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gruppo Zacchigna
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La Giornata Mondiale contro il Cancro (World Cancer Day), che si celebra il 4 febbraio, è un momento in cui la comunità scientifica e quella sanitaria rinnovano l’impegno con cui affrontano la malattia. Due i concetti chiave: prevenzione e cura.

La prevenzione passa da stili di vita consapevoli e dall’adesione agli screening oncologici; la cura si fonda su diagnosi sempre più precise e su terapie innovative che, in molti ambiti, stanno migliorando sopravvivenza e qualità della vita. Progressi resi possibili anche dal lavoro della ricerca — dalle scienze di base alle tecnologie diagnostiche, fino ai nuovi approcci terapeutici — che illumina il percorso verso cure più efficaci e un futuro migliore nella lotta contro il cancro.

In Italia, le stime più recenti indicano circa 390.000 nuove diagnosi ogni anno, con una mortalità oncologica in calo e, a seconda della patologia, con buone possibilità di guarigione.

In occasione del World Cancer Day l’Università di Trieste vuole illuminare almeno una parte dell’intensa attività della ricerca sul cancro, condotta dalle ricercatrici e dai ricercatori del Dipartimento di Scienze Mediche, Chirurgiche e della Salute, attraverso una piccola selezione di linee di ricerca attualmente attive. Non un quadro esaustivo, ma una panoramica che sottolinea la multidisciplinarità dei progetti in corso, con l’obiettivo comune di comprendere meglio la malattia e migliorare l’assistenza ai pazienti.

Un tratto distintivo di questi team è la frequente presenza di ricercatrici e ricercatori junior che lavorano in collaborazione con docenti e clinici, all’insegna di una trasmissione di competenze.  I progetti UniTS portano nei laboratori e nei reparti una nuova generazione di ricercatori che sarà protagonista di un’importante trasformazione tecnologica. Perché la ricerca è un processo di continuità e innovazione.

E siccome la ricerca illumina il futuro della lotta contro il cancro, nella serata del 4 febbraio la facciata dell’edificio centrale dell’Università di Trieste sarà illuminata di blu e arancio, colori ufficiali di questa giornata di sensibilizzazione, come segno visibile di attenzione e di sostegno a chi studia, cura e affronta la malattia ogni giorno.

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Serena Zacchigna e i dottorandi di Biomedicina molecolare — Perché il cuore è “protetto” dal cancro: la pista delle forze meccaniche
I tumori cardiaci, primitivi e metastatici, sono estremamente rari e le ragioni di questa rarità non sono ancora chiarite. L’ipotesi di Serena Zacchigna è che un ruolo chiave sia svolto dalle forze meccaniche generate dal battito cardiaco.
Queste sollecitazioni, continue e ritmiche, potrebbero ostacolare la proliferazione delle cellule — incluse quelle tumorali. A partire da questa intuizione, il gruppo sta lavorando a approcci terapeutici innovativi, tra cui un robot indossabile progettato per riprodurre la dinamica meccanica del cuore e rallentare la crescita di cellule tumorali, ad esempio a livello della pelle o della ghiandola mammaria. 
Alle attività di ricerca partecipano i dottorandi UniTS Maryen Vasanthakumar, Francesco Longo, Simon Cotic, Matteo Riccio, Nicoletta Bartoloni e Ilaria Del Giudice.

Mauro Giuffrè — Cancro del fegato: l’AI come alleata nelle decisioni cliniche 
L’attività di Mauro Giuffrè si colloca tra epatologia clinica, oncologia e intelligenza artificiale, con un focus sull’epatocarcinoma (HCC).
Negli ultimi anni ha lavorato allo sviluppo e alla validazione di modelli avanzati di AI generativa — inclusi large language models e sistemi multi‑agente — pensati per supportare il processo decisionale clinico nella gestione dei pazienti, in aderenza alle linee guida internazionali e ai dati del mondo reale.
Dopo tre anni di ricerca alla Yale School of Medicine, dal 15 dicembre 2025 è Ricercatore a Tempo Determinato (RTT) al DSM dell’Università di Trieste, dove prosegue l’attività nel campo della computational hepatology e della digital health. Nel 2024–2025 è stato selezionato come vincitore della fellowship dell’American‑Italian Cancer Foundation.

