potrebbe permettere di ricostruire come le comunità marine sono cambiate nel corso del tempo, confrontando la biodiversità di oggi con quella di decenni fa. Potrebbe inoltre aiutare a individuare retrospettivamente la presenza di specie non indigene, anche nelle fasi iniziali della loro comparsa in un'area.

Lo studio è stato sostenuto dall'Interconnected Nord-Est Innovation Ecosystem (iNEST) e dal National Biodiversity Future Center (NBFC), entrambi finanziati dall'Unione Europea – NextGenerationEU nell'ambito del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR).

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Uno studio di UniTS e OGS apre straordinarie possibilità per studiare la biodiversità marina del passato
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UniTS e Questura di Trieste, firmato un protocollo d'intesa

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L'Università di Trieste e la Questura di Trieste hanno sottoscritto un protocollo d'intesa con cui le parti si impegnano, nell'ambito e nel rispetto delle rispettive specificità e finalità istituzionali, a promuovere, sviluppare e consolidare opportunità e iniziative di collaborazione. L'accordo è stato firmato dalla Rettrice Donata Vianelli e dalla Questore di Trieste Lilia Fredella.

La collaborazione riguarderà diversi ambiti. Sono previsti programmi di alta formazione, seminari e moduli didattici integrativi realizzati con il contributo di esperti della Polizia di Stato, insieme a incontri e convegni formativi rivolti a personale docente e studenti dell'Università sulle tematiche di competenza della Polizia di Stato di interesse per l'Ateneo. 

Analoghe iniziative formative saranno organizzate per dirigenti e personale della Questura di Trieste, con approfondimenti sugli aspetti normativi legati alla loro attività. Il protocollo prevede inoltre incontri informativi dedicati a studentesse e studenti interessati a intraprendere la carriera nella Polizia di Stato, e la partecipazione della Polizia di Stato al Career Day organizzato periodicamente dall'Ateneo.

Tra gli altri impegni figurano un'assistenza dedicata per le pratiche di docenti e studenti stranieri dell'Università, lo sviluppo di progetti di studio congiunti su temi di comune interesse — con particolare attenzione all'ambito scientifico e tecnologico — e l'attivazione di tirocini curriculari e borse di ricerca per gli studenti dell'Ateneo da svolgersi presso la Questura. 

UniTS e Questura collaboreranno inoltre in attività di ricerca comuni finalizzate alla redazione di pubblicazioni, oltre che nella realizzazione di iniziative di informazione, comunicazione istituzionale ed eventi dedicati.

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L'accordo apre una nuova collaborazione tra i due enti su formazione, ricerca e orientamento professionale
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Presentato ufficialmente il programma di Trieste Next 2026

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Presentata a Milano l’edizione 2026 di Trieste Next: il Festival della ricerca scientifica, di cui l’Università di Trieste è co-promotrice fin dal suo avvio, si svolgerà da venerdì 25 a domenica 27 settembre.
UniTS contribuisce alla quindicesima edizione, intitolata La forma del pensiero. Interazioni tra cervelli e intelligenze, con un programma molto ampio, costruito attorno all’idea che il pensiero non sia un fenomeno isolato, ma frutto di interazioni tra cervelli, corpi, tecnologie, saperi e contesti.

Gli eventi speciali di UniTS
Saranno tutti a cura di UniTS i grandi appuntamenti di Trieste Next 2006: venerdì 25 settembre, dalle 20.30 alle 22.30 al Teatro Verdi, la serata speciale «La forma del pensiero» vedrà protagonisti Lambros Malafouris, professore di Cognitive and Anthropological Archaeology all’Università di Oxford, con la lectio «Strange people. How things make us who we are», moderata da Gabriele Beccaria, e, a seguire, alle 21.30, il filosofo, saggista e psicoanalista Umberto Galimberti con «Le disavventure della verità».. Sabato 26 settembre l’evento speciale “Essere e pensiero” vedrà l’intervento dello psichiatra e scrittore Vittorino Andreoli, mentre la nota sociolinguista Vera Gheno, nel panel “Il sapere non è solitario”, finanziato dalla Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, dialogherà con l’assessora regionale Alessia Rosolen e la rettrice UniTS Donata Vianelli intorno all’idea di un sapere condiviso costruito attraverso relazioni e contaminazioni. Sempre sabato, in serata, la scienza incontrerà la musica: l’evoluzionista e filosofo della scienza Telmo Pievani dialogherà con i Deproducers – Vittorio Cosma, Gianni Maroccolo e Riccardo Sinigallia – in uno spettacolo, intitolato “DNA – Lo spettacolo che fa suonare la scienza”che intreccia divulgazione scientifica e linguaggi musicali.

