Data notizia 8 Luglio 2026 Immagine Image Testo notizia Si è conclusa la prima edizione di Tenebris vitae, corso di Biospeleologia applicata organizzato dalla Società Adriatica di Speleologia in collaborazione con l’Università degli Studi di Trieste e il Museo Civico di Storia Naturale di Trieste, con il patrocinio della Società Speleologica Italiana e del Comune di Duino Aurisina – Občina Devin Nabrežina.L’iniziativa ha registrato il tutto esaurito, con i posti disponibili completamente coperti entro il limite massimo previsto per garantire la qualità delle attività sul campo e la gestione in sicurezza del gruppo durante la discesa nella grotta di Trebiciano, a oltre 300 metri di profondità. Un risultato che conferma il crescente interesse verso una disciplina capace di unire esplorazione speleologica, ricerca scientifica e tutela degli ambienti sotterranei.Il corso ha proposto una formula innovativa, mettendo in contatto diretto il mondo della ricerca universitaria con quello speleologico. Accanto ai tradizionali approcci di raccolta, osservazione e identificazione degli organismi cavernicoli, il percorso ha introdotto una formazione specifica sulle tecniche di campionamento per la ricerca molecolare, con particolare attenzione al DNA ambientale, o eDNA.Proprio questo è stato uno degli elementi più caratterizzanti del corso: i partecipanti sono stati formati non solo a riconoscere e documentare la fauna ipogea, ma anche a raccogliere campioni destinati alle analisi genetiche, prestando attenzione alle procedure necessarie per evitare contaminazioni, compresa quella con il proprio DNA. Un passaggio fondamentale per rendere il lavoro sul campo utile a studi sempre più avanzati sulla biodiversità degli ambienti sotterranei.Il contributo dell’Università di Trieste si è concentrato in particolare sugli aspetti più innovativi della ricerca biospeleologica. Chiara Manfrin, ricercatrice di Zoologia del Dipartimento di Scienze della Vita e coordinatrice scientifica del corso, è intervenuta sul monitoraggio della biodiversità e sui metodi di identificazione molecolare basati su eDNA. Marco Gerdol, docente di Genetica del DSV, ha approfondito il tema degli adattamenti degli organismi alla vita ipogea, anche a livello genomico. Il dottorando Raffaele Bruschi ha affrontato invece le problematiche emergenti legate all’inquinamento degli ambienti sotterranei, con un focus su idrocarburi e microplastiche.Il programma ha quindi integrato approcci tassonomici e sistematici con strumenti oggi sempre più rilevanti per lo studio della biodiversità, come DNA barcoding, metabarcoding ed eDNA. Ampio spazio è stato dedicato anche agli aspetti normativi riguardanti la tutela della fauna ipogea in Veneto, Friuli Venezia Giulia e Slovenia, confermando la necessità di leggere gli ecosistemi sotterranei non solo come luoghi di esplorazione, ma come ambienti fragili, complessi e scientificamente preziosi.Il corso ha coinvolto speleologi e speleo-ricercatori provenienti da diverse regioni italiane, con profili eterogenei: ricercatori universitari, studenti, studenti speleo UniTS e speleologi esperti interessati a mettere le proprie competenze al servizio di progettualità scientifiche. Una partecipazione che ha confermato come il rapporto tra competenza speleologica e ricerca accademica possa aprire nuove prospettive per la raccolta di dati e il monitoraggio degli ambienti ipogei.Le attività pratiche sono state guidate da Chiara Manfrin e da Marco Restaino, presidente della Società Adriatica di Speleologia, nella grotta di Trebiciano e nell’area isontina. I partecipanti hanno potuto applicare direttamente le principali tecniche di campionamento impiegate nella ricerca biospeleologica, acquisendo competenze sulle procedure di raccolta, conservazione e documentazione dei campioni biologici secondo protocolli scientifici.Una giornata del corso è stata dedicata all’attività in grotta, con la discesa nell’Abisso di Trebiciano, dove sul fondo scorre un tratto del fiume Timavo. Tra i momenti più significativi anche l’incontro con il proteo (Proteus anguinus), l’unico vertebrato troglobio presente in Italia. Per molti partecipanti si è trattato della prima occasione di osservare dal vivo, nel suo ambiente naturale, questo straordinario anfibio, simbolo della biodiversità delle acque sotterranee e della necessità di preservare gli ecosistemi ipogei.