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Giorgio De Giacinto: una vita col bastone da hockey, ma in futuro c’è il bisturi

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Giorgio De Giacinto

Una vita accompagnata dall'amore incondizionato per l’hockey su ghiaccio, una ferrea disciplina divisa tra ambito sportivo e percorso di studio, la passione che ti permette di affrontare continui e lunghi viaggi per inseguire obiettivi ambizioni e la gioia di scegliere le strade che portano stimoli e tante soddisfazioni. 

Queste possono essere le parole per raccontare in sintesi chi è Giorgio De Giacinto, studente al 6° anno di Medicina e giocatore di hockey su ghiaccio, classe 2000, che quest’anno milita nell’Hockey Club Feltre in Italian Hockey League, ovvero la seconda serie nazionale.

Giorgio, qual è il tuo rapporto con l’hockey e quando tutto è cominciato?              
«Il mio rapporto con questo sport è un rapporto unicamente d’amore, non c’è nessun “amore e odio” come capita a molti. Ho iniziato a giocare a 4 anni nella mia città natale, Feltre, per puro caso. Mia madre, infatti, voleva iscrivere me e mio fratello al corso di pattinaggio artistico ma ha sbagliato, involontariamente, sportello. Quella casualità mi ha regalato un inaspettato incontro che dura ancora oggi».

Cos’è per te lo sport e come può essere utile allo studio?            
«Gioco a hockey da una vita, per me è stata ed è fonte di sfogo, strumento di crescita e di maturazione personale. Credo fortemente nella capacità dello sport e della sua identità agonistica di forgiare profondamente il carattere, elemento necessario per intraprendere e vivere con il piglio giusto anche il lungo percorso scolastico e di studio».

Quali sono le tappe fondamentali della tua carriera sportiva?    
«Ho iniziato a Feltre e giocato lì per tutta la trafila giovanile sino all’under 16 quando alcuni di noi sono stati inseriti nella squadra di Alleghe con cui abbiamo giocato quasi 5 anni e con cui alternavo i campionati giovanili alla Serie B con Feltre. Successivamente ho militato nell’Under 19 dell’Asiago vincendo anche una Coppa Italia, prima di vivere una parentesi a Pergine e successivamente tornare a casa, a Feltre, dove gioco tutt’ora».

Che giocatore sei?          
«Sono, da sempre, un difensore abbastanza offensivo e in attacco mi ritengo più un assistman che un goleador. Ho un buon gioco di stecca e mi piace impostare l’azione. Purtroppo, questo elemento forse non mi ha permesso di vivere una carriera di ancor più alto livello, il mio limite principale è stato ed è il fisico. A questo limiti ho cercato sempre di compensare con una certa intelligenza sportiva».

Lo sport ti ha permesso di vivere anche importanti esperienze internazionali?  
«Direi proprio di sì. Ho giocato con la nazionale italiana giovanile dall’Under 16 all’Under 20 partecipando anche a due edizioni dei Mondiali Under 18, rispettivamente in Slovenia e in Ucraina».

Il tuo percorso universitario?     
«Dopo un anno di Biotecnologie, sempre a Trieste, ho affrontato il test di accesso a Medicina e Chirurgia e l’ho superato. Sono sempre stato attratto dal funzionamento del corpo umano e dall’anatomia. Ad oggi sono fiero delle scelte fatte e del percorso, sono in pari con tutti gli esami, anche se la fatica è stata tanta. Studiando e vivendo a Trieste negli ultimi 5 anni ho viaggiato molto facendo la spola, molto spesso anche di notte, tra il capoluogo giuliano e il Veneto, Feltre in primis, dove giocavo. Sono state stagioni toste, soprattutto fino a quando non avevo la patente e mi muovevo con il treno, ma ne è valsa decisamente la pena. Rifarei tutto».

Quali i tuoi obiettivi futuri?        
«Su questo ho le idee molto chiare. Voglio laurearmi quest’anno per poi intraprendere la specializzazione, molto probabilmente in ambito chirurgico. Lato sportivo, avendo perso sempre le semifinali e finali giocate negli scorsi anni mi piacerebbe chiudere il cerchio vincendo finalmente un campionato con Feltre».

La chiusura, data l’imminente attualità, non poteva che riguardare i prossimi Giochi Olimpici di Milano Cortina.
«Sinceramente non vedo l’ora incomincino le Olimpiadi. Per l’hockey su ghiaccio, disciplina ancora troppo poco conosciuta nel nostro paese, sarà una splendida vetrina anche perché in Italia arriveranno tutti i migliori giocatori del mondo appartenente a squadre maestre della disciplina. Sono certo che anche la passione per l’hockey nascerà o, per altri, si consoliderà com’è successo nel nostro piccolo a Feltre. Una volta alle partite venivano una ventina di persona poi la gente si è avvicinata e, non posso dimenticare, come 5 anni fa per una finale play-off, gli spalti erano pieni con 2700 tifosi. Semplicemente pazzesco».         

La rubrica UniTSport è realizzata in collaborazione con il CUS Trieste.

Ultimo aggiornamento
Ultimo aggiornamento: 9 marzo 2026