Incontri con la scienza
Uno dei nuclei principali del programma di talk riguarderà il funzionamento del cervello e i processi attraverso cui impariamo, percepiamo e costruiamo conoscenza. “Cervelli che imparano. Percepire, pensare, immaginare” affronterà l’apprendimento mettendo in dialogo neuroscienze cognitive, anatomia, neurodiversità e pedagogia, per esplorare come il pensiero emerga dall’interazione dinamica tra cervelli, corpi e ambienti. A questo tema si collegherà il confronto internazionale “What is scientific learning today?”, dedicato all’evoluzione dell’apprendimento scientifico con particolare attenzione al ruolo dell’intelligenza artificiale nell’educazione.

Il tema educativo sarà presente anche in “Insegnare nell’era delle intelligenze plurali”, che mette a confronto scuola, università e formazione manageriale per interrogarsi sulle competenze necessarie ai cittadini di domani. 

La riflessione sull’intelligenza artificiale, centrale in questa edizione, sarà affrontata non soltanto come tecnologia, ma come questione culturale, economica, politica ed etica. Il programma dedicato a questa tematica è arricchito dalle collaborazioni tra UniTS, società ed enti.

La partnership tra l’ateneo e AgorAI Innovation Hub s.p.a. delinea due approfondimenti: “AI per chi? Innovazione, responsabilità e competitività: il modello AGORAI tra pubblico e privato” esplorerà il rapporto tra ricerca, imprese e istituzioni, chiedendosi come trasformare l’IA in una leva di sviluppo che tenga insieme competitività, fiducia, responsabilità e tutela dei valori democratici. “Does AI Think? How?” sarà un dialogo tra filosofia, scienza cognitiva e ricerca sull’IA dedicato alla domanda se le macchine possano realmente pensare o se simulino i processi del pensiero. 

Anche dalla collaborazione tra UniTS e Data Science & Artificial Intelligence Foundation ETS nascono due talk. Durante “Rethinking Sustainable AI: Cost or Source of Value?” si proporrà di superare l’idea di etica e sostenibilità come semplici vincoli all’innovazione, per valutarle come possibili fonti di valore economico e vantaggio competitivo. L’intelligenza artificiale come strumento di supporto sarà analizzata nel panel “Gestione dei rischi naturali tra intelligenza artificiale e umana”: previsione, modellazione e valutazione della pericolosità potranno beneficiare delle nuove metodologie di IA, senza però prescindere dall’esperienza, dall’interpretazione e dalla responsabilità umana.

Sul versante della società e delle identità, “Ripensare il corpo femminile nell’ecosistema digitale” indagherà invece il ruolo degli ambienti digitali nella costruzione degli stereotipi di genere, nelle rappresentazioni dei corpi e nelle forme di violenza e resistenza mediate dalla tecnologia.

Il confronto con il cervello umano sarà ripreso in “Dentro la mente: macchine intelligenti e cervelli umani a confronto”, che porterà sul palco giovani ricercatrici e ricercatori impegnati su grandi modelli linguistici, neuroscienze, IA simbolica e calcolo ad alte prestazioni.

Un altro asse del programma riguarda le applicazioni dell’intelligenza nel campo della salute e della gestione dei problemi complessi. “Tra mente e algoritmo: la medicina che cambia” analizzerà il modo in cui l’IA sta entrando nei processi decisionali clinici, dalla diagnosi alla terapia, mettendo a fuoco benefici, limiti, bias e questioni etiche.

Su un piano complementare, “Science that tells its story: stories that make Innovation in medicine Possible” metterà al centro il rapporto tra ricerca scientifica, pazienti e fiducia. Il racconto della ricerca diventa così parte dell’innovazione stessa, anche attraverso la presentazione del fumetto The restored heart.

Il programma affronta anche il rapporto tra intelligenza e mondo naturale. “Piante intelligenti: un equivoco semantico?” propone una riflessione scientifica su percezione, adattamento e comunicazione delle piante, interrogando criticamente l’uso di concetti come “comportamento”, “apprendimento” e “cognizione” quando vengono applicati agli organismi vegetali.

Il tema della conoscenza si apre inoltre alle fonti e alla loro affidabilità in “La maieutica del sapere: come il cervello scopre. Dialogo tra fonti storiche e nuove sorgenti artificiali”, che mette in relazione archeologia, statistica, bioinformatica e IA per discutere il valore delle fonti, la verifica delle informazioni e i processi attraverso cui il cervello costruisce e valida il sapere.

Le attività per le scuole 
Le attività per le scuole trasformano l’apprendimento in esperienza attraverso partecipazione, gioco e confronto. “Pensiero divergente: l’inedito senza età” propone un percorso ispirato alla Philosophy for Children, mentre “Pensare giocando. Cervelli, regole e intelligenze in azione” utilizza giochi da tavolo e game design per esplorare strategie, decisioni, collaborazione e differenze tra intelligenza umana e artificiale.

