Data notizia 28 Maggio 2026 Immagine Image Testo notizia Un importante contributo scientifico dell’Università di Trieste porta nuove evidenze su uno dei temi sociali più rilevanti e discussi degli ultimi anni: gli effetti del lavoro materno sullo sviluppo dei figli. La professoressa Maria Lo Bue, docente di Microeconomics e Development Economics a UniTS, è infatti coautrice insieme a Elizaveta Perova della World Bank e Sarah Reynolds della University of California, Berkeley, dello studio pubblicato sulla rivista Science “Maternal work and children’s development: A review".La ricerca affronta una questione centrale nel dibattito pubblico contemporaneo, analizzando l’impatto dell’occupazione materna su apprendimento, risultati scolastici, salute, sviluppo cognitivo e benessere socio-emotivo di bambini e adolescenti.Partendo da oltre mille studi provenienti da economia, psicologia, medicina e altre scienze sociali, la ricerca ha selezionato 61 lavori scientifici pubblicati tra il 1980 e il 2023 che utilizzano metodi statistici in grado di identificare in modo credibile relazioni causali tra occupazione materna e sviluppo dei figli. Le autrici hanno quindi analizzato complessivamente 884 stime statistiche relative agli effetti del lavoro materno sui figli. I risultati mostrano che, dopo le correzioni per test multipli — oggi considerate una best practice nella ricerca scientifica — nell’87% dei casi gli effetti non sono statisticamente differenti da zero e che, nella maggior parte dei casi, gli eventuali effetti rilevati risultano di entità molto contenuta.Lo studio evidenzia inoltre che non emergono differenze sistematiche legate all’età dei bambini: gli effetti risultano prevalentemente nulli sia nella prima infanzia sia durante gli anni scolastici e l’adolescenza. Dalle analisi emerge però anche un elemento importante: nei contesti socioeconomici più fragili, l’occupazione materna tende più frequentemente ad avere effetti positivi, soprattutto sugli esiti cognitivi ed educativi dei figli. Benefici maggiori emergono inoltre quando il lavoro è stabile, flessibile e compatibile con i tempi di cura familiare.«Questo studio mostra come il dibattito sul lavoro materno e sul benessere dei figli debba essere affrontato superando stereotipi e semplificazioni – commenta la prof.ssa Lo Bue – Le evidenze scientifiche, raccolte in oltre quarant’anni di ricerca, indicano che il lavoro delle madri, soprattutto in presenza di occupazioni di qualità e adeguati sistemi di supporto, non rappresenta un ostacolo allo sviluppo dei figli e può anzi contribuire a migliorare le opportunità delle famiglie più fragili. È fondamentale continuare a investire in politiche che favoriscano conciliazione, inclusione e pari opportunità».«Questo messaggio è particolarmente rilevante anche per l’Italia», aggiunge Lo Bue. «Il nostro Paese continua ad avere uno dei tassi di occupazione femminile più bassi d’Europa, soprattutto tra le donne con figli piccoli. La ricerca suggerisce che il tema centrale non sia se le madri lavorino oppure no, ma piuttosto la qualità del lavoro, la disponibilità di servizi e le condizioni che permettono alle famiglie di conciliare occupazione e cura.»Il contributo della prof.ssa Lo Bue conferma il ruolo dell’Università di Trieste nelle reti di ricerca internazionali dedicate allo studio dei grandi temi economici e sociali contemporanei, attraverso collaborazioni con istituzioni di primo piano come la World Bank e la University of California, Berkeley, e impegnate nella produzione di evidenze scientifiche utili al dibattito pubblico e alla definizione delle politiche sociali e del lavoro.