Raffaella Franca — Leucemia linfoblastica acuta pediatrica: terapie personalizzate e biomarcatori di rischio
La leucemia linfoblastica acuta (LLA) è la neoplasia più frequente in età pediatrica. Grazie ai progressi della ricerca, oggi la sopravvivenza a 5 anni raggiunge circa il 90%; restano però possibili effetti avversi gravi, spesso imprevedibili, che possono complicare il percorso di cura.
Il gruppo di Farmacologia del DSM (dott.ssa Raffaella Franca, prof. Giuseppe Stocco) collabora da anni con l’Oncoematologia Pediatrica dell’IRCCS Burlo Garofolo (dr. Marco Rabusin) e con la rete AIEOP per sviluppare progetti di personalizzazione della terapia.
Le attività mirano a identificare biomarcatori predittivi — fattori genetici e livelli di esposizione ai farmaci — associati a reazioni avverse o a fallimento terapeutico, e a chiarirne i meccanismi molecolari. Il lavoro coinvolge anche giovani ricercatori UniTS, tra cui Maria Irshad (dottorato in Medicina Personalizzata e Terapie Innovative) e Antimo Tessitore (Scuola di Specialità in Pediatria).

Valerio Iebba — Microbiota e risposta alle terapie: biomarcatori e modelli predittivi
La ricerca di Valerio Iebba esplora il ruolo del microbiota — l’insieme dei microrganismi che convivono con noi — nel modulare infiammazione e sistema immunitario, con un obiettivo specifico: capire come influenzi la risposta alle cure oncologiche.
Attraverso intelligenza artificiale e analisi bioinformatiche avanzate, il gruppo lavora per isolare ceppi specifici e identificare biomarcatori predittivi, con l’ambizione di costruire modelli personalizzati capaci di prevedere l’efficacia dei farmaci e, quando necessario, guidare strategie per “correggere” un microbiota in disequilibrio.
Il lavoro si sviluppa in rete con collaborazioni internazionali, tra cui Istituto Gustave Roussy e Centro di Ricerca Cordeliers (Parigi), Università di Kyoto, QIBEBT (Cina) e Università Salvador de Bahia.

Alice Tassinari (specializzanda) con Francesca Rui — Screening mirato per la diagnosi precoce del tumore del polmone (Progetto SINTESI)
Il Progetto SINTESI sviluppa uno screening mirato del tumore del polmone rivolto a persone ad alto rischio: fumatori o ex‑fumatori con una pregressa esposizione ad amianto.
Il percorso prevede una breve intervista anamnestica strutturata e una TC del torace. L’obiettivo è intercettare segnali iniziali e arrivare prima alla diagnosi, quando i trattamenti possono essere più efficaci, raccogliendo dati utili a definire un modello di prevenzione chiaro e replicabile anche in altri contesti.
Per i fumatori è previsto anche l’orientamento a un percorso di cessazione presso il Centro di prevenzione e cura del tabagismo. La linea è seguita da Alice Tassinari (supervisor Francesca Rui) e si inserisce in un lavoro multidisciplinare che coinvolge anche profili junior.