Gli spazi espositivi: la ricerca da vivere e sperimentare
Dal 25 al 27 settembre, UniTS offre come ogni anno lo spazio interattivo più ampio di Trieste NEXT. Otto le proposte, tra cui “Cheers to Science”, “Indovina il Paese!”, “La mente in gioco”, “Dal Sole al movimento” e “gECO podcast”.

Uno spazio sarà dedicato ai 50 anni dal terremoto del Friuli, attraverso la storia del monitoraggio sismico e della ricerca dell’Ateneo, mentre un altro presenterà l’Impegno pubblico e sociale e il ruolo della Terza Missione all’Università di Trieste.

La Notte dei Ricercatori
Nell’ambito della Notte dei Ricercatori SHARPER, “Moda sostenibile: ma come ti vesti?! Scoprilo giocando” affronterà il tema della sostenibilità attraverso quiz, simulazioni e attività interattive sul ciclo di vita degli abiti e sulle scelte di consumo. Sempre nel programma della manifestazione, la sezione “Un’ora con il ricercatore” vedrà Marco Franceschi (MIGe) protagonista dell’incontro “Il respiro della Terra: le Dolomiti come testimoni del ciclo del carbonio”, rivolto alle scuole. Sotto i portici del Municipio torna anche Street Science, ciclo di brevi conferenze “di strada” pensate per avvicinare il pubblico ai temi della ricerca in modo semplice e accessibile. Marko Mihajlović (Università di Trieste) interverrà sul tema “Dare una mano al cuore: materiali intelligenti per aiutare le sue cellule”.

Trieste Next è promosso da Comune di Trieste, Università degli Studi di Trieste, Gruppo NEM Nord-Est Multimedia/Il NordEst/Il Piccolo, Area Science Park, OGS-Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale, SISSA-Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati. Co-promotrice è la Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia. 

Curato da Eventi NEM, il festival è un progetto di Trieste Città della Conoscenza e si avvale della collaborazione con l’Ufficio del Parlamento Europeo a Milano. 

È realizzato con la collaborazione di Fondazione CRTrieste, con il patrocinio di Consiglio Nazionale delle Ricerche, INAF - Istituto Nazionale di Astrofisica, INFN - Istituto Nazionale di Fisica Nucleare. Main partner della manifestazione è Generali. Partner sono AcegasApsAmga, AgorAI Innovation Hub spa, Data Science and Artificial Intelligence Foundation ETS, EstEnergy, Gruppo Hera, Insiel. Content Partner sono Fondazione AIRC, Eurobiohightech, Fondazione Telethon. Partner tecnico è APLEONA.

Tutti gli incontri sono accessibili gratuitamente, su prenotazione

Anche quest’anno la maggior parte degli incontri di Trieste Next si potrà seguire anche in diretta streaming sul canale YouTube del festival.

Il programma completo e aggiornato è disponibile sul sito www.triestenext.it

Il programma UniTS a Trieste Next 2026

Gli appuntamenti UniTS di venerdì 25 settembre

Gli appuntamenti UniTS di sabato 26 settembre

Gli appuntamenti UniTS di domenica 27 settembre

Le attività UniTS in piazza Unità

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UniTS, co-promotrice della manifestazione, fa incontrare la scienza e la cittadinanza attraverso quattro grandi eventi, 15 incontri divulgativi e 8 spazi espositivi in piazza
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Dalle profondità della Norvegia, la Geofisica al servizio della transizione energetica

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Come seguire il comportamento di un gas una volta iniettato nelle profondità della Terra? È questa la sfida al centro di SBEM (Svelvik Borehole Electromagnetic Monitoring), la campagna sperimentale condotta in Norvegia da un team del Gruppo di Geofisica d’Esplorazione del Dipartimento di Matematica, Informatica e Geoscienze (MIGE) dell’Università di Trieste.

L’esperimento si è svolto presso lo Svelvik CO₂ Field Lab, vicino a Oslo, una struttura di ricerca gestita dal centro norvegese SINTEF e progettata per testare, in condizioni controllate ma realistiche, tecnologie destinate al monitoraggio dello stoccaggio sotterraneo dei gas.

Al centro della campagna SBEM c’è il monitoraggio elettromagnetico in pozzo, una tecnica geofisica sperimentata per ricostruire la distribuzione e l’evoluzione del gas iniettato nel sottosuolo. Una capacità cruciale per lo sviluppo sicuro ed economicamente sostenibile sia della cattura, utilizzo e stoccaggio della CO₂ (CCUS), sia dello stoccaggio sotterraneo dell’idrogeno.

