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Contrasto del caporalato e dello sfruttamento lavorativo: premiato il progetto di un assegnista di ricerca UniTS

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Giuseppe Grimaldi, assegnista di ricerca in Antropologia culturale al Dipartimento di Studi Umanistici dell'Università di Trieste, si è aggiudicato il premio 2024 della Società Italiana di Antropologia Applicata (SIAA) per la miglior ricerca collaborativa e applicativa con il progetto O.S.A.RE. - Osservatorio Sfruttamento Agricolo e Resistenze.

Gli obiettivi raggiunti da O.S.A.RE. contribuiscono a combattere lo sfruttamento lavorativo e il caporalato, fornendo dati sulla diffusione del fenomeno e best practice per progetti sistemici che supportino il contrasto di queste piaghe sociali. Per la commissione giudicatrice della SIAA, il progetto, che ha interessato alcune aree sensibili della Campania, si è distinto per “il rilevante impatto sociale e l'interazione multilivello, l'elevato grado di visibilità e riconoscibilità dell'apporto antropologico”. 

Il progetto presentato dall’assegnista di ricerca UniTS dimostra, secondo la SIAA, “come la produzione di conoscenza etnografica possa contribuire a generare ricadute concrete sulla cultura pubblica ed istituzionale, stimolando politiche locali virtuose e più rispettose dei diritti fondamentali della persona”.

Una motivazione in linea con il core della Società Italiana di Antropologia Applicata, attiva dal 2013 con lo scopo di promuovere un uso sociale dei saperi e delle pratiche antropologiche nella sfera pubblica, nel mondo del lavoro, nei processi decisionali e di democrazia partecipata in Italia, ma anche all’estero.

"O.S.A.RE – spiega il dott. Giuseppe Grimaldi - si è realizzato grazie al sostegno e la sinergia tra istituzioni pubbliche, come la Regione Campania e l’Università di Salerno, realtà dell'attivismo campano - il centro sociale Ex Canapificio che è stato ente capofila del progetto - e una pluralità di persone residenti nell’area oggetto dell'intervento che hanno contribuito in maniera decisiva alla sua realizzazione”.

O.S.A.RE ha coinvolto territori come la Piana del Sele e la zona di Castel Volturno che affrontano problemi di fragilità del tessuto economico, anche a causa della presenza di organizzazioni criminali, che determinano povertà e disagio sociale. 

Il progetto ha tentato di portare alla luce - combinando analisi quantitativa ed etnografia - il carattere sistemico dello sfruttamento nel settore agricolo e si è fondato lungo tutto il suo svolgimento sulla con-ricerca, dimostrando quanto l’esperienza di chi subisce lo sfruttamento sia fondamentale per delineare efficaci azioni di contrasto azioni sui territori, ma anche nel rapporto con le istituzioni. 

Durante l’arco del progetto sono state intervistate oltre 500 persone. Di queste, seguendo gli indici di sfruttamento indicati dalla legge contro il caporalato, quasi il 70% risulterebbero essere in condizione di “grave sfruttamento lavorativo”. I dati sono stati presentati ai tavoli istituzionali di contrasto al caporalato e la metodologia alla base di O.S.A.RE si è configurata come una best practice utilizzata in progettualità sistemiche sul tema dello sfruttamento lavorativo. 

“O.S.A.RE – conclude Grimaldi - ha evidenziato, in particolare, quanto sia inefficace qualunque approccio volto al contrasto dello sfruttamento lavorativo che non questioni i regimi giuridici, economici e sociali su cui questo si fonda. Un fenomeno che, seppur in forma diverse in base al grado di vulnerabilità, riguarda tutti i braccianti agricoli a prescindere dalla nazionalità”.

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Giuseppe Grimaldi con "O.S.A.RE" ha vinto il premio della Società Italiana di Antropologia Applicata (SIAA). La ricerca collaborativa ha interessato il settore agricolo in alcune aree sensibili della Campania
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Capodanno in Antartide per due docenti UniTS

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Due docenti del Dipartimento di Scienze della Vita dell’Università di Trieste, il genetista Alberto Pallavicini e lo zoologo marino Piero Giulio Giulianini, hanno trascorso un Natale e un Capodanno decisamente alternativi alla Stazione antartica Mario Zucchelli.

