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Mattia Zulianello
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Si è da poco concluso VIPoP – The Visual Politics of Populism, un ambizioso progetto di ricerca finanziato dal PRIN 2022 con uno stanziamento di 217.940 euro che, nell'arco di ventinove mesi, ha indagato in chiave comparata le strategie di comunicazione visiva dei partiti politici in Europa. A guidare il progetto in qualità di Principal Investigator è stato il prof. Mattia Zulianello, professore associato di Scienza Politica al Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali dell'Università di Trieste, che ha coordinato un consorzio di tre unità di ricerca comprendente anche l'Università degli Studi di Milano e l'Università di Milano-Bicocca.

VIPoP rappresenta la prima analisi comparata sistematica del populismo visivo in Europa e si distingue per un approccio profondamente innovativo, che apre una nuova frontiera negli studi di settore: per la prima volta, infatti, l'approccio ideativo al populismo è stato esteso in modo strutturato alla dimensione visiva, fino ad oggi rimasta ai margini della letteratura internazionale. Il progetto guarda ai partiti come a veri e propri brand politici, e ai loro simboli (loghi, palette cromatiche, codici visivi ricorrenti) come a marcatori identitari che obbediscono a logiche di marketing non dissimili da quelle che governano la competizione tra imprese sui mercati. In questa prospettiva, VIPoP ha adottato un disegno multi-piattaforma, integrando migliaia di dati provenienti da Facebook e Instagram, e una metodologia all'avanguardia che coniuga computer vision, analisi automatizzata dei testi, interviste qualitative alle élite di partito ed esperimenti conjoint randomizzati.

«Quello che ci ha colpiti, lavorando sul campo, è la consapevolezza con cui i team di comunicazione dei partiti gestiscono ogni dettaglio visivo come farebbe un ufficio marketing con la propria brand identity: dalle interviste è emerso chiaramente come la scelta di un colore, il taglio di un'immagine o la posizione di un logo non siano mai casuali, ma il risultato di una strategia precisa. Ricostruire questa grammatica visiva in chiave comparata europea è stato uno degli aspetti più rivelatori del progetto», spiega Zulianello.

La rilevanza di VIPoP si gioca su una scala dichiaratamente europea: in un momento storico in cui la sfida populista interroga la tenuta delle democrazie liberali del continente, il progetto fornisce strumenti analitici e interpretativi essenziali per comprendere come questi attori politici costruiscano consenso attraverso le immagini.

«Oggi l'immagine è il vettore primario della comunicazione politica digitale: capirne i meccanismi populisti non è un esercizio accademico, ma una precondizione di cittadinanza democratica. VIPoP risponde così all'Obiettivo 16 dell'Agenda 2030 — pace, giustizia e istituzioni forti — fornendo gli strumenti per difendere la qualità del dibattito pubblico e la tenuta delle democrazie europee», sottolinea Zulianello.

La produzione scientifica del prof. Zulianello nell'ambito di VIPoP è stata particolarmente ricca e collocata in riviste internazionali di fascia A. Tra i risultati più significativi del progetto spicca il PopulisTree, una mappatura sistematica dei partiti populisti europei dal 1979 a oggi, accompagnata da dataset liberamente accessibili relativi alle elezioni nazionali ed europee. Sviluppato dal prof. Zulianello e presentato in un articolo pubblicato sulla rivista European Union Politics, il PopulisTree costituisce la spina dorsale classificatoria dell'intero progetto e si propone come strumento di riferimento per la comunità scientifica internazionale, oltre che come risorsa aperta per chiunque voglia studiare il fenomeno con rigore.

Tra le altre pubblicazioni del prof. Zulianello legate al progetto si segnalano la rassegna sullo stato dell'arte della comunicazione visiva populista (Political Studies Review, con Francesco Melito, assegnista di ricerca assunto nell'ambito del progetto VIPoP); lo studio sui loghi dei partiti della destra radicale populista come elementi di brand identity (The International Journal of Press/Politics, con Luigi Curini e Benjamin Moffitt); l'analisi delle percezioni del mainstreaming della destra radicale populista (South European Society and Politics, con Antonella Seddone); e l'articolo "Show, Don't Tell" in Political Studies (2026, sempre con Melito), nato direttamente dal lavoro sul campo con le interviste ai team di comunicazione dei principali partiti italiani. A questi contributi si affiancano due volumi scritti con Petra Guasti: Capire il Populismo (UTET, 2024) e Understanding Populism, di prossima uscita per Karolinum Press / University of Chicago Press.