Un laboratorio internazionale per portare la ricerca “sul campo”

Lo Svelvik CO₂ Field Lab rappresenta un ponte tra la ricerca di laboratorio e le future applicazioni su scala industriale. La possibilità per il gruppo dell’Università di Trieste di accedere alla struttura e realizzare la campagna sperimentale è stata resa possibile da Geo-INQUIRE (Geosphere INfrastructures for QUestions into Integrated REsearch), progetto finanziato nell’ambito di Horizon Europe che favorisce l’accesso transnazionale alle principali infrastrutture di ricerca geoscientifica europee.

La proposta presentata dal team triestino è stata selezionata attraverso una procedura competitiva nell’ambito del bando Geo-INQUIRE, consentendo ai ricercatori di progettare e realizzare direttamente sul campo l’attività sperimentale.

Dalla proposta alla ricerca sul campo: la formazione passa dall’esperienza

Un elemento distintivo del progetto è stato il coinvolgimento diretto dei dottorandi Elisa Ligas e Giovanni Pantaleo, che hanno seguito l’intero percorso della ricerca: dalla preparazione della proposta alla progettazione dell’acquisizione geofisica, dalla messa a punto della strumentazione alle attività sul campo, fino all’elaborazione, all’analisi e all’interpretazione dei dati.

“Questo progetto dimostra ciò che l’Università di Trieste offre ai suoi studenti e dottorandi: la possibilità di progettare e condurre un’attività di ricerca originale all’avanguardia della tecnologia attuale, in stretta collaborazione con organizzazioni internazionali di ricerca e industriali”, sottolinea Michele Pipan, coordinatore del Gruppo di Geofisica d’Esplorazione e del Corso di Laurea Magistrale in Geofisica e Geodati “Esperienze come questa a Svelvik trasformano i dottorandi in ricercatori indipendenti, pronti a contribuire alle tecnologie necessarie per la transizione energetica.”

Le attività in Norvegia sono condotte nell'ambito del Progetto FUSE.

Progetto FUSE  (UNITS-UNIUD-OGS)

Lo stoccaggio sotterraneo di idrogeno (UHS) e le riserve di idrogeno naturale ("bianco") si stanno affermando come componenti chiave della strategia europea di transizione energetica, offrendo soluzioni su larga scala, flessibili e a basse emissioni di carbonio che possono contribuire a mitigare l'intermittenza di alcune energie rinnovabili e a rafforzare la sicurezza energetica.

Il raggiungimento degli obiettivi della Strategia europea per l'idrogeno e delle roadmap globali per le emissioni nette zero richiede solide prove geoscientifiche e capacità tecnologiche avanzate per identificare, caratterizzare e monitorare i giacimenti geologici idonei. La riduzione dei rischi delle operazioni nel sottosuolo – dal punto di vista tecnico, ambientale e dei rischi geologici – richiede nuove infrastrutture di ricerca integrate.

Il progetto FUSE, avviato nell'aprile 2025, risponde a questa esigenza. Sviluppato attraverso una partnership strategica tra OGS, l'Università di Trieste e l'Università di Udine, FUSE sta costruendo un'infrastruttura aperta e distribuita che combina strumentazione geofisica all'avanguardia, strutture di laboratorio e ambienti di modellazione multiscala. L'infrastruttura integra sistemi di registrazione geofisica di pozzo, dispositivi sismici, geoelettrici ed elettromagnetici, soluzioni di monitoraggio a fibra ottica e con vibratori orbitali, nonché capacità di rilevamento magnetico e gravimetrico aereo/tramite droni, insieme a piattaforme di laboratorio avanzate per la petrofisica e la fluidodinamica. L'insieme di questi componenti consentirà una migliore visualizzazione, sperimentazione e simulazione delle interazioni idrogeno-roccia-fluido in Italia e altrove.

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Team UniTS sperimenta a Svelvik nuove tecniche per monitorare lo stoccaggio sotterraneo di CO₂ e idrogeno
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Mortalità infantile in Paesi a basso reddito: studio UniTS su PLOS Medicine

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Pubblicato sulla rivista internazionale PLOS Medicine uno studio che documenta la progressiva riduzione, tra il 1990 e il 2023, della natimortalità e mortalità infantile precoce in 17 paesi a basso-medio reddito (Ghana, Kenya, Malawi, Mali, Nigeria, Rwanda, Senegal, Tanzania, Uganda, Zambia, Zimbabwe, Egitto, Giordania, Bangladesh, Indonesia, Colombia e Perù).