Ovviamente non si tratta di un’originale vacanza sulla neve, ma di una missione che i due docenti UniTS stanno conducendo nell’ambito del progetto DIMANT, finanziato dal Programma Nazionale di Ricerche in Antartide (PNRA), con l’obiettivo di studiare i meccanismi immunitari delle specie marine del Mare di Ross.

Pallavicini e Giulianini hanno raggiunto la base scientifica italiana lo scorso 20 dicembre, dopo una sosta prolungata in Nuova Zelanda dovuta alle avverse condizioni meteorologiche che non consentivano un approdo sicuro sul continente antartico. Le attività programmate della missione seguono un ritmo abbastanza serrato e anche il primo giorno dell’anno nuovo i due ricercatori hanno svolto un’uscita in mare per la raccolta di campioni da analizzare.

Il progetto DIMANT, infatti, mira a comprendere come spugne, anemoni, molluschi bivalvi e pesci, organismi che svolgono un ruolo fondamentale nell’ecosistema antartico, rispondano alle crescenti minacce ambientali. 

Il gruppo di ricerca sta isolando e analizzando gli immunociti – cellule responsabili delle risposte immunitarie – per comprenderne la reattività a temperature sottozero e a patogeni emergenti. Infatti, la crescente presenza umana in Antartide, dovuta a molteplici attività come turismo, ricerca scientifica e pesca, sta intensificando il rischio di introduzione di nuovi patogeni, oltre ad amplificare gli effetti dell’aumento delle temperature globali. Questo scenario rappresenta una sfida completamente nuova per la fauna marina locale, che deve adattarsi rapidamente a un ambiente sempre più mutevole.

campioni biologici raccolti saranno successivamente sottoposti a indagini citologiche e genetiche avanzate per identificare le molecole e i recettori coinvolti nelle difese immunitarie. I risultati potranno offrire strumenti preziosi per monitorare e prevedere l’impatto dei cambiamenti climatici e delle nuove patologie sull’ecosistema marino antartico.

Alberto Pallavicini e Piero Giulianini hanno davanti ancora quattro settimane di lavoro tra ghiacci, pinguini e uccelli polari prima di concludere la missione.

Le missioni italiane in Antartide sono condotte nell’ambito del Programma Nazionale di Ricerche in Antartide (PNRA), finanziato dal Ministero dell’Università e della Ricerca (MUR) e coordinato dal Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) per la parte scientifica, dall’ENEA per la logistica e dall’Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale (OGS) per la gestione della nave rompighiaccio Laura Bassi.

La missione legata al progetto DIMANT fa parte della 40ª spedizione italiana in Antartide, che in questi mesi sta coinvolgendo complessivamente circa 240 tra ricercatori e tecnici, impegnati in diversi progetti interdisciplinari. Gli studi spaziano dalla biologia marina alla climatologia, fino alla ricerca sui sistemi glaciali e sui cambiamenti climatici globali. Le attività si svolgono, oltre che alla Stazione Mario Zucchelli che attualmente ospita i due docenti dell’Università di Trieste, alla stazione Concordia e a bordo della Laura Bassi.

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Alberto Pallavicini e Piero Giulianini sono in missione alla Stazione Zucchelli nell’ambito del progetto DIMANT
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Piscine di acqua di mare o piscine di acqua dolce per il trattamento di malattie della pelle e condizioni reumatiche?

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Uno studio condotto dal Prof. Luca Cegolon, docente dell’Università di Trieste e ricercatore presso ASUGI, in collaborazione con il Prof. Giuseppe Mastrangelo dell’Università di Padova, ha approfondito i benefici delle piscine con acqua di mare rispetto a quelle tradizionali per il trattamento di malattie della pelle e condizioni reumatiche. Lo studio, pubblicato sulla rivista internazionale Water, evidenzia come l’acqua salata possa rappresentare un’importante risorsa terapeutica.

