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La storia di ESTECO, primo spin off UniTS

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Carlo Poloni

ESTECO, primo spin-off accademico dell’Università di Trieste, nasce anni fa dall’iniziativa di tre ingegneri: Carlo Poloni, Enrico Nobile e Luka Onesti. Oggi è una solida realtà multinazionale nel mercato del software per l’ingegneria che conta clienti come Ford, Ferrari, Hyundai, Honda, Jaguar Land Rover, Stellantis, Toyota e sei sedi in tutto il mondo: Trieste e Torino, Novi (Michigan), Pune (India), Norimberga e Londra.  

Tra i settori industriali serviti, quello automobilistico è il principale, seguito da quello aerospaziale. 

Abbiamo chiesto a Carlo Poloni, Presidente di ESTECO, di raccontarci com’è nata questa straordinaria avventura imprenditoriale. 

 

Come nasce una spin off di successo come ESTECO? 

Tutto nasce da una buona idea, ma anche dal giusto mix di incontri, fortuna e passione. ESTECO è stata fondata nel 1999, la sua storia però inizia un po' prima, con un progetto di ricerca europeo a cui presi parte come ricercatore dell'Università di Trieste. Con me Enrico Nobile, allora come oggi professore del nostro ateneo, e Luka Onesti, uno studente di Enrico al tempo di stanza all'Università di Bergen per una borsa di studio. Il progetto, che coinvolgeva ovviamente altri partner accademici e industriali, ruotava intorno a un concetto allora pioneristico: l'ottimizzazione multi-obiettivo accoppiata alla simulazione multidisciplinare. Quando il progetto finì, nel 1998, avemmo per le mani un software di cui io, Enrico e Luka abbiamo riconosciuto le potenzialità commerciali e al quale la stessa UE chiedeva di dare un seguito industriale. Cercare e trovare i capitali per acquisirne la proprietà intellettuale non fu semplicissimo, ma è così che è nato il primo spin-off accademico dell'Università di Trieste. 

Qual è il valore aggiunto di essere uno spin off universitario? 
Fortunatamente proprio in quegli anni usciva una nuova normativa nazionale che permetteva ai ricercatori universitari di fondare degli spin-off. Questo ci ho offerto un quadro normativo per poterci muovere in simbiosi con l’Università di Trieste. Negli anni poi, abbiamo sempre mantenuto più vivo che mai il contatto con l'accademia e la ricerca attraverso progetti finanziati da enti terzi, ma anche attraverso iniziative legate all'insegnamento, come corsi, tesi, borse di studio e di dottorato. Questo è fondamentale per continuare a crescere e "imparare", come azienda reclutando nuovo personale e restituendo formazione ed esperienze. 

Il mondo imprenditoriale come potrebbe lavorare più efficacemente con quello universitario? 
Il modo più sbagliato di porsi per l’impresa è quello di chiedere all’università soluzioni immediate a problemi contingenti. È necessario porsi in un’ottica di lungo periodo cercando un ritorno non tanto economico quanto piuttosto di metodo e di risorse umane. Ma anche il mondo universitario deve fare la sua parte e capire che l’ottica distorta della ricerca spasmodica della pubblicazione, purtroppo imposta dalle metriche di valutazione della ricerca, è diametralmente opposta a ciò che l’impresa cerca. Citando una frase dell’Ing. Michellone già a capo del Centro Ricerche FIAT dico: ricordiamoci che la pubblicazione è solo un mezzo di divulgazione mentre il fine deve essere la creazione e il mantenimento della conoscenza. 

Che consiglio darebbe a futuri giovani imprenditori? 
Questa è una domanda molto difficile. Per il mio modo di essere, suggerirei di diventare imprenditori solo nel momento in cui si è individuato un bisogno il cui soddisfacimento corrisponde un valore oggettivo. Solo così l’impresa che ne deriva potrà sopravvivere. Anche in questo caso, confondere i mezzi (finanziamenti) con il fine (gli obiettivi dell’impresa) può portare a grandi distorsioni.   

 

Ultimo aggiornamento
Ultimo aggiornamento: 27 novembre 2025