Lo studio è stato condotto dal dr. Mohammed Ali (World Health Organization, Geneva) e dal prof. Saverio Bellizzi (United Nations University Institute for Water, Environment and Health, Ontario, Canada) in collaborazione con il prof. Luca Cegolon, docente di Igiene e Medicina Preventiva all’Università di Trieste.

La minore mortalità perinatale risulta associata alla residenza in aree urbane, ad un livello di istruzione materna più elevato, al maggiore livello socio-economico delle famiglie e a un migliore welfare nel Paese. Un'età materna pari o superiore a 30 anni aumenta invece il rischio. 

Natimortalità e mortalità neonatale precoce rappresentano ancora una sfida sanitaria globale prioritaria, con la stragrande maggioranza dei casi che si verifica in Paesi a basso e medio reddito che si affidano a indagini familiari (Demographic and Health Surveys, DHS) per le rispettive stime, dato che le anagrafi civili risultano spesso incomplete.

Tuttavia, le DHS tendono a sottostimare il problema e a misclassificare i casi di natimortalità e morte neonatale precoce, il che ne limita l'utilità ai fini della pianificazione di interventi materno-infantili.

“Sebbene la maggior parte dei Paesi abbia registrato una riduzione della mortalità perinatale, i progressi rimangono disomogenei e persistono significative disparità socioeconomiche. Rafforzare i servizi di salute materna e neonatale e potenziare i sistemi di raccolta dati in Paesi a medio e basso reddito rimane fondamentale per accelerare i progressi verso l’obiettivo sostenibile (SDG) di riduzione della mortalità perinatale” - affermano il prof. Cegolon e il dr. Bellizzi.

Lo studio appena pubblicato su PLOS Medicine ha indagato 93 DHS condotte tra il 1990 e il 2023 in 17 Paesi a basso e medio reddito, per un totale di 1.019.253 gravidanze dichiarate da 733.181 donne diverse. Sono state incluse gravidanze con una durata di almeno 7 mesi per conformarsi alla definizione standard di natimortalità. I ​​rischi specifici per età di natimortalità e morte neonatale precoce sono stati stimati utilizzando metodi basati sulle tavole di mortalità e un modello Gompertz-Makeham modificato, in grado di correggere comuni problemi di qualità dei dati delle DHS, tra cui la sottostima, la mis-classificazione tra natimortalità e decessi nei giorni 0-1 dalla nascita e l'accumulo di dati sull'età al decesso (“heaping”), ovvero la tendenza a riportare sistematicamente l'età della morte neonatale a 7 giorni a scapito dei giorni adiacenti. 

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I dati serviranno a una migliore pianificazione delle azioni di sostegno alla maternità
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UniTS e Università di Rijeka, si rinsalda la collaborazione scientifica e didattica

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Con un incontro ufficiale, UniTS e l’Università di Rijeka (UNIRI) hanno avviato il potenziamento della loro collaborazione: punto di partenza comune un forte orientamento alla ricerca, all’innovazione, al rapporto con il territorio e la posizione strategica nell’area dell’Alto Adriatico.

Tra le prime iniziative individuate per concretizzare l’intesa, l’organizzazione di Joint Research Day Seminars dedicati inizialmente a tre ambiti: Ingegneria navale, Blue Economy e Fisica.

I due atenei esploreranno in futuro possibili collaborazioni in altri campi strategici.

La collaborazione potrà estendersi anche alla componente amministrativa e studentesca, attraverso staff meeting, programmi dedicati alla student entrepreneurship, iniziative per il trasferimento tecnologico e opportunità di Erasmus Traineeship.

L’incontro riprende un rapporto avviato già nel 2001, che ha portato negli anni a quasi un centinaio di pubblicazioni scientifiche congiunte e alla copartecipazione a NAHV - North Adriatic Hydrogen Valley, il grande progetto europeo dedicato allo sviluppo dell’economia dell’idrogeno rinnovabile nell’area dell’Alto Adriatico nato da un’idea UniTS.

Al meeting hanno partecipato per UNIRI il Rettore Goran Hauser, il Prorettore per i Progetti Strategici Goran Vukelić e il Prorettore per la Digitalizzazione e lo Sviluppo Marin Karuza. Per UniTS presenti la Rettrice Donata Vianelli, il Prorettore alla Ricerca Paolo Fornasiero, il Prorettore ai Rapporti con le imprese e il territorio Guido Bortoluzzi e il Delegato al Trasferimento tecnologico e ai Rapporti con gli Enti di Ricerca Erik Vesselli.

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I due atenei condividono la posizione strategica nell’Alto Adriatico
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International business, al via l’evento mondiale di X-Culture

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È iniziata a Trieste la X-Culture Global Business Week, la settimana internazionale che fino all’8 agosto trasforma la città in un laboratorio globale di international business. L’Università di Trieste ospita e organizza per la prima volta l’evento conclusivo del programma che mette in relazione università, studenti e imprese attraverso un’esperienza diretta di sviluppo di progetti aziendali e collaborazione multiculturale.