Flavia D’Agostin (borsista) con Francesca Larese Filon — Tumori naso‑sinusali di origine professionale (Progetto RENATUNS)
I tumori naso‑sinusali possono essere associati a esposizioni professionali, in particolare a polveri di legno e polveri di cuoio. Presso l’UCO di Medicina del Lavoro è attivo il centro regionale che valuta la storia espositiva e l’associazione con la patologia.
L’attività, collegata alla rete nazionale di studio, supporta anche l’avvio delle pratiche per il riconoscimento della malattia professionale da parte dell’INAIL, quando ne ricorrono le condizioni. La linea è seguita da Flavia D’Agostin nell’ambito del Progetto RENATUNS

Jessica Granzotto (specializzanda) — Origine professionale del tumore del polmone nel percorso di cura (PDTA)
La valutazione della possibile origine professionale del tumore del polmone rientra nelle attività del progetto RENATUNS/RENOCCAM, in collaborazione con l’Università di Milano e l’INAIL.
L’obiettivo è identificare, accanto al fumo e all’amianto, altre possibili esposizioni lavorative che possono aver contribuito alla malattia — ad esempio in ambiti come ferriera, saldatura, verniciatura, catrame — offrendo ai pazienti un approfondimento dedicato e l’accesso ai benefici previsti.
L’UCO di Medicina del Lavoro ha un CUP dedicato alle visite di valutazione. La linea è seguita da Jessica Granzotto, specializzanda in Medicina del Lavoro.

Giovanni Sorrentino — La “fisica” del tumore: meccanobiologia per aumentare l’efficacia dei farmaci
La ricerca di Giovanni Sorrentino, finanziata da AIRC, studia il cancro da un’angolazione meno nota: non solo le cellule, ma anche le proprietà fisiche del tumore.
Un tumore può diventare più rigido o più fluido del tessuto sano, e questi cambiamenti possono influenzare la crescita e la risposta ai farmaci. La meccanobiologia dei tumori analizza come durezza, compressione e architettura del tessuto possano favorire la progressione e rendere alcune terapie meno efficaci.
Comprendere questi meccanismi può suggerire strategie per aumentare l’efficacia dei trattamenti intervenendo non solo sulla biologia, ma anche sulla “meccanica” del tumore. Tra i progetti coordinati: AIRC Start‑Up Grant, Worldwide Cancer Research e PRIN.

Katia Rupel e Giulia Ottaviani — Carcinoma del cavo orale: prevenzione, laser e complicanze delle terapie
Giulia Ottaviani e Katia Rupel, con il dottorando Edgar Keller, svolgono attività clinica e di ricerca presso l’Ambulatorio di Medicina e Patologia Orale della SC Clinica di Chirurgia Maxillofacciale e Odontostomatologica, dedicandosi a prevenzione, diagnosi e follow‑up di pazienti con carcinoma del cavo orale.
Il gruppo collabora con le SC di Ematologia, Radioterapia e Oncologia per la gestione delle complicanze orali legate alle terapie anticancro. Un filone di ricerca clinica studia le proprietà terapeutiche e preventive della luce laser per ridurre effetti avversi che incidono sulla qualità di vita e sull’aderenza ai trattamenti.
Accanto alla clinica, una parte rilevante dell’attività riguarda la divulgazione: strategie innovative per aumentare consapevolezza e prevenzione di un tumore spesso poco conosciuto, con iniziative rivolte a studenti delle scuole secondarie del territorio.

Manuela Mastronardi — Chirurgia oncologica del colon‑retto: IA per la formazione, medicina di precisione e sostenibilità
La ricerca di Manuela Mastronardi è focalizzata sulla chirurgia del tumore del colon‑retto, con attenzione a formazione avanzata, ricerca traslazionale e sostenibilità.
Tra i filoni principali: l’impiego dell’intelligenza artificiale per il training in chirurgia oncologica del retto; lo sviluppo di modelli biologici personalizzati per predire la risposta alle terapie in ottica di medicina di precisione; la valutazione di indicatori di qualità come il Textbook Outcome; il confronto tra strategie di trattamento nei casi complessi, inclusi i contesti di urgenza.
Un ulteriore ambito è la green surgery, con progetti orientati a ridurre l’impatto ambientale e ottimizzare l’uso delle risorse, mantenendo standard elevati di sicurezza e appropriatezza oncologica.