Data notizia 18 Dicembre 2025 Immagine Image Testo notizia Capire in anticipo se un melanoma tenderà a diffondersi ad altri organi potrebbe diventare più semplice grazie a ciò che i dermatologi vedono con una lente speciale sulla pelle: il dermatoscopio. È quanto emerge da uno studio internazionale appena pubblicato su Nature Communications, una delle riviste scientifiche più prestigiose a livello mondiale, a cui ha partecipato la prof.ssa Iris Zalaudek (Dipartimento di Scienze Mediche, Chirurgiche e della Salute) con un team di ricerca dell’Università di Trieste.Oggi il rischio che un melanoma dia metastasi viene valutato soprattutto dopo l’asportazione del tumore, analizzando al microscopio alcune caratteristiche come lo spessore e la presenza di ulcerazione. Questi parametri restano fondamentali, ma non sempre permettono di individuare con precisione i pazienti che avranno una recidiva o svilupperanno metastasi.Per questo il gruppo di ricerca internazionale, coordinato dall’Università Aristotele di Salonicco, ha deciso di guardare a un’altra fonte di informazioni: le immagini dermatoscopiche, ovvero le “foto ingrandite” del melanoma scattate prima dell’intervento. Lo studio, che ha coinvolto dieci centri specializzati in tre continenti e oltre 500 pazienti, ha raccolto quasi 800 immagini. Trenta dermatologi esperti le hanno esaminate, descrivendo in modo standardizzato colori, strutture e altri segni visibili sulla lesione.A questo punto i ricercatori hanno messo insieme tutte le osservazioni e le hanno analizzate in relazione all’andamento della malattia nel tempo. È emerso che alcuni dettagli ricorrenti nelle immagini fanno davvero la differenza. Quando il melanoma presenta un’estesa ulcerazione – cioè zone in cui la superficie della pelle appare “rotta” – e il cosiddetto “velo bianco-bluastro”, il rischio che compaiano metastasi è più alto e la probabilità di rimanere liberi da recidiva nel tempo risulta minore.Al contrario, nei casi in cui la lesione mostra una pigmentazione molto intensa e segni di regressione – piccole aree cicatriziali che indicano una reazione del sistema immunitario contro il tumore – il comportamento della malattia tende a essere meno aggressivo, con una minore probabilità di diffusione ad altri organi.Sulla base di questi segni, il gruppo internazionale ha costruito tre strumenti per stimare il rischio di metastasi: uno che utilizza solo le immagini dermatoscopiche, uno che si basa sui dati istologici tradizionali e uno che combina entrambe le informazioni. Il risultato più interessante è che il modello fondato solo sul dermatoscopio ha mostrato una capacità di previsione paragonabile a quella dei parametri istologici; l’unione dei due approcci è quella che offre le prestazioni migliori.In prospettiva, questo significa che il dermatoscopio – già oggi indispensabile per la diagnosi precoce del melanoma – potrebbe diventare anche uno strumento per stimare in anticipo l’aggressività del tumore, prima ancora dell’intervento chirurgico. Questo permetterebbe un monitoraggio più mirato e scelte terapeutiche più personalizzate, ad esempio per decidere chi avrà bisogno di trattamenti aggiuntivi o di controlli più ravvicinati.Gli autori ricordano però che si tratta di uno studio retrospettivo e che i risultati dovranno essere confermati da nuove ricerche su numeri ancora maggiori di pazienti prima di entrare nella pratica clinica.La prof.ssa Iris Zalaudek, docente di Malattie Cutanee e Veneree di UniTS e direttrice della UCO di Dermatologia e Centri Malattie Sessualmente Trasmesse e HIV di ASUGI, sostiene che “i risultati dello studio supportano la nozione che lo standard nel percorso di melanoma deve essere una accurata documentazione clinica e dermoscopica del primitivo. La dermatoscopia ha il potenziale di fungere come da ulteriore strumento prognostico non invasivo del melanoma, offrendo informazioni preziose sul comportamento biologico del tumore prima dell’escissione.Questo approccio – conclude Zalaudek - potrebbe migliorare la stratificazione del rischio dei pazienti e supportare il processo decisionale riguardo ai trattamenti adiuvanti e neoadiuvanti”.