L’edizione triestina, organizzata dal Dipartimento di Scienze Economiche, Aziendali, Matematiche e Statistiche “Bruno de Finetti” – DEAMS insieme al comitato internazionale di X-Culture, riunisce quasi 150 studenti selezionati provenienti da 36 Paesi, insieme a docenti, ricercatori, manager e professionisti di diversi continenti.

Le sessioni plenarie si svolgono nella sede di MIB Trieste School of Management, partner dell’evento, mentre le premiazioni avranno luogo venerdì 7 agosto, durante la serata conclusiva, che comprenderà anche la cena di gala in piazzale Europa.

L’evento rappresenta il momento culminante di un percorso formativo internazionale unico per dimensioni e struttura. Nato nel 2010, X-Culture ha coinvolto complessivamente oltre 130.000 studenti di 701 università e 115 Paesi, riuniti in più di 16.000 team internazionali. I partecipanti lavorano a distanza, comunicando in inglese attraverso fusi orari, culture e percorsi accademici differenti, per elaborare soluzioni a problemi reali presentati da aziende di tutto il mondo.

A Trieste sono arrivati alcuni dei migliori studenti dell’edizione 2026, selezionati sulla base dei risultati ottenuti durante la fase internazionale online. Tra loro ci sono anche sette studentesse e studenti dell’Università di Trieste, la cui partecipazione è sostenuta dal DEAMS e dalla Fondazione Pietro Pittini, da tempo impegnata nel promuovere opportunità di formazione e internazionalizzazione rivolte ai giovani.

Lead Host dell’iniziativa è la rettrice Donata Vianelli, docente di Marketing internazionale e Cross Cultural, che negli ultimi quindici anni ha coinvolto nel progetto più di 700 studentesse e studenti dell’Università di Trieste.

«La Global Business Week offre agli studenti un’esperienza che riproduce in modo molto concreto la complessità del lavoro internazionale: persone con lingue, culture e percorsi differenti chiamate a costruire insieme soluzioni per imprese reali. Allo stesso tempo, iniziative di questo tipo rafforzano il ruolo di Trieste come piattaforma internazionale di formazione e innovazione, capace di attrarre talenti, generare connessioni con il sistema produttivo e contribuire allo sviluppo economico del territorio attraverso l’apertura globale dell’Università», sottolinea Donata Vianelli.

L’organizzazione coinvolge direttamente i docenti UniTS Guido Bortoluzzi, anche direttore accademico dell’MBA in International Business di MIB, Andrea Tracogna, che riveste anche il ruolo di Dean al MIB, e Rubina Romanello, oltre alla ricercatrice Chiara Marinelli, al docente del MIB Stefano Pilotto, allo staff amministrativo dell’Ateneo e a una decina di studenti impegnati nella preparazione e nella gestione dell’evento.

Università e aziende insieme su sfide concrete

Elemento centrale della Global Business Week è la collaborazione tra l’Università e le aziende e organizzazioni partner, alcune delle quali rappresentative del sistema economico e culturale del Friuli Venezia Giulia: Assicurazioni Generali, Barilla, Modiano, Fondazione ITS – International Talent Support, Associazione Caffè Trieste e Genuino.

Gli studenti si confrontano con manager e professionisti e sono chiamati a sviluppare analisi, strategie e possibili soluzioni per i casi e i problemi concreti proposti dalle organizzazioni partner.

La collaborazione consente agli studenti internazionali di conoscere imprese, filiere produttive e realtà del territorio, offrendo allo stesso tempo alle organizzazioni coinvolte l’opportunità di raccogliere idee e prospettive elaborate da giovani talenti provenienti da contesti culturali e universitari molto diversi.

Docenti di riferimento internazionale

Tra le figure accademiche più influenti presenti a Trieste c’è Vasyl “Vas” Taras, professore di International Business alla University of North Carolina at Greensboro, fondatore di X-Culture e tra i massimi esperti di team multiculturali e di gruppi di lavoro globali che collaborano a distanza.

Coinvolti inoltre 22 docenti ed esperti internazionali di business, provenienti da università e istituzioni di diversi Paesi. Tra questi Richard Griffith, professore di Psicologia industriale e organizzativa al Florida Institute of Technology e direttore dell’Institute for Culture, Collaboration and Management, con competenze che spaziano dall’international management alla collaborazione interculturale e allo sviluppo delle capacità necessarie per lavorare in contesti internazionali complessi.