L'acqua salata è utilizzata da secoli per alleviare vari disturbi, e oggi il suo uso è alla base di trattamenti come la talassoterapia, che sfrutta l'interazione controllata con ambienti marini, incluso il sole. Questo tipo di terapia è particolarmente indicato per chi soffre di psoriasi, dermatite atopica o condizioni reumatiche come la fibromialgia.

La combinazione di esposizione all’acqua di mare e alla luce solare – una componente chiave della talassoterapia – è particolarmente efficace nel ridurre i sintomi di malattie infiammatorie croniche della pelle, come la psoriasi e la dermatite atopica, oltre che di condizioni reumatiche come la fibromialgia e la spondilite anchilosante.

Per chi soffre di psoriasi, i benefici derivanti dall’immersione in acqua di mare, combinata con l’esposizione al sole, possono durare fino a tre mesi. Studi sperimentali hanno dimostrato che trattamenti di sei settimane con acqua salata e raggi UVB sono più efficaci rispetto all’uso di sola acqua dolce o alla semplice esposizione ai raggi UV.

Infine, un importante trial clinico, che ha coinvolto oltre 1200 pazienti in 102 cliniche dermatologiche, ha confermato che i bagni di acqua salata seguiti da UVB offrono risultati comparabili alle terapie consolidate, come i bagni PUVA, tradizionalmente utilizzati per trattare la psoriasi.
 

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Lo studio, condotto da UniTS in collaborazione con ASUGI e Università di Padova, ha evidenziato come l’acqua salata possa rappresentare un’importante risorsa terapeutica
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L'Urologia triestina riceve il "bollino arancione" per l'eccellenza nel trattamento dei tumori renali

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La Clinica Urologica dell’Ospedale di Cattinara, ha ricevuto il prestigioso "Bollino Arancione" per il trattamento dei tumori renali da parte della Società Italiana di Urologia (SIU).

Il riconoscimento rappresenta un risultato di eccellenza per l'Università di Trieste che vede premiata la struttura diretta del prof. Giovanni Liguori e in cui ha sede la Scuola di Specializzazione in Urologia dell’Ateneo triestino.

Il progetto "Bollino Arancione", nato da un'idea della SIU, individua i centri urologici italiani SIU che offrono un trattamento d’avanguardia dei tumori del rene, ma anche servizi dedicati alla prevenzione, diagnosi e cura della malattia.

Il riconoscimento è stato attribuito in base ad alcuni criteri, in termini di percorsi diagnostico-terapeutici e di servizi al paziente con tumore del rene, che sono stati pienamente soddisfatti dalla struttura universitari. 

Le cliniche che hanno aderito all'iniziativa sono state valutate da un Board della Società che ha visto il coinvolgimento anche di radiologi, anatomo-patologi ed oncologi, secondo un approccio multidisciplinare e sulla base delle migliori evidenze scientifiche e delle più recenti Linee Guida Internazionali.

L'intento del Bollino Arancione, che ha durata biennale, è promuovere una cultura di continuo miglioramento basata sul paradigma della evidence- based medicine e della sanità basata sul valore.

«Siamo orgogliosi di aver ricevuto il “Bollino Arancione” - afferma Giovanni Liguori, docente di Urologia al Dipartimento di Scienze Mediche, Chirurgiche e della Salute di UniTS e direttore della Clinica Urologica di ASUGI all'Ospedale di Cattinara - Viene riconosciuto l’impegno di un gruppo di lavoro, che coinvolge anche il prof. Paolo Umari, nella gestione di questa patologia. 

Interpretiamo il premio non solo come la riprova che la gestione multidisciplinare sia la chiave di volta per la cura del tumore al rene, ma anche il riconoscimento della qualità della formazione di UniTS che, attraverso la Scuola di Specializzazione in Urologia, prepara nuove generazioni di professionisti con competenze all’avanguardia».

