Data notizia 23 Luglio 2026 Immagine Image Testo notizia Comprendere dove si accumulano i rifiuti, individuare le aree maggiormente esposte all’abbandono e intervenire sui comportamenti che alimentano il fenomeno. È il contributo scientifico portato dall’Università di Trieste a WASTEREDUCE – Integrated waste reduction strategies and solutions in protected and Natura 2000 areas, progetto europeo giunto alla conclusione dopo due anni e mezzo di attività transfrontaliere.Avviato nel febbraio 2024 e finanziato dal Programma Interreg Italia–Croazia 2021–2027, WASTEREDUCE ha avuto un valore complessivo di circa 1,66 milioni di euro, coperto per l’80% dal Fondo europeo di sviluppo regionale. Il progetto ha coinvolto otto partner italiani e croati e ha sperimentato soluzioni in tre aree pilota: il Medio Brenta, la costa occidentale dell’Istria e la baia di Sakarun, sull’isola croata di Dugi Otok.L’obiettivo era sviluppare un approccio integrato per prevenire l’abbandono dei rifiuti, individuarne le zone di accumulo, migliorare la raccolta e ridurne gli effetti sugli ecosistemi terrestri, fluviali e marini.Il contributo dell’Università di TriesteIl Dipartimento di Scienze della Vita di UniTS ha sviluppato due linee di ricerca complementari: l’analisi dei comportamenti umani e il monitoraggio ambientale mediante tecniche di osservazione da remoto.La componente relativa alle scienze comportamentali, coordinata dal professor Fabio Del Missier, ha approfondito i fattori cognitivi, motivazionali e contestuali che favoriscono oppure ostacolano il corretto conferimento dei rifiuti. Il gruppo UniTS ha anche predisposto due indagini rivolte ai visitatori delle aree protette e agli stakeholder territoriali, per analizzare abitudini, percezione del problema e possibili soluzioni.I risultati mostrano come la sola informazione non sia sufficiente a modificare i comportamenti. È necessario intervenire anche sull’organizzazione concreta degli spazi: posizione e riconoscibilità dei punti di raccolta, chiarezza delle indicazioni, accessibilità dei servizi e gestione delle aree ricreative.«Per contrastare efficacemente l’abbandono dei rifiuti è necessario operare sulla consapevolezza, sulla motivazione e sulla facilitazione dei comportamenti corretti», sottolinea Del Missier. «Le infrastrutture ambientali devono quindi essere progettate tenendo conto non soltanto delle esigenze tecniche della raccolta, ma anche del modo in cui le persone percepiscono gli spazi e prendono le proprie decisioni».Il professor Giovanni Bacaro ha coordinato le attività di analisi spaziale e monitoraggio degli accumuli negli ambienti terrestri e marini. Immagini satellitari, rilievi con droni, informazioni territoriali e verifiche sul campo sono stati integrati per individuare le aree più vulnerabili e indirizzare in maniera più efficace sopralluoghi e interventi. I rilievi con droni nel Medio Brenta sono stati condotti in collaborazione con ARPAV.L’approccio consente di passare da interventi prevalentemente reattivi, avviati dopo una segnalazione, a una sorveglianza più sistematica del territorio. In ambiente marino sono state inoltre sperimentate procedure per riconoscere nelle immagini satellitari anomalie potenzialmente associate alla presenza di rifiuti, eutrofizzazione o contaminazioni superficiali, da verificare successivamente attraverso osservazioni dirette.«La presenza dei rifiuti non è distribuita casualmente nello spazio», evidenzia Bacaro. «Gli accumuli riflettono le caratteristiche del paesaggio, l’accessibilità e la frequentazione delle aree, le attività ricreative e le dinamiche di trasporto terrestre e marino. Integrare telerilevamento, analisi spaziale e monitoraggio sul campo permette di indirizzare meglio le misure di prevenzione e gestione».Dalla ricerca agli interventi sul territorioWASTEREDUCE ha combinato ricerca scientifica, partecipazione degli enti locali e sperimentazione di soluzioni operative. Sono stati realizzati sopralluoghi, attività di videosorveglianza, raccolta e classificazione dei rifiuti, campagne di sensibilizzazione e incontri con amministrazioni, gestori delle aree protette, associazioni e operatori turistici.Nel Medio Brenta il monitoraggio ha rilevato sia rifiuti prodotti dalle attività ricreative, come picnic e bivacchi, sia abbandoni di materiali ingombranti o potenzialmente pericolosi. Le operazioni condotte sul territorio hanno consentito di recuperare, in un solo anno, circa 40 tonnellate di rifiuti. Il coinvolgimento dei dieci Comuni dell’area ha inoltre portato alla sottoscrizione del Brenta Mayors’ Agreement, con il quale le amministrazioni hanno formalizzato il proprio impegno nella tutela del sito Natura 2000.Sul versante croato è stato installato nella baia di Santa Marina, vicino a Parenzo, un sistema mobile per la raccolta dei rifiuti galleggianti. Le analisi condotte dai partner su oltre quaranta uccelli marini rinvenuti morti hanno inoltre rilevato plastica nell’apparato digerente della quasi totalità degli esemplari esaminati.Tra i risultati finali figurano piani di azione, metodologie di monitoraggio, strumenti educativi e soluzioni pratiche destinate agli enti gestori delle aree protette e alle amministrazioni locali. Il modello sviluppato integra analisi dei comportamenti, osservazione ambientale e collaborazione territoriale ed è stato progettato per poter essere adattato ad altri siti Natura 2000 e ad altre aree naturali dell’Adriatico.Un patrimonio di conoscenze per le aree protetteLa conclusione di WASTEREDUCE lascia agli enti gestori delle aree protette e alle amministrazioni locali un insieme di metodologie, piani di azione, strumenti educativi e indicazioni operative utilizzabili anche oltre la durata del progetto. Il modello sviluppato integra analisi dei comportamenti, osservazione ambientale e collaborazione con i soggetti del territorio, offrendo un approccio adattabile ad altri siti Natura 2000 e ad altre aree naturali dell’Adriatico. Un patrimonio di conoscenze che potrà contribuire a rendere più tempestive le attività di monitoraggio e più efficaci gli interventi di prevenzione, raccolta e gestione dei rifiuti. Video notizia Fotogallery Wastereduce