Una settimana di lavoro come consulenti internazionali

Nel corso della Global Business Week i partecipanti incontrano i referenti delle aziende, analizzano le sfide assegnate, visitano sedi e realtà produttive e prendono parte a workshop, sessioni formative e attività di mentoring con docenti internazionali.

I gruppi elaboreranno le proprie proposte, sottoponendole a una prima valutazione della faculty per perfezionarle. Al termine della settimana presenteranno le raccomandazioni strategiche ai rappresentanti delle aziende e a una giuria internazionale di docenti. Le soluzioni migliori saranno premiate durante la cerimonia conclusiva.

Il programma comprende anche momenti dedicati alla conoscenza di Trieste, del suo sistema scientifico e della sua storia economica e internazionale.

L'evento è sostenuto da ARDiS – Agenzia regionale per il diritto allo studio, Fondazione Pietro Pittini, illycaffè, MIB Trieste School of Management, Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia e Trieste Trasporti. Il gruppo internazionale di studenti e docenti ha ricevuto al suo arrivo a Trieste anche il benvenuto di Confcommercio Trieste e FIPE.

Abstract
UniTS ospita la Global Business Week dell’iniziativa nata negli USA: oltre 120 studenti provenienti da università di 29 Paesi e sei continenti al lavoro in team multiculturali sulle sfide proposte dalle aziende del territorio
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Cancro: il numero di copie mutate di un gene aiuta a prevedere sia la prognosi, sia la probabilità che si diffondano metastasi

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Capire se in un tumore un gene è mutato può non essere sufficiente. In molti casi, infatti, conta anche sapere quante copie di tale gene mutato sono presenti nelle cellule tumorali e quanto questa alterazione incida sul comportamento della malattia.

È questo il punto di partenza dello studio coordinato da Giulio Caravagna, docente di Informatica dell’Università di Trieste e responsabile del Cancer Data Science Laboratory, pubblicato su Nature Genetics. Nel corso dello studio i ricercatori hanno proposto un nuovo modo di leggere il DNA tumorale, più vicino alla complessità reale del cancro, in cui le mutazioni non vengono considerate soltanto in quanto presenti o assenti, ma anche in relazione all’assetto genomico complessivo del tumore.

Nelle cellule tumorali le mutazioni somatiche, ovvero quelle che compaiono nel corso della vita in cellule diverse da quelle germinali, possono combinarsi con alterazioni del numero di copie del DNA. Anche per questo alcune regioni del genoma possono essere amplificate e altre perse. Dall’insieme di mutazioni, amplificazioni e perdite di regioni del genoma nasce il concetto di “dosaggio mutazionale di un gene” (in inglese gene mutant dosage). Il fine è dunque stimare quante copie mutate di un gene siano effettivamente presenti in un tumore e di valutare se questa informazione abbia un peso sulla prognosi e sulla diffusione di metastasi.

Per affrontare il problema, il gruppo di ricerca ha sviluppato INCOMMON – INference of COpy number and Mutation Multiplicity in ONcology –, un metodo computazionale “open source” che consente di stimare il numero di copie mutate di un gene e la molteplicità delle mutazioni a partire dai pannelli di sequenziamento mirato comunemente utilizzati nella pratica clinica oncologica.

Uno degli aspetti più rilevanti è proprio la possibilità di ricavare nuove informazioni da dati già prodotti nei percorsi diagnostici. INCOMMON utilizza modelli avanzati di inferenza statistica e machine learning per interpretare i risultati dei test molecolari clinici alla luce di grandi collezioni di tumori sequenziati a livello di genoma intero.

“INCOMMON – spiega Giulio Caravagna – rappresenta un nuovo approccio per ottenere analisi a risoluzione superiore rispetto allo standard, anche senza modificare la tipologia di dato generato. Questa nuova opportunità svela alcune peculiarità dei processi oncogenici che possono rivelarsi interessanti dal punto di vista prognostico e predittivo”.

Nello studio, sostenuto anche da Fondazione AIRC, i ricercatori hanno analizzato oltre 60.000 campioni clinici di pazienti, relativi a 39 diversi tipi di tumore e più di 500.000 mutazioni. Stratificando oltre 20.000 pazienti in base al dosaggio mutazionale di diversi oncogeni e geni oncosoppressori, i ricercatori hanno individuato 46 biomarcatori specifici per tumore e associati alla sopravvivenza complessiva.

Il dato più significativo è che 13 di questi biomarcatori, distribuiti in 12 tipi di tumore, non sarebbero stati rilevati con i modelli tradizionali basati sulla sola distinzione tra gene mutato e gene non mutato. Il dosaggio mutazionale permette quindi di far emergere segnali prognostici che una lettura più semplice del DNA tumorale può non intercettare.