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La struttura universitaria diretta dal prof. Giovanni Liguori ha ottenuto il riconoscimento promosso dalla Società Italiana di Urologia
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Progetto SOCLAM: Smile 4 Migrants, un supporto concreto per i migranti a Trieste

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Si è concluso con la consegna degli attestati ai mediatori il primo ciclo di formazione e accompagnamento del Progetto SOCLAM - “Sostegno odontoiatrico, culturale, linguistico ai migranti dei centri di prima accoglienza”

L’iniziativa, guidata da UniTS e realizzata sotto la responsabilità scientifica di Federico Berton (DSM) in collaborazione interdipartimentale con Caterina Falbo (IUSLIT) e Roberta Altin (DiSU), ha visto il coinvolgimento di associazioni e organizzazioni locali, offrendo un contributo significativo alla comunità migrante presente sul territorio.

Finanziato dal Centro di Ricerca sulle Migrazioni e la Cooperazione allo Sviluppo dell’Ateneo, il progetto ha infatti fornito formazione specifica per interpreti delle lingue più diffuse tra i migranti che attraversano la rotta balcanica, concentrandosi su competenze odontoiatriche e interculturali.

Tredici mediatori e mediatrici hanno ricevuto una formazione completa che ha portato alla realizzazione di un glossario odontoiatrico in 14 lingue tra cui dari, pashto, farsi, turco, russo, bulgaro, inglese, arabo, persiano, urdu, hindi, greco, kirghiso, albanese, bengali. Inoltre, è stato creato un blog plurilingue con istruzioni utili e un servizio di accompagnamento presso l’ambulatorio odontoiatrico della Caritas di via dell’Istria, dove sono state anche analizzate le dinamiche relazionali tra medico e paziente in contesto interculturale.

Grazie al progetto sono state diffuse informazioni fondamentali per facilitare l’accesso alle cure odontoiatriche fornite dal presidio ospedaliero universitario di Trieste nella SC Clinica di Chirurgia Maxillofacciale e Odontostomatologia dell’ASUGI.

Il successo di SOCLAM apre nuove prospettive, tra cui la formazione di ulteriori operatori e lo sviluppo di ricerche sulla comunicazione interculturale in ambito sanitario. Tra i prossimi obiettivi c'è la realizzazione di un’app per smartphone, pensata per offrire informazioni plurilingue in modo rapido e accessibile.

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L’iniziativa ha visto la collaborazione di tre dipartimenti UniTS, offrendo formazione mirata per interpreti delle lingue più comuni tra i migranti della rotta balcanica, con un focus sulle competenze odontoiatriche e interculturali
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Studenti UniTS in aula per simulare un processo amministrativo sul “Caso del Lupo L49”

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Il 19 dicembre gli studenti del corso di Diritto Processuale Amministrativo del Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali (Dispes) hanno preso parte a una simulazione di processo amministrativo, un’esperienza didattica innovativa promossa dal professor Andrea Crismani.

L’attività si è basata sul "Caso del Lupo L49", un procedimento ipotetico ispirato a vicende reali legate al controllo della fauna selvatica e caratterizzato da una significativa rilevanza giuridica e sociale. Al centro della simulazione, l’impugnazione di un decreto della Provincia di *** che autorizzava l’abbattimento del lupo L49, ritenuto pericoloso per la pubblica incolumità. Le associazioni ambientaliste "Animal Freedom", "Guardians of Nature" e "Green Planet" hanno contestato la legittimità del provvedimento, dando vita a un confronto legale ricco di spunti giuridici e sociali.

Gli studenti, suddivisi in ruoli predefiniti come ricorrenti, resistenti, avvocati e giudici, hanno affrontato tutte le fasi del processo amministrativo. Si sono misurati con la discussione di misure cautelari urgenti, l’analisi delle prove, il contraddittorio tra le parti e la simulazione di una pronuncia sull'improcedibilità del ricorso, conseguente al decesso naturale del lupo.

Questa esperienza ha permesso di approfondire temi complessi come le misure cautelari, la tutela collegiale e le implicazioni giuridiche di eventi sopravvenuti, offrendo agli studenti un’importante opportunità di apprendimento pratico. Durante la simulazione, gli studenti e le studentesse si sono cimentati non solo nella redazione degli atti processuali, ma anche nell'attività di deposito telematico, simulando l'utilizzo di un portale dedicato al processo amministrativo.

