Data notizia 17 Giugno 2026 Immagine Image Testo notizia Uno studio internazionale ha svelato un nuovo tassello del puzzle geologico di Marte. La ricerca guidata da Brock University (St. Catharines, ON, Canada), in collaborazione con il Royal Ontario Museum (Toronto, ON, Canada) e con il contributo dell’Università di Trieste, ha identificato per la prima volta la presenza di granato in una meteorite marziana, aprendo nuove prospettive sulla complessità dei processi che hanno modellato il pianeta rosso.Allo studio, pubblicato sulla rivista internazionale peer-reviewed Geochemical Perspectives Letters della European Association of Geochemistry, ha partecipato la ricercatrice dell'ateneo triestino Ana Černok.Il granato è un minerale molto comune sulla Terra, spesso associato a rocce metamorfiche e a processi che avvengono in condizioni di alte temperature, pressioni elevate o in presenza di fluidi caldi. Finora, tuttavia, non era mai stato riconosciuto in campioni provenienti da Marte né direttamente sulla superficie marziana. La sua identificazione amplia quindi la diversità mineralogica nota del pianeta e suggerisce la possibilità che Marte abbia conosciuto processi geologici più complessi di quanto documentato finora.Il campione analizzato è un frammento della meteorite marziana NWA 8171, conservata nelle collezioni del Royal Ontario Museum. Durante le analisi mineralogiche e chimiche, il gruppo di ricerca ha individuato una composizione inattesa, inizialmente ricondotta a un minerale più comune come il pirosseno. Ulteriori verifiche, condotte con strumentazioni specialistiche, hanno invece permesso di riconoscere la presenza del granato.La scoperta potrebbe indicare l’esistenza di una tipologia di roccia marziana finora sconosciuta, formatasi attraverso processi metamorfici, metasomatici o nuove forme di differenziazione magmatica. Gli autori dello studio mantengono tuttavia una posizione cauta: saranno necessarie ulteriori indagini, in particolare sulle firme isotopiche del campione, per stabilire se il granato si sia formato effettivamente su Marte o se abbia un’origine “extra-marziana”, legata a un corpo celeste successivamente incorporato nella superficie del pianeta.Il contributo di Ana Černok si è concentrato sull’interpretazione mineralogica e geochimica del campione, valorizzando la sua esperienza nello studio delle meteoriti e dei materiali planetari. La collaborazione scientifica nasce nell’ambito del percorso di dottorato della prima autrice, Tanya Kizovski, allora al Royal Ontario Museum di Toronto e oggi docente a Brock University, al quale Černok ha contribuito come componente del team di supervisione e mentor scientifico.«Se gli elementi chimici sono le lettere dell’alfabeto, allora i minerali sono le parole con cui i pianeti raccontano la loro storia – spiega Ana Černok –. Scoprire un nuovo minerale su un altro mondo è come ritrovare una parola perduta di un’antica lingua. Il granato ci racconta che Marte ha vissuto processi geologici più complessi di quanto pensassimo e aggiunge un nuovo tassello alla storia della sua evoluzione».Il lavoro rappresenta il risultato di una collaborazione internazionale che coinvolge istituzioni di Canada, Regno Unito e Italia, tra cui Brock University, Royal Ontario Museum, University of Toronto, University of Portsmouth, The Open University e Università di Trieste.******************Lo studio Expanding Mars’ lithologic diversity: discovery of a garnet-bearing clast in NWA 8171 è stato pubblicato su Geochemical Perspectives Letters.Publication link https://doi.org/10.7185/geochemlet.2619