I risultati ottenuti offrono inoltre nuove indicazioni sul comportamento metastatico dei tumori. I ricercatori hanno in particolare identificato 26 biomarcatori associati in maniera ricorrente alla diffusione metastatica in 10 tipi di cancro e 20 biomarcatori la cui presenza permette di predire la tendenza del tumore a diffondersi verso specifici organi in cinque tipi di tumore.

“I dati raccolti in questo studio – afferma Nicola Calonaci, postdoc sostenuto da AIRC all’Università di Trieste e primo autore dell’articolo – mostrano come informazioni genomiche già presenti nelle analisi molecolari regolarmente svolte in clinica possano essere reinterpretate con molta maggiore precisione grazie a sistemi avanzati di inferenza statistica e di ‘machine learning’”. 

“Un aspetto particolarmente interessante è che il dosaggio mutazionale sembra catturare proprietà biologiche dei tumori che non emergono quando le mutazioni vengono considerate solo come presenti o assenti” - aggiunge Eriseld Krasniqi, medico oncologo presso l’IRCCS Istituto Nazionale Tumori Regina Elena di Roma, dottorando UniTS e anch’esso primo autore dell’articolo.  “Questo è particolarmente rilevante nello studio delle metastasi, in cui è storicamente molto difficile identificare caratteristiche genomiche che distinguano i tumori primari da quelli metastatici”.   

“La ricerca rappresenta un bell’esempio di come la collaborazione tra centri clinici di alta specializzazione e gruppi di ricerca computazionale possa tradursi in conoscenza utile per il paziente oncologico – sostiene Giovanni Blandino, Direttore Scientifico dell’IRRCS Istituto Nazionale Tumori Regina Elena (IRE) di Roma –. La partecipazione dell’IRE a un lavoro di questa portata testimonia la nostra vocazione a presidiare la frontiera della ricerca traslazionale, dove le competenze cliniche incontrano le tecnologie più avanzate di analisi dei dati genomici. Estrarre nuova informazione da test molecolari già disponibili nella pratica clinica è una delle direzioni più promettenti per la medicina oncologica di precisione, e un terreno su cui intendiamo continuare a investire”.

Il lavoro apre inoltre la strada a studi futuri in cui integrare le informazioni sui trattamenti ricevuti dai pazienti, per capire se il dosaggio mutazionale possa avere non solo valore prognostico, ma anche valore predittivo della risposta alle terapie specifiche.

Prima di una possibile applicazione clinica saranno necessari ulteriori passaggi di validazione. La prospettiva indicata dalla ricerca è però chiara: usare meglio le informazioni già disponibili nei dati molecolari per comprendere l’evoluzione della malattia e contribuire allo sviluppo di nuovi biomarcatori per la medicina oncologica di precisione.

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STUDIO PUBBLICATO SU NATURE GENETICS, 31 LUGLIO 2026

Gene mutant dosage is associated with prognosis and metastatic tropism in 60,000 clinical cancer samples      

Nicola Calonaci1,†, Eriseld Krasniqi2,†, Daniel Colic3, Stefano Scalera4, Giorgia Gandolfi1, Salvatore Milite5, Konstantin Bräutigam6,7, Andrea Sottoriva5, Trevor A. Graham6, Leonardo Egidi8, Biagio Ricciuti9, Marcello Maugeri-Saccà10 and Giulio Caravagna1,11

1 Department of Mathematics, Informatics and Geosciences, University of Trieste, Italy
2 Phase IV Clinical Studies Unit, IRCCS Regina Elena National Cancer Institute, 00144 Rome, Italy
3 Institute for Research in Biomedicine, Barcelona, Spain
4 Clinical Trial Center, Biostatistics and Bioinformatics Division, IRCCS Regina Elena National Cancer Institute, Rome, Italy
5 Computational Biology Research Centre, Human Technopole, Milan, Italy
6 Centre for Evolution and Cancer, Institute of Cancer Research, London, United Kingdom
7 Institute of Medical Genetics and Pathology, University Hospital Basel, Basel, Switzerland
8 Department of Economics, Business, Mathematics and Statistics “Bruno de Finetti”, University of Trieste, Italy
9 Lowe Center for Thoracic Oncology, Dana-Farber Cancer Institute, Harvard Medical School, Boston, MA, USA
10 Division of Medical Oncology 2, IRCCS Regina Elena National Cancer Institute, Rome, Italy
11 Area Science Park, Trieste, Italy
These authors contributed equally.

DOI: 10.1038/s41588-026-02666-z

Abstract
Lo studio coordinato da UniTS ha sviluppato INCOMMON, uno strumento di analisi computazionale per estrarre più informazioni dai test molecolari già utilizzati in oncologia. Analizzati oltre 60mila campioni e più di 500mila mutazioni in 39 tipi di tumore
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