L’iniziativa ha sottolineato l’impegno del Dipartimento e della cattedra di Diritto Amministrativo nell’offrire una formazione che coniuga teoria e pratica. Grazie a questa metodologia didattica innovativa, gli studenti hanno potuto acquisire competenze tecniche e trasversali, fondamentali per comprendere le dinamiche della giustizia amministrativa e prepararsi alle sfide del mondo professionale.

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Il Dispes ha ospitato una simulazione di processo amministrativo dove studenti e studentesse, suddivisi in gruppi con ruoli predefiniti, hanno interpretato le principali figure processuali
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Osservatorio delle filiere marittime FVG: il ruolo del DEAMS di UniTS

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Il Dipartimento di Scienze Economiche, Aziendali, Matematiche e Statistiche (DEAMS) ha collaborato con Mare FVG nella pubblicazione del primo report “OSSERVATORIO DELLE FILIERE MARITTIME FVG - Innovazione, sostenibilità e competenze”.

Il Rapporto consente di analizzare il posizionamento del settore marittimo regionale  composto da 1350 aziende – nel contesto italiano, europeo e internazionale, evidenziando la distribuzione delle imprese nelle filiere marittime del valore dei singoli prodotti e servizi, e l’orientamento nell’innovazione e verso la sostenibilità.

L’analisi condotta dal DEAMS ha incluso la progettazione di uno strumento di auto-valutazione della sostenibilità basato sui criteri ESG (Environmental, Social, Governance) e l’elaborazione di nove interviste, realizzate in collaborazione con Mare FVG, a imprese del settore. Le interviste hanno approfondito temi cruciali come le sfide tecnologiche e di mercato, l’evoluzione delle competenze e i percorsi di sostenibilità già avviati.

I risultati dell’indagine rivelano che un quarto delle aziende del campione è già attivo nel campo della sostenibilità, distinguendosi per certificazioni, investimenti, sviluppo di competenze professionali e monitoraggio della catena del valore. Oltre il 40% ha intrapreso un percorso verso lo sviluppo sostenibile, mentre circa il 30% deve ancora attrezzarsi per affrontare le sfide ESG.

Un aspetto cruciale riguarda le competenze interne: tre quarti delle imprese non hanno ancora formalizzato una figura dedicata alla sostenibilità, un elemento che sarà strategico nei prossimi anni per affrontare la crescente attenzione su questi temi. Infine, quasi il 70% delle imprese ha adottato pratiche di sostenibilità rivolte ai dipendenti, sottolineando il ruolo cruciale delle risorse umane nei processi aziendali e confermando attrazione e retention come priorità strategiche per il futuro. Le interviste, condotte sia con PMI che con grandi aziende, confermano la rilevanza delle tematiche ambientali e dell’attenzione alle persone, evidenziando la necessità di un approccio integrato per affrontare le sfide del settore.

Il Rapporto, realizzato grazie al sostegno della Regione Friuli Venezia Giulia, è frutto della collaborazione tra mareFVG, Area Science Park e DEAMS – Dipartimento di Scienze Economiche, Aziendali, Matematiche e Statistiche dell’Università di Trieste. A supporto di questo studio, sono stati utilizzati i dati della piattaforma M.IND (Maritime Industry, di mareFVG), raccolti anche grazie al contributo iniziale del sistema camerale e dell’associazionismo datoriale regionale, della piattaforma Innovation intelligence FVG di Area Science Park e dalle banche dati di ModeFinance.

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Il report rivela che il 40% delle imprese del settore ha avviato un percorso di sviluppo sostenibile
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Event Horizon Telescope: osservato un raro brillamento gamma da M87, coinvolta anche UniTS

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La collaborazione scientifica internazionale Event Horizon Telescope (EHT), di cui fa parte anche un gruppo di ricercatori dell’Università di Trieste, ha osservato e studiato a diverse lunghezze d’onda uno spettacolare brillamento (“flare”) proveniente dal potente getto relativistico del buco nero supermassiccio al centro della galassia Messier 87 (M87*) soggetto della prima “foto” di un buco nero. Lo studio, coordinato dal gruppo EHT-MWL e in collaborazione con istituzioni come INAF, INFN e ASI, è stato accettato per la pubblicazione sulla prestigiosa rivista Astronomy & Astrophysics.

L’evento è stato documentato durante la seconda campagna di osservazione di EHT nell’aprile 2018, coinvolgendo oltre 25 telescopi terrestri e spaziali e raccogliendo dati a diverse lunghezze d’onda. Per la prima volta dal 2010 è stato rilevato un brillamento gamma ad altissime energie, fino a migliaia di miliardi di elettronvolt, durato circa tre giorni. “Siamo stati fortunati a rilevare un brillamento di raggi gamma da M87* durante la campagna multi-lunghezza d’onda dell’Event Horizon Telescope. Le osservazioni ci offriranno ulteriori approfondimenti e un'incredibile opportunità per investigare la fisica attorno al buco nero supermassiccio M87*, spiegando la connessione tra il disco di accrescimento e il getto emesso, nonché l’origine e i meccanismi responsabili dell’emissione di fotoni di raggi gamma”, commenta Giacomo Principe, autore principale dell’articolo, ricercatore UniTS e associato INAF e INFN.

Il getto relativistico, esteso su dimensioni che superano di milioni di volte quelle dell’orizzonte degli eventi del buco nero, è stato osservato con telescopi di punta come Fermi-LAT, MAGIC e H.E.S.S.  Francesco Longo, responsabile del gruppo di Astrofisica Gamma per l’Università e l’INFN di Trieste, afferma: “Le osservazioni effettuate simultaneamente su diverse lunghezze d’onda sono fondamentali per l’astrofisica contemporanea. La disponibilità di uno strumento come Fermi-LAT, capace di monitorare continuamente il cielo in banda gamma, è fondamentale per individuare fenomeni rari, come il flare gamma proveniente da M87. Inoltre, gli strumenti gamma da Terra, capaci di osservare il cielo alle energie più elevate, consentono di studiare con maggiore sensibilità il meccanismo di emissione delle sorgenti gamma”.

I dati pubblicati nell’articolo mostrano anche una variazione significativa nell’angolo di posizione dell’asimmetria dell’anello (il cosiddetto “orizzonte degli eventi” del buco nero), contribuendo a risolvere interrogativi scientifici come l’origine dei raggi cosmici e la formazione dei getti relativistici. Principe conclude: “Queste osservazioni possono far luce su alcuni principali quesiti dell’astrofisica tuttora ancora irrisolti: come vengono originati i potenti getti relativistici che vengono osservati in alcune galassie? Dove vengono accelerate le particelle responsabili dell’emissione dei raggi gamma? Quale fenomeno le accelera fino a energie del TeV (migliaia di miliardi di elettronvolt)? Qual è  l’origine dei raggi cosmici?”

Lo studio completo è disponibile qui : “Broadband Multi-wavelength Properties of M87 during the 2018 EHT Campaign including a Very High Energy Flaring Episode”

 

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Lo studio, coordinato dal gruppo EHT-MWL e in collaborazione con INAF, INFN e ASI, contribuirà a risolvere interrogativi come l’origine dei raggi cosmici
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Scoperti segni di comportamento intenzionale nella tarma della farina

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Un gruppo di ricercatori dell’Università di Trieste, in collaborazione con il CIMeC (Centro Interdipartimentale Mente – Cervello) dell’Università di Trento, ha individuato segni di comportamento intenzionale nella larva di insetto, tradizionalmente ritenuta guidata esclusivamente da riflessi agli stimoli esterni. 

I risultati dello studio, pubblicato su Scientific Reports (Nature Group), pongono interessanti interrogativi circa i criteri di attribuzione dell’intenzionalità alle diverse specie animali, quanto lontano ci si possa spingere – filogeneticamente e a livello di complessità del sistema neurale – e fin dove si possano ravvisare forme di volontarietà.

I ricercatori, in particolare, hanno studiato larve di coleottero Tenebrio molitor: conosciuto anche come tarma della farina, è il primo insetto a essere stato ufficialmente approvato per la commercializzazione in Europa come fonte proteica alternativa, accessibile, sostenibile e vantaggiosa rispetto a quelle tradizionali, come la carne e il pesce.

Cinzia Chiandetti, professore associato di neuroscienze cognitive presso il Dipartimento di Scienze della vita dell’Università degli Studi di Trieste e responsabile del Laboratorio di Cognizione Animale: “Come indicano i risultati, questi animali possiedono un livello di capacità cognitive superiore a quello intuito e ipotizzato in precedenza; pur non implicando che tutto il comportamento della larva sia intenzionale, ne sottolineano la complessità della vita mentale. Rivelano, cioè, che queste larve di insetto – tradizionalmente considerate automi, creature cioè che non sarebbero in grado di compiere azioni volontarie, ma che si limiterebbero a rispondere agli stimoli esterni attraverso i riflessi – sono capaci di processi decisionali articolati, sono in grado di valutare diverse opzioni, di ponderare costi e benefici e scegliere quale azione compiere, dimostrando flessibilità per raggiungere i risultati desiderati. Forti di una sensibilità cambiata e aumentata nel pubblico generalista rispetto a temi quali inquinamento e impatto ambientale degli allevamenti intensivi, anti-specismo, sfruttamento degli animali, ci auguriamo che questa scoperta possa contribuire a influenzare atteggiamenti virtuosi negli esseri umani”.

In un labirinto 3D a Y, stampato appositamente per l’animale (come da figura), il gruppo di ricerca ha addestrato le larve di coleottero Tenebrio molitor a preferire un braccio all’altro per avere accesso al cibo, osservando la loro capacità di imparare e, dunque, di dirigersi verso il lato associato alla ricompensa. Nella seconda fase dello studio, i ricercatori hanno applicato il cosiddetto “paradigma della svalutazione del rinforzo”: in un ambiente diverso, hanno cioè accoppiato al cibo uno stimolo avverso, inasprendolo con l’aggiunta di limone. In un terzo e ultimo stadio, le larve sono state nuovamente testate nel labirinto a Y, per valutare la loro disponibilità a scegliere il ramo target in cui avevano ricevuto la ricompensa alimentare durante l’addestramento iniziale. Quello che è emerso è che, dopo la svalutazione della ricompensa, le larve hanno ridotto significativamente le visite al ramo bersaglio: si sono, cioè, formate una rappresentazione mentale della relazione azione-conseguenza, dimostrando un controllo flessibile delle azioni per ottenere risultati desiderati ed evitarne di spiacevoli.

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Studio completo pubblicato su Scientific Reports

Goal-directed behavior in Tenebrio molitor larvae

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Un gruppo di ricercatori UniTS, in collaborazione con l’Università di Trento, ha individuato segni di comportamento intenzionale nella larva di insetto, aprendo interessanti interrogativi circa i criteri di attribuzione dell’intenzionalità alle diverse specie animali
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Nuova sala relax per gli studenti UniTS

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Gli studenti UniTS hanno da oggi un nuovo spazio relax al piano interrato del Dipartimento DEAMS.

Realizzata partendo dalle proposte e dalle esigenze degli studenti grazie al contributo di aziende del territorio come Modiano, NPV Investment, SME e Divulgando, la sala offre due calcio balilla professionali, una libreria per il book crossing, tavolino a sgabelli.

Apleona ha fornito invece il termoconvettore per la regolazione termica dello spazio.

L’aula, aperta a tutti gli studenti dell’Ateneo, è aperta da lunedì al venerdì dalle 07:45 alle 20:00.

Presenti all’inaugurazione il Rettore Roberto Di Lenarda, il Rettore Vicario Valter Sergo, il Direttore Generale Luciana Rozzini, la Direttrice del DEAMS Donata Vianelli, Stefano Crechici per Modiano, Valentino Pediroda per NPV Investment, Lucio Gomiero per SME, Riccamboni e Mereu per Divulgando.

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Lo spazio è realizzato in occasione del Centenario DEAMS
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